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Archive for the ‘energia’ Category

LA TUTELA DELL’AMBIENTE E IL DIRITTO ALLA SALUTE NON SONO VALORI NEGOZIABILI.

Roma, 4 febbraio 2023 – In merito alla realizzazione del rigassificatore nel Porto di Piombino WWF Italia e Greenpeace Italia hanno in più occasioni espresso, da un lato, una profonda e motivata preoccupazione per gli impatti su ambiente e salute umana, dall’altro, la ferma contrarietà alla scelta di continuare a rendere l’Italia ancora più dipendente dalle fonti fossili. La transizione ecologica non è più rinviabile perché o viene attuata ora o sarà troppo tardi. Realizzare nuove infrastrutture per le fonti fossili è un errore sul piano strategico perché contrasta in modo netto con il percorso di decarbonizzazione, e rappresenta inoltre un errore anche sul piano procedurale perché il ricorso ad una procedura iper-semplificata con annessa gestione commissariale per un simile impianto non trova giustificazione visti i potenziali impatti e la pericolosità della collocazione prevista. “Dopo aver esaminato con i nostri esperti la copiosa documentazione tecnica depositata agli atti del processo amministrativo, i nostri timori per l’impatto che l’opera avrà sulla salute umana e sull’ambiente ci sembrano ulteriormente fondati – dichiarano il Presidente del WWF Italia, Luciano Di Tizio, e il Presidente di Greenpeace Italia, Ivan Novelli -. In primis è mancata la valutazione dei rischi per l’ambiente (ad iniziare dalla VIA) e per le persone, soprattutto di un’intera fase della vita dell’opera, quella off-shore, il che è certamente preoccupante. Scarsissima attenzione è stata prestata inoltre allo studio delle emissioni e degli inquinanti, che pure avrebbero meritato maggiori approfondimenti istruttori, come peraltro sottolineato dallo stesso Istituto Superiore di Sanità e dall’ISPRA. Riteniamo che la protezione dell’ambiente e della salute umana non possano mai assumere un valore recessivo né negoziabile rispetto all’emergenza. Da qui, il nostro intervento ad adiuvandum nel ricorso presentato dal Comune di Piombino: intervento che in questi giorni è stato predisposto e notificato su nostro mandato dallo Studio legale dell’Avv. Andrea Filippini”. WWF e Greenpeace non si sono mai sottratti al dibattito con gli organi chiamati a compiere queste scelte strategiche intervenendo anche in fase di Valutazione di Incidenza Ambientale. Ma sicuramente la scelta del commissariamento non ha aiutato il confronto finendo anzi per arrivare ad imporre la scelta del rigassificatore nonostante la forte contrarietà del territorio dimostrata dal ricorso del Comune di Piombino e dalle numerose manifestazioni ed eventi organizzati dai cittadini. In particolare il WWF ha evidenziato le problematiche legate agli impatti delle opere a terra del rigassificatore rispetto al sito “Padule Orti-Bottagone” classificato come Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale della Rete Natura 2000 dall’Unione Europea, designato come Important Bird Area, candidato a diventare zona Ramsar e in buona parte sovrapposto alla Riserva Naturale Regionale “Padule Orti-Bortagone” che rientra nella rete delle Oasi WWF in base a un accordo per attività di gestione e conservazione della biodiversità sottoscritto dal WWF e dalla Regione Toscana. Abbiamo sottolineato come qualsiasi intervento sul sito meritasse la massima cautela, al fine di rispettare i valori di biodiversità che esso contiene e gli impegni assunti al riguardo dall’Italia a livello europeo ed internazionale: una cautela che, purtroppo, è mancata nella valutazione dei possibili effetti sulla fauna, nella corretta ponderazione dell’impatto delle emissioni sonore e delle polveri, nella superficiale analisi condotta circa gli effetti su almeno due corsi d’acqua presenti nel sito, come il Fosso Cosimo e il Fiume Cornia.

Questo comunicato stampa è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia a nome di Greenpeace Italia e WWF Italia.

