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Archive for the ‘mari e oceani’ Category

TRA LORO NON C’È L’ITALIA. Roma, 1 aprile 2021

Il 31 marzo 2021 era la scadenza entro la quale ogni Stato Membro dell’UE avrebbe dovuto presentare il proprio Piano di gestione dello spazio marittimo. L’Italia purtroppo non è tra i 6 paesi che hanno rispettato questo termine. Magra consolazione sapere che non siamo i soli. Purtroppo, tra quelli che non ce l’hanno fatta, risultiamo tra gli ultimi e ben lontani da svilupparlo e implementarlo. La Pianificazione dello Spazio Marittimo (PSM) non è solo indispensabile come strumento per raggiungere gli obbiettivi di sostenibilità richiesti dalla Marine Strategy Framework Directive (MSFD) e dalla nuova Strategia per la biodiversità 2030 dell’UE, ma lo è anche per raggiungere una sostenibilità sociale ed economica nel pieno rispetto dell’ecosistema marino. Grave quindi che l’Italia, una penisola in mezzo a un mare ricco di tradizioni e valori millenari e con oltre 8000 km di coste, non si sia organizzata in tempo e conformemente alle tempistiche stabilite dalla Direttiva PSM (ratificata dall’Italia il 17 ottobre 2016 con decreto legislativo n.201). La PSM con approccio ecosistemico è vitale per assicurare nel lungo termine un equilibrio sostenibile tra la natura e le attività umane come la pesca, l’acquacoltura, il trasporto marittimo così come quelle attività che stanno crescendo rapidamente come l’eolico offshore e che pertanto chiedono spazio. Di conseguenza la PSM è chiamata anche nello strategico ruolo di risolvere i conflitti d’uso per lo spazio marittimo e, ove possibile, creare sinergie compatibili tra differenti settori. Quest’ultimo aspetto evidenzia l’importanza di coinvolgere sin dall’inizio del processo di pianificazione tutti gli stakeholders, dai grandi ai piccoli, e attraverso un approccio partecipativo, inclusivo e trasparente, raggiungere un piano di gestione che sia supportato dal basso. Partecipazione che, oltre ad essere richiesta dalla Direttiva PSM e MSFD, è indispensabile per poter pianificare una vision sia di protezione della biodiversità, sia di sostenibilità socioeconomica nel breve (2030) e nel lungo termine (2050) che gioverebbe anche dal punto di vista della solidità del nostro paese per quanto riguarda determinati investimenti economici (come per esempio l’eolico offshore). L’Italia, come tutti gli Stati membri costieri dell’UE, deve tenere in debita considerazione il modo in cui il proprio piano contribuisca a raggiungere gli obbiettivi politici chiave, come il raggiungimento di un buono stato ambientale nelle sue acque (un obbiettivo la cui scadenza è già passata) e la protezione di almeno il 30% del proprio spazio marittimo entro il 2030, di cui il 10% rigorosamente protetto, come stabilito nella strategia dell’UE sulla biodiversità. La Commissione ha tempo fino al 31 marzo 2022 per consegnare un rapporto al Parlamento Europeo e al Consiglio che valuti i progressi fatti nell’attuazione della direttiva PSM. Il WWF chiede alla Commissione Europea di reagire di conseguenza quando si accerta che gli Stati Membri non rispettano i requisiti della PSM e non raggiungono gli obbiettivi fissati. Per aiutare a guidare questo processo, il WWF ha appena pubblicato un documento che rafforza le basi di un approccio ecosistemico alla PSM, offrendo una serie di indicatori precisi per una PSM ecosistemica di successo in tutte le acque europee. Il WWF chiede quindi all’Italia di non perdere ulteriore tempo predisponendo urgentemente un serio Piano di gestione dello spazio marittimo e chiede che tale processo avvenga con il coinvolgimento delle stesse associazioni ambientaliste.

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CHIUDIAMO L’ERA DEI COMBUSTIBILI FOSSILI CHE FANNO MALE AL CLIMA E INQUINANO I MARI DI TUTTO IL MONDO. L’incidente è sintomo di un ecosistema sotto pressione. Roma, 23 febbraio 2021

La recente fuoriuscita di petrolio in Israele causata dal passaggio di una petroliera sembra aver inquinato 170 km di spiagge e scogliere, tra cui una riserva naturale. Uccelli, tartarughe marine e pesci continuano ad affiorare imbrattati di catrame, e il petrolio sversato è stato probabilmente la causa della morte di una balenottera comune la cui carcassa è stata rinvenuta a riva nei giorni scorsi. Questo sversamento di petrolio impatterà gravemente e a lungo termine un ecosistema delicato e già soggetto a forti pressioni come quello Mediterraneo, e  ci ricorda la necessità di proteggere il Mare Nostrum,  uno dei mari economicamente più importanti al mondo: genera infatti un valore economico annuo stimato di 450 miliardi di dollari proveniente dalle attività e dalle risorse legate al mare (vedi il report WWF Reviving the Economy of the Mediterranean Seahttps://d2ouvy59p0dg6k.cloudfront.net/downloads/reviving_mediterranean_sea_economy_full_rep_lowres.pdf). Tale economia dipende però dalla salute della biodiversità e degli ecosistemi marini, che sono minacciati dal cambiamento climatico e da una crescita insostenibile: si prevede infatti che alcune attività antropiche, come l’estrazione di petrolio e gas e il traffico nautico, si espandano ulteriormente nei prossimi anni. Il Mediterraneo ospita già circa il 15% del traffico marittimo globale, che si prevede aumenterà del 4% all’anno. La maggiore capacità del Canale di Suez ha raddoppiato il numero di navi da carico che attraversano il Mediterraneo, sempre più rotte si stanno aprendo, con navi sempre più grandi e questo significa sempre maggiori impatti ambientali: inquinamento acustico, collisioni con i mammiferi marini, inquinamento chimico e rischio di sversamenti sempre più alto. È evidente che la Blue Economy del Mediterraneo non abbia possibilità di crescere e prosperare nel lungo termine in un mare sempre più a rischio, e vada ripensata.  E’ fondamentale ridurre l’impatto del traffico marittimo nel Mare Nostrum, per evitare le aree vulnerabili, come le aree marine protette e le riserve naturali, che sono per definizione a maggior rischio di tali impatti, nonché eliminare la dipendenza dal petrolio, responsabile come tutti i combustibili fossili dei cambiamenti climatici. Ma questo non basta, i paesi del Mediterraneo dovrebbero infatti impegnarsi a proteggere il 30% del Mare nostrum entro il 2030, in linea con un New Deal for Nature and People, per garantire la rigenerazione degli ecosistemi marini e la salute delle attività economiche che da essi dipendono. Qui le raccomandazioni WWF per un Piano per la Ripresa Blu del Mediterraneo – https://www.wwfmmi.org/medtrends/. 

