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Archive for the ‘pesca’ Category

AL “VERTICE SULLA PICCOLA PESCA” GFCM E WWF ORGANIZZANO UNA SESSIONE PER I PESCATORI DEL MEDITERRANEO E MAR NERO. Roma, 6 settembre 2022

Foto – https://www.dropbox.com/sh/gn1ulnc05n3oavk/AABO7mlqRQeyCrj_4nplzBhXa?dl=0.

Oltre 200 pescatori artigianali, associazioni di pesca, ONG e rappresentanti dei governi di oltre 40 paesi si sono riuniti a Roma lo scorso fine settimana al “Vertice sulla piccola pesca (SSF)”, per evidenziare il ruolo delle comunità costiere nella produzione alimentare globale e chiedere un maggiore sostegno per migliorare la loro sostenibilità e benessere sociale. L’evento è stato organizzato dall’IPC Working Group on Fisheries,  SSF Hub e la piattaforma  Mediterranean Friends of SSF coordinata da GFCM (General Fisheries Commission for the Mediterranean) e WWF con il sostegno della FAO, per celebrare l’Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura (IYAFA 2022). Il WWF Italia, con il progetto Pescare Oggi per Domani, e gli eventi estivi dedicati alla piccola pesca, si è unito alle celebrazioni per dare risalto al ruolo dei pescatori artigianali, difensori del mare nostrum e della nostra economia. L’evento dello scorso weekend ha fatto da apertura alla 35esima sessione del Comitato Pesca (Committee of Fisheries – COFI) della FAO e tra i suoi obiettivi quello di promuovere il dialogo e la collaborazione tra i pescatori artigianali, gli allevatori di pesce, i lavoratori del settore della pesca, i governi e altri stakeholder chiave della filiera della pesca, anche per rafforzare la loro capacità di migliorare la sostenibilità della pesca, il loro sviluppo sociale e il loro benessere. In occasione di questo vertice e avvalendosi della presenza di oltre 20 pescatori provenienti dai paesi del Mediterraneo e del Mar Nero, la GFCM e il WWF, a nome della piattaforma Friends of SSF, hanno tenuto una sessione sui bisogni e le sfide affrontate dai pescatori artigianali della regione. Gli impatti dei cambiamenti climatici come l’aumento della temperatura del mare e l’aumento delle specie non autoctone, l’inquinamento marino, la concorrenza con la pesca industriale e ricreativa, la necessità di infrastrutture, l’urgenza di migliorare le condizioni di lavoro (anche per le donne), la necessità di garantire la redditività economica del settore attraverso catene del valore efficaci ed eque, nonché la mancanza di ricambio generazionale nel settore sono i punti di attenzione sollevati dai pescatori. Alla luce di queste richieste e delle conseguenze che il settore sta ancora registrando a seguito della pandemia da Covid-19, il Piano d’azione regionale per la piccola pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero (RPOA-SSF) rimane un impegno politico essenziale che necessita di una urgente e piena attuazione. I pescatori presenti, inclusa una rappresentanza italiana invitata dal WWF, hanno espresso la loro disponibilità a unire le forze, innovare, provare nuove soluzioni e imparare e scambiare esperienze tra loro. Chiedono però anche maggiore sostegno e rafforzamento delle capacità e presenza nelle sedi decisionali. Ed è proprio per rispondere a queste necessità e supportare l’attuazione del Piano d’Azione Regionale anche in Italia che il WWF è stato impegnato negli ultimi 5 anni con il progetto Pescare Oggi per Domani, attraverso il quale ha promosso un approccio di cogestione che valorizza il ruolo e il contributo dei pescatori artigianali, degli enti di ricerca, delle Aree Marine Protette e delle autorità locali. “Il Mar Mediterraneo è per cultura e tradizione il ‘regno” della pesca artigianale. Qui e nel Mar Nero le attività di piccola pesca costiera, che coinvolgono piccole imbarcazioni con un ridotto livello di catture al giorno, rappresentano l’83% delle flotte totali e coinvolgono circa 127mila addetti. Si tratta di attività di origine familiare e attorno a questo settore si sostengono intere comunità e paesi. Incontri come quello appena avvenuto hanno la possibilità di promuovere la cooperazione tra pescatori, ONG e governi di diversi paesi, aumentare la rappresentanza del settore nelle sedi decisionali e trovare insieme le soluzioni per garantire un futuro sostenibile alla piccola pesca, come la cogestione delle risorse,” afferma Giulia Prato, Responsabile Mare del WWF Italia. “Per noi questo è il modo più efficace per ripristinare gli stock ittici, proteggere la biodiversità marina e garantire migliori mezzi di sussistenza per i pescatori e le loro famiglie in Italia e in tutto il Mediterraneo. Per questo chiediamo che le misure previste dal Piano d’Azione Regionale per la Piccola Pesca siano pienamente implementate in Italia e che in particolare la cogestione venga formalmente inquadrata nella legislazione nazionale”. Nel corso di un anno così importante per questo settore il WWF Italia ha rilanciato i risultati del progetto Pescare Oggi per Domani, raccontando le esperienze dei pescatori che hanno scelto di partecipare ai tavoli di co-gestione della pesca e hanno adottato soluzioni innovative per rendere le proprie pratiche  più sostenibili dal punto di vista ecologico e socio-economico. Un cambiamento di cui essi sono il punto centrale per favorire un percorso di maggiore sostenibilità della pesca in tutto il Mediterraneo e che deve essere pienamente supportato dalle istituzioni poiché porterà maggior benessere agli ecosistemi, ai pescatori e al mercato stesso.

