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Archive for the ‘pesca’ Category

Soddisfatto il WWF che annuncia la propria costituzione parte civile al processo e si appella ai consumatori per stroncare la domanda. Roma, 25 marzo 2021(Vignetta di Claudio d’Esposito, Presidente WWF Terre del Tirreno).

Il WWF Italia si congratula con la Procura di Napoli e con il locale Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza per la complessa e brillante operazione di contrasto al prelievo illegale del dattero di mare portata a termine grazie ad un impiego di forze e tecnologie senza precedenti. Il duro lavoro, durato tre anni, ha portato all’applicazione della misura della custodia cautelare di altri provvedimenti a carico di numerosi soggetti che, per quanto emerso dalle indagini, avevano dato vita ad una vera e propria organizzazione criminale, dedita al prelievo illegale di questo raro mollusco. I reati contestati sono difatti l’associazione a delinquere, l’inquinamento e il disastro ambientale. “Il prelievo del dattero di mare determina una vera e propria distruzione dell’ecosistema marino e alimenta un mercato clandestino movimentando ingentissime somme di danaro. Questa operazione, per le modalità con cui è stata condotta rappresenta una vera svolta nel contrasto a questa pratica illegale e devastante che da troppo tempo sta causando danni enormi ai fondali marini e all’ecosistema mare e si pone in linea di continuità con le azioni che il WWF da decenni promuove, tanto in Campania, quanto in tutto il Paese, con attività di sensibilizzazione e di denuncia” ha dichiarato Raffaele Lauria Delegato Regionale WWF Campania. L’ufficio legale del WWF Italia ha già incaricato un “avvocato del Panda” affinché richieda che il Tribunale riconosca l’Associazione come “parte offesa”, al fine di procedere, successivamente, alla costituzione di parte civile nel processo. Il dattero (Lithophaga lithophaga) è una specie protetta da numerose convenzioni internazionali e direttive europee. In Italia ne è vietato il prelievo, la detenzione e commercializzazione dal 1988. Per estrarlo dalla roccia calcarea in cui vive è necessario frantumarla a colpi di martello, a volte persino con l’utilizzo dell’esplosivo, distruggendo interi tratti di fondale e causandone la desertificazione. Per estrarre la quantità di datteri necessaria a condire un piatto di spaghetti viene distrutto un metro quadrato di fondale e con esso scompaiono anche una miriade di organismi che nel corso di secoli hanno colonizzato il substrato roccioso. Le conseguenze negative riguardano anche gli stessi pesci che non trovando nutrimento sono costretti a migrare in altri luoghi, contribuendo a creare un danno non solo all’ecosistema ma anche agli stessi pescatori. Di recente biologi marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli hanno, indirettamente, messo in correlazione l’aumento delle meduse con la distruzione causata dal prelievo del dattero di mare. Tra i tanti organismi distrutti per estrarre il ricercato mollusco, ci sono anche coralli e madrepore, tra questi uno in particolare denominato Astroides calycularis riconoscibile per il colore arancione vivo, che colonizza proprio le falesie calcaree fino a 50 metri di profondità. Tale madrepora è seriamente minacciata al punto da essere considerata a rischio di estinzione e quindi specie protetta ed ha la capacità oltre che di filtrare il plancton, anche di catturare e mangiare proprio le meduse, tra cui la temibile Pelagia noctiluca. In questa operazione, portata a termine dalle Fiamme Gialle di Napoli, l’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità, ormai scientificamente appurata da zoologi, ecologi e geologi è apparsa particolarmente grave nella porzione sommersa della scogliera esterna che protegge il porto di Napoli e nell’area dei Faraglioni di Capri. Il fenomeno della pesca illecita è però radicato in tutto il Golfo di Napoli, come testimoniato dalle numerose operazioni di polizia e dalla stessa attività di presidio del territorio compiuta dai volontari WWF. A seguito della intensificazione dei controlli e alla introduzione di strumenti di contrasto più efficaci questi predoni del mare hanno iniziato ad operare con maggiore professionalità. E’ quindi necessario implementare gli sforzi nelle attività di contrasto alla pesca illegale e, più in generale ai crimini contro la fauna e la flora selvatiche. Per questa ragione il WWF è partner del progetto SWiPE “Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe”, finanziato dal programma europeo Life e mirato a rendere sempre più efficace la persecuzione di questi atti criminali attraverso un diretto coinvolgimento della Magistratura e delle Forze di Polizia.

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Fino al 140% l’aumento di specie pregiate come il tonno rosso: è uno degli effetti 30×30 indicato dal nuovo studio WWF. Roma, 25 febbraio 2021 Cartella –

https://www.dropbox.com/sh/wd2wferz9egtwzg/AABXSmddtgb3AOEc9J6D0gkaa?dl=0.

Gli stock ittici del Mediterraneo, inclusi quelli di grande valore commerciale di nasello e cernia, potrebbero rigenerarsi se il 30% del mare venisse protetto efficacemente [1]. Considerando che ad oggi, solo il 9,68% del Mar Mediterraneo è indicato come ‘protetto’ e che solo l’1,27% è effettivamente tutelato, c’è ancora molto lavoro da fare. Il nuovo report del WWF “30 per 30: Possibili scenari per rigenerare la biodiversità e gli stock ittici nel Mediterraneo” indica gli scenari per l’attività di conservazione nel Mar Mediterraneo, analizzando i benefici che l’interruzione della pesca insostenibile e della pesca illegale, e di altre attività dannose in aree selezionate, porterebbe alla biodiversità marina e alle popolazioni ittiche. Lo studio è stato condotto in collaborazione con i ricercatori del CNRS-CRIOBE Francese, l’Ecopath International Initiative e l’ICM-CSIC Spagnolo. L’analisi scientifica [2] ha evidenziato che nei prossimi anni, se la pesca insostenibile e le altre attività industriali proseguiranno agli stessi livelli di oggi, gli stock ittici nel Mediterraneo continueranno a diminuire [3]. In contrasto a questo trend, il report conferma che la protezione efficace di specifiche aree, fino a raggiungere il 30% del Mar Mediterraneo, unita alla gestione sostenibile delle attività economiche nella restante parte del bacino [4], garantirebbe l’aumento di questi stessi stock ittici commerciali e una ripresa significativa dell’intero ecosistema marino. I risultati dello studio, inoltre, mostrano che le catture degli sparidi (come saraghi, dentici, etc) potrebbero aumentare del 4-20% e quelle dei grandi pesci demersali (che vivono sui fondali) di interesse commerciale (ad esempio il nasello) fino al 5%. Nel Mediterraneo Occidentale, per cui sono disponibili più dati scientifici, l’analisi mostra aumenti potenziali degni di nota: la biomassa di predatori come gli squali potrebbe aumentare fino al 45%, mentre la biomassa di specie commerciali come le cernie potrebbe aumentare del 50% e il nasello potrebbe perfino raddoppiare la sua biomassa. Anche il tonno rosso, la popolazione più iconica e commercialmente importante del Mediterraneo, potrebbe potenzialmente rigenerare la sua biomassa fino a un aumento record del 140%. Marina Gomei, del WWF Mediterranean Marine Initiative, ha dichiarato: “Oggi abbiamo la prova scientifica che la protezione di aree chiave del Mediterraneo è un modo efficace per ricostituire gli stock ittici più importanti e fermare la drammatica perdita di specie e habitat che sta minacciando il nostro mare. Queste aree marine hanno un enorme potenziale per sostenere il settore della pesca e le economie locali, già ampiamente colpite dalla pandemia da COVID19, e aumentare la nostra resilienza contro il cambiamento climatico. Il prossimo decennio deve vedere il Mar Mediterraneo di nuovo al centro delle agende ecologiche ed economiche dei nostri governi se vogliamo assicurare un futuro per il quasi mezzo miliardo di persone che vivono nella regione”. A fine 2021, ci si aspetta che i leader mondiali adottino un nuovo Piano Globale post-2020 per la Biodiversità per fermare e invertire la perdita di Natura. Più di 50 Paesi, inclusa l’Italia, hanno già chiesto un impegno per proteggere il 30% del Pianeta entro il 2030. Questo impegno dovrebbe poi essere applicato dai Paesi Mediterranei nel Piano regionale per la biodiversità da adottare a dicembre alla 22° Conferenza delle Parti della Convenzione di Barcellona. A tal fine, il WWF chiede [5] a tutti i governi Mediterranei di sviluppare tempestivamente dei piani di azione regionali e nazionali più ambiziosi per fornire una protezione adeguata al Mar Mediterraneo.