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Greenpeace Italia, Legambiente e WWF sul decreto legge Milleproroghe. Roma, 23 febbraio 2021

Con la mini proroga di 7 mesi (da febbraio a fine settembre 2021) della scadenza per l’approvazione definitiva del PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee), all’esame dell’Aula alla Camera, in attesa del voto definitivo sul decreto Milleproroghe, il Parlamento non risolve il problema delle trivellazioni nel nostro paese, ma sottovaluta gli impegni sulla decarbonizzazione assunti con l’Europa dal nostro Paese, insieme agli altri Stati Membri della UE. Per rispettare gli obiettivi dell’European Green Deal Greenpeace Italia, Legambiente e WWF chiedono alle forze politiche di maggioranza di dotare quanto prima il nostro Paese di una legge, analoga a quelle approvate in Francia e, recentemente in  Danimarca (uno dei maggiori produttori di petrolio della UE) che stabilisca un chiaro termine ultimo, coerente con l’obiettivo europeo del  conseguimento della neutralità climatica entro il 2050, di validità delle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi e che preveda, di conseguenza, un fermo delle autorizzazioni per le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi. In tale prospettiva, un eventuale Piano delle Aree Idonee approvato a settembre non potrebbe che prevedere la limitazione delle aree per la prospezione ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi, a mare e a terra, per poter davvero portare il nostro Paese da qui a vent’anni a un blocco di tutte le attività di estrazione di gas e petrolio. Tuttavia, considerati i tempi necessari per arrivare dalle prospezioni all’estrazione di idrocarburi, e rientrare dagli investimenti, autorizzare nuovi progetti non avrebbe senso perché sarebbero comunque fuori tempo massimo all’interno di un piano serio di decarbonizzazione. Greenpeace Italia, Legambiente e WWF, sottolineano come: il PiTESAI nasca per garantire la transizione energetica e per valorizzare la sostenibilità ambientale e che le previsioni e le scelte del Piano da approvare a settembre, conclusa la procedura di Valutazione Ambientale Strategica,  debbano essere coerenti con il conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 e quindi con la progressiva decarbonizzazione della economia italiana, stabiliti dalla Commissione Europea nell’ European Green Deal (Comunicazione della Commissione Europea dell’11/12/2019) sia necessaria l’approvazione di una normativa, analoga a quelle adottate in Danimarca e in Francia, in cui sia fissato un chiaro termine ultimo, coerente con l’obiettivo europeo del conseguimento della neutralità climatica entro il 2050, di validità delle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi e che preveda, di conseguenza, un fermo progressivo delle autorizzazioni. Le associazioni richiamano i vantaggi economici della creazione di una filiera economica per lo smantellamento, la bonifica, il recupero e il riuso dei materiali delle piattaforme e dei pozzi a terra e a mare, che assicuri la giusta transizione verso un’economia verde. Nei nostri mari ci sono numerosi relitti di piattaforme non produttive (le associazioni con il Ministero per lo Sviluppo Economico ne avevano individuate nel 2018 almeno 34 solo nell’Adriatico, da smantellare) e di servitù petrolifere che mettono a rischio l’ambiente e i settori economici che vivono delle risorse naturali, colpiti duramente da questa pandemia (solo nel settore della pesca sono 60mila gli addetti in Italia e di turismo costiero vivono almeno 47mila esercizi). Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano che il settore dell’estrazione di gas e petrolio sul territorio nazionale (tutte le riserve petrolifere nei nostri mari coprirebbero il fabbisogno nazionale solo per 7 settimane – dati MiSE) sopravvive artificiosamente per i numerosi incentivi, sovvenzioni e esenzioni che lo tengono forzosamente in vita. Questo comunicato stampa è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia a nome di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia.

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LA PAGINA ECOTIPS SUL SITO WEB DEL WWF SI AGGIORNA CON NUOVI CONTENUTI PER UN’ESTATE AMICA DEL MARE

Clicca per avviare il video su YOUTUBEhttps://www.youtube.com/watch?v=Z159EsZSdxM&feature=youtu.be.

Qui il video su Twitterhttps://twitter.com/WWFitalia/status/1283335871438225415.

Arrivano suggerimenti per difendere gli squali… anche a tavola, per il refill contro l’inquinamento da plastica monouso, aperitivi virtuali per conoscere i cetacei e ricette sostenibili. Roma, 15 luglio 2020

A questo link la pagina ECOTIPS con i Blutipshttps://www.wwf.it/ecotips.cfm.

Qui la pagina della campagna WWF IL MONDO CHE VERRÀ – per suggerimenti, richieste e suggestioni per il Mare che Verrà – https://www.wwf.it/il__mondo_che_verra.cfm.

