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Archive for the ‘sostenibilità’ Category

Cantanti e telespettatori di tutto il mondo sono invitati a partecipare alla TikTok Challenge e a firmare la petizione sul sito voicefortheplanet.eu. #VoiceForThePlanet – Roma, 15 maggio 2021

Il WWF partecipa all’Eurovision Song Contest, il più grande evento musicale annuale dal vivo del mondo, che quest’anno ha scelto di dare voce alla natura, per dimostrare quanto la nostra salute e quella del pianeta siano strettamente connesse. Ad avviare questa collaborazione sarà il DJ e ambassador del WWF, Armin van Buuren, che il 15 maggio farà diventare “green” il famoso “ponte Erasmus” di Rotterdam. Con lui Martin Österdahl, supervisore esecutivo dell’Eurovision Song Contest, e Kirsten Schuijt, CEO di WWF-NL, che insieme parleranno a favore della natura firmando la petizione globale #VoiceForThePlanet. L’evento speciale sarà trasmesso in streaming nel “villaggio virtuale” dell’Eurovision. L’obiettivo è quello di raccogliere un milione di “voci” sul sito voicefortheplanet.eu, voci di persone che insieme al WWF vogliono proteggere e ripristinare il nostro pianeta. Questa petizione sarà presentata ai leader mondiali ai vari eventi politici chiave nel corso dell’anno, per chiedere loro di prendere le giuste decisioni sul futuro del pianeta. Attraverso il social media TikTok, Armin van Buuren inviterà gli spettatori a cantare, ballare o duettare il suo brano ‘Million Voices’ per partecipare alla sfida #voicefortheplanet. Anche l’attore e influencer olandese Niek Roozen sta dando il suo sostegno per assicurarsi che questa sfida diventi virale. Niek si avvicinerà a tutti i concorrenti durante i live show e insieme a loro inviterà ancora più spettatori di ogni singolo paese a far sentire la propria voce per la natura partecipando alla TikTok Challenge e firmando la petizione sul sito voicefortheplanet.eu. Collaborando all’Eurovision, il WWF invita tutte le persone ad unire le loro voci in un unico grido per salvare la natura e proteggere il pianeta. Armin van Buuren, DJ di fama mondiale e ambassador del WWF ha detto: “Quando penso alla voce del nostro pianeta, penso a Sir David Attenborough. Mi ha ispirato molto nel corso degli anni, aiutandomi a capire quanto sia preziosa la vita sulla terra e che dovremmo fare tutto il possibile per salvarla. Tutti insieme possiamo farcela: solo restando uniti saremo in grado di ispirare il cambiamento e fare la differenza. Ecco perché chiedo a tutti i miei fan di firmare la petizione globale #VoiceForThePlanet e far sentire la loro voce”. “Siamo davvero entusiasti di collaborare con il WWF quest’anno e sostenere la loro campagna Voice for the Planet. L’Eurovision Song Contest si concentra sull’uso del suono della voce per unire il mondo e sappiamo che i milioni di fan che lo guarderanno vorranno alzare la voce per sostenere un futuro sostenibile”, ha aggiunto Martin Österdahl, supervisore esecutivo dell’Eurovision Song Contest. “Abbiamo visto come la pandemia ci ha costretti a dividerci in tanti modi, eppure qui c’è un grande esempio di persone che si riuniscono, grazie alla musica. Dobbiamo unirci e alzare più voci possibili anche per il Pianeta. Un pianeta che è in crisi a causa delle nostre attività insostenibili. Un pianeta dalla cui salute dipende la salute di tutti noi. Unire le nostre voci in un unico coro per parlare in difesa della natura oggi è più importante che mai, e solo se ci prenderemo cura dell’unico pianeta da cui tutti dipendiamo, potremo prevenire le possibili future pandemie”, ha concluso Marco Lambertini, direttore generale del WWF International. “L’Eurovisione è simbolo di speranza: faremo sentire la nostra voce e i leader mondiali dovranno ascoltarla”.

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DA ECOSISTEMI SANI CIRCA 1,2 MILIARDI DI POSTI DI LAVORO. Due case-history, Croazia e Sud Africa, mostrano l’efficacia dell’occupazione ‘green’. Roma, 1 maggio 2021

Investire in attività di rigenerazione della natura si traduce anche in nuovi posti di lavoro con molteplici benefici economici e sociali per le comunità locali. Lo ricorda il WWF in occasione del Primo maggio, Festa dei lavoratori, che anche quest’anno si celebra nel mezzo di una pandemia. Ed è proprio questa condizione, per il WWF, ad aver evidenziato quanto siano vulnerabili i paesi e i sistemi globalizzati agli shock esterni. Distanziamento sociale, blocco di gran parte delle attività economiche, hanno innescato una crisi economica accompagnata da una rapida perdita di lavoro come mai era avvenuto in passato: ma le nostre società e le nostre economie sono profondamente o radicate nella natura, e non esterne ad essa. I sistemi naturali (costituiti dalla biodiversità presente sul Pianeta) e i servizi che essi offrono gratuitamente e quotidianamente, anche detti servizi ecosistemici, sono, infatti, la base essenziale dei processi economici, dello sviluppo e del benessere delle società umane. I sistemi naturali ricoprono un ruolo centrale anche nel sostenere l’occupazione: circa 1,2 miliardi di posti di lavoro in settori come l’agricoltura, la pesca, la silvicoltura e il turismo dipendono direttamente dalla gestione efficace e dalla resilienza di ecosistemi sani. Ad esempio, la bassa produttività dell’agricoltura nei paesi in via di sviluppo, in particolare in Africa, è la causa primaria della condizione di povertà estrema caratteristica di alcune regioni. In questi contesti, le soluzioni basate sulla natura, come il ripristino dei bacini idrici, possono aumentare la disponibilità di acqua e ridurre l’erosione del suolo, contribuendo all’aumento della produttività agricola. Benefici simili si possono trovare nei settori come la pesca e la silvicoltura, dove l’uso di soluzioni basate sulla natura può sostenere, e talvolta incrementare, i posti di lavoro e l’economia delle comunità locali. Secondo uno studio statunitense (Garrett-Peltier and Pollin, 2019) il ripristino e la gestione sostenibile delle foreste avrebbe creato più posti di lavoro per milione di dollari investito rispetto ad altre tipologie di industrie (agricoltura, gas, aviazione ecc.), arrivando a generare 39.7 posti di lavoro diretti ed indiretti per milione investito.  Nei paesi in via di sviluppo questi valori risulterebbero più elevati. Si stima che la Rete Natura 2000 sostenga 104.000 posti di lavoro nelle attività di gestione e conservazione delle aree protette e altri 70.000 posti di lavoro in attività connesse in maniera indiretta. Alla base di questo c’è un investimento annuale e costante di circa 6 miliardi di euro per la gestione e il ripristino della rete Natura 2000. In futuro, si prevede che il fabbisogno di biodiversità possa generare fino a 500.000 posti di lavoro. Basti considerare il settore agricolo: 1,3 milioni dei 9,6 milioni di posti di lavoro in UE in questo ambito sono collegati direttamente o indirettamente ai siti Natura 2000. Anche il settore del turismo ha un ruolo cruciale, offre lavoro a 12 milioni di persone in Europa, di cui 3,1 milioni sono collegati alle aree della rete Natura 2000. Gli investimenti in rinaturazione sono definiti anche investimenti moltiplicatori. È stato stimato infatti che investire circa 2,7 trilioni di dollari ogni anno entro il 2030 in soluzioni basate sulla natura genera vantaggi economici pari a 10 trilioni di dollari e 395 milioni di nuovi posti di lavori (World Economic Forum 2020). Il WWF ha calcolato che il ritorno economico derivante dalla sola ricostruzione degli ecosistemi marini (grazie all’estensione delle aree marine protette dal 20 al 30% e ad interventi sostanziali di ripristino) potrà portare, sempre al 2050, ad un ricavo di 10 dollari per ogni dollaro speso, oltre che ad un incremento di 1 milione di posti di lavoro tra gli operatori del mare. “Proteggere, ripristinare, gestire in modo sostenibile gli ecosistemi e allo stesso tempo far crescere la nostra economia non è più un’utopia. La risposta è nelle soluzioni basate sulla natura, ovvero gli interventi finalizzati a tutelare, gestire in modo sostenibile e restaurare gli ecosistemi – ha ricordato Marco Galaverni, direttore scientifico del WWF Italia – Le soluzioni basate sulla natura forniscono risposte alle sfide chiave della società, producono benessere per le comunità e benefici per la biodiversità”. Nonostante questi strumenti siano noti da tempo, il loro valore non è ancora del tutto riconosciuto e rappresentano un’opzione di investimento a basso costo per aumentare i posti di lavoro, la produttività e l’economia locale, oltre alla loro azione primaria di proteggere, conservare e ripristinare il capitale naturale.

