Feeds:
Articoli
Commenti

IL 1° DICEMBRE IL QUARTO WORKSHOP “RESTORING NATURE” ALL’UNIVERSITÀ CA’ FOSCARI DI VENEZIA. A Venezia il quarto degli 8 workshop nelle Università italiane previste dal progetto Ri-Party-Amo. Prosegue il calendario delle attività per formare i giovani sulle tematiche ambientali che continuerà con iniziative nelle scuole italiane, con oltre 100.000 studenti coinvolti in programmi didattici. L’obiettivo è rendere i giovani, le scuole, le famiglie, le aziende e intere comunità, protagonisti della cura e del restauro della natura del nostro Paese. Roma, 24 novembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/63uhijjv99t99za/AABjMlIFDqQ_bkH3w47We32Na?dl=0.

Prosegue il calendario degli 8 Workshop nelle Università legati al piano “Formiamo i giovani”, parte del progetto RI-PARTY-AMO, il programma ambientale concreto e ambizioso nato dalla collaborazione tra WWF Italia, Intesa Sanpaolo e il Jova Beach Party. Il progetto Ri-Party-Amo è articolato in tre principali pilastri: parte dalla pulizia delle spiagge, passa per progetti di ricostruzione naturale e si completa con attività di educazione, sia nelle università sia nelle scuole. Ri-Party-Amo ha l’obiettivo di: pulire 20 milioni di metri quadri di spiagge, laghi, fiumi e fondali; realizzare 8 progetti di ripristino degli habitat; organizzare 8 incontri nelle università italiane e numerosi workshop nelle scuole capaci di coinvolgere un totale di 100.ooo studenti e le generazioni più giovani. Ri-Party-Amo è possibile grazie alla campagna di raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding For Funding di Intesa Sanpaolo (ForFunding.it/Ripartyamo) che ha raccolto più di 3 milioni di euro. Ri-Party-Amo con “Formiamo i giovani” sviluppa un programma di workshop universitari dedicati agli studenti che saranno coinvolti in seminari multidisciplinari e pratici sulle tematiche ambientali per confrontarsi con gli esperti e i volontari coinvolti nel progetto. Ogni incontro è pensato con una struttura dinamica, interattiva e coinvolgente: l’autorevole voce di professori universitari ed esperti farà da guida con lezioni teoriche seguite da applicazioni pratiche, al fine di promuovere una discussione attiva e la massima disseminazione delle conoscenze interdisciplinari necessarie per affrontare la complessità del presente. L’adesione ai workshop assegna agli studenti l’attestato di partecipazione con la possibilità di acquisire i relativi CFU. La partecipazione è gratuita ed è aperta agli studenti di tutte le facoltà. Giovedì 1 dicembre presso l’Auditorium Danilo Mainardi, Campus Scientifico, via Torino 155, Mestre, si svolgerà il quarto Workshop dal titolo «RESTORING NATURE» organizzato con Università degli Studi Ca’ Foscari di Venezia. Il confronto “Restoring Nature” si occuperà della tutela della biodiversità, l’impegno per la sua diffusione, il ripristino degli ecosistemi e di come favorire i processi naturali affinché guidino l’evoluzione resiliente di un ambiente naturale intervenendo con la rinaturazione. La rinaturazione rappresenta una delle azioni più efficaci di adattamento degli ecosistemi ai cambiamenti climatici. Il dibattito mette in evidenza come solo attraverso la combinazione di molteplici competenze, trasversali sui diversi ambiti disciplinari, sarà possibile garantire la piena salvaguardia delle risorse naturali in un’ottica di sostenibilità. Inoltre, il tema mette in evidenza la necessità di figure professionali con competenze specifiche che diventa occasione di sviluppo per nuovi sbocchi lavorativi determinanti: i green jobs. Per promuovere la formazione specifica, il progetto Ri-Party-Amo con WWF mette a disposizione 20 borse di studio per i Certificate Programs online “Il Manager della Biodiversità” e “Il Manager della Transizione Ecologica” per l’anno accademico 2022/2023, erogati dall’Istituto Europeo dell’Innovazione per la Sostenibilità (EIIS). Maggiori dettagli per potere candidarsi ai percorsi di studio al seguente link:

Borse di studio Certificate Programs_Application.

È bene cogliere l’opportunità iscrivendosi entro il 30 novembre 2022. I lavori in aula “Restoring Nature” avranno inizio alle ore 9.30. I saluti di benvenuto saranno a cura di Andrea Agapito Ludovici – Responsabile Acque e Progetti sul Territorio WWF Italia. Il tema sarà sviluppato grazie ai Professori e relatori coinvolti che tratteranno i seguenti interventi:

LIFE FORESTALL nella Riserva Naturale Statale Oasi WWF Valle Averto. A cura di A. Meggiato, I. Cavalli, F. Scarton, M. Baldin – CORILA – Selc Venezia

Il progetto Rest-Coast. Recupero ambientale in laguna di Venezia. A cura di C. Dabalà – CORILA

Ripristino di habitat lagunari di basso fondale. Gli effetti sulla fauna ittica A cura di P. Franzoi, Università Cà Foscari Venezia – Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica

LIFE BEWARE A cura di G. Mezzalira, Direttore Direzione Innovazione e Sperimentazione di Veneto Agricoltura.

Al termine dei lavori in aula, 40 studenti potranno vivere un’esperienza on field durante la sessione pomeridiana presso l’Oasi WWF Valle Averto in cui avranno la possibilità di sperimentare, tramite attività pratiche sul campo, i temi oggetto del workshop. L’Oasi WWF Valle Averto è una zona umida di importanza internazionale riconosciuta, dal 1989. L’area, di circa 200 ettari, comprende ampi specchi di acqua salmastra, canneti, prati umidi, boschi igrofili e canali. Si trova nella parte medio-inferiore della Laguna di Venezia. La presenza di acqua dolce e salmastra, tipica delle valli da pesca, garantisce una significativa varietà ambientale, con circa 400 specie di floristiche e numerosi habitat vegetali. Il workshop on field in Oasi è riservato ai primi 40 studenti che si registreranno tramite form sulla piattaforma Eventbrite al link https://restoring-nature-ripartyamo-wwf.eventbrite.it accessibile dalla news sul sito One Planet School.

Pubblicità

SALVIAMO IL SIMBOLO DELLA FAUNA AUSTRALIANA. Venerdì 25 novembre è il Black Friday. Il video provocazione del WWF in occasione del venerdì di ‘corsa agli acquisti’ che offre sconti speciali: “La natura non è scontata. Questo Black Friday adotta una specie in via d’estinzione su adozioni.wwf.it”. Continua la campagna “A Natale mettici il cuore” per proteggere le specie a rischio.

