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AmbiMapp

E’ online la piattaforma AmbiMapp, per uno stile di vita sostenibile in provincia di Treviso (e prossimamente in altre province) – https://www.ambimapp.com/.

Roma, 2 aprile 2021Foto – https://www.dropbox.com/sh/may4xexrxrku7dm/AACdfR0ofxLBlAc6CGR3aJmXa?dl=0.



Una bella notizia per il Capovaccaio in Italia: la Regione Siciliana (Dipartimento dello Sviluppo Rurale e Territoriale-DRSRT) ha messo in funzione, presso alcune delle sue riserve naturali e demani forestali, sei stazioni per l’aiuto alimentare di questo avvoltoio nidificante sull’isola, nell’intento di garantire cibo sicuro per l’allevamento della prole nel periodo aprile – settembre. L’auspicio di questa azione è che contribuisca anche ad aumentare ulteriormente la popolazione riproduttiva siciliana di Capovaccaio in un territorio che ha ancora una buona vocazione per la specie.

Supportata da WWF Italia, Ecologia Applicata Italia, Laboratorio di Zoologia applicata dell’Università di Palermo e il contributo tecnico-veterinario delle ASL territoriali competenti il DRSRT della Regione Siciliana, tramite le sue articolazioni territoriali e nel quadro delle azioni previste dal progetto Life ConRaSi, cofinanziato dall’Unione Europea, ha realizzato queste importanti strutture. L’aiuto alimentare al Capovaccaio riduce la difficoltà, per questo rapace protetto, di reperire in natura animali allevati in modo estensivo morti (o parti di essi), principale nutrimento. 

Infatti, oltre alla rarefazione di quest’attività, l’abbandono all’aperto di bestiame morto è vietato in Italia, ad eccezione delle stazioni di alimentazione autorizzate e controllate, motivo per cui si è ridotta di molto la disponibilità di “carogne” per gli avvoltoi e altri spazzini naturali. Costituendo una fonte alimentare certa, questi carnai possono avere ricadute positive sul successo riproduttivo della popolazione siciliana della specie, che è la più importante a livello nazionale. Inoltre possono aiutare ad aumentare la probabilità di reclutamento di altri esemplari non riproduttori e favorire il transito migratorio. Inoltre queste strutture sono una risposta di lotta all’avvelenamento casuale dovuto al consumo di resti di animali a loro volta uccisi da veleni, oltre all’intossicazione da piombo ed altri metalli pesanti. L’avvelenamento e l’intossicazione da metalli pesanti sono tra le minacce critiche per questo avvoltoio e altri necrofagi. Un modo per mitigarne gli effetti è attraverso la creazione di questi siti di alimentazione, fornendo cibo più sicuro, contribuendo potenzialmente a ridurre il numero di avvoltoi avvelenati nel paese. Infine, questa azione fornisce l’opportunità ai demani forestali coinvolti, di proprietà e gestiti dalla Regione, di avere un ruolo strategico negli sforzi di conservazione di valore internazionale. Il Capovaccaio è un avvoltoio migratore proveniente dall’Africa sub-sahariana, che in Italia nidifica nelle regioni Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia. Più del 70% della popolazione nidificante in Italia, attualmente, è ospitata dalla Sicilia, in cui sono presenti 8 coppie. È tra le 10 specie italiane di uccelli in pericolo critico di estinzione, secondo l’organizzazione internazionale IUCN.

