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Archive for the ‘territorio’ Category

Con la petizione #RestoreNature entro il 5 aprile ognuno potrà mandare il suo messaggio all’Europa.

Firma qui: https://restorenature.eu/it. Roma, 1 aprile 2021 

La natura come la conosciamo sta scomparendo, e la causa è l’uomo con i suoi impatti insostenibili. Deforestazione, agricoltura intensiva e pesca eccessiva hanno spinto un milione di specie animali e vegetali sull’orlo dell’estinzione. Siamo nel mezzo di una sesta estinzione di massa, con specie che scompaiono ad un ritmo 100 volte maggiore del loro tasso naturale, e proprio davanti ai nostri occhi, con conseguenze disastrose per il nostro clima, la nostra salute e il nostro benessere. Proteggere ciò che resta è necessario, ma da solo non annullerà ciò che è stato fatto. Dobbiamo anche ripristinare la natura al suo stato precedente.  In Italia c’è ancora molto da fare a partire dal PNRR, in cui ancora non è stato chiarito quante e quali siano le risorse nella quota di almeno il 37% di interventi green da destinare alla biodiversità. Il WWF ha chiesto al Governo che si prevedano interventi per Riqualificare la Natura d’Italia, che favoriscano le connessioni ecologiche, tutelino e mettano in rete le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese, a partire dalle aree protette, e valorizzino, quindi, le nostre aree interne, costiere e marine. La Commissione Europea ha promesso che proporrà una nuova legge per rendere il ripristino della natura legalmente vincolante per i paesi dell’UE. Ma ad oggi non esiste una definizione su ciò che questo effettivamente significhi. In questo momento, la Commissione UE sta chiedendo al pubblico di esprimere la propria opinione su come dovrebbe svolgersi il ripristino della natura in tutta l’UE, ma solo fino al 5 aprile 2021. BirdLife Europe, l’European Environmental Bureau e il WWF, tramite il suo European Policy Office hanno lanciato la campagna #RestoreNature, che chiede di ripristinare la natura in tutta Europa e di farlo adesso ora. Il messaggio delle organizzazioni alla Commissione europea è semplice: solo attraverso un cambiamento radicale e il ripristino degli ecosistemi terresti e marini, potremo riavere la biodiversità di cui abbiamo disperatamente bisogno. Recuperare la natura che abbiamo perso ci aiuterà a mitigare gli effetti della crisi climatica, a prevenire la futura diffusione di malattie e garantire la fornitura di servizi ecosistemici essenziali per la nostra vita. Firmando la petizione della campagna #RestoreNature su  QUESTO SITO, i cittadini possono chiedere che l’Unione Europea sviluppi una buona legge che possa aiutare a invertire il destino della natura in Europa, e che permetta di iniziare a ripristinare gli ecosistemi naturali. Si tratta della sopravvivenza delle nostre preziose zone umide, di torbiere, praterie, foreste, pianure alluvionali, fiumi e oceani. Ma si tratta anche del nostro clima, della nostra salute e del nostro futuro. La petizione contribuisce a raggiungere a livello europeo gli obiettivi della campagna ReNature Italy lanciata a febbraio da WWF Italia. 

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Invito Italia Nostra sezione di Belluno. Giovedì 18 marzo, alle ore 18.00 presentazione in videoconferenza del libro di Luigi Casanova: “Avere cura della montagna – L’Italia si salva dalla cima”. Link: https://bit.ly/3ekEl3q su piattaforma Teams. Con la partecipazione di Paolo Cognetti, che ha scritto la prefazione. Il volume presenta la capacità propositiva che emerge dalle lotte ambientaliste. Vuole essere un contributo teso a superare l’ingiusta etichetta del “No” e dimostrare come l’ambientalismo sia sinonimo di altro, un altro modo di vivere, un’altra comunicazione reciproca, un’altra convivenza tra noi umani e le diverse forme di vita.

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LA RICETTA: RESTAURO HABITAT, 30% DEL PAESE PROTETTO E ECOLOGICAMENTE CONNESSO. Salute, prosperità, lotta ai cambiamenti climatici: senza Natura non c’è futuro. Parte oggi la Campagna WWF ReNature Italy, nella decade proposta dall’ONU sulla restoration degli ambienti naturali. #ForNatureForUs

Roma, 19 febbraio 2021 – Link alla pagina web di campagna: http://bit.ly/RenatureItaly.

Cartella multimediale https://www.dropbox.com/sh/np4rqlt5vvcx227/AABcLTXfzH_Q1pIaJ0M5ePc1a?dl=0.

Abbiamo 10 anni per ricomporre il grande mosaico naturale italiano che, una volta ricostruito, manterrà in sicurezza il nostro capitale naturale garantendo prosperità e salute per tutti noi. Nell’avvio della decade promossa dall’ONU alla restoration dei sistemi naturali, il WWF con la sua nuova campagna ReNature Italy lancia una sfida di un grande progetto di rigenerazione della natura del nostro Paese che sposa la visione ambiziosa su come dovremo trasformare l’Italia entro il 2030, a partire da oggi… 4 le parole chiave: connessione, ripristino, protezione e rewild, cioè il ritorno in natura di specie importanti. ReNature Italy è la risposta concreta agli allarmi sulla perdita di biodiversità a livello globale e nazionale: 1 specie su 2 di vertebrati in Italia è minacciata d’estinzione, l’86% degli habitat europei è in cattivo stato di conservazione, perdiamo ogni giorno 16 ettari di territorio naturale sotto la pressione di cemento e degrado. Suolo fertile, ecosistemi con i loro servizi, piccoli e grandi habitat vengono trasformati e distrutti: centinaia di tessere naturali si perdono quotidianamente, e silenziosamente, in ogni angolo del paese, e si erodono poco per volta le connessioni vitali di un ecosistema sempre più fragile e il nostro capitale di natura. Per questo la prima richiesta alle istituzioni del WWF è quella di riportare al centro della politica il ruolo della natura, dedicando fondi significativi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) alla conservazione e ripristino della natura, cogliendo la sfida della Strategia Europea per la Biodiversità e avviando la Nuova Strategia Nazionale per la Biodiversità al 2030 per recuperare la natura che abbiamo perso.

