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Archive for the ‘sostenibilità’ Category

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“La crescita come indicatore economico è un’aberrazione ontologica, 

perché quello che cresce è la distruzione della terra, la distruzione della società per far crescere il denaro per poche persone. Ecco perché abbiamo bisogno della decrescita: abbiamo bisogno della decrescita finanziaria per avere una crescita ecologica, per avere la fioritura della vita, per avere la creazione dell’abbondanza. Non vedo l’ora di essere a Venezia per la conferenza sulla decrescita a settembre!” (Dr. Vandana Shiva, Roma, 6/6/2022)

Altre informazioni su Venezia 2022. Tutte le informazioni sull’incontro di settembre a Venezia sono su www.venezia2022.it. Per partecipare, è necessario iscriversi su questa pagina. Affrettatevi, perchè i posti a disposizione sono solo 250! A questi link potete scaricare l’appello, il programma, il comunicato stampa ed i prossimi eventi “Verso Venezia”. Per ogni informazione, potete scrivere a info@venezia2022.it.

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WWF: OGNI CITTADINO EUROPEO CONSUMA IN MEDIA 60 CHILI DI SOIA L’ANNO. Nuovo studio WWF per la campagna Food4Future: il 75% della soia prodotta (340 milioni di tonnellate) è destinato alla produzione di mangimi, causando la distruzione della natura in Sud America. Roma, 14 aprile 2022

Link alla pagina web di campagna: wwf.it/doeatbetter Cartella – https://www.dropbox.com/sh/44sgvazcpxz3829/AAD178WlwYU-m-crz1OzgFVia?dl=0%20.