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Roma, 17 novembre 2022  – Gli amministratori della Regione Sardegna, opponendosi in questi giorni anche alla realizzazione di sistemi di accumulo, strettamente funzionali alla transizione energetica, al processo di decarbonizzazione e a uno sviluppo che sarebbe a totale vantaggio, non solo ambientale, ma sociale e occupazionale per l’isola, rischiano di porsi fuori dalla storia.  L’alleanza Sardegna Rinnovabile, nata su iniziativa delle associazioni ambientaliste WWF Italia, Legambiente, Greenpeace Italia e Kyoto Club con lo scopo di promuovere e sostenere uno sviluppo a carbonio zero della Sardegna, sottolinea come risulti davvero incomprensibile la pervicace e poco sensata opposizione a qualsiasi forma di trasformazione green del governo regionale: si oppone a tutte le fonti rinnovabili (sia su terra ferma che in mare aperto, come dimostra lo stesso contrasto aprioristico all’eolico off-shore galleggiante), contrasta tutte le infrastrutture che sono funzionali alla transizione energetica (inclusi sistemi di accumulo), si arrocca su posizioni tese a difendere tutto ciò che sostiene l’industria del fossile (ad iniziare dal carbone) mettendosi, di fatto, in opposizione totale alla stessa comunità scientifica internazionale. L’opposizione al progetto di dotare la Sardegna di un sistema di batterie di accumulo per un totale di 750 MW distribuite adeguatamente in ambito regionale nei comuni di Ploaghe, Ottana, Assemini, 2xPortoscuso e Quartucciu, strettamente funzionale a poter chiudere la centrale termoelettrica Grazia Deledda di Portoscuso è quanto di più sorprendente si potesse immaginare. Eppure in Sardegna le fonti rinnovabili, sia su terra ferma sia in mare, avrebbero enormi potenzialità di sviluppo ed è incredibile che non si riesca a comprendere la portata dei benefici dei progetti e infrastrutture green che riguarderebbero l’isola, non solo sul fronte ambientale ma, appunto, proprio su quello sociale, ossia in termini di creazione di posti di lavoro. Tutti i rapporti (ad esempio quelli di IRENA) ci dicono che lo sviluppo delle FER e degli annessi sistemi di accumulo tendono a creare molta più occupazione rispetto a obsolete ed insostenibili centrali a carbone che, in ogni caso, andrebbero messe fuori servizio nei prossimi anni per rispettare la stessa strategia energetica nazionale.  Anche il tentativo di ricorrere al gas naturale (che è un combustibile fossile fortemente climalterante) con la realizzazione di pesanti infrastrutture rappresenta un ostacolo alla transizione energetica e alla decarbonizzazione, il tutto senza neanche aumentare l’occupazione a differenza, appunto, di quanto si può fare con le rinnovabili. Le tesi della Regione Sardegna secondo cui i sistemi di accumulo siano da osteggiare poi per l’impatto ambientale appaiono discutibili sul piano tecnico-scientifico: come si fa a paragonare l’impatto sulla salute e sull’ambiente di una centrale a carbone con quello di un sistema di batterie? Non discutiamo poi delle assurde tesi per cui lo sviluppo di sistemi di accumulo, funzionali allo sviluppo delle rinnovabili e quindi della transizione energetica, siano una forma di colonizzazione energetica dell’isola. Qualsiasi esperto del settore sa infatti come proprio i sistemi di accumulo siano uno strumento indispensabile per rendere disponibili sempre le fonti rinnovabili, rendendo proprio le stesse realtà locali autosufficienti dal punto di vista energetico, ragione per cui tutti i comuni finora hanno condiviso il progetto. Fingere di non comprendere che i sistemi di accumulo servano proprio al benessere del sistema energetico regionale (ancor prima che a quello nazionale) unitamente alla realizzazione quanto prima della importante infrastruttura del Tyrrhenian Link che aggiungerebbe 1000 MW di capacità di connessione alla rete elettrica nazionale ed europea getta pesanti interrogativi sulla lungimiranza con cui vengono rilasciate simili dichiarazioni. Nel mondo ormai è chiaro che il futuro è nelle fonti rinnovabili, sia per combattere la crisi climatica che per rilanciare l’occupazione. È importante chiedere una transizione giusta, che sosteniamo, ma la chiusura alla transizione energetica è la perdita di una grande opportunità e la condanna a un declino schiavo dei combustibili fossili importati.

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Due importanti annunci in materia di energia alla COP 27 di Sharm El-Sheikh hanno visto ieri in prima fila, con altri importanti alleati, il WWF. Roma, 16 novembre 2022

