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Archive for the ‘rapporti istituzionali’ Category

BEUC, Birdlife, ECOS, T&E e WWF lasciano la Piattaforma UE sulla finanza sostenibile. Le ONG sostengono che la Commissione europea abbia interferito politicamente nel gruppo e abbia agito contro le evidenze scientifiche – 14 settembre 2022

Cinque ONG ambientaliste e dei consumatori hanno lasciato la Piattaforma sulla finanza sostenibile, il gruppo di esperti della Commissione europea incaricato di elaborare raccomandazioni tecniche per la tassonomia dell’Unione Europea. Le associazioni sono: l’Organizzazione europea dei consumatori (BEUC), Birdlife Europe and Central Asia, Environmental Coalition on Standards (ECOS), Transport & Environment e il WWF European Policy Office. I gruppi della società civile sostengono, infatti, che la Commissione abbia interferito politicamente nel lavoro della Piattaforma. Le ONG denunciano inoltre che la Commissione ha ripetutamente ignorato le raccomandazioni del gruppo di esperti, in particolare per quanto riguarda la silvicoltura, la bioenergia, l’energia derivante dall’uso del gas e l’energia nucleare, senza fornire alcuna solida giustificazione scientifica per queste decisioni. La Commissione è tenuta per legge a giustificare i criteri della tassonomia sulla base di “prove scientifiche conclusive”. Tuttavia, Bruxelles ha scelto di ignorare la scienza e di ascoltare le lobby industriali per diversi settori critici. Nonostante le raccomandazioni della Piattaforma basate su dati scientifici [1], la Commissione ha incluso gas e nucleare tra gli investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale [2]. La decisione è stata confermata dai governi dell’UE e dal Parlamento europeo ed è ora diventata legge europea [3]. I gruppi della società civile hanno informato il Commissario europeo Mairead McGuiness delle loro dimissioni con una lettera

Sebastien Godinot, economista senior del WWF EPO, ha dichiarato: “I governi e le lobby europee hanno minato pesantemente la credibilità della Tassonomia UE e la Commissione si è piegata di fronte a loro. Non crediamo più che questa Commissione permetterà alla Piattaforma di lavorare in modo indipendente e con integrità, quindi non possiamo più far parte di questo processo”.

Luca Bonaccorsi, Direttore Finanza Sostenibile di T&E, ha dichiarato: “La tassonomia UE doveva essere uno strumento per combattere il greenwashing. Invece, è diventata un pericoloso strumento di greenwashing, con incentivi per il gas fossile, il biogas e il disboscamento indiscriminato e l’incendio delle foreste. Dopo anni passati a cercare di costruirlo, ora è il momento di fare una campagna per convincere gli investitori a non seguirlo”.

La Tassonomia UE è un sistema di classificazione istituito per chiarire quali investimenti sono sostenibili. L’obiettivo è prevenire il greenwashing e aiutare gli investitori a valutare se gli investimenti sono coerenti con gli impegni politici come il Green Deal dell’UE. Note per i redattori:  

[1] Platform’s report on the Complementary Delegated Act ; [2] European Commission, Complementary Delegated Act ;

[3] L’Atto Delegato Complementare è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 15 luglio 2022; si applicherà a partire dal 1° gennaio 2023. 

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GOVERNO PRESENTE SOLO A PAROLE NELLA SCORSA LEGISLATURA: NON POSSIAMO SPRECARE ANCHE LA PROSSIMA. Il WWF chiede un codice della natura che riorganizzi tutte le normative a tutela della biodiversità, la legge sul clima, la legge sul consumo del suolo e l’attuazione della riforma costituzionale sull’Ambiente. Adeguamento a obiettivo europeo di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 sarà per il nuovo Governo il primo banco di prova.

Roma, 12 settembre 2022Link al dossier del WWF Italiahttps://www.dropbox.com/sh/019eqi61yxbaaa0/AAB8xrSOAxv4E6AgsYvs3k6Aa?dl=0&preview=Elezioni+2022+Documento+WWF+def.pdf.