Non avete mai assaggiato il tofu, non siete vegani né vegetariani e forse siete convinti che la soia non sia presente nella vostra alimentazione. Non è così: chi mangia carne, pesce, uova o formaggi in realtà sta inconsapevolmente consumando una grande quantità di soia. Commissionata dal WWF [1], la nuova ricerca intitolata “Mapping the European Soy Supply Chain” (Mappatura della catena di approvvigionamento della soia europea) evidenzia come il 90% della soia che viene consumata da noi cittadini europei non sia l’ingrediente di una ricetta, bensì un consumo indiretto dovuto alla sua presenza nei mangimi  necessari per ottenere tutti i derivati delle proteine animali. La soia, infatti, è un legume ricco di proteine e rappresenta quindi un mangime concentrato ideale. Nell’ambito della campagna Food4Future il WWF vuole sensibilizzare i consumatori sugli “ingredienti nascosti” che rendono le nostre scelte a tavola una delle maggiori cause di distruzione del Pianeta. ll crescente consumo di carne, pesce, uova e latticini a livello mondiale ha determinato un incremento della produzione di soia, quintuplicata negli ultimi 40 anni. In particolare in Sud America le coltivazioni di soia penetrano sempre più nelle foreste e nelle savane ricche di biodiversità, che vengono trasformate in terreni coltivabili. Questo causa la perdita di specie, un notevole impatto sul cambiamento climatico e la perdita di fonte di sostentamento delle popolazioni indigene. Inoltre la soia, coltivata prevalentemente in monocolture, richiede un impiego elevato di pesticidi, che inquinano il suolo e le falde acquifere. La soia coltivata a livello mondiale è per oltre l’80% geneticamente modificata. Il raccolto mondiale di soia ha raggiunto un volume di 340 milioni di tonnellate nella stagione 2019-2020. Ciò corrisponde a una superficie totale di 123 milioni di ettari. Il 75% di tutta questa soia è destinato alla produzione di mangimi. Oltre l’80% di tutta la soia prodotta a livello globale proviene da Stati Uniti, Brasile e Argentina, che sono anche i maggiori Paesi esportatori. La produzione di soia in Sud America è quasi triplicata negli ultimi decenni e si prevede raddoppierà ulteriormente entro il 2050. Ma il Sud America possiede 3 dei biomi più importanti per la biodiversità e il clima del Pianeta: l’Amazzonia, il Pantanal e il Cerrado. Quest’ultima regione ospita 1.600 specie tra mammiferi, uccelli e rettili tra cui animali iconici come il pappagallo ara, il formichiere, l’armadillo e il giaguaro, tutti a rischio di estinzione. A livello globale, le importazioni di soia, farina di soia e olio di soia ammontano a un totale di 238 milioni di tonnellate. I maggiori importatori sono la Cina, l’UE [2] e altri paesi asiatici. Ogni italiano consuma ogni anno in media 219 uova, 52 litri di latte, 7 kg di yogurt, 22 kg di formaggio, 2 kg di burro, 79 kg di carne – di cui circa 37 kg di maiale, 20 kg di bovino e 21 kg avicola (prioritariamente pollo) – e almeno 2,5 kg di pesce da acquacoltura. I cittadini europei senza saperlo stanno quindi contribuendo alla distruzione delle foreste di tutto il mondo. Secondo una nuova ricerca, ogni cittadino europeo consuma in media 60,6 kg di soia l’anno, di cui oltre il 90% (cioè 55 kg) è nascosto in carne, pesce e derivati animali. L’uso diretto della soia quale ingrediente per la nostra alimentazione ammonta invece a soli 3,5 chili l’anno. La produzione europea di soia ha mostrato tassi di crescita considerevoli negli ultimi anni, ciononostante è ancora troppo bassa per soddisfare la domanda interna di questa coltura proteica. Se infatti la produzione interna ha raggiunto i 2,7 milioni di tonnellate nel 2020, il volume totale di soia utilizzato comprese le importazioni nette ammonta a 30,3 milioni di tonnellate di farina di soia, 1,8 milioni di tonnellate di semi di soia e 2,7 milioni di tonnellate di olio di soia. L’enorme volume di farina di soia, così come i volumi più piccoli di semi e oli, sono tutti destinati a diverse tipologie di mangimi. In alcuni casi, come per il pollo e il salmone, la quantità di soia utilizzata come mangime è quasi pari a quella del cibo finale prodotto: sono infatti necessari 95 grammi di soia per produrre 100 grammi di salmone d’allevamento e 96 grammi di soia per 100 grammi di petto di pollo. La carne di maiale viene subito dopo, con 41,5 grammi soia per 100 grammi di carne di maiale. Anche le quote di soia incorporate nei prodotti lattiero-caseari come il formaggio e il latte in polvere sono alte. È necessario prendere consapevolezza del peso dei nostri consumi non solo sulle foreste ma anche sulle praterie e le savane, distrutte a tassi persino più elevati delle stesse foreste, per fare spazio all’agricoltura, con conseguenti impatti catastrofici non solo sulla fauna selvatica, ma anche sul clima e perfino sulla salute umana. L’Italia importa dall’estero il 90% della soia e il 50% del mais, materie prime utilizzate in larga parte per la produzione di mangimi per la zootecnia intensiva. Ridurre la domanda di carne e prodotti di origine animale consentirebbe di ridimensionare il comparto della zootecnia intensiva, con una riduzione del numero di animali per allevamento, e di conseguenza avere una minore necessità di produrre soia per i loro mangimi a favore di una produzione animale più estensiva, basata sul pascolo.  Passare a diete principalmente basate su frutta, verdura e cereali, locali, di stagione e biologici, ha inoltre grandi benefici per la nostra salute, essendoci ormai sempre più allontanati, soprattutto i più giovani, dai principi e dallo stile di vita tipici della dieta mediterranea. Negli ultimi 50 anni, abbiamo perso il 68% della fauna selvatica a livello globale e il sistema alimentare mondiale ne è la principale causa. Ma la soia non è l’unica commodity che mette a rischio la salute del Pianeta: avocado, cacao, caffè e molte altre, se non di origine biologica o con altre certificazioni che ne attestino la sostenibilità della produzione, hanno spesso fortissimi impatti sugli ecosistemi in cui vengono prodotte e sulle specie. Si sta attualmente discutendo una nuova legge per ridurre l’impronta dei consumi europei sulla deforestazione. Presentata lo scorso novembre, la proposta di legge della Commissione europea ha diversi punti di forza. Limita, però, il proprio ambito di applicazione alla protezione delle sole foreste, rimandando di almeno due anni la potenziale inclusione di altri ecosistemi. Di conseguenza, viene di fatto ignorata l’attuale espansione delle attività produttive agricole su savane e praterie, con il rischio di trasferire su questi ecosistemi tutta la pressione causata dalla produzione di soia una volta che verranno proibiti altri fronti espansivi. “Inoltre, la lista di prodotti e materie prime stilata dalla Commissione dovrà necessariamente comprendere tutti quei prodotti la cui filiera genera distruzione delle foreste ed ecosistemi, per esempio la carne di maiale e di pollo e il mais. È quindi cruciale che i cittadini europei sollecitino i governi a difendere la natura e a sostenere una legge efficace, senza scappatoie e lacune. Una legge che includa tutti habitat e tutte le materie prime e che rispetti anche i diritti umani”, conclude Eva Alessi, Responsabile sostenibilità del WWF.

