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Archive for the ‘energia’ Category

Recovery fund e decarbonizzazione. Quali criteri per valutare se le spese sono effettivamente indirizzate a completare la transizione energetica entro i termini che la scienza indica come sostenibili per il pianeta? Cosa aspettarsi dalla revisione del Governo Draghi alla versione di Conte del 12 gennaio? Quali nuove opportunità e quali rischi? Il WWF Italia, insieme al think tank ECCO, E3G e l’Istituto Wuppertal, ha organizzato un webinar dedicato ai giornalisti per rispondere a queste domande, anche alla luce delle esperienze europee, attraverso l’analisi del Green Recovery Tracker. Roma, 8 aprile 2021

“Il Piano deve passare dalle evidenze scientifiche ed essere coerente con gli scenari di decarbonizzazione ai quali le policy nazionali non sono ancore allineate. Manca una visione forte per la decarbonizzazione e progetti significativi nelle flagship europee: rinnovabili elettriche ed i relativi sistemi di accumulo, elettrificazione dei trasporti, efficienza energetica negli edifici”. Con queste parole Matteo Leonardi, co-fondatore del think tank ECCO, ha aperto il webinar che si è tenuto stamattina su zoom “Il Piano Italiano di Ripresa e Resilienza: analisi comparativa e buone pratiche europee”, promosso da WWF Italia, dal think tank ECCO, dal think tank europep E3G e dall’Istituto Wuppertal. In Italia preoccupano, inoltre, un ritardo ad allineare le policy nazionali agli obiettivi europei, con un PNIEC in cui il gas ricopre un ruolo eccessivo, ed il rischio di inclusione di progetti ancora basati sulle fonti fossili nel settore dei trasporti, dell’economia circolare e dell’idrogeno. Se si guarda al panorama europeo, in Spagna, l’occasione del PNRR coincide con un incremento degli obiettivi delle rinnovabili, come chiave di sviluppo del paese; in Germania, il piano è l’evidenza di una strategia integrata per trasformare l’industria automobilistica al vettore elettrico; investimenti in rinnovabili in Polonia, Slovacchia, Slovenia, (al contrario di Germania, Francia Spagna e Portogallo); in Francia e Germania grandi investimenti in idrogeno verde; in Portogallo produzione di gas da fonti rinnovabili; in Bulgaria un focus sull’economia circolare e programmi di decarbonizzazione dell’industria in Portogallo;  misure di efficientamento energetico degli edifici (pubblici e privati) in Bulgaria, Slovacchia, Slovenia, per citare alcuni esempi.

Obiettivi minimi per rendere il PNRR uno strumento per la transizione. La versione attuale del PNRR prevede 69,8 miliardi di euro per la rivoluzione verde e la transizione ecologica su 223,9 miliardi di euro previsti da Next Generation EU. Tuttavia, non basta che siano progetti “verdi”, devono essere significativi.

 Nel settore delle rinnovabili, il PNRR dovrà essere in grado, partendo dalla riforma delle autorizzazioni, di portare almeno 5000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi attenti a previlegiare la difesa del suolo.

Nel settore dell’efficienza energetica, il PNRR deve lanciare programmi significativi negli edifici pubblici a partire dalle scuole e nell’edilizia residenziale. Anche in riferimento all’edilizia privata i piani di spesa devono essere vincolati ad obiettivi minimi di efficienza.

Nel settore della mobilità, i progetti devono focalizzarsi nella mobilità urbana e regionale, per circa 30 mld di € e nella messa in sicurezza delle strade. Il PNRR non può mancare l’elettrificazione del sistema dei trasporti, inclusa la realizzazione dell’infrastruttura di ricarica.

Nel settore industriale servono tre diversi programmi, i) a breve per favorire efficienza energetica ed economia circolare, ii) strategico per innovare in idrogeno verde, accumuli, elettrificazione dei trasporti, ed elettromeccanica, iii) nel lungo periodo per impostare la decarbonizzazione di acciaio e cemento.