Alla COP27 sul Clima, che si sta svolgendo in questi giorni a Sharm el-Sheikh, l’UNDP (il Programma per lo Sviluppo delle Nazioni Unite) e il WWF hanno annunciato la nascita di una Alleanza per la “Just Energy Transformation”, iniziativa volontaria per favorire l’attuazione di politiche di giusta transizione energetica in tutto il mondo. Nonostante le solide basi offerte dalle linee guida per la transizione giusta dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, rimane la necessità di chiarire nel dettaglio la transizione energetica giusta e di facilitare una maggiore adozione e coordinamento delle attività tra le organizzazioni competenti. Questa Alleanza consentirà ai membri di scambiare conoscenze ed esperienze in materia e di formare partnership preziose per contribuire a realizzare questa trasformazione e sostenere gli sforzi globali per limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C. KPMG, REN21, l’Environmental Defense Fund (EDF), l’International Trade Union Congress (ITUC) e la società di investimenti Gridworks sono state tra le prime organizzazioni ad aderire all’AJET.  Mascotte dell’iniziativa l’ormai famoso dinosauro Frankie, protagonista del video “Don’t choose extintion”. Sempre alla COP27, nel padiglione italiano, si è svolto un evento promosso dal WWF Italia e dal think tank ECCO sui possibili scenari per un’accelerazione della transizione a un sistema fondato sul 100% rinnovabili nel settore elettrico al 2035. Al centro del dibattito, gli scenari europei e un possibile scenario italiano che le maggiori associazioni ambientaliste (WWF, Greenpeace e Legambiente) hanno commissionato ad Artelys, un istituto internazionale specializzato, che tra l’altro ha già prodotto, insieme a Ember, gli scenari per l’Europa: scopo, quello di stabilire come si può raggiungere il 100% rinnovabili al 2035 nel nostro Paese, con quali tecnologie e con quali politiche. Il mondo politico sembra aver compreso che è nel pieno sviluppo sia del risparmio e dell’efficienza energetica, sia delle fonti rinnovabili che risiede la futura sicurezza non solo dal punto di vista climatico, ma anche da quello energetico e degli approvvigionamenti. Tuttavia, i segnali continuano a essere misti e molto spesso si devia per quelle che appaiono bandierine ideologiche oppure ostacoli alla transizione: è il caso delle trivelle in Adriatico, quantità di gas minime, potenziale danno al territorio notevole anche senza incidenti, gas a prezzo calmierato solo con l’intervento dello Stato, solite regalie alle compagnie estrattrici (le royalties in Italia sono ridicole). Occorre dotarsi di strumenti di analisi e di orientamento, compiendo alcune scelte di fondo. Per esempio, appunto optando in modo deciso per le rinnovabili, soprattutto solare ed eolico. Gli studi effettuati hanno tenuto conto anche della spinta e necessità della elettrificazione (per esempio nei trasporti, nel riscaldamento domestico ecc.) che costringeranno il sistema elettrico quasi a raddoppiarsi entro la metà del secolo. Grande interesse da parte degli interlocutori presenti, anche in vista dell’aggiornamento del PNIEC (Piano Nazionale Energia e Clima) che dovrà essere effettuato nei primi sei mesi del 2023. L’obiettivo 100% rinnovabili nel settore elettrico al 2035 è molto concreto: è stato rilanciato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia, dal G7 Energia, e da Paesi come gli USA, il Canada e la Germania. Intanto oggi è la volta della Natura e alla COP27 si stanno tenendo molti incontri e molte iniziative sulla biodiversità: il WWF le aveva anticipate con il rapporto “L’alleata segreta”, cioè come la Natura ci ha aiutato a rallentare il riscaldamento globale. 

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COP27, WWF: SCOPRIRE IL RUOLO DELLA NATURA NELL’AZIONE PER IL CLIMA. Negli ultimi 10 anni la natura ha assorbito il 54% delle emissioni di anidride carbonica prodotte dall’uomo. Di conseguenza, il riscaldamento globale è stato inferiore a quello che sarebbe stato senza l’azione dei sistemi naturali. L’attuale riscaldamento globale di 1,1°C, però, sta già causando pericolosi e diffusi sconvolgimenti in natura, con gli ecosistemi che vengono spinti oltre i loro limiti. Stiamo perdendo la natura come nostra alleata. Con l’intensificarsi delle attività umane responsabili dell’inquinamento, la capacità della natura di assorbire il carbonio e di contribuire al nostro adattamento e alla nostra resilienza si sta indebolendo. I governi della COP27 devono riconoscere l’importante ruolo che la natura può svolgere nel raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Roma, 15 novembre 2022

Link al Report – https://wwf.panda.org/?6811966/climate-nature-secret-ally.