Proseguono le proposte WWF per la comunità di GenerAzioneMare programmate per l’estate: lo spazio virtuale nato durante il lock-down continua a sostenere la difesa del Capitale Blu del Mediterraneo. Questa settimana le specie simbolo da salvare sono gli squali, in onore della Giornata Mondiale – 14 luglio – appena trascorsa: non tutti sanno, infatti, che l’Italia è uno dei maggiori mercati al mondo per il consumo di carne di squalo, ma nella maggior parte delle volte non si tratta di un consumo volontario, bensì di frodi alimentari. Nel caso dello squalo, questo viene spesso spacciato sui banchi del pesce come “pesce spada”, anche se si tratta di tranci di verdesca o di mako, due specie gravemente minacciate nel Mediterraneo. Pesce spada e verdesca sono animali ben diversi ma una volta ridotti in tranci senza pelle sono difficilmente distinguibili. Blu-Ecotips aiuta a fare un confronto tra le immagini e fornisce consigli come la ricerca dell’etichettatura completa o la certificazione. E sempre in chiave di consumo responsabile la pagina da oggi si arricchisce di un nuovo spazio, le ‘ricette amiche del mare’ per le quali i prodotti suggeriti garantiscono un’impronta più leggera del nostro menù sull’ambiente marino. Il video-consiglio di questa settimana per eliminare gli imballaggi in plastica monouso ci porta nel mondo del refill: la responsabile consumi sostenibili Eva Alessi, ci guida in questa pratica che, una volta diventata abitudine, aiuta a impedire la produzione di volumi enormi di rifiuti plastici composti da contenitori usa e getta di detersivi e saponi, utilizzati solo per pochi giorni. Contro l’emergenza plastica infatti il riciclo attraverso la raccolta differenziata non basta:  oltre il 90% della plastica deriva da fonti fossili ed è responsabile dal 4 all’8% del consumo globale di petrolio e gas la cui estrazione e raffinazione sono connesse al cambiamento climatico e all’inquinamento atmosferico Non solo acqua in borraccia quindi: le abitudini quotidiane possono cambiare anche nell’acquisto di saponi per la lavatrice, per i piatti o lavastoviglie, shampoo e bagnoschiuma. Al contrario, gettando i contenitori nella spazzatura non buttiamo via solo plastica ma anche tutte le risorse usate per produrre quel flacone. Inoltre, la gran parte degli imballaggi in plastica è soggetto a “downcycling”: invece di essere utilizzata per produrre nuovi imballaggi in plastica riciclata, viene riprocessata per prodotti di qualità inferiore a quelli di provenienza e che non sono più riciclabili. Se consideriamo poi che produrre plastica vergine spesso costa meno che produrre quella riciclata, è facile rendersi conto della complessità della questione. Il riciclo da solo, quindi, non è la soluzione, bisogna ridurre urgentemente la produzione di plastica usa e getta: la soluzione passa per il riuso e sulla lunga vita degli oggetti e dei materiali. Acquistare prodotti sfusi è conveniente, in quanto si riducono i costi dei flaconi, dei tappi, dei trasporti e il risparmio per il consumatore è del 20% circa rispetto a quello dei detersivi e detergenti tradizionali. Infine, per chi volesse continuare a imparare di più su balene e delfini, proseguono anche gli APERIPELAGOS: ogni lunedì e giovedì fino a fine luglio proseguono gli incontri con esperti e ricercatori sulla pagina Facebook di WWF Italia. I BluTips sono una miniera di informazioni, suggerimenti, consigli e curiosità per aiutare a far crescere una nuova consapevolezza nei confronti dell’ambiente e delle sue risorse e costruire tutti insieme il Mondo che Verrà.

 

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Il palinsesto di scoperte, curiosità, incontri con esperti e idee per la GenerAzioneMare.

Roma, 9 giugno 2020 – Link alla pagina web wwf.it/ecotips –

https://www.wwf.it/ecotips.cfm?utm_source=web&utm_medium=cs&utm_campaign=CoronaVirus.

Link alla pagina web di GenerAzioneMarehttps://www.wwf.it/mediterraneonew.cfm.

Link alla cartella multimediale con le immaginihttps://www.dropbox.com/sh/5hx70gxu53hp4aw/AABxKukq89PgT2Aa_duJT8JUa?dl=0.

Conoscere le specie dei fondali marini più elusive o partecipare alla mappatura delle reti fantasma che minacciano gli ambienti oceanici, scoprire le curiosità sugli abitanti del Santuario Pelagos a tu per tu con esperti e ricercatori seguendo gli AperiPelagos, programmati sui canali social. E ancora diventare esperti conoscitori di tracce di specie rare come tartarughe marine, fratino e imparare a consumare pesce sostenibile con la Guida digitale. Partecipare alle pulizie delle spiagge, seguire i consigli degli esperti per uno stile di vita amico del mare, imparare nuovi giochi da fare insieme ai più piccoli sulla spiaggia, in vacanza per esplorare i segreti del pianeta blu che ci circonda. Sono alcune delle proposte per la comunità di GenerAzioneMare che il WWF lancia per tutta l’estate ogni settimana sulla pagina ECOTIPS, lo spazio virtuale nato durante il lock-down e che nei prossimi mesi accompagnerà la campagna del WWF dedicata alla difesa del Capitale Blu del Mediterraneo.  Questa settimana il videoclip con Eva Alessi, responsabile consumi sostenibili e risorse naturali del WWF Italia, che insieme al piccolo Livio ci aiuta a non ‘lasciare tracce’ nelle nostre passeggiate e nelle giornate al mare, indicandoci dove conferire le varie tipologie di rifiuto e come rispettare la natura. Clicca QUI per scaricare il video –

https://www.dropbox.com/s/om7xr811dbzrk26/Estate%20in%20Stile%20Ecotips%20-%20Senza%20Tracce.mp4?dl=0.

In questi giorni prosegue la challenge #traildireeilFARE lanciata insieme a OVS per cimentarsi in sfide concrete, semplici e divertenti da fare in famiglia per costruire insieme il mondo che verrà. L’estate è il periodo ideale per imparare un modo diverso di vivere la natura, la spiaggia, facendo sport o accompagnando i nostri amici a 4 zampe in natura. Ogni gesto, anche il più piccolo, può fare la differenza e darà un sapore nuovo alla vacanza, consentendoci di vivere al meglio la natura che ci circonda.

