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MA LA SFIDA CONTRO LA CRISI GLOBALE DI CLIMA E BIODIVERSITÀ È ANCORA APERTA: NEI PROSSIMI 10 ANNI DOBBIAMO FARE PIU’ DI QUANTO È STATO FATTO NEI 60 PASSATI. Tanti successi nel mondo e in Italia, possibili grazie al supporto di sostenitori, comunità, imprese, istituzioni e cittadini.

Roma, 29 aprile 2021 Link alla pagina web di campagna: wwf.it/60.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/zvzrsn9jz3r56d0/AAA3X1DaQ64VTxcLOE2eaQM5a?dl=0.

Oggi, giovedì 29 aprile, il WWF compie 60 anni, un lungo periodo in cui l’organizzazione – nata nel 1961 da un piccolo gruppo di naturalisti, guidati da passione e ricerca – è stata protagonista di azioni globali per la conservazione della natura, realizzando alcune fra le iniziative più innovative mai intraprese per la protezione del Pianeta, i cui risultati si fanno sentire ancora oggi. Dal sostegno alla creazione di aree protette di grande valore come i parchi nazionali delle Galapagos e dei Vulcani in Ecuador e Ruanda, alla conservazione di specie iconiche come la tigre, i gorilla o il panda gigante, simbolo inconfondibile del WWF, il cui numero di individui in natura è aumentato del 68% in 40 anni, grazie alla collaborazione della ONG con governi e comunità locali. Nonostante il tanto lavoro e i numerosi successi, però, oggi siamo davanti ad un crollo drammatico della biodiversità: negli ultimi 50 anni le popolazioni selvatiche di mammiferi, pesci, rettili e anfibi sono crollate in media del 70% (Living Planet Report 2020e la pandemia da Covid-19, che ha le sue radici nella deforestazione e nel commercio illegale della fauna selvatica, ma anche nella distruzione di ecosistemi naturali, è l’ultima evidente dimostrazione di come l’attività umana insostenibile stia spingendo gli ecosistemi del pianeta al collasso e di quanto la salute della natura sia direttamente connessa a quella degli esseri umani. “Dopo 60 anni di storia il WWF è un’organizzazione globale multiculturale, con sedi e progetti attivi in circa 100 paesi, sostenuta da oltre 35 milioni di persone in tutto il mondo, e questo perché ha usato la propria autorevolezza per costruire un mondo più giusto, sano e più sostenibile. Il nostro viaggio, però, è tutt’altro che concluso. Negli ultimi 60 anni abbiamo visto il mondo subire profonde trasformazioni e anche il WWF è cambiato nel tempo, ma una cosa non cambierà mai: la nostra ferma determinazione realizzare un futuro in cui le persone possano vivere in armonia con la natura. Dalla scienza arrivano messaggi inequivocabili e anche la società è pronta per il cambiamento, è pronta per una transizione ecologica che alle nuove politiche energetiche e all’innovazione tecnologia deve affiancare la tutela della biodiversità riconoscendo il valore del capitale naturale. Non c’è più tempo per gli annunci, servono le azioni: tutti insieme possiamo rendere reale il cambiamento”, afferma la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi. “In questi 60 anni la nostra missione è diventata sempre più importante e mirata. Ma oggi più che mai sappiamo che potremo garantire un futuro sicuro, prospero, sano ed equo all’umanità solo in un pianeta sano, dove lo sviluppo sostenibile sia la regola– aggiunge Marco Lambertini, direttore generale del WWF Internazionale -. Il COVID-19 ha rappresentato un campanello d’allarme per i rischi ad ampio raggio che derivano dal nostro rapporto squilibrato e distruttivo con la natura: nei prossimi 10 anni, insieme ai governi, alle imprese e alle comunità, dobbiamo ottenere più di quanto siamo riusciti a raggiungere negli ultimi 60”. “Dobbiamo puntare sulle numerose relazioni costruite e sulle profonde conoscenze acquisite in questi 60 anni di lavoro, e trovare insieme soluzioni innovative alle complesse sfide che abbiamo davanti: dalla distruzione dei mezzi di sussistenza, al collasso climatico, dal degrado dell’ecosistema alla perdita di biodiversità. Non abbiamo più tempo da perdere”, afferma Pavan Sukhdev, presidente del WWF Internazionale.

SUCCESSI INTERNAZIONALI – Solo 10 anni fa stavamo per perdere le tigri in natura: da circa 100.000 all’inizio del XX secolo, questi meravigliosi felini erano appena 3.200, sopravvivendo solo in piccoli areali frammentati. Ma nel 2010, i governi dei 13 i paesi che ospitano la tigre hanno assunto l’impegno “TX2” per raddoppiare le tigri entro il 2022. È nato così un piano di ripresa globale e il WWF assieme a individui, aziende, comunità, governi e altri partner attivi nel campo della conservazione, stanno lavorando senza sosta per raggiungere l’obiettivo. Da allora, le tigri hanno fatto un ritorno incredibile in Bhutan, Cina, India, Nepal e Russia. I numeri stanno aumentando in molte aree e le popolazioni si stanno espandendo in aree nuove. Questo successo è il risultato di molti sforzi: creazione di aree protette e applicazione di rigorosi standard di onservazione (CA | TS) per la gestione degli habitat delle tigri, riduzione del bracconaggio e sfida al commercio illegale di parti di tigri, ma anche sensibilizzazione dei consumatori. Grazie alle azioni del WWF anche il calo del numero dei gorilla di montagna è stato invertito: nel 1991, è stato istituito l’“International Gorilla Conservation Program” (IGCP – Programma Internazionale di Conservazione dei Gorilla) con i partner dell’”African Wildlife Foundation” e “Flora and Fauna International”. Grazie alla collaborazione con le comunità locali e i governi dei tre paesi (Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda) , i censimenti mostrano le 2 popolazioni residui  in costante aumento: nelle montagne del Virunga (Repubblica Democratica del Congo e Ruanda) si contano oltre 600 gorilla di montagna, rispetto ai 480 del 2010, mentre la popolazione di Bwindi (Uganda)( è passata da circa 400 nel 2010 a 459 all’ultima conta nel 2019.Sempre numeri esigui, tuttavia, che richiedono massimo impegno e vigilanza costante. Il WWF, insieme al governo e alle comunità locali, ha anche contribuito a creare il più grande parco nazionale al mondo, che copre 4,3 milioni di ettari di foresta tropicale dell’Amazzonia colombiana; e grazie al lavoro fatto per contrastare il mercato nero di avorio, Cina, Singapore (dal prossimo settembre 2021) e altri governi ne hanno finalmente vietato il commercio. Ma le minacce a cui sono sottoposti specie e habitat sono ancora troppe: nel mondo stiamo ancora perdendo 10 milioni di ettari di foresta ogni anno, mentre una grande quantità di fauna selvatica è ancora oggetto di bracconaggio e commercio illegale, oltre a soffrire gli effetti della crisi climatica e dell’inquinamento. Solo insieme potremo invertire la rotta. 

