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Archive for the ‘territorio’ Category

Greenpeace Italia, Legambiente e WWF – ASSOCIAZIONI CHIEDONO CARTE E RISPOSTE SU TRIVELLAZIONI OFFSHORE – IL GOVERNO CHIARISCA SU DISMISSIONI, MORATORIA, NORME, VIA E BANCA DATI 

Roma, 12 aprile 2019 – Fuori le carte e le risposte su quale sia la strategia del Governo per limitare effettivamente l’estrazione degli idrocarburi a cominciare dal mare. Chiedono Greenpeace ItaliaLegambiente e WWF che dichiarano il loro sconcerto per la mancanza di una chiara strategia governativa a questo proposito, condizionata anche dalle resistenze pro-fossili all’interno dello stesso Governo. Le tre associazioni ambientaliste dichiarano “Abbiamo finora fatto proposte normative per emancipare il nostro Paese e i nostri mari dai combustibili fossili e abbiamo contribuito alla individuazione di un programma per il decommissioning per oltre 30 piattaforme offshore, ma stiamo ancora attendendo risposte concrete dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente che affrontino efficacemente il rischio per l’ambiente, per la navigazione e per le attività turistiche e della pesca rappresentato innanzitutto da quegli 88 impianti (piattaforme e pozzi sottomarini offshore) localizzati nella fascia di interdizione delle 12 miglia marine, il 47,7% dei quali (42 su 88)  non hanno mai avuto una Valutazione di Impatto Ambientale e che presentano un’età media di 35-40 anni (il 48% ha 40 anni), che, per la stragrande maggioranza, sono concentrati nelle mani di ENI o Edison che ben possono affrontare un programma di dismissione dei pozzi improduttivi e più  rischio”. Le Associazioni chiedono conto di dove sia finito il programma, frutto anche dell’intenso lavoro di lobby delle tre associazioni, concordato dai due Ministeri, a cui si aggiunge il Ministero dei Beni Culturali, con Assomineraria, relativo alla dismissione di 34 piattaforme offshore (di cui 26 nella fascia offlimits delle 12 miglia) non produttive o con pozzi prevalentemente “non eroganti” da anni. Le Associazioni considerano non sufficiente la minimoratoria di 18 mesi per redigere un Piano delle aree, atteso da anni, che per obbligo comunitario deve essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica, decisa con il decreto “semplificazioni “(decreto legge 135 del 143/12/2018, convertito in legge due mesi dopo, legge n. 12 dell’11 febbraio 2019) in assenza di indirizzi chiari per la decarbonizzazione dell’economia e di chiari segnali sullo smantellamento progressivo delle piattaforme situate nell’area offlimits delle 12 miglia. Le Associazioni hanno presentato precise proposte, non accolte, per lo smantellamento definitivo delle norme pro-petrolieri dello Sblocca Italia (decreto legge n. 133/2014) ma non solo, che ancora sono vigenti relative a: 1. il titolo concessorio unico per la ricerca e la coltivazione di idrocarburi, che consente ai petrolieri di avere un iter autorizzativo inarrestabile anche se sorgessero rilevanti impatti ambientali; 2. ristabilisca il divieto introdotto nel 2008 alle trivellazioni offshore Alto Adriatico per scongiurare il rischio subsidenza; 3. l’eliminazione delle scandalose franchige/esenzioni dal pagamento delle royalties per le aziende petrolifere che producono sino a 80 milioni di metri cubi di gas e 50mila tonnellate di petrolio in mare, 25 milioni di metri cubi e 20mila tonnellate l’anno a terra. Le Associazioni ritengono insufficienti gli indirizzi contenuti nel Decreto del Ministero dell’Ambiente del 19 febbraio scorso per uniformare la Valutazione di Impatto Ambientale per le piattaforme offshore e chiedono una modifica normativa al Testo Unico Ambientale (D.lgs. n. 152/2006 e successive integrazioni) in cui siano valutati contestualmente i grandi rischi di incidente rilevante per la sicurezza e l’ambiente, ora non considerati. Le Associazioni criticano la ristrutturazione della banca dati del Ministero dello Sviluppo Economico sulle istanze di ricerca prospezione e coltivazione e sulle concessioni di idrocarburi in mare che è diventata meno accessibile al cittadino comune e disponibile per la consultazione solo a persone esperte.

Il presente comunicato viene inviato dall’Ufficio Stampa del Wwf Italia anche per conto delle altre associazioni citate.

