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Archive for the ‘zoologia’ Category

Domenica 25 settembre World Rivers Day. UNA BUONA NOTIZIA DAL MONITORAGGIO NAZIONALE FINANZIATO DAL WWF. Ma la specie resta in pericolo, in Italia si stima la presenza di 800-1000 individui. Roma, 23 settembre 2022

Immagini – https://www.dropbox.com/scl/fo/kat6bh104o8gm6xwz0usu/h?dl=0&rlkey=7nck0g7o4ca1kj97fdvt22gyu.

Un nuovo nucleo di lontra è stato scoperto lungo il fiume Garigliano, e parte dei suoi maggiori affluenti (provincia di Frosinone) nell’ambito di un progetto per il censimento della lontra promosso e finanziato dal WWF Italia. Il progetto si concentra nelle regioni dove ancora questo raro mustelide risulta ancora assente o con scarsi segnali di presenza da monitorare (Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria e appunto Lazio) o è riapparso solo recentemente (Friuli Venezia Giulia, Trentino- Alto Adige). La scoperta è stata fatta questa estate dal biologo Simone Giovacchini, responsabile dei censimenti nel Lazio. Il WWF ne dà notizia in vista del World Rivers Day, la Giornata Mondiale dei fiumi che si celebra domenica 25 settembre. Si tratta della prima segnalazione della specie dal 2000, anno in cui è stata dichiarata estinta nella regione. Questo monitoraggio arriva a circa 40 anni dal precedente e ad oltre 10 dal Piano di Conservazione per la lontra (PACLO) curato da ISPRA. Per farlo, il WWF ha attivato il prezioso supporto scientifico dell’Università del Molise, che vanta alcuni dei maggiori esperti mondiali sulla specie come la professoressa Anna Loy, con cui è stato redatto un protocollo standardizzato raccomandato dall’Otter Specialist Group dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Il censimento è coordinato da referenti regionali che stanno controllando i siti selezionati a scala nazionale all’interno di celle di griglia di 10x10km, anche con il supporto di volontari e appassionati. Obiettivo dell’indagine è quello di raccogliere informazioni aggiornate sulla presenza della specie nelle aree periferiche all’areale attuale, concentrato nel centro-meridione, ma anche sui fattori di disturbo antropico che limitano le possibilità di espansione. La lontra euroasiatica (Lutra lutra), che per sopravvivere ha bisogno di habitat fluviali integri e in buona salute, è ancora oggi una delle specie più rare del nostro Paese. Dopo aver rischiato, nel secolo scorso, l’estinzione in Italia, da qualche anno è in lenta ma costante ripresa. Grazie anche alle politiche nazionali ed europee di conservazione, di cui il WWF è stato protagonista, si è assistito alla riunificazione dei due nuclei meridionali – gli unici vitali del Paese – alla ripresa in alcune regioni confinanti e al timido ritorno nell’area alpina, legato all’espansione della specie da Austria e Slovenia e a qualche segnale nel versante francese/ligure. Nonostante questo, la popolazione italiana di lontra è ancora oggi tra le più minacciate e isolate d’Europa, essendo ancora assente in gran parte del suo areale storico, soprattutto nelle regioni centrali e settentrionali della penisola. In Italia si stimano tra gli 800 e i 1000 individui di lontra, un numero ancora ben al di sotto del limite vitale minimo. Il WWF in Italia è stato il primo a dare l’allarme sullo stato della lontra negli anni ’80, dando vita al Gruppo Lontra Italia e coordinando il primo e unico monitoraggio nazionale dalla primavera del 1984 all’autunno del 1985, in cui emerse che solo il 6% dei 1300 siti monitorati erano effettivamente occupati dalla specie. Infine il Manifesto del Gruppo Lontra Italia, sottoscritto nel 1993, che portò a identificare, tra le altre cose una serie di centri Lontra tra cui quello dell’Oasi WWF di Penne. Proprio le Oasi del WWF sono state un’azione fondamentale per la conservazione della specie, come quelle di Serre-Persano, Grotte del Bussento e Lago di Conza in Campania, Pantano di Pignola e Policoro in Basilicata, Cascate del Verde in Abruzzo, e il sostegno alla realizzazione di importanti aree protette come il parco nazionale del Cilento-Vallo di Diano e Monti Alburni. La lontra, saperne di più –https://www.wwf.it/specie-e-habitat/specie/lontra/.