Innalzamento della temperatura, perdita della biodiversità, consumo del suolo, inquinamento: i prossimi 5 anni saranno cruciali per contrastare la crisi ambientale in atto. Il WWF Italia ha presentato oggi le sue proposte a partiti e coalizioni politiche per la prossima legislatura attraverso il documento  “Elezioni politiche 2022: il tempo delle scelte sostenibili” che contiene una serie di proposte per il prossimo Parlamento e il prossimo Governo suddivise tra politiche ambientali per la legislatura e nuovi interventi normativi o di riordino legislativo da adottare al più presto. Obiettivo: contribuire a fare dell’Italia un Paese più sostenibile e dare così garanzia di un futuro di sicurezza e benessere per tutti. A due settimane dalle elezioni il WWF lancia un appello a tutti i partiti politici tra i quali ci sono coloro che erediteranno la guida del nuovo governo. Considerando che, salvo imprevisti, la legislatura che uscirà da questa competizione elettorale si concluderà nel 2027, è evidente che se non si farà ciò che è necessario in relazione agli obiettivi fissati al 2030 questi inevitabilmente non saranno raggiunti. Oltretutto alcuni di questi obiettivi al 2030 sono intermedi rispetto ad altri ben più radicali al 2050, termine oltre il quale sarà molto difficile correggere le curve negative del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità da cui dipende la nostra esistenza. Ma nonostante il continuo richiamo della comunità scientifica, le forze politiche continuano ad adottare la variabile temporale delle decisioni da assumere più in ragione degli interessi elettorali che dei dati conclamati che documentano quanto alcune scelte non siano più rinviabili. “La legislatura 2018/22 non ha inciso concretamente sulle emergenze ambientali nazionali e globali: in pratica sono stati persi 5 anni – dichiara Luciano Di Tizio, Presidente del WWF Italia -. Sicuramente vi sono stati importanti elementi di novità, a partire dalla riforma che ha introdotto esplicitamente la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi nella Costituzione, ma se guardiamo gli indicatori ambientali, nei cinque anni trascorsi la situazione non è certo migliorata. Ora è importante che i partiti e le coalizioni di questa competizione elettorale si rendano conto che non possiamo permetterci di sprecare anche la prossima legislatura. Per raggiungere gli obiettivi posti al 2030 dall’Unione Europea al fine di contrastare il cambiamento climatico (ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55%) e la perdita di biodiversità (proteggere il 30% di superficie a terra e a mare) è necessario agire concretamente in questa legislatura attraverso una serie di leggi, piani e programmi non più rinviabili. Non ha senso ipotizzare una ‘transizione ecologica più lenta’ perché non consentirebbe di raggiungere gli obiettivi fissati e sarebbe perciò inutile”. L’obiettivo europeo di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 sarà per il nuovo Parlamento e il nuovo Governo il primo banco di prova su cui applicare il principio dell’interesse delle generazioni future alla tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi, sancito dalla riforma dell’art. 9 della Costituzione. E al tempo stesso il contrasto al cambiamento climatico, oltre ad un nuovo paradigma energetico sia per le produzioni che per i consumi, necessiterà di una tutela più efficace e attiva della biodiversità e degli ecosistemi da cui dipendono l’assorbimento dei gas serra e la maggiore capacità dei territori di assimilare gli sbalzi metereologici connessi al cambiamento climatico. Il WWF Italia invita tutte le forze politiche ad alzare lo sguardo e a non cadere nel provincialismo: se la prospettiva economica e sociale è quella della sostenibilità, i prossimi anni dovranno necessariamente essere quelli della transizione. Ogni ulteriore ritardo costituirà un deliberato atto che metterà in pericolo l’ambiente in cui viviamo e di conseguenza la nostra sicurezza. È tempo di stabilire procedure certe che garantiscano l’applicazione del principio secondo cui i piani e i programmi che vengono posti in essere non devono arrecare danni significativi all’ambiente: un principio che dovrebbe essere già applicato per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il cui bilancio ambientale, però, al di là delle rendicontazioni presentate, è ancora da farsi. È tempo di fare quanto i precedenti Parlamenti e Governi non hanno fatto: assumere il parametro ambientale come baricentrico rispetto all’azione politico-amministrativa. Non possiamo più permetterci l’errore di separare la questione ambientale da quella economica, considerando la prima solo in funzione di un eventuale vantaggio economico. Il documento “Elezioni politiche 2022: il tempo delle scelte sostenibili” pubblicato oggi e che tutti possono consultare al sito del WWF mette in evidenza quattro interventi legislativi che Parlamento e Governo dovranno attuare subito.

Il Codice della Natura: una proposta per tutelare la natura d’Italia e garantire il capitale naturale delle prossime generazioni. L’Italia è tra i Paesi europei più ricchi di biodiversità. Questa biodiversità garantisce a tutti noi degli essenziali servizi ecosistemici: aria pulita, acqua pulita, suolo pulito, indispensabili per la nostra vita. Al tempo stesso questo grande patrimonio naturale offre anche elementi per contrastare i cambiamenti climatici e per consentire di sopportarne meglio gli effetti. Nonostante ciò, attualmente in Italia la legislazione per la tutela della natura è frammentata e carente: basti pensare che la tutela della fauna è garantita da una legge che è sostanzialmente destinata alla regolamentazione della gestione venatoria. È tempo che il nostro Paese si doti di un Codice della Natura che riunisca, sistematizzi, semplifichi e innovi la legislazione sulla tutela della biodiversità per rispondere meglio agli obiettivi della Strategia Nazionale della Biodiversità e a quelli fissati a livello europeo. Nel Codice della Natura dovrà anche trovare posto il Garante della Natura una figura che abbia una visione d’insieme che consenta di monitorare e sollecitare le azioni da mettere in campo da parte dei vari soggetti coinvolti nella gestione del nostro capitale naturale.

Legge sul consumo del suolo. In Italia ogni secondo vengono cementificati 2 metri quadrati di suolo. 21.500 km quadrati di suolo italiano sono cementificati e solo gli edifici occupano 5.400 km quadrati, una superficie pari alla Liguria. La cementificazione contribuisce a rendere il nostro Paese meno sicuro perché l’impermeabilizzazione del suolo aumenta il rischio di disastri: dal 2000 al 2019 il dissesto idrogeologico ha causato 438 morti in Italia. Governo e Parlamento discutono di una legge sul consumo del suolo dal 2012 e nel frattempo la Commissione Europea nel 2021 ha approvato la nuova Strategia europea per il suolo al 2030 impegnandosi a promuovere una Direttiva sul tema entro il 2023 e rendendo ancora più urgente l’intervento del legislatore nazionale. La legge sul consumo del suolo dovrà muoversi in una logica di “bilancio zero del consumo del suolo” stimolando il recupero delle aree già occupate e degradate: nelle sole aree urbane si potrebbe intervenire su oltre 310 Km quadrati di edifici non utilizzati (una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli).

Legge sul clima. L’estate del 2022 è stata la più calda della storia in Europa. Il mese di luglio ha fatto registrare 2,26 gradi centigradi in più rispetto alla media italiana dal 1800, anno da cui si registrano i dati. Eventi estremi legati ai cambiamenti climatici si registrano ormai in maniera sempre più frequente. Gli obiettivi da raggiungere sono fissati, ma manca uno strumento legislativo quadro per superare la fase degli impegni verbali e passare a quella delle azioni concrete. E va colmata l’attuale distanza tra le conoscenze scientifiche e l’azione politica. Come fatto da 21 Paesi europei (più recentemente da Spagna e Grecia), l’Italia deve approvare al più presto una legge sul clima che fissi le azioni da compiere per raggiungere gli obiettivi a medio e lungo termine. Prevedendo la neutralità climatica entro il 2050 nella legislazione si faciliterebbe la programmazione economica, si attirerebbero investimenti green, si aumenterebbero responsabilizzazione delle imprese e partecipazione dei cittadini. E attraverso una Legge sul clima si potrebbe finalmente intervenire per eliminare il sistema dei sussidi ambientalmente dannosi che ogni anno ci costa circa 35 miliardi di euro da destinare a politiche di settore e ad aiuti concreti per cittadini e imprese per rendere meno impattante la transizione ecologica.