Il caso di Zagabria, Croazia – Le soluzioni basate sulla natura per contrastare la disoccupazione. La città di Zagabria ha moltissimi parchi, come Medvednica e Park Maksimir, i quali richiedono risorse e competenze specifiche per essere protetti e conservati. Nel 2005 la città ha lanciato un programma di formazione volto a ridurre la disoccupazione locale contribuendo allo stesso tempo alla conservazione degli spazi verdi rivolto principalmente a persone da anni senza una solida occupazione. L’obiettivo è quello di generare contratti di lavoro a tempo pieno per la cura del verde e la conservazione delle aree protette e, con un percorso formativo, far acquisire ai partecipanti le conoscenze e le competenze necessarie per un nuovo inserimento nel mondo del lavoro. Dal 2005 al 2015, hanno partecipato al programma oltre 3.000 persone, di cui circa il 30% ha successivamente trovato un’occupazione. Il programma ha contribuito alla riduzione della povertà locale, aumentando la motivazione e la consapevolezza tra i cittadini partecipanti. Circa 300 persone sono state coinvolte nuovamente ogni anno nella manutenzione degli spazi pubblici verdi e in altre attività di gestione ordinaria delle aree protette volte alla protezione della biodiversità, come per esempio la rimozione dei rifiuti smaltiti illegalmente all’interno dei parchi.  Questo progetto mostra come l’attenzione, la cura e la conservazione della natura nelle città possa fornire importanti benefici sociali attraverso la sua protezione attiva.

Il caso del Sud Africa – Working for Water. In Sud Africa le specie aliene invasive vegetali stanno causando moltissimi danni: mettono a repentaglio le attività economiche, la biodiversità, la sicurezza dell’acqua e l’integrità del suolo (ILO, 2018). Investendo in soluzioni basate sulla natura, inclusi la gestione ed il ripristino degli habitat con vegetazione autoctona, è possibile generare molteplici vantaggi. Un esempio importante viene da Città del capo, dove il ripristino della vegetazione autoctona ha aumentato la disponibilità d’acqua nei bacini idrografici che riforniscono la città. Questo perché le specie non autoctone, come ad esempio l’eucalipto, richiedono maggiori quantità di acqua, 1,4 trilioni di litri in più l’anno, rispetto alle piante autoctone. Questa perdita equivale al 4% dell’approvvigionamento idrico della nazione e, poiché le specie aliene si stanno diffondendo molto rapidamente, la perdita potrebbe quadruplicare fino al 16% (WWF-SA, 2016). Allo stesso tempo, il paese presenta tassi di disoccupazione molto elevati, rendendo possibile la mobilitazione di numerose persone alla risoluzione di questo problema. Il governo sudafricano, a partire dal 1995, ha infatti implementato con successo il programma Working for Water (WfW), guidato dal Dipartimento dell’Ambiente in coordinamento con diverse organizzazioni del settore pubblico e della società civile (WWF, 2019). Vengono offerti contratti di lavoro finalizzati a rimuovere le specie invasive dai principali bacini idrici, aumentando così la disponibilità di acqua potabile (ILO, 2018). Finora, sono stati ripristinati oltre 1 milione di ettari, fornendo oltre 50 milioni di metri cubi di acqua all’anno e sostenendo più di 20.000 posti di lavoro (ILO, 2018; WWF, 2019). Grazie ai risultati ottenuti, ad oggi ci sono più di 300 progetti WfW in tutte e nove le province del Sud Africa (WWF, 2019).  Inoltre, l’approccio WfW è stato integrato in numerosi altri programmi di sostentamento del governo sudafricano, basati sempre sulle NBS come Working for Wetlands, Working for the Coast e Working on Fire. La creazione di posti di lavoro per le parti sociali più svantaggiate, come le donne, i giovani e le persone con disabilità rimane uno dei cardini di questi programmi. Nell’anno finanziario 2019-2020 sono stati creati più di 60.000 posti di lavoro, di cui oltre il 70% è andato ai giovani, il 55% alle donne e l’1,5% alle persone con disabilità (DPW, 2020). 

Qui il link al report “NATURE HIRES: How Nature-based Solutions can power a green jobs recovery – WWF & ILO – 2020https://wwfint.awsassets.panda.org/downloads/nature_hires_report_wwf_ilo.pdf.

 PODCAST: Scopri di più sul tema “Green Jobs” ascoltando il podcast creato da WWF YOUng nell’ambito della ribrica “The Green Corner”, disponibile dal 1 maggio su One Planet School: CLICCA QUI https://oneplanetschool.wwf.it/gioca-e-scopri/the-green-corner-il-podcast-wwf-young-sui-green-jobs.

Il podcast, realizzato tramite interviste ad alcuni fra i maggiori esponenti del settore italiano come Debora Fino, Raimondo Orsini, Franco Andaloro, si propone di stimolare l’acquisizione di competenze legate ai temi della sostenibilità ambientale, come strumento per la salvaguardia del territorio in cui vivono e, al tempo stesso, come nuove opportunità professionali. 7 episodi da non perdere, iscriviti subito alla newsletter di One Planet School per rimanere sempre aggiornato sulle novità.

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MA LA SFIDA CONTRO LA CRISI GLOBALE DI CLIMA E BIODIVERSITÀ È ANCORA APERTA: NEI PROSSIMI 10 ANNI DOBBIAMO FARE PIU’ DI QUANTO È STATO FATTO NEI 60 PASSATI. Tanti successi nel mondo e in Italia, possibili grazie al supporto di sostenitori, comunità, imprese, istituzioni e cittadini.

Roma, 29 aprile 2021 Link alla pagina web di campagna: wwf.it/60.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/zvzrsn9jz3r56d0/AAA3X1DaQ64VTxcLOE2eaQM5a?dl=0.

