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Archive for the ‘pesca’ Category

IL TRIBUNALE DI NAPOLI RICONOSCE LA RICETTAZIONE DEI DATTERI DI MARE, CONDANNE FINO A SEI ANNI. Soddisfazione del WWF: “Bracconaggio fenomeno sempre più diffuso e redditizio, premiato il grande sforzo delle autorità investigative”. Roma, 3 febbraio 2023 #StopWildlifeCrime

Con una sentenza emessa ieri, 2 febbraio 2023, il Tribunale di Napoli ha condannato due soggetti coinvolti nella vasta operazione che ha portato, nel 2021, a sgominare una fitta rete criminale dedita alla pesca illegale e alla commercializzazione di datteri di mare e che ha accertato la distruzione di enormi porzioni di fondale marino nell’area del Golfo di Napoli e dei faraglioni di Capri (Link al comunicato del 2021). Dopo le dure condanne inflitte lo scorso anno ai pescatori/fornitori (qui il comunicato del 2022),  questa pronuncia coinvolge un ulteriore anello della filiera criminale, quello degli intermediari e i rivenditori, quindi le pescherie, che vendevano sotto banco il prodotto illegale che all’ingrosso raggiungeva cifre di circa 40 euro al chilo, arrivando a superare i 100 euro al dettaglio. Gli imputati sono stati condannati a pene di quattro e sei anni di reclusione e al pagamento del risarcimento e delle spese processuali a favore delle parti civili, tra cui vi è il WWF Italia, assistito dall’Avv. Andrea Franco.  “Si tratta di una sentenza storica – afferma il WWF Italia – perché finalmente si riconosce il bracconaggio come un fenomeno che, per gli enormi volumi d’affari illeciti generati, è svolto da soggetti organizzati in maniera professionale. Il Tribunale di Napoli, grazie al grande apporto della Procura e in particolare del dott. Giulio Vanacore che ha coordinato le fasi di indagini e l’accusa nei vari filoni processuali, ha dunque scardinato una diffusa visione, erroneamente riduttiva, dei crimini contro la fauna selvatica, considerati reati minori perché non valutati nella loro complessità, quali fenomeni idonei a coinvolgere, oltre agli aspetti ambientali e legati alla salute umana, anche quelli economici. Grande merito deve essere riconosciuto anche alle forze di Polizia, in particolare alla Guardia Costiera e alla Guardia di Finanza. E’ necessario però, che il Parlamento e il Governo forniscano alle Autorità inquirenti e giudicanti strumenti più idonei per contrastare efficacemente questi odiosi crimini, sia a livello normativo, sia in termini di uomini e mezzi. Importante anche che si investa nella formazione e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica, che troppo spesso non riconosce la portata lesiva di alcune condotte illecite”. La pesca dei datteri di mare è un fenomeno grave e diffuso. Secondo il report WWF “Il danno invisibile dei crimini di natura” realizzato nell’ambito del progetto Life SWiPE, dal 2015 al 2020 la Guardia Costiera ha disposto il sequestro di oltre due tonnellate di datteri di mare illecitamente pescati. Il Progetto LIFE SWiPE, di cui WWF Italia è partner, nasce per migliorare il contrasto ai crimini di natura, tramite la collaborazione diretta con magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, e con tutti coloro i quali hanno un ruolo attivo nelle azioni di investigazione e contrasto dei crimini contro la fauna selvatica.  

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WWF: “IMPATTO DELL’UOMO SU SPECIE SELVATICHE SEMPRE PIU’ INSOSTENIBILE”. PRONTO UN ESPOSTO PER MALTRATTAMENTO – Roma, 24 novembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/wsoojpwpajs3h4r/AACkix_WmigMLDD6oMCngwiga?dl=0.

È diventato virale il video, girato probabilmente in Calabria, che ritrae un pescatore amatoriale che riporta a riva un raro esemplare di gazza marina (Alca turda), un uccello marino che vive e nidifica nei freddi mari del Nord Europa di cui in questi giorni si stanno verificandto numerosi quanto straordinari avvistamenti dalla Liguria a Napoli sino alla Sicilia. Nel breve filmato il pescatore pur accorgendosi di avere preso all’amo un uccello (erroneamente ritenuto un pinguino) piuttosto che liberarlo immediatamente e consegnarlo al centro di recupero più vicino allertando le autorità, ha pensato fosse più “opportuno” lasciare il povero animale appeso con l’amo conficcato nella carne, facendolo dondolare. Si tratta di un episodio molto grave che testimonia la gravità dell’impatto delle attività umane in natura, soprattutto quando sono effettuate in maniera amatoriale da persone non sufficientemente formate. Abbiamo già attivato il nostro ufficio legale per porre in essere ogni attività necessaria ad identificare il soggetto resosi responsabile di un evidente maltrattamento. Ricordiamo inoltre che bisogna avere molta cautela nell’entrare in contatto con specie selvatiche, soprattutto migratrici, in quanto possono essere vettori di patologie come l’influenza aviaria. In aggiunta, è necessario tenere sempre in considerazione l’impatto della pesca ricreativa. Infatti, purtroppo, questo tipo di attività, sempre più diffusa, aumenta i casi di bycatch (cattura accidentale) di specie non target, spesso considerate protette, come in questo caso la gazza marina. Pertanto, risultano quantomai necessari un monitoraggio e controllo della pesca sportiva su scala nazionale e azioni sensibilizzazione al fine di ridurre il verificarsi di tristi episodi come questo. Ogni anno circa 200mila uccelli marini finiscono vittima dei sistemi di pesca (professionale) non selettivi. Stiamo assistendo a fenomeni sempre più rari, veri e propri messaggi di allarme lanciati dalla natura: dalla siccità agli incendi fino alla nidificazione degli uccelli in periodi dell’anno inconsueti o alla presenza di specie animali in aree nelle quali la loro presenza non era conosciuta, come i pesci tropicali nel mediterraneo. Questi segnali devono servire ad aumentare la nostra attenzione e sensibilità ed indurci ad adottare ogni misura per riportare la natura in uno stato di equilibrio e salute. Al contrario, spesso ci limitiamo a prender in mano un telefono prendendoci gioco anche di animali rarissimi.

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Il 21 novembre è la Giornata Mondiale della Pesca. “Collaborazione, condivisione, cogestione puntando sui giovani”. A chiusura dell’Anno Internazionale della Piccola Pesca dichiarato dall’ONU, il bilancio degli eventi e attività promossi dal WWF per sostenere il settore tra cui promozione del pesce ‘sconosciuto’, di una app per la vendita diretta, realizzazione e promozione di un cortometraggio dedicato ai pescatori artigianali. Roma, 18 novembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/nrc59lv1zxjyi7d/AADQDvd9dINiRSzJic_094-Ja?dl=0.