Dare concreta attuazione alla riforma costituzionale dell’art. 41. Finalmente nella nostra Costituzione la tutela dell’ambiente, nella corretta accezione di biodiversità ed ecosistemi, è stata introdotta tra i principi fondamentali (art. 9 Cost). La nuova formulazione dell’art. 41 Cost ha poi riconosciuto in maniera esplicita che la libera attività economica incontra un limite nella tutela dell’ambiente. Il principio che l’iniziativa economica privata non può esercitarsi in danno all’ambiente e alla salute, però, non deve rimanere una pur importante affermazione di principio, ma deve condizionare tutta la normativa vigente. Servono norme di carattere procedurale che intervengano in modo preventivo sui procedimenti autorizzativi e, in caso di danno ambientale, consentano interventi efficaci per rimediare, dando così piena attuazione al principio che vieta di arrecare danni significativi all’ambiente.

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Unica nota positiva l’ambiente in Costituzione, ma ai principi devono seguire fatti. Quanto ha inciso sulle emergenze ambientali del nostro Paese la legislatura che si sta concludendo?  Per il WWF Italia la risposta non può che essere: “Poco o nulla!” – Roma, 8 agosto 2022.

Al netto delle problematiche globali e della situazione pandemica ed economica emergenziale, dopo una intera legislatura caratterizzata anche da maggioranze ampie (almeno per i governi Conte 1 e Draghi), rispetto a questioni ambientali cruciali ci ritroviamo sostanzialmente al punto di partenza del 2018 con alcune situazioni persino peggiorate. Una serie di dati oggettivi testimonia come, pur essendovi evidenti responsabilità anche da parte di altre istituzioni (prime fra tutte le Regioni) e del mondo imprenditoriale, lo Stato è apparso debole se non assente sia nelle politiche d’indirizzo sia nelle azioni di monitoraggio e controllo: la cosa più grave è la mancanza di una visione in grado di porre solide basi per una transizione ecologica ormai non più rinviabile. “Si sono persi 5 anni preziosi in una situazione che avrebbe richiesto un agire deciso e continuo, a causa dei cambiamenti climatici in atto e della continua, progressiva perdita di biodiversità: al di là delle tante dichiarazioni fatte, la legislatura non ha contribuito a invertire nessuno dei trend negativi in campo ambientale” dichiara il presidente del WWF Italia Luciano Di Tizio che aggiunge: “L’unico risultato importante ottenuto è l’inserimento della tutela dell’ambiente nella Costituzione con la modifica degli articoli 9 e 41. Una affermazione di principio importante che, tuttavia nella legislatura uscente non ha avuto la concreta applicazione che le emergenze che viviamo avrebbero richiesto. Ci aspettiamo dal prossimo Parlamento e dal prossimo Governo un deciso e urgente cambio di passo, nell’interesse della collettività dei cittadini, nei fatti e non soltanto nelle promesse e negli impegni”. Basta osservare alcuni temi ambientali principali.

Le fonti energetiche rinnovabili, fondamentali per combattere i cambiamenti climatici, sono cresciute molto meno di quanto necessario per rispettare gli obiettivi internazionali sul contrasto all’innalzamento della temperatura. Di fatto non si sono superati i limiti evidenziatisi negli ultimi 8 anni: dal 2014 è stato installato in media meno di 1 GW di nuovi impianti da fonti rinnovabili ogni anno, quando per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 ne dovremmo installare 8 l’anno (crescita possibile, considerato che nel 2011 ne sono stati installati per ben 11 GW). Nel frattempo si sono perse le tracce del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, fondamentale anche per impostare nuove pianificazioni e programmazioni capaci di adattarsi e al tempo stesso mitigare gli effetti negativi con cui ormai dobbiamo fare i conti. Anche questa legislatura si chiude senza che sia stata approvata una legge sul consumo del suolo. I dati in tal senso sono agghiaccianti e testimoniano come il consumo di territorio, anziché diminuire, stia aumentando. Secondo l’ISPRA nel 2021 “le nuove coperture artificiali hanno riguardato… circa 19 ettari al giorno, il valore più alto degli ultimi 10 anni”. Perdiamo suolo anche perché non siamo in grado di proteggerlo.

Nella legislatura non è nato alcun nuovo parco nazionale e nessuna nuova area marina protetta, mentre la fauna, patrimonio indisponibile dello Stato, continua a subire una completa deregulation venatoria regionale che il governo non cerca neppure di bloccare, nonostante, grazie ai ricorsi delle associazioni ambientaliste, i TAR di tutta Italia censurino costantemente le politiche filovenatorie delle Regioni (26 ricorsi contro i calendari venatori accolti tra il 2018 e il 2021!). È positivo che il Ministero della Transizione Ecologica abbia concluso la nuova Strategia Nazionale sulla Biodiversità, ma il lavoro sembra più compilativo che strategico, non incidendo sui processi di governance che hanno condizionato a tal punto l’azione da non far raggiungere gli obiettivi fissati per il 2020.

Nessun reale miglioramento nella gestione del bene comune per eccellenza, l’acqua: tra i continui tentativi di ribaltamento del risultato referendario del 2011 contro la privatizzazione e la mancanza di manutenzioni, l’acqua continua ad essere gestita come se fosse una risorsa infinita. Se poco o nulla si fa per il risparmio idrico (il consumo è passato da 240 litri/giorno/abitante nel 2019 a 237 nel 2020 e 236 nel 2021), risulta drammatico il dato delle perdite: nel triennio 2019/2021 si è perso circa un miliardo di metri cubi di acqua ogni anno dai soli acquedotti dei capoluoghi di provincia, un dato che a livello complessivo aumenta portando la media nazionale a circa il 42%. 

Nonostante tutti gli obiettivi di riduzione e prevenzione della produzione dei rifiuti fissati da leggi e piani nazionali e regionali, la quantità dal 2018 al 2021 appare sostanzialmente stabile. Assumendo come riferimento i rifiuti solidi urbani, la produzione rimane dal 2014 costante intorno ai circa 30 milioni di tonnellate con una flessione a circa 29 nel 2020 ma solo per effetti collegabili alla pandemia. La raccolta differenziata cresce arrivando nel 2020 a una media nazionale del 63% (quindi ancora al di sotto dell’obiettivo del 65% che si sarebbe dovuto raggiungere nel 2012), ma lasciando aperti due problemi: il divario Nord/Sud anche per la differente disponibilità d’impianti (cui si tenta di porre rimedio con il PNRR) e l’incertezza che alla raccolta differenziata segua per tutte le componenti un corrispondente recupero di materia.