ITALIA AL CENTRO DELLA STRATEGIA DI TUTELAL’Italia in particolare è una delle nazioni con la maggiore responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 nel Mediterraneo, poiché le sue coste sono lambite da 3 delle 6 aree che, se protette, si prevede forniscano i maggiori benefici di conservazione: Mediterraneo nord-occidentale, Canale di Sicilia e Mare Adriatico. Nel nostro Paese però molto deve essere ancora fatto: secondo l’analisi condotta nel 2019 da WWF infatti, soltanto l’1,67 % delle aree marine a vario titolo protette italiane, incluse AMP e siti Natura2000, sono gestite in modo efficace attraverso piani di gestione implementati (Gomei et al.2019).

I 4 PASSI FONDAMENTALI – Quattro sono le azioni che il nostro Paese deve necessariamente compiere entro il Super Year se intende mantenere gli impegni presi al 2030. Il WWF chiede, infatti, che l’Italia dimostri l’impegno preso al 2030  con 4 azioni concrete  immediate, volte in primo luogo ad aumentare l’efficacia di gestione delle aree marine protette esistenti (6):  1) identificazione , tramite Direttiva ministeriale, di obbiettivi SMART (Specifici, Misurabili, Realizzabili, Rilevanti, Temporizzabili) per tutte le AMP, da definire con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e di ISPRA o enti di ricerca analoghi, per aumentarne l’efficacia nella conservazione degli ecosistemi marini 2)  identificazioni di obbiettivi SMART per tutti i siti Natura 2000, da parte degli enti preposti alla loro gestione, per aumentarne l’efficacia nella conservazione degli ecosistemi marini e per contribuire al raggiungimento del Buono Stato Ambientale 3) eliminazione delle attività illegali, ancora troppo diffuse nelle AMP e nei siti Natura 2000 4)  formalizzazione a livello nazionale di sistemi locali di cogestione per condividere la responsabilità dell’identificazione e gestione delle aree protette e delle risorse naturali tra i diversi portatori di interesse, compresi i pescatori artigianali, valorizzando la piccola pesca come opportunità di presidio e gestione.

Note: [1] Il WWF e altre Parti stanno chiedendo un network efficace di Aree Marine Protette (AMP) e di altre misure efficaci per la conservazione basate sulla protezione dello spazio marino (Other Effective area based Conservation Measures, OECMs) per conservare il 30% del Mar Mediterraneo entro il 2030. La differenza tra aree protette e OECM è che se l’obiettivo primario delle aree protette è la conservazione, le OECM forniscono un’efficace conservazione della biodiversità in situ indipendentemente dai propri obiettivi (IUCN-WCPA, 2019). Per esempio, la chiusura alla pesca commerciale in una determinata area, stabilita attraverso un piano di gestione a lungo termine, e l’ottenimento di risultati positivi per la biodiversità possono essere classificati come una OECM, contribuendo sia ai target della Convenzione della Diversità Biologica che ai Goal per lo Sviluppo Sostenibile.

[2] La descrizione della metodologia usata per sviluppare gli scenari è fornita nel report completo.

[3] Il 75% degli stock ittici studiati nel Mediterraneo sono sovrasfruttati e le temperature stanno aumentando del 20% più velocemente della media globale. La pandemia da COVID19, con la riduzione delle attività dovuta ai lockdown e alla diminuzione della domanda di pesce a causa della chiusura di mercati locali di pesce e ristoranti, ha colpito gravemente il settore della pesca a livello globale e nel Mediterraneo (vedi la nostra mappa regionale degli effetti del COVID19). Il WWF ha calcolato che, se protette efficacemente, le risorse marine del Mar Mediterraneo potrebbero fornire un patrimonio stimato di 450 miliardi di dollari all’anno.

[4] Le aree del Mediterraneo che si prevede forniscano i maggiori benefici di conservazione sono: Mare di Alboran, Mediterraneo nord-occidentale, Canale di Sicilia, Mare Adriatico, Fossa ellenica, Mar Egeo e Mar Levantino.

[5] Il WWF chiede ai Paesi del Mediterraneo di:

Espandere la copertura delle AMP e delle OECM fino al 30% del Mar Mediterraneo.

Proteggere gli hotspot di biodiversità marina per aumentare le future catture della pesca nelle aree sovrasfruttate del Mar Mediterraneo e assicurare il pescato e la sussistenza delle generazioni future.

Lavorare con altri settori per l’istituzione di OECM. I passi verso le OECM dovrebbero includere l’istituzione di nuove: aree no-take gestite localmente, zone di restrizione della pesca, corridoi ecologici, e divieti di pesca a strascico estesi al mare profondo e alle coste.

Integrare il network di AMP e OECM all’interno di una più ampia gestione marina integrata e basata sugli ecosistemi al fine di gestire in modo sostenibile tutte le attività nel Mediterraneo.

Aumentare urgentemente il livello di protezione di AMP e OECM presenti e future, combinando aree integralmente e altamente protette che permettano la rigenerazione degli ecosistemi e forniscano maggiori benefici.

Assicurarsi che tutte le AMP e OECM siano gestite efficacemente, tramite zonazione, piani di gestione e risorse sufficienti per la loro l’implementazione e il monitoraggio.

Impiegare strumenti finanziari adeguati ed equi al fine di promuovere la trasformazione dallo status quo verso una conservazione efficace e una blue economy sostenibile. I Paesi a basso reddito necessitano di supporti finanziari per la ricerca, per la pianificazione spaziale marina e per l’implementazione di misure di conservazione.

Coinvolgere gli stakeholder locali in tutte le fasi relative alla creazione e alla gestione di AMP e OECM tramite la cogestione e i processi partecipativi. I pescatori e le comunità locali devono essere coinvolti nelle decisioni che interessano i loro diritti e la loro sussistenza e devono condividere la responsabilità della gestione delle loro risorse.

Immagini – https://www.dropbox.com/sh/qqs7qgbpvcp321z/AADO5RFByYbXqgjHSjD62gNGa?dl=0.

Report – https://www.dropbox.com/sh/suxw5e4ncbfz6mi/AAAi2wFGJpr2CLyHO1HC3CNaa?dl=0.

Infografica – https://www.dropbox.com/sh/1o045nn0askkee8/AADdHVkGV-mCGhOn-KugnHE8a?dl=0.