SUCCESSI IN ITALIA – Da quando il WWF è stato fondato anche in Italia, tanti sono stati i risultati raggiunti. Fra questi ricordiamo l’operazione San Francesco lanciata negli anni ’70 insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo: si contavano poco più di 100 lupi confinati in alcune aree dell’Appennino centro-meridionale, ma grazie alla tutela legale e all’aumento tanto delle foreste quanto delle specie preda, il lupo si è salvato dall’estinzione e ha ripreso a espandersi sull’Appennino fino alle Alpi. Anche il cervo sardo a Monte Arcosu esiste ancora grazie all’impegno del WWF, che con una straordinaria raccolta fondi, alla quale parteciparono anche i bambini del Panda Club, nel 1985 ha acquistato Monte Arcosu, trasformandola in Oasi WWF. Molte delle aree oggi protette dal WWF prima erano riserve di caccia. Come la stessa Monte Arcosu, regno del cervo sardo, e l’Oasi di Burano, per la quale il WWF acquisì i diritti di caccia nel lontano 1967, poi Le Cesine in Puglia, che protegge 350 ettari di natura ed è un ambiente umido tra i più importanti dell’Italia meridionale, lungo una delle principali rotte migratorie. Le Oasi sono oggi 100 e proteggono quasi 35mila ettari di natura. Anche in Italia le sfide sono tante: le riserve naturali devono essere gestite, ampliate e rafforzate, con azioni di ripristino di habitat e specie laddove necessario.

IL RUOLO DI SOCIETA’ CIVILE E IMPRESE – I successi del WWF sono stati possibili lavorando insieme a molti partner e sostenitori, unendo le forze con le altre organizzazioni in un grande movimento ambientalista, e grazie a milioni di persone che hanno dato fiducia e sostenuto il WWF con passione e determinazione. Importante è stato il coinvolgimento del settore privato, che ha un ruolo chiave per ridurre le minacce più pressanti per la biodiversità e trovare soluzioni alle sfide della sostenibilità. Tra i programmi internazionali ricordiamo WWF Climate Savers, che sostiene le aziende nel loro percorso a favore del clima e annovera tra i partner Sofidel, gruppo cartario che ha assunto impegni pubblici per la riduzione delle emissioni di gas serra in linea con la scienza, e il gruppo IKEA che, nell’ambito Science Based Targets, sta contribuendo a definire uno standard per gli obiettivi climatici legati all’uso del suolo e alla rimozione del carbonio da foreste e agricoltura. Un altro filone di lavoro strategico è il tema della gestione della pesca: da anni WWF collabora con Bolton Food, business unit di Bolton Group, (noto con il brand Rio Mare) per migliorare la sostenibilità della filiera del tonno e incrementare la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza lungo l’intera catena di fornitura, con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente marino, le specie che ospita e le persone che lavorano in questo settore. Aziende, governi e comunità dovranno però mobilitarsi in modo sempre più significativo per il futuro del Pianeta, perché soltanto insieme possiamo affrontare le emergenze ambientali.

Foto e video – https://www.dropbox.com/sh/s1pemf7azx2mmp3/AABqtbFXjntjxxZbNkA2vHUca?dl=0.

Altri materiali – https://www.dropbox.com/sh/zvzrsn9jz3r56d0/AAA3X1DaQ64VTxcLOE2eaQM5a?dl=0.

Giovedì 29 aprile ore 18.50 con partenza da Piazza Indipendenza (TV). Per partecipare compila questo FORM per sveltire le procedure antiCOVID

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfpgMkpPBhOYvyW1hYPBfIcaNE9Q6-hEBkX0VtpmUgqH2QpFw/viewform.

Come ogni ultimo giovedì del mese, ci ritroviamo in sella! Ma questa volta per un’edizione speciale! A quattro giorni di distanza dal 25 Aprile, una Critical Mass in bicicletta che passerà nei luoghi e nelle vie dedicate alla resistenza in città, perché oggi più che mai pedalare vuol dire resistere! Partendo dal centro storico, passeremo per San Pelaio per poi raggiungere Prato della Fiera! In queste due tappe avremo modo di sentire i racconti di ANPI ISTRESCO relativi ai nomi delle vie, ai protagonisti della Resistenza e ad alcuni fatti riguardanti la città. QUI il percorso che faremo e le vie dedicate alla Liberazione, alla Resistenza, ai Partigiani: urly.it/3cn5d.

Perché fare memoria della Liberazione e della Resistenza? Coltivare l’impegno di proteggere l’ambiente richiede dedizione costante e perseveranza: fare memoria vuole anche dire lottare attraverso azioni concrete, mirate al contrasto dei cambiamenti climatici, dell’inquinamento atmosferico e di modelli di sviluppo dannosi per il prossimo. I partigiani “hanno saputo conservare la speranza, il sogno e l’impegno” che noi tutti dovremmo continuare a coltivare.
Ogni giorno, un Liberarci da…un Resistere a… Evento organizzato dalle associazioni e le persone di GRA – GRANDE RACCORDO AMBIENTALE insieme a FIAB TrevisoANPI Treviso ed ISTRESCO.

GRA – Grande Raccordo Ambientale è un collettivo formato da associazioni ambientaliste che operano nel trevigiano.

GRA si occupa non solo di lotta al cambiamento climatico, ma anche di tutela della biodiversità e del paesaggio, lotta all’inquinamento e promozione di alimentazione e stili di vita sostenibili, esplorando cause e conseguenze delle comuni pratiche sulla salute, sugli ecosistemi e sulla società. Il raccordo è formato attualmente dai giovani attivisti di 

LegambienteSlow FoodGreenpeaceFridays for FutureAmbimenteExtinction RebellionWWFFIAB ed alcuni singoli cittadini che si sono concentrati sul disegnare uno spazio che raccolga una visione comune.

Percorrendo questa strada assieme e unendo le competenze di tante associazioni e cittadini, abbiamo il desiderio di essere luogo aperto a chiunque si voglia avvicinare all’attivismo ambientale, per trovare informazioni o per agire concretamente attraverso l’organizzazione e il supporto di azioni, eventi e approfondimenti sui temi legati al cambiamento climatico. SOCIAL GRA: Facebook – Instagram – Youtube

Online su One Planet School il nuovo corso per conoscerlo e comprenderne l’enorme valore. Approfondimenti nel IV Rapporto sul Capitale Naturale. Roma, 27 aprile 2021  

Sapevi che l’ammontare complessivo di anidride carbonica immagazzinata negli ecosistemi forestali italiani è pari a 4,5 miliardi di tonnellate e ogni anno ne catturano 46,2 milioni di tonnellate, ovvero il 12% di tutte le emissioni italiane? E che oltre 7000 molecole naturali ci aiutano a combattere tumori e altre malattie?