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serata insetti

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ANIMALI, WWF: AL VIA NUOVO MONITORAGGIO SULLA PRESENZA DELLA LONTRA NELLE ZONE DI ESPANSIONE IN ITALIA COORDINATO DA WWF E UNIVERSITÀ DEL MOLISE.

La specie è simbolo degli habitat di acque dolci, tra i più a rischio a livello italiano ed europeo.

Link per adottare una lontra e sostenere i progetti del WWF a tutela della speciehttps://wordpress.com/log-in/it.

Link alla pagina con il programma delle Giornate delle Oasi https://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/eventi/giornata-delle-oasi/. Roma, 25 maggio 2022

La lontra euroasiatica (Lutra lutra) è ancora oggi una delle specie più rare del nostro Paese e oggi si celebra la sua Giornata Mondiale. Dopo aver rischiato, nel secolo scorso, l’estinzione in Italia, da qualche anno la lontra è in lenta ma costante ripresa. Grazie anche alle politiche nazionali ed europee di conservazione, di cui il WWF è stato protagonista, si è assistito alla riunificazione dei due nuclei meridionali – gli unici vitali del Paese – alla ripresa in alcune regioni confinanti e al timido ritorno nell’area alpina legato all’espansione della specie da Austria e Slovenia. Nonostante questo, la popolazione italiana di lontra è ancora oggi tra le più minacciate e isolate d’Europa, essendo ancora assente in gran parte del suo areale storico, soprattutto nelle regioni centrali e settentrionali della penisola. In Italia si stimano tra gli 800 e i 1000 individui di lontra, ancora al di sotto del limite vitale minimo. Il WWF in Italia è stato il primo a dare l’allarme sullo stato della lontra negli ’80, dando vita al Gruppo Lontra Italia e coordinando il primo e unico monitoraggio nazionale dalla primavera del 1984 all’autunno del 1985, in cui emerse che solo il 6% dei 1300 siti monitorati erano effettivamente occupati dalla specie. Tra le azioni principali a salvaguardia della lontra, c’è stata la creazione di una rete di Oasi fondamentali per la conservazione della specie, come l’Oasi di Serre-Persano, Grotte del Bussento e Lago di Conza in Campania, Pantano di Pignola e Policoro in Basilicata, Cascate del Verde in Abruzzo, e il sostegno alla realizzazione di importanti aree protette come il parco nazionale del Cilento-Vallo di Diano e Monti Alburni. Anche grazie a queste Oasi, oggi la lontra sopravvive nell’Italia meridionale e solo negli ultimi anni ha dato segni di espansione, sia in aree confinanti del centro Italia sia con arrivi naturali nelle regioni alpine.

Qui il video della lontra all’Oasi WWF di Persano, girato da Raffaele di Sommahttps://www.youtube.com/watch?v=5FZchr8aTWI.

Proprio per questo, ad oltre 30 anni dal precedente monitoraggio e ad oltre 10 dal Piano di Conservazione per la lontra (PACLO) curato da ISPRA, il WWF ha deciso di finanziare un monitoraggio della presenza della lontra nelle regioni di recente espansione. Per farlo, ha attivato il prezioso supporto scientifico dell’Università del Molise, che vanta alcuni dei maggiori esperti mondiali sulla specie come la professoressa Anna Loy, con cui è stato redatto un protocollo standardizzato raccomandato dall’Otter Specialist Group dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Il censimento sarà quindi realizzato grazie a referenti regionali che avranno il compito di controllare i siti selezionati a scala nazionale all’interno di celle di griglia di 10x10km, anche con il supporto di volontari e appassionati.

