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Archive for the ‘territorio locale’ Category

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La storia del lago di Pieve di Cadore, del paese di Vallesella scomparso a causa del lago, di quello che può dare e di quello che non può dare. Ampia rassegna stampa divisa per argomenti e una serie di documenti sul blog www.sosfiumi.it , anche in previsione dei dibattiti che si apriranno sul rinnovo della concessione ENEL.

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Gent.ma redazione,

le associazioni, Amici Bosco Montello, Arianova, Circolo Legambiente Piavenire, Comitato per la Tutela delle Grave di Ciano, Gruppo Naturalistico Montelliano, Lipu, SOS Anfibi ODV, WWF Terre Del Piave TV-BL, rivolgono un Appello ai Sindaci dei comuni di Cornuda e Crocetta del Montello per il mantenimento dell’integrità del Bosco Fagarè, affermando la netta opposizione alla vendita di una sua parte, annunciata dall’Amministrazione di Cornuda.

Il Bosco, di 149 ettari, è situato sulle pendici settentrionali dei Colli Asolani e fin dal 1888 è proprietà indivisa dei due comuni. Questo ha consentito che si mantenesse intatto fino ai giorni nostri e che si elevasse, nella cultura popolare locale, a patrimonio storico e identitario di valore irrinunciabile.

L’ avvio della frammentazione del Bosco costituisce una minaccia per la sua conservazione, infatti l’esperienza insegna che dove si è deciso di smantellare la proprietà unica e indivisa di un bene ambientale come un bosco, questo ha perso progressivamente di qualità, degradandosi.

Ricordiamo che si tratta di uno dei tesori naturalistici della provincia, quei tesori che cercano di compensare la grande pressione antropica esercitata sulla maggior parte del nostro territorio.

Il Bosco presenta una ricchezza botanica e faunistica eccezionali. È caratterizzato da una grande varietà di specie arboree e arbustive come ad esempio carpini, querce, frassini, aceri, pioppi, faggi, castagni, noccioli, prugnoli, biancospini e da un sottobosco rigoglioso che offre splendide fioriture di gigli, iris, orchidee, ellebori, gerani. Una ricca biodiversità, prodotta da un microclima fresco-umido grazie al quale possono crescere piante normalmente visibili in montagna, che qui trovano le stazioni più basse della provincia; habitat ideale per molte specie di uccelli, mammiferi, anfibi, rettili e insetti.

Il suo valore è noto al mondo scientifico e al mondo istituzionale, infatti è parte di Rete Natura 2000 (ZSC IT3240002 “Colli Asolani” e in adiacenza alla ZPS IT3240025 “Campazzi di Onigo”), è riconosciuto come “Area di Rilevanza Erpetologica Nazionale (AREN)” per la notevole ricchezza di anfibi e rettili e in base alla DGR 3263/2004 è individuato tra i “Boschi da seme” della Regione.

Noi riteniamo sia responsabilità delle comunità locali adoperarsi perché l’integrità di questo bene pubblico si conservi anche per le future generazioni.

Se il Sindaco di Cornuda Claudio Sartor con la sua decisione ha voluto richiamare l’attenzione sulle risorse e l’impegno necessari a gestire il Bosco Fagarè, le presenti Associazioni sono disponibili a condividere le proprie competenze ed energie al fine di preservarlo nella sua interezza, adoperandosi per procurare risorse economiche locali, regionali ed europee per la sua tutela.

Il Fagarè è un elemento di identità per la gente del nostro territorio, ed è doveroso mantenerne la dignità e la centralità.

Vi chiediamo cortesemente di pubblicare il nostro Appello e di aiutarci a far comprendere il pregio inestimabile di questo ambiente, conservato con cura dai due comuni citati per oltre un secolo, che ora rischia di perdere la sua unità e di essere avviato alla privatizzazione.

I cittadini e le associazioni che desiderano unirsi a noi o ricevere informazioni possono contattarci all’indirizzo ilboscofagare@gmail.com.

Ringraziamo per la collaborazione e vi salutiamo cordialmente.

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Il cosiddetto «decreto Bersani» del 1999, emendato nel 2019, in attuazione di una direttiva europea del 1992, ha introdotto in Italia la liberalizzazione del mercato dell’energia, che fin dalla nazionalizzazione del 1962 era di fatto monopolistico, fissando per il 1° aprile 2029 la scadenza delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche rilasciate a suo tempo a ENEL. Lo stesso decreto ha inoltre previsto un nuovo metodo per aggiudicare le utenze idriche al momento della scadenza improntato ai principi della concorrenza. In previsione di tale importante scadenza, si sta costituendo un Coordinamento “Grande Idroelettrico Arco Alpino” con l’obiettivo di stimolare in modo trasversale la discussione e vigilare sul processo di rinnovo delle concessioni relative alle grandi derivazioni. In particolare, il Coordinamento vuole indirizzare l’attenzione sulla necessità di agire per mettere in primo piano la tutela dell’ambiente e il superamento delle asimmetrie tra le diverse Regioni; la possibilità di scelta dei territori e la distribuzione degli oneri e dei benefici che le concessioni idroelettriche hanno storicamente portato. Nel bellunese hanno finora aderito Free Rivers, Italia Nostra sez. Belluno e Comitato Peraltrestrade. Si allega comunicato stampa.