 

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Roma, 11 aprile 2019 – IGNORATO IL NO DEL PARCO NAZIONALE E NEL FRATTEMPO LA VERA RICOSTRUZIONE È FERMA

Domani, venerdì 12 aprile, il Sindaco di Castelsantangelo sul Nera ha convocato un incontro pubblico per la presentazione del progetto di invaso artificiale sul Monte Prata, nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini versante marchigiano, progetto inutile (nonostante le pretestuose motivazioni sciistiche, agro-pastorali e sugli antincendio) e altamente impattante in un territorio montano di pregio naturalistico, già bocciato dall’Ente Parco nazionale dei Monti Sibillini. Il progetto viene presentato quale azione di rilancio dell’economia del territorio dopo i terremoti del 2016, ma in realtà si manifesta come l’ennesima strumentalizzazione del sisma per proporre progetti incompatibili con la presenza di un’area protetta di valenza nazionale ed europea. L’invaso, che dovrebbe servire per l’innevamento artificiale, la gestione dei pascoli e per spegnere gli incendi boschivi, verrebbe collocato a 1732 metri di altitudine e potrà contenere circa 12 mila metri cubi di acqua utilizzando le risorse idriche di una sorgente e di una condotta solo in parte già esistente, con una spesa stimata di oltre un milione di euro. L’Ente Parco, con il suo ex Presidente, il prof. Oliviero Olivieri dell’Università di Perugia, aveva pubblicamente già anticipato il suo parere contrario lo scorso anno in occasione della prima presentazione del progetto per l’assenza dei necessari requisiti di compatibilità con le misure di salvaguardia di un ecosistema classificato come prioritario dalla Direttiva “Habitat” dell’Unione Europea. Attualmente il Parco è privo di presidente dal settembre 2018: un ritardo che potrebbe ora avvantaggiare chi ripresenta questo tipo di infrastrutturazione del territorio naturale che il Parco, in base alla legge nazionale, è chiamato a difendere. L’opera è altamente impattante perché determinerà pesanti sbancamentil’impermeabilizzazione di un terreno calcareo di natura permeabile, nonché la distruzione di un’ampia superficie di habitat protetti dall’Unione Europea su proposta della Regione Marche attraverso la Rete Natura 2000. L’opera è inutile perché è ridicolo pensare che il rilancio del settore turistico invernale possa avvenire attraverso impianti d’innevamento artificiale che, con l’innalzamento altitudinale dello zero termico a causa dei cambiamenti climatici, rende inutile spargere neve artificiale sul terreno visto che la stessa si scioglie rapidamente per le temperature troppo alte, come dimostrano le esperienze fallimentari degli impianti d’innevamento artificiale in altre aree dei Monti Sibillini a partire dagli impianti di Sassotetto a Sarnano. Quanto alla funzione di contrastare gli incendi, il Piano antincendio del Parco evidenzia come la gestione degli incendi boschivi non richieda affatto ulteriori bacini artificiali per eventuali interventi dei mezzi aerei, perché la presenza di grandi bacini artificiali come il Lago di Fiastra a nord e il Lago di Gerosa a sud del Parco garantisce già oggi la disponibilità d’acqua necessaria. Infine il fabbisogno di acqua per gli allevamenti caratterizzati da un numero ridotto di animali al pascolo non necessita certo di un bacino artificiale delle dimensioni previste dal progetto e potrebbe essere garantita attraverso una diversa gestione dei pascoli d’altitudine e una adeguata gestione delle sorgenti, la creazione di nuovi punti di abbeveramento e la manutenzione di quelli esistenti che purtroppo sono lasciati all’incuria. Quello che più spiace, però, è la strumentalizzazione che si continua a fare della tragedia del terremoto. Attraverso la ricostruzione si vogliono far passare progetti che nulla hanno a che fare con il recupero delle realtà locali, come il centro commerciale di Castelluccio, che sono incompatibili non solo con la normativa di parco, ma anche con le normali normative a difesa della montagna. E tutto questo mentre la vera ricostruzione, quella che dovrebbe riguardare le case, le scuole, i negozi, in poche parole quella che riguarda la vita vera di tutta la comunità del parco, resta al palo.