 

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Lunedì 8 giugno è la Giornata Mondiale degli Oceani. “Il futuro dell’intera regione è nel mare”. E in Italia prende il via GenerAzioneMare, la campagna estiva del WWF animata da una grande community che difende specie, habitat, lotta contro l’inquinamento da plastica e sostiene la pesca sostenibile. Roma, 8 giugno 2020

Il sito della Campagna WWF Italiahttps://www.wwf.it/mediterraneonew.cfm.

Gli scenari per il Mediterraneohttps://www.wwfmmi.org/medtrends/. Scheda di approfondimentohttps://www.dropbox.com/s/xsc5r63rctij1nk/scenari%20mediterraneo%20_%20scheda.DOCX?dl=0.

Link alla Cartella Multimediale con le immagini

https://www.dropbox.com/sh/0x7fijxhatj88zx/AAAylmGM9IojsKQkF-QAj0HLa?dl=0.

In un Mediterraneo devastato dalla pandemia COVID-19 e che si avvia faticosamente ad una stagione turistica poco promettente, il WWF lancia un appello ai 22 paesi e territori costieri in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani: la proposta è quella di lavorare insieme su un “BLUE RECOVERY PLAN” (Un Piano per la Ripresa) per la regione. Quelle del mare sono le risorse naturali e socio economiche condivise più importanti su cui i governi dovrebbero concentrarsi per garantire un futuro di prosperità e stabilità ai propri cittadini.  Il WWF ha stimato [2] che l’economia legata agli oceani nel Mediterraneo può generare un valore annuo di circa 400 milioni di euro, l’equivalente di oltre la metà del Fondo per la Ripresa proposto dall’UE [3]. Ma questa ‘economia blu’ può mettersi in moto solo se un’efficace protezione del mare e uno sviluppo economico sostenibile diventano la norma. “Il Mediterraneo è un concentrato di biodiversità che tutto il mondo ci invidia, con oltre 17.000 specie, paesaggi evocativi, ricco di cultura, tradizioni – ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia – I paesi che condividono questa grande ‘oasi marina’ hanno quindi un’enorme responsabilità verso i propri cittadini e la nostra proposta punta ad un futuro sostenibile del mare, per il mondo che verrà”.

I DUE PILASTRI DEL “BLUE RECOVERY PLAN”

L’iniziativa del WWF “A Blue Recovery for the Mediterranean – Il Piano per La Ripresa Blu del Mediterraneo” parte da dati che mostrano un peggioramento delle prospettive ecologiche ed economiche del Mediterraneo nel 2020 [1] e indica una serie di priorità e raccomandazioni per garantire ecosistemi marini sani, più posti di lavoro e migliori condizioni di vita entro il 2030.  Prima di tutto dobbiamo lasciare che il mare ‘riprenda fiato’ e recuperi uno status naturale. Al momento appena l’1,27% del Mediterraneo è effettivamente protetto mentre i maggiori scienziati del mondo concordano sul fatto che almeno il 30% del mare dovrebbe essere tutelato. Le aree protette marine gestite in modo efficace sono fondamentali per ricostruire gli stock ittici, sostenere attività di pesca e turismo sostenibili e mitigare gli effetti del cambiamento climatico. In secondo luogo, dobbiamo ripensare il nostro sistema economico. Le analisi economiche del WWF 2020 [1] mostrano che tutti i sette principali settori marittimi – dal trasporto marittimo all’acquacoltura, dalla nautica da diporto alla pesca ricreativa e su piccola scala – si basano o competono su aree marine chiave, lasciandole in uno stato di grave esaurimento. Il declino di queste risorse naturali comporterebbe inevitabilmente il declino della maggior parte dei settori economici della regione e delle molte comunità che dipendono da essi.

IL RUOLO DELL’ITALIA

L’Italia è uno dei paesi più ricchi in Europa e nel Mediterraneo in termini di biodiversità anche marina che forniscono un capitale naturale elevatissimo: sequestro del carbonio fornito dai nostri mari vale tra i 9,7 e i 129 milioni di Euro  l’anno, mentre la funzione protettiva delle praterie marine di posidonia contro l’erosione costiera ha un valore economico stimato circa 83 milioni di Euro l’anno (Primo rapporto sul Capitale Naturale).

DA OGGI AL VIA LA CAMPAGNA GENERAZIONEMARE, PER IL MONDO CHE VERRÀ

E da oggi in Italia e per tutta l’estate  il WWF ha anche dato il via a GenerAzioneMare : al suo terzo anno,  questa campagna  ha costruito una vera e propria community con volontari, cittadini, scienziati, pescatori, aziende, tutti uniti per difendere il patrimonio Blu del Mediterraneo. Nel ricco palinsesto estivo sono previste attività sul campo, come liberazioni di tartarughe e sorveglianza dei nidi. La ricerca sui cetacei avverrà attraverso il monitoraggio delle specie e sulle minacce che affrontano come pesca, traffico nautico, rumore antropico e plastica all’interno del santuario Pelagos anche grazie all’iniziativa VELE DEL PANDA in collaborazione con WWF Travel. In cantiere anche  incontri con i pescatori, tagging su squali e tartarughe per identificare i loro spostamenti e il comportamento, pulizia di spiagge e coste anche in versione adatta alla sicurezza sanitaria con i SELF PLASTIC FREE TOUR; e poi mappatura delle reti fantasma sui fondali, con la community WWF SUB. Inoltre, prosegue l’attivazione digitale nata durante il lockdown – ECOTIPS sulla pagina WWF per scoprire/conoscere/imparare mare , si potranno scoprire i segreti di balene e delfini con gli APERIPELAGOS (primo appuntamento stasera alle 17 e poi alle 19) , incontri virtuali con esperti Facebook di WWF, imparare a riconoscere e segnalare la presenza di specie marine (tartarughe, cetacei, fratino, o le specie ‘fantasma’ dei fondali), e infine, i consigli per menù sostenibili di pesce.