Secondo un nuovo rapporto del WWF, le ricerche scientifiche più recenti confermano che la natura è il nostro alleato segreto nella lotta contro il cambiamento climatico, poiché rallenta il riscaldamento globale e protegge l’umanità da impatti molto più gravi. Il rapporto evidenzia il potere degli ecosistemi naturali di ridurre le emissioni e di aiutare le comunità ad adattarsi e a costruire la propria resilienza in un mondo che si sta sempre più riscaldando. Our Climate’s Secret Ally: Uncovering the story of nature in the IPCC Sixth Assessment Report (L’alleato segreto del nostro clima: scoprire la storia della natura nel Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC) si basa sul lavoro del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) per evidenziare le emergenze interconnesse del cambiamento climatico indotto dall’uomo e della perdita di biodiversità e per spiegare come integrare meglio la natura nella risposta globale alla crisi climatica. “La natura è alleata del clima, ma i sistemi naturali sono spinti oltre i loro limiti dalla pressione incessante del cambiamento climatico, dell’inquinamento, dello sfruttamento eccessivo e della conversione degli ecosistemi– ha dichiarato Stephen Cornelius, vice responsabile globale del WWF per il Clima e l’Energia– Non possiamo arrestare il cambiamento climatico se ci rifiutiamo di decarbonizzare rapidamente l’economia globale e permettiamo che la perdita di natura continui senza sosta. I governi alla COP27 dovrebbero integrare i legami tra clima, persone e natura, oltre ad accelerare i progressi e le ambizioni su mitigazione e adattamento e sulle perdite e i danni. Per limitare il riscaldamento a 1,5°C, adattarsi ai cambiamenti climatici e salvare vite e mezzi di sussistenza, dobbiamo salvaguardare e ripristinare la natura”. “La nostra capacità di ripristinare la salute degli ecosistemi e del pianeta è limitata dal riscaldamento globale ha dichiarato il professor Hans-Otto Pörtner, copresidente del Gruppo di lavoro II dell’IPCC-. Beneficiare dei numerosi servizi che gli ecosistemi forniscono dipende dal successo della riduzione delle emissioni e dal mantenimento del riscaldamento globale a 1,5°C o meno. È più che mai evidente che le attuali crisi del clima e della biodiversità dipendono l’una dall’altra e possono essere risolte solo insieme”. Il rapporto sottolinea che circa il 31% delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo negli ultimi 10 anni è stato assorbito dagli ecosistemi terrestri (tra cui piante, animali e suolo), mentre un ulteriore 23% è stato assorbito dagli oceani – con un costo elevato per molti ecosistemi marini, dato che le loro acque diventano sempre più acide. Oltre a rallentare il riscaldamento globale, gli ecosistemi sani aumentano la resilienza e aiutano a proteggere le comunità dagli impatti. Ad esempio, le barriere coralline, le zone umide e le mangrovie offrono una certa protezione dalle tempeste, mentre le foreste possono assorbire l’acqua piovana in eccesso, impedendo il deflusso rapido e pericoloso, le frane e i danni delle inondazioni. Ma gli eventi meteorologici estremi, come la siccità, gli incendi e le ondate di calore, possono distruggere interi ecosistemi e causare una mortalità di massa delle specie animali e vegetali. In occasione della COP27, il WWF esorta i leader a riconoscere le soluzioni basate sulla natura nell’ambito dei risultati della COP27, a inserirle nell’azione per il clima e a creare uno slancio in vista del vertice sulla biodiversità COP15 che si terrà a dicembre in Canada: un’occasione imperdibile per l’umanità di reimpostare il suo rapporto interrotto con la natura. 

Note per i redattori. Il rapporto è disponibile quihttps://wwfint.awsassets.panda.org/downloads/wwf_our_climates_secret_ally_uncovering_the_story_of_nature_in_the_ipcc_ar6.pdf.

Il rapporto sarà discusso nel corso di un evento presso il padiglione del WWF alla COP27 (Blue Zone, Hall C) il 16 novembre alle 17:30 GMT+2 e trasmesso in livestreaming su YouTubehttps://www.youtube.com/wwfclimate. L’evento comprenderà una sessione di domande e risposte ed è aperto a tutti coloro che partecipano alla COP27 – vedi 

l’invito completo e i relatori quihttps://mailchi.mp/7c12cd2a4ce3/secret-ally.

Oggi alle 18.00 l’evento promosso da WWF Italia in partnership con ECCO alla COP27 di Sharm el-Sheikh

“È POSSIBILE RAGGIUNGERE IL 100% DI RINNOVABILI NEL SETTORE ELETTRICO ENTRO IL 2035?” L’ambizione elemento fondamentale dei negoziati internazionali: ma l’ambizione parte da casa nostra. Clicca QUI e scopri di più – https://app.emailchef.com/viewonline/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0287f1f4e7b4f,b*6e3r8ffs2dba9f3s9dff0*1=93f208522777b1802-2.

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L’ambizione elemento fondamentale dei negoziati internazionali: ma l’ambizione parte da casa nostra. Appuntamento alle 18.000 nella zona Blue della COP 27, a Sharm el-Sheikh Area C, Delegation Pavilion 4, 053 Padiglione Italiano.