TRA LORO NON C’È L’ITALIA. Roma, 1 aprile 2021

Il 31 marzo 2021 era la scadenza entro la quale ogni Stato Membro dell’UE avrebbe dovuto presentare il proprio Piano di gestione dello spazio marittimo. L’Italia purtroppo non è tra i 6 paesi che hanno rispettato questo termine. Magra consolazione sapere che non siamo i soli. Purtroppo, tra quelli che non ce l’hanno fatta, risultiamo tra gli ultimi e ben lontani da svilupparlo e implementarlo. La Pianificazione dello Spazio Marittimo (PSM) non è solo indispensabile come strumento per raggiungere gli obbiettivi di sostenibilità richiesti dalla Marine Strategy Framework Directive (MSFD) e dalla nuova Strategia per la biodiversità 2030 dell’UE, ma lo è anche per raggiungere una sostenibilità sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ecosistema marino. Grave quindi che l’Italia, una penisola in mezzo a un mare ricco di tradizioni e valori millenari e con oltre 8000 km di coste, non si sia organizzata in tempo e conformemente alle tempistiche stabilite dalla Direttiva PSM (ratificata dall’Italia il 17 ottobre 2016 con decreto legislativo n.201). La PSM con approccio ecosistemico è vitale per assicurare nel lungo termine un equilibrio sostenibile tra la natura e le attività umane come la pesca, l’acquacoltura, il trasporto marittimo così come quelle attività che stanno crescendo rapidamente come l’eolico offshore e che pertanto chiedono spazio. Di conseguenza la PSM è chiamata anche nello strategico ruolo di risolvere i conflitti d’uso per lo spazio marittimo e, ove possibile, creare sinergie compatibili tra differenti settori. Quest’ultimo aspetto evidenzia l’importanza di coinvolgere sin dall’inizio del processo di pianificazione tutti gli stakeholders, dai grandi ai piccoli, e attraverso un approccio partecipativo, inclusivo e trasparente, raggiungere un piano di gestione che sia supportato dal basso. Partecipazione che, oltre ad essere richiesta dalla Direttiva PSM e MSFD, è indispensabile per poter pianificare una vision sia di protezione della biodiversità, sia di sostenibilità socioeconomica nel breve (2030) e nel lungo termine (2050) che gioverebbe anche dal punto di vista della solidità del nostro paese per quanto riguarda determinati investimenti economici (come per esempio l’eolico offshore). L’Italia, come tutti gli Stati membri costieri dell’UE, deve tenere in debita considerazione il modo in cui il proprio piano contribuisca a raggiungere gli obbiettivi politici chiave, come il raggiungimento di un buono stato ambientale nelle sue acque (un obbiettivo la cui scadenza è già passata) e la protezione di almeno il 30% del proprio spazio marittimo entro il 2030, di cui il 10% rigorosamente protetto, come stabilito nella strategia dell’UE sulla biodiversità. La Commissione ha tempo fino al 31 marzo 2022 per consegnare un rapporto al Parlamento Europeo e al Consiglio che valuti i progressi fatti nell’attuazione della direttiva PSM. Il WWF chiede alla Commissione Europea di reagire di conseguenza quando si accerta che gli Stati Membri non rispettano i requisiti della PSM e non raggiungono gli obbiettivi fissati. Per aiutare a guidare questo processo, il WWF ha appena pubblicato un documento che rafforza le basi di un approccio ecosistemico alla PSM, offrendo una serie di indicatori precisi per una PSM ecosistemica di successo in tutte le acque europee. Il WWF chiede quindi all’Italia di non perdere ulteriore tempo predisponendo urgentemente un serio Piano di gestione dello spazio marittimo e chiede che tale processo avvenga con il coinvolgimento delle stesse associazioni ambientaliste.

IL PIANO ITALIANO DI RIPRESA E RESILIENZA: ANALISI COMPARATIVA E BUONE PRATICHE EUROPEE. Roma, 1 aprile 2021

PER REGISTRARTI CLICCA QUIhttps://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_ICPJrqUHSHqTaAdbjIB9Ig.

QUI il programma del webinarhttps://www.dropbox.com/sh/n1jens3z5xmk6zi/AABUIS7xYQO-L0Frj1G4_WgZa?dl=0.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta un’occasione unica in vista dell’urgenza della sfida climatica per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Il nuovo Governo, sotto la guida di Mario Draghi, nasce con l’impegno di mettere la transizione ecologica e i temi legati al cambiamento climatico al centro della strategia dell’esecutivo e di considerare la decarbonizzazione come una chiave della ripresa del paese post-Covid19. La revisione del Piano Italiano di Ripresa e Resilienza (PNRR) sarà la prima prova di questo percorso. Riuscirà il nuovo piano ad innescare l’innovazione necessaria alla decarbonizzazione per abbandonare il ricorso alle fonti fossili? Il WWF Italia, in collaborazione con il think tank ECCO, il think tank inglese E3G e l’Istituto Wuppertal cercano di rispondere a questa domanda con l’evento “Il Piano Italiano di Ripresa e Resilienza: analisi comparativa e buone pratiche europee”.