Grandi preoccupazioni vengono anche da aspetti più gestionali.

Ad esempio, un dato sicuramente indicativo della mancanza di soluzioni efficaci in campo ambientale è rappresentato dalle procedure d’infrazione che colpiscono l’Italia. Quelle sull’ambiente dal 2018 al 2022 sono aumentate da 13 a 16 confermando l’ambiente come il settore su cui l’Unione Europea maggiormente censura il nostro Paese. 

Preoccupa la situazione gestionale del passato Ministero dell’Ambiente, oggi Ministero della Transizione Ecologica. Avviata una modifica dell’organizzazione interna, poi rivista dal suo successore Cingolani, l’allora Ministro Costa ha rinunciato alla stabilizzazione del personale che già da anni operava all’interno del Ministero, avviando un concorso pubblico per 251 posti di funzionari per 8 distinte categorie che, dopo la partecipazione di migliaia di candidati a test ed esami di selezione, ha portato all’assunzione di sole 96 persone non risolvendo minimamente la carenza di organico cui si doveva rimediare, né superando la necessità di dover ricorrere a personale esterno.

Ma le maggiori preoccupazioni vengono dall’attuazione concreta del Ministero della Transizione Ecologica che ha sostituito, allargandone le competenze, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Questa trasformazione, richiesta dal WWF Italia assieme a Greenpeace e Legambiente all’allora Presidente incaricato Mario Draghi in sede di consultazioni preliminari alla formazione del Governo, non ha fatto compiere all’Italia quel salto di qualità che ci si aspettava nel campo delle scelte ambientali. Le politiche di conservazione della natura, già molto deboli, sono quasi scomparse dalla lista delle priorità a vantaggio di altri ambiti che, anziché affiancarsi all’azione di tutela, l’hanno sovrastata in termini di investimento. L’assorbimento del Dipartimento sull’Energia dal Ministero per lo Sviluppo Economico non è stato adeguatamente bilanciato, tanto più che il Ministro, in relazione al cambiamento climatico, nonostante competenze innegabili sul piano tecnico, ha messo in secondo piano le politiche territoriali proprie dei principi di adattamento e resilienza.  Nella gestione del ministro Cingolani più che il ministero della Transizione ecologica abbiamo avuto il “ministero della Transizione Tecnologica” che ha perso di vista uno degli aspetti centrali della transizione ecologica, ossia il limite delle risorse naturali. In questo quadro il fatto che l’aggiornamento del rapporto sul capitale naturale del Paese non sia stato pubblicato, pur essendo stato predisposto con dati preoccupanti sulla perdita di biodiversità, è certamente indicativo.

Anche le aspettative da tutti riposte al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza vanno ridefinite. Il PNRR, quasi omnicomprensivo, avrebbe dovuto supportare la ripresa economica nell’ottica della transizione ecologica ma ad oggi questo appare tutt’altro che certo. Il Piano, ad esempio, porta un sistema di nuove infrastrutture che occuperanno altro suolo e che, nonostante l’estrema attenzione anche ambientale voluta dal Ministro Giovannini su ogni singola opera, nel loro complesso non sono bilanciate da una pari crescita delle misure di conservazione e gestione ambientale del territorio. Sembra che la R di “resilienza” sia recessiva rispetto a quella di “ripresa” riproponendo approcci che ricordano più la cosiddetta legge obiettivo che non una strategia d’innovazione basata sulla consapevolezza della situazione ambientale.

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IL CONSIGLIO NAZIONALE SCEGLIE LUCIANO DI TIZIO COME NUOVO PRESIDENTE

Roma, 16 luglio 2022 – La presidente Daniela Ducato ha comunicato ai consiglieri nazionali le proprie dimissioni per motivi personali. Il Consiglio Nazionale nel prendere atto della decisione ha ringraziato in modo unanime Daniela Ducato per il lavoro svolto e per le competenze messe a disposizione dell’Organizzazione, in particolare sui temi della sostenibilità, dell’economia circolare, del lavoro per costruire una società più giusta e inclusiva che rappresentano da sempre un patrimonio comune del WWF.

“Per sopraggiunti motivi personali e non delegabili ho rassegnato le mie dimissioni dal WWF. È stato percorso breve ma spero che i semi del mio contributo possano essere un terreno di crescita. Ho proposto l’introduzione del bilancio di sostenibilità così che i valori fondanti come la tutela della natura si traducano in coerenza ad esempio nella catena delle forniture, nella scelta dei partner, nel merchandising. Tale dichiarazione non finanziaria, potrebbe essere così evoluta da diventare una best practice replicabile oltre che nel terzo settore anche in aziende ed enti”, dichiara Daniela Ducato che aggiunge: “Il WWF ha tutte le carte per essere apripista ed esempio portante di questo pragmatismo oggi necessario per affrontare le emergenze che abbiamo davanti. Esprimo profonda riconoscenza ad associazioni, imprese, ordini professionali, enti e istituzioni che ho conosciuto e con cui da subito si è instaurata una proficua collaborazione ed una intesa talvolta sorprendente. Per me, da sempre impegnata nel volontariato gratuito in ambito sociale, culturale, ambientale, è l’ulteriore conferma di come l’economia della relazione sia alla base di qualsiasi innovazione e di una mentalità di pace. Ringrazio e abbraccio la base dei soci WWF, con immensa gratitudine per chi mi ha sostenuto votandomi in tutta Italia. Ricevere così tanti voti da chi ama l’ambiente e ne tutela i diritti, rafforza comunque il mio impegno e pur non rappresentando più l’istituzione WWF, quei valori a me riconosciuti continueranno a ispirarmi. Più forti di prima. Irrinunciabili”.

Dopo aver preso atto delle dimissioni di Daniela Ducato, il Consiglio Nazionale ha provveduto alla nomina dell’attuale vicepresidente Luciano Di Tizio nel ruolo di presidente. Laureato in filosofia, Luciano Di Tizio, dopo un’esperienza nel campo della scuola, ha operato per molti anni come giornalista professionista e si è sempre occupato di ambiente con numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative sulla piccola fauna. Socio WWF dal 1992 e guardia volontaria ittica-ambientale, è stato Delegato del WWF Abruzzo per 7 anni ed è vice presidente della Societas Herpetologica Italica.