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Roma, 28 ottobre 2020

Oggi il WWF ha inviato una lettera pubblica al Marine Stewardship Council (MSC) per sollevare dubbi sulla possibile certificazione dell’attività di pesca francese al tonno rosso SATHOAN, attiva nel Mar Mediterraneo. Questa sarebbe la seconda attività di pesca al tonno rosso che verrebbe premiata con quella che il WWF ritiene una certificazione prematura. La prima e più fortemente contestata certificazione dell’attività di pesca al tonno rosso giapponese, Husufuku Honten, non solo ha messo alla luce importanti mancanze nella gestione dello stock ittico di tonno rosso, ma ha anche mostrato preoccupanti lacune nel processo stesso di obiezione e certificazione MSC. Il WWF continuerà a opporsi a tutte le certificazioni delle attività di pesca al tonno rosso fino a che il recupero della popolazione di questa specie non sarà incontestabile e dimostrato da una rigorosa valutazione degli stock. Tuttavia questa volta il WWF ha scelto di non impegnarsi in un processo di obiezione formale, dal momento che la procedura di obiezione di MSC si è dimostrata inefficace nel prevenire il conseguimento di una certificazione prematura o inappropriata e non consente che vengano prese decisioni scientifiche e obiettive sulla sostenibilità dell’attività di pesca. Giuseppe Di Carlo, Direttore del WWF Mediterranean Marine Initiative ha affermato:“Il recupero di una specie come quella del tonno rosso richiede tempo, dati scientifici solidi e misure di conservazione rigorose, ma MSC sembra voler spingere per la certificazione di attività di pesca con serie lacune sul piano della sostenibilità. Il WWF ha evidenziato le mancanze dello standard MSC nella valutazione dello stato dello stock di tonno rosso dell’Atlantico orientale e del Mediterraneo. Nonostante ciò, la certificazione è già stata concessa all’attività di pesca al tonno rosso giapponese con il presupposto che possa soddisfare i criteri per la sostenibilità del tonno rosso solo entro il 2025. Questa volta, noi non obietteremo formalmente alla certificazione dell’attività di pesca francese, poiché non siamo convinti che MSC condurrà una valutazione trasparente, indipendente e imparziale dell’attività di pesca, basata su un’analisi rigorosa delle condizioni dello stock del tonno rosso.” Il processo di certificazione dell’attività di pesca francese al tonno rosso nel Mediterraneo, SATHOAN – che pesca con i metodi artigianali del palangaro e della lenza a mano – è stato avviato nel 2018 e condotto da Control Union UK Ltd, lo stesso organo di certificazione che ha condotto la valutazione dell’attività di pesca del tonno rosso giapponese (certificata a luglio 2020), su cui il WWF ha sollevato serie preoccupazioni in relazione a trasparenza e imparzialità. Il WWF ha evidenziato le seguenti criticità rispetto all’attività di pesca SATHOAN:

– la valutazione di SATHOAN recentemente presentata dall’organismo di valutazione di conformità (conformity assessment body – CAB) Control Union UK Ltd, non tiene in considerazione la più recente valutazione scientifica sullo stato dello stock di tonno rosso, pubblicata ad agosto 2020, che conferma il crescente livello di incertezza sulle condizioni dello stock. Ciò significa che ad oggi non c’è evidenza scientifica che confermi un completo recupero dello stock di tonno rosso nel prossimo futuro;

– la valutazione dello stock di tonno rosso che è stata fornita da Control Union UK Ltd è più che ottimistica e non completamente basata sulla scienza, supponendo che lo stock possa ricostruirsi molto più velocemente di quanto affermato nella maggior parte delle analisi scientifiche. Ciò conduce a ipotizzare erroneamente che gli stock di tonno rosso in questione possano essere pescati sostenibilmente [1]. Il WWF sta richiedendo a MSC di chiarire con trasparenza e completezza e rivedere la metodologia utilizzata per la valutazione dello stock di tonno rosso prima che ogni ulteriore attività di pesca del tonno rosso sia proposta per la certificazione;

– Il piano di azione (l’action plan) presentato dall’attività di pesca del tonno rosso SATHOAN è eccessivamente ambizioso, particolarmente in riferimento alla sua reale capacità di migliorare la gestione della popolazione complessiva di tonno rosso per raggiungere la sostenibilità [2] e di adottare misure per evitare la pesca accidentale di specie come le tartarughe, gli uccelli marini e gli squali (in linea con quanto richiesto dal Principio di Sostenibilità 2 della certificazione MSC). Mentre il WWF apprezza l’apertura di SATHOAN a identificare queste problematiche e lavorerà con l’attività di pesca sulla mitigazione del bycatch, la stessa attività di pesca allo stato attuale non incontra gli standard di sostenibilità richiesti per essere certificata;

– nella sua forma attuale, il processo di obiezione di MSC non è adatto allo scopo e, infatti, ha ripetutamente provato la sua inefficacia nel prevenire certificazioni premature o inappropriate di attività di pesca, come nel caso di quelle del tonno rosso dell’Atlantico. Il WWF si impegna a perseguire una riforma immediata e significativa del processo di risoluzione delle controversie di MSC (MSC Disputes Process) che supporterebbe certificazioni credibili.

“Fino a che gli standard MSC non verranno migliorati, il WWF continuerà a opporsi a tutte le certificazioni del tonno rosso, indipendentemente dalla dimensione o tipologia dell’attività di pesca e richiederà ai consumatori di non acquistare tonno rosso certificato MSC”conclude Di Carlo. Note per gli editori:

– La lettera di non obiezione è disponibile QUI – https://wwfeu.awsassets.panda.org/downloads/public_letter_of_objection_to_sathoan_bft_fishery_msc.pdf.

– La recente obiezione del WWF alla certificazione MSC dell’attività di pesca giapponese di tonno rosso Usufuku Honten: QUIhttps://wwf.panda.org/our_work/our_focus/oceans_practice/news2/?364790/MSC-certification-of-bluefin-tuna-fishery-before-stocks-have-recovered-sets-dangerous-precedent.

[1] La questione critica riguardante il calcolo del “tempo di generazione” – una misura scientifica del tempo necessario per la completa ricostituzione di uno stock – è stata sollevata per la prima volta dal WWF nella nostra opposizione alla certificazione dell’attività di pesca giapponese Usufuku Honten e l’importanza di risolvere questo problema è stata evidenziata nella decisione finale del giudice indipendente.

[2] Come spiegato nella sua lettera pubblica, il WWF ritiene che è improbabile che il Piano di Azione del cliente per il Principio 1 (Sostenibilità) venga soddisfatto durante il periodo di certificazione a causa dell’influenza minima che gli attori delle attività di pesca clienti hanno nei processi dell’Organizzazione Regionale per la Gestione della Pesca (RFMO). Le RFMO sono organizzazioni internazionali formate da paesi con interessi di pesca e hanno poteri di gestione per stabilire limiti di cattura e sforzo di pesca, misure tecniche e obblighi di controllo, che sono vincolanti per i loro membri. 

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UNA SERIE SOCIAL DI CLIP IRONICHE PER CAMBIARE MENU’ E FARE BENE AL PIANETA. Prosegue la ‘Food Week’ del WWF in vista della Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Roma, 10 ottobre 2020

Clicca QUI per scaricare il videohttps://www.dropbox.com/s/zhav2gtko20vnfg/WWF%201_def.mp4?dl=0.

Clicca QUI per il video su YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=6hk8jXKcyws&feature=youtu.be.