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STOP A TESTO SULLE AREE PROTETTE REGIONALI E RIAPRIRE IL CONFRONTO. Roma, 8 aprile 2019

Il WWF Italia rivolge un appello ai consiglieri regionali della Liguria chiedendo di rivedere i contenuti del disegno di legge regionale sulle aree protette della regione che, come hanno già evidenziato le rappresentanze regionali delle associazioni ambientaliste e Federparchi presenta diverse criticità dalla soppressione delle attuali 42 aree protette locali (che fanno parte del PTC Piano territoriale di Coordinamento) in provincia di Savona, la rinuncia all’istituzione del Parco regionale del Finalese oltre alla riduzione della perimetrazione dei parchi regionali liguri esistenti. Tra l’altro per diverse ragioni il testo in discussione presenta alcuni elementi che potrebbero spingere il Governo ad impugnarla davanti alla Corte costituzionale. La complessità del provvedimento e l’importanza dell’argomento trattato che ha conseguenze immediate sulla natura protetta e sul capitale naturale di una regione fragile come la Liguria, merita un maggior approfondimento e un maggior coinvolgimento di tutti i soggetti che quotidianamente operano per difendere la natura. I parchi sono un fondamentale presidio del territorio ancor più in una regione come la Liguria che è drammaticamente colpita da problemi di dissesto idrogeologico.  È noto, infatti, che l’assenza di gestori di parchi e aree protette aumenta i rischi di cementificazione e quindi di consumo del suolo e diminuisce la tutela dei sistemi naturali che sono essenziali nella prevenzione delle frane e smottamenti che, già in passato, hanno creato seri danni alle popolazioni locali. Il WWF, infine, ricorda che la partita della conservazione della natura in Liguria ai gioca anche con l’istituzione del Parco Nazionale di Portofino che, invece, per molteplici motivi, continua ad essere fermo al palo. Le aree naturali protette possono rappresentare un modello di sviluppo sostenibile solo se dotate di perimetrazioni e strutture adeguate. La valorizzazione dei prodotti tipici locali così come l’attrattività turistica sono intimamente legate al mantenimento delle risorse naturali che di quella valorizzazione e di quella crescita sono il fondamento. Il WWF Italia chiede quindi ai consiglieri regionali e alla Giunta della Regione Liguria di non procedere all’approvazione del testo attualmente in discussione e di riaprire la discussione su un provvedimento vitale per la natura protetta ligure.

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Sostenere chi gestisce la “Natura Privata”: questo l’obiettivo del progetto LIFE ELCN Development of a European Private Land Conservation Network. Roma, 3 aprile 2019

WWF Oasi partner del progetto LIFE ELCN ha organizzato nell’oasi WWF Laguna di Orbetello dal 3 al 5 aprile, presso il Casale Giannella, il primo incontro nazionale per avviare la rete di gestori di aree naturali private italiane per migliorare la condivisione di esperienze e affrontare problematiche comuni in futuro. L’iniziativa raccoglie numerosi partner di Germania, Belgio, Paesi Bassi, Romania, Spagna, Portogallo, Finlandia, Irlanda e ovviamente l’Italia dove il progetto affronta le esigenze dei proprietari nel gestire la tutela della natura e del patrimonio storico e culturale che conservano. Sono infatti molti i dibattiti, le politiche e le strategie sulla gestione di aree protette pubbliche, mentre c’è poca attenzione verso i gestori di aree protette di natura privata, con le loro necessità e problematiche. Gli esempi e le buone pratiche raccolte verranno diffuse a livello italiano ed europeo elaborando linee guida al fine di replicarle altrove con successo. Tra i partecipanti le grandi organizzazioni come il WWF, la LIPU e il FAI, rappresentano un network di aree protette private importante nel panorama nazionale. Molti i rappresentanti delle proprietà coinvolte nel progetto, sono stati invitati a testimoniare e diffondere le proprie esperienze e l’impegno profuso nel tutelare la biodiversità e conservare le tradizioni e la cultura del proprio territorio. Per maggiori avere maggiori informazioni clicca sulla pagina web dedicata al progetto oppure visita la pagina Facebook.