Lo scopo del confronto è quello di fornire un’analisi del PNRR e avanzare proposte utili per valutarne la rispondenza con la Strategia europea di lungo periodo, la Long Term Strategy nazionale al 2050, il sostegno degli impegni di Parigi 2015, e la coerenza con la strategia europea di crescita sostenibile legata alla ripresa post Covid19. Insieme all’esame sul PNRR italiano, l’evento presenterà anche una valutazione di buone pratiche a livello europeo, evidenziando le principali criticità e punti di forza nei piani nazionali di Germania, Spagna e Portogallo, secondo le stime del Green Recovery Tracker, uno strumento scientifico di analisi, sviluppato dall’Istituto Wuppertal e dal think tank E3G, che vuole analizzare i PNRR dagli Stati europei, in base al loro effetto positivo o negativo sul cambiamento climatico. Il webinar si terrà giovedì 8 aprile dalle 11:00 alle 12:00 sulla piattaforma Zoom. Per partecipare registrarsi a questo link:  

https://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_ICPJrqUHSHqTaAdbjIB9IgUna volta terminato, il webinar sarà poi pubblicato sulla pagina YouTube di WWF Italia. All’incontro interverranno la responsabile Clima ed Energia di WWF, Mariagrazia Midulla, il co-fondatore e direttore esecutivo di ECCO think tank, Matteo Leonardi, la Policy Advisory di E3G, Elisa Giannelli, Responsabile Clima e Energia, Greenpeace Italy, Luca Iacoboni, Responsabile Mobilità, Kyoto Club, Anna Donati, Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente e Veronica Aneris di T&E. Per maggiori informazioni scrivere a: CoordinamentoGiustaTransizione@wwf.it.

SIGLATA LA CONVENZIONE TRA LA PROVINCIA DI TREVISO E L’ASSOCIAZIONE PROGETTO RICCIO EUROPEO.

E’ stata sottoscritta questa mattina, presso gli uffici del Servizio Protezione civile, caccia, pesca, agricoltura e polizia provinciale della Provincia di Treviso, la convenzione con la quale l’Ente pubblico affida il servizio di recupero e cura degli animali selvatici feriti ai sensi dell’articolo 5 della L.157/92, all’associazione Progetto Riccio Europeo. Si tratta di un evento epocale, per la prima volta, infatti, il servizio dedicato agli animali selvatici viene affidato a un’associazione ambientalista che si adopererà per garantire le cure adeguate, la rimessa in libertà oppure la detenzione fino a morte naturale, nel caso in cui siano riscontrate gravi menomazioni che rendono impossibile la vita in natura degli animali selvatici recuperati. Per poter assolvere a questo importante incarico, che richiede competenze specifiche e grande impegno di personale, l’associazione Progetto Riccio Europeo si avvarrà del supporto dei dottori Benini e Vecchiato, veterinari esperti in animali selvatici e dei volontari delle maggiori associazioni presenti sul territorio provinciale: LAV, LEIDAA, OIPA, WWF e con l’appoggio inoltre della LIPU. L’accordo sottoscritto con la Provincia di Treviso prevede che le associazioni opereranno per i prossimi quattro mesi, garantendo una reperibilità telefonica di quattordici ore per ogni giorno della settimana e l’intervento tempestivo su tutto il territorio provinciale e comunque non superiore alle venti ore. “Siamo consapevoli che ci attende un grande lavoro e un notevole impegno – dichiarano i rappresentanti di LAV, LEIDAA, OIPA, PRE e WWF – soprattutto in questo periodo che coincide con la stagione riproduttiva della maggioranza degli animali selvatici, ma siamo anche certi che l’entusiasmo dei nostri volontari unito alla professionalità dei nostri veterinari, potranno assicurare dignità e vita a tanti animali altrimenti destinati a sofferenza e morte.” Da oggi quindi saranno le associazioni a rispondere al numero unico del CRAS 320.4320671 al quale confluiscono le chiamate dei cittadini che rilevano la presenza di animali selvatici in difficoltà sul territorio provinciale. La rete dei volontari delle associazioni, diffusa su tutto il territorio provinciale, provvederà a prendere in carico il caso nel più breve tempo possibile, compatibilmente con altri interventi contemporanei, così da garantire soccorso e cure tempestive nel pieno rispetto del benessere degli animali. Per informazioni rivolgersi a Michela Dugar, Cras Treviso tel. 320-4320671.