Per salvaguardare le risorse marine e creare sistemi alimentari più sostenibili, è indispensabile lavorare insieme ai pescatori artigianali affinché la piccola pesca sopravviva alla crisi che sta affrontando e individuare insieme soluzioni volte a ripristinare il giusto equilibrio tra mare e uso sostenibile delle risorse. È urgente un impegno collettivo attraverso il quale poter veramente raggiungere una vittoria per l’ambiente e per il settore della piccola pesca nel Mediterraneo che da sola costituisce l’83% delle flotte totali, con circa 127 mila addetti. Tutte attività di origine familiare che sostengono intere comunità e paesi e che possono essere condotte nel rispetto della sostenibilità. È questa la sintesi della DICHIARAZIONE CONGIUNTA PER IL FUTURO DELLA PICCOLA PESCA IN ITALIA rivolta a decisori politici e consumatori, stilata nell’ultimo dei numerosi  eventi promossi dal WWF per onorare  lo spirito dell’Anno Internazionale della Piccola Pesca e dell’Acquacoltura (IYAFA2022), dichiarato dalle Nazioni Unite. Nei giorni scorsi, infatti, il WWF ha riunito i pescatori artigianali provenienti da varie regioni italiane, associazioni di categoria, gestori di Aree Marine Protette, ricercatori, ristoratori per discutere del futuro della piccola pesca in Italia. Parola chiave evidenziata nella Dichiarazione è “giovani”, a testimonianza della preoccupazione, non solo dei pescatori ma della platea coinvolta nella riunione, di perdere uno dei mestieri più antichi della nostra storia, ma anche della necessità di rendere questo lavoro più dignitoso e attrattivo per le nuove generazioni. “Per fare questo sarà importante renderlo più sostenibile ed efficace – si dichiara – sostenibile affinché possa essere svolto nella piena legalità e rispetto delle risorse ittiche, della stagionalità e dei periodi riproduttivi, efficace perché si possa ridurre la pressione di pesca, passare meno tempo in mare, usare meno attrezzi, e guadagnare di più – attraverso migliori catture e migliori vendite”. Per raggiungere questa visione sono fondamentali collaborazione, condivisione e cogestione. I pescatori, e tutti gli altri attori coinvolti nel mondo della piccola pesca, riconoscono l’importanza della cogestione come approccio e strumento gestionale che permette di trovare soluzioni condivise per rendere la pesca più sostenibile. Solo se seduti ai tavoli decisionali i pescatori artigianali potranno diventare veri guardiani del mare, che integrano le proprie conoscenze con il sapere scientifico, e identificano insieme a ricercatori, società civile e autorità le misure di gestione della pesca più adeguate alle specificità locali, sempre nel rispetto delle normative nazionali. Le parole chiave discusse sono già trattate in un documento importantissimo siglato dall’Italia e dagli altri Paesi mediterranei nel 2018 e che deve essere implementato entro il 2028: il Piano d’Azione Regionale per la Piccola Pesca in Mediterraneo (RPOA-SSF). Il piano è un impegno politico, rinnovato con una risoluzione adottata dai Paesi mediterranei e dall’UE  la scorsa settimana durante la 43° riunione della Commissione Generale per la Pesca in Mediterraneo della FAO approvata la scorsa settimana,  ma anche un piano d’azione che identifica azioni necessarie per garantire una  una piccola pesca più sostenibile entro il 2028. La rappresentanza di attori della piccola pesca riunitasi l’8 novembre a Roma chiede alle istituzioni di dare piena implementazione in Italia alle azioni inserite nel piano, istituendo un tavolo ministeriale permanente sul RPOA-SSF. Obiettivo: trasformare questo pezzo di carta in realtà.

MAREDOLCE, UN FILM SULLE SFIDE DELLA PICCOLA PESCA IN ITALIA – Sfide e opportunità sono le parole chiave del film “corto” di WWF Italia ‘MareDolce’ che per tutto il 2022 è stato girato in 3 importanti siti di piccola pesca in Italia ed è stato di recente promosso nell’ambito del MedFilm Festival a Roma. Il regista, Christian Mantuano, ha seguito Peppe, Antonio, Stefania e Giuseppe, narratori del documentario, ascoltando le loro storie e mostrando la quotidianità di questo mestiere. Il filo conduttore è la volontà dei pescatori di investire in soluzioni alternative per una piccola pesca più sostenibile mettendo in luce il confronto tra generazioni. Il documentario è disponibile sul canale Youtube del WWF

GLI EVENTI WWF PER L’ANNO INTERNAZIONALE – L’incontro in cui è stato prodotto il Manifesto è stato solo l’ultimo della serie promossa nel corso del 2022 tra eventi pubblici, manifestazioni culturali, incontri che hanno permesso di  parlare degli importanti risultati raggiunti nel percorso verso una maggiore sostenibilità della piccola pesca e dare visibilità agli uomini e donne di un mondo spesso dimenticato con i quali lavora da più di 5 anni nell’ambito del progetto “Pescare oggi per domani”. Il 2 luglio, in collaborazione con l’azienda ittica MareVivo e il supporto del tavolo di cogestione della piccola pesca dell’Area Marina Protetta (AMP) di Porto Cesareo, 1.000 persone hanno partecipato all’evento “Nel segno dello zerro: da piccolo pesce a grande ricetta”nel Salento per assaggiare  i prodotti a base di un pesce “povero” e locale, lo zerro, e  vivere un’esperienza che ha combinato il piacere del gusto a cultura e consapevolezza. Lo spirito è quello di tutelare le specie ittiche già sovrasfruttate, promuovendo scelte alimentari più responsabili e sostenibili, supportando al contempo il settore della piccola pesca costiera.

Il 6 dicembre a Milazzo, con “Loro ci mettono la faccia” il  WWF ha previsto un evento per accrescere la consapevolezza alimentare della comunità riguardo l’importanza di scegliere prodotti ittici locali, legali e tracciabili, pescati da pescatori artigianali che usano pratiche di pesca responsabile, inserite in un piano di co-gestione locale per una pesca sostenibile. Verrà presentata l’applicazione “ABALOBI” che nasce dalla necessità della comunità dei pescatori artigianali del Golfo di Patti di aumentare la tracciabilità e trasparenza del proprio prodotto per combattere la pesca illegale. L’app offre ai pescatori professionali la possibilità di dare maggiore valore al pescato locale meno conosciuto, vendendolo meglio, e quindi riducendo la pressione di pesca sugli stock ittici sovrasfruttati; e ai clienti offre la possibilità̀ di acquistare pesce più sostenibile, locale, tracciabile e legale a prezzi convenienti. Tramite il progetto fotografico e la proiezione del film “MAREDOLCE” al Palazzo D’Amico in cui compare Peppe, protagonista del film e pescatore di Milazzo, WWF vuole dare visibilità ed assegnare il giusto valore agli operatori della piccola pesca costiera che lavorano in maniera responsabile e legale.