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Frutto di un lavoro di concertazione durato 3 anni tra pescatori, enti di ricerca, enti locali, istituzioni e associazioni ambientaliste. Tra le misure adottate, attrezzi da pesca più selettivi e una nuova area a protezione integrale fortemente voluta dagli stessi pescatori. Roma, 8 agosto 2022

Dopo tre anni di lavoro e concertazione, è stato finalmente approvato, tramite decreto ministeriale (N.0340106 del 01/08/2022), il Piano di Gestione Locale (PdGL) del Co.Ge.Pa di Portorosa, che prevede una serie di misure mirate ad una pesca più sostenibile nel rispetto delle risorse e degli ecosistemi marini nel Golfo di Patti. Tre le misure approvate, è stata rivolta un’attenzione particolare all’uso dei FAD (fishing aggregating devices), meglio conosciuti come “cannizzi” per la pesca alla lampuga, per i quali è stati vietato l’utilizzo all’interno del golfo di Patti e ridotto il numero di tali attrezzi nelle aree adiacenti di competenza del PdGL.  Altre misure riguardano l’uso di reti da posta più selettive, riduzione dei richiami luminosi per la pesca ai totani, ed infine la creazione di una nuova area a protezione integrale con riduzione delle attività di pesca in termini spazio temporali. Il piano di gestione prevede anche il monitoraggio delle attività di pesca per assicurare il raggiungimento di obbiettivi ecologici e socio-economici che sarà effettuato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, quale organismo scientifico che ormai da anni svolge attività di monitoraggio e governance della pesca artigianale a livello locale e non solo. Un bellissimo risultato che celebra degnamente l’Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura dichiarato dall’ONU e frutto della proposta dei pescatori del Co.Ge.Pa di Portorosa e del lavoro di concertazione e condivisione del tavolo di cogestione del Golfo di Patti, istituito nel 2019 attraverso il progetto WWF Pescare Oggi Per Domani .Al Tavolo partecipano tutti gli attori locali, dai pescatori, alle autorità, agli enti di ricerca e alle associazioni ambientaliste (Co.ge.Pa PortoRosa, Stazione Zoologia Anton Dorhn, Marevivo, Capitaneria di Porto di Milazzo, Comune di Patti e Comune di Milazzo, Università di Messina, AGCI Sicilia, Blunauta diving center, Dugongo team, Fedagripesca Sicilia, GAC Golfo di Patti, IRBIM CNR). Il tavolo di cogestione sin dalla sua nascita e per i successivi 3 anni ha lavorato affinché il piano di gestione locale venisse migliorato e riconosciuto formalmente dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questo risultato dimostra come la cogestione delle attività di pesca sia la strada per garantire una piccola pesca più sostenibile dal punto di vista ecologico e socio-economico, e questo riconoscimento ministeriale, da lungo atteso, lascia ben sperare rispetto alla ripetizione di questa buona pratica in altri tratti di mare. “Portare le comunità costiere di pescatori artigianali al tavolo con enti di ricerca, autorità locali e associazioni ambientaliste, sviluppando piani di gestione locale condivisi, è la chiave per garantire una migliore gestione delle risorse marine, trovando un equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la loro conservazione” ha detto Giulia Prato, Responsabile Mare WWF Italia “Ci auguriamo che ora si possa arrivare velocemente al passo successivo, ovvero la formalizzazione della cogestione quale meccanismo di governance della piccola pesca a livello nazionale, per dare piena applicazione al Piano d’Azione Regionale sulla Piccola Pesca FAO-GFCM che l’Italia è chiamata a implementare entro il 2028.” “Le azioni di monitoraggio che verranno avviate consentiranno di valutare in maniera efficace le misure tecniche adottate, i pescatori saranno impegnati direttamente nelle attività di raccolta dati e potranno valutare gli effetti delle regole che essi stessi hanno fortemente voluto, anche al fine di contrastare la pesca illegale che ancora oggi rappresenta un punto di debolezza per il settore” dice Teresa Romeo, Direttrice della Sede Sicilia della Stazione Zoologica Anton Dohrn. “Sono certa che questo primo traguardo restituirà ai pescatori la fiducia nel sistema di governance che partendo dalla Cogestione, è in grado di diventare uno strumento unico di sostenibilità ambientale e sociale. “L’approvazione del piano di gestione locale è un risultato molto importante frutto di un lungo lavoro che ha visto impegnate tutte le imprese di pesca parte del Co.Ge.Pa Portorosa, un premio a lungo atteso per l’impegno di questa importante marineriai italiana rispettosa delle regole e attenta alla conservazione e gestione risorse marine” concludono Nino Accetta e Settimo Accetta, rispettivamente  Presidente Regionale Federagripesca e Presidente del Co.Ge.Pa Portorosa Nel Golfo di Patti, il WWF e tutto il tavolo di cogestione sono impegnati anche sul fronte della sostenibilità socio-economica del settore piccola pesca locale, attraverso l’implementazione di un’APP per la tracciabilità del pescato e la vendita diretta, un passo necessario per arrivare a una filiera locale interamente tracciabile e ben gestita a vantaggio di chi in primo luogo ne dipende.

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Esistono prove della vendita illegale di giovanili di pesce spada nei mercati di diversi Paesi del Mediterraneo. Cambiare il periodo di chiusura delle attività di pesca aiuterebbe a evitare le catture indesiderate di individui giovani e ad accelerare il pieno recupero dello stock – Roma, 2 agosto 2022.

Cartellina – https://www.dropbox.com/sh/dtmvtsxgo19kjtp/AACjdRdFB5HPvr9e5o_eHBvCa?dl=0%20.