Oggi, giovedì 29 aprile, il WWF compie 60 anni, un lungo periodo in cui l’organizzazione – nata nel 1961 da un piccolo gruppo di naturalisti, guidati da passione e ricerca – è stata protagonista di azioni globali per la conservazione della natura, realizzando alcune fra le iniziative più innovative mai intraprese per la protezione del Pianeta, i cui risultati si fanno sentire ancora oggi. Dal sostegno alla creazione di aree protette di grande valore come i parchi nazionali delle Galapagos e dei Vulcani in Ecuador e Ruanda, alla conservazione di specie iconiche come la tigre, i gorilla o il panda gigante, simbolo inconfondibile del WWF, il cui numero di individui in natura è aumentato del 68% in 40 anni, grazie alla collaborazione della ONG con governi e comunità locali. Nonostante il tanto lavoro e i numerosi successi, però, oggi siamo davanti ad un crollo drammatico della biodiversità: negli ultimi 50 anni le popolazioni selvatiche di mammiferi, pesci, rettili e anfibi sono crollate in media del 70% (Living Planet Report 2020e la pandemia da Covid-19, che ha le sue radici nella deforestazione e nel commercio illegale della fauna selvatica, ma anche nella distruzione di ecosistemi naturali, è l’ultima evidente dimostrazione di come l’attività umana insostenibile stia spingendo gli ecosistemi del pianeta al collasso e di quanto la salute della natura sia direttamente connessa a quella degli esseri umani. “Dopo 60 anni di storia il WWF è un’organizzazione globale multiculturale, con sedi e progetti attivi in circa 100 paesi, sostenuta da oltre 35 milioni di persone in tutto il mondo, e questo perché ha usato la propria autorevolezza per costruire un mondo più giusto, sano e più sostenibile. Il nostro viaggio, però, è tutt’altro che concluso. Negli ultimi 60 anni abbiamo visto il mondo subire profonde trasformazioni e anche il WWF è cambiato nel tempo, ma una cosa non cambierà mai: la nostra ferma determinazione realizzare un futuro in cui le persone possano vivere in armonia con la natura. Dalla scienza arrivano messaggi inequivocabili e anche la società è pronta per il cambiamento, è pronta per una transizione ecologica che alle nuove politiche energetiche e all’innovazione tecnologia deve affiancare la tutela della biodiversità riconoscendo il valore del capitale naturale. Non c’è più tempo per gli annunci, servono le azioni: tutti insieme possiamo rendere reale il cambiamento”, afferma la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi. “In questi 60 anni la nostra missione è diventata sempre più importante e mirata. Ma oggi più che mai sappiamo che potremo garantire un futuro sicuro, prospero, sano ed equo all’umanità solo in un pianeta sano, dove lo sviluppo sostenibile sia la regola– aggiunge Marco Lambertini, direttore generale del WWF Internazionale -. Il COVID-19 ha rappresentato un campanello d’allarme per i rischi ad ampio raggio che derivano dal nostro rapporto squilibrato e distruttivo con la natura: nei prossimi 10 anni, insieme ai governi, alle imprese e alle comunità, dobbiamo ottenere più di quanto siamo riusciti a raggiungere negli ultimi 60”. “Dobbiamo puntare sulle numerose relazioni costruite e sulle profonde conoscenze acquisite in questi 60 anni di lavoro, e trovare insieme soluzioni innovative alle complesse sfide che abbiamo davanti: dalla distruzione dei mezzi di sussistenza, al collasso climatico, dal degrado dell’ecosistema alla perdita di biodiversità. Non abbiamo più tempo da perdere”, afferma Pavan Sukhdev, presidente del WWF Internazionale.

SUCCESSI INTERNAZIONALI – Solo 10 anni fa stavamo per perdere le tigri in natura: da circa 100.000 all’inizio del XX secolo, questi meravigliosi felini erano appena 3.200, sopravvivendo solo in piccoli areali frammentati. Ma nel 2010, i governi dei 13 i paesi che ospitano la tigre hanno assunto l’impegno “TX2” per raddoppiare le tigri entro il 2022. È nato così un piano di ripresa globale e il WWF assieme a individui, aziende, comunità, governi e altri partner attivi nel campo della conservazione, stanno lavorando senza sosta per raggiungere l’obiettivo. Da allora, le tigri hanno fatto un ritorno incredibile in Bhutan, Cina, India, Nepal e Russia. I numeri stanno aumentando in molte aree e le popolazioni si stanno espandendo in aree nuove. Questo successo è il risultato di molti sforzi: creazione di aree protette e applicazione di rigorosi standard di onservazione (CA | TS) per la gestione degli habitat delle tigri, riduzione del bracconaggio e sfida al commercio illegale di parti di tigri, ma anche sensibilizzazione dei consumatori. Grazie alle azioni del WWF anche il calo del numero dei gorilla di montagna è stato invertito: nel 1991, è stato istituito l’“International Gorilla Conservation Program” (IGCP – Programma Internazionale di Conservazione dei Gorilla) con i partner dell’”African Wildlife Foundation” e “Flora and Fauna International”. Grazie alla collaborazione con le comunità locali e i governi dei tre paesi (Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda) , i censimenti mostrano le 2 popolazioni residui  in costante aumento: nelle montagne del Virunga (Repubblica Democratica del Congo e Ruanda) si contano oltre 600 gorilla di montagna, rispetto ai 480 del 2010, mentre la popolazione di Bwindi (Uganda)( è passata da circa 400 nel 2010 a 459 all’ultima conta nel 2019.Sempre numeri esigui, tuttavia, che richiedono massimo impegno e vigilanza costante. Il WWF, insieme al governo e alle comunità locali, ha anche contribuito a creare il più grande parco nazionale al mondo, che copre 4,3 milioni di ettari di foresta tropicale dell’Amazzonia colombiana; e grazie al lavoro fatto per contrastare il mercato nero di avorio, Cina, Singapore (dal prossimo settembre 2021) e altri governi ne hanno finalmente vietato il commercio. Ma le minacce a cui sono sottoposti specie e habitat sono ancora troppe: nel mondo stiamo ancora perdendo 10 milioni di ettari di foresta ogni anno, mentre una grande quantità di fauna selvatica è ancora oggetto di bracconaggio e commercio illegale, oltre a soffrire gli effetti della crisi climatica e dell’inquinamento. Solo insieme potremo invertire la rotta. 

SUCCESSI IN ITALIA – Da quando il WWF è stato fondato anche in Italia, tanti sono stati i risultati raggiunti. Fra questi ricordiamo l’operazione San Francesco lanciata negli anni ’70 insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo: si contavano poco più di 100 lupi confinati in alcune aree dell’Appennino centro-meridionale, ma grazie alla tutela legale e all’aumento tanto delle foreste quanto delle specie preda, il lupo si è salvato dall’estinzione e ha ripreso a espandersi sull’Appennino fino alle Alpi. Anche il cervo sardo a Monte Arcosu esiste ancora grazie all’impegno del WWF, che con una straordinaria raccolta fondi, alla quale parteciparono anche i bambini del Panda Club, nel 1985 ha acquistato Monte Arcosu, trasformandola in Oasi WWF. Molte delle aree oggi protette dal WWF prima erano riserve di caccia. Come la stessa Monte Arcosu, regno del cervo sardo, e l’Oasi di Burano, per la quale il WWF acquisì i diritti di caccia nel lontano 1967, poi Le Cesine in Puglia, che protegge 350 ettari di natura ed è un ambiente umido tra i più importanti dell’Italia meridionale, lungo una delle principali rotte migratorie. Le Oasi sono oggi 100 e proteggono quasi 35mila ettari di natura. Anche in Italia le sfide sono tante: le riserve naturali devono essere gestite, ampliate e rafforzate, con azioni di ripristino di habitat e specie laddove necessario.