LA VISIONE ‘NATURA’ PER L’ITALIA DEL 2030. La visione del WWF per il 2030 si riassume nel MANIFESTO 

(https://www.dropbox.com/s/n3m9t4wtuljqcxu/ReNature%20manifesto.pdf?dl=0) di campagna e in una MAPPA (https://www.dropbox.com/sh/k6oqw5m0dj7p11p/AABBc69sOVcHfSpiMZ0nR2A_a?dl=0). Il grande progetto ReNature Italy permetterà di migliorare l’efficacia delle aree protette esistenti, arrivando a proteggere il 30% di territorio nazionale, con un 10% tutelato integralmente in linea con quanto richiesto dalla Strategia Europea sulla Biodiversità, e mettendo in sicurezza tutte le foreste vetuste e più naturali d’Italia. Ma questo non basta: bisognerà ricostruire e completare la rete ecologica nazionale puntando su 3 grandi corridoi ecologici principali – alpino, appenninico e della valle del Po – capaci di connettere le aree protette e sostenere la biodiversità anche a fronte degli impatti del cambiamento climatico e custodire il capitale naturale.  Questo salto di qualità è possibile soprattutto rigenerando almeno il 15% del territorio nazionale, rinaturando almeno 1600 km di fiumi (a cui negli ultimi 50 anni abbiamo tolto circa 2000 km2 di spazio vitale) e rigenerando la natura in almeno il 10% della superficie agricola, in primis per gli impollinatori. Tra i protagonisti di questo progetto ambizioso molte specie simbolo della biodiversità italiana come lupo, orso, lontra, rapaci rarissimi come l’aquila di Bonelli, specie vegetali che resistono in piccoli areali come l’abete dei Nebrodi o il pino loricato. Tutte specie che vanno ancora difese da bracconaggio e dalla difficile coesistenza con le economie locali e altre minacce quotidiane. Nella campagna ReNature c’è anche spazio per sognare il ritorno della lince, il grande felino quasi scomparso dalla nostra fauna, e del cervo italico, asserragliato con appena 300 individui ai margini del delta del Po. “In un momento in cui abbiamo la possibilità di tradurre in azione quello che ci ha insegnato la pandemia, ovvero che gli ecosistemi naturali sono cruciali per il nostro benessere e le nostre vite, dobbiamo fare il possibile per ridare spazio alla natura, ricostruendo quello che abbiamo distrutto – ha dichiarato Alessandra Prampolini, direttore di WWF Italia – Il nostro messaggio è semplice: dobbiamo rigenerare l’Italia, passando da un sistema ‘nature negative’ ad una sfida ‘nature positive’. Nessun recovery fund ci traghetterà fuori dalla crisi in maniera duratura se non affrontiamo le radici dei problemi che stiamo vivendo, tra cui la distruzione della natura gioca un ruolo prominente. Capitale naturale, biodiversità, servizi degli ecosistemi, devono entrare nei fatti e concretamente nei fondi per la ripresa e la resilienza, adottando la sfida proposta dal WWF con i progetti di ReNature. Cogliamo inoltre questo momento chiave del nostro paese: oggi abbiamo l’opportunità di ripensare il nostro modello di sviluppo anche grazie ai fondi e investimenti che nascono come NextGenerationEu”. Ed è proprio la profonda revisione del PNRR, promessa dal Governo Draghi, che costituirà un’occasione per delineare il futuro dell’Italia in cui abbia centralità la proposta del WWF sostenuta con la Campagna Re-Nature. Il WWF ha chiesto al Presidente del Consiglio che nel PNRR  venga garantito, come richiesto dall’Europa, che almeno il 37% del totale delle risorse stanziate sia destinato effettivamente ad azioni per il clima e per la biodiversità terrestre e marina; inoltre, che si avvii un grande piano per Riqualificare la Natura d’Italia, per tutelare le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese e favorire le connessioni ecologiche, fermando la perdita della nostra biodiversità e avviando la transizione ecologica di settori quali il turismo, l’agricoltura e la pesca. La Campagna ReNature è comunque uno stimolo all’azione anche rivolto ai cittadini: da quest’anno è possibile contribuire ad uno speciale FONDO RENATURE ITALY per curare la natura italiana. Il progetto è talmente ambizioso che occorre uno sforzo collettivo: le azioni di conservazione e restoration, per quanto generino ritorni significativi per la collettività, richiedono risorse non indifferenti.

2021: OPERAZIONE RESTAURO DELLA BIODIVERSITÀ PERDUTA. SI PARTE CON PROGETTI SUL PO, SULL’APPENNINO UMBRO MARCHIGIANO, NELLE OASI E NEGLI ECOSISTEMI AGRICOLI