Roma, 14 novembre 2022 – Alla COP27, tra i circa 40 eventi che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ospiterà all’interno del padiglione Italia della Conferenza, il 15 novembre alle 18.00 si terrà un evento promosso da WWF Italia dal titolo: “È POSSIBILE RAGGIUNGERE IL 100% DI RINNOVABILI NEL SETTORE ELETTRICO ENTRO IL 2035? La decarbonizzazione del settore elettrico in Italia e in Europa”. La crisi energetica ha reso più evidente la necessità di accorciare i tempi per un approvvigionamento al 100% da fonti rinnovabili e procedere all’azzeramento delle emissioni climalteranti nel settore elettrico, accelerando altresì l’elettrificazione di settori che pesano moltissimo in termini di emissioni, dai trasporti al riscaldamento. Del resto, l’Italia prevede una forte crescita delle rinnovabili, come dichiarato proprio in questi giorni dal ministro Pichetto Fratin, e ha firmato il Comunicato dei Ministri dell’Energia del G7 nel maggio 2022 con l’ambizione di raggiungere un sistema elettrico prevalentemente decarbonizzato entro il 2035. Come si può raggiungere questo obiettivo? Quali politiche e riforme sono necessarie in Italia e in Europa per la sua realizzazione? Nel corso dell’evento si parlerà di tecnologie abilitanti, di possibili scenari italiani e europei e delle politiche e riforme necessarie per arrivare all’obiettivo entro il 2035. L’incontro sarà introdotto e moderato da Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia e vedrà la partecipazione di: Christopher Andrey, Direttore di Artelys Belgio; Chiara Di Mambro, Responsabile Politiche di Decarbonizzazione di ECCO; Daniele Agostini, Responsabile Clima e Politiche Energetiche e Low Carbon Europee di ENEL; Mauro Albrizio, Direttore Ufficio Europeo di Legambiente; Emanuele Peschi, Responsabile scenari di emissione dell’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ISPRA; Mario Motta, Docente del Dipartimento Energia del Politecnico di Milano. L’appuntamento è nella zona Blue della COP 27, a Sharm el-Sheikh, il 15 novembre, ore 18:00, Area C, Delegation Pavilion 4, 053 Padiglione Italiano. (Per l’accesso occorre il badge per l’area Blue, rilasciato dalla UNFCCC).

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Si tratta di un’area di grande valenza naturalistica protetta a livello nazionale e internazionale. Roma, 11 novembre 2022