“A Daniela Ducato va un grazie sentito e l’augurio che gli impegni personali che l’hanno spinta a questa scelta si risolvano con i migliori esiti. Le sue idee e la sua esperienza rimarranno di ispirazione per tutto il Consiglio Nazionale nel lavoro che ci aspetta”, dichiara Luciano Di Tizio che conclude: “Sia a livello nazionale che internazionale viviamo un momento difficile in cui le emergenze ambientali sulle quali il WWF lavora da decenni stanno condizionando il nostro presente e il nostro benessere. Gli effetti del cambiamento climatico, dal caldo intenso alla siccità ne sono solo gli esempi più vicini nel tempo, così come l’emorragia di biodiversità cui bisogna, al più presto, porre un argine. Tutelare la biodiversità, ridurre le emissioni, restituire spazio alla natura, contribuire alla conversione in senso sostenibile delle attività economiche, informare e sensibilizzare le persone su stili di vita più responsabili sono i mattoni fondamentali sui quali costruire una società più sostenibile e inclusiva: ogni momento, ogni politica, ogni investimento, ogni decisione è importante per raggiungere questo risultato”.

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Le associazioni: “Incomprensibile” – Roma, 22 aprile 2022

Il Comune di Siculiana intima la restituzione del Centro di Educazione Ambientale A. Alaimo alle associazioni che ne curano la gestione da circa 10 anni. Le Associazioni Marevivo, Legambiente (alla data odierna non più conduttore) e WWF ITALIA, riunite in Associazione Temporanea di scopo, nel giugno del 2012 hanno avuto la concessione da parte del Consorzio Agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo di un immobile confiscato alla criminalità organizzata, con lo scopo di adibirlo a Centro di Educazione Ambientale. Le associazioni sono venute operativamente in possesso dell’immobile solo alla fine del 2013, dopo il completamento di una serie di procedure relative all’effettiva abitabilità dell’immobile. Il centro confiscato, si trova vicinissimo al mare e fin da subito le associazioni hanno operato  per favorirne la fruizione in modo “consapevole”, coinvolgendo sempre l’amministrazione di Siculiana,  promuovendo attività di educazione ambientale, iniziative inerenti i valori della legalità, attività didattiche, culturali e sportive, ma soprattutto progetti e attività per le scuole, ritenute le principali destinatarie dell’importante operazione civica e sociale che si voleva portare avanti nel territorio. Grazie alle opportunità concesse da bandi pubblici, sono state rintracciate delle risorse che nel tempo hanno consentito di gestire al meglio il bene, mettendo sempre a disposizione volontaria le competenze e professionalità che le associazioni avevano portato a patrimonio dell’ATS per il migliore raggiungimento degli obiettivi di gestione dell’immobile e dell’attività a questa connesse. A tal fine il Centro è stato opportunamente allestito per essere disposto a centro conferenze, a mostre permanenti, ad eventi culturali, a laboratori scientifici per le scolaresche.

Dalla data di concessione a oggi costanti e numerose sono state le attività portate avanti, sempre in modo coerente con le disposizioni della concessione. Oggi nel Centro è possibile visitare:

– la mostra permanente sulle tartarughe marine del WWF;

– la mostra permanente di trash art “Marine Litter Art” di Marevivo;

– un laboratorio naturalistico che spiega gli aspetti della biodiversità dell’area protetta di Torre Salsa e più in generale di tutto territorio e che permette, a bambini e adulti di approfondire aspetti del mondo scientifico-naturalistico;

– una mostra di reperti sugli Squali;

– un laboratorio scientifico attrezzato di tecnologie, reperti, strumenti e supporti didattici, finalizzato a ospitare le scuole e svolgere osservazioni e sperimentazioni.

Negli anni il centro è stato anche sede di numerosi eventi culturali, iniziative formative, ma anche di sviluppo di progetti ed eventi di sensibilizzazione sui temi della difesa dell’ambiente e dell’affermazione della legalità, con un rallentamento solo negli ultimi due anni a causa delle restrizioni sanitarie generate dalla pandemia. Il centro in questi anni di gestione ha rappresentato un presidio di affermazione di valori civici e sociali ed è stato un importante riferimento per molte scuole che volevano promuovere iniziative di conoscenza e difesa del territorio. “La richiesta di restituzione ci ha lasciati sorpresi – dichiara Carmen Parisio Di Penta, Direttore Generale di Marevivo Onlus – anche perché la rivendicazione è priva di ogni motivazione, essendo citata solo la scadenza del Consorzio, prevista nel 2020 e la sua mancata proroga, e il ritorno di diritto del bene nella piena e libera disponibilità del Comune di Siculiana. Sarebbe stato nostro desiderio, se non diritto, essere convocati dal Comune per conoscere le ragioni dell’intimazione, tra l’altro effettuata in forma del tutto irrituale.   Siamo consapevoli di aver gestito al meglio il bene, di averne avuto cura e di avere offerto un servizio al territorio ospitando migliaia di studenti, ricercatori e studiosi e promuovendo molteplici altre attività”. “L’ignoranza delle cause della decisione c’inducono a valutare la richiesta come un’iniquità incomprensibile, – ha aggiunto Alessandra Prampolini, Direttore Generale del WWF Italia – Ci dichiariamo disponibili a valutare i progetti che il Comune intende promuovere e, se saranno validi e meritori, ad instaurare una proficua collaborazione. Se così non fosse, metteremo in campo tutte le misure necessarie per affermare il nostro diritto, e quello del territorio, di continuare ad avere un centro di educazione ambientale ed alla legalità, quale espressione di civile impegno e dovere di difesa di un territorio che esprime un’alta valenza naturalistica, che merita di essere diffusa e difesa per un futuro più equo e sostenibile”.