Scopri di più sul portale One Planet Schoolhttps://oneplanetschool.wwf.it/.

Il nostro Paese è fra i più ricchi d’Europa in quanto a patrimonio artistico e culturale, ma ben pochi sanno che è anche tra i più ricchi di natura, con un valore economico legato al suo capitale naturale che supera i 58 miliardi di euro considerando solo le risorse idriche, la prevenzione dalle alluvioni, l’impollinazione agricola e le attività ricreative (ISPRA – Terzo Rapporto Capitale Naturale d’Italia). Oggi, in seguito alla pubblicazione del “Quarto Rapporto sullo stato del Capitale Naturale in Italia”, il WWF lancia sulla piattaforma gratuita di e-learning One Planet School, il nuovo corso intitolato “Il Capitale Naturale Italiano”, per illustrare cosa rappresenta veramente il capitale naturale, quanto è prezioso per la società umana, come proteggerlo, conservarlo e ripristinarlo.

Clicca QUI per il corso su One Planet School https://oneplanetschool.wwf.it/corsi/il-capitale-naturale-italiano.

Grazie al contributo dei Prof. Riccardo Santolini, Carlo Blasi, Roberto Danovaro e di Gianfranco Bologna, il WWF Italia propone un vero e proprio viaggio alla scoperta del capitale naturale italiano che intende mostrare come, oggi più che mai, è tempo di comprendere il valore della Natura: un valore innato, ma mai assegnato e spesso dimenticato. Il capitale naturale rappresenta il valore che la Natura ci ha sempre offerto, ovvero l’insieme di tutti i servizi ecosistemici che la Natura, quotidianamente, ci fornisce gratuitamente. I servizi essenziali garantiti da ecosistemi come foreste, praterie e zone umide includono, per esempio, la produzione di ossigeno ed acqua potabile, la riduzione degli inquinanti in atmosfera, nelle acque e nei suoli, la disponibilità di materie prime naturali, nonché medicinali e principi utili alla ricerca biomedica.  In questo contesto, è possibile affermare che la Natura è il nostro capitale essenziale, per tutti quei servizi che ci permettono di vivere e che sono la base della nostra società e della nostra economia, senza i quali entrambe collasserebbero in breve tempo. Parallelamente al valore economico va poi considerato lo stretto legame tra sistemi naturali in salute e il benessere dell’uomo, connessione oggi più evidente che mai, dimostrata da ormai numerosi studi scientifici, e la cui rottura è alla base della stessa crisi pandemica che stiamo vivendo. Ecco quindi come economia, società ed ecologia sono domini interconnessi, di cui la natura ne costituisce la base imprescindibile, ma spesso ignorata e distrutta.

Scopri l’immenso valore del capitale naturale italiano seguendo il corso su One Planet School https://oneplanetschool.wwf.it/corsi/il-capitale-naturale-italiano.

Lo sai che… i valori economici dipendenti dai principali servizi generati dagli ecosistemi marini presenti in 12 Aree Marine Protette Italiane (40% del totale) ammontano in totale a circa 570 milioni di euro/anno? Lo sai che… Gli ecosistemi forestali italiani sono tra quelli con più elevata biodiversità in Europa? One Planet School, la piattaforma di apprendimento permanente, innovativa, gratuita e rivolta a tutti del WWF Italia, oggi ospita 10 corsi e oltre 60 interventi di altrettanti esperti tra le più autorevoli personalità del mondo scientifico e umanistico. One Planet School rappresenta un vero e proprio viaggio nel sapere, arricchito con più di 200 materiali di approfondimento: video, presentazioni, documentari, laboratori, report e articoli scientifici. Con la campagna ReNature Italy il WWF Italia propone una visione per tutelare e rigenerare efficacemente il capitale naturale del nostro Paese, a beneficio delle generazioni attuali e future. La campagna sostiene un grande progetto per invertire la curva della perdita di biodiversità in Italia e favorire la coesistenza tra uomo e natura. Clicca QUI per scoprire di più https://www.wwf.it/renature_italy/.

QUI il Quarto Rapporto sul Capitale Naturale

https://oneplanetschool.wwf.it/library/quarto-rapporto-sullo-stato-del-capitale-naturale-in-italia-2021.

GOVERNO USI ANCHE PROGRAMMA COMPLEMENTARE DA 30 MILIARDI PER RAFFORZARE RIVOLUZIONE VERDE. Proposte per energia, biodiversità, territorio, economia circolare, agricoltura biologica. Roma, 26 aprile 2021

Il PNRR trasmesso alle Camere è un passo significativo ma non basta per una la rivoluzione verde che ha bisogno di una spinta ulteriore sull’energia, sulla biodiversità, sul territorio, l’economia circolare e l’agricoltura biologica. Per questa ragione Il WWF chiede al Governo di usare anche una quota significativa, almeno 10,6 miliardi di euro dei 30 della programmazione complementare al PNRR per tentare di superarne alcuni limiti e integrare e rafforzare i contenuti del Piano nelle scelte per la rivoluzione verde e la transizione ecologica in campi quali la conservazione della biodiversità, le energie rinnovabili e il contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela del territorio, l’economia circolare e l’agricoltura biologica. Il PNRR presentato alle Camere, osserva il WWF, si pone l’obiettivo di assicurare la quota del 37% da destinare ad azioni per il clima e la biodiversità (la Missione 2 assegna a questo scopo 59,3 mld di euro pari al 36% dei 191,5 miliardi del PNRR) ma, secondo il WWF la tutela del nostro capitale naturale e conversione ecologica dell’economia e della nostra società devono essere perseguite con maggiore determinazione e con scelte di qualità che siano coerenti con il Green Deal, quale elemento decisivo anche per superare l’attuale crisi economica e sociale. La Commissione Europea stima, infatti, che dal 2000 al 2015 la crescita di posti di lavoro verdi in Europa sia stata sette volte superiore a quella ottenuta dal resto dell’economia. Il WWF, nell’evidenziare al Parlamento alcune delle maggiori debolezze del PNRR, chiede che il Governo integri quindi il contenuto del Piano, puntando a scelte innovative che caratterizzino il programma complementare di 30 miliardi di euro, previsti a deficit:

Conservazione della Biodiversità – In un paese come l’Italia la cui biodiversità è tra le più ricche d’Europa, il PNRR dedica un’attenzione che rimane ancora marginale alla biodiversità terrestre e marina assegnando appena 1,69 miliardi, che costituiscono lo 0,8% dell’ammontare totale del Piano, anche se le precedenti versioni non davano alcun rilievo alla tutela e valorizzazione dei nostri beni naturali che, insieme a quelli archeologici, artistici e culturali, contribuiscono alla nostra ricchezza. Valutando positivamente il Progetto di Rinaturazione del Po contenuto nel PNRR, il WWF ritiene che si debba intervenire con un finanziamento di 1.8 miliardi di euro per realizzare interventi di riqualificazione in 5 altre “Aree vaste prioritarie per la connettività ecologica” (Corridoio Alpi Appennino, l’Appennino umbro-marchigiano, l’Appennino campano centrale, la Valle del Crati – Presila Cosentina), varando un “Piano straordinario per la conservazione della biodiversità terrestre e marina” sostenuto da un finanziamento di 60 milioni di euro per costituire in 6 anni un sistema nazionale di rilevamento e monitoraggio della biodiversità, coordinato da ISPRA, a supporto di quanto previsto dalle Direttive “Habitat” e Uccelli, che consenta  di valutare l’efficacia delle azioni previste dal PNRR e delle misure di tutela in generale, atte a invertire la curva  della perdita di biodiversità entro il 2030.

Scelte energetiche e climatiche – Al sostegno alle energie rinnovabili il PNRR assegna 5.90 miliardi di euro che costituiscono il 3% del Piano dei quali 2,20 per la “Promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche”, 0,68 miliardi per la “Promozione di impianti innovativi”, 1,1 miliardi per lo Sviluppo dello agrivoltaico e 1,98 miliardi per il biometano. A questi vanno poi aggiunti 3,19 miliardi per promuovere produzione, distribuzione e usi finali dell’idrogeno che però, ricorda il WWF, non è una fonte energetica, ma un vettore che deve derivare da fonti rinnovabili se si vuole decarbonizzare che va usato solo laddove davvero indispensabile. Il WWF ritiene che risorse aggiuntive per 1 miliardo di euro debba essere destinato a creare meccanismo, anche attraverso i crediti di imposta, che favoriscano contratti di lungo periodo tra produttori e grandi consumatori di energia (PPA) mentre altri 3 miliardi di euro dovrebbero a integrazione della voce “Rinnovabili e batterie” del PNRR.

Tutela del Territorio – Alla “Gestione del rischio alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” sono assegnati dal PNRR solo 2,49 miliardi di euro in 6 anni, che equivalgono all’1,3% delle risorse complessivamente assegnate dall’Europa, tutti destinati a progetti in essere, mentre per la messa in sicurezza del nostro territorio ISPRA calcola che ci sarebbe bisogno di almeno 26 miliardi di euro. Il WWF propone che il MiTE attribuisca un contributo da 3 miliardi di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei nostri fiumi alle 8 Autorità di bacino distrettuali nazionali (Alpi orientali, Padano, Serchio, Appennino settentrionale, Appennino centrale, Appennino meridionale, Sardegna e Sicilia), da ripartire in proporzione all’estensione dei diversi distretti, per finanziare “interventi integrati per la mitigazione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità” (come previsto dal decreto legge n. 133/2014).

Economia Circolare – Nel nostro paese si registra un alto livello di spreco ma anche una forte dipendenza della nostra economia da risorse importate. Secondo l’ISTAT, l’Italia nel 2019 ha importato oltre 337 Milioni di Tonnellate (più della metà delle risorse utilizzate nello stesso anno; circa 637 Mt), il consumo interno è stato di 484 Mt e il resto esportato. I rifiuti prodotti complessivamente durante il 2018 sono stati oltre 173 Mt: in altri termini, su 3 kg di materiale utilizzato 1 diviene rifiuto. Ma nel PNRR si dedica a questo settore decisivo per costruire l’economia del futuro solo 2,1 miliardi di euro, pari a poco più dell’1% delle risorse messe in campo dal Piano (perlopiù destinate alla realizzazione di impianti). Il WWF propone di destinare: 1 miliardo di euro per finanziare l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi; 50 milioni di euro per creare e gestire un’infrastruttura nazionale per la simbiosi industriale – mediante la creazione di una piattaforma per rilevare quantitativamente e qualitativamente i flussi di materia ed energia scartati dai singoli distretti e fornire assistenza tecnica alle imprese -; 50 milioni di euro per creare e gestire una piattaforma nazionale per il riconoscimento dei sottoprodotti e per lo scambio delle buone pratiche connesse.

Agricoltura Biologica – Nonostante il PNRR si prefigga di perseguire lo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando le prestazioni ambientali, la sostenibilità e la competitività delle aziende agricole, il Piano non cita mai l’agroecologia e la priorità dello sviluppo delle filiere del biologico “Made in Italy” per promuovere una vera transizione ecologica dell’agricoltura e della zootecnia. Il WWF propone che siano destinati allo sviluppo dei sistemi agroalimentari del biologico 650 milioni di euro, aggiuntivi a quelli destinati dal Piano o che possano essere da questo specificati, per lo sviluppo della logistica, per l’ammodernamento dei macchinari agricoli e l’utilizzo di tecnologie di agricoltura 4.0,  in modo da favorire la conversione delle aziende e l’organizzazione e promozione delle filiere certificate del biologico, anche attraverso contratti di filiera e sviluppo dei biodistretti.

