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Archive for the ‘territorio’ Category

ANNUNCIO MISE DIMOSTRA CHE LA ‘STRADA FRANCESE’ SULLA SOSPENSIONE ERA REALISTICA E PRATICABILE – Roma, 9 gennaio 2019

Ritenevamo che il governo potesse dare, visto il precedente della moratoria adottata dal 2016 dalla Francia, un chiaro segnale politico-istituzionale per sospendere le trivellazioni offshore e l’annuncio di oggi del MiSE ci dà ragione: la proposta del WWF era quindi realistica e praticabile. I 3 anni di sospensione devono servire, però, a smontare l’apparato normativo del decreto Sblocca Italia che favorisce le trivellazioni. Se confermata la moratoria può essere un primo chiaro segnale sulla strada della decarbonizzazione e per la tutela del Mediterraneo, sottoposto all’inquinamento da petrolio (si stima che ogni anno vengano riversate nel nostro mare 600mila tonnellate di petrolio) e da plastica (il 95% dei rifiuti rinvenuti in mare è composto da plastiche). Il Mediterraneo, infatti, è un bacino prezioso per la sua biodiversità visto che nell’1% circa delle acque dei mari del mondo ospita circa 17.000 specie marine, che costituiscono il 7,5% delle specie su scala globale.

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Roma, 7 gennaio 2019 – Volere è potere, mai come nel caso delle concessioni petrolifere la politica deve dimostrare coerenza con gli impegni assunti in campagna elettorale e considerare la questione nel suo complesso a cominciare dalla riforma del quadro normativo. Precedenti, anche recenti, come lo stop nel 2016 del progetto Ombrina Mare di fronte alla Costa Teatina in Abruzzo, dimostrano che quando c’è la volontà politica si può fare molto e che si può intervenire anche sul singolo caso. Se il governo vuole davvero perseguire la via dell’uscita dai combustibili fossili indicata nel programma di governo e richiesta dall’Accordo di Parigi sul clima, deve disinnescare l’articolo 38 del cosiddetto decreto Sblocca Italia, che ha facilitato gli iter autorizzativi per le trivellazioni di idrocarburi a mare. Il WWF chiede che il governo adotti subito un provvedimento di moratoria generalizzato come quello assunto sin da 2016 dal governo francese e tuttora vigente e intervenga con una modifica urgente di carattere normativo: una modifica coerente con una strategia di decarbonizzazione che preveda anche un piano di progressive dismissioni delle piattaforme già autorizzate e di stop a quelle nuove. Senza un piano delle aree inoltre, previsto nel 2014 poi cancellato alla fine del 2015, ci troveremo sempre a discutere di singole concessioni senza affrontare il problema sul piano strategico. Per non parlare del 48 per cento di impianti offshore entro le 12 miglia dalla costa, oggi fascia off limits per le nuove trivellazioni: semplicemente insostenibili. Sono ben 44 su 94 gli impianti offshore (piattaforme o teste di pozzo) autorizzati prima del 1986 e quindi mai sottoposti alla Valutazione di Impatto Ambientale (entrata in vigore proprio quell’anno). Così come è necessario lavorare per introdurre il divieto di utilizzo per le ricerche in mare di una pratica pericolosa come l’air gun. “Mentre siamo tutti impegnati a difendere il mare dalla plastica con una fortissima mobilitazione anche istituzionale è un paradosso che non si riesca a mettere uno stop al pericolo che, proprio per il mare e la sua biodiversità, rappresentano le trivellazioni. Chiediamo al governo di mettere fine a questo gioco perverso che, tra l’altro rappresenta un ulteriore pugno nello stomaco per gli oltre 13 milioni di cittadini che si sono chiaramente espressi all’ultimo referendum sulle trivelle”, dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