Sulla base dell’esperienza decennale nelle Oasi WWF (leggi QUI la storia di Oasi Ghirardi in Emilia-Romagnahttps://www.dropbox.com/s/fp2kzx0j0qipkbj/Ghirardi_CaseHistory_ReNature.pdf?dl=0) in cui l’Associazione ha rigenerato ambienti umidi, boschi, e habitat agricoli, i primi passi della Campagna ReNature daranno il via sul campo  a 4 progetti FOCUS, i primi dei quali focalizzati su due delle aree prioritarie in cui ripristinare la continuità ecologica. UN ‘ALTRO’ PO (https://www.dropbox.com/s/9iy81sa17948u29/AltroPo_Progetto_ReNature.pdf?dl=0) è il progetto lanciato insieme ad ANEPLA (Associazione Nazionale Estrattori Produttori Lapidei Affini di Confindustria) con 40 interventi per il recupero di lanche e rami laterali del fiume Po, riforestazione delle fasce ripariali e contenimento di specie vegetali invasive; CUORE VERDE D’ITALIA prevede la riconnessione di aree chiave con interventi sulla rete viaria nell’Appennino Umbro-Marchigiano, per favorire il passaggio soprattutto dei grandi carnivori. TERRA BUONA 

prevede azioni diffuse sia in Oasi WWF per habitat e impollinatori, sia in ambito agricolo grazie ad importanti collaborazioni con aziende agroalimentari per realizzare percorsi a favore della tutela della biodiversità negli agro-ecosistemi. Infine, molte azioni di restoration diffusa proseguiranno anche nelle 100 Oasi WWF, che da anni rappresentano una palestra dove sperimentiamo i migliori approcci grazie ai quali la natura può tornare ad espandersi. (QUI la scheda sull’Oasi Valle Averto in Veneto) – (https://www.dropbox.com/s/623w3pdc11ywb5a/ValleAverto_ProgettoOasi_ReNature.pdf?dl=0).

La natura si può e si deve rigenerare anche in ambiente urbano, proprio là dove vengono utilizzate la maggior parte delle risorse, cementificate le maggiori superfici e rilasciate le maggiori emissioni: con URBAN NATURE il WWF propone nature-based solutions per risolvere inondazioni, isole di calore, ridando spazio alla natura in città e, con essa, benessere ai suoi abitanti, umani e non solo. 

Foto – https://www.dropbox.com/sh/ns8hi2a5ejhf5pi/AAAVT0wNRM3msAR9pgaPh_sWa?dl=0.

Video – https://www.dropbox.com/sh/7x9op67doo58kn8/AAAZc5K2MfaFL8BJa_AnogOOa?dl=0.

Altri materiali – https://www.dropbox.com/sh/np4rqlt5vvcx227/AABcLTXfzH_Q1pIaJ0M5ePc1a?dl=0.

Link utili: Clicca QUI per la pagina ONU sulla decade dedicata alla restoration della naturahttps://www.decadeonrestoration.org/about-un-decade.

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Il 2 febbraio è la Giornata Mondiale delle Zone Umide. Nella nostra penisola sono 51 i siti Ramsar, fra questi le Oasi WWF di Orbetello, Burano, Le Cesine, Bolgheri, Torre Guaceto e Angitola.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/daj2lm2bo9283no/AADg7VJ0Ke22QMnRSYJzI68_a?dl=0.

Roma, 2 febbraio 2021 – Alcune sono scenografiche lagune a pochi metri dal mare. Altre a prima vista potrebbero sembrare acquitrini abbandonati, pieni di zanzare e acque dai colori poco invitanti. Eppure le zone umide hanno una funzione fondamentale perché ci riforniscono di acqua potabile, catturano sostanze tossiche, ci difendono da alluvioni e inondazioni e contrastano il cambiamento climatico, catturando ingenti quantità di carbonio. Nonostante questo, sono tra gli ecosistemi più a rischio del Pianeta. Per questo motivo, il 2 febbraio 1971 è stata firmata nell’omonima città dell’Iran la Convenzione di Ramsar, che è il primo accordo globale tra 168 Paesi finalizzato alla tutela delle zone umide, attraverso azioni di conservazione e protezione, il cui scopo è anche quello di promuoverne l’uso sostenibile e di incoraggiare le ricerche, gli scambi di dati e le pubblicazioni relativi alla loro flora e fauna. Oggi la Convenzione di Ramsar compie 50 anni: un traguardo importante, che l’ha portata a proteggere più di 2000 zone umide in tutto il mondo, per una superficie di oltre 2 milioni e mezzo di chilometri quadrati, un’area grande quanto il Messico. Le zone umide sono ambienti naturali caratterizzati dalla presenza di acqua: da paludi ad acquitrini, da laghi a fiumi, da delta a lagune, torbiere e bacini anche artificiali. Queste aree rappresentano ecosistemi importantissimi e custodiscono habitat fondamentali per tantissime specie di pesci, anfibi e uccelli acquatici, molti dei quali si fermano in questi spazi nel corso delle loro attività migratorie.

RAMSAR IN ITALIA – L’Italia ha recepito la Convenzione di Ramsar nel 1976 attraverso il DPR 13 marzo 1976 n.448 e con un altro decreto successivo, il DPR 11 febbraio 1987 n.184. Al momento nel nostro paese sono stati riconosciuti 53 siti e fra questi ci sono anche le Oasi WWF di Orbetello, Burano, Le Cesine, Bolgheri, Torre Guaceto e Lago di Angitola.  Nonostante questo, nell’ultimo secolo il 64% delle zone umide del nostro Paese è stato distrutto, il 41% dei fiumi italiani presentano uno stato di conservazione inadeguato e l’80% dei nostri laghi non presenta un buono stato ecologico come previsto dalle norme Europee: segno che c’è ancora tantissima strada da fare per difendere il nostro capitale naturale.