[1] La ricerca è realizzata nell’ambito del progetto WWF “Eat4Chang”, finanziato dal programma di Educazione e Sensibilizzazione allo Sviluppo (DEAR) della Commissione europea. La ricerca ” Mapping the European Soy Supply Chain Embedded Soy in Animal Products Consumed in the EU27+UK”” è stata realizzata da Profundo, un’organizzazione no-profit indipendente.

[2] Dove per UE si intende UE27+UK.

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Dalle decorazioni al pranzo, dalle uova agli sprechi, ecco alcune semplici dritte per alleggerire il nostro impatto sul Pianeta anche durante le feste. 

La pagina Ecotips del WWF Italia – https://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/ecotips/pasqua-in-verde/.

Roma, 11 aprile 2022 – Con l’arrivo della Pasqua aumentano i consumi, ma ci sono alcune semplici scelte che in questo periodo possiamo fare per festeggiare alleggerendo il nostro impatto sul Pianeta. Ecco i 7 consigli del WWF per una Pasqua sostenibile…

1 – Decorazioni Fai-da-te. Non c’è bisogno di acquistare troppe decorazioni, possiamo crearne alcune con uova dipinte, nastri, fiori di carta e altri materiali di riciclo. Se non abbiamo i colori per dipingere le nostre uova, ricordiamoci che si possono realizzare anche con cibi e spezie: la curcuma per tingere di giallo, la paprika per l’arancione, le rape rosse per il fucsia, il caffè per il marrone, gli spinaci per il verde, il vino rosso per il viola. E soprattutto non dimentichiamoci di utilizzare l’interno delle uova per preparare le nostre ricette tradizionali con prodotti locali.  

2 – Prodotti a km zero e di stagione. Scegliere prodotti a chilometro zero, locali e di stagione non aiuta solo l’economia locale, messa a dura prova dalla situazione attuale, ma anche l’ambiente, perché contribuisce a ridurre l’impatto delle produzioni fuori stagione e del trasporto, che spesso gravano anche sul portafoglio. A questo si affianca l’importanza dal punto di vista nutrizionale. La natura, infatti, fa crescere gli alimenti in periodi specifici per sopperire a carenze che dobbiamo affrontare mese dopo mese. Nel periodo di Pasqua, per esempio, via libera agli asparagi ricchi di vitamine e antiossidanti, agretti e fave. Per ogni dubbio basta consultare il Calendario di stagione sulla pagina Ecotips del WWF.

3 – Fare la spesa in modo consapevole. Mai come oggi è importante fare la spesa in modo consapevole, non solo evitando imballaggi inutili e acquisti eccessivi, ma anche con lista alla mano per acquistare solo il necessario, ridurre gli sprechi e i viaggi verso il supermercato. Infine, è importante prestare molta attenzione alle date di scadenza, così da non acquistare cibi che deperiranno prima del loro effettivo utilizzo ma soprattutto portiamo in tavola pasquale tanti prodotti sfusi e freschi, dalla frutta e verdura ai latticini, passando per le uova.

4 – E per le uova di Pasqua? Per Pasqua è importante acquistare cioccolato con la garanzia che non provenga da coltivazioni legate a pratiche di deforestazione: scegliamo se possibile la certificazione biologica per il cioccolato o certificazioni che attestino il rispetto di criteri di sostenibilità ambientale e sociale quali ad esempio Rainforest Alliance, o Fairtrade. Per fare del buon cioccolato occorre un buon cacao. E un cacao è davvero buono se viene prodotto nel rispetto della natura, della biodiversità, dei lavoratori e della salute di tutti.

5 – Congelare o riutilizzare in modo creativo il cibo avanzato. Congelare gli alimenti in freezer è un metodo comodo e semplice per mantenere più a lungo in buono stato molto alimenti, evitando sprechi. Il congelamento è fondamentale, quando, ad esempio, vogliamo conservare prodotti stagionali (come i funghi) per averli a disposizione anche nei mesi in cui non sono di stagione, oppure quando si vuole fare scorta. Per congelare utilizziamo quanto più possibile contenitori riutilizzabili (idonei al contatto con alimenti e all’uso nel freezer) invece di sacchetti, fogli e pellicole monouso. Ricordiamoci di appuntare la data e il contenuto dei nostri contenitori in modo da avere una visione delle scorte. Se abbiamo tanti avanzi e il congelatore pieno, allora via libera alla creatività: una torta salata come la classica pasqualina, per esempio, può essere tagliata a cubetti, riscaldata e riproposta come aperitivo durante il pranzo di Pasquetta.