Ogni momento è quello giusto per modificare le nostre scelte di consumo: è questo il tormentone che ‘perseguita’ Maccio Capatonda nella serie di clip video da lui ideati (insieme a Daniele Grigolo), prodotti e interpretati per sensibilizzare sul consumo sostenibile di pesce. È il mood della nuova campagna social promossa dal WWF – nell’ambito della sua Food Week, #Menu4Planet – che verrà diffusa sui canali Facebook e Instagram da oggi fino a venerdì 16 ottobre, Giornata Mondiale dell’Alimentazione. Il comico, regista e youtuber ha scelto di fare da testimonial firmando la serie con il suo stile ironico e un linguaggio insolito ed innovativo per iniziative di sensibilizzazione che il WWF vuole rivolgere soprattutto alle nuove generazioni, quelle che dovranno prendersi cura del Pianeta recuperando gli errori compiuti finora. La necessità di modificare le abitudini di consumo di pesce è dettata dalle condizioni stesse in cui oggi versano gli oceani: attualmente, a livello globale, circa il 33% degli stock ittici è sovrapescato mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità. Il Mediterraneo, tra tutti, è il mare più sfruttato tanto che il 78% degli stock ittici monitorati risulta pescato al di sopra delle proprie capacità di rigenerarsi. In pratica stiamo conducendo alla scomparsa le popolazioni delle specie ittiche più comuni. “Imparare a consumare responsabilmente è una scelta che dobbiamo fare da subito. Ad esempio potremmo tutti cominciare da questo sabato sera, chiedendo al ristoratore informazioni sulla provenienza e il metodo di cattura dei prodotti ittici che troviamo a menù, oppure cominciando a ordinare specie locali meno comuni ma altrettanto buone come lo ‘zerro’ o il ‘sugarello’,” dichiara Giulia Prato, responsabile mare di WWF Italia, che aggiunge: “Ci sono piccoli criteri che possiamo mettere in atto cambiando modo di consumare, ma non c’è tempo da perdere perché: il futuro dipende anche dalla determinazione con cui siamo disposti a rendere i nostri stili di vita più sostenibili.”  Così, nelle clip video, il WWF prova a convincere Maccio Capatonda disturbandolo in ogni momento della sua vita reale, perché cambiare abitudini di consumo è un impegno e va preso seriamente come tante altre cose della nostra vita. Il messaggio è semplice e allo stesso tempo alla portata di tutti, è sufficiente adottare qualche piccola attenzione come, ad esempio non consumare pesci al di sotto della taglia consentita, diversificare le proprie scelte a favore di specie locali e meno comuni o a fare attenzione alle etichette verificando la sostenibilità sulle indicazioni di provenienza e il metodo di pesca, tramite la guida online creata all’interno del progetto Fish Forward di WWF. “Prima pensavo, come tutti, che per dare una mano al pianeta bastasse ridurre il consumo di carne nella mia dieta. Poi, grazie al WWF, ho scoperto le condizioni disastrose in cui si trovano gli oceani e penso che abbiamo il dovere di fare subito qualcosa per salvare i nostri mari e far sì che dentro continuino ad esserci i pesci. E non è un problema solo di chi verrà dopo di noi perché ormai questa è un’emergenza che si declina nel presente!”dice Maccio Capatonda. 

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L’iniziativa è finalizzata a mappare le reti ormai abbandonate e disperse nei fondali marini, dannose per l’ecosistema del Mediterraneo. Roma, 8 settembre 2020

È stata lanciata, alla fine della scorsa estate, dal Comando Generale della Guardia Costiera, su indicazione del Ministro dell’Ambiente, l’Operazione Reti Fantasma, una campagna mirata ad individuare e recuperare le reti da pesca abbandonate nei fondali marini e lungo le coste della nostra Penisola. L’attività, in cui sono già impegnati i sommozzatori della componente subacquea della Guardia Costiera dislocati sul territorio nazionale, vedrà scendere in campo anche i volontari del WWF SUB che, nell’ambito della Campagna GenerAzioneMare lanciata dall’Associazione, concorreranno nell’attività di mappatura delle reti ormai abbandonate e disperse nei fondali marini, dannose per l’ecosistema del Mare Nostrum. Le cosiddette “reti fantasma” sono responsabili dell’alterazione dell’ecosistema marino, in quanto disperdono nell’ambiente le microparticelle sintetiche delle quali sono composte, rappresentando per le specie ittiche che vi rimangono intrappolate (fenomeno conosciuto come bycatch che coinvolge non solo pesci, me anche altri animali marini come tartarughe, uccelli e mammiferi marini) dei veri e propri “muri della morte”, sempre più spesso – purtroppo – a danno delle specie marine protette oltre che un pericolo per la sicurezza di subacquei e bagnanti. L’ammontare delle attrezzature da pesca sommerse, in gran parte di plastica, rischia di continuare a crescere a dismisura e le conseguenze sugli ecosistemi marini saranno irreparabili. Il contributo di WWF SUB consisterà nella segnalazione delle reti fantasma alla Guardia Costiera la quale, su incarico del Ministero dell’Ambiente, sta compilando la mappatura nazionale dei rifiuti delle attività di pesca abbandonati sui fondali marini. Per scoprire come inviare le segnalazioni visita il sito Sub.wwf.it

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Roma, 1 agosto 2020 – Il Marine Stewardship Council (MSC) ha accordato oggi la sua prima certificazione di sostenibilità a un’attività di pesca del tonno rosso, allo stesso tempo riconoscendo che per ritornare ai corretti livelli di salute della popolazione dello stock di questa specie, sarà necessario un minimo di cinque anni. Il WWF si oppone a questa certificazione, consapevole che in questo modo si impedirà il pieno recupero di uno dei più preziosi stock ittici al mondo. Dopo 2 anni di consultazioni e a seguito della presentazione di un’obiezione formale da parte del WWF, il giudice non ha accolto le obiezioni mosse contro la certificazione MSC per il tonno rosso, concessa all’attività di pesca giapponese. Tuttavia, grazie alle testimonianze scientifiche portate da WWF, la certificazione includerà come condizione che l’attività di pesca dimostri entro il 2025 che lo stock abbia raggiunto il livello di sostenibilità [1]. Questo conferma la preoccupazione di WWF per una certificazione prematura che potrebbe mettere a rischio il recupero a lungo perseguito dello stock di tonno rosso. Giuseppe Di Carlo, Direttore di WWF Mediterranean Marine Initiative, ha commentato l’annuncio affermando: “Una certificazione oggi per un obiettivo di sostenibilità al 2025. Questo non rispecchia gli standard di certificazione rigorosi che ci aspetteremmo vengano applicati nella valutazione di uno degli stock più preziosi degli oceani e che un tempo è stato prelevato dai mari fino a giungere al limite del collasso. La certificazione MSC del tonno rosso è un segnale allarmante di come il risultato sia guidato dalla domanda del settore piuttosto che dalle evidenze scientifiche a sostegno della sostenibilità”. “Da oggi i consumatori giapponesi avranno il tonno rosso certificato con un marchio MSC che non attesta una reale sostenibilità, e un’altra attività di pesca al tonno rosso francese è sul punto di ricevere la stessa certificazione. In questo modo si sta avviando una tendenza pericolosa che può minacciare la piena ripresa del tonno rosso e la nostra possibilità di ripristinare la salute degli oceani a livello globale entro il 2030 [1].” Il WWF e altre ONG hanno fornito vasta prova su base scientifica che dimostra che lo stock non è tuttora pescato entro i limiti della sostenibilità. Control Union Pesca, l’organismo accreditato per la valutazione di conformità (CAB – Conformity Assessment Body), non ha applicato le conoscenze scientifiche più all’avanguardia e ha sovrastimato il livello di sostenibilità dello stock di tonno rosso, producendo un conseguente punteggio a supporto della certificazione dell’attività di pesca (Principio 1 della certificazione MSC sullo stato dello stock). In aggiunta, il WWF ha dimostrato una grave mancanza di imparzialità da parte del CAB nei confronti del cliente (l’attività di pesca), che ha condizionato la valutazione. Alla luce di questo preoccupante percorso, il WWF sta ora seguendo con attenzione anche lo svolgimento del processo di certificazione di un’attività di pesca francese del tonno rosso. Il risultato di questa obiezione conferma la convinzione di lunga data del WWF rispetto alla necessità di riformare lo standard MSC e il suo sistema di garanzia. Dal momento che gli oceani continuano a affrontare pressioni sempre crescenti, MSC deve garantire che il proprio standard rimanga in accordo con la scienza attuale e con le migliori pratiche globali. In particolare, il WWF ha fatto pressione affinché il CAB conducesse un’analisi imparziale e oggettiva, indipendente dai suoi clienti. Il CAB deve impiegare evidenze scientifiche rigorose e conoscenze specifiche per giustificare tutti i punteggi, e laddove ci sia mancanza di dati, deve adottare il principio precauzionale come base per le decisioni. Il caso del tonno rosso dimostra che siamo ben lontani dall’adottare questo approccio. In aggiunta, la procedura di obiezione deve includere la possibilità di una revisione scientifica indipendente dei punteggi decisi dal CAB e, nei casi in cui ci sia una chiara controversia e/o analisi scientifiche in conflitto, devono essere fornite giustificazioni rigorose. “I consumatori e i commercianti devono poter avere fiducia nel marchio di certificazione MSC. Sfortunatamente, siamo costretti a mettere in discussione l’idoneità del marchio MSC per una sempre crescente lista di attività di pesca, da oggi anche per il tonno rosso”, ha affermato John Tanzer, responsabile Oceani di WWF“Abbiamo trascorso due anni impegnati in un processo per rafforzare i meccanismi di garanzia di MSC e aiutare MSC a portare a compimento in modo affidabile e coerente la sua promessa di certificare solo pesce proveniente da stock in salute e ecosistemi marini sani. Siamo molto delusi dal risultato finale. Il WWF non consiglierà ai consumatori l’acquisto di tonno rosso certificato MSC.