Un quarto di tutto il pesce spada pescato nel Mediterraneo è costituito da giovanili che in parte vengono venduti a prezzi bassi sul mercato illegale. Questa pratica, che è un vero crimine di natura, danneggia uno degli stock ittici e delle attività di pesca più preziosi della regione, come confermano alcune prove raccolte dal WWF. La chiusura delle attività di pesca nei mesi di ottobre e novembre, quando gli “spadini”, individui giovani di pesce spada, vengono catturati maggiormente, ridurrebbe quasi della metà le catture di pesce spada sotto taglia, accelerando il pieno recupero dello stock, con benefici a lungo termine per il nostro mare e i pescatori, oltre che per la sicurezza dei consumatori. Dopo la settimana di informazione sui crimini di natura lanciata nel marzo scorso, il WWF torna a parlare del fenomeno questa volta legato a una importante specie ‘bersaglio’ delle attività di pesca e proseguirà per tutto agosto con altri casi simbolo. La pesca del pesce spada del Mediterraneo (Xiphias gladius) ha da sempre fornito cibo e reddito a numerose comunità di pescatori della regione. Ogni anno nel Mediterraneo vengono pescate circa 9.000 tonnellate di pesce spada, per un valore di oltre 200 milioni di euro.  Ma dalla metà dello scorso decennio, quando le catture erano due volte maggiori rispetto a quanto avrebbero dovuto essere per mantenere la popolazione entro i limiti biologici di sicurezza, la popolazione di pesce spada del Mediterraneo è stata sull’orlo del collasso [1]. Nel 2016, la Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT) ha adottato un piano di recupero [2] con l’obiettivo di raggiungere la piena ricostituzione dello stock di pesce spada entro il 2031. Il piano include l’introduzione di un limite di Catture Totali Consentite (TAC), la chiusura delle attività di pesca per tre mesi all’anno e la definizione di una taglia minima di riferimento per la sua conservazione. Tuttavia a 4 anni dalla adozione del piano, dalla prima valutazione scientifica della popolazione di pesce spada del Mediterraneo, condotta dall’ICCAT, emerge che le catture di giovanili di pesce spada (inferiori a 100 cm) sono ancora circa 24% del pescato totale [3] – una percentuale allarmante. Le prove fotografiche raccolte dal WWF in Italia e in Tunisia mostrano che il pesce spada sotto taglia viene venduto illegalmente in molti mercati ittici. Pesce spada al di sotto della taglia minima stabilita è stato trovato in vendita illegalmente e a prezzi molto bassi sulle banchine dei porti, nei mercati del pesce e agli angoli delle strade a El-Haouaria e Kelibia in Tunisia e a Palermo e Catania in Italia. Qui, solo nel 2020, in 26 operazioni di polizia, sono stati sequestrati almeno 700 esemplari di pesce spada venduto illegalmente, dove il 60% del pesce era costituito da esemplari al di sotto della taglia minima consentita. In 7 operazioni è stato segnalato anche l’uso illegale di reti derivanti, vietate dal 2003 nel Mediterraneo. Un’analisi scientifica commissionata dal WWF suggerisce inoltre che cambiamenti mirati all’attuale piano di recupero potrebbero ridurre la mortalità giovanile di circa il 40% (soprattutto dei pesci neonati), consentendo alla popolazione di ricostituirsi completamente cinque anni prima dell’obiettivo fissato dal piano per il 2031. L’Unione Europea – parte contraente dell’ICCAT – conta circa il 75% degli sbarchi annuali di pesce spada nel Mediterraneo. Per questo motivo, il WWF chiede alla Commissione Europea di proporre e attuare una chiusura della pesca con il sistema palangaro pelagico nei mesi di ottobre e novembre (più un mese aggiuntivo). Solitamente, il pesce spada si riproduce inl Mediterraneo durante l’estate, per cui in autunno i giovani esemplari sono estremamente voraci e facilmente insidiabili dai palangari che pescano il pesce spada adulto o altre specie pelagiche come il tonno. Un divieto di pesca allo spada durante l’autunno consentirebbe ai giovani pesci spada di raggiungere una taglia maggiore e la maturità, prima di poter essere catturati. Questo cambiamento, insieme a un’applicazione più severa del divieto di commercializzazione del pesce spada sotto taglia (sotto i 100 cm), non solo potrà accelerare il recupero dello stock, ma avrà anche un impatto positivo sul reddito dei pescatori, aumentando la quantità e il valore delle catture nel lungo periodo. Abbiamo stimato un aumento delle catture del 10% nell’arco di un decennio, con un aumento dei ricavi lordi stimato al 14%. Eventuali iniziali perdite economiche che queste misure comporterebbero per il settore della pesca nel breve periodo, sarebbero ampiamente compensate dai benefici ecologici ed economici che uno stock in salute offrirebbe a lungo termine. L’alternativa è una ripresa molto più lenta e la persistenza dell’illegalità che minaccia non solo il nostro mare, ma anche quei pescatori che rispettano le regole e lavorano per fornire ai consumatori un prodotto legale, tracciabile e sicuro.

IL PROGETTO LIFE SWIPE – Per contrastare i crimini di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche. Questi sono anche gli obiettivi del progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine.

[1] Secondo l’International Commission for the Conservation of Atlantic Tuna (ICCAT), la biomassa riproduttiva dello stock di pesce spada (SSB) – il peso combinato di tutti i singoli pesci dello stock in grado di riprodursi – era inferiore dell’88% rispetto ai livelli considerati sicuri per mantenere lo stock. Le catture sono state due volte superiori a quelle che avrebbero dovuto sostenere la popolazione.

[2] https://www.iccat.int/Documents/Recs/compendiopdf-e/2016-05-e.pdf.

[3] https://www.iccat.int/Documents/Meetings/Docs/2020/REPORTS/2020_SWO_MED_ENG.pdf

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In Sardegna la macabra scoperta delle carcasse di 2 tursiopi: attivato l’ufficio legale WWF.

L’Operazione WWF “Adotta un delfino”https://sostieni.wwf.it/adotta-un-delfino.html.

Roma, 26 luglio 2022 – In questi giorni in Sardegna (a Orosei, provincia di Nuoro) sono state ritrovate le carcasse sfilettate e mutilate di due tursiopi.  Questo episodio, riportato da alcuni organi di stampa è solo l’ultimo di molti casi simili registrati in questi anni e testimonia la diffusione di questo grave e inaccettabile crimine. Il motivo dell’uccisione di individui appartenenti a questa specie è riconducibile alla vendita del cosiddetto mosciame: filetti di carne essiccata che nel mercato nero può essere valutata fino a 200 euro al chilo. Il tursiope, un delfino che frequenta le zone costiere, è una delle otto specie di cetacei presenti in Mediterraneo e pur essendo tra le più avvistate non gode di un buono stato di conservazione, infatti è considerata dalla IUCN Vulnerabile. La vendita del mosciame è considerata illegale dal 1989, tuttavia il commercio illegale della carne di delfino continua ad essere un mercato clandestino fiorente e diffuso in molte aree del Mediterraneo. Ciò che è avvenuto in Sardegna per il WWF è un vero e proprio crimine di natura, ancora una volta alimentato da un mercato illegale riconducibile al mondo della ristorazione e quindi dalla domanda di alcuni consumatori senza coscienza. Un fenomeno criminale che grava sulla biodiversità marina già compromessa a causa di lungo elenco di impatti quotidiani dovuti alle attività antropiche: eccessivo traffico nautico, bycatch (intrappolamento negli attrezzi da pesca), sovrasfruttamento ittico, inquinamento chimico, acustico e dovuto a macro- e micro-plastiche, deturpamento dell’ecosistema marino costiero. Il bracconaggio propedeutico alla vendita illegale del mosciame è quindi un crimine ancor più inaccettabile che però, ancora oggi, è difficile da contrastare. Per questa ragione è fondamentale la collaborazione dei cittadini/consumatori che, grazie a scelte consapevoli e responsabili, possono ridurre, fino ad azzerare la domanda di prodotti provenienti da fonti illecite. Il WWF è in prima linea nel contrasto al bracconaggio marino e si è già attivato, tramite il suo ufficio legale, per supportare le indagini delle Autorità mirate ad individuare i responsabili. Già nel 2016 il WWF aveva presentato un esposto contro ignoti alla procura di Cagliari l’uccisione di un altro tursiope avvenuta all’epoca a pochi chilometri da Villasimius. “Per contrastare i crimini di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche – conclude il WWF – . Questi sono gli obiettivi del progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine”. Adottando simbolicamente un delfino è possibile i progetti WWF a tutela della specie. Clicca QUI per la pagina “Adotta un delfino”https://sostieni.wwf.it/adotta-un-delfino.html?_ga=2.254061452.522190130.1658820736-2027393323.1620808866&_gac=1.53390042.1658834419.Cj0KCQjwof6WBhD4ARIsAOi65ah2kOgYG7VIPXyRiwBjUz7C1I_i1iuGt6HuA8i8ZhnPAYd_jeGWtc0aAlHQEALw_wcB

