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Archive for the ‘urbanistica’ Category

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NELLE SCORSE SETTIMANE L’ASSOCIAZIONE AVEVA INVIATO UNA LETTERA AL GOVERNO SULLA LEGGE REGIONALE. Roma, 20 marzo 2021

La decisione del Consiglio dei Ministri che, su proposta del ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini, ha deciso di impugnare il Piano casa della Regione Sardegna (legge regionale 1/2021) è un’ottima notizia.Nelle scorse settimane l’associazione del Panda con una lettera a firma della presidente Donatella Bianchi indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi, al ministro degli Affari regionali e le Autonomie Gelmini, al ministro della Cultura Franceschini e a quello della Transizione ecologica Cingolani aveva chiesto al governo di impugnare presso la Corte Costituzionale il “Piano Casa” della Regione Sardegna (legge regionale 1/2021) perché, secondo l’associazione si tratta di una provvedimento che “capovolge completamente l’impianto di tutele paesaggistico-ambientali contenute nel Piano paesaggistico regionale sardo, prevede un’indiscriminata colata di cemento, con possibilità di edificazione a pioggia nelle zone rurali e naturali (anche di pregio) e incrementi volumetrici, fino al 50 per cento per le strutture turistico ricettive”. Ora la parola passa alla Corte Costituzionale ma quello del governo è certamente un segnale importante per il territorio, la biodiversità e il futuro della Sardegna.

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È INCOSTITUZIONALE E IN CONTRASTO CON IL PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE. Un attacco indiscriminato al territorio sardo con edificazioni a pioggia e incrementi volumetrici. Roma, 10 marzo 2021

La Sardegna è stata la prima regione in Italia a dotarsi di un Piano Paesaggistico ai sensi del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio. La Sardegna è anche la regione con il più ricco e vario patrimonio di biodiversità in Europa. Ma oggi il paesaggio e la natura dell’Isola, costiero e interno, sono sotto attacco a causa di una recente legge regionale (Legge 18 gennaio 2021, n. 1 “Disposizioni per il riuso, la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente ed in materia di governo del territorio. Misure straordinarie urgenti e modifiche alle leggi regionali n. 8 del 2015, n. 23 del 1985 e n. 16 del 2017.”), che autorizza notevoli incrementi volumetrici e nuove edificazioni anche in aree tutelate, violando e rovesciando i contenuti del Piano paesaggistico regionale della regione Sardegna. Fatto ancor più grave è che questo stravolgimento è stato deciso dalla regione senza avere preventivamene attuato il principio di codecisione e pianificazione congiunta tra Stato e Regione, obbligo inderogabile in materia paesaggistico- ambientale. In tal modo vengono violati i principi fondamentali di rango costituzionale in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente. La legge regionale, che si aggiunge ad altre recenti che hanno allargato in maniera indiscriminata e illegittima le maglie dei vincoli urbanistici e paesaggistici (e già impugnate alla Consulta dal Governo), consente edificazioni a pioggia e incrementi volumetrici indiscriminati, minacciando il territorio regionale, la natura della Sardegna e le prospettive di un vero sviluppo e turismo sostenibili. Ecco perché, con una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri degli Affari regionali, della Cultura e della Transizione ecologica a firma della Presidente Donatella Bianchi, il WWF chiede al governo di impugnare alla Corte Costituzionale la legge “Piano Casa” 1/2021. Legge che – sottolinea il WWF – capovolge completamente l’impianto di tutele paesaggistico-ambientali contenute nel Piano paesaggistico regionale sardo, prevede un’indiscriminata colata di cemento, con possibilità di edificazione a pioggia nelle zone rurali e naturali (anche di pregio) e incrementi volumetrici, fino al 50 per cento per le strutture turistico ricettive. Abbiamo segnalato al Governo, cui compete la tutela dell’ambiente, del paesaggio e degli ecosistemi assegnati dalla Costituzione allo Stato la gravità e l’urgenza della questione: il “Piano casa” deve essere bloccato.