Il rigassificatore nel Porto di Piombino è da mesi al centro del dibattito locale e nazionale. Al di là delle valutazioni sulle strategie energetiche sottese a tale scelta, il WWF è molto preoccupato degli impatti ambientali che le opere a terra necessarie per il rigassificatore potranno avere su un’area di grande valenza naturalistica protetta a livello nazionale e internazionale. In più occasioni il WWF Italia – anche attraverso osservazioni in fase di Valutazione di Incidenza Ambientale – ha evidenziato le problematiche legate agli impatti delle opere a terra del rigassificatore rispetto al sito “Padule Orti-Bottagone” classificato come Zona Speciale di Conservazione nonché Zona di Protezione Speciale della Rete Natura 2000 dall’Unione Europea, oltre ad essere stato designato come Important Bird Area e candidato a diventare zona Ramsar. Il sito si sovrappone in buona parte alla Riserva Naturale Regionale “Padule Orti-Bortagone” e rientra nella rete delle Oasi WWF in base ad un accordo per attività di gestione e conservazione della biodiversità sottoscritto dal WWF e dalla Regione Toscana. Qualsiasi intervento sul sito merita pertanto la massima cautela al fine di rispettare i valori di biodiversità che esso contiene e gli impegni assunti al riguardo dall’Italia a livello europeo ed internazionale. L’importanza del sito richiede quindi una grande attenzione nel valutare gli impatti delle opere di messa a terra che verrebbero posizionate a circa 300 metri dall’area protetta. Un’attenzione che, purtroppo, non si è riscontrata nella fase dello Studio di Incidenza Ambientale dove sono riportati dati tratti da studi anche di oltre dieci anni fa, tanto che tra quelle prese in considerazione mancano specie rarissime in Italia come il falco pescatore, più volte documentato come nidificante nel sito, o strettamente protette come il lupo. Lacune non giustificabili considerato che è in fase di approvazione un Piano di gestione della Riserva con dati aggiornati. Non sono stati poi adeguatamente valutati i possibili effetti sulla fauna – neppure per le specie prioritarie – a causa del passaggio di veicoli e mezzi meccanici durante la fase di cantiere. Le emissioni sonore legate al transito dei mezzi ad una distanza di 300 metri dalla Riserva stessa, ancorché stimate sotto le soglie previste dagli strumenti regolatori, potrebbero creare un disturbo significativo in fase di nidificazione per diverse specie protette. Sempre in fase di cantiere, poi, la ricaduta di polveri rilasciate in atmosfera potrebbe alterare in maniera significativa (per quanto temporanea) la qualità delle acque del Padule (come nel caso del Fosso Cosimo e fossi afferenti al Padule) perché gli accorgimenti suggeriti per evitare tale pericolo non sono obbligatori durante tutte le lavorazioni di scavo e movimentazione del tracciato. Poco approfondita è stata poi l’analisi dell’attraversamento di almeno due corsi d’acqua presenti nel sito, come il Fosso Cosimo e il Fiume Cornia, sebbene la gestione dei livelli idrici sia la principale criticità indicata nella stessa Relazione Ambientale dei proponenti. Non viene definita la profondità dell’attraversamento, né che tipo di impatto questo potrà avere su idrologia e sedimi, nonostante ciò sia essenziale per valutare le possibili ricadute negative su una serie di habitat prioritari presenti nell’area (Lagune costiere, Pascoli inondati mediterranei, Steppe salate mediterranee, ecc.). Non si può così escludere che gli interventi proposti finiscano per intaccare le falde che alimentano i pozzali della parte est degli Orti e quelli dentro il Bottagone, indispensabili per mantenere la presenza dell’acqua in palude quando il Fosso Cosimo non riesce a far risalire l’acqua dal mare per mancanza di vento di scirocco o a causa del frequente insabbiamento della foce. Il previsto adeguamento di due strade esistenti collocate tra il tracciato del gasdotto e il Fiume Cornia finirebbe poi per aumentare il disturbo acustico e le emissioni in atmosfera fino al margine settentrionale della Riserva. Infine non va trascurato l’effetto cumulativo di frammentazione degli habitat, in particolare per l’avifauna, causato dalla barriera (seppur parziale) rappresentata dall’ampliamento significativo delle strutture in località Vignarca per la realizzazione dell’impianto di