IL RUOLO DI SOCIETA’ CIVILE E IMPRESE – I successi del WWF sono stati possibili lavorando insieme a molti partner e sostenitori, unendo le forze con le altre organizzazioni in un grande movimento ambientalista, e grazie a milioni di persone che hanno dato fiducia e sostenuto il WWF con passione e determinazione. Importante è stato il coinvolgimento del settore privato, che ha un ruolo chiave per ridurre le minacce più pressanti per la biodiversità e trovare soluzioni alle sfide della sostenibilità. Tra i programmi internazionali ricordiamo WWF Climate Savers, che sostiene le aziende nel loro percorso a favore del clima e annovera tra i partner Sofidel, gruppo cartario che ha assunto impegni pubblici per la riduzione delle emissioni di gas serra in linea con la scienza, e il gruppo IKEA che, nell’ambito Science Based Targets, sta contribuendo a definire uno standard per gli obiettivi climatici legati all’uso del suolo e alla rimozione del carbonio da foreste e agricoltura. Un altro filone di lavoro strategico è il tema della gestione della pesca: da anni WWF collabora con Bolton Food, business unit di Bolton Group, (noto con il brand Rio Mare) per migliorare la sostenibilità della filiera del tonno e incrementare la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza lungo l’intera catena di fornitura, con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente marino, le specie che ospita e le persone che lavorano in questo settore. Aziende, governi e comunità dovranno però mobilitarsi in modo sempre più significativo per il futuro del Pianeta, perché soltanto insieme possiamo affrontare le emergenze ambientali.

Foto e video – https://www.dropbox.com/sh/s1pemf7azx2mmp3/AABqtbFXjntjxxZbNkA2vHUca?dl=0.

Altri materiali – https://www.dropbox.com/sh/zvzrsn9jz3r56d0/AAA3X1DaQ64VTxcLOE2eaQM5a?dl=0.

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GOVERNO USI ANCHE PROGRAMMA COMPLEMENTARE DA 30 MILIARDI PER RAFFORZARE RIVOLUZIONE VERDE. Proposte per energia, biodiversità, territorio, economia circolare, agricoltura biologica. Roma, 26 aprile 2021

Il PNRR trasmesso alle Camere è un passo significativo ma non basta per una la rivoluzione verde che ha bisogno di una spinta ulteriore sull’energia, sulla biodiversità, sul territorio, l’economia circolare e l’agricoltura biologica. Per questa ragione Il WWF chiede al Governo di usare anche una quota significativa, almeno 10,6 miliardi di euro dei 30 della programmazione complementare al PNRR per tentare di superarne alcuni limiti e integrare e rafforzare i contenuti del Piano nelle scelte per la rivoluzione verde e la transizione ecologica in campi quali la conservazione della biodiversità, le energie rinnovabili e il contrasto ai cambiamenti climatici, la tutela del territorio, l’economia circolare e l’agricoltura biologica. Il PNRR presentato alle Camere, osserva il WWF, si pone l’obiettivo di assicurare la quota del 37% da destinare ad azioni per il clima e la biodiversità (la Missione 2 assegna a questo scopo 59,3 mld di euro pari al 36% dei 191,5 miliardi del PNRR) ma, secondo il WWF la tutela del nostro capitale naturale e conversione ecologica dell’economia e della nostra società devono essere perseguite con maggiore determinazione e con scelte di qualità che siano coerenti con il Green Deal, quale elemento decisivo anche per superare l’attuale crisi economica e sociale. La Commissione Europea stima, infatti, che dal 2000 al 2015 la crescita di posti di lavoro verdi in Europa sia stata sette volte superiore a quella ottenuta dal resto dell’economia. Il WWF, nell’evidenziare al Parlamento alcune delle maggiori debolezze del PNRR, chiede che il Governo integri quindi il contenuto del Piano, puntando a scelte innovative che caratterizzino il programma complementare di 30 miliardi di euro, previsti a deficit:

Conservazione della Biodiversità – In un paese come l’Italia la cui biodiversità è tra le più ricche d’Europa, il PNRR dedica un’attenzione che rimane ancora marginale alla biodiversità terrestre e marina assegnando appena 1,69 miliardi, che costituiscono lo 0,8% dell’ammontare totale del Piano, anche se le precedenti versioni non davano alcun rilievo alla tutela e valorizzazione dei nostri beni naturali che, insieme a quelli archeologici, artistici e culturali, contribuiscono alla nostra ricchezza. Valutando positivamente il Progetto di Rinaturazione del Po contenuto nel PNRR, il WWF ritiene che si debba intervenire con un finanziamento di 1.8 miliardi di euro per realizzare interventi di riqualificazione in 5 altre “Aree vaste prioritarie per la connettività ecologica” (Corridoio Alpi Appennino, l’Appennino umbro-marchigiano, l’Appennino campano centrale, la Valle del Crati – Presila Cosentina), varando un “Piano straordinario per la conservazione della biodiversità terrestre e marina” sostenuto da un finanziamento di 60 milioni di euro per costituire in 6 anni un sistema nazionale di rilevamento e monitoraggio della biodiversità, coordinato da ISPRA, a supporto di quanto previsto dalle Direttive “Habitat” e Uccelli, che consenta  di valutare l’efficacia delle azioni previste dal PNRR e delle misure di tutela in generale, atte a invertire la curva  della perdita di biodiversità entro il 2030.

Scelte energetiche e climatiche – Al sostegno alle energie rinnovabili il PNRR assegna 5.90 miliardi di euro che costituiscono il 3% del Piano dei quali 2,20 per la “Promozione delle rinnovabili per le comunità energetiche”, 0,68 miliardi per la “Promozione di impianti innovativi”, 1,1 miliardi per lo Sviluppo dello agrivoltaico e 1,98 miliardi per il biometano. A questi vanno poi aggiunti 3,19 miliardi per promuovere produzione, distribuzione e usi finali dell’idrogeno che però, ricorda il WWF, non è una fonte energetica, ma un vettore che deve derivare da fonti rinnovabili se si vuole decarbonizzare che va usato solo laddove davvero indispensabile. Il WWF ritiene che risorse aggiuntive per 1 miliardo di euro debba essere destinato a creare meccanismo, anche attraverso i crediti di imposta, che favoriscano contratti di lungo periodo tra produttori e grandi consumatori di energia (PPA) mentre altri 3 miliardi di euro dovrebbero a integrazione della voce “Rinnovabili e batterie” del PNRR.

Tutela del Territorio – Alla “Gestione del rischio alluvione e per la riduzione del rischio idrogeologico” sono assegnati dal PNRR solo 2,49 miliardi di euro in 6 anni, che equivalgono all’1,3% delle risorse complessivamente assegnate dall’Europa, tutti destinati a progetti in essere, mentre per la messa in sicurezza del nostro territorio ISPRA calcola che ci sarebbe bisogno di almeno 26 miliardi di euro. Il WWF propone che il MiTE attribuisca un contributo da 3 miliardi di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei nostri fiumi alle 8 Autorità di bacino distrettuali nazionali (Alpi orientali, Padano, Serchio, Appennino settentrionale, Appennino centrale, Appennino meridionale, Sardegna e Sicilia), da ripartire in proporzione all’estensione dei diversi distretti, per finanziare “interventi integrati per la mitigazione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d’acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità” (come previsto dal decreto legge n. 133/2014).