Roma, 23 novembre 2022 – Link al video https://www.youtube.com/watch?v=j_BKKS1-QJo.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/if407qompl1rssr/AAAqBE4FeMhGuhVgQ9gyXY0xa?dl=0%20.

Il Black Friday, giorno di sconti nato in America che segna l’inizio dello shopping natalizio, è vicino e tanti saldi stanno già piovendo su di noi a gran velocità. La sopravvivenza degli animali, però, non è scontata. Negli ultimi 50 anni il mondo è stato trasformato dall’esplosione del commercio globale, dei consumi e della crescita della popolazione umana, oltre che da un grandissimo incremento dell’urbanizzazione. Queste tendenze di fondo stanno portando al degrado della natura e al sovrasfruttamento delle risorse naturali ad un ritmo senza precedenti. Proprio in vista del Black Friday, il WWF lancia l’allarme attraverso un video che vuole smuovere le coscienze, e concentra l’attenzione sulla specie simbolo della fauna australiana: il koala. Sono passati ormai tre anni da quando l’Australia ha vissuto una stagione di incendi prolungata, estesa e drammatica senza precedenti. Il 2019 è stato l’anno più caldo e secco mai registrato nel continente australiano, e le conseguenze per le sue foreste e le sue specie uniche sono state durissime. Si sono verificati più di 15.000 incendi in diversi Stati, su un’area totale di almeno 19 milioni di ettari. Gli impatti più devastanti sulla biodiversità e la vita umana si sono registrati nell’Australia orientale, con circa 12,6 milioni di ettari di foresta bruciati. L’impatto sulla fauna è stato devastante. Si stima che l’area bruciata negli incendi 2019-20 ospitasse quasi 3 miliardi di vertebrati. E proprio il koala è stato tra gli animali più colpiti, considerando che questo piccolo marsupiale arboricolo era già in declino prima dei catastrofici incendi. Si stima che circa 60.000 koala vivevano nelle aree australiane più colpite. Le peggiori perdite sono state a Kangaroo Island, con altri 40.000 koala colpiti. Poi ci sono state le foreste di Victoria, nelle quali vivevano 11.000 koala. Altre preziose popolazioni di koala sono state colpite dal fuoco nel Nuovo Galles del Sud, dove si stima che 8.000 koala siano rimasti coinvolti negli incendi, uccisi o feriti. Questo marsupiale, un tempo abbondante nelle foreste di eucalipto del continente, è stato decimato dalla perdita di habitat, dalla diffusione di malattie (es. Clamidia) e da eventi climatici estremi negli ultimi anni. Il riscaldamento globale rappresenta una minaccia continua, responsabile anche della riduzione della qualità delle foglie di eucalipto, che rappresentano la quasi totalità della dieta del koala. A seguito degli incendi del 2019-2020 si stima una riduzione del 72% nel numero di koala in sei località della costa settentrionale dell’Australia. Rischiamo che i koala si estinguano entro il 2050 se non si tuteleranno le popolazioni residue con interventi di ripristino dell’habitat e di mitigazione delle altre minacce, quali frammentazione delle foreste, diffusione di patologie, riscaldamento globale. Il WWF ha avviato da subito il piano Regenerate Australia, non solo con l’obiettivo di riportare i koala nell’Australia orientale, ma per dare loro la possibilità di superare le minacce. All’interno di questo piano, infatti, c’è anche il progetto Koalas Forever, che mira a raddoppiare il numero di koala entro il 2050. Negli ultimi tre anni il WWF ha lavorato per costruire nuove cliniche veterinarie che possano curare gli animali selvatici feriti nelle aree più a rischio, realizzando anche un’unità veterinaria mobile in grado di spostarsi nei territori in emergenza. Ma sono tante altre le azioni audaci e innovative, tra queste la semina da droni per ripiantare e ripristinare l’habitat dei koala, in modo da ricostituire una rete di corridoi ecologici per la fauna selvatica lungo la costa orientale, per consentire ai koala di muoversi anche attraverso paesaggi e habitat frammentati. I prossimi passi prevedono anche una collaborazione con i proprietari terrieri per proteggere e ripristinare l’habitat dei koala su terreni privati. Il WWF e il Governo australiano sono in prima linea per salvare questo piccolo ma prezioso marsupiale simbolo di uno dei continenti più selvaggi del Pianeta. Solo attraverso importanti progetti e sforzi di conservazione potremo salvare i koala. Con l’adozione simbolica di uno di questi animali sul sito adozioni.wwf.it ognuno di noi potrà fare la propria parte e sostenere i progetti WWF che li tutelano. Questa è la vera occasione da non perdere.

La Campagna WWF “A Natale mettici il cuore”. Le foto o i video in cui ci imbattiamo sui social media, spesso ritraggono proprio specie simbolo come la tigre, il koala, l’elefante, il giaguaro o il leopardo delle nevi e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” con un clic dal nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, che come abbiamo visto sono sempre più minacciati. Il WWF Italia, a Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: riparte così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con il messaggio “Il cuore metticelo per davvero”, disegnata e realizzata in collaborazione con Accenture Interactive, la digital agency dell’omonima società di consulenza, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che senza il nostro aiuto rischiamo di perdere per sempre. Con un’adozione simbolica si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. 

RDS 100% Grandi Successi si conferma per il terzo anno consecutivo la radio partner della campagna “A Natale mettici il cuore”. Previsto per quest’anno un progetto di comunicazione integrato sui canali della principale radio di flusso italiana, che prevederà spazi in radio, in simulcast su RDS Social TV – canale 265 del digitale terrestre – e sui canali social ufficiali dell’editore. Il WWF potrà inoltre contare per questa campagna sul supporto di RDS Next: la social web radio punto di riferimento delle nuove generazioni, con oltre 460mila follower su TikTok, i cui conduttori sono tra i più importanti content creator della Generazione Y e Z. Previsti durante la diretta di RDS Next – in onda su Twitch, TikTok, YouTube, app e sito ufficiale – dei momenti dedicati al racconto del progetto e interviste speciali per comunicare al meglio gli obiettivi di WWF e della campagna alle nuove generazioni.  

Nuovo report WWF Traffic. TIGRI RIDOTTE A PELLE E OSSA 20 ANNI VISSUTI PERICOLOSAMENTE A CAUSA DEL COMMERCIO ILLEGALE DI PELLI, OSSA, DENTI, ARTIGLI, CARNE. Si stima che da gennaio 2000 a giugno 2022 in 50 paesi ben 3377 tigri siano state confiscate. Per proteggere la biodiversità a rischio torna la Campagna WWF “A Natale mettici il cuore” adozioni.wwf.it. Roma, 22 novembre 2022

Link alla cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/p1x290yp4pzdqsw/AABzgTP2f7jKc-okmusYwUSCa?dl=0.