API E PESTICIDI

comunicato stampa WWF Terre del Piave TV-BL – sa.24.4.2021

Abbiamo appreso che Confagricoltura è capofila di un progetto di sostenibilità ambientale, che consiste nel sospendere l’uso degli insetticidi sui vigneti del Montello in concomitanza con la fioritura della robinia; l’obiettivo è proteggere le api. Speriamo sia il primo segno di una consapevolezza destinata a maturare. Lo scopo è puramente economico, finalizzato a non guastare l’ingente produzione annuale di miele di acacia, ma questo non ci disturba, anzi lo leggiamo come la conferma di quanto sosteniamo da sempre: tutelare l’ambiente significa tutelare la salute umana, significa sfruttare gli interessi senza intaccare il capitale, che è l’unico modo che abbiamo per realizzare un’economia durevole nel tempo. E’ chiaro che l’iniziativa offre alle api solo una tregua di qualche settimana, prima e dopo esse devono comunque fronteggiare i veleni spruzzati su vigneti, uliveti e altre colture. E’ chiaro che devono anche fronteggiare continue perdite di habitat, di spazi aperti soprattutto prativi dove non riescono più a trovare il loro pane quotidiano. Api e insetti lasciano in generale sul campo ogni anno milioni di morti: si stima che nell’ultimo trentennio il numero totale di insetti sia diminuito del 25%. Eppure api e insetti impollinatori assicurano la formazione di frutti e semi a due terzi e oltre delle piante spontanee e coltivate, anche alle piante del Montello. Restando sul piano economico, i 5000quintali di miele di acacia prodotti si traducono con un semplice calcolo in moneta sonante, più difficile monetizzare l’immenso valore del servizio vitale svolto dagli impollinatori. Qualcuno però l’ha già fatto e dovremo arrivarci anche noi, speriamo presto. Accogliamo quindi questa iniziativa come primo segno di consapevolezza, al quale speriamo ne seguano altri e magari un’inversione di marcia: il Montello è un’area che la Comunità Europea  ha inserito nella rete europea Natura 2000 e ci prescrive di tutelare per la sua ricchezza di biodiversità. Ci auguriamo che questo passo serva anche da ispirazione alle Amministrazioni dei comuni montelliani, che non hanno ancora messo in campo un regolamento sull’uso dei fitofarmaci adeguato al valore dell’area e alle sue specificità, che protegga piante animali e umani. L’elezione del Montello a Zona Speciale di Conservazione non è diversa da quella di “Patrimonio dell’Umanità” conferita dall’UNESCO: siamo responsabili di quello che lasciamo alle prossime generazioni. Perché allora, non accettare i vincoli della tutela per coglierne anche le opportunità?

ANTARTIDE: SE L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE NON VERRÀ TENUTO SOTTO 1,5 GRADI RISCHIAMO DI PERDERE LA METÀ DELLE POPOLAZIONI DI PINGUINO IMPERATORE – Roma, 24 aprile 2021

Adotta un pinguino – http://https//bit.ly/3afB0zY.

Cartella – https://mail.google.com/mail/u/0/?tab=rm&ogbl#inbox/FMfcgxwLtbBDsCvmpQlFBDBfvVztTttC.

Domenica 25 aprile si celebra la Giornata Mondiale del pinguino, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle minacce che corrono questi uccelli a causa del riscaldamento globale e delle attività umane. Il pinguino imperatore, la specie più grande di pinguino sul pianeta, è considerato “quasi minacciato” nelle Liste Rosse della IUCN. Ma oggi il rischio è di veder peggiorare rapidamente il suo status di conservazione, soprattutto a causa del cambiamento climatico in atto. Questo l’allarme lanciato da un recente studio internazionale, pubblicato nel marzo 2021 su Geophysical Research Letters (https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2020GL092281) nel quale i modelli mostrano come l’aumento degli eventi e dell’intensità di pioggia in molte aree dell’Antartide possa accelerare la ritirata dei ghiacciai, mediante erosione fisica del ghiaccio o fratturazione idrica, causata da un intenso scioglimento superficiale. Entro la fine del secolo i modelli prevedono un aumento del 240% delle precipitazioni liquide. L’aumento della quantità di pioggia, causato dall’aumento medio delle temperature, può avere gravi ripercussioni sulla fauna e sugli ecosistemi dell’Antartide, e anche sulla conservazione del pinguino imperatore. Questa specie infatti dipende dal ghiaccio stabile, soprattutto durante il periodo riproduttivo. La formazione tardiva, lo scioglimento precoce o persino la mancata formazione del ghiaccio marino, riduce fortemente le possibilità di successo riproduttivo e la sopravvivenza della specie nelle aree di riproduzione. Alcune colonie di pinguini imperatore potrebbero non sopravvivere nei prossimi decenni, proprio a causa della scomparsa del loro habitat primario. La riduzione del ghiaccio può portare anche ad un precoce allontanamento dalle aree di riproduzione dei giovani pinguini, costretti ad andare in mare quando non ancora pronti, e dunque può condurre ad un aumento della mortalità in età giovanile, con serie ripercussioni sulle popolazioni. Se l’aumento medio delle temperature non verrà mantenuto sotto 1,5° C rispetto al periodo pre-industriale, i ricercatori stimano che potremmo perdere fino al 50% delle colonie di pinguini imperatore oggi presenti in Antartide. Il WWF è impegnato in prima linea per la salvaguardia dell’Antartide e del pinguino imperatore. L’azione dell’Associazione ha da un lato l’obiettivo di preservare l’habitat antartico, tramite il sostegno a progetti di pesca sostenibile negli ecosistemi marini polari e la promozione di una rete di aree marine protette, e dall’altro mira ad una nuova impostazione dell’economia, sostenibile, equa e non fondata sul carbonio entro il 2050. Solo agendo ora saremo in grado di rallentare il riscaldamento globale in atto, e di arrestare i suoi catastrofici effetti sulla biodiversità.

LE ASSOCIAZIONI: SENZA IL PIANO DI GESTIONE SCATTERÀ LA MORATORIA COMPLETA CHI CONSENTE LA CACCIA ALLA TORTORA VERRÀ DENUNCIATO – Roma, 23 aprile 2021

“La scelta delle amministrazioni regionali, nell’odierna seduta della Conferenza delle Regioni, di rifiutare anche le minime tutele per la tortora selvatica e voler consentirne addirittura la caccia in preapertura, dimostra la sudditanza ormai lampante delle amministrazioni regionali italiane rispetto al mondo venatorio e la distanza di quest’ultimo da ogni minima idea di sostenibilità e attenzione verso la tutela della fauna”. Ad affermarlo le associazioni Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, WWF Italia dopo l’esito della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano nella quale si è discussa la proposta di Piano di gestione nazionale della Tortora selvatica elaborata dall’Ispra. “La decisione assunta dalle Regioni – dichiarano le associazioni – nulla cambia tuttavia rispetto alla Proposta del Piano come elaborato da Ispra e alla posizione del ministero della Transizione ecologica, che non possono cambiare una posizione già assunta ufficialmente, alla luce di valutazioni scientifiche e oggettive che certificano il grave stato di condizione della specie nonché dei dettati normativi e regolamentari vigenti a livello italiano ed europeo. “Quanto accaduto oggi ha pertanto semplicemente l’effetto di impedire la definizione e dunque l’attuazione a breve del Piano di tutela. Ciò significa che, in assenza del necessario Piano, la caccia alla tortora selvatica è vietata, tanto in preapertura della stagione venatoria quanto in apertura ordinaria.