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Pescatori artigianali, i primi difensori del Mare nostrum e della sua economia. La campagna  #GenerAzione Mare e gli eventi estivi del WWF a sostegno di una piccola pesca impegnata verso la sostenibilità e del suo ruolo in Italia e Mediterraneo. Roma, 28 giugno 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/p6zxy55dh295v0c/AAA_LbrqjzmRcE0szgu-uPQYa?dl=0.

La tradizione e la cultura delle regioni mediterranee non possono prescindere dal ruolo dei pescatori artigianali. Figure che hanno accompagnato la storia delle nostre comunità costiere e del Mediterraneo nei secoli, oggi hanno un ruolo ancora più importante perché nessuno come loro può porsi tra tradizione e innovazione, tra opportunità economica e salvaguardia ambientale di uno dei mari più in crisi del Pianeta. Nel Mar Mediterraneo oggi ben il 75% degli stock ittici monitorati è sovrasfruttato, ossia pescato più velocemente delle proprie capacità di rigenerarsi. Oggi, nell’Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il WWF punta i riflettori sulla piccola pesca costiera, uno dei temi più importanti all’interno della campagna GenerAzione Mare a cui si aggancia il progetto Food4Future per la tutela del Pianeta a partire dalla nostra tavola. Il WWF con queste iniziative vuole mettere in evidenza il potenziale che ha questo settore per sviluppare un’Economia Blu più sostenibile in tutto il Mediterraneo e nel mondo. Per il WWF coinvolgere le comunità costiere di pescatori artigianali è la chiave per garantire una migliore gestione delle risorse marine, trovando un equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la loro conservazione. Con il progetto Pescare Oggi per Domani, sviluppato in questi ultimi 4 anni, il WWF ha promosso un approccio di cogestione che valorizza il ruolo e il contributo dei pescatori artigianali, degli enti di ricerca, delle Aree Marine Protette e delle autorità locali: solo attraverso la collaborazione tra tutti si possono identificare soluzioni condivise per una pesca locale più sostenibile a livello ecologico e socio-economico. In vista della 35esima sessione del Comitato Pesca (Committee of Fisheries) della FAO, che si terrà a Roma a settembre e che affronterà a lungo il tema centrale della piccola pesca, il WWF ha organizzato una piccola roadmap di eventi locali che accompagneranno il mondo della piccola pesca costiera verso questo momento di rilievo globale. Eventi che avranno luogo proprio in quelle località e con le stesse comunità di pescatori artigianali che sono state coinvolte nel progetto. Ad iniziare con il 2 luglio a Porto Cesareo (Lecce) dove verranno proposte degustazioni di prodotti a base di zerro (Spicara smaris), una specie cosiddetta “povera”, pescata dai pescatori artigianali di Porto Cesareo e per la quale si sta creando un nuovo mercato grazie alla collaborazione con l’azienda MareVivo e di tutto il tavolo di cogestione della piccola pesca dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, costituito nel 2019. Lo zerro si ritrasforma in una preziosa risorsa sia per migliorare le condizioni socioeconomiche dei pescatori artigianali, sia per allentare la pressione di pesca su altre specie fin troppo sfruttate. Una vera esperienza che combinerà il piacere del gusto a cultura e consapevolezza. Fino ad arrivare ad inizio settembre, quando il WWF Italia e il tavolo di cogestione della piccola pesca del Golfo di Patti si uniranno al Milazzo Gourmet, per accrescere la consapevolezza alimentare della comunità riguardo l’importanza di scegliere prodotti ittici locali, legali e tracciabili, pescati da pescatori artigianali impegnati in un percorso verso la sostenibilità. Qui verrà presentata e una nuova app che mette in contatto diretto pescatori e consumatori in un mercato sostenibile virtuale, dove la tecnologia permette di aumentare la trasparenza e la tracciabilità dei propri prodotti.  In questo percorso i consumatori sono essi stessi punto di riferimento centrale in quanto responsabili, con le loro abitudini di acquisto, di un mercato più sostenibile dei prodotti ittici.