Economia Circolare – Nel nostro paese si registra un alto livello di spreco ma anche una forte dipendenza della nostra economia da risorse importate. Secondo l’ISTAT, l’Italia nel 2019 ha importato oltre 337 Milioni di Tonnellate (più della metà delle risorse utilizzate nello stesso anno; circa 637 Mt), il consumo interno è stato di 484 Mt e il resto esportato. I rifiuti prodotti complessivamente durante il 2018 sono stati oltre 173 Mt: in altri termini, su 3 kg di materiale utilizzato 1 diviene rifiuto. Ma nel PNRR si dedica a questo settore decisivo per costruire l’economia del futuro solo 2,1 miliardi di euro, pari a poco più dell’1% delle risorse messe in campo dal Piano (perlopiù destinate alla realizzazione di impianti). Il WWF propone di destinare: 1 miliardo di euro per finanziare l’introduzione di un sistema di deposito cauzionale per gli imballaggi; 50 milioni di euro per creare e gestire un’infrastruttura nazionale per la simbiosi industriale – mediante la creazione di una piattaforma per rilevare quantitativamente e qualitativamente i flussi di materia ed energia scartati dai singoli distretti e fornire assistenza tecnica alle imprese -; 50 milioni di euro per creare e gestire una piattaforma nazionale per il riconoscimento dei sottoprodotti e per lo scambio delle buone pratiche connesse.

Agricoltura Biologica – Nonostante il PNRR si prefigga di perseguire lo sviluppo di una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando le prestazioni ambientali, la sostenibilità e la competitività delle aziende agricole, il Piano non cita mai l’agroecologia e la priorità dello sviluppo delle filiere del biologico “Made in Italy” per promuovere una vera transizione ecologica dell’agricoltura e della zootecnia. Il WWF propone che siano destinati allo sviluppo dei sistemi agroalimentari del biologico 650 milioni di euro, aggiuntivi a quelli destinati dal Piano o che possano essere da questo specificati, per lo sviluppo della logistica, per l’ammodernamento dei macchinari agricoli e l’utilizzo di tecnologie di agricoltura 4.0,  in modo da favorire la conversione delle aziende e l’organizzazione e promozione delle filiere certificate del biologico, anche attraverso contratti di filiera e sviluppo dei biodistretti.

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SISTEMI ALIMENTARI PROVOCANO L’80% DI PERDITA DI BIODIVERSITÀ. IL WWF LANCIA LA CAMPAGNA FOOD4FUTURE, PER NON ‘MANGIARCI’ IL PIANETA. 4 sfide rivolte al sistema alimentare per nutrire 8 miliardi di persone e salvare il capitale naturale globale. Cambiare i metodi di produzione e le abitudini di consumo del cibo, avviare regolamentazioni coerenti e trasformare il mercato alimentare, a cominciare da domani.

Link alla pagina web di campagna: wwf.it/doeatbetter. Roma, 21 aprile 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/gd3ydr2ug73s0ya/AAAGpnPIuivmHN7-ZHEB8pOJa?dl=0.

Il Manifesto FOOD4FUTUREhttps://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/manifesto_food4future_1.pdf.

Il Pianeta non può reggere l’attuale sistema di produzione e consumo di cibo, che da solo causa l’80% di estinzione di specie e habitat a livello globale. Per il WWF non c’è più tempo per aspettare l’avvio della transizione ecologica dei sistemi alimentari, e alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra lancia la sua Campagna Food4Future per promuovere modelli di produzione e consumo alimentari che, a cominciare dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) che il Governo sta reimpostando, proteggano e conservino la natura, garantendo al tempo stesso cibo sufficiente, equo, pulito, sano e nutriente, per le generazioni attuali e future. Quattro le aree d’azione urgenti che se messe in pratica subito a livello globale consentirebbero di rendere i sistemi alimentari più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta: agire in campo (grow better), in mare (fish better), a tavola (eat better), riducendo perdite e sprechi alimentari (use better). La visione del WWF è spiegata nel Manifesto Food4Future, dove si chiede a tutti un impegno concreto per fronteggiare la sfida più importante del secolo. Una delle chiavi del cambiamento si trova nelle abitudini alimentari dei singoli: con l’iniziativa #DoEatBetter rivolta ai consumatori, infatti, il WWF li identifica come perno centrale per un reale cambiamento e per indirizzare le abitudini alimentari verso comportamenti sani, sostenibili e responsabili. Il 2021 sarà un anno cruciale per l’alimentazione e per il ruolo che tutti (cittadini, governi e industrie) dovranno svolgere nell’affrontare una delle più grandi minacce per il nostro futuro.

VERSO I 10 MILIARDI: LA TERRA POTRÀ SFAMARCI ANCORA? Entro il 2050 la popolazione mondiale arriverà a circa 10 miliardi di persone, mentre già oggi circa un miliardo soffre di fame cronica. È ormai evidente che abbiamo raggiunto il limite di alterazione dell’ecosistema Terra. Gli scienziati hanno stabilito i limiti per nove principali processi ambientali che, se fossero superati, porterebbero la Terra a diventare inabitabile. Purtroppo, quattro di essi sono già stati oltrepassati: l’80% dell’estinzione di specie ed ecosistemi sia terrestri sia marini dipende da quello che finisce sulle nostre tavole (e da quello che perdiamo e sprechiamo); con circa il 24% delle emissioni di gas serra di origine antropica, l’agricoltura è uno dei principali responsabili del cambiamento climatico e la prima causa di deforestazione mondiale per fare spazio a monocolture e allevamenti; l’incremento di utilizzo di pesticidi e fertilizzanti chimici, poi, ha sconvolto la chimica del Pianeta e inquinato ecosistemi e reti alimentari. Ma la tutela del Pianeta deve andare di pari passo con quella dei diritti umani e deve quindi essere accompagnata da un quadro di maggiore giustizia sociale del sistema food, rivolto ad assicurare equità, eradicazione della fame e diritti dei lavoratori. Ci stiamo veramente “mangiando il Pianeta” e con esso il benessere e il futuro delle persone che lo popolano. Con la campagna Food4Future, il WWF sottolinea l’interconnessione dell’umanità con la natura e quanto il benessere dell’una sia indissolubilmente legato al benessere dell’altra. Da oggi e per il resto dell’anno verranno pubblicati una serie di contenuti sui canali digital e social del WWF, con tanti approfondimenti. Inoltre, grazie alla collaborazione di numerosi influencer e chef, e alla media partnership con Il Cucchiaio d’Argento (Cucchiaio.it) che nella nuova sezione “Sostenibilità” rilancerà i contenuti della campagna, verranno poste all’attenzione 4 sfide da affrontare con urgenza, gli obiettivi da raggiungere per tutti gli ambiti delle filiere alimentari, e le raccomandazioni WWF ad aziende, istituzioni e cittadini. “Il Pianeta ha mostrato la finitezza delle proprie risorse e la fragilità dei propri meccanismi di funzionamento. Dobbiamo correre ai ripari a cominciare da oggi, dalla prossima spesa che faremo” afferma Eva Alessi, Responsabile consumi sostenibili e risorse naturali di WWF Italia“È fondamentale modificare i sistemi alimentari, dalla produzione al consumo, per renderli più resilienti, inclusivi, sani e sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta.  Quattro sono le aree in cui è urgente agire, in campo, in mare, a tavola e nella riduzione di perdite e sprechi alimentari. Il cibo è la leva più potente per migliorare la salute umana e degli ecosistemi. Invitiamo tutti a leggere il nostro Manifesto e seguire i vari approfondimenti che affronteremo nel corso dell’anno: se insieme correggiamo il sistema alimentare contribuiremo alla stabilità del sistema Terra”. Il 2021 sarà un anno cruciale per il food anche sul piano del dibattito internazionale, grazie al primo Summit sui Sistemi Alimentari delle Nazioni Unite (UNFSS) che si svolgerà a New York a settembre, e che verrà inaugurato con un pre-summit a fine luglio proprio a Roma. A questo si aggiungeranno anche altri importanti appuntamenti connessi al food system: dalla conferenza ONU sugli oceani, alle Conferenze delle Parti sul cambiamento climatico (la COP 26), sulla biodiversità (la COP 15) e sulla desertificazione; senza dimenticare gli appuntamenti tematici del G20 in Italia, a giugno a Matera sulla sicurezza alimentare e a settembre a Firenze sull’agricoltura. Le istituzioni hanno il compito di fare la propria parte adottando un approccio integrato e coordinato in virtù del collegamento alimentazione – salute – ambiente – società, fino al coinvolgimento delle amministrazioni comunali e le comunità territoriali nello sviluppo di politiche alimentari urbane volte ad affrontare la malnutrizione, le sfide ambientali e le disuguaglianze sociali. In ultimo anche le aziende avranno un ruolo sempre più centrale e sarà necessario che investano nell’adozione di impegni volontari per la sostenibilità, al di là della conformità normativa, coinvolgendo e supportando tutti gli attori della propria filiera produttiva. Per questo il WWF raccomanda che venga data priorità al capitale naturale, alla conservazione della biodiversità, all’uso efficiente delle risorse naturali, alla chiusura dei cicli produttivi, alla bioeconomia ed economia circolare imparando ad operare e produrre nei limiti di un solo Pianeta.