6 – Imparare a leggere le etichette per evitare sprechi. Lo spreco alimentare oltre a essere insostenibile dal punto di vista ambientale, rappresenta una perdita economica per le famiglie. Eppure tutto questo dispendio può essere ridotto drasticamente imparando a riconoscere la differenza tra la data di scadenza – “Consumare entro” e quindi non oltre quella data perché può essere rischioso per la salute e “Da consumare preferibilmente entro”, che significa quel cibo sarà sicuro da consumare anche dopo la data che figura in etichetta (a patto che la confezione sia integra), ma potrebbe non essere nelle condizioni ottimali. Ad esempio il sapore e la consistenza potrebbero non essere dei migliori. Oltre alle scadenze c’è anche da ricordarsi quanto sia importante la buona conservazione degli alimenti: insomma, se li conserviamo bene ci daranno tutto il tempo di venir consumati.

7- Dove lo butto? Spesso lo smaltimento di oggetti e prodotti tipici delle feste può essere complicato o sconosciuto. Ad esempio: non tutti sanno che per gli imballaggi della colomba la scatola esterna va nella carta, il sacchetto interno in plastica trasparente nella plastica, mentre lo stampo di cottura se ha residui di cibo ed è compostabile va nell’organico; se ha residui di cibo e non è compostabile va nell’indifferenziato. Lì vanno anche le candele consumate, i gusci di cozze e vongole (a meno che nel vostro comune non sia diversamente indicato), le carte lucide o argentate delle uova di Pasqua, i tovaglioli di carta colorati e i tappi di finto sughero di vini e spumanti. I consigli del WWF tendono sia a ridurre il più possibile il consumo materiali usa e getta, proponendo alternative riutilizzabili (sono di moda per esempio i servizi da tavola spaiati), sia a incoraggiare l’acquisto di oggetti sfusi o con imballaggi ridotti, evitando l’overpackaging. Una regola generale che vale per plastica, vetro e metalli è che si riciclano solo gli imballaggi, oggetti in plastica, vetro e metallo che non siano imballaggi per esempio, giocattoli, un bicchiere una lasta metallica vanno nell’indifferenziata. Altra regola importante è quella di “ridurre il volume” dei rifiuti, cioè schiacciare gli imballaggi prima di metterli nel bidone della differenziata. Per quanto riguarda le bottiglie, per esempio, va appiattita la superficie laterale piuttosto che schiacciarle dal tappo verso il fondo, questo per facilitarne l’identificazione in fase di riciclo.

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La crisi causata dall’uomo non può essere risolta chiedendo un altro sforzo alla Natura. Ognuno può fare la sua parte partendo dalle scelte alimentari: ben 226 decisioni che prendiamo al giorno riguardano il cibo. Il WWF rilancia la campagna Food4Future, per non ‘mangiarci’ il Pianeta e inaugura anche la collaborazione con la chef stellata Antonia Klugmann per dare valore alle nostre scelte in cucina. Roma, 5 aprile 2022 – Cartella – https://www.dropbox.com/sh/7ut9oxv7i6h2por/AABBFdzqXyJmkC30V2ddEGzwa?dl=0%20.

Link alla pagina web di campagna: wwf.it/doeatbetter.

In questi giorni si parla di insicurezza e crisi alimentare provocate dal conflitto in Ucraina. Di fronte a momenti di tensione come quelli che stiamo vivendo, è rischioso prendere decisioni dettate dall’irrazionalità. Nell’UE è stata avanzata la proposta di coltivare anche il 4% delle aree destinate alla conservazione della natura, oltre ai danni che questa misura determinerebbe per l’agricoltura stessa, secondo il WFP (World Food Programme) farebbe aumentare la produzione alimentare europea solo dell’1%. Queste aree, infatti, non sono affatto improduttive, sono invece fondamentali per rendere produttive tutte le altre superfici agricole, in quanto producono e mantengono i servizi ecosistemici indispensabili per l’agricoltura stessa, come la conservazione degli insetti impollinatori che hanno necessità di queste aree naturali per la loro alimentazione e riproduzione. Sicurezza alimentare è anche fare le scelte giuste e noi consumatori possiamo avere un ruolo centrale. Con il motto  #DoEatBetter  oggi il WWF pubblica il Manifesto della sua campagna Food4Future, dove sono indicate tutte le sfide che dobbiamo affrontare con urgenza e che richiedono l’attivazione di   noi cittadini, delle aziende e delle istituzioni, scegliendo ognuno di fare da subito la propria parte.