La tigre è il più grande felino vivente, simbolo di potenza e agilità. Ma la tigre è anche uno degli animali più minacciati al mondo. Rispetto ai circa 100mila individui stimati agli inizi del secolo scorso, oggi restano appena 4500 tigri libere in natura. Dal 2010, quando i leader mondiali dei Paesi che ospitano la tigre si sono impegnati per raddoppiare il numero di questo felino, sono successe molte cose. Alcuni Paesi, come Nepal e Bhutan, stanno agendo nel modo giusto, mentre altri come Cambogia, Laos, Vietnam, Thailandia, Indonesia, Malesia e Myanmar sono in grave difficoltà. Ancora in troppi Paesi le tigri vengono “ridotte” pelle e ossa. Questo grido di allarme arriva dalrapporto “Pelle e Ossa” del programma 

WWF TRAFFIC, sul commercio illegale mondiale di tigri (Panthera tigris). Una stima prudente mostra numeri da brivido: si stima che 3.377 tigri siano state confiscate in 50 paesi tra gennaio 2000 e giugno 2022, per una media di 150 sequestri l’anno. India, Cina e Indonesia hanno registrato il numero più elevato di sequestri. L’analisi si concentra principalmente sui casi di sequestro effettuati nei 13 paesi cosiddetti “Tiger Range Country” – TRC, dove sono maggiormente urgenti le azioni per garantire una migliore salvaguardia delle tigri. Il report include anche informazioni raccolte in altri contesti fornendo così un quadro più completo del commercio illegale di questa specie, comprese le informazioni sul traffico di tigri online riscontrate in 6 Paesi del sud-est asiatico. Le stime emerse sono conservative rispetto al numero di tigri coinvolte nei casi di sequestro, ma evidenzia i risultati più importanti dei dati sul traffico di tigri e di parti di esse, come pelli e ossa. Almeno un terzo (608 su 2205) di tutti i casi di sequestro di tigri hanno riguardato l’intero animale, per un totale di 1319 individui: 665 vivi e 654 morti. Nei restanti casi sono state sequestrate parti di tigre come pelli e ossa. Le confische più frequenti di tigre riguardano pelli (1.313 intere, 609 pezzi in 902 sequestri) e ossa (11.528 pezzi e ulteriori 2,9 tonnellate in 411 sequestri). Tuttavia, questa quota ha avuto una tendenza al ribasso nel corso degli anni, ‘compensata’ da un aumento della frequenza di denti di tigre (953 articoli su 165 sequestri), artigli (3101 articoli in 186 sequestri) e altre parti del corpo. È stato dimostrato che ogni parte del corpo di una tigre ha un valore di mercato: dai baffi (503 pezzi) a zampe (129 pezzi) e carne (1,1 tonnellate). Nel leggere questi dati, è importante tenere presente che, a causa della natura illegale e dunque nascosta del commercio di tigri, è improbabile che la reale portata del fenomeno si esaurisca con il numero dissequestri qui riportati. Se da un lato i sequestri riflettono una misura del successo delle azioni di governo e rappresentano una misura indiretta dei livelli del traffico illegale, i dati sono intrinsecamente influenzati da una serie di “errori”.

I dati principali dei Paesi coinvolti. In India risiede oltre la metà della popolazione mondiale di tigri selvatiche ed è questo il Paese in cima alla classifica con 759 casi di sequestri (34% del totale) e 893 tigri confiscate (26% del totale). 

In Cina si contano 212 casi di sequestri (il 10%) e 367 tigri confiscate (11%). In Indonesia i casi di sequestri stimati sono 207, per un totale di 319 tigri confiscate (il Paese è al secondo e terzo posto per numero di casi di sequestro così come terzo e quarto posto come numero di tigri sequestrate). La Thailandia registra un numero relativamente minore di casi di sequestro (65 – 3%), ma è al secondo posto per volume di confische con 403 tigri (12%), cui ha contribuito in gran parte un unico sequestro del 2016 al Wat Pha – Tempio della tigre di Luang Ta Bua che ha coinvolto 187 tigri. Negli ultimi dieci anni, il tasso di incidenti è rimasto stabile al di sopra dell’equivalente di 100 tigri/anno. Le tendenze più recenti sono state probabilmente influenzate dalle risposte politiche alla pandemia di COVID-19 e alle conseguenti interruzioni delle attività commerciali, lo spostamento di persone e agli sforzi e le priorità da parte delle forze dell’ordine. Le casistiche al di fuori delle Aree chiave sono aumentate di nove volte tra il 2000 e il 2014 raggiungendo il picco di 51 casi.  

Traffico illegale di tigre: link infografica

Le aree e le rotte dei sequestri.  I sequestri legati al traffico di tigri sono avvenuti in oltre 1.000 località in tutto il mondo, l’81% delle quali ha avuto luogo nelle Aree chiave. La distribuzione di questi importanti casi di sequestro si è concentrata in un ambito ristretto di hotspot: a) dentro e intorno aree protette e riserve di tigri in India, Nepal e Bangladesh; b) centri di consumo nelle in principali città del Vietnam, che sono diventate sempre più rilevanti negli ultimi anni c) principali punti di scambio per il trasporto internazionale. 

Arresti e attività di repressione. L’analisi delle informazioni derivate dagli arresti e dalle azioni di repressione – disponibili per 914 casi di sequestro – ha rivelato che tra il 2000 e giugno 2022 sono state arrestate oltre 2.313 persone per confermato e sospetto coinvolgimento nel traffico di tigri a livello globale. Per contrastare i reati contro la fauna selvatica, e i fenomeni ad esso collegati come la ricettazione e il riciclaggio di denaro, in Europa è nato il Progetto Life SWiPE, che ha l’obiettivo di implementare tutte le attività conoscitive che servono a dare un contributo alle forze dell’ordine e alla magistratura. L’obiettivo è di realizzare, attraverso la collaborazione e la sinergia tra i diversi attori in campo, azioni di contrasto sempre più efficaci agli illeciti contro la biodiversità. 