Note: [1] Il tonno sembra svolgere un ruolo sottovalutato nel mantenimento dell’equilibrio tra zooplancton e fitoplancton che sono alla base della vita negli oceani. Il plancton ha bisogno dell’azoto proveniente dai processi corporei di questi super predatori per costruire le proprie proteine e zuccheri attraverso la fotosintesi, a partire dal carbonio atmosferico e dalla luce solare. Il fitoplancton lega parte di questo carbonio alle proprie cellule e, quando muore, scende sul fondo dell’oceano, un ciclo che svolge un ruolo importante nella regolazione della temperatura dell’oceano e del clima terrestre. Nel Mediterraneo, le sardine e le acciughe che vengono pescate per alimentare il tonno rosso nelle gabbie di ingrasso sono, a loro volta, sovrasfruttate. L’esaurimento di questi stock di prede sta letteralmente provocando la morte per fame della megafauna oceanica che mantiene e sostiene un oceano sano. Leggi di più qui e qui. Maggiori informazioni sullo stato del tonno rosso e della pesca Illegale Non riportata e Non regolamentata: la preoccupazione del WWF per lo stato dello stock di tonno rosso è ulteriormente confermata dalle attività di pesca illegale in corso e dalle irregolarità che si verificano in molti paesi del Mediterraneo. Il WWF sta attualmente seguendo la procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea contro Malta per il trasferimento irregolare di 3.500 tonni regolarmente pescati da pescherecci italiani e francesi e che sono intrappolati nelle gabbie dei rimorchiatori da quasi un anno. Il WWF chiede l’immediata liberazione dei tonni prima che muoiano o vengano contrabbandati. Un ampio commercio illegale di tonno rosso per un valore di oltre 12 milioni di euro all’anno è stato scoperto anche nel 2018 dall’Interpol, un racket che coinvolgeva varie società di pesca e commercianti tra Malta, Spagna e altri paesi dell’UE.

The objection process

  • On January 15, WWF submitted a Notice of Objection (NoO) against the proposed certification.
  • On January 24 the Independent Adjudicator (IA) accepted WWF’s NoO with “a reasonable prospect of success”. WWF media release
  • On February 24, the CAB responded to WWF’s NoO and a consultation period among the parties was started. At the end of the consultation (April 15), a number of issues remained unsolved and WWF decided to proceed to adjudication. WWF media release
  • On April 22 the Independent Adjudicator (IA) issued a notice and set the virtual hearing on June 1-2.
  • On June 1 and 2 the virtual hearing took place and WWF joined it. WWF Media releaseand Guardian article.
  • On June 26, the IA issued a decision to remand the determination of the CAB with respect to the Performance Indicator (PI) 1.1.1b (state of the stock in relation to MSY) which was one of the main arguments put forward by WWF in the objection process.
  • On July 17, the CAB will submit a determination for the above PI.
  • Objectors, including WWF, will have the possibility to comment until July 24 before the IA will take a final decision.
  • Early August we expect the final decision.

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WWF: Una minaccia per il mare e per la nostra salute. Link al report “Analisi sui sequestri di tonno rosso illegale in Italia nel 2019 e 2020”https://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/relazione_biennio_2020_2019_21_luglio.pdf

Ogni anno, oltre 10 tonnellate di tonno rosso pescato e commercializzato illegalmente vengono sequestrate in Italia, secondo un’analisi lanciata oggi dal WWF su 43 operazioni effettuate dalle forze di polizia italiane nel 2019-2020. La maggior parte dei sequestri avviene in Sicilia, ma i numeri della pesca e del commercio illegale sono sicuramente molto più elevati e coinvolgono anche Calabria, Campania, Puglia e non solo. Secondo WWF, tali livelli di pesca illegale di tonno rosso mettono a rischio la salute pubblica e confermano la non sostenibilità dello stock più pregiato del Mediterraneo. Da gennaio, WWF ha presentato obiezione formale contro la prima certificazione mondiale di sostenibilità MSC per un’industria giapponese di pesca al tonno rosso. I dati analizzati dal WWF per un periodo che va dal primo gennaio al 17 giugno del 2019 e 2020 mostrano che oltre l’80% della pesca illegale avviene tra maggio e giugno, quando la stagione di pesca raggiunge il suo picco massimo nel nostro paese, a causa della maggiore presenza di esemplari che si aggregano in banchi per la riproduzione. 32 delle 43 operazioni di sequestro sono avvenute in Sicilia, per lo più nelle province di Palermo, Catania e Messina. “La pesca illegale di tonno rosso continua ad essere una piaga del nostro Paese. I dati raccolti dai sequestri rappresentano probabilmente solo una minima parte della illegalità totale che continua a minacciare il recupero dello stock ittico più pregiato del Mar Mediterraneo, a lungo in via di estinzione. Occorrono più controlli, soprattutto in mare, e sanzioni più severe contro chi froda, danneggiando i pescatori che rispettano le regole e i consumatori”, dice Giulia Prato, Marine Officer del WWF Italia. La commercializzazione illegale di tonno rappresenta infatti anche un rischio per la salute pubblica. Nella sola città di Palermo tra il 2019 ed il 2020 sono stati riportati 14 casi accertati di sindrome sgombroide, una forma di intossicazione alimentare. Nel 40% circa dei casi, il tonno sequestrato è stato rilevato non idoneo al consumo, probabilmente a causa di irregolarità nella conservazione del pescato. Ricorrenti nei sequestri sono i finti pescatori ricreativi (fino a 12 fermati in una singola operazione a Manfredonia nel 2020), ossia pescatori non professionisti che commettono una doppia illegalità: pescano il tonno con il palangaro, il cui utilizzo a questo scopo è vietato per la pesca ricreativa, e lo introducono sul mercato, creando una concorrenza sleale con i pescatori professionisti. Alla continua illegalità si aggiungono poi le numerose irregolarità nella gestione della pesca da parte di vari paesi. WWF sta seguendo ad esempio il caso di 3.500 tonni pescati regolarmente da imbarcazioni italiane e francesi e bloccati da oltre un anno in gabbie maltesi a causa di ritardi da parte di Malta che non ha rispettato i tempi di trasferimento alle gabbie di ingrasso (entro il 7 settembre 2019) stabiliti dalla normativa ICCAT. La commissione europea ha aperto una procedura d’infrazione contro Malta per irregolarità nella gestione degli impianti di ingrasso. “La situazione di questi tonni trainati da quasi un anno in mare è inaccettabile. Non abbiamo informazioni sul trattamento e l’alimentazione dei pesci durante un periodo di rimorchio cosi prolungato, ma più questi tonni rimangono in gabbia, più alto diventa il rischio che muoiano o che vengano usati per attività illecite. Devono essere liberati immediatamente, osservando le disposizioni previste dalla normativa internazionale” conclude Alessandro Buzzi, Regional Manager bluefin tuna per la WWF Mediterranean Marine Initiative. Sovrasfruttato e a rischio di estinzione per decenni, il tonno rosso mostra ora i primi segni di ripresa. Ma le frequenti illegalità e irregolarità della pesca continuano a minacciare il recupero completo dello stock. Per questo WWF da gennaio ha lanciato un’obiezione contro la prima certificazione di sostenibilità MSC di un’industria di tonno rosso giapponese e sta monitorando la certificazione di una seconda industria francese in Mediterraneo. I dati scientifici sullo stato dello stock presentati da WWF confermano che ad oggi non esiste una pesca di tonno rosso certificabile come sostenibile.