“Provvederemo al più presto – proseguono Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, WWF Italia –  a diffidare le regioni dal procedere con l’inclusione della specie nell’elenco delle specie cacciabili e saremo pronti ad adottare ogni misura, sia sul versante politico/istituzionale, sia su quello legale e giudiziario, al fine di impedire ulteriori azioni in danno del patrimonio faunistico e degli interessi della collettività che non possono essere sacrificati per soddisfare le miopi esigenze di pochi”.

Senza api, bombi, vespe, farfalle, falene, coleotteri e altri animali niente frutta, caffè, cioccolato e molto di più. Il messaggio del WWF per la Giornata Mondiale della Terra: salviamo le api e la nostra tavola coinvolgendo le istituzioni e consumando prodotti biologici certificati. #DoEatBetter – Roma, 22 aprile 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/s9lez9yed06y75v/AACdMQa6wU5mIg8zEyYszPLna?dl=0.

Link alla pagina web di campagna: wwf.it/doeatbetter. https://www.youtube.com/watch?v=z3tuWbYrgaE

Materiali – https://www.dropbox.com/sh/s9lez9yed06y75v/AACdMQa6wU5mIg8zEyYszPLna?dl=0.

Senza insetti impollinatori, le nostre tavole sarebbero vuote. L’impollinazione è uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalla natura per l’alimentazione umana e per l’economia. Delle circa 1.400 piante che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria, quasi l’80% richiede l’impollinazione, non solo da parte di api mellifere o solitarie, ma anche da vespe, farfalle, falene, coleotteri, uccelli, pipistrelli e non solo. Da questi animali dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa. In Italia, il servizio ecosistemico d’impollinazione contribuisce direttamente a circa il 12% del valore della produzione agricola di mele, pere e pesche. La nostra stessa dieta e sicurezza alimentare dipendono dunque dagli insetti impollinatori, senza i quali dovremmo fare a meno di molta frutta e verdura. Oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, il WWF parla dell’importanza di tutelare gli impollinatori, attraverso la sua iniziativa #DoEatBetter, che accende i riflettori sulle nostre tavole: è proprio lì che inizia il cambiamento e ogni consumatore può scegliere per il proprio benessere e per quello del Pianeta. Senza impollinatori la nostra dieta si ridurrebbe all’assunzione di alimenti poveri di nutrienti come riso, mais, frumento, soia e patate, con impatti considerevoli sulla nostra salute.

I PESTICIDI: MINACCIA PER GLI IMPOLLINATORI E PER LA NOSTRA SALUTE. Su scala globale più del 40% delle specie di impollinatori invertebrati rischia di scomparire. L’intensificazione delle produzioni, con l’utilizzo elevato di pesticidi, e l’abbandono delle pratiche agricole tradizionali nelle aree rurali marginali sono i due principali fattori responsabili della perdita di habitat e specie selvatiche. Determinati insetticidi hanno infatti un effetto negativo diretto sulla salute degli impollinatori, colpendo sia singoli individui sia intere colonie. I pesticidi non rappresentano una minaccia solo per gli impollinatori, ma anche per la nostra salute. Numerose pubblicazioni scientifiche dimostrano la pericolosità per la salute umana di molte sostanze impiegate in agricoltura. L’esposizione cronica ai pesticidi, quella che si verifica per dosi piccole e ripetute nel tempo, può infatti determinare un incremento statisticamente significativo del rischio di sviluppare patologie cronico-degenerative come il cancro, diabete, patologie respiratorie, malattie neurodegenerative, malattie cardiovascolari. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità complessivamente nel mondo si registrano oltre 26 milioni di casi di avvelenamento da pesticidi all’anno e 258.000 decessi.

QUALI ALIMENTI SCOMPARIREBBERO DALLE NOSTRE TAVOLE SENZA GLI IMPOLLINATORI? Senza impollinatori non avremmo più il piacere di gustare caffè e cioccolata, ma anche mele, albicocche, pesche, ciliegie, pere, fragole, pompelmo, kiwi, mirtilli, frutti di bosco, zucchine e tutte le varietà di zucca. Anche il pomodoro è un ingrediente a rischio, così come la produzione di carne e prodotti lattiero-caseari, perché le mucche degli allevamenti estensivi si cibano in prevalenza di erba medica, un foraggio impollinato dalle api e altri insetti. Senza impollinatori, la nostra dieta sarebbe carente o totalmente priva di molti micronutrienti essenziali per la salute, comprese le vitamine A e C, calcio e fluoro. “Un possibile rimedio all’uso indiscriminato dei pesticidi più pericolosi per gli impollinatori potrebbe essere l’introduzione di una tassa sui pesticidi, che incoraggerebbe gli agricoltori ad adottare metodi biologici o cambiare i prodotti fitosanitari in uso preferendo quelli naturali meno dannosi per l’ambiente e gli impollinatori, come ha già fatto la Danimarca dalla seconda metà degli anni ’90 – afferma Franco Ferroni, responsabile agricoltura del WWF Italia -. Il Parlamento italiano deve approvare rapidamente la nuova Legge nazionale sull’agricoltura biologica ed approvare una riforma delle aliquote IVA eliminando le agevolazioni oggi previste per i pesticidi, da introdurre invece per tutti i prodotti biologici certificati. Dovranno inoltre essere fissati obiettivi vincolanti di riduzione dei pesticidi nel Piano di Azione nazionale coerenti con le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” (riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2030) e l’obbligo del divieto d’uso di pesticidi nocivi per la biodiversità all’interno delle aree naturali protette e siti Natura 2000”. Tutti i cittadini possono dare un contributo importante chiedendo alle Istituzioni europee e nazionali un maggiore impegno a tutela degli impollinatori e regole più severe per l’uso dei pesticidi sottoscrivendo l’iniziativa dei cittadini europei “Salviamo api e agricoltori” entro giugno. Ognuno di noi può aiutare le api e gli altri impollinatori, acquistando prodotti biologici che aiutano a promuovere una agricoltura sostenibile, posizionando nidi artificiali per api solitarie e arnie e seminando fiori nettariferi anche sul terrazzo e giardino di casa. Infine anche le aziende dell’agroindustria dovranno rafforzare il loro impegno a sostegno della tutela degli insetti impollinatori, investendo maggiormente nella produzione di prodotti biologici certificati e sostenendo la conversione dei processi di filiera promuovendo la necessaria transizione ecologica dei metodi di produzione delle materie prime e della loro trasformazione e commercializzazione.