 Obiettivo dell’indagine sarà quindi raccogliere informazioni aggiornate sulla presenza della specie nelle aree periferiche dell’attuale areale (aree identificate come prioritarie dal PACLO), ma anche su fattori di disturbo antropico che ancora insistono sui corsi d’acqua italiani e possono impedire o rallentare il processo di espansione della lontra nel nostro paese. Questo consentirà inoltre di supportare il prossimo aggiornamento del PACLO e avviare, da parte del WWF e degli enti preposti, tutte le azioni possibili per tutelare aree critiche e prevenire alcune delle principali minacce alla lontra in Europa, a cominciare da quella degli investimenti da automobili. Ultimo, ma non meno importante, creare gruppi di volontari da formare sotto la guida dei coordinatori regionali, che in futuro possano trasformarsi in sentinelle e ambasciatori della conservazione dei nostri sempre più minacciati ecosistemi fluviali. Per aiutare il WWF a portare avanti tutti i progetti sul campo dedicati alla lontra e dare una speranza concreta a una delle specie più preziose del nostro Paese, ognuno può fare la sua parte adottando simbolicamente una lontra sul sito WWF: clicca QUIhttps://sostieni.wwf.it/adotta-una-lontra.html?utm_source=PressOffice&utm_medium=CS&utm_campaign=Adozioni2022.

Giornate delle Oasi WWF 2022Fino al 29 maggio sarà possibile seguire “Il Richiamo della natura” entrando nelle Oasi WWF, a partire proprio da quelle particolarmente dedicate agli uccelli migratori. Le Oasi WWF saranno aperte gratuitamente al pubblico. Per partecipare ad alcune attività potrà essere richiesto un piccolo contributo, sempre indicato laddove previsto. Scopri qui tutti gli appuntamenti in Italia. 

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WWF: DATI DI FONDAMENTALE IMPORTANZA PER LAVORARE SULLA CONSERVAZIONE DELLA SPECIE E SULLA COESISTENZA TRA LUPO E ATTIVITÀ UMANE. Pubblicati i risultati del monitoraggio nazionale del lupo coordinato da Ispra: il lavoro di raccolta dati, svolto tra ottobre 2020 e aprile 2021, ha coinvolto una vasta rete di esperti e volontari nella raccolta dei segni di presenza del lupo da Nord a Sud. Più di 60 i volontari WWF che hanno contribuito al risultato.

Roma, 17 maggio 2022 – Link alla brochure del WWF sulla convivenza uomo-lupo  

https://www.dropbox.com/s/3v1o68kl9t3ht3a/brochure_convivenza_lupo_stampa%20%282%29%281%29.pdf?dl=0.