L’azione del WWF per proteggere la tigre. Da sempre il WWF nel mondo sostiene le attività fondamentali per la conservazione della tigre, tra cui la gestione efficace delle aree protette, la lotta al commercio illegale delle sue parti. Prosegue anche il lavoro con le comunità che vivono nei territori delle tigri per ridurre i conflitti tra uomo-tigre e rafforzare ulteriormente gli sforzi di conservazione transfrontalieri. Per permettere al WWF di continuare il suo lavoro sul campo, ognuno di noi può fare la sua piccola parte. Aderendo alla campagna “A Natale mettici il cuore” sulla pagina adozioni del sito   è possibile regalare l’adozione di una tigre o di una delle specie iconiche a rischio estinzione e sostenere i progetti WWF che le tutelano.  

La campagna WWF “A Natale mettici il cuore”. Le foto o i video in cui ci imbattiamo sui social media, spesso ritraggono proprio specie simbolo come la tigre, il koala, giaguaro o leopardo delle nevi e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” con un clic dal nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, che come abbiamo visto sono sempre più minacciati. Il WWF Italia, a Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: riparte così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con il messaggio “Il cuore metticelo per davvero”, disegnata e realizzata in collaborazione con Accenture Interactive, la digital agency dell’omonima società di consulenza, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che senza il nostro aiuto rischiamo di perdere per sempre. Con un’adozione simbolica si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. 

RDS 100% Grandi Successi si conferma per il terzo anno consecutivo la radio partner della campagna “A Natale mettici il cuore”. Previsto per quest’anno un progetto di comunicazione integrato sui canali della principale radio di flusso italiana, che prevederà spazi in radio, in simulcast su RDS Social TV – canale 265 del digitale terrestre – e sui canali social ufficiali dell’editore. Il WWF potrà inoltre contare per questa campagna sul supporto di RDS Next: la social web radio punto di riferimento delle nuove generazioni, con oltre 460mila follower su TikTok, i cui conduttori sono tra i più importanti content creator della Generazione Y e Z. Previsti durante la diretta di RDS Next – in onda su Twitch, TikTok, Youtube, app e sito ufficiale – dei momenti dedicati al racconto del progetto e interviste speciali per comunicare al meglio gli obiettivi di WWF e della campagna alle nuove generazioni. 

WWF: “Le amministrazioni locali riconoscano il valore del verde pubblico e lo gestiscano con cura”.

Roma, 21 novembre 2022 – Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 9178/2022 accogliendo l’appello promosso da due cittadini, ha segnato l’epilogo di anni di battaglie legali. L’appello era mirato a salvare un abete rosso monumentale, per il quale il comune aveva disposto l’abbattimento per presunte ragioni legate alla tutela della pubblica incolumità. In particolare, il massimo organo di giustizia amministrativa ha evidenziato la mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza che il comune ha posto quale motivazione del provvedimento essendo lo stesso fondato su una serie di perizie dalle quali emergeva l’inesistenza di un pericolo, anche potenziale, di crollo. Si tratta di un provvedimento molto importante perché, oltre ad evitare l’abbattimento di un albero in piena salute, segna un principio fondamentale in tema di gestione del verde urbano: non si abbattono alberi sani se non si ha la certezza scientifica e concreta della esistenza di un rischio per la pubblica incolumità. Lo stesso principio è stato adottato dal TAR Abruzzo che con sentenza n. 105/2022 ha accolto il ricorso presentato dalla Regione, supportato dall’intervento del WWF Italia e di altre associazioni, contro l’abbattimento di ben 560 alberi per motivi legati alla sicurezza stradale.  Il TAR ha infatti ricordato che tali provvedimenti devono tenere conto del principio di proporzionalità che “non tollera presunzioni di pericolosità di un bene da preservare (in specie il patrimonio arboreo) del quale ammette il sacrificio solo se è provato che esso sia inesorabilmente incompatibile con altri beni di rango pari o superiore (la sicurezza stradale)”.

Servizi ecosistemici. Il verde urbano riveste un’importanza centrale perché, oltre ad abbellire i centri abitati, fornisce tantissimi servizi ecosistemici alle comunità umane, dall’ombreggiatura e raffrescamento nei periodi di calura (mitigazione dell’effetto “isola di calore”) alla purificazione dell’aria tramite assorbimento di Co2 e altri inquinanti (come le polveri sottili), assorbimento dei rumori, mitigazione degli eventi meteorologici estremi come le “bombe d’acqua”. Senza contare i benefici ricreativi offerti a chi frequenta i parchi urbani. Ma questa importanza è spesso trascurata e il bene mal gestito. È purtroppo frequente la diffusione di notizie riguardanti ordinanze di sindaci e altre pubbliche amministrazioni che dispongono tagli indiscriminati di alberi, anche quando questi si trovano in perfetta salute o potature effettuate in periodi e con modalità tali da generare effetti dannosi sia sulle specie animali che sulla stessa stabilità degli alberi. Il WWF è in prima linea nella tutela del nostro patrimonio verde, anche sul piano legale e giudiziario grazie, ad esempio, ai ricorsi amministrativi e alle numerose costituzioni di parte civile in processi aventi ad oggetto incendi boschivi o traffici illeciti di legname. L’associazione chiede inoltre che vengano sostenute e realizzate delle vere e proprie scuole di giardinaggio urbano: il nostro verde in città viene troppo spesso incriminato e fatto oggetto di tagli indiscriminati, quando invece avrebbe bisogno di cure e attenzioni dedicati, in modo da poter svolgere al meglio il suo ruolo in piena sicurezza negli ecosistemi cittadini. Troppo spesso la manutenzione del verde viene affidata o appaltata a soggetti che non hanno interessi, conoscenze o i requisiti adatti per gestire e proteggere gli alberi nelle nostre città. 

COP27 SUL CLIMA

WWF: FONDO PER LE PERDITE E I DANNI RISCHIA DI DIVENTARE UN ‘FONDO PER LA FINE DEL MONDO’ SE SI CONTINUERÀ A NON AFFRONTARE I NODI VERI DELLA CRISI CLIMATICA. L’ambizione climatica non è progredita. Il mondo non può permettersi di avere un’altra COP come quella di Sharm e continuare a non aumentare l’ambizione, i finanziamenti e la credibilità. Roma, 20 novembre 2022