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Il Coordinamento No Maxi Polo Casale sul Sile, Quarto d’Altino e Roncade , che vede coinvolti i circoli
Legambiente del trevigiano Piavenire e Treviso, Fridays for Future Treviso, XR, WWF, Italia Nostra, Salviamo il
Paesaggio, assieme a molte cittadine e cittadini della provincia di Treviso, indicono un’assemblea pubblica in
piazzale del pennone a Roncade per Sabato 27 Febbraio alle ore 15.00. Nel rispetto delle norme anti contagio,
è d’obbligo l’utilizzo della mascherina e il mantenimento del distanziamento fisico.
Un anno fa ci siamo riuniti a Casale sul Sile e Quarto d’Altino, ora anche a Roncade, Meolo e non solo, per
coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza su temi quali il consumo di suolo, il traffico e l’inquinamento
atmosferico, la precarizzazione del lavoro e lo svilimento del commercio locale, la necessità di regolamenti più
puntuali e leggi regionali meno blande, che non consentano il diffondersi di ulteriori interventi come questi lungo le
nostre strade e che minacciano la nostra salute.
Il recente annuncio della volontà di costruire un polo logistico a Roncade, in aggiunta a quello di Casale sul Sile,
non ci ha lasciati certo indifferenti.
Se ciò dovesse avvenire, il basso trevigiano diverrà feudo dei colossi della logistica. Il che avrà ripercussioni
pesanti sul prossimo futuro, in un territorio in cui consumo di suolo e inquinamento atmosferico sono tra i più elevati
d’Europa. A chi è ipnotizzato dalle promesse di posti di lavoro, vale la pena ricordare che in altri insediamenti simili,
a Rovigo, Vigonza, Piacenza, molti altri in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, quei posti sono in larga parte
dequalificati, precari e a rischio di sfruttamento dei lavoratori.
Allora scelte così importanti non vanno lasciate alla libera iniziativa di privati e singole amministrazioni ma vanno
pianificate dalla regione. A questa chiediamo, nel pianificate tali opere, di tener conto della grave situazione
ambientale io n cui si trova il Veneto, specie le province di Treviso e Venezia.
Secondo uno studio pubblicato lo scorso gennaio, a Treviso si eviterebbero 85 morti l’anno se si rispettassero le
linee guida dell’OMS su suolo e aria ( Treviso – ISGlobal Ranking Of Cities ). 85 morti su 85mila abitanti, cioè uno su
mille: quasi quanto i morti per il Covid-19 che da un anno ci tiene chiusi in casa.
L’assemblea sarà un’occasione anche per capire quali generi di lavoro ci offre oggi la logistica: perché questo
settore opera a tenaglia sul lavoro: da un lato incrementa lo sfruttamento con il sistema delle cooperative di
subappalto, dall’altro la sua spinta all’innovazione tende a ridurre al minimo il numero degli occupati.
Siamo certi che il “modello Amazon” sia quello giusto? Sappiamo davvero cosa si nasconde dietro ai “click” che ci
isolano ancora di più nelle nostre case? Non sarebbe meglio, invece, investire in un commercio locale anche
elettronico ma rinnovato, senza dover dipendere da multinazionali che si arricchiscono lasciando poco o nulla nei
luoghi in cui si insediano? Perché questi gruppi riescono a insediarsi in paesi in cui la pressione fiscale è per loro
quasi inesistente, riuscendo a sottrarre al fisco miliardi di euro. Non lo diciamo noi, lo dice uno studio del Financial
Times.
Per tutti questi motivi, per la salute pubblica , per il futuro nostro e del nostro territorio , per un confronto democratico
e civile, vi aspettiamo, sabato a Roncade.
Link dell’evento con comunicato di indizione dell’assemblea:
ASSEMBLEA PUBBLICA: NO MAXI POLO A CASALE-QUARTO E RONCADE | Facebook
Per info:
nomaxipolo@gmail.com
Coordinamento No Maxi Polo Logistico di Casale sul Sile,Quarto d’Altino e Roncade
Comitato per la salvaguardia del territorio di Casale sul Sile e del Basso Trevigiano – No Maxi Polo logistico a Casale sul Sile