Giuseppe Di Carlo, Direttore della WWF Mediterranean Marine Initiative, ha dichiarato: “Disastri ecologici, temperature in aumento, crisi dei rifugiati, disoccupazione e ultimo, ma non meno importante, la pandemia: la regione mediterranea è in costante stato di emergenza, incapace di il futuro. La mappa del Mediterraneo vede un grande bacino blu al centro che tiene insieme i 22 paesi costieri. Il mare è l’unico e più importante tesoro naturale ed economico che possediamo. Ed è qui che dobbiamo investire se vogliamo avere la possibilità di una ripresa reale e a lungo termine. La recente interruzione di alcune attività marittime a causa di COVID-19 ha confermato che se riduciamo la pressione sul mare, gli stock ittici e gli habitat marini potrebbero ricostruire rapidamente e fornire le risorse necessarie a sostenere il nostro rilancio socioeconomico. Abbiamo bisogno di cambiamenti coraggiosi se vogliamo dare alle giovani generazioni la possibilità di vivere e lavorare nel Mediterraneo“. Nel Mediterraneo purtroppo i servizi ecosistemici sono a forte rischio: il 33% degli habitat marini italiani di interesse comunitario, tra cui praterie di posidonia, foreste di macroalghe e coralligene, presentano uno stato di conservazione inadeguato. Questo a causa delle elevate pressioni cui sono soggetti mari e coste Italiani: nel 2015 l’Italia era al terzo posto in Europa per volume di traffico merci via mare e al primo per numero di passeggeri, la prima destinazione crocieristica d’Europa, con 700 porti, una flotta di pesca tra le più grandi in Europa e un settore di acquacoltura in fortissima espansione.

PESCA: UN SETTORE CHIAVE

La pesca è l’esempio più lampante di come la sopravvivenza di un settore economico dipenda dalla sostenibilità ambientale. Anni di pesca eccessiva hanno reso il Mediterraneo il mare più sfruttato al mondo con conseguenze sul settore: molte attività di pesca sono crollate, le flotte si riducono e i piccoli pescatori sono costretti a lasciare il lavoro mentre i giovani si allontanano dalle comunità. Una migliore gestione della pesca e una maggiore protezione marina permetterebbero al settore di rimettersi in piedi e lavorare in modo sostenibile. Inoltre i pescatori devono condividere il mare con altri settori in crescita: l’acquacoltura è quadruplicata negli ultimi 20 anni e rappresenta già oltre la metà della produzione totale del pescato nel Mediterraneo, mentre il trasporto marittimo potrebbe crescere del 4% l’anno. Anche il turismo, nonostante il possibile rallentamento dovuto alle restrizioni di COVID-19, ha visto una forte crescita negli ultimi anni. Più della metà dei superyacht del mondo solcano le acque del Mediterraneo ogni estate, ma l’ancoraggio è anche la prima minaccia per i fondali nelle aree marine protette. Diventa quindi cruciale gestire questi sviluppi in modo coordinato ed evitare danni irreparabili alle risorse marine da cui dipendono.

Note per l’editore.

[1] Le mappe economiche e le analisi qui incluse sono state sviluppate nell’ambito del progetto UE PHAROS4MPAs di cui il WWF ha fatto parte nel 2019-2020, che ha valutato il modo in cui il traffico marittimo, i parchi eolici offshore, l’acquacoltura, le crociere, la pesca su piccola scala, la pesca ricreativa e la nautica da diporto influisce sulle aree marine protette del Mediterraneo e suggerisce approcci strategici per evitare o mitigare gli impatti.

[2] Nel 2017, il WWF ha prodotto un rapporto Ravvivare l’economia del Mar Mediterraneo calcolando che le attività legate agli oceani nel Mar Mediterraneo generano un valore economico annuo di 450 miliardi di dollari USA (circa 400 miliardi di euro), che rispetto al PIL regionale, lo rende la quinta economia della regione dopo Francia, Italia, Spagna e Turchia. Questo valore rappresenta circa il 20% del PML (Prodotto Marino Lordo) annuale del mondo in un’area che costituisce solo l’1% dell’oceano mondiale. Inoltre, le attività economiche del Mar Mediterraneo sono state valutate con l’incredibile cifra di 5,6 trilioni di dollari USA.

[3] La Commissione europea ha proposto un fondo per il recupero dell’UE del valore di 750 miliardi di euro (670 miliardi di sterline; 825 miliardi di dollari).

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E LUNEDÌ ARRIVA UNA PROPOSTA PER IL MEDITERRANEO… Roma, 6 giugno 2020

La Giornata mondiale degli Oceani è alle porte (si celebrerà lunedì 8 giugno) e il WWF la celebra anticipando in questo weekend alcune delle attività che vedranno in azione per tutta l’estate la comunità di GenerAzioneMare nata grazie alla campagna in difesa del Capitale Blu. Per il terzo anno il WWF coinvolgerà volontari, cittadini, ricercatori, aziende, pescatori, aree marine protette, tutti uniti per difendere la bellezza, le risorse e il valore economico delle risorse del mar Mediterraneo. L’economia blu può, infatti, mettersi in moto solo con un’efficace protezione del mare e uno sviluppo sostenibile delle attività umane: a questo proposito lunedì, nella Giornata Mondiale Oceani, il WWF lancerà al livello regionale il suo piano per il Mediterraneo, una proposta per superare la fase POST-COVID e che al suo interno vede scenari di sviluppo economico da condividere con tutti i paesi e comunità costiere del bacino. Il WWF ha già stimato come l’economia legata agli oceani nel Mediterraneo possa generare un valore annuo di quasi 400 milioni di euro, l’equivalente di oltre la metà del Fondo di recupero annuale dell’Unione Europea.