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Il commento sulla 45° sessione della Commissione Generale per la pesca nel Mediterraneo. Roma, 12 novembre 2022

Il WWF ha partecipato alla 45° sessione per celebrare il 70° anniversario della Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero (CGPM) che si è conclusa oggi a Tirana, tra nuove misure per combattere le pesca illegale (INN) e la conferma di una tendenza positiva per il recupero degli stock ittici. Considerando la tendenza complessivamente positiva degli stock ittici del Mediterraneo, con 23 stock che mostrano segni di miglioramento, sebbene molti altri (in particolare quello del nasello) siano ancora in uno stato critico, il WWF plaude alle 18 raccomandazioni approvate dai Paesi mediterranei e dall’UE che contribuiranno fortemente al ripristino e protezione degli stock nel lungo termine. In particolare, è stato adottato un nuovo divieto di pesca per l’anguilla europea in risposta alla situazione critica dello stock. Il WWF ha inoltre sostenuto particolarmente le nuove misure adottate per combattere la pesca INN (Illegale, non dichiarata e non regolamentata), vietando il trasbordo in mare e regolamentando meglio le operazioni di trasbordo tra le parti cooperanti nei porti e nei punti di sbarco designati. “Il traffico di pesce catturato illegalmente che avviene in mare aperto, in particolare nel Canale di Sicilia, è un grave problema che permette ai prodotti ittici illegali di raggiungere i nostri porti ed entrare nei nostri mercati. Per questo accogliamo con grande favore gli sforzi della Commissione, sotto la guida dell’Unione Europea, per regolamentare il trasbordo in mare e condurre ispezioni più regolarmente e a lungo termine”, afferma Giuseppe Di Carlo, Direttore della Mediterranean Marine Initiative del WWF. Il WWF elogia anche l’approvazione dei piani di gestione pluriennali per il gambero rosso e il gambero viola, gli stock demersali (compresi il nasello e il pagello occhione) e il primo piano di gestione pluriennale nel Mar di Levante. Molti di questi piani hanno avuto un lungo periodo di gestazione e il WWF è lieto di vederli convertiti in legge, assicurando la gestione a lungo termine di alcuni degli stock ittici commercialmente più preziosi ma sovrasfruttati del Mediterraneo. Poiché il 2022 è stato proclamato Anno internazionale della piccola pesca e dell’acquacoltura (IYAFA), la Commissione ha rinnovato il suo impegno nei confronti del Piano d’Azione Regionale per la piccola pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero (RPOA-SSF). Il WWF attraverso il Summit SSF – ospitato dalla FAO lo scorso settembre – e la Piattaforma Friend of SSF si è attivato per dare voce al settore della piccola pesca. “I Paesi del Mediterraneo e l’UE hanno riconfermato il loro impegno a promuovere l’attuazione di misure e investimenti a favore della piccola pesca, soprattutto dando voce ai pescatori artigianali nelle decisioni sulla governance di settore” aggiunge Di Carlo. “Il WWF lavora con i pescatori artigianali in tutto il Mediterraneo per sperimentare nuovi approcci che possano trasformare con successo il settore verso un uso più sostenibile delle risorse marine. Ora servono maggiori investimenti e le giuste politiche in atto per mantenere vive e fiorenti le comunità di pescatori del Mediterraneo, aumentare il valore del pescato e recuperare il nostro mare”. Proprio l’8 novembre, in concomitanza della Commissione CGPM, WWF Italia ha organizzato a  Roma una  celebrazione sul lavoro condotto in 5 anni attraverso il Progetto Pescare Oggi Per Domani al fianco di diverse comunità di pescatori e AMP italiane: “I pescatori artigianali di tutta Italia sono preoccupati per il loro futuro, e molti sono ormai pronti a collaborare e a impegnarsi per diventare sempre più sostenibili sul piano ecologico, economico e sociale: ma il passo essenziale per garantire che questi sforzi abbiano successo  è l’implementazione in Italia del Piano d’Azione Regionale della Piccola Pesca e in particolare il riconoscimento formale della co-gestione su scala nazionale, attraverso la quale il settore della pesca artigianale  potrà prendere pienamente parte all’identificazione delle misure gestionali più adeguate insieme al mondo della ricerca, alle autorità e alla società civile” Giulia Prato, Responsabile Mare WWF Italia. Il WWF celebrerà la prossima Giornata Mondiale della Pesca, prevista per il 21 novembre, rilanciando il messaggio dei pescatori artigianali e rivolto sia alle istituzioni che ai consumatori, con un resoconto delle tante attività realizzate con le comunità di pesca per l’Anno Internazionale IYAFA 2022 tutte rivolte a promuovere una gestione e un consumo sostenibile delle risorse ittiche. In chiusura, il WWF si congratula con Miguel Bernal, appena nominato Segretario Esecutivo della CGPM. In qualità di osservatore della CGPM, il WWF si impegna a sostenere Bernal nell’interesse di una transizione agevole per la Commissione e il segretariato. Siamo fiduciosi che con la sua leadership la CGPM accelererà il passo verso il raggiungimento dell’ambizioso obiettivo della strategia CGPM 2030.