I NUMERI DELLA PESCA ARTIGIANALE

Nel Mediterraneo e nel Mar Nero le attività di piccola pesca costiera, che coinvolgono piccole imbarcazioni con un ridotto livello di catture al giorno, rappresentano l’83% delle flotte totali: circa 127mila addetti. Si tratta di attività di origine familiare e attorno a questo settore si sostengono intere comunità e paesi. La cultura della pesca è una parte fondamentale della tradizione del Mediterraneo. La piccola pesca costiera è un vettore intergenerazionale di conoscenza e di buone pratiche, e se ben gestita può avere un impatto relativamente ridotto sull’ambiente. Garantisce quella stagionalità che oggi i consumatori cominciano a richiedere e che il mercato della grande distribuzione non rispetta, presentando in ogni momento dell’anno prodotti importati e togliendo valore ai nostri prodotti locali. “Riteniamo che questo sia il modo più efficace per ripristinare gli stock ittici, proteggere la biodiversità marina e garantire migliori mezzi di sussistenza per i pescatori del Mediterraneo e le loro famiglie – afferma Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia -. I pescatori artigianali che accolgono la cogestione hanno la possibilità di collaborare con scienziati e autorità locali per identificare misure adeguate alle realtà locali e co-gestire le risorse marine da cui dipende la loro attività. Questi anni di intensa collaborazione hanno permesso ai pescatori artigianali di accedere più facilmente ai fondi dell’UE, fondamentali per investire in misure che aumentino la sostenibilità ecologica e socio-economica delle loro attività, di avvicinarsi ai consumatori e migliorare il proprio accesso al mercato, imparando a diversificare, valorizzare e commercializzare meglio il proprio pescato, ma anche di promuovere la multifunzionalità della piccola pesca tramite attività come il pescaturismo o l’ittiturismo.” Attraverso queste iniziative il WWF sta di fatto supportando l’implementazione in Italia del Regional Plan of Action on Small Scale Fisheries FAO-GFCM (RPOA-SSF), un impegno politico e un vero e proprio piano d’azione per garantire un futuro sostenibile alla piccola pesca, siglato dai Paesi mediterranei nel 2018 e che deve essere implementato entro il 2028. “Per implementare pienamente il RPOA-SSF in Italia c’è ancora molto da fare: dalla raccolta dati sugli stock ittici costieri, all’inclusione e il riconoscimento del ruolo dei giovani e delle donne nel settore della piccola pesca, dal miglioramento delle condizioni di lavoro dei pescatori artigianali, alla sostenibilità ambientale, climatica e socio-economica delle attività di piccola pesca: ci auguriamo che il governo metta in campo tutte le azioni necessarie, prima tra le quali la formalizzazione della cogestione quale strumento gestionale chiave per garantire attività di pesca più sostenibili a livello nazionale” conclude Giulia Prato.

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RICONOSCIUTO IL DISASTRO AMBIENTALE E IL RISARCIMENTO A FAVORE DEL WWF. Per il WWF è una svolta nel contrasto ai crimini di natura: “Ripagato lo sforzo delle autorità investigative, fenomeno grave e diffuso: necessario aumentare i controlli”. Roma, 11 febbraio 2022

Il WWF Italia accoglie con soddisfazione la sentenza emessa dal Tribunale di Napoli, all’esito del rito abbreviato, che ha condannato alcuni tra i soggetti individuati responsabili della pesca e della commercializzazione illegale dei datteri di mare (Lithophaga lithophaga), a pene fino sei anni di reclusione oltre alla confisca di veicoli e natanti e al pagamento delle spese processuali. Gli imputati sono stati condannati per reati quali il disastro ambientale (art. 452-quater c.p.), l’inquinamento ambientale (art. 452-bis c.p.) il danneggiamento aggravato (art. 635 c.p.) e la ricettazione (art. 648 c.p.), in relazione alle attività di illecita commercializzazione del mollusco abusivamente pescato. È stato inoltre riconosciuto il diritto delle parti civili, tra cui il WWF Italia, rappresentato e difeso dall’avvocato Andrea Franco, ad essere risarcite per il danno subito. La sentenza conferma quanto sia importante, in tema di contrasto ai reati ambientali e contro la fauna selvatica, effettuare indagini accurate avvalendosi dei più moderni sistemi investigativi. Solo così è infatti possibile offrire al giudice una chiara rappresentazione della reale portata non solo del danno arrecato all’ambiente e alla biodiversità ma della intera filiera criminale che dal mare porta questi prodotti fino ai tavoli dei consumatori finali, tra cui molti ristoranti. Il processo è infatti scaturito a seguito di tre anni di indagini condotte dalla Guardia di Finanza e dal Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, coordinate dalla Procura di Napoli, che hanno portato alla luce l’esistenza di due gruppi criminali – l’unio attiva nella zona di Napoli e l’altro nella penisola sorrentina (in particolar modo nell’area dell’Isola di Capri) – che per circa vent’anni, operando anche in stretta sinergia tra loro, hanno portato avanti una costante attività di estrazione abusiva dei datteri di mare, causando danni eccezionalmente rilevanti e in alcuni casi irreparabili all’ecosistema marino. Poiché la caratteristica del mollusco è quella di vivere all’interno dei cunicoli scavati all’interno delle rocce, la sua estrazione, effettuata con martelli e altri arnesi idonei a frantumarle, comporta la totale devastazione delle comunità biologiche che le abitano e, più in generale, degli ecosistemi marini. Le indagini sono state svolte principalmente attraverso il ricorso alle intercettazioni. Inoltre, grazie a specifiche e mirate operazioni di polizia giudiziaria (appostamenti, ispezioni, perquisizioni, immersioni subacquee), è stato possibile documentare e, infine, far cessare le condotte illecite di volta in volta accertate. I consulenti tecnici della Procura, poi, anche attraverso ulteriori accertamenti in loco, hanno appurato e quantificato il danno arrecato alle diverse componenti ambientali, sia con riferimento agli organismi viventi quanto alle formazioni naturali che li ospitavano. La pesca dei datteri di mare è un fenomeno grave e diffuso. Secondo quanto riportato nel report WWF “il danno invisibile dei crimini di natura” realizzato nell’ambito del progetto Life SWiPEdal 2015 al 2020 la Guardia Costiera ha disposto il sequestro di oltre due tonnellate di datteri di mare illecitamente pescati. Questo dato si aggiunge a numerosissimi altri episodi di pesca illegale, spesso rilevati anche nelle Aree Marine Protette. È quindi quantomai necessario implementare i controlli e fornire alle Autorità investigative e di vigilanza ulteriori risorse, personale e strumenti normativi e operativi che consentano di migliorare l’efficacia delle attività di contrasto.