Oasi WWF Le Cesine – Estesa 620 ettari, la zona umida di interesse internazionale Le Cesine in Puglia, si compone di un ricco mosaico di habitat, molti dei quali prioritari a livello europeo, che la rendono un’area dalle sorprendenti risorse naturalistiche. Studi sulla vegetazione, monitoraggi dell’avifauna, analisi delle acque, piani di conservazione e salvaguardia della biodiversità rappresentano il quotidiano lavoro di approfondimento della conoscenza e tutela di un luogo che ha ancora tanto da raccontare. Il cuore della zona umida è la Riserva Naturale, 350 ettari di massima protezione ed attenzione a cura del WWF. L’area include circa 150 ettari di paludi costiere salmastre, veri scrigni di biodiversità, miniere di informazioni naturalistiche e meta di diverse specie di uccelli migratori, alcuni dei quali particolarmente interessanti e protetti e di uccelli stanziali e nidificanti. Le paludi interne d’acqua dolce ospitano un’importante popolazione di testuggine di palude. Di notevole pregio gli stagni temporanei che disseminano l’area e rappresentano un sito strategico per la riproduzione di anfibi quali la raganella, il rospo smeraldino ed il tritone crestato. Grazie alla Convenzione di Ramsar è stato possibile conservare anche l’ultimo tratto di paludi costiere che un tempo caratterizzavano il tratto di costa che si estendeva da Brindisi a santa Maria di Leuca, favorendo il mantenimento delle condizioni necessarie affinché specie animali e vegetali potessero trovare rifugio.

Per scoprire di più sui servizi ecosistemici di fiumi e altre zone umide, 

CLICCA QUI e segui la lezione gratuita del Prof. Santolini per One Planet School

https://oneplanetschool.wwf.it/lezioni/i-servizi-ecosistemici-dei-fiumi-riccardo-santolini?corso=340.

Foto – https://www.dropbox.com/sh/iqesyggtog7j8tt/AADZOu7pYN25lgXQiCXMBjCBa?dl=0.

Video – https://www.dropbox.com/sh/fmq50k8s0j5egjy/AACcVRjibaEVWBNkd4BedWxGa?dl=0.  

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Dalle fototrappole che permettono di supportare il recupero degli animali colpiti dagli incendi boschivi ai droni che seminano alberi. L’intelligenza artificiale è la grande protagonista della rinascita green del continente australiano.

Roma, 26 gennaio 2021Sostieni i progetti WWF in Australia: wwf.it/adottaunkoala.

Foto e video – https://www.dropbox.com/sh/el3rvuqe2s5r6ke/AACAkaZ74NN7m_-roq7JMy5da?dl=0.

Dalle ceneri dei devastanti incendi che la scorsa estate hanno colpito l’Australia, il WWF ha costruito una visione audace per il ripristino ecologico della natura perduta, dove tecnologia e innovazione sono importanti alleati. An Eye on Recovery è il nuovo progetto di WWF-Australia e Conservation International, realizzato grazie al support di Google.org: uno dei più grandi programmi di sorveglianza post-incendi mai intrapresi in Australia. Oltre 600 fototrappole, apparecchi capaci di monitorare la fauna selvatica nei paesaggi colpiti dagli incendi, infatti, saranno installate in aree come le Blue Mountains, East Gippsland, Kangaroo Island e il South East Queensland. Circa 3 miliardi di vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili e anfibi) si trovavano nei 19 milioni di ettari di foreste e praterie devastati dalle fiamme, e per ben 119 specie minacciate oggi sono oggi necessari interventi urgenti. L’entità dei danni è stata elevatissima, tanto che un anno dopo – mentre si cerca di prevenire una nuova stagione di roghi- il WWF e gli scienziati sono ancora sul campo per condurre valutazioni ecologiche relative all’impatto dei drammatici incendi sulla biodiversità locale. Ma ora grazie a Wildlife Insights, una piattaforma alimentata dall’intelligenza artificiale di Google, i ricercatori di tutto il paese caricheranno e condivideranno le foto scattate dalle fototrappole, per capire quali specie sono sopravvissute nelle zone colpite dagli incendi e determinare dove le azioni di recupero siano più urgenti. A novembre, le prime 100 fototrappole sono state installate a Kangaroo Island, dove gran parte della foresta nativa è stata distrutta dalle fiamme, ma dove la fauna locale ha mostrato anche primi segni di ripresa. Una delle fototrappole, infatti, durante la notte ha ripreso un dunnart, adorabile quanto sfuggente marsupiale notturno di colore grigio, e specie a rischio a causa della distruzione del suo habitat e degli incendi. Grazie alla piattaforma Wildlife Insights, ora sarà possibile identificare oltre 700 specie di fauna selvatica in pochi secondi e scartare velocemente le immagini inutili, aiutando gli scienziati e gli ecologi a fare valutazioni i dati migliori. Sarà interessante in particolare monitorare specie come il topo australiano del fiume Hastings, un roditore nativo che era già in pericolo prima che il fuoco distruggesse gran parte del suo habitat nel nord del New South Wales, e il wallaby delle rocce dalla coda a spazzola, che ha perso buona parte del suo habitat vitale e delle risorse alimentari a causa degli incendi nelle Blue Mountains. La tecnologia fornirà un aiuto fondamentale anche a Regenerate Australia, il programma quinquennale del WWF da 300 milioni di dollari, che ha come obiettivo quello di supportare azioni di ripristino degli habitat, di recupero per la fauna selvatica e trasformare l’Australia in un Paese a basse emissioni di carbonio affidandosi a tecniche innovative. “Verso 2 miliardi di alberi” è uno dei progetti che mira ad arrestare la perdita di biodiversità e proteggere e ripristinare gli habitat forestali, tramite la piantumazione di milioni di alberi e la sperimentazione di semina diretta da droni. È qui che entra in gioco AirSeed Technologies, impresa di restauro ambientale, che si occupa proprio della semina tramite droni e che fornisce il suo supporto per aiutare a piantare gli alberi necessari a sostenere le popolazioni di koala in difficoltà. L’obiettivo è quello di piantare, grazie ai droni, 100 milioni di alberi entro il 2024, ricostituendo gli habitat forestali con specie endemiche. Si tratta di un processo complesso, che unisce scienza e tecnologia e che si sviluppa in quattro fasi: lo studio dell’ecosistema, per capire quali specie piantare e dove; la produzione dei “baccelli” che contengono i semi, e che verranno disseminati dai droni; la semina attraverso grandi droni; il monitoraggio e la protezione proattiva delle piante. Il “baccello” è progettato per proteggere i semi da animali invasivi come i roditori, ma anche da uccelli e insetti, e contiene tutti i nutrienti, i minerali e i probiotici di cui la pianta in crescita ha bisogno, per alimentare i suoi sistemi di radici e sviluppare la biomassa. AirSeed Technologies utilizza sistemi a gravità che possono piantare fino a 12 specie diverse in un solo volo. I droni sorvolano il terreno ad un’altezza variabile e sanno esattamente dove piantare ogni specie.  Il sistema conosce la pressione con la quale lanciare a terra il baccello del seme, dipendente dal tipo di suolo e dalla sua durezza. Questa soluzione è perfetta per la germinazione e la protezione dal vento, dalla pioggia e dall’erosione. Una volta che il seme viene piantato, si utilizza l’intelligenza artificiale dei droni per identificare le specie che si sono stabilite con successo e quelle che non lo hanno fatto, oltre che per controllare le erbe selvatiche che possono essere dannose per l’insediamento delle nuove piante. Questo sistema non solo rappresenta una risposta rapida ad eventi come gli incendi boschivi (basti pensare che permette di ripristinare la vegetazione 25 volte più velocemente e con costi più economici dell’80% rispetto ai metodi tradizionali), ma permette di raggiungere anche terreni difficili e impervi. Oggi oltre 100.000 mila alberi sono già stati piantati e ora si sta monitorando il tasso di successo. Ogni progetto avrà risultati diversi, a seconda della specie, ma la tecnologia può aiutare a fare la differenza. La frequenza e l’intensità degli incendi in Australia stanno aumentando di anno in anno e la situazione, con l’avanzare delle temperature medie e della siccità, non farà che peggiorare. Per aiutare a ripristinare la struttura ecologica, la funzione e la connettività delle aree forestali colpite dagli incendi, e proteggere e migliorare le aree prioritarie ancora intatte che forniscono rifugio alle popolazioni selvatiche, ma anche per mitigare il cambiamento climatico e combattere la perdita di biodiversità, abbiamo bisogno di tecnologie che ci aiutino a piantare due miliardi di alberi entro il 2030. Ognuno può fare la sua parte in questa sfida e aiutare il WWF a salvaguardare specie come i koala e a proteggere il loro habitat su wwf.it/adottaunkoala in modo che le generazioni future possano continuare a godere della ricchezza della fauna selvatica dell’Australia.