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maxi polo Casale

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Roma, 31 luglio 2020 – L’arrivo di oltre 208 miliardi di euro all’Italia nell’ambito del Recovery Fund deciso dall’ultimo Consiglio europeo deve essere l’occasione per il nostro Paese per confermare la propria coerenza con le scelte dell’European Green Deal dimostrando anche di voler rendere più efficace ed efficiente l’azione amministrativa imponendo una svolta al modo in cui l’Italia impiega i finanziamenti pubblici: rispettando i diritti alla informazione e partecipazione del pubblico interessato; sapendo selezionare le vere priorità di intervento di interesse nazionale e destinando a queste finanziamenti certi e realmente disponibili; migliorando radicalmente gli strumenti programmatori e la qualità dei progetti; compiendo le migliori scelte dal punto di vista della sostenibilità ambientale e sociale; rafforzando i controlli e le valutazioni ex ante ed ex post. Il cosiddetto Decreto Semplificazioni (dl n. 76/2020 – Atto Senato 1883) all’esame della I Commissione (Affari costituzionali) e della VIII Commissione (Lavori Pubblici) di Palazzo Madama ha in gran parte mancato queste fondamentali promesse. Lo sottolineano 7 associazioni ambientaliste (Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Kyoto Club, INU, Legambiente, TCI, WWF) che hanno inviato in questi giorni un corposo Documento di osservazioni e richieste di emendamento integrativi e migliorativi a 21 articoli, su 64, del decreto e intervenendo nell’Audizione che si è svolta martedì 28 luglio davanti alle Commissioni congiunte a Palazzo Madama. Il termine degli emendamenti nelle Commissioni congiunte è il 4 agosto, ma nelle loro parole e nel loro documento le associazioni, con rammarico, fanno notare che nell’articolato si ripropongono alcuni dei meccanismi che negli ultimi 40 anni non hanno portato alcun cambio di passo nella capacità di intervento del Paese. Nonostante le esperienze e le vicende (anche giudiziarie) che sin dai Mondiali di Calcio e dagli eventi dedicati a Colombo hanno portato alla legge Obiettivo e quindi all’ormai superato Codice Appalti 2006, anche con il cd Decreto Semplificazioni si ripropongono meccanismi già dimostratisi inefficaci (visto che a consuntivo nel 2015, dopo 15 anni di legge Obiettivo è risultato essere completato solo il 4% delle cosiddette infrastrutture strategiche). Questo per non dire dei tentativi di elusione delle procedure comunitaria per l’assegnazione delle opere pubbliche che hanno portato a numerosi contenziosi. Se dunque, da un lato, non si può negare l’esigenza di processi più snelli, da un altro non si può non ammettere che nel nostro Paese, la semplificazione e  l’accelerazione dei meccanismi decisionali, la forzatura delle norme  urbanistiche, territoriali, paesaggistiche e ambientali, la sistematica sottovalutazione della informazione e partecipazione del pubblico e del patrimonio di conoscenze del territorio rappresentato dai cittadini, ha aumentato consumo del suolo, rischio geologico, intaccato un patrimonio paesistico e naturalistico di rilevanza mondiale. Questo modo di procedere, che ha ispirato anche il decreto Sblocca Cantieri del 2019, come sottolineato dal Presidente dell’ANAC, Franco Merloni nella sua relazione annuale 2019 alla Camera dei Deputati dello scorso 2 luglio allarga le maglie degli affidamenti diretti senza produrre alcun beneficio concreto mentre i problemi vanno ricercati nelle fasi