LE 4 SFIDE E GLI OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA DI WWF “FOOD4FUTURE”.

Il WWF ritiene urgente agire dal campo (grow better), al mare (fish better), dalla tavola (eat better), alla riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari (use better).

Grow better: la perdita di biodiversità è causata da sistemi agricoli sempre più specializzati e semplificati, che occupano aree sempre più vaste, e dall’uso massiccio di input chimici, che causano il degrado del suolo, l’inquinamento delle acque e dell’atmosfera e minacciano la salute degli organismi. Non solo, le produzioni standardizzate che ne derivano sono immesse sul mercato a costi bassissimi. Per il WWF l’agricoltura deve orientarsi sempre più all’agroecologia, la scienza che applica i principi ecologici alla gestione dei sistemi agricoli, favorendo tutti i processi naturali di rigenerazione e resilienza. Inoltre è necessaria una graduale trasformazione degli allevamenti intensivi industriali a beneficio di un modello di produzione agroecologico.

Fish better: la pesca eccessiva, distruttiva e illegale è un’altra delle minacce più gravi alla sostenibilità delle risorse del Pianeta, in particolare dei mari e di tutte le specie che li popolano. Su scala globale il 34% degli stock ittici è sovrasfruttato e il 60% è pescato al limite delle proprie capacità di rigenerarsi: ciò significa che non diamo il tempo ai pesci e agli altri organismi oggetto di pesca di riprodursi. Inoltre, con la pesca distruttiva, compromettiamo gli habitat da cui essi dipendono, limitandone ulteriormente la capacità di recupero. Nel Mediterraneo la situazione è ancora più critica, con il 75% degli stock ittici monitorati che risulta sovrasfruttato. Il WWF lavora con pescatori affinché adottino pratiche più sostenibili, con le aziende affinché si impegnino nella trasformazione della loro filiera produttiva e di approvvigionamento, con le autorità nazionali e internazionali affinché garantiscano una gestione adeguata.

Eat better: in seguito alla globalizzazione, all’urbanizzazione e alla crescita del reddito, negli ultimi decenni le nostre abitudini alimentari sono radicalmente cambiate. Si è passati da diete stagionali ricche di verdure e fibre, a diete troppo ricche di calorie e con un eccessivo consumo di carne e derivati animali. La dieta dell’italiano medio non è in linea oggi con le raccomandazioni nutrizionali e gli attuali modelli di consumo non sono sostenibili né dal punto di vista sanitario né da quello ambientale. Il WWF promuove un modello alimentare che concili la salute della persona con quella dell’ambiente e che si riassume nel mangiare senza eccessi, ridurre drasticamente il consumo di proteine animali e aumentare quello di frutta e verdura, limitando le quantità di alimenti ultra-trasformati e zuccheri aggiunti.

Use better: se vogliamo che il sistema alimentare globale possa rimanere all’interno dei limiti del Pianeta è fondamentale ridurre sensibilmente le perdite alimentari sul piano della produzione e gli sprechi alimentari sul piano del consumo. Il WWF lavora per eliminare le perdite in agricoltura, acquacoltura, nella pesca o in altre attività della produzione primaria attraverso azioni mirate sugli operatori, aumentando la comunicazione e l’informazione lungo le filiere di produzione per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di cibo. Il WWF auspica inoltre una riduzione drastica degli sprechi alimentari nelle famiglie, nelle mense scolastiche e aziendali.

Foto – https://www.dropbox.com/sh/nxls91p6ye0i9e9/AAChkKiYIhIISXC9HXzMvfnWa?dl=0.

Video – https://www.dropbox.com/sh/jfzxcmshirodbk0/AAAOFfyIG0Z29sLHMAmKafxAa?dl=0.

Materiali – https://www.dropbox.com/sh/gd3ydr2ug73s0ya/AAAGpnPIuivmHN7-ZHEB8pOJa?dl=0.

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“Più trasparenza di informazione, partecipazione e confronto con i cittadini su tutte le opere, più qualità dei progetti e rafforzamento della macchina amministrativa”. Promosso da Legambiente, Greenpeace, WWF, ACLI, ActionAid, ARCI, Casa Comune, Cittadinanzattiva, Fridays for future, Gruppo Abele, Libera, Link Coordinamento Universitario, Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti. Roma, 16 aprile 2021

Manifesto https://www.dropbox.com/sh/wfii6inv4ewlmgp/AAByYXIYx5qzsT-XT7KaAmVda?dl=0.