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COMUNICATO CONGIUNTO DI GREENPEACE, LEGAMBIENTE E WWF IN VISTA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DI OGGI. Roma, 23 dicembre 2020

Respingere la norma sull’abbandono delle trivellazioni (possibilità di cui parlano alcune indiscrezioni di stampa) sarebbe una scelta non coerente con gli impegni assunti con l’Europa. La norma sul progressivo abbandono delle trivellazioni di gas e petrolio in Italia, a cominciare da quelle nei nostri mari, proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico, infatti, va nella giusta direzione della decarbonizzazione della nostra economia richiesta dall’Europa con l’European Green Deal e soprattutto con lo strumento Next Generation EU che assegna all’Italia nel suo complesso 209 miliardi di euro (il 37% da destinare ad azioni per il clima) e respingerla in Consiglio de Ministri vorrebbe dire contraddire le scelte green del Governo concordate con l’Europa, osservano Greenpeace, Legambiente e WWF. È dall’ottobre 2019 con una lettera aperta congiunta al Ministro Stefano Patuanelli che le tre associazioni chiedono di varare una moratoria  nazionale e il progressivo abbandono delle estrazioni di gas e petrolio, come fatto dalla Francia nel 2017, e richiamano i vantaggi economici della creazione di una filiera economica per lo smantellamento, la bonifica, il recupero e il riuso dei materiali delle piattaforme e dei pozzi a terra e a mare, che assicuri la giusta transizione verso un’economia verde. Nei nostri mari ci sono numerosi relitti di piattaforme non produttive (le associazioni con il MiSE ne avevano individuate nel 2018 almeno 34 solo nell’Adriatico, da smantellare) e di servitù petrolifere che mettono a rischio l’ambiente e i settori economici che vivono delle risorse naturali, colpiti duramente da questa pandemia (solo nel settore della pesca sono 60mila gli addetti in Italia e di turismo costiero vivono almeno 47mila esercizi). Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano che il settore dell’estrazione di gas e petrolio sul territorio nazionale (tutte le riserve petrolifere nei nostri mari coprirebbero il fabbisogno nazionale solo per 7 settimane – dati MiSE) sopravvive artificiosamente per  i numerosi incentivi, sovvenzioni e esenzioni che lo tengono forzosamente in vita: una per tutte l’esenzione dal pagamento dell’aliquota, al netto delle produzioni,  per le estrazioni  che arrivino sino 20 milioni di Smc di gas e 20.000 tonnellate di olio prodotti annualmente in terraferma, e i primi 50 milioni di Smc di gas e 50.000 tonnellate di olio prodotti annualmente in mare. Un vero e proprio sussidio ambientalmente dannoso che sottrae alle casse dello Stato e alla comunità nazionale almeno 40 milioni di euro ogni anno (Catalogo dei Sussidi Ambientalmente Dannosi e Favorevoli – 2018).

Il presente comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF anche per conto delle altre associazioni.