Link al Manifesto Food4Future

https://www.dropbox.com/s/6r2u9ircrsppu4u/WWF-Campagna%20Food%202022.pdf?dl=0.
Clicca QUI per il video su YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=HeQwLjWjUto.

Scegliendo modelli alimentari più sostenibili, le emissioni di gas serra e l’uso del suolo si potrebbero ridurre fino al 70%, mentre si dimezzerebbe il consumo di acqua. Entro il 2050, con diete più concentrate sui prodotti locali e di stagione e soprattutto con un minor consumo di alimenti di origine animale, potremmo liberare diversi milioni di chilometri quadrati di terra e ridurre le emissioni globali di CO2 fino a 8 miliardi di tonnellate all’anno. Il WWF collaborerà per tutto l’anno con la chef stellata di rilievo internazionale Antonia Klugmann, nota per la sua proposta di alta cucina attenta al rispetto dei cicli della natura e delle colture locali. La chef, che ha sposato la filosofia e le raccomandazioni del Manifesto Food4Future, condividerà nei vari momenti dell’anno sui propri canali social, consigli e ricette per permettere a tutti di portare a tavola un menù stellato e sostenibile a partire dalle ricette di aprile, incentrate sull’attenzione ai prodotti del territorio, stagionali e biologici. “Sono entusiasta di continuare e approfondire l’esperienza di collaborazione con il WWF Italia – afferma Antonia Klugmann -. Secondo il WWF, il cibo è la leva più potente per migliorare la salute umana e degli ecosistemi e promuovere una sostenibilità ambientale accompagnata da un quadro di sempre maggiore giustizia sociale. Come chef, dunque, ho il dovere di impegnarmi. Ogni scelta che un cuoco fa nella propria cucina, che sia professionale o casalinga, ha a che fare con l’ambiente. La consapevolezza dell’interconnessione fortissima e inequivocabile che esiste tra le nostre scelte e il futuro del Pianeta ci deve spingere costantemente allo studio e al miglioramento delle nostre pratiche alimentari. Ringrazio ancora il WWF Italia, che mi fa sentire anche minimamente utile in questo percorso.” La scienza del comportamento ha dimostrato che il cambiamento graduale e incrementale per raggiungere gli obiettivi funzioni veramente. Si dice che gli individui prendano 35.000 decisioni al giorno, di cui 226 solo sul cibo. Con questo in mente, essere in grado di apportare consapevolmente piccoli cambiamenti nelle decisioni ogni giorno – anche cambiandone solo una su 226 – è già un buon inizio per impostare abitudini alimentari gratificanti per sé e buone per il futuro di tutti. Un esempio? Un pasto sostenibile richiede all’incirca 1000 litri di acqua rispetto ai circa 3000 di un solo pasto meno sostenibile, molto ricco di proteine animali e cibi non di stagione. Avvicinandoci a periodi di maggior rischio di siccità sarebbe importante considerarlo ogni volta che scegliamo cosa mettere nel carrello. Una buona notizia è che proprio gli cibi meno vantaggiosi per l’ambiente sono anche i meno salutari, che dovremmo consumare con maggiore parsimonia. Per i più scettici, un esempio clamoroso del ruolo dei consumatori è avvenuto pochi anni fa: l’olio di palma, ingrediente diffusissimo di biscotti e altri prodotti da forno, salito nel 2016 sul banco degli imputati la presenza di contaminanti di processo cancerogeni. L’allarme sui rischi per la salute ha fatto scattare la paura nei consumatori, che hanno iniziato a leggere gli ingredienti dei prodotti e, con le loro scelte di consumo, hanno imposto alle grandi aziende un cambiamento di rotta epocale. L’olio di palma è sparito dagli scaffali in meno di un anno. Questo episodio rende chiaro il potere che le persone, i consumatori, hanno di orientare la politica (alimentare, ambientale, sociale) con le loro scelte. “I sistemi alimentari hanno il potenziale per nutrire la popolazione umana e proteggere l’ambiente, ma attualmente stanno minacciando entrambi per via di come produciamo e consumiamo il cibo. Non possiamo arrestare la perdita di biodiversità e di ecosistemi, nonché la catastrofe climatica che incombe se, assieme alle misure in altri settori, non ripensiamo completamente anche l’attuale sistema alimentare, a partire da quello che portiamo a tavola ogni giorno. È fondamentale una drastica riduzione del consumo di carne e un sostanziale incremento nei consumi di alimenti vegetali come frutta, verdura, cereali e legumi  spiega Eva Alessi, responsabile sostenibilità del WWF Italia -. I comportamenti personali degli individui hanno un enorme potere di mitigare i danni ambientali e promuovere processi più sostenibili che proteggano ambiente e salute”.

