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PIÙ DI 375 MILA LO CHIEDONO ALLA COMMISSIONE UE. Due le istruttorie aperte dalla Commissione Europea sulla corretta applicazione delle norme europee. Qui la pagina della Campagna. Roma, 13 marzo 2019

Oltre 375mila cittadini europei hanno chiesto alla Commissione Europea (CE) di difendere l’importante legislazione comunitaria sulle acque, facendo della consultazione pubblica su questa Direttiva, conclusasi lunedì 11 marzo, una delle più partecipate nella storia dell’Unione Europea. Dalla consultazione emerge chiaramente che la Direttiva Acque è fondamentale per assicurare che siano tutelati i fiumi, i laghi e le zone umide d’Europa e per riportarli in buona salute. Le Coalizioni europea e italiana #ProtectWater, che hanno promosso la mobilitazione dei cittadini ottenendo questo importante risultato, chiedono a questo punto che la Direttiva sia pienamente applicata a cominciare dall’Italia. Nel nostro Paese la campagna coordinata dal WWF riunisce oltre 20 Associazioni. La Coalizione #ProtectWater ricorda che in Italia la situazione delle acque dolci è grave e l’inadeguata applicazione della Direttiva è testimoniata dal solo il 43% dei 7.494 fiumi che avrebbero raggiunto un “buono stato ecologico”, come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre il 41% è ben al di sotto dell’obiettivo di qualità e un 16% non è stato nemmeno classificato. Per i 347 laghi invece la situazione è ancora più grave visto che appena il 20% è “in regola” con la normativa europea. I responsabili delle associazioni aderenti alla Coalizione per #ProtectWater dichiarano: “375.386 cittadini europei dicono forte e chiaro ai loro governi di non mettere le mani sulla Direttiva Acque e a tutti i decisori politici ed economici di prendere sul serio i risultati della consultazione appena conclusa. Con il 60% delle acque europee in stato critico, è necessaria un’azione immediata degli Stati Membri dell’Unione Europea. I Paesi europei si sono impegnati sin dal 2000 con la Direttiva Acque a mettere fine alla distruzione di fiumi, laghi, zone umide, ma in questi circa 20 anni hanno passato la maggior parte del tempo a disattendere questo impegno. Questa inerzia deve finire e invece di cambiare la Direttiva è bene che si tenga conto di quanto indicato chiaramente dai cittadini europei”. A questo punto la Coalizione chiede che l’Italia garantisca subito il pieno rispetto della direttiva comunitaria creando le condizioni per superare le procedure istruttorie Eu Pilot per violazione del diritto comunitario nei confronti del nostro Paese, rispettivamente: per l’indiscriminato sfruttamento delle acque a scopo idroelettrico e per la non corretta applicazione della Direttiva Quadro Acque. Il nostro paese dovrebbe quindi investire nella rinaturazione dei corsi d’acqua, garantire il deflusso ecologico, ripristinare la continuità dei corsi d’acqua, rimuovendo ostacoli, rendere più sostenibile le modalità di manutenzione, attuare le norme che chiedono di lasciare dove possibile più spazio ai fiumi, per ridurre il rischio di alluvioni evitando ulteriori infrastrutture.

In Italia la Campagna #ProtectWater è stata promossa dalle associazioni:  AIPIN – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, APR – Alleanza Pescatori Ricreativi, ARCI, Water Grabbing Observatory, CATAP – Coordinamento Associazioni Tecnico-scientifiche per l’Ambiente ed il Paesaggio, CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, Federazione Pro Natura, FIPSAS, Gruppo 183, INU – Istituto Nazionale di Urbanistica, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, LIPU, SIEP – Società Italiana di Ecologia del Paesaggio, SIGEA, Società Idrologica Italiana,  Slow Food, Spinning Club Italia, TCI – Touring Club Italiano, Wwf Italia.

Il presente comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF in nome della Coalizione #ProtectWater.

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Il presente comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia in nome e per contro della coalizione Living Rivers Italia. In Italia solo il 43% dei fiumi sono in buona salute. A rischio 40 specie ittiche.

PAESI UE INADEMPIENTI SU DIRETTIVA QUADRO ACQUE, LA DENUNCIA NEL REPORT DELLA COMMISSIONE EUROPEA PUBBLICATO OGGI. Per la Coalizione Living Rivers Italia che sostiene la Campagna europea #ProtectWater il report della Commissione evidenzia come gli Stati Membri manchino ai propri impegni in attuazione della normativa europea, mettendo a rischio la disponibilità d’acqua per la natura e per le persone. Roma, 26 febbraio 2019