Il vertice sul clima COP27 ha compiuto un passo positivo verso un fondo per le perdite e i danni, ma non riuscendo a concordare un’azione più ambiziosa sulla riduzione delle emissioni, la possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rischia di sfumare, con conseguenze disastrose per il mondo. “L’accordo sul Loss&Damage, cioè sulle perdite delle persone e i danni alle cose provocati dagli impatti della crisi climatica è un passo positivo, ma rischia di diventare un ‘fondo per la fine del mondo’ se i Paesi non si muoveranno molto più velocemente per ridurre le emissioni e limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C –afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, di ritorno da Sharm El-Sheikh – Non riuscendo a inserire nessun riferimento nelle decisioni finali della COP27, i leader hanno perso l’occasione di accelerare l’eliminazione dei combustibili fossili: così continueremo ad andare dritti contro il muro delle conseguenze più catastrofiche della crisi climatica. Senza tagli rapidi e profondi alle emissioni non potremo limitare l’entità delle perdite e dei danni, che deve essere il nostro primo obiettivo. Non possiamo permetterci un altro vertice sul clima come questo. È inaccettabile che i Governi non si muovano e che i negoziatori non siano riusciti a raggiungere un accordo più ambizioso di quello concordato a Glasgow lo scorso anno. Le future presidenze della COP non possono ancora sprecare questa opportunità. Ora i governi devono raddoppiare gli sforzi per ridurre le emissioni e intraprendere la necessaria azione di trasformazione per mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5°C. Il vertice COP28 del prossimo anno deve essere la COP della credibilità climatica. Questo senza minimizzare le responsabilità dei Governi, tutti, che devono prendere e mantenere i loro impegni. I Governi a oggi sono come dei condomini che, mentre il palazzo brucia, lo osservano parlando di quote condominiali: la crisi climatica deve essere la priorità, solo affrontandola davvero, fermandone la progressione, tutto il resto ha un senso”. Questa doveva essere una “COP africana”, ma non è riuscita a soddisfare le esigenze e le priorità del continente. L’Africa è in prima linea nella crisi climatica ed è altamente vulnerabile alle sue conseguenze. Stiamo già assistendo a terribili impatti, perdite e danni in tutto il continente. Il WWF accoglie con favore i progressi compiuti nell’istituzione di un fondo per aiutare i Paesi a riprendersi dai disastri legati al clima, ma questo non è sufficiente se non si interviene ulteriormente per evitare che la crisi climatica vada fuori controllo. Il WWF chiede anche che si garantisca che il fondo “Loss&Damage” sia dotato di risorse e sia allineato con l’equità e la giustizia. Inoltre, ci si aspettava di vedere più finanziamenti e azioni per aumentare la resilienza dell’Africa e di tutti i paesi più vulnerabili, ma ancora una volta gli impegni finanziari per l’adattamento non sono stati rispettati. In un rapporto reso noto durante la COP27, il WWF ha rilevato che la natura ha finora assorbito il 54% delle emissioni di anidride carbonica dell’umanità negli ultimi 10 anni. È quindi positivo vedere che, nelle decisioni finali della COP27, i Paesi abbiano riconosciuto l’importanza delle soluzioni basate sulla natura. Ma ricordiamoci che se la Natura ci può aiutare a riassorbire le emissioni già prodotte, non possiamo assolutamente più permetterci di aggiungerne altre, dobbiamo abbattere le emissioni di gas climalteranti nel più breve tempo possibile. “Nonostante l’esito di questo vertice, dovremmo tutti trarre ispirazione dai potenti messaggi e dalla determinazione dimostrata dagli attivisti, dalle popolazioni indigene, dalla società civile e dai giovani che hanno fatto sentire la loro voce nonostante le condizioni difficili, rendendo ancor più evidente l’inadeguatezza dell’azione dei Governi  –sottolinea Midulla– La crisi climatica colpirà persone e luoghi diversi in modo disomogeneo, e quindi è probabile che porti a ulteriori disuguaglianze e ingiustizie all’interno e tra le nazioni. Ogni azione per il clima deve andare di pari passo con il miglioramento dei diritti umani e dell’equità”.

OpenSunday novembre

Il 21 novembre è la Giornata Mondiale della Pesca. “Collaborazione, condivisione, cogestione puntando sui giovani”. A chiusura dell’Anno Internazionale della Piccola Pesca dichiarato dall’ONU, il bilancio degli eventi e attività promossi dal WWF per sostenere il settore tra cui promozione del pesce ‘sconosciuto’, di una app per la vendita diretta, realizzazione e promozione di un cortometraggio dedicato ai pescatori artigianali. Roma, 18 novembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/nrc59lv1zxjyi7d/AADQDvd9dINiRSzJic_094-Ja?dl=0.

Per salvaguardare le risorse marine e creare sistemi alimentari più sostenibili, è indispensabile lavorare insieme ai pescatori artigianali affinché la piccola pesca sopravviva alla crisi che sta affrontando e individuare insieme soluzioni volte a ripristinare il giusto equilibrio tra mare e uso sostenibile delle risorse. È urgente un impegno collettivo attraverso il quale poter veramente raggiungere una vittoria per l’ambiente e per il settore della piccola pesca nel Mediterraneo che da sola costituisce l’83% delle flotte totali, con circa 127 mila addetti. Tutte attività di origine familiare che sostengono intere comunità e paesi e che possono essere condotte nel rispetto della sostenibilità. È questa la sintesi della DICHIARAZIONE CONGIUNTA PER IL FUTURO DELLA PICCOLA PESCA IN ITALIA rivolta a decisori politici e consumatori, stilata nell’ultimo dei numerosi  eventi promossi dal WWF per onorare  lo spirito dell’Anno Internazionale della Piccola Pesca e dell’Acquacoltura (IYAFA2022), dichiarato dalle Nazioni Unite. Nei giorni scorsi, infatti, il WWF ha riunito i pescatori artigianali provenienti da varie regioni italiane, associazioni di categoria, gestori di Aree Marine Protette, ricercatori, ristoratori per discutere del futuro della piccola pesca in Italia. Parola chiave evidenziata nella Dichiarazione è “giovani”, a testimonianza della preoccupazione, non solo dei pescatori ma della platea coinvolta nella riunione, di perdere uno dei mestieri più antichi della nostra storia, ma anche della necessità di rendere questo lavoro più dignitoso e attrattivo per le nuove generazioni. “Per fare questo sarà importante renderlo più sostenibile ed efficace – si dichiara – sostenibile affinché possa essere svolto nella piena legalità e rispetto delle risorse ittiche, della stagionalità e dei periodi riproduttivi, efficace perché si possa ridurre la pressione di pesca, passare meno tempo in mare, usare meno attrezzi, e guadagnare di più – attraverso migliori catture e migliori vendite”. Per raggiungere questa visione sono fondamentali collaborazione, condivisione e cogestione. I pescatori, e tutti gli altri attori coinvolti nel mondo della piccola pesca, riconoscono l’importanza della cogestione come approccio e strumento gestionale che permette di trovare soluzioni condivise per rendere la pesca più sostenibile. Solo se seduti ai tavoli decisionali i pescatori artigianali potranno diventare veri guardiani del mare, che integrano le proprie conoscenze con il sapere scientifico, e identificano insieme a ricercatori, società civile e autorità le misure di gestione della pesca più adeguate alle specificità locali, sempre nel rispetto delle normative nazionali. Le parole chiave discusse sono già trattate in un documento importantissimo siglato dall’Italia e dagli altri Paesi mediterranei nel 2018 e che deve essere implementato entro il 2028: il Piano d’Azione Regionale per la Piccola Pesca in Mediterraneo (RPOA-SSF). Il piano è un impegno politico, rinnovato con una risoluzione adottata dai Paesi mediterranei e dall’UE  la scorsa settimana durante la 43° riunione della Commissione Generale per la Pesca in Mediterraneo della FAO approvata la scorsa settimana,  ma anche un piano d’azione che identifica azioni necessarie per garantire una  una piccola pesca più sostenibile entro il 2028. La rappresentanza di attori della piccola pesca riunitasi l’8 novembre a Roma chiede alle istituzioni di dare piena implementazione in Italia alle azioni inserite nel piano, istituendo un tavolo ministeriale permanente sul RPOA-SSF. Obiettivo: trasformare questo pezzo di carta in realtà.