Un numero stimato intorno ai 950 individui si muove nelle regioni alpine, mentre sono quasi 2.400 quelli distribuiti lungo il resto della penisola. Complessivamente in Italia si stima la presenza di circa 3.300 lupi (dati ISPRA). La specie occupa stabilmente circa 41.600 km2 nelle regioni alpine e 108.500 km2 nelle regioni peninsulari, pari a poco più del 50% del territorio italiano. Questi in sintesi i principali risultati del primo monitoraggio nazionale del lupo, la cui raccolta dati sul campo era terminata nell’Aprile 2021. Oggi la popolazione di lupo in Italia ha dunque decisamente migliorato il suo status di conservazione. Grazie alla sua tutela legale e all’aumento tanto delle foreste quanto delle specie preda, il lupo ha ricolonizzato spontaneamente buona parte della Penisola. “Per la prima volta in Italia disponiamo di dati esaustivi e affidabili su presenza e distribuzione del lupo, specie fondamentale per i nostri ecosistemi e la cui presenza è un valore per i nostri territori”, commenta Gianluca Catullo, responsabile specie e habitat del WWF Italia. I numeri sono in crescita, come gli esperti si aspettavano, ma le minacce per la sua conservazione restano attuali. Bracconaggio e mortalità accidentale continuano a uccidere centinaia di lupi ogni anno, e l’ibridazione con il cane mette a repentaglio l’integrità genetica della specie. Per questo “occorre non abbassare la guardia e continuare a lavorare per favorire la coesistenza del lupo con le attività umane, la zootecnia in primis. Ci auguriamo che questi risultati siano l’inizio del percorso che porti all’approvazione finalmente di un Piano di gestione e conservazione condiviso, che preveda azioni atte a contrastare le minacce e a migliorare la convivenza tra le comunità locali e il lupo” sottolinea Catullo. I dati raccolti e la rete creata possono fornire un supporto a Enti locali e Parchi nazionali per una corretta conservazione del lupo e per mitigare attivamente i conflitti, soprattutto nelle aree di neo-espansione della specie, ma abbandonando definitivamente l’idea di azioni inutili e dannose come gli abbattimenti. Il conflitto con gli allevatori, seppure nel complesso inferiore rispetto a quelli causato da molte altre specie (in particolare da parte dei cinghiali, specie che proprio il lupo aiuta a contenere), può localmente avere un impatto elevato su alcune aziende zootecniche. In molte aree le azioni di prevenzione dei danni (recinzioni fisse e mobili, cani da guardiania, pascolo sorvegliato) hanno permesso di attenuare con successo i danni subiti dagli allevatori, ma il conflitto rimane localmente elevato in alcune aree, in particolare in zone di recente ricolonizzazione della specie. Importante sottolineare come i numeri pubblicati non siano però sinonimo di conflitto in espansione. Come dimostrato da diverse realtà, infatti, il livello di conflitto con le attività umane non dipende dal numero di lupi presenti su un territorio, ma dalla corretta applicazione e diffusione delle tecniche di prevenzione più adatte ai singoli contesti e alle singole aziende agricole.  Questo è confermato anche dalla letteratura scientifica, che dimostra come gli abbattimenti non servano a ridurre i danni. Viceversa, è importante che anche i singoli cittadini aiutino a prevenire conflitti nelle zone di nuova espansione, in primis evitando di lasciare cibo a disposizione di lupi e di altri animali selvatici, e gestendo correttamente i propri animali domestici. Nel periodo storico attuale, il successo nella conservazione del lupo (sul baratro dell’estinzione fino a pochi decenni fa quando negli anni ‘70 il WWF promosse il primo censimento sulla specie con l’Operazione San Francesco) permette di ragionare a scala più ampia, ponendo ambiziose sfide per la conservazione di tutta la nostra biodiversità. Lavorare per la conservazione del lupo, specie iconica e tassello fondamentale per il corretto funzionamento degli ecosistemi (ricordiamo ad esempio, anche il prezioso ruolo che il predatore può svolgere nel contenimento della diffusione della peste suina nella popolazione di cinghiali), significa proteggere tutte le specie e gli habitat che da questo dipendono. Incrementare le nostre aree protette, portando al 30% la superficie di territorio nazionale sottoposto a tutela entro il 2030, è una sfida che permette anche di aumentare le aree con una sempre migliore integrazione tra la presenza del lupo e le attività umane.

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webinar anfibi

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è necessaria l’iscrizione entro il 3 febbraio tramite la compilazione del modulo al link:  https://forms.gle/SKRnrdmhFpJfurzV8 ; in allegato la locandina col programma; sarà anche online

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passeggiate

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A SETTEMBRE NEL PARCO DELLA MAIELLA PARTE IL “TOUR DELLA CONVIVENZA” DEDICATO AGLI ABITANTI DEL TERRITORIO E ORGANIZZATO CON IL WWF.