Roma, 23 luglio 2020 – Notes: Pronunce pubbliche WWF di obiezione formale nei confronti della certificazione MSC per mancanza di imparzialità nel suo processo di valutazione

 

 

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WWF: PROTEGGIAMO LA GRANDE BELLEZZA DI SQUALI E RAZZE DEL MEDITERRANEO. Maratona ‘social’ sui profili del WWF Italia: “Nel Mondo che Verrà deve esserci posto anche per loro”. E in Asia attivo da oggi lo Sharkulator, nuova APP del WWF per salvarli dalla ‘zuppa di pinne’.

Roma, 14 luglio 2020Link alla cartella multimediale con le immagini –  

https://www.dropbox.com/sh/na6lip3elc15p4s/AABqZASGQUZehSsth090LwXsa?dl=0.

Ieri la denuncia sulla pesca illegale nel Mediterraneo con le immagini raccolte sui social di tutti i paesi rivieraschi: oggi invece è la volta delle celebrazioni, nate nell’ambito di GenerAzioneMare, per la difesa del Capitale Blu del Mediterraneo. Il WWF onora la Giornata Mondiale degli Squali (Shark Awareness Day), mettendo in risalto la loro bellezza e esaltando la loro importanza, perché nel un Mondo che Verrà, per recitare lo slogan della nuova campagna WWF, deve esserci posto anche per loro. Gli squali hanno ruolo fondamentale negli equilibri degli ecosistemi marini: ad esempio, le immersioni degli squali, così come delle mante, garantiscono il ricircolo dei nutrienti trasportandoli dalla superficie alle profondità degli oceani tramite la loro alimentazione e il loro ciclo vitale. Tutti gli elasmobranchi (questo il nome dei gruppi a cui appartengono squali, razze, mante, etc) sono anche una formidabile fonte di guadagno per molte comunità che vivono di ecoturismo: ogni anno almeno 600.000 sub viaggiano nel mondo per avere l’opportunità di ammirare gli squali nel loro ambiente naturale: nelle Maldive uno squalo vivo vale molto di più di un esemplare morto. Per tutta la giornata di oggi (martedì 14 luglio) sui canali social FacebookInstagram, Twitter Youtube il WWF Italia ha previsto una speciale maratona che proporrà immagini e curiosità per sfatare i miti sulla pericolosità di queste specie e suggerire comportamenti a favore della loro tutela. Si potranno mettere alla prova le proprie conoscenze su queste specie grazie al nuovo Quiz e imparare a riconoscere i prodotti della pesca senza incappare inconsapevolmente in specie protette, come avviene ad esempio nel caso di carne di squalo spacciata per pesce spada. Nel Mediterraneo il consumo diretto della carne di squalo è elevato, soprattutto in Italia, che è fra i principali importatori e consumatori. Molto spesso questo avviene senza che i consumatori se ne rendano conto, o perché non sanno che nomi comuni quali verdesca, palombo, smeriglio indicano specie di squali, oppure perché sono vittime di frodi alimentari come quella, assai comune, di tranci di squalo spacciati per pesce spada. Per migliorare la gestione della pesca in Mediterraneo il WWF sta svolgendo un progetto di ricerca e collaborazione chiamato SafeSharks, e la prossima settimana si terrà un incontro tra pescatori per presentare i dati delle tag satellitari installate l’anno scorso con il loro aiuto e distribuire le schede di identificazione e di migliori pratiche di rilascio.

SHARKULATOR, LA APP PER UN CONSUMO RESPONSABILE IN ASIA

In Asia è molto diffuso anche il consumo di pinne di squalo. Quanti squali possiamo salvare scegliendo di non mangiare una tazza di zuppa di pinne? Lo svela la nuova APP creata dal WWF e lanciata oggi in occasione della Giornata Mondiale: si chiama Sharkulator ed è stata ideata per incoraggiare più persone possibile a non consumare uno dei piatti più gettonati dei banchetti e cerimonie nella cultura orientale. Infatti, il cuore del mercato asiatico di pinne di squalo è Hong Kong, un vero e proprio hub per il loro commercio. Ad esempio, se 100 ospiti di un pranzo celebrativo evitano la zuppa di pinne, il calcolatore segnala la salvezza di almeno 12 squali. La APP si basa su dati scientifici che riguardano la mortalità degli squali pescati in modo insostenibile: la sovrapesca è infatti una delle cause che sta portando molte specie di squali e razze sull’orlo dell’estinzione. Nel mondo si stima che, a causa della domanda di pinne, vengano uccisi fino a 73 milioni di squali ogni anno. Già nel 2014 l’IUCN aveva segnalato il 25% delle specie minacciato di estinzione: nel 2019 un aggiornamento sullo stato di questi animali ha mostrato un evidente peggioramento con 42 specie minacciate rispetto alle 25 di 5 anni prima. Tra le specie più colpite al livello globale, la verdesca. Con Sharkulator il WWF vuole creare in Asia una vera e propria #FinFreeRevolution tra i consumatori dei paesi asiatici più legati a questa tradizione come Cina, Hong Kong, Taiwan, Singapore, Malesia e Vietnam.

CLICCA QUI E SCOPRI DI PIU’ SUL PROGETTO SAFESHARKhttps://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/safesharks_versione_4_compresso.pdf.

INFORMATI SULLA PAGINA ‘ECOTIPS’ PER NON CONSUMARE CARNE DI SQUALOhttps://www.wwf.it/ecotips.cfm.

GUARDA LA APP – SHARKULATORhttps://sharks.panda.org/tools-publications/sharkulator.

ADOTTA UNO SQUALOhttps://sostieni.wwf.it/adotta-uno-squalo.html.