MAREDOLCE, UN FILM SULLE SFIDE DELLA PICCOLA PESCA IN ITALIA – Sfide e opportunità sono le parole chiave del film “corto” di WWF Italia ‘MareDolce’ che per tutto il 2022 è stato girato in 3 importanti siti di piccola pesca in Italia ed è stato di recente promosso nell’ambito del MedFilm Festival a Roma. Il regista, Christian Mantuano, ha seguito Peppe, Antonio, Stefania e Giuseppe, narratori del documentario, ascoltando le loro storie e mostrando la quotidianità di questo mestiere. Il filo conduttore è la volontà dei pescatori di investire in soluzioni alternative per una piccola pesca più sostenibile mettendo in luce il confronto tra generazioni. Il documentario è disponibile sul canale Youtube del WWF

GLI EVENTI WWF PER L’ANNO INTERNAZIONALE – L’incontro in cui è stato prodotto il Manifesto è stato solo l’ultimo della serie promossa nel corso del 2022 tra eventi pubblici, manifestazioni culturali, incontri che hanno permesso di  parlare degli importanti risultati raggiunti nel percorso verso una maggiore sostenibilità della piccola pesca e dare visibilità agli uomini e donne di un mondo spesso dimenticato con i quali lavora da più di 5 anni nell’ambito del progetto “Pescare oggi per domani”. Il 2 luglio, in collaborazione con l’azienda ittica MareVivo e il supporto del tavolo di cogestione della piccola pesca dell’Area Marina Protetta (AMP) di Porto Cesareo, 1.000 persone hanno partecipato all’evento “Nel segno dello zerro: da piccolo pesce a grande ricetta”nel Salento per assaggiare  i prodotti a base di un pesce “povero” e locale, lo zerro, e  vivere un’esperienza che ha combinato il piacere del gusto a cultura e consapevolezza. Lo spirito è quello di tutelare le specie ittiche già sovrasfruttate, promuovendo scelte alimentari più responsabili e sostenibili, supportando al contempo il settore della piccola pesca costiera.

Il 6 dicembre a Milazzo, con “Loro ci mettono la faccia” il  WWF ha previsto un evento per accrescere la consapevolezza alimentare della comunità riguardo l’importanza di scegliere prodotti ittici locali, legali e tracciabili, pescati da pescatori artigianali che usano pratiche di pesca responsabile, inserite in un piano di co-gestione locale per una pesca sostenibile. Verrà presentata l’applicazione “ABALOBI” che nasce dalla necessità della comunità dei pescatori artigianali del Golfo di Patti di aumentare la tracciabilità e trasparenza del proprio prodotto per combattere la pesca illegale. L’app offre ai pescatori professionali la possibilità di dare maggiore valore al pescato locale meno conosciuto, vendendolo meglio, e quindi riducendo la pressione di pesca sugli stock ittici sovrasfruttati; e ai clienti offre la possibilità̀ di acquistare pesce più sostenibile, locale, tracciabile e legale a prezzi convenienti. Tramite il progetto fotografico e la proiezione del film “MAREDOLCE” al Palazzo D’Amico in cui compare Peppe, protagonista del film e pescatore di Milazzo, WWF vuole dare visibilità ed assegnare il giusto valore agli operatori della piccola pesca costiera che lavorano in maniera responsabile e legale.

Le questioni chiave delle perdite e dei danni, della mitigazione, dell’adattamento, dei sistemi alimentari e dei finanziamenti per il clima sono in bilico, ma un rinnovato impegno e una rinnovata energia possono ancora produrre accordi trasformativi, dice il WWF. Mentre i negoziati della COP27 entrano nelle ore decisive, il WWF chiede agli Stati di intensificare gli sforzi per raggiungere accordi davvero coraggiosi su questioni chiave che al momento sono ben lontane da un accordo e che finora hanno visto pochi progressi. Roma, 17 novembre 2022