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Questa pratica crea ulteriori danni a fiumi e laghi già in crisi per pressione antropica e siccità. Il 62% dei pesci presenti nei nostri fiumi e laghi è rappresentato da specie alloctone. Roma, 4 novembre 2022

Negli ultimi 50 anni le popolazioni mondiali delle specie d’acqua dolce sono diminuite dell’83%, un declino che rappresenta il peggiore in assoluto tra quelli fotografati dal Living Planet report 2022 elaborato a livello globale dal WWF e dalla Società Zoologica di Londra. L’Italia non fa eccezione e la biodiversità delle nostre acque interne è fortemente compromessa a causa di un’aggressione a tutto campo che ne ha compromesso gli equilibri e ha reso questi ambienti estremamente vulnerabili. Le cause: canalizzazione dei corsi d’acqua, dragaggi negli alvei, occupazione delle aree naturali di esondazione, distruzione delle fasce ripariali naturali, interruzione della continuità a causa di sbarramenti, traverse e dighe, fino agli eccessivi prelievi d’acqua, inquinamento, introduzione di specie aliene. La situazione dei pesci d’acqua dolce è, a dir poco, disastrosa: su 152 specie attualmente censite solo il 38% sono autoctone e spesso in uno stato di conservazione assolutamente inadeguato: circa la metà di queste specie è a elevato rischio di estinzione (48%), un tasso ben più alto degli altri vertebrati: anfibi (36%), rettili (19%), uccelli (29%) e mammiferi (23%). In Italia sono inoltre censite ben 33 specie di pesci endemiche o sub endemiche; il che vuol dire che abbiamo un patrimonio unico e una responsabilità enorme per la sua tutela perché se non proteggiamo noi le specie esclusive del nostro territorio non può farlo nessun altro. Alborella, rovella, triotto, vairone italico, barbo canino e tiberino, savetta, lasca, trote mediterranee (Salmo ghigii e Salmo cettii), carpione del Garda, carpione del Fibreno, trota marmorata sono alcune delle specie che vivono solo da noi (endemismi) o prevalentemente nel nostro Paese (sub endemismi). Molte di queste sono in crisi anche per l’introduzione scellerata di specie provenienti da altri areali: il 62% dei pesci presenti nelle nostre acque interne è rappresentato da specie alloctone, aliene, che impattano fortemente sulle comunità ittiche presenti. In questa situazione il WWF ritiene irresponsabile l’azione che diverse Regioni stanno portando avanti per consentire ulteriori immissioni di pesci alloctoni nei nostri fiumi solo per soddisfare le richieste di alcune associazioni di pescatori. Ha per questo inviato una dettagliata nota alla  Conferenza Stato Regioni del Dipartimento per gli Affari regionali e le autonomie, alla Direzione generale patrimonio naturalistico e mare del Ministero della Transizione Ecologica e alla Direzione generale degli affari generali e delle risorse umane e per i rapporti con le regioni e gli enti territoriali del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per invitare gli enti preposti e le Regioni a desistere dall’autorizzare nuove immissione di specie alloctone, e a impegnarsi, invece, in progetti di riqualificazione degli ambienti fluviali come richiesto espressamente nella Strategia Europea per la biodiversità. “Introdurre siluri, provenienti dall’est Europa, che sul Po ormai superano i 2 metri, o trote iridee, o lucioperca piuttosto che molte altre specie aliene, rappresenta – commenta Andrea Agapito Ludovici, responsabile acque WWF Italia – una catastrofe ecologica che non fa e non ha fatto altro che peggiorare la situazione, già drammatica, della biodiversità nelle acque dolci. Del resto il contrasto alle specie invasive è ormai una priorità anche per l’Unione Europea che con il Regolamento n. 1143/14 ha introdotto misure di prevenzione e lotta alle specie invasive di rilevanza unionale”. Complessivamente le nostre acque interne non sono nelle condizioni in cui dovrebbero essere: solo il 43% dei fiumi è in un “buono stato ecologico”, come richiesto nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre i laghi sono appena al 20%; inoltre i cambiamenti climatici, che quest’anno si sono manifestati con maggior virulenza del passato, soprattutto per la scarsità di precipitazioni, stanno contribuendo a dare il colpo di grazia agli habitat d’acqua dolce. Anche per questo il WWF ribadisce ancora una volta la necessità di un impegno da parte soprattutto delle Regioni e dello Stato per una grande e diffusa azione di rinaturazione e riqualificazione, come richiesto dalla Strategia Europea per la Biodiversità, riproponendo con più forza e in tutta la penisola progetti come quello per la rinaturazione del Po (progetto da 357 milioni inserito nel PNRR proposto al Ministero della Transizione Ecologica da WWF e ANEPLA) per contribuire entro il 2030 alla riqualificazione dei 25.000 km di fiumi in Europa come richiesto dalla Strategia Europea per la Biodiversità.

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L’8 novembre alle 19:30, presso il cinema Savoy di Roma, nell’ambito del MedFilm Festival una serata-evento aperta al pubblico con l’anteprima si di MAREDOLCE, il nuovo film prodotto dal WWF per celebrare la chiusura dell’Anno Internazionale della Piccola Pesca dichiarata dall’ONU.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/tbi8hgru4l66lf7/AABaIVJOv8852Yv46-04MsQXa?dl=0.

Roma, 26 ottobre 2022 – Sfide e opportunità sono le parole chiave del nuovo film “corto” del WWF Italia dal titolo ‘MARE DOLCE’ grazie al quale si vuole rilanciare al pubblico la voce del Mar Mediterraneo e delle comunità di pescatori artigianali e far riscoprire una realtà dal forte valore storico e culturale. L’anteprima verrà presentata al pubblico grazie alla partnership con il MedFilm Festival con una serata-evento aperta al pubblico martedì 8 novembre presso il Cinema Savoy di Roma alle ore 19.30 (sala 4). La proiezione sarà accompagnata da un dibattito tra i protagonisti del film, istituzioni e esperti del settore. Il tema di MAREDOLCE è quello di re-inventarsi come raccontano gli stessi protagonisti che intrecciano nel loro mestiere antiche tradizioni e nuove soluzioni: Peppe, Antonio, Stefania e Giuseppe, infatti, condividono la medesima missione, ovvero, proteggere il mare e preservare il mestiere di pescatori investendo in soluzioni alternative. Il regista li ha seguiti durante le loro attività, in una narrativa intrisa di pensieri e ricordi, per cogliere gli aspetti nascosti di questo mestiere antico che si mescola al presente attraverso la volontà di rendere la piccola pesca più sostenibile così da assicurare alle nuove generazioni un mare ricco di risorse. L’opera è rivolta al grande pubblico ed è stata realizzata dal WWF per celebrare l’Anno internazionale della pesca artigianale e dell’acquacoltura promosso dalle Nazioni Unite (YAFA 2022) e che si auspica veda promuovere interventi decisivi e di impatto da parte delle istituzioni a supporto di un settore cruciale per la difesa dell’ambiente nel Mar Mediterraneo.  Il film non soltanto racconta la storia di tradizioni e bellezze legate al mare ed alla piccola pesca, ma vuole sollevare un dibattito costruttivo tra i portatori di interesse della piccola pesca a tutti i livelli. Il Piano d’azione regionale per la piccola pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero (RPOA-SSF), impegno politico e un piano d’azione di 10 anni siglato dai Paesi mediterranei nel 2018, rimane in questo senso uno strumento essenziale che necessita una urgente e piena attuazione. “Per implementare pienamente il RPOA-SSF in Italia c’è ancora molto da fare: dalla raccolta dati sugli stock ittici costieri, all’inclusione e il riconoscimento del ruolo dei giovani e delle donne nel settore della piccola pesca, dal miglioramento delle condizioni di lavoro dei pescatori artigianali, alla sostenibilità ambientale, climatica e socio-economica delle attività di piccola pesca: ci auguriamo che il governo metta in campo tutte le azioni necessarie, prima tra le quali la formalizzazione della cogestione quale strumento gestionale chiave per garantire attività di pesca più sostenibili a livello nazionale”, dichiara Giulia Prato, responsabile Mare di WWF Italia.