correzione dell’indice di Wobbe. Le dimensioni di tale impianto (48 m di lunghezza per 9 di altezza, per una superficie verticale complessiva di quasi 500 mq), seppure a distanza di circa 500 m dal limite meridionale della Riserva, combinate con la presenza di altre infrastrutture di notevoli dimensioni sul lato ovest (come l’ex-centrale ENEL) o delle linee elettriche che, anche se dismesse, ancora attraversano la Riserva, possono rappresentare un ulteriore elemento di frammentazione degli habitat del sito riducendo l’accessibilità a specie anche molto mobili come i fenicotteri, con un potenziale aumento degli impatti sulle linee elettriche residue.

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Comunicato di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia. Roma, 9 novembre 2022

L’annunciato emendamento sblocca trivelle del Governo sembra avere l’unico scopo  di perpetuare e rilanciare la presenza e l’attività delle piattaforme offshore di estrazione degli idrocarburi scardinando gli attuali vincoli normativi a tutela dell’ambiente, delle popolazioni costiere e dell’economia del mare, che vietano le trivellazioni nell’Alto Adriatico (a causa del rischio subsidenza) e,  lungo tutte le nostre coste,  nell’area offlimits delle 12 miglia marine dal perimetro esterno delle aree protette e dalle linee di costa. Lo sostengono Greenpeace Italia, Legambiente e WWF che osservano come l’annunciato emendamento al “decreto aiuti” -se confermato- sia nella sostanza un regalo alle industrie petrolifere estrattive, in primis all’ENI, mentre il vantaggio per le industrie energivore, annunciato dal Governo,  appare essere del tutto marginale e  sulla strada sbagliata rispetto agli impegni per la decarbonizzazione dell’economia assunti dall’Italia su scala globale dato che favorisce la fornitura e l’uso di una fonte fossile come il gas a prezzi agevolati. C’è poi da notare, aggiungono gli ambientalisti, che il Piano  per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee – PITESAI, elaborato  dal Ministero della Transizione Ecologica approvato nel settembre 2021 e sottoposto alla Conferenza Stato-Regioni nel dicembre 2021, riconosce e ribadisce i vincoli e  non si trova traccia di quanto  annunciato in questi giorni dal Governo sulla possibilità di riammettere a produrre le concessioni esistenti in Alto Adriatico e di prevedere il rilascio di nuove concessioni tra le 9 e le 12 miglia. Infine, osservano gli ambientalisti, le motivazioni alla base della decretazione d’urgenza relative alla sicurezza degli approvvigionamenti sono inconsistenti dato che il nostro fabbisogno annuale di gas si aggira attorno ai 76 miliardi di metri cubi e che la produzione annuale di gas nazionale pesa attorno ai 3-5 miliardi di metri cubi l’anno e, secondo le stime del governo, l’incremento atteso con l’emendamento sblocca trivelle è di 15 miliardi di metri cubi in 10 anni, cioè 1,5 miliardi di metri cubi l’anno, che sarebbero equivalenti solo all’1,9% del fabbisogno nazionale. Aumentare le trivellazioni in mare significa aggravare quella crisi climatica che la stessa Presidente Meloni ha pienamente riconosciuto e si è impegnata a combattere nel suo discorso di apertura della COP27 a Sharm el-Sheik. Riaprire alle trivellazioni in mare, sottolineano gli ambientalisti, significa continuare con lo stesso identico modello energetico che ha prodotto la crisi energetica e climatica e che ha comportato già più insicurezza, sofferenze e perdite economiche per cittadine e cittadini del nostro Paese.  La transizione energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio e l’efficienza energetica, sviluppo tecnologico e creazione di nuovi posti lavoro offre, invece, il set di soluzioni necessarie per superare l’attuale situazione di crisi. “Siamo certi – commentano le associazioni – della sincera volontà della Presidente del Consiglio Meloni di tener fede agli impegni recentemente presi occasione della COP27. Ma per abbattere le emissioni climalteranti non abbiamo bisogno di nuove trivelle ma di un nuovo Piano nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC), che tenga conto dei nuovi target europei (REPowerEU), e dell’approvazione di una legge sul clima su cui basare le urgenti scelte politiche che sia capace di creare un confronto con la comunità scientifica”.