“Il Recovery Plan deve avere una visione e un’identità chiara, fondata sull’economia rigenerativa e decarbonizzata sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia-. Il Governo deve indicare come vuole raggiungere il target di almeno il 37% di azioni per il clima e per la biodiversità, ma ogni singola misura, ogni singolo progetto deve essere coerente con la prospettiva di decarbonizzazione e sviluppo verde e deve avere standard di qualità elevati. Il piano, inoltre, si deve sottrarre al pericolo dell’uso dell’idrogeno come scappatoia per far rientrare in gioco i combustibili fossili, che sia con la cattura e lo stoccaggio del carbonio o direttamente con il gas. L’idrogeno è un vettore energetico che deve essere ricavato con fonti rinnovabili e va usato limitatamente ai settori in cui serve, altrimenti si perderà solo energia, tempo e denaro delle future generazioni. L’Italia deve creare filiere e nuovo sviluppo a partire da rinnovabili, elettrificazione, uso efficiente delle risorse e dell’energia”.

GREEN RECOVERY TRACKER – Per consentire agli attori nazionali e dell’Unione Europea di seguire da vicino il processo e valutare i Piani, il Wuppertal Institute e E3G hanno sviluppato una piattaforma online dedicata, il Green Recovery Tracker, che, in collaborazione con esperti nazionali e settoriali, fornirà un’analisi sull’ allineamento delle misure nazionali di ripresa con la transizione verde. L’UE è sulla buona strada per una ripresa ecologica. La nostra analisi delle misure di ripresa pianificate in nove stati dell’UE rileva che circa 133 miliardi di euro sono assegnati ad attività a sostegno della transizione verde. Come verrà valutato il piano italiano? L’Italia è maggiore beneficiaria di NextGenEU, non dovrà presentare solamente una lista di progetti ma strategie significative. Se non irrobustisce le condizionalità di accesso ai fondi, si rischia una valutazione neutra, se non addirittura, negativa, mettendo a repentaglio la dotazione totale dei fondi.

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IL WEBINAR DI SARDEGNA RINNOVABILE AFFRONTA I TEMI PIÙ CALDI SULLE ENERGIE RINNOVABILI NELLA PARTITA LOCALE E NAZIONALE. Paolo Fresu invita tutti i Comuni sardi “dalla A alla Z” a diventare rinnovabili. Roma, 25 marzo 2021Immagini – https://wetransfer.com/downloads/96ac3d7670587de592d717fa9ff821fe20210325141831/4d8977.