Concordato un obiettivo netto del 55% – molto al di sotto delle indicazioni della scienza e della posizione del Parlamento. Roma, 21 aprile 2021

Solo due mesi prima che il pacchetto clima-energia 2030 dell’UE “Fit for 55%” (Pronti per il 55%) sia varato, e con i leader che si riuniscono per il vertice sul Clima del presidente degli Stati Uniti Biden domani e dopodomani, l’UE si presenterà avendo appena concordato una legge sul clima deludente, che non farà abbastanza per combattere la crisi planetaria. L’accordo finale contiene un obiettivo climatico per il 2030 di almeno il 55% di emissioni nette come da indicazioni del Consiglio europeo del dicembre 2020 – molto al di sotto dell’obiettivo del 65% che scaturisce dalle indicazioni della comunità scientifica, e di quello del 60% indicato dal Parlamento europeo. Il Parlamento è riuscito a definire una quantità fissa di assorbimenti naturali della CO2 da considerare per il raggiungimento dell’obiettivo. Quindi, la riduzione complessiva reale delle emissioni sarebbe del 52,8% entro il 2030.  In compenso, la legge sul clima dell’UE istituisce un Comitato Consultivo Scientifico Europeo sul Cambiamento Climatico, i cui membri sono nominati dai paesi dell’UE attraverso il Board dell’Agenzia Europea dell’Ambiente. Il Comitato esaminerà le politiche europee e controllerà che siano coerenti con gli obiettivi climatici. Nonostante ciò, il Parlamento europeo non è riuscito a spuntarla su molte delle sue richieste chiave, tra cui la graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili, la garanzia di accesso alla giustizia negli Stati membri dell’UE in linea con la Convenzione di Aarhus, e la richiesta a tutti gli Stati membri di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. “L’obiettivo di riduzione delle emissioni UE è ancora troppo modesto per rappresentare quella spinta alla decarbonizzazione che serve al clima e anche all’economia europea – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia -. Si seguono ancora i tempi troppo lunghi della politica, non le indicazioni della comunità scientifica. Visto che si parla di ‘almeno’ il 55% di riduzione, va considerato davvero un obiettivo di minima. Positivo che si sia dato il via a un Comitato scientifico per la valutazione indipendente delle politiche europee. L’Agenzia europea dell’ambiente deve ora garantire che l’organismo rimanga politicamente indipendente, e che i suoi membri siano nominati solo sulla base delle loro competenze”. Per il WWF, l’Italia deve subito, oggi stesso, avviare la modifica del Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC) e della stessa Strategia a Lungo Termine: il PNIEC italiano non è adeguato per il raggiungimento dei nuovi obiettivi europei, non dà una spinta adeguata alle fonti rinnovabili e al risparmio energetico, mentre prevede molto gas, un combustibile fossile di cui dovremo presto liberarci; anche la Strategia a Lungo Termine non fornisce indicazioni adeguate sul percorso di decarbonizzazione da seguire che, come dimostra tutto il processo internazionale, è in fase di forte accelerazione.

SISTEMI ALIMENTARI PROVOCANO L’80% DI PERDITA DI BIODIVERSITÀ. IL WWF LANCIA LA CAMPAGNA FOOD4FUTURE, PER NON ‘MANGIARCI’ IL PIANETA. 4 sfide rivolte al sistema alimentare per nutrire 8 miliardi di persone e salvare il capitale naturale globale. Cambiare i metodi di produzione e le abitudini di consumo del cibo, avviare regolamentazioni coerenti e trasformare il mercato alimentare, a cominciare da domani.

Link alla pagina web di campagna: wwf.it/doeatbetter. Roma, 21 aprile 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/gd3ydr2ug73s0ya/AAAGpnPIuivmHN7-ZHEB8pOJa?dl=0.

Il Manifesto FOOD4FUTUREhttps://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/manifesto_food4future_1.pdf.

Il Pianeta non può reggere l’attuale sistema di produzione e consumo di cibo, che da solo causa l’80% di estinzione di specie e habitat a livello globale. Per il WWF non c’è più tempo per aspettare l’avvio della transizione ecologica dei sistemi alimentari, e alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra lancia la sua Campagna Food4Future per promuovere modelli di produzione e consumo alimentari che, a cominciare dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che il Governo sta reimpostando, proteggano e conservino la natura, garantendo al tempo stesso cibo sufficiente, equo, pulito, sano e nutriente, per le generazioni attuali e future. Quattro le aree d’azione urgenti che se messe in pratica subito a livello globale consentirebbero di rendere i sistemi alimentari più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta: agire in campo (grow better), in mare (fish better), a tavola (eat better), riducendo perdite e sprechi alimentari (use better). La visione del WWF è spiegata nel Manifesto Food4Future, dove si chiede a tutti un impegno concreto per fronteggiare la sfida più importante del secolo. Una delle chiavi del cambiamento si trova nelle abitudini alimentari dei singoli: con l’iniziativa #DoEatBetter rivolta ai consumatori, infatti, il WWF li identifica come perno centrale per un reale cambiamento e per indirizzare le abitudini alimentari verso comportamenti sani, sostenibili e responsabili. Il 2021 sarà un anno cruciale per l’alimentazione e per il ruolo che tutti (cittadini, governi e industrie) dovranno svolgere nell’affrontare una delle più grandi minacce per il nostro futuro.

