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Centinaia di persone in tutta Italia hanno mandato al governo la richiesta di cambiare la nostra agricoltura e di una diversa gestione del verde pubblico e privato nelle città, senza veleni, per fare pace con la natura. Centinaia di persone in tutta Italia hanno mandato al governo la richiesta di cambiare la nostra agricoltura e di una diversa gestione del verde pubblico e privato nelle città, senza veleni, per fare pace con la natura.

Qui la cartella multimediale con immaginihttps://www.dropbox.com/sh/rier0os8ib5gqei/AABlMHlwov3biJiMwrhR5WAVa?dl=0.

FLASH MOB DEI VOLONTARI DEL WWF IN OLTRE 30 CITTÀ PER CHIEDERE TUTELA DI CONSUMATORI E AGRICOLTORI E SALVAGUARDIA BIODIVERSITÀ

Volontari del WWF insieme ai cittadini in oltre 30 città in Italia hanno inviato un appello simbolico ai tre Ministri (Gian Marco Centinaio del MIPAAFT, Sergio Costa del MATTM e Giulia Grillo per la Salute) e al Presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, per chiedere che il nuovo Piano di Azione Nazionale sui pesticidi garantisca una maggiore tutela della salute di consumatori e agricoltori ed una adeguata salvaguardia della biodiversità, in particolare nei siti Natura 2000 e nelle altre aree naturali protette, promuovendo l’agricoltura biologica come modello di agricoltura più sostenibile proprio perché esclude l’utilizzo di qualsiasi sostanza chimica di sintesi, tossica e nociva. Per l’evento, promosso dal WWF Italia in collaborazione con Federbio e la Coalizione #StopGlifosato, decine di persone si sono ritrovate in luoghi simbolici di numerose città e campagne per comporre la frase “Stop Pesticidi”, scattare una fotografia ed inviarla con un’azione coordinata sui social network (Twitter, Facebook e Istagram) ai decisori politici. Con questo evento il WWF Italia, ha voluto attirare l’attenzione sulla revisione del Piano di Azione Nazionale (PAN) sui pesticidi, scaduto lo scorso 12 febbraio, ed ancora in corso di aggiornamento da parte dei tre Ministeri competenti. Il prossimo 17 aprile si riunirà il Comitato Tecnico Scientifico per l’esame finale della nuova versione del PAN Pesticidi, che entro la fine di questo mese dovrebbe essere sottoposta a consultazione pubblica. Le Regioni, le Associazioni, i comitati, gli ordini professioni, le Associazioni di categoria, ma anche singoli cittadini, avranno 60 giorni di tempo per presentare le loro osservazioni e proposte di emendamenti al Piano. Il WWF Italia, insieme alle Associazioni che aderiscono alla Campagna “Cambia la Terra” promossa da Federbio, chiede al Governo e alle Regioni alcune modifiche sostanziali per il nuovo PAN Pesticidi che dovrebbe prevedere divieti, limiti e regole vincolanti sull’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, nella manutenzione delle strade e ferrovie e all’interno delle città per la gestione del verde pubblico e privato (orti e giardini), colmando le lacune della precedente versione del Piano che lo hanno reso di fatto inefficace rispetto agli obiettivi di riduzione dei rischi da pesticidi, come invece imponeva la Direttiva europea del 2009 (2009/128/CE). In particolare il nuovo PAN Pesticidi dovrebbe indicare con priorità i seguenti obiettivi:

ridurre i rischi per i residenti nelle aree rurali e gli agricoltori fissando distanze minime di sicurezza dalle abitazioni e dalle coltivazioni biologiche per difenderle dal rischio di una possibile contaminazione accidentale;

nei siti Natura 2000 e nelle altre aree naturali protette deve essere vietato l’utilizzo di pesticidi pericolosi per gli habitat e le specie selvatiche, con misure di conservazione della biodiversità regolamentari vincolanti;

adottare tecniche biologiche per la manutenzione delle aree non agricole (rete viaria, ferroviaria) con particolare attenzione al verde pubblico e agli spazi utilizzati dalla popolazione residente nelle città;

prevedere il divieto totale del glifosate in Italia entro il 2022, escludendo qualsiasi ipotesi di rinnovo dell’autorizzazione concessa per cinque anni dall’Unione Europea il 27 novembre 2017;

definire criteri più rigorosi per la concessione delle deroghe per l’utilizzo di pesticidi di norma vietati a causa della loro pericolosità per la salute umana e per gli ecosistemi;

rafforzare i sistemi di monitoraggio e controllo sulla presenza di pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee, nel suolo e nel cibo.