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LA CRISI CLIMATICA AGGRAVA L’INCAPACITÀ DI AFFRONTARE IL DISSESTO IDROGEOLOGICO. Roma, 29 novembre 2020

La crisi climatica sta moltiplicando gli eventi meteorologici estremi che sono sempre più intensi e frequenti. Ma se un evento si ripete nella stessa località a distanza di sette anni e fa ancora più danni vuol dire che le istituzioni non sono state capaci di intervenire e liberare il torrente tombato e mettere in sicurezza il territorio. È quanto successo a Bitti, dove un altro evento meteo estremo, 7 anni fa, aveva provocato enormi danni, come dimostra questo servizio TV, con un’intervista all’allora sindaco (https://youtu.be/lLfNawMtTeQ). La tragedia di Bitti (dove al momento si contano tre vittime) costituiscono non solo un atto di accusa, ma anche l’ennesimo campanello di allarme per l’Italia intera: il cambiamento climatico agisce da moltiplicatore del rischio – tra ieri e oggi, tra Sardegna e Sicilia (ma l’allerta riguarda anche la Calabria e altre regioni meridionali) si registrata una tempesta di grandissima violenza. C’è bisogno di un cambio di passo nella gestione del territorio e per favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici; per questo il WWF Italia ha redatto una proposta per “Riqualificare l’Italia” dove riafferma la necessità di una gestione del dissesto idrogeologico a livello di bacino idrografico e per avviare progetti di mitigazione del rischio idrogeologico e di tutela della natura e della biodiversità che le Regioni avrebbero dovuto avviare già da anni. Il Cambiamento climatico si “abbatte” su un territorio reso fragile e vulnerabile dall’incuria, dalla riduzione delle aree di esondazione naturale, dalla canalizzazione e dal tombamento dei nostri corsi d’acqua, tra le principali cause di questo disastro. Non ci si possono più permettere ritardi sia nell’azione di messa in sicurezza del territorio e di ripristino della salute degli ecosistemi e del corso naturale dei fiumi e torrenti, sia nel più ampio quadro del piano di adattamento al cambiamento climatico, per far fronte agli impatti resi inevitabili dai ritardi nel tagliare davvero e drasticamente le emissioni di CO2 e altri gas serra. Il WWF che è vicino alle comunità colpite e alle famiglie delle vittime chiede un quadro chiaro di quanto si intende fare nei prossimi giorni, non mesi, per approvare definitivamente il Piano di adattamento al cambiamento climatico, ma chiede soprattutto che vi sia un adeguato investimento dei fondi nel PNRR (piano nazionale di Ripresa e Resilienza) e definire un Piano di ripristino ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici come richiesto dalla Strategia europea per la biodiversità. Di fronte ad una situazione che diventa sempre più preoccupante per il moltiplicarsi degli eventi estremi legati al cambiamento climatico non possono esserci alibi: serve un’immediata assunzione di responsabilità nella corretta gestione del territorio che deve tenere conto del cambiamento climatico in atto che, purtroppo, ci metterà di fronte ad eventi sempre più frequenti e intensi. Perché come dimostra quello che è accaduto a Bitti se non si interviene i disastri si ripetono.

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FONDI DEL PNRR PER 6 AREE: ALPI, CORRIDOIO ALPI-APPENNINO, VALLE DEL PO, APPENNINO UMBRO-MARCHIGIANO, APPENNINO CAMPANO CENTRALE, VALLE DEL CRATI – PRESILA COSENTINA. SULLA PAGINA FACEBOOK DEL WWF ITALIA LA WEB IN AIR IN CUI IL WWF PRESENTA IL DOSSIER RIQUALIFICARE L’ITALIA.

Roma, 17 novembre 2020

Nel momento in cui si stanno definendo i progetti per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), con fondi assegnati all’Italia dalla Commissione Europea per un ammontare di 191,4 miliardi, bisogna investire sul patrimonio naturale italiano ricordando che il nostro Paese ha una delle biodiversità più ricche d’Europa. Per questo il WWF ha presentato oggi al Governo il dossier “Riqualificare l’Italia” per arrestare e invertire il declino della biodiversità e il degrado e dissesto del territorio investendo in 6 aree vaste prioritarie utilizzando le risorse messe a disposizione dalla Commissione Europea (CE) con lo strumento Next Generation EU (NGEU). Con l’occasione il WWF presenta un primo modello di intervento per la rinaturazione della Valle del Po. Alla presentazione del dossier del WWF introdotto dalla presidente del WWF Italia Donatella Bianchi sono intervenuti Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Roberto Morassut, Sottosegretario al ministero dell’Ambiente; Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque del WWF Italia; Claudio Bassanetti (Presidente ANEPLA, Associazione Nazionale Estrattori Produttori Lapidei Affini) ), Meuccio Berselli (Segretario Generale Autorità di Bacino Fiume Po), Irene Priolo 