Mercoledì 24 marzo, con il webinar “Sardegna Rinnovabile: obiettivo zero emissioni di carbonio. Comunità energetiche e salto tecnologico verso la transizione 100% green” l’alleanza Sardegna Rinnovabile ha discusso il tema della transizione energetica in Sardegna e di come questo sia un aspetto cruciale da definire nella partita energetica locale e nazionale. A fianco all’alleanza Sardegna Rinnovabile (composta da WWF, Greenpeace, Legambiente e Kyoto Club) un testimone di eccezione, Paolo Fresu, musicista di fama internazionale, originario di Berchidda, importante comunità energetica sarda, e da sempre attento alla tutela della natura e all’utilizzo di fonti rinnovabili. Già nel 2011 Paolo Fresu in occasione del suo cinquantesimo compleanno aveva organizzato 50 concerti in luoghi incontaminati della Sardegna, completamente alimentati da energia solare. “E’ importante che i cittadini sardi credano nelle fonti rinnovabili, in modo che l’Isola possa diventare quel grande laboratorio di costruzione di un percorso nuovo che è effettivamente possibile. Solo se il tema delle rinnovabili, dell’energia e del rapporto con il territorio sarà un tema comune e sentito da tutti, potremmo comprendere quanto sia importante metterlo in atto.” Ha affermato Paolo Fresu nel corso del webinar: “La discussione sulle rinnovabili significa coscienza, territorio, buona economia, buone pratiche e capacità di crescere.” L’energia fossile non solo è inquinante, ma è una energia intrinsecamente ingiusta perché non è disponibile per tutti, mentre l’energia da fonti rinnovabili, grazie alle innovazioni tecnologiche, può essere distribuita in modo più equo, evitando così rischi di ulteriori conflitti. La Sardegna, un’Isola in cui il potenziale delle rinnovabili è immenso, è oggi la prima regione in Italia che può scegliere di intraprendere una transizione energetica al 100% green, diventando una best practice a livello internazionale che va verso il carbon free. Il futuro in Sardegna può essere ed è già realtà. Lo dimostrano alcuni modelli consolidati sul territorio, in particolare le comunità energetiche, gruppi di persone o collettività in grado di produrre autonomamente energia pulita e di rivendere quella non consumata, potendo quindi anche procurare vantaggi concreti alle popolazioni locali. Questo è quanto hanno sostenuto i componenti dell’alleanza, Francesco Ferrante (Kyoto Club), Giuseppe Onufrio (Direttore esecutivo Greenpeace Italia), Carmelo Spada (Delegato WWF Sardegna) e Vincenzo Tiana (Presidente Comitato Scientifico Legambiente Sardegna). In particolare i sindaci e i loro delegati, attraverso le esperienze nei loro territori, hanno sottolineato l’importanza di rendere la comunità totalmente autosufficienti da un punto di vista energetico. Tutti i progetti messi in campo nei loro Comuni, garantiscono non solo vantaggi ambientali, ma anche una migliore qualità di vita delle famiglie e assicurano un reale risparmio in bolletta. Ma soprattutto, l’autosufficienza energetica riesce ad essere anche uno strumento di lotta allo spopolamento. Al webinar, coordinato da Mariagrazia Midulla, responsabile clima e energia di WWF Italia, ha partecipato anche la Viceministra allo sviluppo economico Alessandra Todde che ha sottolineato come non ci possiamo più permettere di ignorare il problema del clima e delle emissioni, come questo stia impattando nel modo in cui viviamo e quanto siano necessarie scelte lungimiranti di pianificazione. Molti relatori di Sardegna Rinnovabile hanno sottolineato la necessità di una vera strategia e di un vero piano di sviluppo sostenibile della Regione Sardegna, fondato sull’economia e le energie del futuro, nonché compatibile davvero con il patrimonio prezioso di natura, sole e vento dell’isola. Paolo Fresu ha coniato lo slogan finale dell’evento: Sardegna Rinnovabile dalla A alla Z, invitando tutti i comuni sardi, anche quelli che iniziano con l’ultima lettera dell’alfabeto, a darsi da fare per cogliere le opportunità legate anche alle nuove normative europee sulle comunità energetiche.

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Roma, 23 marzo 2021 

Il WWF, insieme a 225 scienziati, istituzioni finanziarie e ONG, lancia l’allarme su una proposta della Commissione europea che permetterebbe ai combustibili fossili di entrare nella Tassonomia UE sugli Investimenti Sostenibili. Nella proposta della Commissione, un criterio chiave è che i nuovi impianti di cogenerazione a gas potrebbero essere considerati sostenibili fino alla fine del 2025 nel caso in cui sostituiscano gli impianti a carbone in chiusura. Tuttavia, l’analisi iniziale indica che oggi ci sono molte più centrali a carbone di cui è prevista la chiusura nell’UE che centrali di cogenerazione a gas di cui è prevista l’apertura [1]. Se questo criterio fosse applicato in tutta l’UE, fino al 100% dei nuovi impianti di cogenerazione a gas costruiti fino alla fine del 2025 potrebbero essere considerati investimenti sostenibili: questo evidenzia la portata della scappatoia che potrebbe attuata negli Stati europei. Quello che dovrebbe essere un “gold standard” dell’UE per gli investimenti sostenibili potrebbe in realtà fornire un incentivo a costruire più impianti a gas senza chiudere impianti a carbone. Includere il gas nella finanza verde significa ignorare i rilevanti effetti ambientali del metano, un gas ad effetto serra molto pericoloso che viene rilasciato durante l’estrazione del gas fossile. L’impatto del metano sul cambiamento climatico, in un periodo di venti anni, è fino a 84 volte maggiore della CO2, e se il gas dovesse rilasciare solo il 3% del suo contenuto di metano, diventerebbe più inquinante del carbone [2].