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L’appello delle ONG ambientaliste in vista del Consiglio europeo Agricoltura e Pesca: “Se gli stati non si atterranno al Piano pluriennale approvato nel 2019, presto arriveremo al collasso degli stock ittici nel Mediterraneo”. Roma, 9 dicembre 2021

In vista del Consiglio “Agricoltura e pesca” dell’UE di questo mese (AgriFish), le ONG ambientaliste esprimono estrema preoccupazione nei confronti di Francia, Spagna e Italia, dove alcuni giochi politici rischiano di seppellire tutte le speranze rimaste per salvare la pesca del Mediterraneo occidentale. Afflitta da una pesca eccessiva inaccettabile – 2,71 volte superiore a livelli sostenibili della politica comune della pesca (PCP) – la crisi degli stock ittici nel Mediterraneo occidentale potrà essere risolta solo applicando le raccomandazioni scientifiche, adottando misure drastiche riguardo la pesca eccessiva e proteggendo gli habitat chiave, che sostengono la ripresa degli stock. Ciò richiede la combinazione di una riduzione dello sforzo di pesca attraverso limiti di cattura adeguatamente assegnati, l’adozione delle migliori misure disponibili per incrementare la selettività degli attrezzi e il divieto di  catturare  giovanili sotto-taglia (come griglie, T90 e maglie del sacco di dimensioni maggiori), oltre a misure di gestione spaziale, in particolare l’istituzione di aree chiuse alla pesca, per proteggere habitat sensibili come le zone di crescita e di riproduzione degli stock ittici. Nel complesso, quello che serve è un piano chiaro per una transizione del settore della pesca a strascico. “Nel 2019, Spagna, Francia e Italia si sono impegnate a raggiungere la sostenibilità delle attività di pesca nel Mediterraneo occidentale entro il 2025, ritardando di cinque anni l’obbligo di sostenibilità fissato dalla PCP per il 2020 – dichiarano insieme le ONG -. Oggi gli scienziati stanno lanciando l’allarme: nessuno degli scenari di gestione valutati porterà alla fine della pesca eccessiva e al raggiungimento della sostenibilità entro il 2025, a meno che quelle stesse nazioni non adottino una riduzione più drastica dello sforzo (pressione) di pesca. Per evitare che Francia, Italia e Spagna continuino a mettere a repentaglio impunemente il futuro della pesca nel Mediterraneo e le migliaia di cittadini dell’Ue che da questa dipendano per il proprio sostentamento, chiediamo alla Commissione Europea di agire con misure di emergenza, prima che sia troppo tardi”. Le ONG sono sensibili al potenziale impatto socio-economico che queste misure comporterebbero. L’attuazione a livello nazionale dovrebbe includere piani di sostegno alla transizione da implementare nell’ambito dell’attuazione del piano pluriennale del Mediterraneo occidentale (MAP), con chiari incentivi per le migliori pratiche ambientali e sociali (come richiesto dall’articolo 17 della PCP), per arrivare a un piano di gestione moderno che adotti anche modelli bio‑economici  nei processi decisionali, con l’obiettivo di ridurre al minimo l’impatto socio-economico, rispettando allo stesso tempo gli obiettivi del MAP. L’obbligo di sbarco introdotto dalla PCP non è stato rispettato e non sono state adottate misure di selettività, le aree chiuse alla pesca sono troppo poche e sono troppo piccole, mentre lo sforzo di pesca è ancora elevato. Questo lo affermano non solo i gruppi ambientalisti, ma anche gli scienziati, tra cui il Comitato scientifico, tecnico ed economico per la pesca (CSTEP), l’organismo scientifico della Pesca della Commissione Europea. Il tempo stringe e il collasso degli stock ittici potrebbe presto diventare una dura realtà nel Mediterraneo. In alcune aree del Mediterraneo, il nasello Europeo viene pescato a livelli più di 8 volte superiori a quelli sostenibili, triglie e gamberi blu e rossi oltre 6 volte, con conseguente riduzione delle catture e caduta dei pescatori in turbolenze economiche. Il Consiglio UE AgriFish del prossimo dicembre è l’ultima opportunità per dimostrare leadership politica attenendosi al piano pluriennale del Mediterraneo occidentale del 2019. Questo sarebbe un momento difficile se non sapessimo cosa fare, ma non è così, davanti a noi esistono soluzioni collaudate: fra queste la drastica riduzione dello sforzo di pesca combinata con l’applicazione e l’adozione su larga scala della selettività, insieme all’introduzione di una rete più ampia di aree chiuse alla pesca, il tutto accompagnato da un sostegno transitorio alle comunità costiere. Francia, Spagna e Italia non possono più ignorare la scienza, minare la credibilità della PCP e dell’UE e portare gli stock ittici del Mediterraneo occidentale, e oltre al futuro delle comunità di pescatori che da questi dipendono, al collasso.

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18 ARRESTI PER PESCA ILLEGALE DEI DATTERI DI MARE. IL WWF SI CONGRATULA CON PROCURA TORRE ANNUNZIATA E GUARDIA COSTIERA E ESPRIME VICINANZA NEI CONFRONTI DELLA VITTIMA DELL’AGGRESSIONE SUBITA DA UNO DEGLI INDAGATI. Roma, 30 luglio 2021