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LA PESCA ILLEGALE DI SQUALI E RAZZE DOCUMENTATA DA IMMAGINI RACCOLTE DAL WWF IN 11 PAESI, ITALIA COMPRESA. Roma, 13 luglio 2020

Alla vigilia della Giornata Mondiale degli Squali (Shark Awareness Day) il WWF denuncia una diffusa illegalità tra i paesi rivieraschi. E domani maratona social del WWF con Quiz, informazioni, curiosità dal mondo degli squali.

Link alla Cartella multimediale con VIDEODENUNCIA, INFOGRAFICHE, FOTO, VADEMECUM SALVA-SQUALIhttps://www.dropbox.com/sh/na6lip3elc15p4s/AABqZASGQUZehSsth090LwXsa?dl=0.

Tantissime specie di squali e razze – alcune di esse in pericolo critico di estinzione – sono regolarmente catturate in modo illegale da reti e palangari nel Mediterraneo, come rivelato dalle numerose segnalazioni ricevute dal WWF da un’iniziativa regionale di Citizen Science. A causa di questa diffusa illegalità e alla mancanza di una gestione e di un controllo adeguati, nel mediterraneo si consuma ogni anno una vera e propria mattanza di squali, razze, torpedini che provoca danni enormi all’ecosistema marino. Il Mediterraneo si conferma quindi essere uno dei peggiori mari al mondo nella tutela degli squali. Alla vigilia della Giornata Mondiale degli Squali – Shark Awareness Day (14 Luglio), il WWF fa appello a tutti i paesi mediterranei affinché agiscano con urgenza per migliorare l’informazione e la consapevolezza tra i pescatori, rafforzare i controlli e assicurare un adeguato sistema di segnalazione delle catture di squali e razze. Squali e razze sono indicatori fondamentali della salute degli oceani e i loro effetti ‘benefici’ sugli equilibri marini si estendono dalla superficie ai fondali più profondi. In molte zone del mondo rappresentano anche un’importante risorsa economica nel turismo. CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO/DENUNCIAhttps://www.dropbox.com/s/3gxazm0oi9v6rq2/WWF%20Squali%20ita.mp4?dl=0. 

14 LUGLIO – SHARK AWARENESS DAY – MARATONA SOCIAL DEL WWF

Domani sui suoi canali social Facebook Instagram, Twitter e Youtube il WWF celebrerà la Giornata Mondiale degli Squali promuovendo una speciale maratona per informare sull’importanza degli squali per l’ecosistema marino, sfatare i miti sulla pericolosità di queste specie e suggerire comportamenti a favore della loro tutela. Si potranno mettere alla prova le proprie conoscenze su queste specie grazie al nuovo Quiz, scoprire le novità tecnologiche per salvare le specie, e poi curiosità, immagini e consigli per evitare di mangiare – anche inconsapevolmente – ‘carne di squalo’.

CITIZEN SCIENCE A FIANCO DEGLI SQUALI

Il Progetto M.E.C.O (Mediterranean Elasmobranch Citizen Observation), un’iniziativa del Mediterraneo composta da “Citizen Scientists” locali, ha condiviso con il WWF dozzine di foto e video postate sui social media negli ultimi anni in Italia, Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Cipro, Turchia, Tunisia, Libia, Algeria e Marocco. Le prove raccolte solo negli ultimi 3 anni mostrano pescatori catturare e sbarcare illegalmente specie protette di squalo e razza, inclusi squali angelo e grandi squali bianchi, tutte a rischio di estinzione. Oltre a questi anche i palombi, specie drammaticamente diminuite del 90% nel mediterraneo ma per le quali non esiste un adeguato sistema di segnalazione ufficiale. In alcuni casi, come nel recente caso di Catania, gli squali appartenenti a specie minacciate finiscono anche nei mercati locali, ‘spacciate’ per pesce spada o altre specie commercialmente più pregiate.

MEDITERRANEO TRAPPOLA: TANTI I PAESI COINVOLTI, ITALIA INCLUSA

Non ci sono paesi esenti da questa mattanza: sbarchi illegali di diavolo di mare (la mobula) sono registrati in Algeria, Libia, Turchia e Spagna, il grande squalo bianco, lo squalo mako e lo squalo martello finiscono nei mercati di Marocco, Tunisia, Italia e Francia nonostante siano in grave pericolo di estinzione. Catture di specie meno conosciute – ma comunque in grave pericolo di estinzione – come l’altavela sono riportate in Grecia, Spagna, Libia e Turchia. I palombi possono essere trovati nei mercati della Croazia, ma i dati sulle loro catture sono scarsi. “Sapevamo che squali e razze erano pescati e sbarcati illegalmente nel Mediterraneo, ma queste segnalazioni forniscono ulteriore conferma di quanto il fenomeno sia diffuso in tutto il bacino e di come l’impatto riguardi un ampio numero di specie a rischio. È scioccante che   le leggi che proteggono squali e razze del Mediterraneo vengano continuamente infrante con poche, se non nulle, conseguenze, e che gli strumenti gia’ esistenti per migliorare la gestione della pesca non siano ancora usati efficacemente. L’estinzione anche di uno di questi predatori dal nostro mare sarebbe una tragica perdita per l’intero ecosistema marino”, ha dichiarato Giulia Prato, biologa marina e Officer Mare del WWF Italia.

LEGGI E NORME… SENZA ‘DENTI’

Il Mediterraneo è un hotspot di biodiversità per squali e razze, con più di 80 specie diverse censite, ma oltre la metà sono minacciate e alcune rischiano di estinguersi. Nonostante la normativa proibisca lo sbarco di specie protette di squalo e razza e allenti la pressione di pesca su altre specie, il prelievo è controllato in modo molto approssimativo con divieti spesso ignorati. Regolamenti poco incisivi mirati alla conservazione delle popolazioni vulnerabili non sono per nulla efficaci, spesso neppure applicati in modo corretto a livello nazionale, e – come mostrano le testimonianze in mano del WWF – le norme in vigore vengono sistematicamente ignorate nei mercati di tutta la regione. Il risultato è che specie minacciate di squalo e razza sono catturate illegalmente, mentre per altre il sistema di reporting e gestione in atto è scarso o addirittura nullo. “Ad oggi, nessuno stato mediterraneo – Italia inclusa – ha delineato in modo completo un piano nazionale per la conservazione, gestione e uso sostenibile a lungo termine di squali e razze. Non possiamo più aspettare”, conclude Giulia Prato.

PESCA: DAGLI ‘ANGELI DEGLI SQUALI ALLA RICERCA: LE SOLUZIONI CI SONO

Il WWF lavora in tutto il Mediterraneo con pescatori e altri soggetti interessati per migliorare la consapevolezza delle specie minacciate e sviluppare nuove strategie per evitare catture accidentali di squali e razze. Allo stesso tempo, l’associazione sta facendo pressione sui governi affinché aumentino i controlli per contrastare le attività illegali e assicurare una gestione più sostenibile delle attività di pesca che impattano sugli squali. Un ‘attenzione particolare è rivolta agli habitat critici, come aree di alimentazione e nursery, che, per il WWF, dovrebbero essere protette anche da attività economiche distruttive.

IL PROGETTO SAFESHARKShttps://www.wwf.it/safe_sharks.cfm.