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Roma, 18 dicembre 2018 – Si rafforza e si estende la privatizzazione delle spiagge italiane. Con i due emendamenti al disegno di legge di bilancio 2019, proposti dalla maggioranza in Senato, non solo si consolida la permanenza sino al 2020 di strutture amovibili sui nostri litorali e si prorogano di fatto, per un massimo di 25 anni, le concessioni demaniali degli stabilimenti balneari in spregio alla Direttiva europea sulla concorrenza Bolkenstein (che imporrebbe le gare) ma addirittura si propone un meccanismo che consente di individuare e concedere ulteriori aree demaniali attualmente libere per nuove attività balneari. Lo denuncia il WWF che ricorda come, secondo le elaborazioni del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila Bernardino Romano, sono solo 1860 km i tratti lineari di costa più lunghi di 5 km del nostro Paese (isole comprese) ancora liberi e con un buon grado di naturalità (il 23% dei nostri litorali, su complessivi 8000 km circa). Invece, nell’emendamento sulla proroga e l’estensione delle concessioni per gli stabilimenti balneari, rileva il WWF, si arriva addirittura a sostenere, sottolineano le associazioni, che la privatizzazione sarebbe compatibile con la sostenibilità ambientale e la tutela degli ecosistemi marittimi coinvolti, mentre di fatto si estende l’effetto barriera che già caratterizza amplissime porzioni dei nostri litorali. In questa maniera, conclude il WWF, si illudono gli imprenditori del settore di poter eludere le norme europee sulla concorrenza e si crea un duplice danno, con meno entrate e maggiori uscite per la comunità: perché, da un lato, si consolida una rendita di posizione, basata sul versamento di canoni molto bassi e servizi spesso scadenti, e dall’altro, si corre il rischio, anzi la certezza che l’Italia sarà sottoposta ad un’ulteriore procedura d’infrazione e alle relative multe comunitarie.

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SU CONDONO A ISCHIA ESPOSTO A CORTE DEI CONTI PER DANNO ERARIALE – Roma, 15 novembre 2018

Con l’approvazione del decreto su Genova senza le modifiche che erano state proposte aumenta il deficit ambientale del nostro Paese. Le aree naturalistiche di pregio e le nostre campagne, infatti, vengono ulteriormente messe a rischio dall’abusivismo e da sostanze inquinanti persistenti. Il WWF chiede al governo di correggere subito le norme approvate questa mattina in Senato che, come segnalato in più occasioni, creano un danno all’ambiente (nel caso dei fanghi di depurazione ma anche degli abusi edilizi) e un danno alla casse dello Stato (per l’evasione e l’elusione di chi vive nell’illegalità con l’abusivismo). In particolare per la parte che riguarda il condono a Ischia l’associazione procederà a un esposto alla Procura regionale della Corte dei Conti. Il WWF chiede, inoltre, che proprio nei giorni in cui si discute il disegno di legge di Bilancio 2019 si individuino risorse rilevanti per avviare quel Piano di manutenzione del territorio e adattamento ai cambiamenti climatici (valutato in 40 miliardi di euro): un piano richiesto da anni e che rappresenta l’unica via per una seria e estesa opera di manutenzione preventiva che metta in sicurezza il nostro territorio e la vita dei cittadini.

 

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AL PIÙ PRESTO UNA CONFERENZA NAZIONALE SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO PER DARE A REGIONI E COMUNI GLI STRUMENTI PER POTER RISPONDERE A EMERGENZE SEMPRE PIÙ FREQUENTI. Esecutivo convochi le Regioni sui piani paesaggistici e ANCI per gli insediamenti a rischio. Subito al Senato lo stralcio delle norme su Ischia. Dal WWF le proposte di intervento immediato in 7 punti. Roma, 5 novembre 2018

Non possiamo più assistere a tragedie come quelle che stanno colpendo il nostro Paese, dal Trentino Alto Adige, al Veneto, fino alla Sicilia passando per il Lazio, la Liguria e la Lombardia con un conto dei morti che si di giorno in giorno più drammatico. Tutto questo su un territorio sempre più vulnerabile. I Comuni italiani a rischio sono aumentati dal 2015 al 2017 passando dall’88% al 91% nel e sono 3 milioni i nuclei familiari che risiedono in aree ad alta vulnerabilità (dati ISPRA); inoltre questo territorio è inadatto a rispondere naturalmente ad eventi “normali”, tanto meno ai fenomeni legati ai cambiamenti climatici che si stanno manifestando con questa intensità. Fenomeni amplificati nelle aree in cui l’abusivismo edilizio costituisce una piaga endemica: in Italia ci sono 20 case abusive ogni 100 in Italia e nel Mezzogiorno sono quasi il 50% (ISTAT, 2018). Il WWF chiede che il governo organizzi al più presto una Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici per fornire a regioni e comuni gli strumenti per rispondere in modo efficace all’emergenza causata dai fenomeni climatici estremi. È indispensabile un Piano di adattamento che metta in sicurezza il territorio e le persone e che si rilanci l’azione sia per mitigare il cambiamento climatico, vale a dire tagliare drasticamente e prima della metà del secolo azzerare le emissioni di carbonio, quindi l’uso dei combustibili fossili, a partire dal Piano Energia Clima la cui prima bozza va predisposta entro la fine dell’anno. Il WWF invita governo di compiere subito alcune chiare scelte nel rispetto dei vincoli a tutela del nostro territorio e del paesaggio e sull’abusivismo. Bisogna convocare un tavolo con le Regioni per procedere alla rapida approvazione dei piani paesaggistici (ad oggi approvati definitivamente solo da Sardegna – per le aree costiere; dalla Toscana e della Puglia) attesi dal 2004 e va aperto un tavolo tecnico con l’ANCI per decidere le priorità di intervento nelle aree a maggiore rischio idrogeologico per procedere, anche con fondi nazionali, agli abbattimenti delle case abusive, alla delocalizzazione delle industrie a rischio (in questi giorni è scoppiato il caso del sito nucleare di Saluggia) e delle attività produttive e delle abitazioni più esposte. Il WWF chiede, poi, lo stralcio al Senato della Parte III del decreto su Genova dedicata al condono delle case abusive colpite dal sisma del 2017 ad Ischia.