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APPROVATO IN GRAN SEGRETO UN REGOLAMENTO CHE RENDE DI FATTO IMPOSSIBILE ALLE GUARDIE VOLONTARIE DI OPERARE. WWF, ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE E LIPU: “IL REGOLAMENTO FAVORISCE DI FATTO LE ILLEGALITÀ. I VOLONTARI CHE TUTELANO IL PATRIMONIO COMUNE DEVONO ESSERE INCENTIVATI, NON PUNITI. SOTTOPORREMO IL CASO ALLA COMMISSIONE EUROPEA”.

Roma, 31 marzo 2022 – La Regione Toscana ha approvato una nuova disciplina delle modalità di svolgimento del Servizio per le Guardie Giurate Venatorie Volontarie e per le Guardie Giurate Ittiche Volontarie. Il regolamento – dichiarano insieme WWF Italia, Enpa, LAC, LAV, Legambiente e LIPU – apporta una serie di modifiche, tutte inspiegabilmente orientate non a rafforzare il presidio e i controlli ma a complicare la possibilità per le guardie volontarie di operare nel loro fondamentale ruolo di presidio del territorio a supporto delle autorità pubbliche. Non comprendiamo le ragioni per le quali la Regione, piuttosto che combattere con ogni mezzo le illegalità, abbia deciso di accanirsi contro donne e uomini che volontariamente, senza quindi alcun costo per i cittadini, con grandi sacrifici e assumendosi rischi rilevanti, si impegnano a tutelare l’ambiente e la biodiversità. Nel regolamento, approvato senza alcun preventivo coinvolgimento e condivisione con le associazioni dotate di nuclei di vigilanza volontaria, sono previste, infatti, limitazioni fortissime. Viene ad esempio impedito alle guardie volontarie zoofile che sono anche in possesso di nomina a guardia ittico/venatoria, di esercitare contemporaneamente attività di vigilanza sulla caccia e sulla salvaguardia della fauna omeoterma e/o della fauna ittica. Le guardie vengono inoltre obbligate a svolgere servizi di vigilanza con “composizioni paritetiche” tra appartenenti alle Associazioni Venatorie/Organizzazioni agricole, di Protezione Ambientale e Piscatorie nei servizi notturni o destinati al contrasto degli illeciti e non possono utilizzare videocamere o altri dispositivi di registrazione audio/video di persone “se non per il rilievo di stato di fatto e luoghi” in questo modo riducendo la possibilità di fornire alle Autorità i necessari elementi di indagine e di prova. Cosa che legittimamente ogni cittadino dotato di senso civico fa per denunciare gli illeciti. Altrettanto grave è l’obbligo di svolgere l’attività di vigilanza solo in una provincia/città metropolitana. Questa limitazione oltre ad essere ingiustificata, comportando esclusivamente ripercussioni negative rispetto alla esigenza di presidio del territorio, si pone in contrasto con il DPR 153/2008 all’art. 1 comma 7 D), nonché da una chiara circolare del ministero dell’Interno del 2008. Il regolamento impedisce poi ai volontari di operare al di fuori dal coordinamento della Polizia Provinciale. Il concetto di coordinamento viene però esasperato e distorto sino a diventare un vero e proprio impedimento per il personale volontario di operare sulla base delle indicazioni fornite dalle associazioni di appartenenza, rendendo i nuclei di vigilanza direttamente dipendenti dai corpi di polizia e non, come prevede la legge, dalle Associazioni. Ed impedendo di rispettare la legge che obbliga i pubblici ufficiali (comprese le guardie volontarie, nell’esercizio delle loro funzioni), ad intervenire nel caso in cui dovesse venire a conoscenza di un illecito.  Si pensi, ad esempio, alle segnalazioni pervenute alle associazioni ambientaliste relative ad atti di bracconaggio e danno ambientale. Come se non bastasse la modifica prevede la creazione di un registro delle guardie “buone e cattive” al fine di prevedere eventuali iniziative verso le guardie stesse, senza prevedere strumenti idonei a consentire al volontario di difendersi. Queste misure – concludono le associazioni – minano profondamente le capacità della vigilanza volontaria di fornire quel fondamentale supporto alle Autorità pubbliche nella vigilanza del territorio e contrasto ai crimini contro la biodiversità e l’ambiente (la cui tutela è oggi riconosciuta tra i principi fondamentali della costituzione). Sottoporremo il caso alla Commissione Europea che ha più volte rilevato come i crimini contro la fauna selvatica siano spesso determinati dalla mancanza di personale di vigilanza ed ha chiesto all’Italia di risolvere questo problema anche per non rischiare l’attivazione di nuove procedure di infrazione. Questa criticità è peraltro confermata da un recente report WWF Italia, pubblicato nell’ambito del Progetto Life SWiPE, in cui si evidenzia come il rapporto tra controllati (cacciatori) e controllori (personale di vigilanza dipendente dalle amministrazioni pubbliche) è di 3 a 1000. 

Questo comunicato stampa è inviato dall’ufficio stampa del WWF Italia per conto di WWF Italia, Enpa, LAC, LAV, Legambiente e LIPU.

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Comunicato stampa congiunto di WWF, Greenpeace Italia e Legambiente – Roma, 11 febbraio 2022.