Per accelerare la transizione energetica nella Penisola e sbloccare i cantieri occorre scommettere su trasparenza delle informazioni e qualità dei progetti in modo da poter garantire un confronto serio che consenta di affrontare e risolvere i problemi, ridimensionando lo spazio per il “nimby” dei cittadini (not in my backyard, ossia non nel mio giardino), il “nimto” degli eletti (not in my terms of office, non nel mio mandato) e quello per le fake news. Per questo è fondamentale mettere in campo le seguenti azioni: garantire in primis il dibattito pubblico su tutti i progetti di opere nel nostro Paese, compresi quelli della transizione ecologica, attraverso una procedura che permetta di stabilire tempi certi e il diritto dei cittadini ad essere informati, a potersi confrontare sui contenuti dei progetti, ad avere risposta rispetto alle preoccupazioni ambientali e sanitarie. Rivedere la normativa sul Dibattito pubblico (DPCM 76/2018, Allegato 1) e sull’Inchiesta pubblica (articolo 24.bis, Decreto Legislativo 152/2016). Senza dimenticare di rafforzare la macchina amministrativa di determinati settori, che deve essere in grado di istruire ed esaminare nel dettaglio e con competenze specifiche i progetti, nonché di relazionarsi con i portatori di interesse. È questo in sintesi il cuore del Manifesto per il dibattito pubblico sulle opere della transizione ecologica promosso da Legambiente, Greenpeace, WWF, Acli, ActionAid, Arci, Casa Comune, Cittadinanzattiva, Fridays For Future, Gruppo Abele, Libera, Link Coordinamento Universitario, Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti e che verrà inviato al Presidente del Consiglio Mario Draghi e ai ministri che si occuperanno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a partire da Roberto Cingolani (ministro della transizione ecologica) ed Enrico Giovannini (ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili). Nel Manifesto le 14 associazioni ricordano che in Italia l’informazione dei cittadini e la partecipazione ai processi decisionali per l’approvazione di progetti non è garantita. Nella scorsa legislatura è stata approvata la procedura di dibattito pubblico per le nuove opere pubbliche ma l’iter di attuazione si è completato solo da pochi mesi e le soglie dimensionali previste per far scattare l’obbligo sono troppo elevate, per cui non si applica neanche per i progetti di autostrade, centrali a gas, elettrodotti o gasdotti. Non solo, lo scorso anno con il Decreto semplificazioni in considerazione dell’emergenza pandemica si è data la possibilità di derogare fino al 2024 dalla procedura di dibattito pubblico. Inoltre, l’inchiesta pubblica per i progetti sottoposti a valutazione di impatto ambientale, prevista per Legge, non è mai stata applicata perché manca il regolamento attuativo e in ogni caso non è obbligatoria. “L’errore – spiegano le associazioni firmatarie del Manifesto – sta nel pensare che sia proprio la partecipazione a rallentare l’iter delle opere quando piuttosto è il contrario. I progetti fatti bene hanno tutto da guadagnare da un confronto pubblico che permetta di spiegare le scelte, di rispondere a dubbi e domande, di approfondire gli aspetti ambientali e paesaggistici. Realizzare questo confronto prima dell’inizio della procedura di VIA consente di affrontare le questioni aperte e di chiedere ai proponenti di dare seguito alle richieste di analisi più approfondite o di presentare alternative. In modo che alla fine dell’iter di confronto pubblico e di valutazione ambientale il decisore politico abbia tutte le informazioni necessarie a prendere una decisione sull’opera”. C’è poi il problema dei tempi di approvazione delle opere che in Italia dipende spesso dalla scarsa qualità di molti progetti presentati. L’iter di valutazione ambientale è spesso rallentato, costretto a fermarsi perché mancano analisi, non si è proceduto al vaglio comparativo delle alternative a minore impatto e all’Analisi Costi Benefici anche dal punto di vista ambientale e sociale o i progetti sono redatti in modo del tutto inadeguato. Se non si interviene per garantire progetti completi e approfonditi, si ritarda il lavoro delle commissioni di valutazione anche per i progetti più urgenti e fatti bene. “L’Italia – concludono le associazioni – ha uno straordinario bisogno di accelerare nella direzione della decarbonizzazione del proprio sistema energetico e di una gestione circolare delle risorse naturali. Questa sfida presuppone di installare milioni di impianti solari sui tetti degli edifici, di realizzare migliaia di impianti da fonti rinnovabili e di riciclo, centinaia di impianti di depurazione integrati nel territorio e nel paesaggio italiano. Oltre semplificare e velocizzare l’iter autorizzativo dei progetti green, sarà importante coinvolgere sempre di più i territori, non si perda dunque questa importante occasione”.

Il Manifesto per il dibattito pubblico sulle opere della transizione ecologica è promosso da Legambiente, Greenpeace, WWF, ACLI, ActionAid, ARCI, Casa Comune, Cittadinanzattiva, Fridays For Future, Gruppo Abele, Libera, Link Coordinamento Universitario, Rete della Conoscenza, Unione degli Studenti. 

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Martedì 20 aprile, alle 11.00, l’evento digitale organizzato da P&G Italia e WWF Italia per presentare il progetto di sostenibilità ambientale “Il futuro è nella nostra natura”.

Roma, 14 aprile 2021Diretta YouTube – link per partecipare – https://www.youtube.com/watch?v=3MDuh65tyBA.

Invito rivolto ai giornalisti per martedì 20 aprile, ore 11.00, all’evento digitale di presentazione di “Il futuro è nella nostra natura”, il progetto di sostenibilità ambientale che vedrà P&G Italia e WWF Italia lavorare insieme per realizzare azioni concrete volte alla salvaguardia del pianeta, a stimolare un cambiamento positivo nelle persone e ad educare le nuove generazioni. L’iniziativa è parte di “P&G per l’Italia”, il programma di cittadinanza d’impresa con cui Procter & Gamble realizza in Italia iniziative di sostenibilità sociale e ambientale. Interverranno:

Paolo Grue, Presidente e AD di Procter & Gamble Italia

Alessandra Prampolini, Direttore Generale di WWF Italia

Fabio Iraldo, Professore Università Sant’Anna di Pisa

Carlo Alberto Pratesi, Professore Università Roma Tre – European Institute for Innovation and Sustainability.

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Sempre sul PNRR il WWF organizza domani, 8 aprile, alle 11.00 il webinar su Zoom: “Il Piano Italiano di Ripresa e Resilienza: analisi comparativa e buone pratiche europee”. Roma, 7 aprile 2021

“Ci aspettiamo che il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza dichiari chiaramente la propria carta di identità ambientale”. Il WWF si rivolge al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi in chiedendo che nella versione definitiva del PNRR, che l’Italia si appresta ad inviare entro aprile alla Commissione Europea, il Governo indichi non solo come vuole raggiungere il target di almeno il 37% di azioni per il clima e per la biodiversità (più un 3% di singoli investimenti), ma descriva chiaramente il contenuto dei progetti e la qualità delle misure messe in campo per conseguire gli obiettivi ambientali della transizione ecologica in campo energetico, industriale, agricolo, dei trasporti e per riqualificare il nostro patrimonio naturale. Il WWF si rivolge al presidente del Consiglio Mario Draghi, che giovedì 8 aprile incontrerà le Regioni, ANCI e UPI, ricordando come la proposta di Piano del 12 gennaio non presenti obiettivi ambientali dichiarati, come chiesto dall’Europa sin dall’inizio e poi stabilito nelle Linee Guida della Commissione Europea sui PNRR degli Stati Membri del 22 gennaio scorso e il Regolamento europeo sul Dispositivo di Ripresa e Resilienza (RRF) del 12 febbraio scorso. Una richiesta quella del WWF coerente con quanto indicato nelle loro Relazioni dalle Commissioni parlamentari della Camera e del Senato. Le Linee Guida, sottolinea il WWF, chiedono ai Paesi della UE, tra cui l’Italia, un impegno che va oltre al target quantitativo in tutti i campi di intervento, in modo da evitare rigorosamente qualsiasi danno significativo  (do no significative harm) sull’ambiente e da perseguire gli obiettivi europei per favorire la transizione ecologica grazie a:  la riduzione del 55% delle emissioni climalteranti al 2030 e al conseguimento della neutralità climatica al 2050; la riduzione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua; la corretta gestione dei rifiuti e delle acque; la protezione e la riqualificazione degli ecosistemi  e della biodiversità (la Strategia Europea per la Biodiversità chiede di proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e il 30% delle aree marine dell’UE, e integrare i corridoi ecologici in una vera rete naturale trans-europea). E il Regolamento europeo, aggiunge il WWF, descrivendo i contenuti del Piano, è chiarissimo nel chiedere che il Piano sia debitamente motivato e giustificato e contenga “una spiegazione qualitativa del modo in cui le misure previste nel PNRR contribuiscano alla transizione verde, compresa la biodiversità” (articolo 18, paragrafo 4, lettera e). Solo un Piano, che contenga misure che contribuiscano efficacemente alla transizione verde e le riforme correlate, potrà passare il vaglio della Commissione Europea (articolo 19, paragrafo 3, lettera e) e Allegato V) tenendo conto di coefficienti di calcolo coerenti con gli obiettivi per il clima e la biodiversità che su 179 campi di intervento ne indicano 64 che hanno un valore aggiunto green riconosciuto. E sono le stesse Commissioni parlamentari nel valutare la proposta di Piano e di Resilienza che indicano al Governo quanto chiesto e ricordato dal WWF. Nelle Relazioni generali dei Pareri resi dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati  e dalle Commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione del Senato della Repubblica sulla proposta di Piano del 12 gennaio (che riassumono nella sostanza quanto indicato da tutte le Commissioni parlamentari interessate) viene segnalato al Governo che nel PNRR dovrebbero essere indicati espressamente gli obiettivi qualitativi e quantitativi misurabili (target) per ciascuna missione e per ciascuna componente (Camera dei Deputati) e, ancora, debba essere indicato come il Piano nazionale preveda di raggiungere la quota di almeno il 37% delle risorse provenienti dallo RRF da destinare alla transizione verde. In particolare, sarà necessaria una ricognizione delle risorse destinate al clima, previste dalle altre Missioni, oltre alla Missione 2” (Senato della Repubblica). Nei suoi documenti inviati in Parlamento il 25 gennaio e consegnati al Presidente del Consiglio il 10 febbraio era stato proprio il WWF a ricordare  che la Missione 2 del PNRR dedicata alla “Rivoluzione Verde e alla Transizione Ecologica”, aveva subito nel tempo (dalla prima bozza del Piano del 6/12/2020 alla versione definitiva del 12/1/2021) un taglio delle risorse dedicate di 4,6 miliardi di euro (da 74,4 mld a 69,8 mld), nonostante il perimetro dei fondi messi complessivamente a disposizione del PNRR italiano sia lievitato nel corso del tempo dai 193 miliardi di euro (derivanti fondamentalmente dal Recovery and Resilience Facility-RRF) ai 223,9 miliardi di euro (RRF, React EU e Fondi FSC). Il WWF aveva inoltre denunciato, tra i primi, come alle azioni per il clima e per la biodiversità, come confermato nei dossier elaborati dai Servizi Studi della Camera e del Senato il 25/1/2021, sia stato destinato al momento il 31% (fondi per la Missione 2) dell’ammontare complessivo delle risorse messe in campo dal PNRR, invece che almeno il 37% delle risorse che devono essere allocate dal Piano per azioni per il clima, la transizione verde, inclusa la biodiversità, e del 3% che può essere aggiunto per il conseguimento di specifici obiettivi climatici, come chiaramente indicato nelle Linee Guida della CE per la redazione dei PNRR del 22 gennaio 2021.