7 COSE DA FARE SUBITO. È necessario avviare un programma di manutenzione del territorio per tutelare la funzionalità degli ecosistemi e mantenere un adeguato equilibrio territoriale ambientale, che sia integrato con una Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici, fondata sui seguenti punti:

Corretta applicazione delle direttive europee, con particolar riguardo alla Direttiva Quadro “Acque” (2000/60/CE) e“Alluvioni” (2007/60/CE).

Consolidamento del ruolo delle autorità di distretto (istituite nel 2016) per il coordinamento degli interventi per il dissesto idrogeologico, la difesa e messa in sicurezza del suolo e la qualità delle acque a livello di bacino idrografico, come previsto dalla Direttiva quadro Acque. Vanno, inoltre, cantierate subito i progetti di ingegneria naturalistica per l’adattamento già approvati dalle Autorità stesse.

Avvio di una diffusa rinaturazione fluviale, volta a recuperare capacità di ritenzione delle acque in montagna e collina e a ripristinare aree di esondazione naturale dei fiumi nei fondovalle e in pianura, rispettando l’obbligo imposto alle Regioni (L. 133/2014), non ancora pienamente rispettato, di impiegare almeno il 20% di finanziamenti della difesa del suolo per interventi integrati per il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità, promuovendo “infrastrutture verdi”, come anche previsto dalla risoluzioni della Commissione europea (2013/249).

Assicurarsi che i Piani di Protezione civile siano redatti a tutti i livelli istituzionali e i Comuni siano in grado di attuarli, capaci quindi, laddove necessario, di interdire strade, ponti, sottopassi e tutte le strutture a rischio nei periodi di allerta, predisponendo sistemi di allarme nelle città.

Avvio di una capillare campagna di informazione e formazione sul rischio affinché le popolazioni possano essere consapevoli delle situazioni di rischio (molti non sanno di vivere dentro dei fiumi, sopra a frane attive, in aree a rischio terremoti) e imparare a comportarsi nelle diverse situazioni di rischio-

Promozione di sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUSD), per migliorare la gestione dell’acqua soprattutto nelle grandi città. Sistemi che sfruttano al meglio i diffusi spazi marginali, parcheggi, giardini, tetti per favorire l’accumulo della pioggia e la loro successiva infiltrazione nel sottosuolo.

Adozione di misure per ridurre i danni agli edifici soggetti a rischio alluvionale con interventi dry-proof, finalizzati ad impedire o minimizzare l’ingresso dell’acqua negli edifici (infissi a tenuta stagna; posizionado barriere mobili in corrispondenza di porte e finestre che possono non impedire l’ingresso dell’acqua ma ritardandolo consentono di allontanarsi o di mettere al sicuro mobili ed oggetti di valore  e interventi wet-proof, mirati ad aumentare la resistenza una volta che l’acqua sia entrata (elevazione delle apparecchiature, come quelle elettriche, su piedistalli o piattaforme o istallazione nei piani superiori; protezione delle apparecchiature con sistemi di ancoraggio o a tenuta stagna).