La proposta inoltre è completamente in contraddizione con le raccomandazioni del Gruppo di esperti tecnici della Commissione, pubblicate l’anno scorso. Pochi mesi dopo la pubblicazione delle raccomandazioni, oltre 45.000 cittadini dell’UE hanno risposto alla consultazione pubblica sulla tassonomia e hanno sottolineato l’importanza di una tassonomia basata sulla scienza – una posizione che rappresenta il 97% di tutte le risposte alla consultazione. Una petizione che invitava l’UE ad impegnarsi ad eliminare tutti i combustibili fossili dai recovery fund europei, ha raggiunto quasi 400.000 firme. “Il gas è un combustibile fossile – l’idea stessa di classificarlo come ambientalmente sostenibile è una vergogna – dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – La tassonomia dell’UE è stata originariamente creata per fermare il greenwashing delle istituzioni finanziarie: non può assolutamente trasformarsi in uno dei principali strumenti di greenwashing del mondo, stavolta col benestare della stessa UE. Sono in gioco sia il Green Deal europeo che la leadership climatica globale dell’UE. Se la Commissione ignora completamente le raccomandazioni scientifiche del Gruppo di Esperti e il lungo processo di consultazione, che senso ha averli consultati?”.

Il WWF e i firmatari della lettera aperta chiedono che la presidente von Der Leyen, il vicepresidente Timmermans e il commissario McGuinness ascoltino le raccomandazioni degli scienziati e non cedano agli interessi delle lobby del gas e alle informazioni errate che hanno diffuso, rivedendo l’Atto Delegato per eliminare i combustibili fossili una volta per tutte. Ulteriori informazioni:

[1] Secondo il database di Europe Beyond Coal, ad oggi è già prevista la chiusura di 35 GW di centrali elettriche a carbone da qui al 2025 nell’UE (su un totale di 142 GW di centrali a carbone operative nell’UE oggi), e altre decine di GW devono chiudere entro il 2025. Secondo Global Energy Monitor, 8,3 GW di impianti di cogenerazione a gas sono in costruzione o in programma di essere costruiti nell’UE. Di conseguenza, le prime analisi sulle quantità, relative ai primi criteri della proposta della Commissione, trovano che fino al 100% degli impianti a gas con cogenerazione costruiti fino al 2025 potrebbero essere inclusi nella finanza verde, e ci sarà spazio per includere anche altro. Il risultato potrebbe essere un incentivo a costruire ancora più impianti di cogenerazione a gas di quelli già pianificati, mentre non si riesce a chiudere più centrali a carbone. Questo sarebbe del tutto controproducente.

[2] Climate Bonds Initiative, (2021), The Hidden Emissions from Gas-Fired Power.

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Il primo report di Bain & Company in collaborazione con il WWF Italia evidenzia come oltre 25 milioni di consumatori italiani siano attenti alle iniziative di sostenibilità del proprio fornitore di energia. La soddisfazione di questi clienti è tra il 20% e il 40% più alta per i fornitori che sono in grado di soddisfare le loro esigenze e la loro attenzione verso la sostenibilità. In un contesto altamente competitivo come quello energetico, questo è un elemento “rivoluzionario” che chiama le aziende a rivedere con lenti sostenibili il proprio portafoglio ed i propri modelli di business, per rispondere ai nuovi need del mercato e trasformare il “customer value” latente in realtà. Roma, 19 marzo 2021

Report – https://www.dropbox.com/sh/ccaj1nldetkhw68/AABqu7B6zi9T2fU5z5bl6xN4a?dl=0.