Obiettivo: conoscere bene e coesistere meglio con l’orso marsicano. Ultimi giorni per iscriversi alla squadra dei volontari del tour. Roma, 27 agosto 2021

Aumentare la conoscenza e la consapevolezza dei cittadini affinché una popolazione stabile di orso marsicano possa insediarsi, riprodursi e svolgere il suo ruolo ecologico nell’ecosistema: lo sforzo è quello di annullare o minimizzare le minacce antropiche per questa specie chiave della fauna protetta dell’Appennino. E’ questo l’obiettivo del primo Tour della Convivenza – Bentornato orso gentile, che dal 7 all’11 settembre incontrerà gli abitanti dei territori del Parco della Maiella dove la presenza dell’orso bruno marsicano è sempre più tangibile. Sono 5 le tappe previste: Roccamorice, Campo di Giove, Palena, Pizzoferrato e Ateleta. In tutte le località il Camper di supporto al Tour sarà attivo dalle 10 del mattino fino al tramonto. In questi giorni il WWF sta raccogliendo l’adesione dei volontari che, coadiuvati dal Parco, organizzeranno incontri e dibattiti con i residenti e con coloro che svolgono attività nel Parco. Sono previste mostre, attività didattiche e giochi rivolti anche a bambini e ragazzi. Verranno distribuiti materiali informativi sulle regole principali da adottare nell’interazione con l’orso, sia durante le escursioni che nella gestione delle attività economiche. Tutte le attività saranno svolte nel pieno rispetto delle normative anti-Covid. Per la partecipazione dei volontari scrivere a: 

abruzzo@wwf.it. Il Tour della Convivenza è all’interno delle attività sostenute dal Progetto LIFE-ARCPROM  , cofinanziato con i fondi LIFE Natura dell’Unione Europea e che coinvolge gli enti di gestione competenti di 3 aree protette in Grecia (Parchi Nazionali di Rodopi, Prespa e Nord Pindo) e del Parco Nazionale della Maiella in Italia, dove il target è l’orso bruno marsicano, una sottospecie che sopravvive solo nell’Appennino Centrale. 

IL PROGRAMMA DEL TOUR 

MARTEDI 7 SETTEMBRE – ROCCAMORICE – in Via De Horatiis 

MERCOLEDI 8 SETTEMBRE – CAMPO DI GIOVE – Piazza Duval

GIOVEDI 9 SETTEMBRE – PALENA – Piazza del Municipio

VENERDI 10 SETTEMBRE – PIZZOFERRATO – Piazza San Rocco

SABATO 11 SETTEMBRE – ATELETA – Giardini Comunali di Ateleta, Via Sangrina

LE ATTIVITA’ PREVISTE:    

Ore 10.00 – 13.30. Sosta del camper e gazebo informativo con distribuzione di materiale informativo sul progetto e sui corretti comportamenti per favorire la coesistenza uomo-orso.

Ore 16.00 -18.00. Attività ludiche per bambini e ragazzi a tema orso: 

–    gioco dell’orso;

–    letture tematiche sull’orso e la natura;

–    cruciverba sul tema orso;

–    attività di intrattenimento (origami a tema orso, disegni, etc.);

ore 18.00 -19.30:  attività per la cittadinanza, con gioco a quiz e premi sui temi legati alla biologia dell’orso in Appennino, alla presenza dell’orso nel Parco e alla coesistenza tra uomo e orso;

ore 20 – fine attività.

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Il 10 agosto è la Giornata Mondiale del Leone. Potente, maestoso e molto socievole, il leone è una delle specie più iconiche in assoluto ma ci sono alcune curiosità che non tutti conoscono. In Africa questo grande felino è protagonista di un grave declino: in 20 anni il numero dei leoni nel Paese si è quasi dimezzato.

Roma, 10 agosto 2021

Adotta un leone e aiuta il WWF a salvare la specie dall’estinzionehttps://sostieni.wwf.it/sos_leone.html?utm_source=Digital&utm_medium=Web_Social&utm_campaign=don.SMS_Leone.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/d044xsnkh6wuqrn/AAC-Fs4vGyof7qXernqnctada?dl=0.

Potente, maestoso e molto socievole, il leone è una delle specie più iconiche in assoluto ma ci sono alcune cose che non tutti sanno su questo maestoso felino. Il 10 agosto si celebra la Giornata mondiale del leone e il WWF ha deciso di raccontare le 10 cose da sapere su questo straordinario animale.