Il WWF, infine, rivolge un appello al ministro dell’Ambiente Sergio Costa affinché si adoperi con determinazione per difendere la Direttiva Quadro Acque in Europa: sono attualmente in discussione possibili modifiche, sotto la spinta di diverse lobby, che ne azzererebbero l’efficacia. È invece indispensabile che la Direttiva Quadro Acque sia applicata fino in fondo e anche per questo  il WWF chiede a tutti di partecipare numerosi alla Consultazione pubblica sulla Direttiva Quadro Acque, già in corso e aperta fino al 4 marzo 2019, collegandosi a wwf.it/protectwater

LE CIFRE DEL RISCHIO QUOTIDIANO IN ITALIA

Aumento Comuni a rischio. La percentuale dei Comuni italiani a rischio è arrivata al 91% nel 2017 aumentando ancora rispetto agli anni precedenti (88% nel 2015) ed oltre 3 milioni di nuclei familiari risiedono in queste aree ad alta vulnerabilità (fonte ISPRA, 2018).

Aumenta il rischio frane. Aumenta la superficie potenzialmente soggetta a frane (+2,9% rispetto al 2015) e quella potenzialmente allagabile nello scenario medio (+4%)*. Complessivamente, il 16,6% del territorio nazionale è mappato nelle classi a maggiore pericolosità per frane e alluvioni (50 mila km2). Quasi il 4% degli edifici italiani (oltre 550 mila) si trova in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e più del 9% (oltre 1 milione) in zone alluvionabili nello scenario medio.

Aumenta il Consumo di suolo. Continuiamo a consumare suolo al ritmo di 35 ettari al giorno oltretutto occupando molte delle aree di esondazione dei fiumi, compromettendone la capacità naturale di mitigazione del rischio idrogeologico.  E’ il caso della Liguria, dove un quarto del suolo, entro la fascia di 150 metri dagli alvei fluviali, è stato consumato tra il 2012 e il 2015 **, oppure del Trentino Alto Adige con il 12%, il Piemonte con l’9%, l’Emilia Romagna con l’8,2%, la Lombardia con l’8% o la Toscana con il 7,2% di ulteriore consumo di suolo entro la fascia di 150 metri dei fiumi in questi anni. Si è irresponsabilmente continuato a costruire in aree pericolose, così In Italia la percentuale di suolo consumato all’interno delle aree a pericolosità idraulica elevata è del 7,3%, mentre è del 10,5 % nelle aree a pericolosità media, lasciando così oltre 7,7 milioni di italiani a rischio.  (ISPRA, 2016).

Si è continuato a canalizzare i corsi d’acqua, a tagliare i boschi lungo le sponde dei fiumi, a scavare nel loro alveo e a interromperne la continuità con sbarramenti e traverse di ogni tipo. Non si è “attrezzati”, anche culturalmente, ad affrontare le allerte: troppe persone muoiono perché si trovano nel posto sbagliato al momento sbagliato; spesso è la poca reattività da parte delle Amministrazioni pubbliche a non dare adeguato seguito alle allerte meteo, così non vengono interdetti in tempo ponti, sottopassi o strade che poi si tramutano in trappole mortali. Ma anche il cittadino spesso non sa come comportarsi o ignora che la sua casa o la strada di fronte ad essa sono in aree a rischio.

Abusivismo. Ci sono 20 case abusive ogni 100 in Italia e nel Mezzogiorno le case abusive sono quasi il 50% (ISTAT, 2018). Questa piaga è sempre più frequentemente affrontata con condoni di varia natura, piuttosto che con una pianificazione territoriale responsabile e sostenibile e abbattimenti: così vengono sanate costruzioni in riva al mare, lungo fiumi, sotto frane, senza pensare che queste sanatorie non sanano il rischio.

Tutto questo insieme di illegalità diffusa, di sfruttamento indiscriminato del territorio, di interventi nefasti, che il WWF denuncia da decenni, è poi favorito da maldestre normative presenti in varie Regioni, dall’incuria e la “disattenzione” di molte amministrazioni locali, da uffici tecnici territoriali (ex geni civili) che propongono in gran parte ancora tagli della vegetazione ripariale ed escavazioni in alveo. Manca una visione a livello di bacino, l’unica che in grado di garantire una coordinata ed efficacia azione sul territorio e che è specificatamente prevista dalle inapplicate Direttive europee su Acque (2000/60/CE) e Alluvioni (2007/60/CE.

Tutto questo aumenta il rischio sul territorio e moltiplica gli effetti dei cambiamenti climatici.

* Tali incrementi sono legati a un miglioramento del quadro conoscitivo effettuato dalle Autorità di Bacino Distrettuali con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi o di eventi alluvionali recenti (fonte ISPRA).

**  ISPRA, 2016 – Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizioni 2016. 248/2016.

 

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