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PARCHI: FULCO PRATESI, DONATELLA BIANCHI A PARCO CINQUE TERRE È SPLENDIDA NOTIZIA

Roma, 26 marzo 2019 – “La scelta di Donatella Bianchi per la presidenza del parco delle Cinque Terre è una splendida notizia sia per il parco che per il WWF che da sempre si batte per difendere e promuovere le aree protette del nostro paese”. Lo ha dichiarato il presidente onorario del WWF Italia Fulco Pratesi commentando l’indicazione da parte del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, su cui il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti ha già annunciato l’intesa, della presidente del WWF Italia Donatella Bianchi alla guida del Parco delle Cinque Terre. “Oggi più che mai i parchi nazionali che attraversano un periodo di difficoltà hanno bisogno di competenza, autorevolezza e passione – conclude il presidente onorario del WWF -. Qualità che di certo non mancano a Donatella che, ne siamo certi, farà un ottimo lavoro”.

 

DONATELLA BIANCHI: “PRONTA A LAVORARE PER PROTEGGERE E PROMUOVERE UNO DEI LUOGHI MAGICI DELLA NATURA D’ITALIA” – Roma, 26 marzo 2019

“Sono sinceramente onorata per essere stata indicata dal ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, alla presidenza del Parco Nazionale delle Cinque Terre e per l’intesa già concessa dal Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Da spezzina oltre che da presidente del WWF Italia considero la possibilità di poter lavorare per proteggere e promuovere uno dei luoghi magici della Natura d’Italia, un esempio virtuoso di convivenza fra l’uomo e la natura, un privilegio ed una responsabilità a cui dedicarmi, una volta concluso l’iter della nomina, con passione e dedizione”. Lo dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: “Sono certa che, con la collaborazione di tutti, riusciremo ad avviare un nuovo percorso virtuoso in grado di stimolare un rilancio del sistema dei Parchi Nazionali e delle Aree Marine Protette che rappresentano il cuore del nostro capitale naturale e che, fino ad oggi, troppo spesso, sono stati trascurati”.

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Domani giovedì 21 marzo è l’International Day of Forests. Rappresentano l’habitat per il 75% della biodiversità e producono oltre il 40% dell’ossigeno terrestre. Tra il 1990 e il 2007 le foreste mondiali hanno sequestrato in media 2,4 MLD di Co2. Sabato 30 marzo alle 20,30 torna Earth Hour, l’Ora della Terra, l’evento mondiale del WWF sul clima. L’evento centrale sarà a Matera, capitale europea della cultura 2019, con lo spegnimento di uno dei luoghi iconici della “città dei Sassi”. Roma, 20 marzo 2019

Cartella con immagini di foreste

https://www.dropbox.com/sh/ee81tirfvscyu0t/AAB_-Ake7c11XSY3ciOWvAx_a?dl=0.