Per il WWF, finora il vertice non è riuscito a realizzare il fine di essere la COP dell'”implementazione”, cui la presidenza egiziana ha dato priorità. I negoziatori devono convogliare tutte le loro energie per garantire che questa COP avesse un impatto positivo sulla sfida globale, quella di affrontare le crisi del clima e della biodiversità. Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia, presente a Sharm El-Sheikh, ha dichiarato: “Le parti e la presidenza egiziana devono dare un nuovo impulso e una nuova energia ai negoziati per garantire accordi di svolta su questioni chiave. Di fronte alla possibilità di un risultato con scarse ambizioni e lacune in settori strategici, i negoziati devono intensificarsi rapidamente e culminare in nuovi accordi e in una potente decisione generale che dia il tono all’anno a venire. Non possiamo permetterci che tante aree negoziali rimangano irrisolte fino alla prossima COP. Non abbiamo tempo per altri ritardi e scuse”. “Questa doveva essere una COP per l’attuazione, in cui i governi avrebbero potuto mostrare i loro progressi e impegnarsi in nuovi finanziamenti, azioni e obiettivi significativi per il clima, ma non è quello che abbiamo visto. Stiamo assistendo a uno stallo dei negoziati, con paesi e gruppi in disaccordo su una serie di questioni e alcuni che cercano di ritardare le decisioni chiave. “Tuttavia, dal finanziamento delle Perdite e dei danni (“Loss and damage”) alla mitigazione, all’adattamento e ai colloqui di Koronivia sull’agricoltura e l’alimentazione, rimane la speranza che la COP27 possa ancora raggiungere un risultato forte. I negoziatori devono cogliere questo momento e fare tutto il possibile per garantire un’eredità positiva. Ogni momento è importante. Siamo in una corsa contro il tempo per evitare che la crisi climatica vada fuori controllo” conclude Midulla. Per quanto riguarda la questione cruciale delle perdite e dei danni, il WWF esorta i negoziatori a concordare uno strumento finanziario. Dopo un anno di eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, tra cui le devastanti inondazioni in Pakistan e la siccità nell’Africa orientale, è fondamentale che venga istituito uno strumento con fondi concreti sul tavolo. Per quanto riguarda l’adattamento, il WWF vuole che venga concordata una tabella di marcia che raddoppi i finanziamenti per l’adattamento, con il 50% dei finanziamenti pubblici per il clima destinati all’adattamento, alla base della resilienza delle comunità e degli ecosistemi. Questo è particolarmente importante in questa COP che si svolge in Africa, uno dei continenti più vulnerabili agli impatti climatici. Tra le altre questioni chiave da risolvere vi sono: la definizione del nuovo programma di lavoro sulla mitigazione; un modo per rispettare gli impegni finanziari esistenti e un accordo su un nuovo obiettivo globale di finanziamento del clima che sostituisca l’attuale obiettivo annuale di 100 miliardi di dollari l’anno preso dai paesi di più antica industrializzazione a Parigi; un modo per portare avanti il lavoro congiunto di Koronivia sull’agricoltura e un accordo sui dettagli del mercato del carbonio e dei meccanismi non di mercato (articolo 6). Mentre il vertice di Sharm El-Sheikh volge al termine, le parti cercheranno anche di influenzare la decisione ombrello della COP27 – il principale risultato politico del colloquio, che ha il potenziale di inviare forti segnali politici. Il WWF esorta le parti ad aumentare ulteriormente le proprie ambizioni rispetto alla COP26 di Glasgow e a impegnarsi a limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C, concordando l’eliminazione di tutti i combustibili fossili nella decisione della COP27 e colmando i divari in termini di emissioni, finanziamenti e resilienza. Un rapporto del WWF pubblicato questa settimana, “L’alleato segreto del nostro clima”, ha evidenziato che la natura ha assorbito il 54% delle emissioni di anidride carbonica dell’umanità negli ultimi 10 anni, rallentando il riscaldamento globale. Il WWF sostiene che il valore della natura dovrebbe essere adeguatamente riconosciuto nella decisione finale di copertura della COP27, compresa una menzione dell’importante ruolo delle soluzioni basate sulla natura per affrontare la crisi climatica. Per quanto riguarda l’inclusione della società civile alla COP27, in WWF sottolinea come fin dall’inizio, questa COP non ha creato le condizioni per un’effettiva partecipazione della società civile. Il WWF crede fermamente che l’organizzazione di tutte le COP debba basarsi sul pieno accesso e sull’effettiva partecipazione della società civile a tutti i processi e gli eventi legati all’UNFCCC. La crisi climatica colpirà persone e luoghi diversi in modo disomogeneo, e quindi è probabile che porti a disuguaglianze all’interno e tra le nazioni, creando ingiustizia. Secondo il WWF, tutte le azioni per il clima devono contribuire a migliorare i diritti umani e l’equità sociale.

Roma, 17 novembre 2022  – Gli amministratori della Regione Sardegna, opponendosi in questi giorni anche alla realizzazione di sistemi di accumulo, strettamente funzionali alla transizione energetica, al processo di decarbonizzazione e a uno sviluppo che sarebbe a totale vantaggio, non solo ambientale, ma sociale e occupazionale per l’isola, rischiano di porsi fuori dalla storia.  L’alleanza Sardegna Rinnovabile, nata su iniziativa delle associazioni ambientaliste WWF Italia, Legambiente, Greenpeace Italia e Kyoto Club con lo scopo di promuovere e sostenere uno sviluppo a carbonio zero della Sardegna, sottolinea come risulti davvero incomprensibile la pervicace e poco sensata opposizione a qualsiasi forma di trasformazione green del governo regionale: si oppone a tutte le fonti rinnovabili (sia su terra ferma che in mare aperto, come dimostra lo stesso contrasto aprioristico all’eolico off-shore galleggiante), contrasta tutte le infrastrutture che sono funzionali alla transizione energetica (inclusi sistemi di accumulo), si arrocca su posizioni tese a difendere tutto ciò che sostiene l’industria del fossile (ad iniziare dal carbone) mettendosi, di fatto, in opposizione totale alla stessa comunità scientifica internazionale. L’opposizione al progetto di dotare la Sardegna di un sistema di batterie di accumulo per un totale di 750 MW distribuite adeguatamente in ambito regionale nei comuni di Ploaghe, Ottana, Assemini, 2xPortoscuso e Quartucciu, strettamente funzionale a poter chiudere la centrale termoelettrica Grazia Deledda di Portoscuso è quanto di più sorprendente si potesse immaginare. Eppure in Sardegna le fonti rinnovabili, sia su terra ferma sia in mare, avrebbero enormi potenzialità di sviluppo ed è incredibile che non si riesca a comprendere la portata dei benefici dei progetti e infrastrutture green che riguarderebbero l’isola, non solo sul fronte ambientale ma, appunto, proprio su quello sociale, ossia in termini di creazione di posti di lavoro. Tutti i rapporti (ad esempio quelli di IRENA) ci dicono che lo sviluppo delle FER e degli annessi sistemi di accumulo tendono a creare molta più occupazione rispetto a obsolete ed insostenibili centrali a carbone che, in ogni caso, andrebbero messe fuori servizio nei prossimi anni per rispettare la stessa strategia energetica nazionale.  Anche il tentativo di ricorrere al gas naturale (che è un combustibile fossile fortemente climalterante) con la realizzazione di pesanti infrastrutture rappresenta un ostacolo alla transizione energetica e alla decarbonizzazione, il tutto senza neanche aumentare l’occupazione a differenza, appunto, di quanto si può fare con le rinnovabili. Le tesi della Regione Sardegna secondo cui i sistemi di accumulo siano da osteggiare poi per l’impatto ambientale appaiono discutibili sul piano tecnico-scientifico: come si fa a paragonare l’impatto sulla salute e sull’ambiente di una centrale a carbone con quello di un sistema di batterie? Non discutiamo poi delle assurde tesi per cui lo sviluppo di sistemi di accumulo, funzionali allo sviluppo delle rinnovabili e quindi della transizione energetica, siano una forma di colonizzazione energetica dell’isola. Qualsiasi esperto del settore sa infatti come proprio i sistemi di accumulo siano uno strumento indispensabile per rendere disponibili sempre le fonti rinnovabili, rendendo proprio le stesse realtà locali autosufficienti dal punto di vista energetico, ragione per cui tutti i comuni finora hanno condiviso il progetto. Fingere di non comprendere che i sistemi di accumulo servano proprio al benessere del sistema energetico regionale (ancor prima che a quello nazionale) unitamente alla realizzazione quanto prima della importante infrastruttura del Tyrrhenian Link che aggiungerebbe 1000 MW di capacità di connessione alla rete elettrica nazionale ed europea getta pesanti interrogativi sulla lungimiranza con cui vengono rilasciate simili dichiarazioni. Nel mondo ormai è chiaro che il futuro è nelle fonti rinnovabili, sia per combattere la crisi climatica che per rilanciare l’occupazione. È importante chiedere una transizione giusta, che sosteniamo, ma la chiusura alla transizione energetica è la perdita di una grande opportunità e la condanna a un declino schiavo dei combustibili fossili importati.