Chiude in negativo, tra poche luci e troppe ombre, il bilancio delle principali associazioni ambientaliste sul concreto avvio della Transizione Ecologica del Governo Draghi, ad un anno dalla partecipazione alle consultazioni prima del giuramento dell’esecutivo. Greenpeace Italia, Legambiente e WWF ritengono che sulle scelte relative allo sviluppo sostenibile e alle due principali emergenze globali in campo ambientale, il contrasto al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, non si siano messe in campo politiche e linee di intervento coerenti con i principi recentemente inseriti nella Carta Costituzionale e con gli obiettivi dell’European Green Deal, né aperto la strada a una trasformazione sistemica per coniugare ambiente e opportunità economiche. Contrasto della crisi climatica, tutela della biodiversità, agricoltura sostenibile, economia circolare, inquinamento da plastica sono i banchi prova su cui il Governo e il Ministero della Transizione Ecologica, che doveva rappresentare, la più importante innovazione istituzionale di questa nuova stagione, non hanno risposto, secondo le tre associazioni, alle attese di quella rivoluzione verde che era stata annunciata come una delle priorità del nostro Paese a partire dal PNRR: banchi di prova su cui le associazioni chiamano il Governo e il MiTE a nuovi impegni. Sul cambiamento climatico e le scelte energetiche si è perso tempo prezioso nell’alimentare un dibattito volto più  ad enfatizzare le possibili difficoltà della transizione che i vantaggi, senza proporre soluzioni che comunque rappresentassero un’accelerazione delle politiche per la decarbonizzazione, anzi al contrario, andando spesso in controtendenza svuotando di significato e demonizzando  la Transizione Energetica e ostacolando strumenti come quello del superbonus (che invece dovrebbe essere corretto e stabilizzato), togliendo l’opportunità di risparmio a milioni di cittadini, con il rischio di far chiudere cantieri e imprese del settore edilizio. Preoccupa la mancanza di visione sui veicoli elettrici che non riconosce la trasformazione in atto e la necessità di elaborare e accelerare politiche industriali sistemiche. Le proposte del Mite hanno indebolito l’impulso sul rilancio delle fonti rinnovabili, tuttora al palo, senza rimuovere le barriere che ne rallentano la diffusione e in assenza di nuovi strumenti di partecipazione per ridurre le contestazioni territoriali e favorirne la realizzazione degli impianti, ma al contrario creando nuove problematiche e dando segnali scoraggianti per gli investitori, come sulla tassonomia e sul decreto contro il caro-energia. Si è continuato, inoltre, a esaltare e cercare di allargare il ruolo del gas fossile (anche nella tassonomia europea) nonostante proprio il gas rappresenti la fonte energetica e di gas climalteranti predominante nel Paese e a rilanciare l’opzione nucleare, ripiegando sul tema della ricerca, già ampiamente finanziata, per rispondere a chi chiedeva conto dei risultati plebiscitari di ben due referendum. E ad oggi sono stati fatte solo insignificanti riduzioni dei 21,6 miliardi di euro di Sussidi ambientalmente dannosi stimati dal Mite per il 2020. Le tre associazioni chiedono, quindi, di adeguare gli strumenti operativi tenendo conto dell’innalzamento dei target di riduzione delle emissioni climalteranti a livello europeo, avviando la conseguente revisione del PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia Clima), con un adeguato processo partecipativo e di consultazione, del resto previsto dalle normative comunitarie. Ricordano, anche, come si attenda ancora versione aggiornata e definitiva del Piano Nazionale per l’Adattamento al Cambiamento Climatico, nonostante il moltiplicarsi degli eventi estremi, dalle alluvioni alle ondate di calore, e la siccità, un atto importante per dare il via anche ad analoghe azioni a livello regionale e comunale, particolarmente in ambito urbano, evitando di promuovere progetti ormai superati. Si rileva inoltre, come sinora le risorse assegnate dal PNRR e dalla Legge di Bilancio 2022 alla tutela della biodiversità sono state marginali e non corrispondenti all’ambizione espressa dal Governo italiano in campo internazionale, con gli impegni assunti in ambito G7 e G20, coerenti con l’obiettivo di arrestare e invertire entro il 2030 la curva del declino della biodiversità. Nel PNRR alla tutela della biodiversità sono stati assegnati sino al 2026 appena 1,19 miliardi di euro equivalenti allo 0,5% dell’ammontare complessivo del PNRR (191,5 mld di euro), mentre nella Manovra 2022 i fondi ordinari iscritti nel bilancio del MiTE, per quest’anno ammontano, a 356 milioni di euro, l’1% dell’ammontare della manovra, assegnati complessivamente alla tutela del mare, alle aree protette, al controllo sul commercio delle specie in via di estinzione e per i controlli ambientali. Le associazioni attendono un cambio di passo rispetto agli impegni assunti sinora in vista della prevista approvazione entro l’anno della Strategia Nazionale Biodiversità (SNB) al 2030 che deve puntare, in coerenza, con la Strategia Europea, a proteggere il 30% del nostro territorio e dei nostri mari, assicurando una protezione integrale al 10% del nostro territorio, e destinare il 10% del territorio agricolo alla tutela della biodiversità naturale, individuando in tutti i fondi europei, nazionali e regionali le risorse adeguate per realizzare in maniera coordinata il Programma di attuazione e il Piano nazionale di ripristino degli ecosistemi previsti dalla stessa SNB. Obiettivi che difficilmente si raggiungeranno se permarrà l’inerzia del MiTE nell’istituzione dei nuovi Parchi nazionali e delle Aree marine protette previsti (Portofino, Matese, Costa Teatina, Costa del Conero) e non si procederà alla nomina dei vertici dei Parchi nazionali ancora commissariati o prorogati a causa del COVID-19. Il primo importante banco di prova per mettere in campo uno strumento efficace per promuovere una vera transizione ecologica dell’agricoltura è stato clamorosamente mancato. Nel redigere il Piano Strategico Nazionale – principale documento di programmazione della nuova Politica Agricola Comune (PAC) post 2022 e principale strumento finanziario per la stessa SNB 2030 – il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, MiPAAF, senza che il MiTE rivendicasse appieno il suo ruolo di autorità ambientale nazionale nella redazione del documento di programmazione al pari delle Regioni, pur prevedendo misure utili a favore del biologico, ha previsto insufficienti interventi e impegni per il contrasto al cambiamento climatico, per la tutela della biodiversità e per limitare gli impatti legati al sistema degli allevamenti intensivi, a cominciare dalla riduzione di densità e numero di animali allevati. Ora gli ambientalisti chiedono che i tre Ministeri competenti (MiPAAF, MITE e il Ministero della Salute) approvino il nuovo Piano di Azione Nazionale per la gestione sostenibile dei prodotti fitosanitari (PAN), scaduto nel febbraio 2019, che dovrà essere aggiornato con l’obiettivo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030 in coerenza con le Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”. L’economia circolare richiederebbe maggiore impegno su innovazioni tecnologiche, ricerca, sperimentazione nel settore produttivo, ma all’innovazione nel settore dell’economia circolare il PNRR assegna solo 600 milioni di euro, pari allo 0,3% di tutte le risorse del Piano. Inoltre, dei 2,10 miliardi di euro assegnati specificamente sino al 2026 dal PNRR all’economia circolare, 1,5 miliardi sono destinati alla realizzazione di impianti per la gestione di rifiuti urbani, i cui costi sono già coperti dalle tariffe di conferimento degli RSU, che quindi dovranno essere inevitabilmente ridotte. Queste scelte sono state fatte in assenza di un disegno strategico coordinato, confermato dalla mancata definizione ad oggi della Strategia Nazionale per l’Economia Circolare, del Programma nazionale per la prevenzione dei rifiuti, atteso dal 2020, e di un Programma nazionale per la gestione dei rifiuti. Le tre associazioni attendono che venga rispettato l’impegno a presentare la Strategia nazionale per l’economia circolare, richiesta dalla Commissione Europea, entro giugno, definendo così obiettivi e scadenze entro i quali raggiungere i traguardi posti dalla UE in settori strategici quali plastica, tessile, elettronica, consumi alimentari e idrici, imballaggi, batterie e veicoli, edifici e costruzioni, gestione dei rifiuti. Sempre a proposito di sostenibilità ambientale Greenpeace Italia, Legambiente e WWF ricordano la riluttanza del Governo e del MiTE sul contrastare la dispersione nell’ambiente della plastica, intervenendo efficacemente sulla produzione (l’Italia è leader europeo nella produzione della plastica monouso) e il consumo. Nella Manovra 2023 è stata rimandata ancora di un anno la decorrenza della plastic tax (introdotta con la legge di bilancio 2020) e la Commissione Europea ha inviato una comunicazione ufficiale all’Italia per le deroghe contenute nella norma di recepimento della Direttiva SUP (D.Lgs. n. 196/2021) sulla plastica monouso. Proprio a tal proposito le tre associazioni chiedono al governo di attivarsi per rispondere ai rilievi posti dalla UE al nostro Paese sulle disposizioni introdotte nella legge italiana di recepimento della Direttiva SUP in contrasto con la direttiva europea, rafforzando misure che disincentivino il monouso e sostengano il ricorso a imballaggi riutilizzabili.