VERSO I 10 MILIARDI: LA TERRA POTRÀ SFAMARCI ANCORA? Entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a circa 10 miliardi di persone, mentre già oggi circa un miliardo soffre di fame cronica. È ormai evidente che abbiamo raggiunto il limite di alterazione dell’ecosistema Terra. Gli scienziati hanno stabilito i limiti per nove principali processi ambientali che, se fossero superati, porterebbero la Terra a diventare inabitabile. Purtroppo, quattro di essi sono già stati oltrepassati: l’80% dell’estinzione di specie ed ecosistemi sia terrestri sia marini dipende da quello che finisce sulle nostre tavole (e da quello che perdiamo e sprechiamo); con circa il 24% delle emissioni di gas serra di origine antropica, l’agricoltura è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico e la prima causa di deforestazione mondiale per fare spazio a monocolture e allevamenti; l’incremento di utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici, poi, ha sconvolto la chimica del Pianeta e inquinato ecosistemi e reti alimentari. Ma la tutela del Pianeta deve andare di pari passo con quella dei diritti umani e deve quindi essere accompagnata da un quadro di maggiore giustizia sociale del sistema food, rivolto ad assicurare equità, eradicazione della fame e diritti dei lavoratori. Ci stiamo veramente “mangiando il Pianeta” e con esso il benessere e il futuro delle persone che lo popolano. Con la campagna Food4Future, il WWF sottolinea l’interconnessione dell’umanità con la natura e quanto il benessere dell’una sia indissolubilmente legato al benessere dell’altra. Da oggi e per il resto dell’anno verranno pubblicati una serie di contenuti sui canali digital e social del WWF, con tanti approfondimenti. Inoltre, grazie alla collaborazione di numerosi influencer e chef, e alla media partnership con Il Cucchiaio d’Argento (Cucchiaio.it) che nella nuova sezione “Sostenibilità” rilancerà i contenuti della campagna, verranno poste all’attenzione 4 sfide da affrontare con urgenza, gli obiettivi da raggiungere per tutti gli ambiti delle filiere alimentari, e le raccomandazioni WWF ad aziende, istituzioni e cittadini. “Il Pianeta ha mostrato la finitezza delle proprie risorse e la fragilità dei propri meccanismi di funzionamento. Dobbiamo correre ai ripari a cominciare da oggi, dalla prossima spesa che faremo” afferma Eva Alessi, Responsabile consumi sostenibili e risorse naturali di WWF Italia“È fondamentale modificare i sistemi alimentari, dalla produzione al consumo, per renderli più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta.  Quattro sono le aree in cui è urgente agire, in campo, in mare, a tavola e nella riduzione di perdite e sprechi alimentari. Il cibo è la leva più potente per migliorare la salute umana e degli ecosistemi. Invitiamo tutti a leggere il nostro Manifesto e seguire i vari approfondimenti che affronteremo nel corso dell’anno: se insieme correggiamo il sistema alimentare contribuiremo alla stabilità del sistema Terra”. Il 2021 sarà un anno cruciale per il food anche sul piano del dibattito internazionale, grazie al primo Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite (UNFSS) che si svolgerà a New York a settembre, e che verrà inaugurato con un pre-summit a fine luglio proprio a Roma. A questo si aggiungeranno anche altri importanti appuntamenti connessi al food system: dalla conferenza ONU sugli oceani, alle Conferenze delle Parti sul cambiamento climatico (la COP 26), sulla biodiversità (la COP 15) e sulla desertificazione; senza dimenticare gli appuntamenti tematici del G20 in Italia, a giugno a Matera sulla sicurezza alimentare e a settembre a Firenze sull’agricoltura. Le istituzioni hanno il compito di fare la propria parte adottando un approccio integrato e coordinato in virtù del collegamento alimentazione – salute – ambiente – società, fino al coinvolgimento delle amministrazioni comunali e le comunità territoriali nello sviluppo di politiche alimentari urbane volte ad affrontare la malnutrizione, le sfide ambientali e le disuguaglianze sociali. In ultimo anche le aziende avranno un ruolo sempre più centrale e sarà necessario che investano nell’adozione di impegni volontari per la sostenibilità, al di là della conformità normativa, coinvolgendo e supportando tutti gli attori della propria filiera produttiva. Per questo il WWF raccomanda che venga data priorità al capitale naturale, alla conservazione della biodiversità, all’uso efficiente delle risorse naturali, alla chiusura dei cicli produttivi, alla bioeconomia ed economia circolare imparando ad operare e produrre nei limiti di un solo Pianeta.

LE 4 SFIDE E GLI OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA DI WWF “FOOD4FUTURE”.

Il WWF ritiene urgente agire dal campo (grow better), al mare (fish better), dalla tavola (eat better), alla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari (use better).

Grow better: la perdita di biodiversità è causata da sistemi agricoli sempre più specializzati e semplificati, che occupano aree sempre più vaste, e dall’uso massiccio di input chimici, che causano il degrado del suolo, l’inquinamento delle acque e dell’atmosfera e minacciano la salute degli organismi. Non solo, le produzioni standardizzate che ne derivano sono immesse sul mercato a costi bassissimi. Per il WWF l’agricoltura deve orientarsi sempre più all’agroecologia, la scienza che applica i principi ecologici alla gestione dei sistemi agricoli, favorendo tutti i processi naturali di rigenerazione e resilienza. Inoltre è necessaria una graduale trasformazione degli allevamenti intensivi industriali a beneficio di un modello di produzione agroecologico.

Fish better: la pesca eccessiva, distruttiva e illegale è un’altra delle minacce più gravi alla sostenibilità delle risorse del Pianeta, in particolare dei mari e di tutte le specie che li popolano. Su scala globale il 34% degli stock ittici è sovrasfruttato e il 60% è pescato al limite delle proprie capacità di rigenerarsi: ciò significa che non diamo il tempo ai pesci e agli altri organismi oggetto di pesca di riprodursi. Inoltre, con la pesca distruttiva, compromettiamo gli habitat da cui essi dipendono, limitandone ulteriormente la capacità di recupero. Nel Mediterraneo la situazione è ancora più critica, con il 75% degli stock ittici monitorati che risulta sovrasfruttato. Il WWF lavora con pescatori affinché adottino pratiche più sostenibili, con le aziende affinché si impegnino nella trasformazione della loro filiera produttiva e di approvvigionamento, con le autorità nazionali e internazionali affinché garantiscano una gestione adeguata.

Eat better: in seguito alla globalizzazione, all’urbanizzazione e alla crescita del reddito, negli ultimi decenni le nostre abitudini alimentari sono radicalmente cambiate. Si è passati da diete stagionali ricche di verdure e fibre, a diete troppo ricche di calorie e con un eccessivo consumo di carne e derivati animali. La dieta dell’italiano medio non è in linea oggi con le raccomandazioni nutrizionali e gli attuali modelli di consumo non sono sostenibili né dal punto di vista sanitario né da quello ambientale. Il WWF promuove un modello alimentare che concili la salute della persona con quella dell’ambiente e che si riassume nel mangiare senza eccessi, ridurre drasticamente il consumo di proteine animali e aumentare quello di frutta e verdura, limitando le quantità di alimenti ultra-trasformati e zuccheri aggiunti.

Use better: se vogliamo che il sistema alimentare globale possa rimanere all’interno dei limiti del Pianeta è fondamentale ridurre sensibilmente le perdite alimentari sul piano della produzione e gli sprechi alimentari sul piano del consumo. Il WWF lavora per eliminare le perdite in agricoltura, acquacoltura, nella pesca o in altre attività della produzione primaria attraverso azioni mirate sugli operatori, aumentando la comunicazione e l’informazione lungo le filiere di produzione per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di cibo. Il WWF auspica inoltre una riduzione drastica degli sprechi alimentari nelle famiglie, nelle mense scolastiche e aziendali.

Foto – https://www.dropbox.com/sh/nxls91p6ye0i9e9/AAChkKiYIhIISXC9HXzMvfnWa?dl=0.

Video – https://www.dropbox.com/sh/jfzxcmshirodbk0/AAAOFfyIG0Z29sLHMAmKafxAa?dl=0.

Materiali – https://www.dropbox.com/sh/gd3ydr2ug73s0ya/AAAGpnPIuivmHN7-ZHEB8pOJa?dl=0.