Il ricorso ai pesticidi dovrebbe avvenire solo dopo avere adottato pratiche agroecologiche alternative all’uso dei prodotti chimici di sintesi, come già avviene in agricoltura biologica. In particolare le Associazioni riunite nella Campagna “Cambia la Terra”, promossa da Federbio, chiedono che il nuovo PAN Pesticidi indichi con chiarezza l’obiettivo del 40% della SAU (Superficie Agricola Utilizzata) nazionale condotta con il metodo biologico entro il 2030, utilizzando meglio le risorse della PAC attuale e della futura PAC post 2020.

manifestazione

APRIRE AD ABBATTIMENTI È GRAVISSIMO ED INGIUSTIFICATO ATTACCO ALLA SPECIE SIMBOLO DELLA NATURA D’ITALIA Roma, 12 aprile 2019

Non c’è alcun allarme lupo. A dirlo non è il WWF ma gli esperti del Large Carnivore Initiative for Europe della IUCN che hanno redatto i criteri scientifici per classificare gli eventuali lupi problematici: sulla base di questi criteri, nessuna delle situazioni finora registrate in Italia è motivo di allarme. La notizia che il ministero dell’Interno avrebbe inviato ai prefetti di Trento e Bolzano e al presidente della Valle D’Aosta una circolare in cui si apre agli abbattimenti dei lupi, se confermata, sarebbe un attacco gratuito ed ingiustificato ad una specie fondamentale per la natura d’Italia. Questa circolare sarebbe una scelta ancora più incomprensibile anche alla luce dell’annuncio del nuovo Piano Lupo, che non prevede gli abbattimenti tra le azioni di gestione e che sembra essere arrivato in dirittura d’arrivo. Non vorremmo, quindi, che si trattasse dell’ennesima mossa propagandistica sulle “pelle del lupo”, visto che il numero di lupi e dei danni legati alla loro gestione in Trentino Alto Adige continua ad essere estremamente limitato (come riportato anche da più fonti giornalistiche 38 in Trentino e 13 in Alto Adige). Le specie simbolo della natura e della biodiversità italiana non possono continuare ad essere esposte ai ricatti di quei poteri locali che non vogliono attuare misure di prevenzione opportune, in spregio alle migliaia di allevatori che ogni giorno faticano per rendere possibile una coabitazione pacifica e alla maggioranza degli italiani che si sono espressi per una tutela integrale del lupo.

 

Martedì 16 aprile 2019 presso la sede del WWF Italia, Roma – via Po 25/C alle ore 11,00Presentazione del dossier WWF ITALIA CHIAMA EUROPA L’AMBIENTE RITROVATO. Roma, 12 aprile 2019

Martedì 16 aprile alle ore 11,00 presso la sede nazionale del WWF Italia (Roma, via Po 25/C) il WWF Italia presenta un dossier sui punti di forza e di debolezza del rapporto dell’Italia con l’Europa sullo S viluppo Sostenibile, Clima e Energia, Biodiversità, Agricoltura, Economia Circolare e Rifiuti, Mare e Pesca, Acque dolci e Assetto idrogeologico. Alla conferenza stampa sono previsti brevi interventi di esponenti di Forza ItaliaLegaM5SPDPiù EuropaSinistra ItalianaVerdi. Per informazioni e accrediti contattare l’Ufficio stampa del WWF Italia ai numeri

06 84497 259 – 266 – 332 oppure scrivere a ufficiostampa@wwf.it. 