GIOVEDI’ 8 APRILE DALLE 11.00 ALLE 12.00 PARTECIPA AL WEBINAR SU ZOOM: IL PIANO ITALIANO DI RIPRESA E RESILIENZA: ANALISI COMPARATIVA E BUONE PRATICHE EUROPEE”.

Clicca QUI per registrarti e parteciparehttps://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_ICPJrqUHSHqTaAdbjIB9Ig.

Riuscirà il nuovo piano ad innescare l’innovazione necessaria alla decarbonizzazione per abbandonare il ricorso alle fonti fossili? Il WWF Italia, in collaborazione con il think tank ECCO, il think tank inglese E3G e l’Istituto Wuppertal cercano di rispondere a questa domanda con il webinar su zoom: “Il Piano Italiano di Ripresa e Resilienza: analisi comparativa e buone pratiche europee”. Lo scopo del confronto è quello di fornire un’analisi del PNRR e avanzare proposte utili per valutarne la rispondenza con la Strategia europea di lungo periodo, la Long Term Strategy nazionale al 2050, il sostegno degli impegni di Parigi 2015, e la coerenza con la strategia europea di crescita sostenibile legata alla ripresa post Covid19. Insieme all’esame sul PNRR italiano, l’evento presenterà anche una valutazione di buone pratiche a livello europeo, evidenziando le principali criticità e punti di forza nei piani nazionali di Germania, Spagna e Portogallo, secondo le stime del Green Recovery Tracker, uno strumento scientifico di analisi, sviluppato dall’Istituto Wuppertal e dal think tank E3G, che vuole analizzare i PNRR dagli Stati europei, in base al loro effetto positivo o negativo sul cambiamento climatico. All’incontro interverranno la responsabile Clima ed Energia di WWF, Mariagrazia Midulla, il co-fondatore e direttore esecutivo di ECCO think tank, Matteo Leonardi; la Policy Advisory di E3G, Elisa Giannelli; il Responsabile Clima e Energia di Greenpeace Italy, Luca Iacoboni; la Responsabile Mobilità, Kyoto Club, Anna Donati; il Vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini; e Veronica Aneris di T&E. Per maggiori informazioni scrivere a: CoordinamentoGiustaTransizione@wwf.it.

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AmbiMapp

E’ online la piattaforma AmbiMapp, per uno stile di vita sostenibile in provincia di Treviso (e prossimamente in altre province) – https://www.ambimapp.com/.

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IL PIANO ITALIANO DI RIPRESA E RESILIENZA: ANALISI COMPARATIVA E BUONE PRATICHE EUROPEE. Roma, 1 aprile 2021

PER REGISTRARTI CLICCA QUIhttps://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_ICPJrqUHSHqTaAdbjIB9Ig.

QUI il programma del webinarhttps://www.dropbox.com/sh/n1jens3z5xmk6zi/AABUIS7xYQO-L0Frj1G4_WgZa?dl=0.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta un’occasione unica in vista dell’urgenza della sfida climatica per il futuro dell’Italia e dell’Europa. Il nuovo Governo, sotto la guida di Mario Draghi, nasce con l’impegno di mettere la transizione ecologica e i temi legati al cambiamento climatico al centro della strategia dell’esecutivo e di considerare la decarbonizzazione come una chiave della ripresa del paese post-Covid19. La revisione del Piano Italiano di Ripresa e Resilienza (PNRR) sarà la prima prova di questo percorso. Riuscirà il nuovo piano ad innescare l’innovazione necessaria alla decarbonizzazione per abbandonare il ricorso alle fonti fossili? Il WWF Italia, in collaborazione con il think tank ECCO, il think tank inglese E3G e l’Istituto Wuppertal cercano di rispondere a questa domanda con l’evento “Il Piano Italiano di Ripresa e Resilienza: analisi comparativa e buone pratiche europee”.

Lo scopo del confronto è quello di fornire un’analisi del PNRR e avanzare proposte utili per valutarne la rispondenza con la Strategia europea di lungo periodo, la Long Term Strategy nazionale al 2050, il sostegno degli impegni di Parigi 2015, e la coerenza con la strategia europea di crescita sostenibile legata alla ripresa post Covid19. Insieme all’esame sul PNRR italiano, l’evento presenterà anche una valutazione di buone pratiche a livello europeo, evidenziando le principali criticità e punti di forza nei piani nazionali di Germania, Spagna e Portogallo, secondo le stime del Green Recovery Tracker, uno strumento scientifico di analisi, sviluppato dall’Istituto Wuppertal e dal think tank E3G, che vuole analizzare i PNRR dagli Stati europei, in base al loro effetto positivo o negativo sul cambiamento climatico. Il webinar si terrà giovedì 8 aprile dalle 11:00 alle 12:00 sulla piattaforma Zoom. Per partecipare registrarsi a questo link:  

https://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_ICPJrqUHSHqTaAdbjIB9IgUna volta terminato, il webinar sarà poi pubblicato sulla pagina YouTube di WWF Italia. All’incontro interverranno la responsabile Clima ed Energia di WWF, Mariagrazia Midulla, il co-fondatore e direttore esecutivo di ECCO think tank, Matteo Leonardi, la Policy Advisory di E3G, Elisa Giannelli, Responsabile Clima e Energia, Greenpeace Italy, Luca Iacoboni, Responsabile Mobilità, Kyoto Club, Anna Donati, Edoardo Zanchini, Vicepresidente di Legambiente e Veronica Aneris di T&E. Per maggiori informazioni scrivere a: CoordinamentoGiustaTransizione@wwf.it.

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