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WWF: CONSUMIAMO A LIVELLO GLOBALE L’EQUIVALENTE DI QUASI 2 PIANETI, URGE UN CAMBIO DI ROTTA. L’UMANITA’ IMMETTE OGNI ANNO IN ATMOSFERA CIRCA 36 MILIARDI DI TONNELLATE DI CO2. Sabato 26 marzo torna Earth Hour, l’Ora della Terra, l’evento globale del WWF per un futuro più sicuro, giusto e sostenibile. Gli Eco consigli del WWF per risparmiare energia e aiutare il pianeta, a cominciare dalle abitudini alimentari, il risparmio energetico e i trasporti. Roma, 15 marzo 2022

Il 15 marzo è la Giornata mondiale dei diritti dei consumatori e oggi più che mai è necessario cambiare rotta e abbracciare risparmio ed efficienza energetica, per aiutare il Pianeta e alleggerire il peso delle nostre bollette. Il WWF ricorda come molte delle nostre scelte quotidiane, anche quelle più insignificanti, abbiano un impatto sul Pianeta e sul cambiamento climatico, ad esempio quelle alimentari. Basti dire che l’80% della deforestazione mondiale è dovuto alla necessità di fare sempre più posto ai pascoli per la produzione di carne e alle coltivazioni di soia, palma da olio, cacao, caffè, richiesti soprattutto dai Paesi occidentali che consumano (e sprecano) sempre di più. Oggi a livello medio mondiale usiamo l’equivalente di quasi 2 Pianeti. Se tutti gli abitanti della Terra consumassero risorse come noi italiani, i Pianeti di cui avremmo bisogno sarebbero 2,7! Se non cambiamo presto rotta, la nostra stessa civiltà è a rischio. Andando avanti a questi ritmi nel 2050 l’umanità potrebbe consumare 3 volte la capacità ecologica del Pianeta, in pratica ci sarebbe bisogno di 3 Pianeti: questo è evidentemente assurdo e fisicamente impossibile. Gli Ecotips del WWF passano inoltre per una casa meno calda in inverno, dove 20 gradi e un maglione in più possono bastare, a consumi più efficienti (gli elettrodomestici incidono tra il 50 e l’80% sul costo della bolletta dell’energia), all’attenzione nell’uso dell’acqua all’abbandono dell’usa e getta, alla riduzione degli imballaggi, soprattutto in plastica, quando non necessari fino all’attenzione a come ci muoviamo, privilegiando le passeggiate a piedi, in bicicletta e l’uso del treno e dei mezzi pubblici nelle nostre città. Il Pianeta, e le generazioni future, ci ringrazieranno! Piccole azioni, grande impatto: consigli del WWF per ridurre il nostro “peso” sul Pianeta sulla pagina Ecotips 

Sabato 26 marzo alle 20,30 torna Earth Hour, l’Ora della Terra, l’iniziativa globale del WWF che attraverso il gesto simbolico di spegnere le luci per un’ora, invita il mondo a mobilitarsi per un futuro più sicuro, giusto e sostenibile. Saranno migliaia le piazze, i monumenti e i luoghi simbolo che si spegneranno a livello globale. In Italia L’Ora della Terra, ha già ricevuto l’adesione del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile e i patrocini della Presidenza del Consiglio dei Ministri, della Camera dei Deputati, del Senato della Repubblica e del Comune di Roma. Anche per questa edizione di Earth Hour, il WWF ha ricevuto la medaglia che il Capo dello Stato ha voluto destinare, quale suo premio di rappresentanza, all’evento internazionale.

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Il vincitore del programma “LOL 2 – Chi ride è fuori” ha donato l’assegno da 100mila euro al WWF Italia. Roma, 9 marzo 2022

Foto – https://www.dropbox.com/sh/nyj7k3sxu530c9j/AAB-KBn-pHlHgxWfO8fRjOKya?dl=0.