Con la petizione #RestoreNature entro il 5 aprile ognuno potrà mandare il suo messaggio all’Europa.

Firma qui: https://restorenature.eu/it. Roma, 1 aprile 2021 

La natura come la conosciamo sta scomparendo, e la causa è l’uomo con i suoi impatti insostenibili. Deforestazione, agricoltura intensiva e pesca eccessiva hanno spinto un milione di specie animali e vegetali sull’orlo dell’estinzione. Siamo nel mezzo di una sesta estinzione di massa, con specie che scompaiono ad un ritmo 100 volte maggiore del loro tasso naturale, e proprio davanti ai nostri occhi, con conseguenze disastrose per il nostro clima, la nostra salute e il nostro benessere. Proteggere ciò che resta è necessario, ma da solo non annullerà ciò che è stato fatto. Dobbiamo anche ripristinare la natura al suo stato precedente.  In Italia c’è ancora molto da fare a partire dal PNRR, in cui ancora non è stato chiarito quante e quali siano le risorse nella quota di almeno il 37% di interventi green da destinare alla biodiversità. Il WWF ha chiesto al Governo che si prevedano interventi per Riqualificare la Natura d’Italia, che favoriscano le connessioni ecologiche, tutelino e mettano in rete le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese, a partire dalle aree protette, e valorizzino, quindi, le nostre aree interne, costiere e marine. La Commissione Europea ha promesso che proporrà una nuova legge per rendere il ripristino della natura legalmente vincolante per i paesi dell’UE. Ma ad oggi non esiste una definizione su ciò che questo effettivamente significhi. In questo momento, la Commissione UE sta chiedendo al pubblico di esprimere la propria opinione su come dovrebbe svolgersi il ripristino della natura in tutta l’UE, ma solo fino al 5 aprile 2021. BirdLife Europe, l’European Environmental Bureau e il WWF, tramite il suo European Policy Office hanno lanciato la campagna #RestoreNature, che chiede di ripristinare la natura in tutta Europa e di farlo adesso ora. Il messaggio delle organizzazioni alla Commissione europea è semplice: solo attraverso un cambiamento radicale e il ripristino degli ecosistemi terresti e marini, potremo riavere la biodiversità di cui abbiamo disperatamente bisogno. Recuperare la natura che abbiamo perso ci aiuterà a mitigare gli effetti della crisi climatica, a prevenire la futura diffusione di malattie e garantire la fornitura di servizi ecosistemici essenziali per la nostra vita. Firmando la petizione della campagna #RestoreNature su  QUESTO SITO, i cittadini possono chiedere che l’Unione Europea sviluppi una buona legge che possa aiutare a invertire il destino della natura in Europa, e che permetta di iniziare a ripristinare gli ecosistemi naturali. Si tratta della sopravvivenza delle nostre preziose zone umide, di torbiere, praterie, foreste, pianure alluvionali, fiumi e oceani. Ma si tratta anche del nostro clima, della nostra salute e del nostro futuro. La petizione contribuisce a raggiungere a livello europeo gli obiettivi della campagna ReNature Italy lanciata a febbraio da WWF Italia. 

La collaborazione siglata oggi ad Assergi (AQ) da parte del Presidente del Parco Tommaso Navarra e della Presidente del WWF Italia Donatella Bianchi. Roma, 31 marzo 2021

Promozione di attività di educazione ambientale e di sensibilizzazione sui temi connessi alla tutela ambientale, alla ricerca scientifica, al rispetto della legalità; promozione e realizzazione di attività ricreative, turistiche ed economiche tradizionali, compatibili con la conservazione, la tutela e la valorizzazione della biodiversità del Parco; realizzazione di eventi comuni di comunicazione, informazione e formazione per cittadini, turisti, visitatori, ma anche azioni dirette di conservazione e l’attivazione di specifici progetti di conservazione e relativi finanziamenti, pubblici o privati. Infine lo scambio di attività di formazione reciproche per il personale, sia in organico che volontario del WWF e del Parco. 