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Otto buone ragioni per dire NO a una nuova pista da bob a Cortina.

Comunicato stampa delle Associazioni, 23 novembre 2020

Rendering pista da bob per i Giochi olimpici invernali Pechino 2022. Per MilanoCortina2026 non c’è ancora un progetto.

Nel ritenere che ci sia ancora margine per una discussione improntata al buon senso, esponiamo qui di seguito i motivi della nostra contrarietà alla costruzione di una nuova pista da bob a Cortina per le Olimpiadi 2026, alla luce della riconosciuta impossibilità di utilizzare pista e tracciato esistenti.

1) L’Olympic Agenda 2020 che ha definito i criteri di sostenibilità per le Olimpiadi moderne raccomanda l’uso di strutture esistenti o comunque temporanee e smontabili (raccomandazione n.2.2). La pista da bob di Cortina sarebbe invece una struttura completamente nuova;

2) la costruzione di nuove strutture è consentita solo ove si dimostri una ricaduta positiva di lungo periodo per la loro utilizzazione. Le esperienze passate mostrano però che ovunque le piste da bob sono state dismesse perché non vi è alcun ritorno né in termini di utilizzazione né in termini di sostenibilità economica. La stessa – ormai impraticabile – vecchia pista di Cortina è stata chiusa nel 2008 perché pesava sulle casse del Comune per 330.000 euro l’anno, e quella di Cesana, costruita per Torino 2006, è stata abbandonata dopo essere stata utilizzata complessivamente per 15 giorni durante i giochi olimpici e in una decina occasioni per altre competizioni in 4 anni. Attualmente le piste da bob omologate nelle Alpi e utilizzate per le gare di Coppa del Mondo sono due: Innsbruck, in Tirolo, e Schönau am Königssee, in Baviera, sufficienti a coprire la domanda del comparto. Perché mai costruire una nuova pista, a fronte di un bottino già scarso in partenza?

3) Non basta dire che si farà un accordo con il Coni per un’utilizzazione almeno decennale quale centro di riferimento federale per il bob: quando ci si accorgerà degli alti costi di gestione piuttosto che continuare a spendere si chiuderà. E comunque, alla scadenza dei dieci anni, cosa succederà? Sarà il Comune farsi carico dei costi?

4) Si afferma che la spesa per la costruzione della struttura ammonterà a circa 50 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Veneto, ovvero da noi cittadini, e quindi sottratti ad altri impieghi magari nel campo sanitario, scolastico o dei trasporti, ove sarebbero assai più utilmente impiegati. Ricordiamo a questo proposito che per la pista di Cesana, a fronte di un preventivo di 60 milioni di euro, ne sono stati spesi a consuntivo 110 milioni (pari a 220 miliardi di vecchie lire!);

5) la costruzione della pista comporterebbe il disfacimento di un tratto consistente di versante per un’estensione di parecchi ettari, nonché la realizzazione di strade di accesso e di servizio, tribune ecc, col taglio di numerosi alberi (prevalentemente larici e abeti). Un ulteriore colpo inferto all’ambiente di Cortina, già pesantemente sacrificato per le infrastrutture dei Mondiali di Sci 2021;

6) la prevedibile dismissione della pista e la quantomai difficile ricomposizione ambientale sarebbe a totale carico del Comune? Per Cesana il ripristino dei luoghi era stato valutato in 15 milioni di euro;

7) ad oggi non c’è nessuno che abbia visto un progetto, alla faccia della trasparenza tanto invocata dal CIO. Non se ne trova traccia sul sito ufficiale di MilanoCortina2026, ma si ha l’ardire di affermare che il cantiere verrà aperto entro la prossima estate;

8) l’alternativa esiste, da più parti evocata: la riattivazione della pista di Cesana in vista delle Olimpiadi 2026, che costerebbe all’incirca 10 milioni di euro, un quinto rispetto al costo preventivato per una nuova pista a Cortina. E allora perché, se non si vuole utilizzare la già esistente e vicina struttura di Innsbruck, non percorrere questa strada? Solo per l’orgoglio di avere una nuova struttura in Veneto?

Non resta che sperare che alla fine il buon senso e il senso di responsabilità prevalgano. Firmatari:
WWF – Terre del Piave, Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra Sez. di Belluno, Gruppo Promotore Parco del Cadore,
Ecoistituto Del Veneto “Alex Langer”, Peraltrestrade Dolomiti, Osservatorio delle Olimpiadi MI-Cortina 2026.

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