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Climathon TV 2022

La serata si svolgerà nella sala conferenze di Banca Etica Treviso, in viale IV Novembre 71.

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energia

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Per una vera sicurezza energetica oggi e domani è necessario ridurre i consumi, usare in modo efficiente risorse ed energia e puntare ad approvvigionarsi al 100% da fonti rinnovabili. La COP27 sul Clima sarà momento di incontro importante per unire le forze sul piano internazionale. In Italia ripartire da una Legge Quadro sul Clima per coordinare le azioni.

Roma, 25 ottobre 2022Il WWF Italia rilancia la campagna GenerAzione Clima

https://www.wwf.it/cosa-facciamo/campagne/generazione-clima/.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/b5hrulr12z5mt0f/AADAbncy3h_fIquluw2miboma?dl=0%20.

La crisi energetica domina sui giornali, ma i provvedimenti di emergenza pensati finora non hanno scalfito i problemi strutturali che l’hanno determinata. Nel contempo, la crisi climatica colpisce tutto il Pianeta, con eventi estremi che vanno dalle alluvioni epocali (si pensi a quanto accaduto in Pakistan) a fenomeni molto gravi di siccità in Europa, negli USA, in Cina, in Africa. Crisi energetica e crisi climatica sono due facce della stessa medaglia, come sottolinea il WWF che, a pochi giorni dall’avvio della COP27-momento importante per le decisioni internazionali sul clima- rilancia la sua campagna GenerAzione Clima, invitando tutti ad accelerare l’azione climatica nel contesto nazionale, europeo e globale. Tutti i Governi devono moltiplicare in modo esponenziale l’azione per assicurare che l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale e 1,5°C, fissato dall’accordo di Parigi, venga conseguito, e lasciare alle generazioni future un Pianeta vivibile. Il Governo italiano deve fare la propria parte, rendendo la transizione ecologica – che non è né di destra, né di sinistra, ma il modo per cercare di riconquistare una relazione corretta con la natura, il clima e l’ambiente – una nuova occasione di sviluppo. Una prima tappa potrebbe essere dotare anche l’Italia di una Legge Quadro sul Clima, come fatto già da molti altri Paesi europei, per assicurare una governance che tenga la barra a dritta sulle emissioni di gas serra, perseguendo l’obiettivo del 100% rinnovabili nel settore elettrico (inclusi trasporti e riscaldamenti) entro il 2035, e sulla traiettoria per raggiungere la neutralità climatica entro la metà del secolo, basandosi sulle indicazioni della comunità scientifica. Per questa vera e propria svolta, oltre all’azione dei Governi e di tutte le istituzioni, è necessario anche l’impegno di ciascuno, unito a quello di tutti: le scelte che facciamo ogni giorno possono determinare grandi cambiamenti e influire a livello economico e sociale. Riducendo e progressivamente eliminando l’uso dei combustibili fossili nelle nostre vite, riusciremo certamente a determinare grandi cambiamenti a livello economico e politico. L’estate del 2022 è stata la più calda della storia in Europa. Il mese di luglio ha fatto registrare 2,26 gradi centigradi in più rispetto alla media italiana da quando si registrano i dati. La concentrazione di gas serra nell’atmosfera ha raggiunto livelli record: l’anidride carbonica è aumentata del 150% rispetto ai livelli preindustriali, il metano del 262% e il protossido di azoto del 123%. E la scienza ci dimostra come il riscaldamento globale in atto sia attribuibile proprio all’impatto delle attività umane. Nel frattempo l’attuale modello energetico è ancora basato a livello globale su circa il 70% da fonti fossili non rinnovabili come il petrolio, il carbone e il gas naturale, che oltre a non essere sostenibili da un punto di vista ambientale, creano sprechi, diseguaglianze e contese politico-economiche. La nostra struttura sociale si basa dunque su fondamenta fragili da cui dipendono le attuali instabilità economiche, sociali, politiche e ambientali. In questo contesto la transizione energetica garantisce anche maggiore stabilità e sicurezza a tutti, oltre che tutelare l’ambiente, in un contesto di innovazione ed efficienza. Puntare ad approvvigionarsi totalmente da fonti energetiche rinnovabili, a cominciare dal solare e dall’eolico, sostituendo progressivamente, ma in modo accelerato tutti i combustibili fossili, è l’unica soluzione possibile, per garantire sicurezza alle persone e benessere ambientale: il WWF auspica che il passaggio completo alle rinnovabili nel settore elettrico avvenga entro il 2035. Contemporaneamente e contestualmente occorre puntare sul risparmio e sull’efficienza energetica che rivestono un ruolo strategico e imprescindibile nel processo di decarbonizzazione. Alla fine di quest’anno, nel giro di poche settimane, si terranno tre incontri fondamentali: la Conferenza sul clima COP27 in Egitto, la Conferenza sulla biodiversità COP15 a Montreal, in Canada, e il Vertice del G20 a Bali, in Indonesia. Eventi che si confronteranno con crisi interconnesse in un contesto geopolitico difficile e fratturato. L’esito della COP27 che si terrà a Sharm el-Sheikh a novembre darà la linea di indirizzo e dovrà dimostrare che la comunità globale è disposta e in grado di procedere con l’attuazione di azioni per il clima per proteggere le persone e la natura in tutto il mondo. “Nel corso di quest’anno abbiamo lanciato più volte l’allarme sulla crisi climatica ed evidenziato che le soluzioni coincidono anche con quelle strutturali per la crisi energetica, risparmio, efficienza e rinnovabili. I Governi non possono più rimandare l’avvio di un processo di transizione che deve puntare all’obiettivo di 100% rinnovabili entro il 2035 per rispettare gli impegni sottoscritti a livello internazionale e azzerare le emissioni e i combustibili fossili ben prima del 2050. Così facendo, saremmo anche meno dipendenti dall’estero e più sicuri – afferma Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima e Energia del WWF Italia -. Non ha senso ipotizzare una ‘transizione ecologica più lenta’ perché non consentirebbe di raggiungere gli obiettivi fissati e sarebbe perciò inutile. Vogliamo che i Governi e i leader mondiali passino finalmente all’azione in modo rapido, efficace e giusto.” Il WWF sarà presente all’evento della COP27 che avrà inizio il 7 novembre a Sharm el-Sheikh e porterà le sue richieste specifiche per dei risultati concreti, non più rinviabili”. Mentre è necessario collaborare a livello globale, ogni Paese deve fare la sua parte e il massimo possibile per accelerare l’abbattimento delle emissioni climalteranti. Per questo il WWF, insieme alle maggiori associazioni ambientaliste sta segnalando la necessità fondamentale di giungere rapidamente all’approvazione di una Legge Quadro sul Clima in Italia. Per raggiungere gli obiettivi posti al 2030 di contrasto al cambiamento climatico (ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 55%) è necessario agire concretamente con la nuova legislatura attraverso una serie di leggi, piani e programmi non più rinviabili. Èessenziale che la Legge sul Clima sia promulgata entro un anno dall’avvio dell’attività del nuovo Parlamento e del nuovo Governo. In questo processo, tutti i cittadini hanno un ruolo fondamentale. Dobbiamo scegliere di eliminare i combustibili fossili dalle nostre vite e farci promotori del cambiamento: da come ci spostiamo, dall’energia elettrica che consumiamo, da come ci riscaldiamo, da come mangiamo. Cercare di abbattere ogni spreco di energia e di risorse è lo strumento in mano a tutti per dare un segnale e allo stesso tempo risparmiare sulla bolletta. Noi possiamo fare molto contro la crisi climatica e contro quella energetica.

Link al video sulla Transizione Energetica in Italiahttps://www.youtube.com/watch?v=kxRdlT9X870.

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