(Presidente AIPO – Agenzia Interregionale per il Po) e i docenti Bernardino Romano, Riccardo Santolini e Pierluigi Viaroli. Ad oggi, ha ricordato il WWF, la CE ha già stabilito che il 37% dei 191,4 della Recovery and Reslience Facility debba essere destinato ad azioni per il clima e l’adattamento climatico, la Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha chiesto di aggiungere un +10% per ambiente e biodiversità. E il WWF auspica che, in conclusione ci sia almeno un 40% per le priorità in campo ambientale. Inoltre, c’è da aggiungere, che secondo dati ufficiali della Commissione Europea, nonostante la crisi del 2007-2008, dal 2000 al 2015 la crescita di posti di lavoro verdi in Europa sia stata sette volte superiore a quella ottenuta dal resto dell’economia. “È venuto il momento di riconoscere il giusto valore al nostro Capitale Naturale che rappresenta una parte fondamentale della ricchezza italiana”. Lo dice la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “In una sua recente dichiarazione il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è detto favorevole ad inserire la tutela della biodiversità in Costituzione: si tratta di un percorso pienamente condivisibile ma complesso che non impedisce al nostro Paese di assumere, da subito, azioni concrete per arrestare e invertire la curva della perdita di biodiversità strettamente connessa anche alla crisi climatica. Ecco perché una quota significativa dei contributi europei deve essere destinati a riqualificare l’Italia prendendosi cura del capitale naturale che è alle fondamenta del nostro benessere non solo economico”. A proposito della perdita della biodiversità il WWF richiama i dati dell’Agenzia Europea che il 19 ottobre scorso nel report sullo “Stato della Natura d’Europa” ha rilevato che l’81% degli habitat e il 60% delle specie si trova in uno stato di conservazione inadeguato sfavorevole. E nel dossier “Riqualificare l’Italia” – sulla base delle elaborazioni originali del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila che da anni collabora con l’associazione – il WWF presenta un quadro della situazione di progressivo impoverimento del capitale naturale. Il WWF rileva, infatti, che la copertura artificiale del territorio del Paese – attribuibile alla sola urbanizzazione – è arrivata a 7,64% (mentre negli anni 50 era il 2,7%), per una superficie superiore a 23mila Kmq, con un consumo del suolo che colpisce in prevalenza le aree agricole (66%), seguite da quelle urbane 27%) e quelle naturali (7%). Il nostro territorio è disseminato da barriere, di ostacoli alla continuità ecologica del nostro patrimonio naturale che ne favoriscono il degrado. È sempre il WWF a rilevare che il 38% del territorio nazionale è classificato in zone ad elevata e molto elevata frammentazione, e che nella regione biogeografica Padana il 34% del territorio è a frammentazione molto alta, in quella Alpina il 46% del territorio è a frammentazione molto bassa, mentre le regioni appenniniche fanno registrare una frammentazione medio/alta e quelle costiere molto elevata (elaborazioni su dati ISPRA).

SCHEDA SUL PIANO RIQUALIFICARE ITALIAClicca qui per scaricare il documento integrale

https://www.dropbox.com/s/3k24w282wr9ftgs/Riqualificare%20l%E2%80%99Italia.%20Proposte%20per%20un%20Piano%20di%20ripristino%20ambientale.pdf?dl=0.

“Riqualificare l’Italia”, quindi, ha l’obiettivo di individuare 6 aree vaste prioritarie per la riconnessione ecologica del Paese (Alpi, Corridoio Alpi-Appennino, Valle del Po, Appennino Umbro-Marchigiano, Appennino Campano Centrale, Valle del Crati – Presila Cosentina) e avanzare proposte concrete per il risanamento e la valorizzazione del nostro patrimonio naturale, favorendo nel contempo l’adattamento ai cambiamenti climatici e una maggiore capacità di resilienza al rischio idrogeologico. Alpi, Corridoio Alpi-Appennino, Valle del Po, Appennino Umbro-Marchigiano, Appennino Campano Centrale, Valle del Crati – Presila Cosentina, sono le 6 aree in cui il WWF chiede che siano concentrati  gli investimenti e gli interventi previsti nel PNRR per: azioni e interventi che potenzino le caratteristiche ambientali e la funzionalità ecologica del nostro preziosissimo patrimonio naturale; favoriscano la creazione di reti ecologiche per mantenere e ripristinare la connettività tra popolazioni di specie selvatiche e habitat di pregio; favoriscano l’applicazione della nature based solution  anche nelle aree urbanizzate e nelle nostre città; diffondano le infrastrutture verdi, quali interventi strategici per favorire la funzionalità ecologica ed eliminare barriere e sprechi. E il WWF vuole cominciare proprio dalle Valle Del Po per avviare, con un inedito accordo con ANEPLA (Associazione Nazionale Estrattori Produttori Lapidei Affini), insieme ad Autorità di distretto del Po e AIPO (Agenzia Interregionale per il Po) una proposta di rinaturazione diffusa, tenendo conto del Piano Gestione sedimenti e Piano Strategico Speciale Valle del fiume Po (per cui sono stati richiesti da Autorità di distretto 144,5 milioni di euro), promuove percorsi virtuosi di partecipazione pubblica, di confronto con gli enti e attori territoriali locali, di interventi per la tutela della biodiversità, e la ricerca di ulteriori fonti e modalità di finanziamento; un’azione che dovrebbe essere sostenuta da almeno 5 milioni di euro per avviare i primi progetti integrati volti al ripristino e alla tutela della biodiversità del Po. La proposta del WWF per le 6 aree prioritarie rientra in un percorso di ricerca e conoscenza del territorio ormai consolidato, avviato alla fine degli anni ’90, che aveva portato alla individuazione di 238 Ecoregioni su scala globale, in cui erano incluse le macroaree Alpi e Mediterraneo. A partire da quelle valutazioni il WWF ha appunto individuato 6 aree prioritarie per mantenere e favorire la connettività ecologica dei sistemi naturali del nostro Paese. Vediamo in breve le loro caratteristiche.

Le Alpi sono una delle 238 ecoregioni importanti per la conservazione della biodiversità nel mondo e la più vasta catena montuosa dell’Europa occidentale, tutelata dall’Europa con la “Convenzione delle Alpi”. Dalle Alpi nasce il Po e lungo l’arco alpino ci sono altri importanti corridoi ecologici fluviali quali il Ticino e il Tagliamento che sfociano nell’Adriatico. Ma le Alpi rientrano di fatto anche dei bacini idrografici di Rodano, Reno e Danubio. La frammentazione ecologica è bassa e ci sono importanti corridoi (oltre ad Alpi-Appennino anche Engadina-Stelvio e Alpi Carniche) per i grandi carnivori e una buona biopermeabilità testimoniata dalla ricolonizzazione del lupo, dello sciacallo dorato e, recentemente, anche della lontra e del castoro.