preliminari dell’affidamento, ad esempio nella carente programmazione e progettazione e in quella successiva dell’esecuzione. Le associazioni condividono da anni e sposano le valutazioni critiche del Presidente dell’Autorità Anticorruzione e chiedono una svolta che: 1) rafforzi e responsabilizzi l’azione la pubblica amministrazione, 2)  riduca i livelli e i processi decisionali e gli organismi ad essi preposti, 3) chiarisca i rapporti tra centro e periferia, 4) introduca elementi di valutazione preventiva e successiva degli interventi, 5) rafforzi i meccanismi di vigilanza e controllo su iter autorizzativi resi più fluidi (è uno scandalo ad esempio che il Sistema nazionale per la protezione ambientale, preposto da 4 anni ai controlli, debbano ancora oggi operare in invarianza dei costi rispetto alla riforma del 2016). Le Associazioni rilevano come sia stata scelta con il Decreto Sempificazioni la strada di una perenne incertezza normativa (denunciata anche da ANAC), che non fa bene né alle imprese, né alla P.A., né ai cittadini, intervenendo su ben 50 diverse norme su materia delicate e strategiche introducendoennesime modifiche od elusioni del Codice degli appalti del 2016 (sono 12 gli articoli su cui si interviene sul D.Lgs. n. 50/2016, dopo modifiche che si sono succedute ogni anno dal 2017 ad oggi); ulteriori forzature temporanee o permanenti dei meccanismi decisionali della Conferenza dei Servizi (sono 9 gli articoli modificati della legge n. 241/1990); uno stillicidio di modifiche al Testo Unico dell’Edilizia (13 gli articoli modificati del DPR 380 2001); diffuse e in alcuni casi pesanti modifiche al Codice dell’ambiente (sono ben 16 gli articoli modificati). Ma il paradosso è, notano le Associazioni, che gli estensori del decreto non hanno sfruttato appieno i meccanismi acceleratori previsti a legislazione vigente, come risulta evidente dal fatto che: a) sia per le procedure aperte che per quelle ristrette di affidamento lavori esistono già meccanismi nel Codice Appalti 2016 che riducono da 35 sino a 10 giorni le procedure di assegnazione da avvio bando (artt. 60, 61 e 63 del D.Lgs. n. 50/2016); nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale invece di accanirsi sui tempi dedicati alla consultazione dei cittadini (60 giorni) si potrebbero tagliare di ben 90 giorni i tempi concessi nell’ambito della procedura VIA ai proponenti dei progetti per inutili controdeduzioni e integrazioni nelle procedure ordinarie (arrtt. 20 e 24 del D.Lgs n. 152/2006) e di altri 60 giorni (!) nel caso dei provvedimenti unici (art. 27 del D.Lfgs n. 152/2006); non si introduce alcun correttivo nelle norme relative alla programmazione e alla progettazione delle opere per dare certezze sui meccanismi selettivi delle opere, sulla loro copertura economica e finanziaria (programmazione) e sulla produzione dei Piani Economico Finanziari e dell’Analisi Costi Benefici comparata delle alternative di intervento (progettazione). Invece, si compiono scelte che, a giudizio delle associazioni, mettono a rischio il territorio e le casse pubbliche, come già avvenuto in passato, rendendo più opachi i mercati degli appalti e le procedure decisionali con un elevato rischio di legalità proprio quando al Paese vengono destinati ingentissimi finanziamenti. Scelte, che vanno ben oltre a quanto già previsto dal decreto Sblocca Cantieri (dl n. 32/2019) e fortemente criticato. Scelte che possono avere pesanti ricadute sul territorio, sul tessuto sociale e sulle casse pubbliche come quelle di:

sospendere sino al 31 luglio 2021, il ricorso alle procedure aperte di gara anche per gli affidamenti di forniture, servizi lavori pubblici sotto e soprasoglia generalizzando il ricorso a procedure ristrette e negoziate, che per l’Europa devono rimanere un’eccezione;

allargare in maniera abnorme la competenza dei Commissari, nati per gestire un numero limitato di interventi prioritari nazionali, anche ad opere in ambito regionali e locale, consentendo così di intervenire in deroga alle norme sugli appalti e ambientali su un numero imprecisato di opere;

rendere ancora più incerti i criteri di qualifica degli operatori e meno trasparente la filiera dei subpappalti per i lavori pubblici, controllata in ampie zone del Paese dalla criminalità organizzata;

abusare dello strumento delle Conferenze di Servizi semplificata e/o simultanea in cui valga il silenzio assenso anche per le amministrazioni preposte alla tutela sanitaria, culturale, paesaggistica e ambientale;

favorire ulteriore consumo di suolo, con l’introduzione della libertà di cambiare “sedime”, e quindi di realizzare costruzioni ex novo inaree diverse da quella dove si è demolito, negli interventi di demolizione e ricostruzione, nell’ambito della rigenerazione urbana;

intimare ai funzionari pubblici di procedere alla stipulazione dei contratti, alla conclusione della fase decisionale, alla esecuzione delle opere, ventilando la responsabilità erariale e disciplinare del responsabile del procedimento in caso di “inerzia”;

interventi arbitrari sull’autonomia del giudice amministrativo (a cui, pur in presenza di norme già esistenti viene chiesto di tenere conto della priorità alla realizzazione delle opere), della magistratura contabile (che sino al 31/7/2021 non dovrebbe tenere conto del danno erariale provocato per colpa, ma solo per dolo), del giudice penale (con una modifica all’articolo 323 del CP sull’abuso d’ufficio che chiede di valutare se esistano o no margini di discrezionalità nell’operato del del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio).

Le Associazioni, che comunque hanno avuto modo di segnalare anche gli articoli del provvedimento che ritengono condivisibili e che in alcuni casi vanno solo migliorati, invitano caldamente  le Commissioni competenti del Senato a non ricadere negli errori del passato riproponendo procedure che renderanno impossibile intervenire nelle qualità progettuali, che generalizzando le priorità fanno sì che nulla sarà veramente prioritario, che favoriscono interessi che nulla centrano con quelli pubblici, che rischiano di uscire dal solco comunitario non solo rispetto agli standard di sostenibilità dello sviluppo, ma anche rispetto alle garanzie e alle regole che necessariamente devono essere seguite, soprattutto quando ci si appresta a gestire e ad impegnare una quantità di denaro senza precedenti.

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Prato In Fiera

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Organizzato da Fridays For Future Treviso venerdì 12 giugno 2020 dalle ore 18:30 alle 20:30 a Casale sul Sile – FERMIAMO LA COLATA DI CEMENTO

I 500.000 mq del “Parco Tematico” di Casale sul Sile rappresentano l’ennesima colata di cemento che rischia di abbattersi sul territorio veneto, il cui suolo è già consumato al 12,40%, con l’aumento maggiore in Italia nel 2018, +923 ettari. Le problematiche ambientali di quello che sarà un grande polo logistico chiamano in causa la vicinanza al Parco Regionale del Fiume Sile, nonché l’inquinamento atmosferico, con i 1300 mezzi in circolazione stimati per l’ora di punta. Tutto sembra giustificato sulla base di una gestione miope del territorio, che rinuncia a una programmazione complessiva a favore di un mega intervento singolo e che accetta di incassare oneri di urbanizzazione oggi, per distruggere il futuro domani.
E ancora, tutto sembra legittimato dal possibile interessamento per l’area di colossi quali Amazon e Zalando, che porterebbero nuovi posti di lavoro e crescita economica. Pochi però ricordano a che prezzo arriveranno questi presunti benefici. Al prezzo di un sistema di organizzazione del lavoro che spreme i lavoratori, punisce chi non è produttivo, emargina chi si iscrive ai sindacati. Al prezzo di un sistema di consumo che incentiva la richiesta bulimica di prodotti. Al prezzo di un’economia locale, artigiani, piccoli commercianti, produzioni locali, che verranno cannibalizzati. Sono davvero questa gestione dell’ambiente, questa economia e questo futuro che vogliamo per i nostri territori?
Noi crediamo che una programmazione del territorio e dell’economia alternativi debba essere e sia possibile. Per fermare il cambiamento climatico, per dare un futuro vivibile alle generazioni che verranno. Parliamone assieme. Possiamo fermare questo progetto. Assieme. Gruppi, movimenti e associazioni ambientaliste che vogliono aderire all’assemblea possono inviare un’email a fridaysforfuturetreviso@gmail.com. Alcune precisazioni per l’assemblea:
Il luogo dell’assemblea sarà comunicato a breve, ma sarà all’aperto. Verrà rinviata in caso di pioggia.
Saranno rispettate le misure di distanziamento fisico. Gli interventi al microfono saranno possibili solo con mascherina. L’assemblea è aperta a tutt* ma non ci sarà spazio per tribune elettorali.

 

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