Nei giorni scorsi il personale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera di Castellammare di Stabia, coordinato dalla Procura di Torre Annunziata, ha portato a termine una fondamentale operazione di contrasto alla pesca e al commercio clandestino dei datteri di mare. Nell’ambito dell’operazione sono state tratte in arresto 18 persone, 7 delle quali sono state raggiunte da un provvedimento di custodia cautelare in carcere ed 11 poste agli arresti domiciliari. I reati contestati sono il disastro ambientale, la ricettazione, l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una pluralità di reati oltre al danneggiamento aggravato, alla distruzione di un habitat all’interno di un sito protetto, alla distruzione di bellezze naturali e al commercio di sostanze alimentari nocive. “L’operazione – ha dichiarato Raffaele Lauria, delegato WWF per la Campania – segna un ennesimo fondamentale risultato nelle attività di contrasto alla pesca illegale dei datteri di mare e testimonia, al contempo, quanto il fenomeno sia diffuso e radicato. Questo avviene perché l’illecito profitto derivante dal commercio illegale è talmente alto da indurre questi criminali a costruire vere e proprie organizzazioni a carattere imprenditoriale. E’ necessario quindi intervenire, a livello legislativo, al fine di dotare la Magistratura di strumenti ancor più efficaci, e a livello operativo, fornendo le Forze di Polizia, di un numero maggiore di personale specializzato e mezzi idonei a ridurre gli sforzi necessari a porre in essere le attività investigative e di vigilanza. In questi termini la riforma Cartabia, nella parte in cui prevede la possibilità di dichiarare improcedibili una serie di reati, tra i quali anche il disastro ambientale, non può essere certamente accolta con favore. E’ inoltre urgente intervenire sulla domanda di questi prodotti: sono ancora troppo numerosi i casi in cui, nel mondo della ristorazione, vengono venduti prodotti ittici provenienti da mercati illegali”. “Il dattero di mare (Lithophaga lithophaga) – ha aggiunto Claudio D’Esposito – Presidente dell’Associazione WWF Terre del Tirreno – è una specie protetta da diverse convenzioni internazionali e direttive comunitarie. In Italia ne è vietato il prelievo, la detenzione e commercializzazione dal 1988. Per un piatto di spaghetti ai datteri viene distrutto un metro quadrato di fondale. Con la roccia distrutta scompaiono anche tutta una miriade di organismi che nel corso di secoli hanno colonizzato il substrato roccioso. Le conseguenze negative riguardano anche gli stessi pesci che non trovando nutrimento sono costretti a migrare in altri luoghi, contribuendo a creare un danno non solo all’ecosistema ma anche agli stessi pescatori. Di recente i biologi marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli hanno, indirettamente, messo in correlazione l’aumento delle meduse con la distruzione causata dal prelievo del dattero di mare. Tra i tanti organismi distrutti a colpi di martello, per estrarre il ricercato mollusco, ci sono anche coralli e madrepore, tra questi uno in particolare Astroides calycularis riconoscibile per il colore arancione vivo, che colonizza proprio le falesie calcaree fino a 50 metri di profondità e che è considerata a rischio di estinzione”. Il WWF Italia si congratula con le Autorità pubbliche che quotidianamente operano a tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini e condanna fermamente la vile aggressione subita, ad opera di uno degli indagati, da un esponente della Capitaneria di Porto, nei confronti del quale esprime tutta la propria vicinanza.

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WWF: PESCATURISMO COME SOLUZIONE PER UNA PESCA PIÙ SOSTENIBILE. Il WWF collabora con i pescatori locali per promuovere la tutela degli habitat attraverso la diversificazione delle attività di pesca. Roma, 9 luglio 2021

QUI il nuovo report “Principi per assicurare un pescaturismo sostenibile”https://www.dropbox.com/s/3yejxsot1e5vybq/wwf_pescaturismo_WEB_doublepage_high.pdf?dl=0.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/u518sna5oi7l8c4/AADWFUoUAgEwK225M2_AOX-ba?dl=0.

La sovrapesca minaccia non solo le specie ittiche, ma anche le tradizionali attività di pesca artigianale e di conseguenza le comunità locali che vivono di essa. Nel mondo sono 120 milioni le persone che lavorano in questo settore prezioso, che garantisce futuro e nutrimento a intere comunità costiere. Per potersi assicurare un reddito, sempre più frequentemente i pescatori adottano la soluzione della diversificazione delle loro attività e in questo ambito il pescaturismo sta diventando una pratica sempre più diffusa, nonché un ottimo esempio di diversificazione in quanto consente ai pescatori di lavorare anche nel settore del turismo. Purtroppo però anche quest’ attività non ha sempre impatti positivi sugli ecosistemi marini. Per questo il WWF oggi pubblica il report sui Principi per assicurare un pescaturismo sostenibile. Infatti se questa attività venisse condotta sempre in maniera responsabile, potrebbe garantire soluzioni positive e sostenibili sia per l’uomo che per l’ambiente marino. Il pescaturismo sostenibile infatti può aiutare i pescatori a diversificare i loro redditi, tutelando contemporaneamente il capitale blu dei nostri mari. “Risolvere il problema della sovrapesca, in primis lavorando per ridurre lo sforzo di pesca, è una priorità urgente per l’ambiente e tutto il settore, dal momento che quasi il 60% degli stock ittici monitorati a livello mondiale viene sfruttato più velocemente della sua capacità di riprodursi- afferma Giulia Prato, Responsabile Mare di WWF Italia-. Per il WWF l’elemento principale si focalizza sulla riduzione dello sforzo di pesca: infatti, quando i pescatori passano più tempo con i turisti a bordo, ne impiegano meno per le attività di pesca, riducendo conseguentemente la pressione sugli stock ittici. Questo può aiutare le popolazioni a ricostituirsi, se integrato all’interno di una strategia globale ben pianificata. Ma iniziative come questa devono essere bene integrate all’interno di un modello economico sufficientemente solido”. Insomma, anche in questo caso i consumatori e i turisti sono direttamente coinvolti come parte della soluzione: dalle nostre cucine di casa, al mondo della ristorazione, sarebbe fondamentale mantenere un approccio di sostegno al commercio locale e sostenibile. Ciò comporterebbe un beneficio per le risorse naturali locali e darebbe a tutti un motivo in più per prendersene cura. Per i turisti il pescaturismo è un’ottima opportunità per conoscere il patrimonio tradizionale dei pescatori e della nostra cultura, facendone parte. Infatti a bordo è possibile imparare i metodi di pesca più sostenibili adottati dai piccoli pescatori. Inoltre il contatto con i pescatori e il mare permette ai turisti di avere una visione unica della tradizione della pesca e del rispetto delle culture locali condividendo del tempo insieme. WWF Travel, Tour Operator del gruppo che propone formule di vacanza naturalistica e di ricerca, propone dei pacchetti settimanali o week-end dove vivere differenti esperienze legate al mare, dalla biologia marina, allo snorkeling o SUP, alle uscite di pescaturismo o di osservazione marina in gommone. L’amore per il mare e l’impegno costante per proteggerlo si traducono dunque in proposte di viaggio, che offrono a tutti, adulti e bambini, l’opportunità di conoscere meglio questo elemento e la sua biodiversità così fragile e vulnerabile, imparare ad amarlo e rispettarlo e contribuire al supporto delle comunità locali e delle Arre Marine Protette. Il pescaturismo sostenibile è una delle soluzioni che il WWF sta promuovendo per aiutare i piccoli pescatori e le popolazioni ittiche sovrasfruttate o a rischio di sovrasfruttamento, in tutto il mondo, sviluppando un ciclo sostenibile. Il progetto Pescare Oggi per Domani promosso dal WWF, avviato nel 2017, promuove una gestione condivisa delle risorse ittiche tra il settore della pesca, le istituzioni, gli enti di ricerca e le ONG, quale migliore approccio per raggiungere la sostenibilità ecologica e socio-economica delle attività di pesca artigianale. Sostenibilità che si può raggiungere anche attraverso percorsi di valorizzazione dei prodotti ittici meno comuni, nell’ottica di pescare meno e vendere meglio, e di attività di diversificazione come il pescaturismo. E’ proprio nell’ambito di questo progetto che nascono “ESPERIENZE DI MARE”, i pacchetti di viaggio in collaborazione con WWF Travel nell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo (Puglia) e nell’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre (Sardegna). L’obiettivo è quello di realizzare e diffondere un approccio sostenibile alla vacanza sentendoci coinvolti nei grandi temi di tutela e salvaguardia dell’ambiente WWF, dando supporto alle Aree Marine Protette e alle comunità locali contribuendo alla diffusione della pesca sostenibile e al consumo sostenibile di pesce.