“A Maccio va un grandissimo grazie per aver scelto di sostenere i nostri progetti. La sua generosità non è solo un gesto di amicizia nei confronti della nostra Organizzazione, ma anche un segnale di grande attenzione alla natura e alle nuove generazioni. Insieme a lui, fin dalla prima collaborazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul consumo di pesce sostenibile ‘abbiamo parlato la stessa lingua’, utilizzando con originalità l’ironia per promuovere stili di vita più responsabili e sostenibili. Con questa scelta di Maccio possiamo dire che… l’ambiente non è fuori!”. Commenta così Benedetta Flammini, direttore marketing e comunicazione del WWF Italia, la decisione di Maccio Capatonda, vincitore della seconda edizione del programma ‘LOL- Chi ride è fuori’ in onda su Amazon Prime Video, di devolvere l’assegno da 100mila euro messo in palio dalla trasmissione per la tutela dell’ambiente e per costruire un futuro in armonia tra la Natura e le persone. Questi fondi saranno utilizzati da WWF Italia per sostenere progetti e campagne a tutela della biodiversità e degli habitat compromessi dall’impatto dell’uomo e dalle grandi emergenze globali, come la crisi climatica e la perdita di natura. Quella con Maccio Capatonda per il WWF è una collaborazione importante cominciata con i video sul consumo responsabile di pesce e che certamente, nel futuro, proseguirà arricchendosi di nuovi episodi. A questo link i video – https://www.youtube.com/c/wwfitalia/search?query=maccio%20 del WWF Italia sul consumo responsabile di pesce con Maccio Capatonda. 

Il nostro lavoro in Italia e nel mondo. La Missione del WWF è costruire un futuro in cui l’umanità possa vivere in armonia con la natura. Con i suoi 5 milioni di sostenitori, la presenza in circa 100 Paesi e con oltre 2000 progetti attivati, il WWF è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della Natura. Fondato nel 1961, il World Wide Fund for Nature nasce con l’obiettivo di tutelare e conservare la natura e i processi ecologici del Pianeta. In Italia il WWF nasce nel 1966 e oggi è presente su tutto il territorio nazionale. Il sostegno dei soci e il supporto dei donatori hanno reso possibili molti dei risultati conseguiti dal WWF Italia: tra questi la salvaguardia di oltre 30.000 ettari di natura attraverso la creazione di circa 100 Oasi, un network di aree protette diffuso in tutto il nostro Paese. A livello internazionale e in Italia, il WWF lavora da anni con importanti imprese, sia per il sostegno dei progetti di conservazione, sia per avviare percorsi di miglioramento delle politiche e pratiche ambientali, convinto che il mondo delle imprese svolga un ruolo chiave per trovare soluzioni sostenibili e praticabili alle attuali sfide globali.

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RENDERE SOSTENIBILI GLI ALLEVAMENTI, RIDURRE IL CONSUMO DI CARNE, OPERARE PER IL RIPRISTINO E IL MANTENIMENTO DEGLI HABITAT NATURALI. Il totale degli animali allevati per il consumo di carne è circa 3 volte superiore al numero di persone esistenti sul nostro Pianeta, che sono quasi 8 miliardi. Anche in Italia il rischio delle zoonosi e altre patologie dipendono da una non corretta gestione della fauna selvatica e da distruzione e degrado degli habitat naturali. Roma, 27 gennaio 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/zhqup2ihuiy9s5a/AABagEj6PNTds4WO98udcBwta?dl=0.

Link al report “Toccare con mano la crisi ecologica”https://www.dropbox.com/sh/cmcvxbeal51l0z3/AABdcxTJXrBXuzHpLvif3c-4a?dl=0.

Ripensare i nostri sistemi produttivi e di consumo del cibo e le nostre relazioni con la fauna selvatica, in una dimensione ecologica che sia rispettosa di tutte le componenti che caratterizzano la vita sul Pianeta, è la migliore prevenzione che possiamo attuare per preservare la nostra salute e quella degli animali. È quanto sottolinea il WWF nel nuovo report TOCCARE CON MANO LA CRISI ECOLOGICA”, realizzato in merito alla attuale diffusione della Peste Suina Africana (PSA) e dell’Influenza Aviaria (AI) in Italia. Queste due malattie – la prima letale per i suini, la seconda causata dai virus che colpiscono prevalentemente il pollame domestico e gli uccelli acquatici selvatici- oggi rappresentano le due grandi preoccupazioni della zootecnia italiana ma non solo, poiché si registrano casi di queste due malattie in tutto il mondo, con nuovi preoccupanti focolai in Europa. Ancora una volta siamo qui a raccogliere segnali allarmanti di quanto il nostro agire senza considerare i delicati equilibri del Pianeta e ignorando il funzionamento degli ecosistemi, scateni una malattia dopo l’altra, con un drammatico effetto domino. La transizione ecologica che auspichiamo per rendere possibile un nostro futuro sul Pianeta deve assolutamente rifondare il sistema alimentare. Immaginare di produrre proteine animali in maniera sempre più intensa e a costi sempre più bassi è il modo migliore per condannarci ad un futuro di malattie, di crisi insormontabili e di libertà negate. Sia da monito il fatto che per arginare i focolai di peste suina 78 comuni in Piemonte e 36 in Liguria stanno chiedendo ai loro cittadini di sospendere attività all’aperto come i trekking. La diffusione a gennaio di peste suina e influenza aviaria in Italia è legata all’insostenibilità delle condizioni di allevamento intensive di suini e di pollame, oltre che all’aumento dei contatti tra specie selvatiche e specie allevate. Fra i fattori che potrebbero aver contribuito alla diffusione anche il commercio e trasporto illegali di animali e carni, e lo scorretto smaltimento dei rifiuti prodotti dagli allevamenti e delle carcasse di animali infetti, che possono essere inclusi nei mangimi per avicoli e suini. A questo si aggiunge il diffuso bracconaggio di cinghiali che, macellati sul posto in maniera illegale, possono contribuire a diffondere il virus della peste suina.