Nella Giornata Internazionale delle Foreste (che si celebra domani, giovedì 21 marzo) il WWF vuole puntare l’attenzione sullo straordinario valore dei “polmoni” del Pianeta che non solo sono essenziali per la vita sulla Terra ma che rappresentano un elemento cruciale nella lotta ai cambiamenti climatici. Le foreste coprono il 31% delle terre emerse del pianeta, costituiscono l’habitat per il 75% della biodiversità terrestre e, in varie forme e particolarmente grazie al processo della fotosintesi clorofilliana, contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico. La FAO dal 1948 elabora assessment sullo stato delle foreste (i “Global Forest Resources Assessment” vengono pubblicati ogni 5 anni, il prossimo è previsto per il 2020 mentre ogni anno viene pubblicato lo “State of the World’s Forests”) e secondo i suoi dati più recenti risulta che le foreste pluviali producono oltre il 40% dell’ossigeno terrestre e la deforestazione è una delle principali cause del riscaldamento globale, poiché produce dal 12 al 20% delle emissioni di gas serra.  Oggi la superficie forestale globale è estesa meno di 4 miliardi di ettari: il 93% è foresta naturale, mentre la superficie di foresta piantata rappresenta il 7%. Nel periodo fra il 1990 e 2015, la superficie di foreste è diminuita di 129 milioni di ettari, un’area che equivale quasi all’intero Sudafrica. La perdita netta annuale media nel periodo 2010-2015, invece, è stata di 3,3 milioni di ettari e la maggior parte riguarda le foreste naturali. Secondo un interessante studio apparso su Nature nel 2015 si stima che all’inizio della rivoluzione agricola vi fossero sulla Terra circa 6.000 miliardi di alberi mentre oggi ne abbiamo circa 3000 miliardi (Crowther T.W. ed altri, 2015, Mapping tree density at a global scale, Nature 525; 201-205). Questa grave perdita di capitale naturale è stata negli ultimi anni parzialmente compensata dal recupero naturale di terre abbandonate da agricoltori o allevatori (2,2 milioni di ettari all’anno) e da nuove piantagioni (3,1 milioni di ettari all’anno). La principale causa della deforestazione è l’agricoltura commerciale su larga scala, che ha rappresentato circa il 40% della deforestazione nei tropici e sub-tropici; mentre l’agricoltura di sussistenza locale ha inciso per il 33%, l’infrastrutturazione per il 10%, l’espansione urbana per il 10% e l’estrazione mineraria per il 7%. In Italia, nel periodo 2005-2015 la superficie interessata da formazioni forestali, secondo la FAO, è pari a 9,2 milioni di ettari, con una crescita annua dello 0,6%. Nell’Accordo di Parigi approvato dalla COP 21 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) per mantenere l’aumento della temperatura media mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di fare il possibile per limitare l’aumento a 1,5°C, oltre alle massicce riduzioni a breve termine delle emissioni di gas climalteranti, si richiede anche l’applicazione di tecniche di “emissione negativa” che estraggano dall’atmosfera l’anidride carbonica già emessa . La fotosintesi clorofilliana, processo che estrae l’anidride carbonica dall’aria, utilizzando l’acqua, e la trasforma in materia vegetale, è uno dei mezzi naturali che da 3,5 miliardi di anni permette di assorbire CO2 ed è ovviamente utile nella lotta contro i cambiamenti climatici. Le foreste del mondo,tra il 1990 e il 2007 hanno sequestrato in media 2,4 miliardi di tonnellate di carbonio all’anno. Secondo i dati della FAO del 2010 le foreste manterrebbero immagazzinate 289 miliardi di tonnellate di carbonio nella biomassa viva, nel legno morto, nella lettiera e nel suolo. Il legno, composto per circa il 50% di carbonio, se utilizzato per produrre beni di lunga durata, come edifici e parti di essi, mantiene naturalmente intrappolata la CO2 mentre, se usato come combustibile, la rilascia in atmosfera. Nel nostro Paese, dalle stime dell’Inventario Nazionale delle Foreste e del sequestro del carbonio 2005, risulterebbe che la quantità di carbonio organico presente nella parte vegetale presente fuori del terreno dei boschi italiani (alberi vivi, rinnovazione e arbusti) ammonta a 472,7 milioni di tonnellate, mentre quella rimossa annualmente dall’atmosfera ammonterebbe a circa 12,6 milioni di tonnellate. Abbiamo il dovere di fare il possibile per fermare la distruzione delle foreste naturali, restaurare gli ecosistemi degradati dallo sfruttamento e riforestare. Per farlo è necessario realizzare migliori pratiche di gestione per rendere le foreste più resistenti e resilienti ai disturbi che possono rilasciare improvvisamente una grande quantità di carbonio nell’atmosfera, come gli incendi boschivi. Le azioni di gestione forestale, poi, devono essere armonizzate all’interno dei paesaggi forestali e si deve favorire l’uso di legname estratto in modo sostenibile per la costruzione di strutture e prodotti di lunga durata, evitando di bruciarlo, se non alla fine del ciclo di vita dei prodotti. Le foreste del nostro paese costituiscono un importante elemento anche per le attività di adattamento ai cambiamenti climatici, come indicato nel Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico prodotto dal Ministero dell’Ambiente, e anche il ruolo della riforestazione urbana assume un significato rilevante che il WWF sottolinea nel suo programma Urban Nature. Earth Hour 2019. Proprio con l’obiettivo di limitare il cambiamento climatico, dimezzando le emissioni di gas serra entro il 2030 a livello globale, nonché fermare la perdita di biodiversità, il prossimo 30 marzo torna Earth Hour: la più grande mobilitazione planetaria sul clima. Un’ora simbolica di luci spente e tante iniziative per un futuro sostenibile, che si svolgeranno in centinaia di Paesi nel mondo con lo slogan #Connect2Earth, che non solo esprime lo stretto legame tra uomo e natura, ma anche quello tra cambiamenti climatici e perdita di biodiversità, il capitale naturale sul quale poggia la nostra stessa vita. Patrocini: Earth Hour 2019 ha ricevuto la Medaglia del Presidente della Repubblica, il patrocinio della Presidenza del Consiglio, della Camera dei Deputati, della Fondazione Matera 2019, del Comune di Matera, di ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Agenzia Spaziale italiana. Anche le scuole saranno coinvolte, grazie a uno specifico Protocollo d’intesa siglato da WWF e MIUR.  Anche per questa edizione, Sofidel sarà il main partner dell’evento. L’azienda, nota soprattutto per il brand Regina, è al fianco del WWF da oltre 10 anni nell’ambito del programma Climate Savers e nel 2017 ha rinnovato il suo impegno sottoscrivendo il Manifesto S.O.S. del WWF ispirato ai 17 Obiettivi di Sostenibilità dell’ONU, sposando dunque la visione di lungo periodo promossa dall’Associazione che considera il nostro Pianeta come luogo comune per realizzare un benessere equo e sostenibile e che riconosce la centralità del capitale naturale. Negli anni, Sofidel è stata al fianco del WWF in numerose attività di sensibilizzazione e ingaggio, tra cui il programma educativo “Mi Curo di Te – Il gesto di ognuno per il Pianeta di tutti” dedicato ai temi Acqua, Clima e Foreste. Per programmi aggiornati e appuntamenti: oradellaterra.org.