Greenpeace Italia, Legambiente e WWF – ASSOCIAZIONI CHIEDONO CARTE E RISPOSTE SU TRIVELLAZIONI OFFSHORE – IL GOVERNO CHIARISCA SU DISMISSIONI, MORATORIA, NORME, VIA E BANCA DATI 

Roma, 12 aprile 2019 – Fuori le carte e le risposte su quale sia la strategia del Governo per limitare effettivamente l’estrazione degli idrocarburi a cominciare dal mare. Chiedono Greenpeace ItaliaLegambiente e WWF che dichiarano il loro sconcerto per la mancanza di una chiara strategia governativa a questo proposito, condizionata anche dalle resistenze pro-fossili all’interno dello stesso Governo. Le tre associazioni ambientaliste dichiarano “Abbiamo finora fatto proposte normative per emancipare il nostro Paese e i nostri mari dai combustibili fossili e abbiamo contribuito alla individuazione di un programma per il decommissioning per oltre 30 piattaforme offshore, ma stiamo ancora attendendo risposte concrete dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente che affrontino efficacemente il rischio per l’ambiente, per la navigazione e per le attività turistiche e della pesca rappresentato innanzitutto da quegli 88 impianti (piattaforme e pozzi sottomarini offshore) localizzati nella fascia di interdizione delle 12 miglia marine, il 47,7% dei quali (42 su 88)  non hanno mai avuto una Valutazione di Impatto Ambientale e che presentano un’età media di 35-40 anni (il 48% ha 40 anni), che, per la stragrande maggioranza, sono concentrati nelle mani di ENI o Edison che ben possono affrontare un programma di dismissione dei pozzi improduttivi e più  rischio”. Le Associazioni chiedono conto di dove sia finito il programma, frutto anche dell’intenso lavoro di lobby delle tre associazioni, concordato dai due Ministeri, a cui si aggiunge il Ministero dei Beni Culturali, con Assomineraria, relativo alla dismissione di 34 piattaforme offshore (di cui 26 nella fascia offlimits delle 12 miglia) non produttive o con pozzi prevalentemente “non eroganti” da anni. Le Associazioni considerano non sufficiente la minimoratoria di 18 mesi per redigere un Piano delle aree, atteso da anni, che per obbligo comunitario deve essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, decisa con il decreto “semplificazioni “(decreto legge 135 del 143/12/2018, convertito in legge due mesi dopo, legge n. 12 dell’11 febbraio 2019) in assenza di indirizzi chiari per la decarbonizzazione dell’economia e di chiari segnali sullo smantellamento progressivo delle piattaforme situate nell’area offlimits delle 12 miglia. Le Associazioni hanno presentato precise proposte, non accolte, per lo smantellamento definitivo delle norme pro-petrolieri dello Sblocca Italia (decreto legge n. 133/2014) ma non solo, che ancora sono vigenti relative a: 1. il titolo concessorio unico per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi, che consente ai petrolieri di avere un iter autorizzativo inarrestabile anche se sorgessero rilevanti impatti ambientali; 2. ristabilisca il divieto introdotto nel 2008 alle trivellazioni offshore Alto Adriatico per scongiurare il rischio subsidenza; 3. l’eliminazione delle scandalose franchige/esenzioni dal pagamento delle royalties per le aziende petrolifere che producono sino a 80 milioni di metri cubi di gas e 50mila tonnellate di petrolio in mare, 25 milioni di metri cubi e 20mila tonnellate l’anno a terra. Le Associazioni ritengono insufficienti gli indirizzi contenuti nel Decreto del Ministero dell’Ambiente del 19 febbraio scorso per uniformare la Valutazione di Impatto Ambientale per le piattaforme offshore e chiedono una modifica normativa al Testo Unico Ambientale (D.lgs. n. 152/2006 e successive integrazioni) in cui siano valutati contestualmente i grandi rischi di incidente rilevante per la sicurezza e l’ambiente, ora non considerati. Le Associazioni criticano la ristrutturazione della banca dati del Ministero dello Sviluppo Economico sulle istanze di ricerca prospezione e coltivazione e sulle concessioni di idrocarburi in mare che è diventata meno accessibile al cittadino comune e disponibile per la consultazione solo a persone esperte.

Il presente comunicato viene inviato dall’Ufficio Stampa del Wwf Italia anche per conto delle altre associazioni citate.