I fiumi europei stanno soffrendo. Nonostante l’Europa sia dotata di una forte normativa sull’acqua, nel suo ultimo report, pubblicato oggi, la Commissione Europea fa un ritratto a tinte fosche sull’applicazione della Direttiva europea Acque (2000/60/CE): gli Stati Membri non sono sulla buona strada per conseguire, entro il 2027, l’obiettivo del “buono stato ecologico”, previsto dalla normativa comunitaria  per i fiumi, i laghi, le zone umide, i corsi d’acqua, le acque sotterranee e le acque di transizione e costiere. Per la *Coalizione Living Rivers Italia, formata da 24 associazioni che sostiene la Campagna europea #ProtectWater il report della CE rende evidente come gli Stati Membri stiano seriamente mancando ai propri impegni in attuazione della normativa europea, mettendo così a rischio la disponibilità della risorsa acqua per la natura e per le persone. Il Quinto Report della Commissione Europea sull’implementazione della Direttiva Acque prende in considerazione i Piani di gestione di Bacino 2015-2021. I Piani di Bacino, previsti dalla Direttiva, sono lo strumento più efficace per il miglioramento dei nostri ecosistemi acquatici e per garantire un uso plurimo sostenibile delle acque dolci europee. Alla luce di quanto emerge dalla valutazione effettuata sui singoli Piani, la Commissione Europea ha definito delle raccomandazioni per gli Stati Membri in cui chiede di migliorare la gestione delle acque e rileva come sia urgente un cambiamento significativo nel modo con cui i Paesi della UE affrontano i principali fattori di pressione sulle acque (come l’inquinamento derivante dall’agricoltura e l’uso eccessivo della risorsa idrica), anche perché questo limita fortemente le funzioni ecologiche del capitale naturale e dei relativi servizi ecosistemici. “Con solo il 40% dei fiumi, laghi e zone umide europee che possono considerarsi oggi in un ‘buono stato ecologico’, è veramente deludente se non irresponsabile constatare come lo strumento più efficace per tutelare e ripristinare gli ambienti acquatici non sia ancora oggi utilizzato pienamente”, commenta la Coalizione europea Living Rivers, che ha promosso la campagna #ProtectWater. “Aggiungendo al danno la beffa, molti Stati Membri stanno cercando di individuare il modo più facile per depotenziare la Direttiva Quadro Acque, sulla quale è in atto una consultazione pubblica. Più di 300mila cittadini europei hanno dato un segnale sull’importanza della Direttiva aderendo alla Campagna #ProtectWater. Si vorrà dare ascolto ai cittadini europei o si vorrà ignorarli?”. La Coalizione osserva che in Italia la situazione delle acque dolci è grave e l’inadeguata applicazione della Direttiva è testimoniata dal  fatto che solo il 43% dei 7494 fiumi avrebbero raggiunto un “buono stato ecologico”, come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre il 41% è ben al di sotto dell’obiettivo di qualità e un 16% non è stato nemmeno classificato. Per i 347 laghi del nostro Paese, invece, la situazione è ancora più grave visto che appena il 20% è “in regola” con la normativa europea. ”La Commissione Europea ha avviato procedure istruttorie Eu Pilot per violazione del diritto comunitario nei confronti del nostro Paese, rispettivamente: per l’indiscriminato sfruttamento delle acque a scopo idroelettrico e per la non corretta applicazione della Direttiva Quadro Acque. Purtroppo, anche la biodiversità delle acque dolci è fortemente in crisi in Italia, come testimonia la grave situazione in cui versano le oltre 40 specie di pesci autoctoni, 24 delle quali endemiche, tra cui la Trota marmorata, il Carpione del Garda e il Carpione del Fibreno, mentre il solo Cavedano appare fuori pericolo”, concludono le associazioni. La piena attuazione della Direttiva richiede impegno e fondi adeguati, ma un ampio numero di Stati Membri sta continuando ad usare (e ad abusare) dei diversi tipi di deroghe consentite dalla Direttiva. Circa la metà dei corpi idrici (superficiali e sotterranei) sono in esaurimento. E la cosa ancora più preoccupante è che alcuni tipi di deroghe, come quelle che consentono agli Stati membri di fissare standard più bassi o di continuare a realizzare interventi dannosi (come impianti idroelettrici, opere di difesa dalle alluvioni e per la navigazione), sono utilizzate più frequentemente che nel passato, senza alcuna vera giustificazione. Si aggiunga che il report della CE rileva anche una mancanza di fondi adeguati per attuare le misure che consentono di controllare la stessa attuazione della Direttiva. Quello che emerge chiaramente dalla valutazione della CE, conclude la Coalizione Living Rivers, è che i piani definiti dagli Stati Membri per tutelare e ripristinare gli ecosistemi acquatici risultano essere senza alcuna ambizione e non dimostrano alcuna intenzione di affrontare la terribile condizione in cui versano le acque europee.

*La Coalizione LIVING RIVERS ITALIA è costituita dalle seguenti associazioni: AIPIN – Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, APR – Alleanza Pescatori Ricreativi, ARCI, Associazione Watergrabbing, CATAP –  Coordinamento Associazioni Tecnico-scientifiche per l’Ambiente ed il Paesaggio, CIRF – Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale, Federazione Pro Natura, FIPSAS, Gruppo 183, INU – Istituto Nazionale di Urbanistica, Italia Nostra, Kyoto Club, Legambiente, LIPU, SIEP – Società Italiana di Ecologia del Paesaggio, SIGEA, Slow Food, Spinning Club Italia, TCI – Touring Club Italiano, WWF Italia, AIAPP – Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, Società Idrologica Italiana, Centro Italiano di Studi di Biologia Ambientale (CISBA), Coordinamento Nazionale Tutela Fiumi Free Rivers Italia.

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