NASCE IL “WWF MEDFILM AWARD” – L’edizione 2022 del MedFilmFestival inaugurerà anche il WWF MEDFILM AWARD che verrà conferito al film che all’interno della rassegna sarà “capace di raccontare in controluce e con una narrativa originale ed efficace la sempre più stretta connessione tra le condizioni dell’ambiente e la vita delle comunità e dei singoli abitanti che popolano la regione mediterranea”.  Il premio simbolico verrà consegnato da un rappresentante del WWF nella serata del 10 novembre presso il Cinema Savoy con una Cerimonia a partire dalle ore 20.00 e consisterà in una pergamena personalizzata di riconoscimento del contributo dato.

IL PROGETTO WWF “PESCARE OGGI PER DOMANI” – Il film è stato prodotto nell’ambito del progetto WWF “Pescare Oggi per Domani” che coinvolge 20 comunità costiere di pescatori artigianali in 10 paesi mediterranei. Per il WWF coinvolgere queste comunità è la chiave per garantire una migliore gestione delle risorse marine, trovando un equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la loro conservazione. Con il progetto “Pescare Oggi per Domani”, sviluppato in questi ultimi 5 anni, il WWF ha promosso un approccio di cogestione che valorizza il ruolo e il contributo dei pescatori artigianali, degli enti di ricerca, delle Aree Marine Protette e delle autorità locali: solo attraverso la collaborazione tra tutti si possono identificare soluzioni condivise per una pesca locale più sostenibile a livello ecologico e socio-economico.

LA PARTNERSHIP WWF ITALIA X MEDFILM FESTIVAL – La 28° edizione del MedFilm Festival avrà luogo dal 2 al 13 novembre 2022 nella capitale ed è il primo festival dedicato alle cinematografie del Mediterraneo in Italia. In occasione dell’edizione 2021 del MedFilm Festival, il WWF ha avviato una collaborazione per promuovere all’interno della rassegna cinematografica i temi della difesa dell’ambiente ed evidenziare la sempre più stretta connessione tra il diritto all’ambiente e i diritti umani nella regione mediterranea. Nel 2021 era stato promosso il documentario prodotto da WWF “BLUE FUTURE” che racconta l’enorme potenzialità dei lavori ‘blu’ sostenibili nel Mediterraneo.

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Domani presentazione del caso studio dell’AMP di Torre Guaceto nell’ambito del Salone Nautico di Puglia. Roma, 14 ottobre 2022

A fronte di una situazione fortemente critica di sovrasfruttamento del Mediterraneo, c’è una buona notizia: nell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto si è raggiunto un accordo che prevede l’estensione dei confini della Riserva sino a farli coincidere con quelli dell’omonima Zona Speciale di Conservazione, e la dichiarazione di due nuove zone a protezione integrale. La decisione, un modello da seguire in Italia in materia di pesca e gestione di aree protette, è il frutto del coinvolgimento di tutti gli stakeholder locali e regionali, inclusi i pescatori professionali e ricreativi. Il processo partecipativo ha seguito un approccio scientifico che ha preso in adeguata considerazione gli habitat chiave e le attività economiche dell’area. L’estensione dell’area protetta e le due nuove zone di interdizione della pesca (rispettivamente da 600 e 90 ettari) situate a protezione di habitat chiave, e già proposte agli enti competenti, sono un passo importante verso una migliore conservazione dei mari italiani e una pesca più sostenibile n linea con quanto richiesto dalle Direttive europee e con la nuova Strategia sulla Biodiversità 2030. Il caso studio vincente, che verrà presentato domani, 15 ottobre, ore 12 nel Convegno SNIM – Salone Nautico di Puglia presso la Marina di Brindisi, si è sviluppato all’interno del progetto MAVA NTZ MPA per il quale il WWF, in collaborazione con il Consorzio di Gestione dell’AMP di Torre Guaceto, ha facilitato il processo partecipativo. Grazie a questa partecipazione attiva e costruttiva di tutti gli stakeholder coordinati da WWF e dal Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, non solo si sono gettate le basi per l’ampliamento dell’AMP e la costituzione di due nuove aree a protezione integrale supportate dal basso, ma è anche stata concordata all’unanimità l’istituzione di un tavolo di cogestione della pesca nella ZSC Torre Guaceto-Macchia San Giovanni, attraverso il quale tutti gli stakeholder concorderanno le misure gestionali necessarie nella ZSC per una pesca ecologicamente ed economicamente più sostenibile. “L’esito del progetto MAVA per noi è molto confortante e riafferma ancora una volta quanto sia importante nelle aree protette condividere i processi di sviluppo e di cambiamento, coinvolgendo sin dal primo momento tutti i portatori di interesse del territorio – ha dichiarato il Presidente del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto, Rocky Malatesta – Se a Torre Guaceto è stato possibile raggiungere tale traguardo in così breve tempo è perché questa modalità operativa noi la adottiamo da sempre, ottenendo che l’intera comunità cresca coesa e consapevole e che si innalzino costantemente gli standard di qualità ed efficacia delle nostre azioni di tutela ambientale. Grazie al WWF per questo fruttuoso percorso e grazie alla nostra comunità di pescatori, i veri protagonisti del cambiamento possibile e realizzabile”. “L’AMP di Torre Guaceto è sempre stata un modello di gestione in Mediterraneo in quanto ha dimostrato che la co-gestione delle attività di pesca supportata da autorità, pescatori, ricerca e ONG è la chiave per garantire un’efficace conservazione e ripopolamento del mare: con questo ulteriore passo abbiamo dimostrato che ampliare le aree protette in accordo con le comunità locali e seguendo criteri scientifici è possibile e doveroso. Ci auguriamo pertanto che le autorità nazionali ratifichino quanto prima questa proposta di ampliamento e zonizzazione e diano impulso a processi simili nel resto del paese”dice Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia.