In Italia il WWF sta collaborando con cooperative di pescatori, ONG e ricercatori nell’Adriatico meridionale per colmare la grave mancanza di informazioni sugli squali e le loro minacce. Grazie a speciali tag satellitari si sta monitorando la capacità di sopravvivenza degli animali catturati accidentalmente e rilasciati con metodiche appropriate. Italia e Albania, infatti, condividono aree di pesca importanti per il pesce spada e in queste aree il bycatch di squali e razze è altissimo. Schede di riconoscimento e incontri formativi hanno permesso di creare delle comunità interessate alla tutela degli squali: a Monopoli il WWF lo scorso anno ha battezzato la comunità di Monopoli come ‘Shark-angel’, riconoscendo l’importante ruolo dei pescatori della cittadina pugliese che rappresenta infatti una delle flotte più importanti dell’Adriatico meridionale per la pesca al pesce spada. Il WWF entro l’anno monitorerà con i tag satellitari almeno altri 10 squali, oltre ai 3 seguiti l’anno scorso durante un mese.

INFO: Per saperne di più sugli squali – LINK AL REPORT WWF

https://www.dropbox.com/s/gbnguqlzjk0kddu/sharks-report2019_ita.pdf?dl=0.

Per saperne di più sul progetto Safesharks – LINK AL NUOVO REPORThttps://wwfit.awsassets.panda.org/downloads/safesharks_versione_4_compresso.pdf.

Sul M.E.C.O. – Il WWF ringrazia il progetto MECO per aver fornito le testimonianze dei social media e per il loro contributo alla protezione di squali e razze del Mediterraneo. Il Progetto MECO (Mediterranean Elasmobranch Citizen Observations) è un’iniziativa Mediterranea che usa i social media per creare un database regionale delle osservazioni di elasmobranchi attraverso 10 gruppi locali di Facebook dove scienziati locali raccolgono osservazioni di squali e razze con l’aiuto dei citizen scientists. I gruppi includono Sharks in Israel, iSea, Marine Biology Libya, SUBMON, Marine and Environmental Research (MER) Lab, MedSea, e Associacio Lamna.

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DA LUGLIO IN EUROPA SI CONSUMERÀ SOLO PESCE DI IMPORTAZIONE. Roma, 6 luglio 2020

Il WWF lancia una campagna social per sensibilizzare sul consumo responsabile delle risorse dei nostri mari.

Link alla cartella multimedialehttps://www.dropbox.com/sh/vp2ad7ck12upyh1/AAAuYAE0toE6-JUj8t0vM_RMa?dl=0.

C’è un momento dell’anno che segna il limite oltre il quale i consumatori europei terminano ‘virtualmente’ il consumo di pesce pescato nei mari della regione e iniziano a utilizzare quello d’importazione fuori continente. Questo limite, che nel 2020 si colloca nel mese di luglio, negli ultimi tre decenni è stato anticipato di anno in anno, un segnale dell’impoverimento progressivo delle risorse e connesso alla crisi globale della pesca. Quindi, virtualmente, anche in Italia, da questo momento fino alla fine dell’anno consumeremo solo pesce importato. A lanciare l’allarme è il WWF, sottolineando il drammatico stato in cui versano gli oceani e il nostro Mar Mediterraneo: il mese di luglio diventa quindi un momento clou per invitare tutti i consumatori, soprattutto i più giovani, a diventare responsabili e informati e con le loro scelte, riducendo così il proprio impatto sugli ecosistemi.

LUGLIO: GIRO DI BOA PER IL CONSUMO DI PESCE – Dal mese di luglio l’Europa ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua interna di pesce, molluschi e crostacei. Se nei primi 6 mesi dell’anno avessimo consumato solo risorse dei nostri mari, da luglio in poi esse non sarebbero più disponibili e l’Europa dovrebbe ricorrere alle importazioni per sostenere la crescente richiesta dei consumatori. La domanda europea di prodotti ittici è infatti troppo alta: se un consumatore europeo consuma in media circa 23 kg di pesce l’anno, i consumatori italiani sono ancora più appassionati di questo alimento, con i loro 29 kg di pesce pro capite l’anno. L’Italia infatti, ha esaurito l’equivalente della propria produzione annua ad aprile di quest’anno.

CRISI DELLA PESCA: UN PROBLEMA GLOBALE – In questi ultimi vent’anni il problema globale della sovrapesca è aumentato drammaticamente. In più, la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, amplifica ulteriormente la pressione sugli stock ittici. Gli oceani e lo stesso Mediterraneo non sono in grado di sostenere i livelli di questa domanda tanto che il 78% degli stock ittici monitorati nel Mediterraneo risulta sfruttato al di sopra della loro capacità di rigenerarsi, mentre a livello globale sono circa il 33% gli stock ittici monitorati che risultano sovrasfruttati. Se non riusciremo a invertire questo trend, il rischio sempre più probabile è di andare verso il collasso degli stock ittici ossia la pressoché completa sparizione di alcune specie. Tutti i consumatori hanno il compito e la possibilità di fare la loro parte per contribuire alla tutela del Mediterraneo e degli oceani. Non è necessario un grosso impegno né grandi conoscenze: è sufficiente imparare a conoscere e applicare piccoli e semplici criteri di consumo per la salvaguardia degli ecosistemi e delle generazioni che verranno dopo di noi. Per questo motivo il WWF lancia una campagna social di sensibilizzazione ai consumatori, con l’obiettivo di raccontare, in tono positivo e leggero, una problematica seria che necessità soluzioni urgenti.

UNA GUIDA PER CONSUMARE… MEGLIO – Nell’ambito del  progetto Fish Forward, co-finanziato dell’Unione Europea, il WWF ha realizzato una guida online al consumo sostenibile che racconta quali sono i piccoli gesti responsabili che possiamo adottare negli acquisti di tutti i giorni, per dare il nostro importante contributo alla salvaguardia degli oceani e del Mediterraneo. Qualche esempio? Privilegiare specie poco comuni e preferibilmente locali, al posto del consumo delle specie più diffuse; utilizzare le etichette come fonte di informazioni utili nella scelta del pesce più sostenibile, evitare di acquistare esemplari troppo giovani, imparando a rispettare le taglie minime di ogni specie. La campagna social che il WWF lancia oggi su Twitter e Instagram fornirà consigli utili per un consumo responsabile e coinvolgerà il pubblico dei giovani perché si sentano coinvolti nelle tematiche che chiamano in causa il futuro dei nostri oceani. “In Italia non siamo consapevoli della nostra stretta dipendenza dalle importazioni di prodotti ittici, in particolar modo di quanto incidano quelle provenienti dai paesi in via di sviluppo. Gli oceani di tutto il mondo sono sovrasfruttati. Basti pensare che circa il 33% degli stock ittici globali è sovrapescato mentre il 60% viene sfruttato al massimo delle proprie capacità”, è l’allarme di Eva Alessi, responsabile del progetto Fish Forward e responsabile dei consumi sostenibili di WWF Italia. “Stiamo mettendo a rischio la sopravvivenza delle risorse naturali marine e con loro tutte le comunità che vivono di pesca come fonte di cibo e di reddito, dai villaggi del Mediterraneo fino agli arcipelaghi indonesiani. Si tratta di circa 800 milioni di persone. Mai come oggi è stato di così vitale importanza mettere in atto comportamenti sostenibili per la salvaguardia degli ecosistemi marini. Il WWF è impegnato a favore di una pesca sostenibile a 360 gradi, con i pescatori locali affinché pratichino attività di pesca sostenibili in termini ecologici e socio-economici, con il coinvolgimento attivo delle aziende del settore perché si impegnino nella trasformazione delle proprie attività di approvvigionamento, e con i consumatori perché sia in grado di adottare comportamenti responsabili. É nostro dovere trattare gli oceani con più attenzione se vogliamo che la vita marina torni a prosperare e che il pesce continui a nutrire noi e le generazioni future”, conclude Eva Alessi.

Scopri di più su https://www.fishforward.eu/it/http://pescesostenibile.wwf.it/.

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