GENERAZIONEMARE IN AZIONE. Da questa mattina i volontari sono già al lavoro sulla spiaggia che costeggia l’Oasi di Burano in Toscana: nel rispetto delle regole sanitarie gli attivisti, armati di guanti, sacconi e… mascherine stanno liberando da rifiuti di plastica e altri inquinanti i 12 km di litorale ancora intatto e tipico della costa maremmana. Nel corso dell’estate il Tour Plastic Free sarà proposto anche in chiave SELF TOUR, per conciliare le necessarie regole di distanziamento con una delle azioni più significative di attivismo contro la contaminazione da plastica dei nostri mari. Domani, invece, sarà la volta di uno dei simboli della biodiversità, le tartarughe marine, al centro di molte attività di ricerca e recupero del WWF: appuntamento alle ore 10 presso Bisceglie approdi. Il WWF ha organizzato la liberazione di Natalina, unaCaretta caretta di circa 30 cm segnalata il 5 gennaio scorso da alcuni cittadini sulla spiaggia di Barletta, dopo una mareggiata, alla Capitaneria di Porto locale. Natalina è stata poi trasferita al Centro di Recupero di Molfetta. L’animale, in stato ipotermico, è stato esaminato con RX presso il Dipartimento di medicina veterinaria di Bari per verificare eventuali patologie. Dopo il periodo di degenza al Centro WWF è finalmente arrivato il momento di tornare in libertà. La liberazione avverrà in collaborazione con la Bisceglie approdi, il Circolo della Vela di Bisceglie e la Capitaneria di Porto di Bisceglie.

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sit in a Napoli

SAVE THE DATE – COP21: DOMANI A NAPOLI FLASH MOB WWF – MERCOLEDI’ 4 DICEMBRE ORE 11.00 – PIAZZA DEL MUNICIPIO (lato installazione artistica dei lupi) – Roma, 3 dicembre 2019

FLASH MOB DEL WWF. Volontari del WWF insieme a decine di pandini di cartapesta, simbolo della natura del pianeta, lanceranno da una delle piazze principali di Napoli un messaggio per la protezione del Mediterraneo destinato ai delegati della COP21 sulla Convenzione di Barcellona, in svolgimento nella città partenopea.

IL WWF ALLA COP21. Il WWF è coinvolto nel meeting COP21 sulla Convenzione di Barcellona come partner MAP e membro della Commissione mediterranea per lo sviluppo sostenibile della Convenzione, l’organo consultivo delle Parti contraenti, per aiutare a integrare le questioni ambientali nei loro programmi socio-economici e promuovere politiche di sviluppo sostenibile nella regione del Mediterraneo.

COP21: SIT-IN WWF PER IL MEDITERRANEO – PROTECT NATURE AND PEOPLE. PROTEGGERE LA NATURA E LE PERSONE. Clicca qui per scaricare la foto simbolohttps://www.dropbox.com/s/g6ego8wedj4l6l1/07.jpeg?dl=0.

Nel giorno in cui i Ministri dei Paesi del Mediterraneo discuteranno del futuro del nostro mare, il WWF lancia un messaggio per la difesa del Mare Nostrum ai delegati della COP21 della Convenzione di Barcellona, in svolgimento a Napoli. I volontari dell’associazione questa mattina hanno aperto uno striscione con lo slogan Proteggere la Natura e le Persone – PROTECT NATURE AND PEOPLE accanto ai simboli della natura selvaggia, i lupi dell’artista cinese Liu Ruowang diventati ormai un’icona della città partenopea. Il WWF ha voluto così richiamare l’urgenza di un mediterraneo sostenibile richiamando gli obiettivi globali di tutela della biodiversità e per un’economia BLU. La richiesta è per un impegno più stringente su tutte le emergenze: inquinamento, plastica, clima, sovrasfruttamento delle risorse ittiche, trivellazioni, traffico marittimo. Roma, 4 dicembre 2019 – Cartella con le immagini del SIT-INhttps://www.dropbox.com/sh/2x4zuxhrljmjson/AAAlzMDkxMD3GRmocX1zAxaya?dl=0.

 

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Secondo giorno della COP 21 della Convenzione di Barcellona. NEL MEDITERRANEO L’80% DEGLI STOCK ITTICI SOVRASFRUTTATI, TRAFFICI MARINI IN AUMENTO E PIÙ DI 18 MILA CHILOMETRI DI COSTA ARTIFICIALIZZATI. Dal WWF cinque linee di azione per un’economia blu sostenibile e progetti pilota per una migliore gestione della pesca nel Mediterraneo. Roma, 3 dicembre 2019

I 22 Paesi del Mediterraneo insieme all’Unione Europea sono chiamati a stabilire obiettivi e traguardi chiari, condivisi e vincolanti per mettere in atto una Economia Blu Sostenibile che tuteli efficacemente il nostro mare e coinvolga le istituzioni locali, il mondo della ricerca e i settori economici. È questo l’appello del WWF in occasione della seconda giornata della COP 21 della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo in corso a Napoli (Castel dell’Ovo), alla luce dei dati sullo stato di stato di salute precaria del Mare Nostrum: nel bacino che costituisce meno dell’1%  dei mari mondiali, si concentra il 15% dei traffici marittimi globali di merci, mentre l’80% degli stock ittici esaminati sono sovrasfruttati e oltre il 40% delle coste (18.400 km su 46.000) risultano in qualche modo artificializzate. Oggi, martedì 3 dicembre, il WWF ha contribuito ai lavori della COP21 con l’intervento di Isabella Pratesi, Direttore Conservazione del WWF Italia, al side event sul capitale naturale (dalle 9.00 alle 10.00), mentre Giuseppe Di Carlo, Direttore della WWF Mediterranean Marine Initiative interviene al side event sulle Aree Marine Protette (ore 13.00 – 15.00). Giuseppe Di Carlo ha riportato gli ultimi dati ufficiali elaborati dal WWF sullo stato di salute precaria in cui versano le risorse marine del Mediterraneo dopo decenni di eccessivo sfruttamento economico.  Il nostro mare ha già perso il 41% delle specie di mammiferi marini, il 34% della popolazione totale di pesci, e il 24% delle popolazioni di posidonia; mentre il 13% della specie di antozoi (che includono coralli e specie associate) sono a rischio di estinzione. Di Carlo centra l’attenzione sulle allarmanti previsioni di alcuni settori chiave del Mediterraneo che mettono a rischio un ecosistema già altamente vulnerabile: il WWF stima che da qui al 2030 i traffici marittimi crescano del 4% l’anno; mentre la pesca professionale nel Mediterraneo declinerà inesorabilmente, considerando anche che già oggi il 60% del pesce che finisce sulle nostre tavole è importato. La WWF Mediterranean Marine Initiative indica cinque linee di azione per una Economia Blu Sostenibile basata su ecosistemi sani e produttivi:

l’individuazione di strumenti finanziari e un sistema di incentivi per il sostegno di settori economici più sostenibili;

l’adozione di strumenti e di best practices per evitare e ridurre gli impatti dei settori tradizionali della blue economy;

l’implementazione di un approccio ecosistemico per la pianificazione spaziale marittima e la gestione integrata della fascia costiera;

l’esclusione degli impatti negativi su aree marine protette a vario titolo;

la promozione della partecipazione e della consultazione dei settori economici e delle comunità legati al mare.

Il WWF Italia, che con la relazione di Isabella Pratesi si sofferma sul settore della pesca proponendo un pacchetto di buone pratiche per un’alleanza tra le associazioni ambientaliste e il settore della piccola pesca. La piccola pesca costituisce più dell’84% della flotta operante nel Mediterraneo, e il 44% della capacità di pesca, dà occupazione ad almeno il 62% della forza lavoro totale a bordo dei pescherecci e fornisce circa il 24% del valore totale delle catture nella regione. Con l’obiettivo di coinvolgere i soggetti privati e pubblici attivi nel settore della pesca e di tutelare le risorse naturali marine, WWF Italia e WWF MMI hanno avviato e stanno gestendo un pacchetto di progetti innovativi che coinvolgono oltre ai pescatori (in particolare la piccola pesca) anche le popolazioni e le istituzioni locali, il mondo della ricerca e le organizzazioni non governative. Isabella Pratesi ha presentato oggi a Napoli le esperienze-pilota attivate dal WWF, e in particolare il progetto “Pescare oggi per domani”, che ha come obiettivo lo sviluppo di sistemi di co-gestione della piccola pesca insieme a pescatori, aree marine protette e comuni locali che garantiscano la sostenibilità ecologica, economica e sociale. Il progetto è stato sviluppato dal 2017 in 20 siti pilota di Algeria, Croazia Francia Grecia, Italia, Slovenia, Spagna, Tunisia e Turchia e in Italia in particolare nella Area Marina Protetta di Porto Cesareo in Puglia, nella Area Marina Protetta della Penisola del Sinis in Sardegna e nel Golfo di Patti in Sicilia. Sono queste le best practices attivate dal WWF nei mari italiani per creare un volano di attività economicamente ed ecologicamente sostenibili nel Mediterraneo.

Cartella multimedialehttps://www.dropbox.com/sh/2htnsm47usu3uxl/AADQThGxJ5AnIswuFUHdwTm9a?dl=0.

Qui il Fact-Cheking sul Mediterraneohttps://www.dropbox.com/s/sgtrmk1iz57m2x1/FACT%20CHECK%20SU%20MEDITERRANEOief_IT_25112109_IT_LOW.pdf?dl=0.

 

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Verso la COP 21 – Fact check sulla Convenzione di Barcellona. GESTIONE EFFICACE SOLO PER 1,27 % DEL NOSTRO MARE E APPENA LO 0,03% INTEGRALMENTE PROTETTO. Mari italiani: solo l’1,67% tutelato effettivamente, l’Associazione chiede di rendere efficace la gestione delle Aree Marine Protette e rilanciare il Santuario dei Cetacei. Roma, 29 novembre 2019
Cartella multimediale 
https://www.dropbox.com/sh/2htnsm47usu3uxl/AADQThGxJ5AnIswuFUHdwTm9a?dl=0.