MEDITERRANEO IN CRISI – L’impatto negativo esercitato negli ultimi decenni dalle attività antropiche sull’ambiente marino sta depauperando i nostri mari. Negli ultimi 50 anni, le popolazioni di mammiferi marini del Mediterraneo sono diminuite del 41% e il 75% degli stock ittici è sovrasfruttato. Più del 50 % delle specie di squali e razze sono a rischio di estinzione e le praterie di Posidonia oceanica, uno degli habitat più importanti in Mediterraneo, sono regredite del 34%. Nella difficile situazione generale, il quadro di conservazione migliora nelle Aree Marine Protette (AMP) ben gestite e, nel dettaglio, nelle zone nelle quali vige il divieto di pesca (No-Take Zones, NTZ). Tuttavia, le aree marine protette in Mediterraneo sono ancora troppo poche, troppo piccole e spesso mancando di adeguati piani di gestione. Le zone a protezione integrale inoltre, fondamentali per garantire il ripopolamento delle risorse, al 2019 coprivano solo lo 0,04% del Mediterraneo, e la situazione non è migliorata di molto ad oggi. La nuova Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 richiede di proteggere attraverso una rete efficace ed ecologicamente connessa di aree protette il 30% dei mari, di cui il 10% dovrà essere protetto in modo rigoroso. Il Piano d’Azione Regionale per la Piccola Pesca e l’Acquacoltura artigianale FAO/GFCM siglato nel 2018 chiede ai paesi firmatari, tra cui l’Italia, di promuovere meccanismi di cogestione delle risorse con il settore della piccola pesca per identificare congiuntamente nuove aree protette.

IL PROGETTO – Per migliorare la gestione delle AMP e sviluppare meccanismi duraturi per un mar Mediterraneo resiliente, nel 2020, otto enti (AGIR, HCMR, LIFE, MedPAN, NGB, SPA/RAC, BlueSeeds e WWF) hanno unito le forze ed hanno avviato il progetto MAVA NTZ MPA (Empowering the legacy: Scaling up co-managed and financially sustainable No-Take Zones/Marine Protected Areas). Il progetto si è sviluppato attorno a tre strategie: implementare soluzioni concrete per ridurre la pesca eccessiva e proteggere habitat chiave come le praterie di fanerogame marine ed il coralligeno; diffondere a livello mediterraneo i risultati ottenuti nelle realtà locali; incoraggiare i governi ed i decisori politici ad attuare su scala nazionale e internazionale le soluzioni locali che si sono dimostrate vincenti.

Nota: titolo progetto: MAVA NTZ MPA – Empowering the legacy: Scaling up co-managed and financially sustainable No-Take Zones/Marine Protected Areas. Il Caso dell’Area Marina Protetta di Torre Guaceto.

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AL “VERTICE SULLA PICCOLA PESCA” GFCM E WWF ORGANIZZANO UNA SESSIONE PER I PESCATORI DEL MEDITERRANEO E MAR NERO. Roma, 6 settembre 2022

Foto – https://www.dropbox.com/sh/gn1ulnc05n3oavk/AABO7mlqRQeyCrj_4nplzBhXa?dl=0.

Oltre 200 pescatori artigianali, associazioni di pesca, ONG e rappresentanti dei governi di oltre 40 paesi si sono riuniti a Roma lo scorso fine settimana al “Vertice sulla piccola pesca (SSF)”, per evidenziare il ruolo delle comunità costiere nella produzione alimentare globale e chiedere un maggiore sostegno per migliorare la loro sostenibilità e benessere sociale. L’evento è stato organizzato dall’IPC Working Group on Fisheries,  SSF Hub e la piattaforma  Mediterranean Friends of SSF coordinata da GFCM (General Fisheries Commission for the Mediterranean) e WWF con il sostegno della FAO, per celebrare l’Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura (IYAFA 2022). Il WWF Italia, con il progetto Pescare Oggi per Domani, e gli eventi estivi dedicati alla piccola pesca, si è unito alle celebrazioni per dare risalto al ruolo dei pescatori artigianali, difensori del mare nostrum e della nostra economia. L’evento dello scorso weekend ha fatto da apertura alla 35esima sessione del Comitato Pesca (Committee of Fisheries – COFI) della FAO e tra i suoi obiettivi quello di promuovere il dialogo e la collaborazione tra i pescatori artigianali, gli allevatori di pesce, i lavoratori del settore della pesca, i governi e altri stakeholder chiave della filiera della pesca, anche per rafforzare la loro capacità di migliorare la sostenibilità della pesca, il loro sviluppo sociale e il loro benessere. In occasione di questo vertice e avvalendosi della presenza di oltre 20 pescatori provenienti dai paesi del Mediterraneo e del Mar Nero, la GFCM e il WWF, a nome della piattaforma Friends of SSF, hanno tenuto una sessione sui bisogni e le sfide affrontate dai pescatori artigianali della regione. Gli impatti dei cambiamenti climatici come l’aumento della temperatura del mare e l’aumento delle specie non autoctone, l’inquinamento marino, la concorrenza con la pesca industriale e ricreativa, la necessità di infrastrutture, l’urgenza di migliorare le condizioni di lavoro (anche per le donne), la necessità di garantire la redditività economica del settore attraverso catene del valore efficaci ed eque, nonché la mancanza di ricambio generazionale nel settore sono i punti di attenzione sollevati dai pescatori. Alla luce di queste richieste e delle conseguenze che il settore sta ancora registrando a seguito della pandemia da Covid-19, il Piano d’azione regionale per la piccola pesca nel Mediterraneo e nel Mar Nero (RPOA-SSF) rimane un impegno politico essenziale che necessita di una urgente e piena attuazione. I pescatori presenti, inclusa una rappresentanza italiana invitata dal WWF, hanno espresso la loro disponibilità a unire le forze, innovare, provare nuove soluzioni e imparare e scambiare esperienze tra loro. Chiedono però anche maggiore sostegno e rafforzamento delle capacità e presenza nelle sedi decisionali. Ed è proprio per rispondere a queste necessità e supportare l’attuazione del Piano d’Azione Regionale anche in Italia che il WWF è stato impegnato negli ultimi 5 anni con il progetto Pescare Oggi per Domani, attraverso il quale ha promosso un approccio di cogestione che valorizza il ruolo e il contributo dei pescatori artigianali, degli enti di ricerca, delle Aree Marine Protette e delle autorità locali. “Il Mar Mediterraneo è per cultura e tradizione il ‘regno” della pesca artigianale. Qui e nel Mar Nero le attività di piccola pesca costiera, che coinvolgono piccole imbarcazioni con un ridotto livello di catture al giorno, rappresentano l’83% delle flotte totali e coinvolgono circa 127mila addetti. Si tratta di attività di origine familiare e attorno a questo settore si sostengono intere comunità e paesi. Incontri come quello appena avvenuto hanno la possibilità di promuovere la cooperazione tra pescatori, ONG e governi di diversi paesi, aumentare la rappresentanza del settore nelle sedi decisionali e trovare insieme le soluzioni per garantire un futuro sostenibile alla piccola pesca, come la cogestione delle risorse,” afferma Giulia Prato, Responsabile Mare del WWF Italia. “Per noi questo è il modo più efficace per ripristinare gli stock ittici, proteggere la biodiversità marina e garantire migliori mezzi di sussistenza per i pescatori e le loro famiglie in Italia e in tutto il Mediterraneo. Per questo chiediamo che le misure previste dal Piano d’Azione Regionale per la Piccola Pesca siano pienamente implementate in Italia e che in particolare la cogestione venga formalmente inquadrata nella legislazione nazionale”. Nel corso di un anno così importante per questo settore il WWF Italia ha rilanciato i risultati del progetto Pescare Oggi per Domani, raccontando le esperienze dei pescatori che hanno scelto di partecipare ai tavoli di co-gestione della pesca e hanno adottato soluzioni innovative per rendere le proprie pratiche  più sostenibili dal punto di vista ecologico e socio-economico. Un cambiamento di cui essi sono il punto centrale per favorire un percorso di maggiore sostenibilità della pesca in tutto il Mediterraneo e che deve essere pienamente supportato dalle istituzioni poiché porterà maggior benessere agli ecosistemi, ai pescatori e al mercato stesso.