Queste, in sintesi le finalità principali del Protocollo d’intesa firmato oggi nella sede del parco ad Assergi (AQ) da Tommaso Navarra, Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, e Donatella Bianchi, Presidente del WWF Italia. La collaborazione siglata oggi attiverà anche collaborazioni tra scuole dei Comuni ricadenti nel territorio dell’Ente Parco e la Rete Educazione del WWF Italia, attraverso la realizzazione di progetti di educazione ambientale. “Abbiamo fortemente voluto la sottoscrizione di questa importante convenzione al fine di poter aprire concretamente l’istituzione Parco ad una tra le più importanti associazioni operanti a livello internazionale per la tutela dell’ambiente e delle nostre straordinarie matrici. Si tratta di un primo inizio che sono sicuro sapremo ben presto declinare nelle migliori azioni possibili a tutela del nostro straordinario patrimonio di biodiversità a partire immediatamente dall’orso marsicano, oggi presente stabilmente anche nel nostro territorio” ha detto Tommaso Navarra, Presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Per il WWF i gruppi montuosi del Gran Sasso e dei Monti della Laga, Parco dal 1991, sono da sempre luoghi di grandi attività, fin dalle battaglie per la sua nascita e poi per la tutela dell’acquifero del Gran Sasso che fornisce ottima acqua ad oltre 700.000 abruzzesi. Qui il WWF negli anni ’70 organizzò alcuni tra i suoi primi campi di volontariato e trekking e qui è nato, prima ancora dell’istituzione dell’ente parco, il Centro di Educazione all’Ambiente “Monti della Laga” che ancora oggi è operativo nel comune di Cortino (TE), piccolo centro montano del Parco. All’interno del Parco è poi è presente l’Oasi WWF del Lago Secco nel comune di Accumuli (RI), nel versante laziale, mentre appena fuori dai confini sul versante pescarese si trova l’Oasi WWF del Lago di Penne (PE), una delle porte del parco. “Siamo felici di questa collaborazione che stimolerà, ne siamo certi, iniziative comuni nel campo della conservazione e della sensibilizzazione del pubblico. Il Parco del Gran Sasso, una delle aree protette più estese del Belpaese, ospita specie straordinarie della nostra fauna, come il lupo e il camoscio d’Abruzzo, e insieme sapremo raccontare meglio alle nuove generazioni perché è importante impegnarsi con le aree naturali protette affinché specie e habitat a rischio abbiano un futuro” ha detto Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia.

GLI AMBIENTALISTI CHIEDONO AL GOVERNO DI RESISTERE ALLE PRESSIONI. QUEL PROGETTO È FALLITO, BENE IL VAGLIO DELLE ALTERNATIVE E NESSUN PASSO FALSO SUL PNRR. Roma, 31 marzo 2021

Dieci associazioni di protezione ambientale chiedono al Governo di resistere alle pressioni politiche e delle imprese interessate alla costruzione dell’opera che vogliono il rilancio del progetto del ponte sullo Stretto di Messina (abbandonato nel 2013) e alla richiesta che l’intervento venga inserito nel PNRR. Le associazioni intervengono, anche, a sostegno della posizione del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile Enrico Giovannini che sta valutando le alternative sull’attraversamento dello Stretto sino all’opzione zero. L’argomentata lettera è stata inviata, oltre che al Ministro Giovannini, al Presidente del Consiglio Mario Draghi e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani da FAI – Fondo Ambiente Italiano, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, Lipu – Birdlife Italia, TCI – Touring Club Italiano, T&E – Transport & Environment, WWF Italia. Quattro le motivazioni di carattere giuridico, economico-finanziario, tecnico, ambientale sostenute dalle associazioni. 