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Invito stampa – Roma, 20 marzo 2019Cartella foto –

https://www.dropbox.com/sh/gwucht4d7pp1nwn/AABAIVtZGU6s04xbEJvoEbcWa?dl=0.

Giovedì 21 marzo alle ore 11 presso Palazzo Mezzacapo del Comune di Maiori verrà presentato il progetto di riqualificazione e tutela del Faro di Capo d’Orso di Maiori. Il faro rientra tra primi 11 fari, di proprietà dello Stato, dati in concessione nell’ambito del progetto “Valore Paese – Fari dell’Agenzia del Demanio” con bando del 2015. La conferenza sarà aperta dal Sindaco di Maiori, Antonio Capone e dai saluti del delegato WWF della Campania, Piernazario Antelmi. A seguire gli interventi del Direttore Regionale Campania dell’Agenzia del Demanio Edoardo Maggini sul progetto Valore Paese – Fari e del Presidente di WWF Oasi Antonio Canu, Società aggiudicataria, il quale presenterà il progetto di valorizzazione. La proposta del WWF Oasi che si è aggiudicata la gara si pone l’obiettivo di recuperare e valorizzare un bene dello Stato, situato in un contesto di altissimo valore naturalistico, attraverso la missione della conservazione e della tutela del territorio. Il sito di Capo d’Orso è incluso nel perimetro del Parco Regionale dei Monti Lattari ed è tutelato da Direttive comunitarie come sito di importanza europea per la biodiversità. Forte dell’esperienza di gestione delle Oasi del WWF Italia, il progetto intende contribuire a mantenere gli ecosistemi naturali e, ove necessario, recuperare e ripristinare l’ambiente originario, valorizzando, attraverso il faro, tutto territorio con una fruizione responsabile e sostenibile. La proposta si sviluppa quindi su un’area più ampia rispetto all’immobile del faro stesso, il quale diventa presidio ma anche luogo di richiamo, svolgendo più ruoli, da quello informativo a quello formativo. Anche la ricettività sarà improntata alla valorizzazione del territorio. Alla conservazione della natura e ospitalità, quindi, si aggiunge la ricerca scientifica, la fruizione pubblica, l’educazione, la formazione e la valorizzazione delle risorse e del contesto ambientale, tutte funzionali alla riuscita della riqualificazione e tutela. La proposta si inserisce in un’ottica di turismo responsabile, attività che permette di acquisire la consapevolezza necessaria per tutelare l’ambiente naturale e le culture locali ma rappresenta anche uno strumento importante per lo sviluppo di un’economia virtuosa del turismo nei luoghi di destinazione. Il faro sarà quindi il punto d’incontro di più iniziative, dove soggiornare per conoscere e vivere il territorio, ma anche presidio didattico e scientifico, osservatorio permanente sulle peculiarità ambientali dell’area costiera, con particolare attenzione alla fauna legata agli ambienti marini e alla migrazione degli uccelli. Il faro sarà anche sede di incontri, seminari, conferenze e attività formative legate ai temi della conservazione della natura, della ricerca scientifica e dello sviluppo sostenibile, mentre il Centro visite potrà fungere da volano per conoscere la costiera, promuovendo eventi locali legati alla valorizzazione del territorio e alla sua vocazione culinaria, attraverso la collaborazione con ristoratori locali. Ad integrazione della proposta anche lo sviluppo a mare, riprendendo il progetto di Oasi blu, uno spazio dedicato alla fruizione marina.

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