Ecco i sei punti cardine su cui bisogna puntare secondo il WWF:

1) rivedere completamente i sistemi di allevamento intensivo, riducendo drasticamente il numero e la densità degli animali allevati (e migliorando sostanzialmente il loro benessere). Ciò è fondamentale per ridurre la diffusione delle zoonosi come l’Aviaria e delle malattie infettive come la PSA;

2) ripristinare e proteggere gli habitat naturali e la ricchezza di biodiversità, che contribuiscono a ridurre la diffusione di malattie zoonotiche mantenendo l’equilibrio tra presenza umana e specie selvatiche in termini sia di distanza spaziale sia di presenza di barriere naturali che impediscono il passaggio dei virus dagli animali all’uomo;

3) gestire correttamente le specie selvatiche, in particolare il cinghiale, senza attendere situazioni di emergenza, ma pianificando nel medio e lungo termine la gestione delle popolazioni. Svincolare la gestione della fauna selvatica dagli interessi venatori; 

4) contrastare il bracconaggio -in particolare quello rivolto ai cinghiali – e il commercio illegale di specie selvatiche come importante misura di tutela sia della biodiversità sia della salute umana;

5) rafforzare il sistema di sorveglianza nazionale sulle zoonosi e altre patologie potenziando l’attività di monitoraggio sulla fauna selvatica e nelle aziende zootecniche, in particolare degli allevamenti;

6) ridurre il consumo di carne e altri prodotti di origine animale (uova, latte, formaggi, latticini ma anche il pellame). Una dieta ricca di alimenti di origine vegetale con piccole quantità di cibi di origine animale comporta benefici sia per la salute sia per l’ambiente.

“Le misure di contenimento dell’epidemia di peste suina e influenza aviaria previste dalle normative nazionali ed europee risulteranno misure palliative legate ad una situazione emergenziale senza un ripensamento dei nostri sistemi produttivi e di consumo, soprattutto quello di carne. Il totale degli animali allevati per il consumo di carne (circa 20 miliardi di polli, 1 miliardo di maiali, 1,5 miliardi di mucche e 1 miliardo di pecore) è circa 3 volte superiore al numero di persone esistenti sul nostro Pianeta (quasi 8 miliardi). A fronte di una popolazione umana in continua crescita non possiamo pensare di continuare ad aumentare il consumo di carne a queste condizioni intensive di sfruttamento e alterazione degli equilibri ecologici, ma bisogna invece ridurre il consumo di carne a favore di diete sane e a base vegetale”, ha detto Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia. Il consumo mondiale di carne è più che raddoppiato negli ultimi 20 anni. Il 60% degli agenti patogeni che causano malattie umane provengono dagli animali domestici o dalla fauna selvatica. Circa il 75% delle nuove malattie che hanno colpito l’uomo negli ultimi 10 anni è stato trasmesso da animali o da prodotti di origine animale. Queste malattie – di cui fa parte anche il Covid-19 – vengono appunto definite zoonosi, termine che indica il passaggio di un virus da un animale all’uomo, e ci mostrano ancora una volta come ridurre progressivamente ma rapidamente tutte le attività antropiche distruttive per gli ecosistemi con l’approccio One health, possa abbattere i rischi di pandemie, irrobustendo le nostre difese e quelle degli ecosistemi. Tutti i nostri comportamenti che infiggono danni al Pianeta, finiscono per ripercuotersi anche su di noi. Dovremmo averlo capito.

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