Comunicato Stampa congiunto del Coordinamento Italia libera da OGM. RACCOLTE GIÀ 400 MILA FIRME, È POSSIBILE FIRMARE FINO AL 19 NOVEMBRE. Le 27 Associazioni contadine, del biologico, ambientaliste e della società civile riunite nel Coordinamento Italia libera da OGM rilanciano le loro richieste: i nuovi OGM rimangano regolamentati dalla direttiva 2001/18/CE e con un’etichettatura trasparente. Roma, 17 novembre 2022

Il Coordinamento Italia libera da OGM – C.I.L.O. – composto da associazioni contadine, ambientaliste e della società civile – annuncia la chiusura della campagna #ItaliaLiberadaOGM per promuovere la petizione europea #IchooseGmofree il 20 novembre ore 10:00. La campagna ha mobilitato cittadini della UE con l’obiettivo di prevenire la deregolamentazione dei nuovi OGM. In poco più di sei mesi sono state raccolte oltre 400.000 firme, un chiaro segnale della comune volontà dei cittadini italiani ed europei di mantenere anche per i nuovi OGM l’attuale regolamentazione prevista dalla Direttiva europea 2001/18 e la totale trasparenza in etichetta. Sarà ancora possibile fino al 19 novembre firmare la petizione on line sulle seguenti pagine web:

https://aiab.it/ogm-petizione-europea-contro-la-deregulation/https://www.croceviaterra.it/petizione-no-ogm/

https://www.slowfood.it/slow-food-europe/cosa-fa-slow-food/organismi-geneticamente-modificati-ogm/petizione-nuovi-ogm/https://www.assorurale.it/2022/09/16/firma-la-petizione-europea-per-dire-no-ai-nuovi-ogm/.

Perché una petizione europea. L’iniziativa è nata da un’ampia coalizione europea ed in Italia vede coinvolto il Coordinamento Italia Libera da OGM, che in questi anni ha ripetutamente denunciato e fermato i tentativi di deregolamentare l’iter legale per la coltivazione dei nuovi OGM a scapito del principio di precauzione e dei diritti dei consumatori e dei produttori. Questa pressione per una liberalizzazione viene dalle organizzazioni dell’agroindustria e delle imprese sementiere, nel tentativo di forzare le regole europee per aggirare i requisiti giuridici che regolano il rilascio dei nuovi OGM in campo, la loro tracciabilità lungo le filiere e la loro etichettatura. L’Italia, da oltre 20 anni, ha fatto la scelta di restare un paese libero da coltivazioni OGM, e questo è uno dei fattori distintivi del Made in Italy agroalimentare. Questa decisione, grazie anche ad una legislazione sempre più stringente, rappresenta una chiave della forza commerciale e della garanzia di qualità del nostro cibo sul mercato. La deregolamentazione dei nuovi OGM metterebbe invece a rischio l’intero comparto con conseguenze irreversibili. Per questo, la richiesta delle organizzazioni è che la sperimentazione resti nei laboratori accreditati e il rilascio rimanga sottoposto alle attuali condizioni della Direttiva UE del 2001, che obbliga a valutare accuratamente il rischio, tracciare ed etichettare gli organismi geneticamente modificati.

I nuovi OGM sono sempre OGM. Che anche le nuove biotecnologie di editing del genoma, affermatesi negli ultimi dieci anni, producano a tutti gli effetti degli OGM, è sancito da una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 25 luglio 2018. Questa sentenza oggi rischia di essere messa in discussione e aggirata riscrivendo le norme che regolano il settore ed esentando le nuove biotecnologie dal perimetro della legge europea. Ciò aumenterebbe i rischi di contaminazione irreversibile delle colture convenzionali e biologiche da parte dei nuovi OGM, con la conseguenza di compromettere tutti i vantaggi derivanti dall’aver perseguito una politica che ha tenuto il nostro paese libero da OGM. La promessa dei difensori delle nuove biotecnologie è che i nuovi OGM permetteranno una maggior resilienza delle colture al cambiamento climatico e consentiranno una riduzione dell’uso della chimica in agricoltura. Le organizzazioni del Coordinamento Italia Libera da OGM sostengono invece che l’editing del genoma non è la risposta alla crisi climatica nè a quella relativa all’accesso non ovunque garantito ad una alimentazione completa e sana: si tratta di problematiche collocate in un quadro di inadeguatezza dei sistemi alimentari, ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica e dalle agenzie internazionali, la cui soluzione non contempla scorciatoie tecnologiche ma una mutazione di approccio in chiave di sostenibilità dei sistemi globali del cibo, dalla produzione alla distribuzione e consumo. Nell’attuale sistema di regole, l’immissione sul mercato di prodotti ingegnerizzati, oltre a provocare impatti ecologici e sulla sicurezza alimentare ancora in gran parte ignoti e inesplorati, è destinata a concorrere ad una estensione di diritti di proprietà intellettuale su varietà vegetali ancora accessibili agli agricoltori, accentuando ancora di più gli squilibri già presenti nei sistemi agroalimentari. Solo l’agricoltura biologica, l’agroecologia, le scelte responsabili di produttori e consumatori potranno assicurare la tutela della biodiversità, la riduzione effettiva di pesticidi ed erbicidi, la produzione di cibo sano in un ambiente sano. “Con questa petizione – spiegano le associazioni – chiediamo dunque al nostro governo, alla Presidente del Consiglio e ai ministri dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e della Salute di opporsi al tentativo di smantellare la normativa basata sul principio di precauzione per favorire i colossi dell’agribusiness. L’Italia deve restare un paese libero da OGM e i consumatori devono poter contare su una reale libertà di scelta e su un’informazione ed etichettatura trasparente. Evitiamo che per il guadagno di pochi si metta a rischio il futuro economico ed ecologico dell’agricoltura”.