NON SOLO IN AFRICA. La maggior parte dei leoni vive in Africa, al di là del deserto del Sahara, ma esiste anche una piccola popolazione di leoni asiatici che sopravvive in India, nel Parco Nazionale di Sasan-Gir.

I PICCOLI NASCONO MACULATI. I piccoli di leone alla nascita hanno delle piccole macchioline sulla pelliccia, che poi scompariranno via via che diventano adulti. Queste macchioline sono molto importanti: grazie a loro i cuccioli possono nascondersi meglio nella vegetazione mentre la mamma è a caccia.

IL PESO DEI LEONI. I leoni maschi possono pesare fino a 190 chili e le femmine fino a le femmine fino a 130, ma non è tutta ciccia! Questa potenza e questo peso servono a loro per poter cacciare prede anche molto grandi e per difendere meglio il branco.

OGNI CRINIERA HA UNA STORIA. Le criniere dei leoni hanno tutte una storia: più il leone invecchia e più le criniere diventano folte, scure e lunghe, un vero simbolo di potere che piace tanto alle femmine. Ma le criniere servono anche a proteggere i leoni durante i combattimenti, dai morsi e dai graffi.

L’ALLEVAMENTO DEI PICCOLI. I cuccioli di leone vengono cresciuti da un vero e proprio “team. Il branco è costituito da un maschio adulto, da alcune femmine imparentate, con i loro cuccioli, e da altri maschi che servono a proteggere il branco. L’aspetto bello è che le mamme di leone allevano i piccoli tutte insieme e se un cucciolo ha bisogno di latte può andare da qualunque femmina che lo abbia.

POSSONO DISSETARSI DALLE PIANTE. Questi grandi carnivori si sono abituati nel tempo a vivere in luoghi dalle condizioni anche molto difficili, come il deserto del Kalhari. In questi posti, quando hanno fame e particolarmente sete, possono dissetarsi con le zucche del deserto.

SONO GRANDI MANGIATORI. In un solo pasto i leoni possono arrivare a mangiare fino a 40 chili di carne, quasi l’equivalente ad 1/4 del loro peso corporeo, la loro lingua è ricoperta di papille appuntite e affilate, che servono per raschiare via la carne dalle ossa.

CACCIANO DURANTE LE TEMPESTE. Ai leoni piace cacciare di notte, al buio, perché i loro occhi si sono adattati a vedere nell’oscurità e questo dà loro un vantaggio competitivo sulle prede. Una cosa interessante è che questi felini non disdegnano cacciare durante le tempeste, perché vento e frastuono portano via i loro odori e rumori, rendendo la caccia più efficace.

RUGGISCONO ALL’UNISONO. I leoni sono gli unici felini che ruggiscono all’unisono. Il ruggito serve a socializzare ma anche a marcare il territorio, perché può essere sentito fino a 8 chilometri di distanza. Anche i piccoli si uniscono al ruggito del branco, facendo del loro meglio per fare parte del coro.

NON RESTANO MOLTI LEONI IN AFRICA. Purtroppo dall’inizio del secolo scorso abbiamo perso il 90% della popolazione di leoni che viveva in Africa. A minacciarli sono soprattutto il bracconaggio, il fatto che i leoni vengano uccisi per proteggere il bestiame allevato dall’uomo, ma anche la scomparsa di habitat e prede naturali. Il WWF sta facendo il possibile per il futuro dei leoni in questo continente, proteggendo il loro habitat e i corridoi di spostamento, studiando e monitorando i branchi, ma soprattutto lavorando con le comunità locali al fine di trovare le soluzioni migliori per una convivenza possibile con questo grande predatore. 

Ognuno di noi può aiutare il WWF a salvare i leoni sostenendo la campagna SOS Leone  https://sostieni.wwf.it/sos_leone.html?utm_source=Digital&utm_medium=Web_Social&utm_campaign=don.SMS_Leone.

Guarda il video sulle 10 cose che non sai sul Leone https://www.youtube.com/watch?v=SDjPbcFlL2A&feature=youtu.be.

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serate informative

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