Il Corridoio Alpi-Appennino, area di contatto tra ecoregione Alpi ed ecoregione Mediterraneo prioritarie su scala globale, vede l’importante presenza del biocorridoio del Ticino che favorisce la interconnessione tra i due sistemi ecologici montani, nonché il corridoio montuoso che passa dai monti liguri e si connette con le Alpi nel Piemonte meridionale e con la Francia provenzale. È un’area fondamentale, oltre che perché area cerniera per studiare i cambiamenti climatici, per il transito della fauna selvatica, in particolare grandi mammiferi, e per la conservazione della flora spontanea (solo nell’area delle Alpi Marittime – Alpi liguri si rinvengono il 55% delle specie censite in Italia).

La Valle del Po è attraversata dal più grande fiume italiano (625 km di lunghezza e 71.000 kmq di bacino idrografico) che bagna 6 regioni del Nord Italia (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) e la Provincia di Trento. Nella fascia di pertinenza fluviale si conservano parzialmente fenomeni geomorfologici propri del dinamismo fluviale che consentono l’esistenza di biocenosi di rilevante interesse naturalistico. L’eccessiva canalizzazione dell’alveo e il consumo del suolo negli ultimi 50 anni hanno causato una notevole perdita di aree di esondazione naturale e a un aumento del rischio idrogeologico, favorito dalla frammentazione degli habitat naturali che comporta la necessità di realizzare una diffusa opera di rinaturalizzazione longitudinale e trasversale.

L’appennino Umbro-Marchigiano (tra Marche, Umbria e Lazio) presenta a sud il complesso dei Monti Sibillini, da cui si dipartono i due distinti sistemi collinari (SE-NW) di Camerino, Fabriano, Pergola e Matelica, mentre la valle del Metauro segna l’estremità Nord dell’area. Nell’area si trova il Parco Nazionale dei Monti Sibillini dove sono presenti interessanti ambienti ipogei e due specie di coleotteri endemici.

L’Appennino Campano Centrale (tra Campania, Molise e Puglia) comprende i monti Lattari, Picentini, l’Appennino Dauno fino a lambire a Nord il Matese. L’area riveste una notevole importanza dal punto di vista entomologico per la fauna ipogea, la flora e gli uccelli e per la presenza del lupo, della lontra e del gatto selvatico. I principali fattori di minaccia riguardano l’inquinamento delle acque, l’ampliamento della rete stradale, il dissesto idrogeologico del territorio, lo sfruttamento incontrollato del patrimonio forestale e l’urbanizzazione caotica dei fondivalle.

La Valle del Crati – Presila Cosentina (area che si estende dalla Campania meridionale sino alla Basilicata e alla Calabria nord occidentale) è una zona ricca di biodiversità in cui si registra la presenza della lontra e di numerosi endemismi floristici, tra cui la primula di Palinuro. Tra le minacce si rilevano: l’estrazione petrolifera e l’inquinamento legato a questa attività e una diffusa frammentazione degli habitat causata dall’espansione viaria e dal caotico consumo del suolo dei fondivalle e della costa.

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INTERVENIRE IN 6 AREE PRIORITARIE CON I FONDI EUROPEI. MARTEDI’ 17 NOVEMBRE ORE 10 WEBINAR IN DIRETTA SULLA PAGINA FACEBOOK DEL WWF ITALIA. Presenti il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti De Micheli, il Sottosegretario Ambiente Morassut e la Presidente WWF Italia, Donatella Bianchi. facebook.com/wwfitaliaRoma, 12 novembre 2020

L’incontro ha l’obiettivo, nel momento in cui è stato avviato i percorso per individuare i progetti prioritari del Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza (PNRR), di presentare le proposte del WWF per un Piano di ripristino ambientale per salvare la natura d’Italia, un contributo strategico per indirizzare nel modo migliore i fondi che l’Europa ci mette a disposizione con il cosiddetto Recovery and Resilience Facility, per azioni per il clima e l’adattamento ai cambiamenti climatici.Il WWF Italia propone la realizzazione di un Piano Nazionale di Restoration, coerente con la “Strategia dell’Unione Europea per la biodiversità entro il 2030”, le cui linee essenziali verranno illustrate nel documento: “Riqualificare l’Italia. Proposte per un piano di ripristino ambientale e di adattamento ai cambiamenti climatici” che verrà presentato nel corso dell’incontro, alla presenza di Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Roberto Morassut, Sottosegretario al ministero dell’Ambiente; Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia; Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque del WWF Italia; Claudio Bassanetti (Presidente ANEPLA, Associazione Nazionale Estrattori Produttori Lapidei Affini) ), Meuccio Berselli (Segretario Generale Autorità di Bacino Fiume Po), Irene Priolo (Presidente AIPO – Agenzia Interregionale per il Po) e i docenti Bernardino Romano, Riccardo Santolini e Pierluigi Viaroli. Il Piano nazionale Restoration proposto dal WWF indica le priorità d’azione, la programmazione e la quanitificazione delle risorse economiche e finanziarie necessarie alla sua concreta realizzazione e l’individuazione degli strumenti normativi, tecnici e finanziari più adeguati per garantire l’avvio di un’efficacie azione di rinaturazione nel nostro Paese. Per questo il WWF ha individuato 6 aree vaste prioritarie per la riconnessione ecologica e l’adattamento ai cambiamenti climatici (le Alpi, il Corridoio Alpi Appennino, la valle del Po, l’Appennino umbro-marchigiano, l’Appennino campano centrale, la Valle del Crati – Presila Cosentina), dove avviare interventi di ripristino ambientale e per la continuità ecologica, fermando la progressiva perdita di biodiversità che costituisce uno dei patrimoni più importanti del nostro Paese. Per una di queste aree, quella che riguarda il più grande fiume d’Italia, il Po, il WWF ha già elaborato una proposta di Piano di rinaturazione che potrebbe già diventare operativo a breve, e che verrà presentato nel corso dell’incontro. Appuntamento il 17 novembre alle 10 su facebook.com/wwfitalia.

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