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FISH DEPENDENCE DAY: DA ORA E PER TUTTO IL RESTO DELL’ANNO SOLO PESCE DI IMPORTAZIONE PER I CONSUMATORI EUROPEI. Circa 29 chili di pesce l’anno per ogni italiano e troppa poca attenzione a etichette, differenziazione e taglia dei prodotti che scegliamo. Roma, 8 luglio 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/9638frfmkxtpnvl/AACZrIXPBwJEPDCxaMHxYb34a?dl=0.

Link alla guida online per il consumo sostenibile di pescehttps://www.wwf.it/.

Link alla pagina web di campagna: wwf.it/doeatbetter.

Link al video su YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=ItJ_MqG9YDI.  

C’è un momento dell’anno che segna il limite oltre il quale i consumatori europei terminano ‘virtualmente’ il consumo di pesce pescato nei mari della regione e iniziano a utilizzare quello d’importazione. Proprio a luglio, nel periodo in cui siamo più abituati a mettere in tavola ricette a base di pesce, il WWF ricorda che siamo vicini al Fish Dependence Day: il momento in cui l’Europa esaurisce l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei. Ciò significa che se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio alla fine dell’anno queste non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: se ogni cittadino europeo consuma in media circa 23 chili di pesce l’anno, i consumatori italiani si mostrano ancora più appassionati di questo alimento, con i loro 29 chili di pesce pro capite l’anno. Il WWF rilancia in questa occasione la campagna #DoEatBetter che nel mese di luglio fornirà utili consigli a tutti i consumatori che non vogliono rinunciare ai prodotti del mare, per comportarsi consapevolmente e saper scegliere in maniera informata e senza troppe difficoltà i prodotti giusti da mettere in tavola. Il Fish Dependence day negli ultimi tre decenni è stato anticipato di anno in anno, un segnale dell’impoverimento progressivo delle risorse e connesso alla crisi globale della pesca. Il WWF lancia l’allarme, sottolineando il drammatico stato in cui versano gli oceani e in particolare il Mar Mediterraneo, non più in grado di sostenere i livelli di domanda del mercato. Il 75% degli stock ittici monitorati nel Mare nostrum risulta sfruttato al di sopra della loro capacità di rigenerarsi, mentre a livello globale sono circa il 33% gli stock ittici monitorati che risultano sovrasfruttati. Condizioni acuite dagli altri impatti cui è soggetto l’ecosistema marino, in primo luogo il cambiamento climatico. “Se non riusciremo a invertire questo trend, il rischio sempre più probabile è di andare verso il collasso degli stock ittici, con gravi conseguenze su tutto l’ecosistema marino- afferma Giulia Prato, Responsabile Mare di WWF Italia. – Il mese di luglio diventa quindi un momento clou per invitare l’intero settore ad adottare comportamenti più responsabili. Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e con loro tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani. Si tratta di circa 800 milioni di persone. Mai come oggi, dopo quasi due anni di pandemia, è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini e delle comunità che da essi dipendono”. Un approccio omnicomprensivo alla tutela degli ecosistemi marini è infatti l’unica soluzione possibile per creare un mercato più sostenibile, condizione imprescindibile per il benessere delle future generazioni e l’integrità degli habitat marini. Il WWF è impegnato a promuovere una pesca più sostenibile a 360 gradi: con i pescatori locali affinché pratichino attività di pesca più sostenibili in termini ecologici e socio-economici e perché si impegnino in pratiche di diversificazione delle loro attività come quella del pescaturismo. Un settore tradizionale per il nostro paese come quello della piccola pesca ha un forte bisogno di coinvolgere le nuove generazioni nello sviluppo di pratiche sempre più responsabili. Le stesse pratiche locali che devono però essere supportate da una legislazione che riconosca e formalizzi la cogestione delle risorse tra pescatori, enti di ricerca, istituzioni e società civile a livello locale. In questo ambito le istituzioni nazionali e sovranazionali sono attori di fondamentale importanza perché si possano porre le giuste basi per attuare regolamentazioni e controlli in contrasto con la pesca illegale, non regolamentata e non riportata (IUU) e a tutela di chi invece opera in maniera responsabile. Indispensabile è anche il coinvolgimento attivo delle aziende che operano nel settore, perché si impegnino nella trasformazione delle proprie filiere, modificando le loro attività verso metodi di approvvigionamento e tracciabilità più sostenibili, dal mare al piatto. Anche i consumatori hanno un ruolo fondamentale in questo meccanismo generale. Fare scelte informate e responsabili è diventato ad oggi un elemento cruciale per il proprio futuro e per quello del pianeta. Il WWF propone una guida online al consumo sostenibile di prodotti ittici, che spiega quali sono i piccoli gesti responsabili che possiamo adottare negli acquisti di tutti i giorni, per dare il nostro importante contributo alla salvaguardia degli oceani e del Mediterraneo. Qualche esempio? Privilegiare specie poco comuni e preferibilmente locali, al posto del consumo delle specie più diffuse; utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, evitare di acquistare esemplari troppo giovani, imparando a rispettare le taglie minime legali di ogni specie. La campagna #DoEatBetter si concentrerà sui temi del consumo di prodotti ittici, su cosa possono fare tutti gli attori del mercato e sul ruolo che abbiamo noi come consumatori. É nostro dovere trattare gli oceani con più attenzione se vogliamo che la vita marina torni a prosperare e che il pesce continui a nutrire noi e le generazioni future.

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