I 21 paesi che si affacciano sul Mediterraneo hanno fallito sinora nell’impegno globale stabilito 10 anni fa (Obiettivo Aichi n. 11 nell’ambito della Convenzione internazionale sulla Diversità Biologica) di proteggere entro il 2020 effettivamente ed efficacemente il 10% del loro mare e di fermare la continua perdita di biodiversità nella regione: lo dimostra il report del WWF reso noto oggi dal titolo: “Verso il 2020: Fact check sulla tutela del Mediterraneo”. Nonostante risulti, solo sulla carta, complessivamente tutelato il 9,68% del Mare Mediterraneo, le aree marine a vario titolo protette (per norme internazionali e nazionali) che hanno propri piani di gestione sono solo il 2,48% e quelle che implementano i propri piani assicurando una gestione effettiva ed efficace sono ancora meno, l’1,27% e localizzate nella sponda nord del Mediterraneo. Se poi si passa a fare un focus su quale percentuale del Mediterraneo sia sottoposta a protezione integrale si scopre che solo lo 0,03% del Mar Mediterraneo beneficia della massima tutela.  L’Italia, che è apparentemente in una buona situazione tutelando a vario titolo il 19,12% delle proprie acque territoriali (0-12 miglia marine) e presentando piani di gestione nel 18,04% che tutelano teoricamente i nostri mari, in realtà non si discosta dallo sconfortante quadro generale descritto dal WWF, considerato che la gestione viene effettivamente implementata solo nell’1,67% delle nostre acque marine. Il Fact check del WWF è stato lanciato in vista della Conferenza delle Parti – COP 21 della Convenzione di Barcellona che riunirà la prossima settimana (2-5 dicembre) a Napoli i 21 governi del Mediterraneo: la richiesta del WWF è di aumentare in maniera considerevole gli investimenti e le risorse nella gestione delle aree protette e ripristinare habitat e specie marine unici minacciati dallo sfruttamento eccessivo e dagli effetti dei cambiamenti climatici globali. L’analisi WWF dimostra che nell’ultimo decennio quasi tutti i paesi del Mediterraneo hanno palesemente disatteso l’obbligo di creare entro il 2020 una rete adeguata di aree marine a vario titolo protette: l’analisi fatta area per area dimostra che questa rete contribuirebbe fortemente al ripristino del capitale naturale marino che si stima possa generare 5.600 miliardi di dollari all’anno, principalmente nei settori della pesca, acquacoltura e turismo. Il fact-check del WWF evidenzia come a distanza di quattro decenni dal suo lancio, la Convenzione e le sue Parti contraenti stanno venendo meno al loro mandato e stanno lasciando il Mediterraneo in gran parte non protetto e sfruttato eccessivamente da industrie come petrolio e gas, attività in continua crescita. La Convenzione di Barcellona per la Protezione dell’Ambiente marino delle Regioni costiere del Mediterraneo fu lanciata nel 1976 per tutelare la grande ricchezza della biodiversità marina del Mar Mediterraneo. Questo bacino, pur costituendo lo 0,82% della superficie degli oceani globali, ospita circa il 7,5% delle specie marine globali, con una presenza stimata recentemente di circa 17.000 diverse specie. Sono 7 i Protocolli attuativi della Convenzione di Barcellona, che ancora non sono stati tutti ratificati dai 21 Paesi. L’Italia dal 1979 ad oggi ha ratificato solo 4 Protocolli (Dumping, Prevenzione dell’emergenza, Inquinamento da fonti terrestri, Aree protette e Diversità Biologica), mentre mancano ancora all’appello la ratifica dei Protocolli Offshore/Inquinamento da esplorazione e sfruttamento di idrocarburi, Protocollo sui Rifiuti Pericolosi e Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere. L’Italia è, con la presenza di 14.000 specie stimate nelle proprie acque, uno dei Paesi del Mediterraneo più ricco di biodiversità marina. Si aggiunga che delle 8.750 specie indicate nella check list delle specie marine mediterranee, il 10% è nota esclusivamente per i mari italiani e che delle 10 specie di cetacei presenti con popolazioni nel bacino ben 8 possono essere considerate regolari nelle acque italiane (fonte: WWF Medtrends). “Al nostro Paese serve un salto di qualità nella tutela dei nostri mari, se davvero vuole rendere effettiva ed efficace la tutela dei 700 km di costa e dei 228mila ettari di mare tutelati, che dovrebbe essere assicurata dalle 27 Aree Marine Protette del nostro Paese.  Le aree marine protette, purtroppo, continuano ad essere la parte più debole del sistema di tutela italiano: frammentate e di piccole dimensioni, con governance inefficace e finanziamenti limitatissimi. Per non dire che il nostro Paese ha ancora aperte procedure d’infrazione sulla depurazione delle acque e sulla designazione dei siti della rete Natura 2000 che inevitabilmente hanno ripercussioni a mare” – dichiara la presidente del WWF Italia, Donatella Bianchi, che aggiunge: “Il Santuario dei cetacei ‘Pelagos’, la più grande area di tutela transnazionale dei mammiferi marini istituita al mondo, che da solo contribuisce ad una quota del 3,4% della superficie complessivamente a vario titolo protetta del Mediterraneo, continua ad essere un ‘gigante dai piedi di argilla’, senza un vero e proprio ente gestore. È arrivato il momento che l’Italia assuma un’iniziativa nei confronti degli altri Paesi che hanno contribuito a istituirlo nel 1999 (Francia e Principato di Monaco) per far valere nel Mediterraneo nord occidentale misure reali di regolazione del traffico marittimo che salvino i cetacei ed evitino il rischio collisioni e mettano un argine all’inquinamento marino, a partire da quello della plastica”. “La Convenzione di Barcellona offre ai governi mediterranei uno strumento unico e utile per lavorare insieme, tuttavia ha bisogno di un cambio di passo”, afferma Giuseppe Di Carlo, direttore della Mediterranean Marine Initiative del WWF. “La cronica mancanza di investimenti e di interesse dei paesi rispetto alla biodiversità sta minando seriamente la capacità del nostro mare di mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici e di sostenere la nostra economia blu. Per i leader mediterranei la protezione della biodiversità deve diventare una delle massime priorità politiche, devono cioè, impegnarsi a proteggere efficacemente almeno il 30% del Mediterraneo entro il 2030”, aggiunge Di Carlo. Il Fact check del WWF evidenzia ritardi e fallimenti ricorrenti da parte di quasi tutti i paesi del Mediterraneo nel passaggio da parchi sulla carta ad aree protette ben gestite in mare. Ad esempio, Croazia, Italia, Grecia, Slovenia e Spagna hanno designato una parte considerevole delle loro aree marine come aree a vario titolo protette, ma le misure di gestione finalizzate a proteggere la biodiversità sono spesso inadeguate e, quando effettive, sono limitate a pochissime aree. Altri paesi, come Albania, Algeria, Cipro, Israele, Marocco, Montenegro, Slovenia e Turchia, hanno limitato i loro sforzi di gestione a pochi o piccolissime aree protette. Egitto, Libano, Libia, Siria, Tunisia e Monaco non hanno attuato o approvato alcun piano di gestione o monitoraggio nelle aree che sostengono di proteggere. Una parte insignificante del mare, calcolata allo 0,03%, è attualmente completamente protetta da qualsiasi intervento umano. Contiene il report integrale, foto delle Aree marine Protette, infografiche, scheda informativa, videoclip con interviste a pescatori in aree marine protette.

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