Valutazioni delle alternative e PNRR – Le associazioni condividono la posizione assunta dal ministro Giovannini a metà marzo che, a quanto risulta, ha chiesto alla Commissione, costituita dalla Ministra De Micheli nell’agosto 2020 sull’attraversamento stabile dello Stretto di Messina, di produrre approfondimento anche sull’opzione zero, valutando anche l’alternativa alla costruzione del ponte costituita dal potenziamento dei servizi traghetti, porti e stazioni ferroviarie. Approfondimento che fa escludere che la proposta possa essere inserita tra i progetti del PNRR che devono essere definiti entro il prossimo aprile, secondo gli standard e il grado di dettaglio richiesti dalle Linee Guida e dal Regolamento per la redazione dei PNRR e nel rispetto del principio “no significant harm” (nessun danno significativo). 

L’abbandono del progetto del 2010 – Le associazioni ricordano al Governo, a proposito del rilancio del progetto del 2010 del General Contractor Eurolink (capeggiato da Impregilo), avvenuto a metà marzo, da parte del Webuild (società composta da Impregilo-Salini e da Astaldi) di un ponte sospeso ad unica campata della lunghezza di 3.300 metri, sostenuto da torri alte 400 metri. E sottolineano che quella proposta fu abbandonata dopo che il GC Eurolink non produsse, entro il termine dell’1/3/2013 stabilito dall’allora Governo Monti, gli approfondimenti economico-finanziari e tecnici richiesti, recedendo dal contratto con la concessionaria Stretto di Messina SpA, portando il Governo allora in carica ad abbandonare il progetto e all’avvio della procedura di liquidazione di SdM SpA. 

I problemi irrisolti del progetto del 2010 – Le associazioni osservano che già nel 2010 il progetto del ponte aveva un costo stimato al ribasso di 7.5 – 9 miliardi di euro, che però non considerava le 35 prescrizioni di carattere tecnico e ambientale allora richieste nel parere di Valutazione di Impatto ambientale e dal CIPE. Le modifiche richieste erano sostanziali e in alcuni casi di una complessità senza precedenti per un’opera di queste dimensioni, da realizzare in una delle aree più delicate da un punto di vista del rischio sismico e idrogeologico. Dalle carte del progetto definitivo del 2010 emergeva che: a) il ponte a regime sarebbe stato in perdita, per ammissione degli stessi progettisti perché il traffico ferroviario era assolutamente insufficiente e quello stradale stimato era solo l’11% rispetto alla capacità complessiva dell’infrastruttura, con il rischio che i pendolari (la stragrande maggioranza degli utenti) fossero applicati pedaggi altissimi; b) il ponte ad unica campata sarebbe sorto in una delle aree a maggiore rischio sismico del Mediterraneo (come ricordato dal devastante terremoto del 1908 che rase al suolo Messina e Reggio Calabria) e tra le più dinamiche al mondo dal punto di vista geologico per l’incontro-scontro tra la placca africana e quella europea; c) con  scavi per un ammontare di 6.800.000 metri cubi, che avrebbero inciso sul delicato equilibrio territoriale dei versanti calabrese e siciliano; d) non tenendo conto che l’opera sarebbe dovuta sorgere in una delle aree a più alta biodiversità del Mediterraneo, dove sono localizzati ben 12 siti delle Rete Natura 2000, tutelati dall’Europa ai sensi delle Direttive Habitat e Uccelli. 

Lavorare subito per le alternative e per migliorare i servizi –  Le associazioni chiedono al Governo un confronto per individuare gli interventi veramente necessari per migliorare la logistica e le reti ferroviarie e stradali siciliane e calabresi, ricordando come in questi anni i  servizi forniti dai traghetti e dalle ferrovie siano stati ridotti e come ci sia bisogno di interventi urgenti su infrastrutture che devono essere messe in sicurezza e adeguate (per carenze nella progettazione ed esecuzione dei lavori o per scarsa manutenzione), pensando nel contempo a velocizzare le relazioni e a favorire l’intermodalità a vantaggio di residenti e turisti.  

Le Associazioni concludono la loro lettera, facendo notare al Governo che, nel momento in cui l’Italia è la maggiore beneficiaria in Europa dei fondi messi a disposizione dall’Europa con lo strumento Next Generationi EU, si debba mantenere saldo l’orientamento a presentare progetti credibili e cantierabili, respingendo ogni forzatura per proposte come quella del ponte sullo Stretto di Messina, non sufficientemente motivate, che non passerebbero il vaglio dell’Europa.

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