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Frutto di un lavoro di concertazione durato 3 anni tra pescatori, enti di ricerca, enti locali, istituzioni e associazioni ambientaliste. Tra le misure adottate, attrezzi da pesca più selettivi e una nuova area a protezione integrale fortemente voluta dagli stessi pescatori. Roma, 8 agosto 2022

Dopo tre anni di lavoro e concertazione, è stato finalmente approvato, tramite decreto ministeriale (N.0340106 del 01/08/2022), il Piano di Gestione Locale (PdGL) del Co.Ge.Pa di Portorosa, che prevede una serie di misure mirate ad una pesca più sostenibile nel rispetto delle risorse e degli ecosistemi marini nel Golfo di Patti. Tre le misure approvate, è stata rivolta un’attenzione particolare all’uso dei FAD (fishing aggregating devices), meglio conosciuti come “cannizzi” per la pesca alla lampuga, per i quali è stati vietato l’utilizzo all’interno del golfo di Patti e ridotto il numero di tali attrezzi nelle aree adiacenti di competenza del PdGL.  Altre misure riguardano l’uso di reti da posta più selettive, riduzione dei richiami luminosi per la pesca ai totani, ed infine la creazione di una nuova area a protezione integrale con riduzione delle attività di pesca in termini spazio temporali. Il piano di gestione prevede anche il monitoraggio delle attività di pesca per assicurare il raggiungimento di obbiettivi ecologici e socio-economici che sarà effettuato dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, quale organismo scientifico che ormai da anni svolge attività di monitoraggio e governance della pesca artigianale a livello locale e non solo. Un bellissimo risultato che celebra degnamente l’Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura dichiarato dall’ONU e frutto della proposta dei pescatori del Co.Ge.Pa di Portorosa e del lavoro di concertazione e condivisione del tavolo di cogestione del Golfo di Patti, istituito nel 2019 attraverso il progetto WWF Pescare Oggi Per Domani .Al Tavolo partecipano tutti gli attori locali, dai pescatori, alle autorità, agli enti di ricerca e alle associazioni ambientaliste (Co.ge.Pa PortoRosa, Stazione Zoologia Anton Dorhn, Marevivo, Capitaneria di Porto di Milazzo, Comune di Patti e Comune di Milazzo, Università di Messina, AGCI Sicilia, Blunauta diving center, Dugongo team, Fedagripesca Sicilia, GAC Golfo di Patti, IRBIM CNR). Il tavolo di cogestione sin dalla sua nascita e per i successivi 3 anni ha lavorato affinché il piano di gestione locale venisse migliorato e riconosciuto formalmente dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Questo risultato dimostra come la cogestione delle attività di pesca sia la strada per garantire una piccola pesca più sostenibile dal punto di vista ecologico e socio-economico, e questo riconoscimento ministeriale, da lungo atteso, lascia ben sperare rispetto alla ripetizione di questa buona pratica in altri tratti di mare. “Portare le comunità costiere di pescatori artigianali al tavolo con enti di ricerca, autorità locali e associazioni ambientaliste, sviluppando piani di gestione locale condivisi, è la chiave per garantire una migliore gestione delle risorse marine, trovando un equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la loro conservazione” ha detto Giulia Prato, Responsabile Mare WWF Italia “Ci auguriamo che ora si possa arrivare velocemente al passo successivo, ovvero la formalizzazione della cogestione quale meccanismo di governance della piccola pesca a livello nazionale, per dare piena applicazione al Piano d’Azione Regionale sulla Piccola Pesca FAO-GFCM che l’Italia è chiamata a implementare entro il 2028.” “Le azioni di monitoraggio che verranno avviate consentiranno di valutare in maniera efficace le misure tecniche adottate, i pescatori saranno impegnati direttamente nelle attività di raccolta dati e potranno valutare gli effetti delle regole che essi stessi hanno fortemente voluto, anche al fine di contrastare la pesca illegale che ancora oggi rappresenta un punto di debolezza per il settore” dice Teresa Romeo, Direttrice della Sede Sicilia della Stazione Zoologica Anton Dohrn. “Sono certa che questo primo traguardo restituirà ai pescatori la fiducia nel sistema di governance che partendo dalla Cogestione, è in grado di diventare uno strumento unico di sostenibilità ambientale e sociale. “L’approvazione del piano di gestione locale è un risultato molto importante frutto di un lungo lavoro che ha visto impegnate tutte le imprese di pesca parte del Co.Ge.Pa Portorosa, un premio a lungo atteso per l’impegno di questa importante marineriai italiana rispettosa delle regole e attenta alla conservazione e gestione risorse marine” concludono Nino Accetta e Settimo Accetta, rispettivamente  Presidente Regionale Federagripesca e Presidente del Co.Ge.Pa Portorosa Nel Golfo di Patti, il WWF e tutto il tavolo di cogestione sono impegnati anche sul fronte della sostenibilità socio-economica del settore piccola pesca locale, attraverso l’implementazione di un’APP per la tracciabilità del pescato e la vendita diretta, un passo necessario per arrivare a una filiera locale interamente tracciabile e ben gestita a vantaggio di chi in primo luogo ne dipende.