CONTATTI: Ufficio stampa Legambiente, Luisa Calderaro 349.6546593

Ufficio stampa Greenpeace Italia, Gaia Maione 340.5718019 – Gabriele Salari 342.5532207

Ufficio stampa Wwf Italia, Giulia Ciarlariello g.ciarlariello@wwf.it 334.6151811.

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ORA UN INTERVENTO ORGANICO PER TUTELARE LA NATURA D’ITALIA – Roma, 8 febbraio 2022

Il WWF accoglie con estrema soddisfazione la notizia della votazione favorevole della Camera sulla riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione che ritiene debbano essere il presupposto di un intervento organico per adeguare strumenti normativi vigenti a tutela della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali. Da oggi, con la modifica all’art. 9 della Costituzione, la tutela dell’ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali “anche nell’interesse delle future generazioni” entrano di diritto tra i principi fondamentali della nostra Repubblica. Il testo della riforma, che ha trovato un consenso trasversale in quasi tutto l’arco parlamentare, prevede peraltro, la modifica dell’art. 41 della Costituzione in base alla quale lo svolgimento della iniziativa economica privata non può svolgersi “…in modo da recare danno alla salute, all’ambiente”. “Il voto di oggi rappresenta un fatto storico. Finalmente la tutela dell’ambiente diventa un principio fondamentale della Repubblica a cui la legislazione futura si dovrà ispirare e a cui la legislazione passata si dovrà adeguare”. É questo il commento di Donatella Bianchi, presidente del WWF Italia, che conclude: “Questa modifica costituzionale è un primo importantissimo passo che armonizza il nostro sistema con i principi formulati a livello europeo e internazionale e fatti propri dalla giurisprudenza costituzionale, di legittimità e di merito. Per dare concretezza a questi passaggi è ora necessario definire un sistema normativo organico e innovativo a tutela della natura d’Italia. Il nuovo assetto costituzionale rafforza significativamente il principio della sostenibilità, sin qui trattato solo in termini di dottrina e giurisprudenza, e crea il presupposto per aumentare il livello di salvaguardia del capitale naturale che costituisce la base insostituibile di tutte le nostre attività anche economiche”. Oggi si conclude positivamente una battaglia su cui il WWF si è speso con grande determinazione. È significativo che questo storico evento coincida con l’anno del trentennale dalla entrata in vigore della legge sulla tutela della fauna selvatica e la disciplina dell’attività venatoria (L. n. 157/1992) che necessita con urgenza di essere modificata. Oggi infatti gli strumenti normativi a tutela della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali non sono idonei a raggiungere nuovi fondamentali obiettivi di conservazione fissati a livello comunitario che trovano ora nella nuova riforma costituzionale. Un’esplicitazione di valori e dei principi a cui questi si riferiscono.  

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Comunicato stampa congiunto Greenpeace, Legambiente e WWF. FONDAMENTALE APERTURA DI UN DIALOGO SU SCELTE CRUCIALI PER IL FUTURO DI TUTTI. Roma, 3 febbraio 2022

“Ogni forma di violenza va respinta senza incertezza, per questo prendiamo le distanze dall’atto di vandalismo avvenuto contro la sede del MITE ed esprimiamo la nostra solidarietà a quanti sono rimasti coinvolti”. Lo si legge in una nota congiunta di Legambiente, Greenpeace e WWF rispetto ai fatti accaduti al Ministero della Transizione ecologica negli ultimi giorni. “Non possiamo al tempo stesso non esprimere la preoccupazione verso il continuo rilancio di soluzioni alla crisi climatica palesemente sbagliate come il sostanziale fermo alle rinnovabili, il rilancio delle fonti fossili, la promozione del nucleare, del gas, della cattura e stoccaggio della CO2, dell’idrogeno blu, che stanno alimentando una crescente sfiducia in chi non vede nell’azione del governo un cambio di passo commisurato all’emergenza climatica e ambientale che stiamo vivendo”, continuano le associazioni ambientaliste che concludono: “È fondamentale ricondurre la contestazione entro i limiti della protesta civile, legale e democratica e pretendere dalle istituzioni, MITE in testa, l’apertura di un dialogo su scelte cruciali per il futuro di tutti”.

Questa nota stampa è inviata dall’ufficio stampa del WWF a nome e per conto di Greenpeace, Legambiente e WWF Italia.

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