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Esistono prove della vendita illegale di giovanili di pesce spada nei mercati di diversi Paesi del Mediterraneo. Cambiare il periodo di chiusura delle attività di pesca aiuterebbe a evitare le catture indesiderate di individui giovani e ad accelerare il pieno recupero dello stock – Roma, 2 agosto 2022.

Cartellina – https://www.dropbox.com/sh/dtmvtsxgo19kjtp/AACjdRdFB5HPvr9e5o_eHBvCa?dl=0%20.

Un quarto di tutto il pesce spada pescato nel Mediterraneo è costituito da giovanili che in parte vengono venduti a prezzi bassi sul mercato illegale. Questa pratica, che è un vero crimine di natura, danneggia uno degli stock ittici e delle attività di pesca più preziosi della regione, come confermano alcune prove raccolte dal WWF. La chiusura delle attività di pesca nei mesi di ottobre e novembre, quando gli “spadini”, individui giovani di pesce spada, vengono catturati maggiormente, ridurrebbe quasi della metà le catture di pesce spada sotto taglia, accelerando il pieno recupero dello stock, con benefici a lungo termine per il nostro mare e i pescatori, oltre che per la sicurezza dei consumatori. Dopo la settimana di informazione sui crimini di natura lanciata nel marzo scorso, il WWF torna a parlare del fenomeno questa volta legato a una importante specie ‘bersaglio’ delle attività di pesca e proseguirà per tutto agosto con altri casi simbolo. La pesca del pesce spada del Mediterraneo (Xiphias gladius) ha da sempre fornito cibo e reddito a numerose comunità di pescatori della regione. Ogni anno nel Mediterraneo vengono pescate circa 9.000 tonnellate di pesce spada, per un valore di oltre 200 milioni di euro.  Ma dalla metà dello scorso decennio, quando le catture erano due volte maggiori rispetto a quanto avrebbero dovuto essere per mantenere la popolazione entro i limiti biologici di sicurezza, la popolazione di pesce spada del Mediterraneo è stata sull’orlo del collasso [1]. Nel 2016, la Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT) ha adottato un piano di recupero [2] con l’obiettivo di raggiungere la piena ricostituzione dello stock di pesce spada entro il 2031. Il piano include l’introduzione di un limite di Catture Totali Consentite (TAC), la chiusura delle attività di pesca per tre mesi all’anno e la definizione di una taglia minima di riferimento per la sua conservazione. Tuttavia a 4 anni dalla adozione del piano, dalla prima valutazione scientifica della popolazione di pesce spada del Mediterraneo, condotta dall’ICCAT, emerge che le catture di giovanili di pesce spada (inferiori a 100 cm) sono ancora circa 24% del pescato totale [3] – una percentuale allarmante. Le prove fotografiche raccolte dal WWF in Italia e in Tunisia mostrano che il pesce spada sotto taglia viene venduto illegalmente in molti mercati ittici. Pesce spada al di sotto della taglia minima stabilita è stato trovato in vendita illegalmente e a prezzi molto bassi sulle banchine dei porti, nei mercati del pesce e agli angoli delle strade a El-Haouaria e Kelibia in Tunisia e a Palermo e Catania in Italia. Qui, solo nel 2020, in 26 operazioni di polizia, sono stati sequestrati almeno 700 esemplari di pesce spada venduto illegalmente, dove il 60% del pesce era costituito da esemplari al di sotto della taglia minima consentita. In 7 operazioni è stato segnalato anche l’uso illegale di reti derivanti, vietate dal 2003 nel Mediterraneo. Un’analisi scientifica commissionata dal WWF suggerisce inoltre che cambiamenti mirati all’attuale piano di recupero potrebbero ridurre la mortalità giovanile di circa il 40% (soprattutto dei pesci neonati), consentendo alla popolazione di ricostituirsi completamente cinque anni prima dell’obiettivo fissato dal piano per il 2031. L’Unione Europea – parte contraente dell’ICCAT – conta circa il 75% degli sbarchi annuali di pesce spada nel Mediterraneo. Per questo motivo, il WWF chiede alla Commissione Europea di proporre e attuare una chiusura della pesca con il sistema palangaro pelagico nei mesi di ottobre e novembre (più un mese aggiuntivo). Solitamente, il pesce spada si riproduce inl Mediterraneo durante l’estate, per cui in autunno i giovani esemplari sono estremamente voraci e facilmente insidiabili dai palangari che pescano il pesce spada adulto o altre specie pelagiche come il tonno. Un divieto di pesca allo spada durante l’autunno consentirebbe ai giovani pesci spada di raggiungere una taglia maggiore e la maturità, prima di poter essere catturati. Questo cambiamento, insieme a un’applicazione più severa del divieto di commercializzazione del pesce spada sotto taglia (sotto i 100 cm), non solo potrà accelerare il recupero dello stock, ma avrà anche un impatto positivo sul reddito dei pescatori, aumentando la quantità e il valore delle catture nel lungo periodo. Abbiamo stimato un aumento delle catture del 10% nell’arco di un decennio, con un aumento dei ricavi lordi stimato al 14%. Eventuali iniziali perdite economiche che queste misure comporterebbero per il settore della pesca nel breve periodo, sarebbero ampiamente compensate dai benefici ecologici ed economici che uno stock in salute offrirebbe a lungo termine. L’alternativa è una ripresa molto più lenta e la persistenza dell’illegalità che minaccia non solo il nostro mare, ma anche quei pescatori che rispettano le regole e lavorano per fornire ai consumatori un prodotto legale, tracciabile e sicuro.

IL PROGETTO LIFE SWIPE – Per contrastare i crimini di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche. Questi sono anche gli obiettivi del progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine.

[1] Secondo l’International Commission for the Conservation of Atlantic Tuna (ICCAT), la biomassa riproduttiva dello stock di pesce spada (SSB) – il peso combinato di tutti i singoli pesci dello stock in grado di riprodursi – era inferiore dell’88% rispetto ai livelli considerati sicuri per mantenere lo stock. Le catture sono state due volte superiori a quelle che avrebbero dovuto sostenere la popolazione.

[2] https://www.iccat.int/Documents/Recs/compendiopdf-e/2016-05-e.pdf.

[3] https://www.iccat.int/Documents/Meetings/Docs/2020/REPORTS/2020_SWO_MED_ENG.pdf

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