Bain & Company ha presentato il primo report, realizzato in collaborazione con WWF Italia, sulla percezione della sostenibilità nel mercato italiano dell’energia e delle utilities. Il Report evidenzia come la sostenibilità abbia un oggettivo valore non solo sociale ed ambientale, ma anche economico, mettendo in luce un forte legame tra l’attenzione delle aziende del settore E&U e il grado di “soddisfazione” del cliente finale. Rispetto ad altri settori in cui questo fenomeno sta prendendo piede gradualmente – come quello assicurativo, bancario, del trasporto e dell’abbigliamento – la sostenibilità ambientale e sociale è diventata un driver di acquisto fondamentale nel comparto energetico: 4 consumatori su 5 ne riconoscono l’importanza in sede di scelta di un’offerta. Dalla ricerca emergono, per il mercato italiano, 3 identikit di soggetti orientati alla sostenibilità, in base ad età, capacità di spesa, istruzioni e abitudini, corrispondenti a circa 25 Milioni di consumatori: “Young(er)s a.k.a Planet saviors”: 3 milioni di persone, studenti e giovani lavoratori, spesso finanziati dalle famiglie, fortemente sensibili alle questioni ambientali più generali e all’empowerment delle comunità. “High spenders a.k.a Tech addicts”: 2,5 milioni di persone, professionisti e imprenditori, ben istruiti e con alto reddito, disposti a pagare di più per prodotti che combinano caratteristiche tecnologiche con un impatto ambientale positivo. “Mid-income adults a.k.a. Saver ecologists”: 20 milioni di persone, spesso parte di famiglie a singolo reddito, desiderosi di combinare il risparmio economico con l’efficienza energetica e il recupero di materia. Il valore delle scelte di questi soggetti è fondamentale: sono profili disposti ad acquistare più prodotti, se sostenibili, dagli attuali fornitori di energia elettrica, e a pagare fino al 10% di premio per offerte che presentino caratteristiche sostenibili. Le politiche sostenibili non solo migliorano i risultati economici a breve termine delle aziende del settore, ma anche il loro posizionamento nel lungo periodo. La soddisfazione dei clienti, misurata dal Net Promoter Score, è infatti tra il 20% e il 40% superiore per i fornitori di energia che sono in grado di soddisfare le esigenze di sostenibilità dei propri consumatori. In un mercato altamente competitivo come quello energetico, questo è un elemento fondamentale. Nonostante il comprovato cambiamento nella percezione dei consumatori e l’apprezzamento per l’impegno delle aziende in termini di sostenibilità, molti operatori del settore energy & utilities sono ancora concentrati sui driver di acquisto tradizionali: convenienza, qualità dell’offerta, efficacia del customer care. Ad oggi, inoltre, molte aziende non sfruttano tutti i canali di comunicazione a loro disposizione, tra cui i social media, dove potrebbero invece rivolgersi a un target specifico e creare attivamente consapevolezza attraverso una comunicazione mirata. “Questo studio è volto a capire il vero significato di “Sostenibilità” per le persone, contemporaneamente cittadini, clienti, capitani d’azienda, decision makers e fruitori di oggi e di domani. Lo fa andando a cogliere in maniera inedita il legame tra le politiche e le offerte sostenibili delle imprese e il tasso di soddisfazione dei loro clienti, e quindi il valore in gioco per le aziende stesse. In questo primo capitolo analizziamo le dinamiche di Sostenibilità nel settore Energy ma puntiamo a un quadro più allargato, sempre a fianco del WWF Italia” ha aggiunto Franco Baronio, Partner di Bain & Company e reponsabile Social Impact. “I risultati dell’analisi sono sorprendenti, anche in considerazione del ’vantaggio potenziale’, soprattutto in termini di sostenibilità ambientale, su cui può contare il settore Energy & Utilities: la transizione energetica è il suo core business, e non un’ambizione accessoria. Per rafforzare il loro posizionamento sulle pratiche di sostenibilità, i principali attori del settore E&U devono fare un passo avanti, adottando un approccio integrato, che consolidi l’impegno alla decarbonizzazione e incorpori elementi di sostenibilità ambientale e sociale nelle operazioni e offerte principali. Sincerità, coerenza e integrità climatica e ambientali sono oggi fattori competitivi”, ha spiegato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

Quali devono essere quindi i prossimi passi che le aziende devono intraprendere? “Indirizzare gli investimenti in innovazione e sostenibilità per sviluppare prodotti e tecnologie sostenibili in linea con una strategia di decarbonizzazione – ha commentato Alessandro Cadei, Partner di Bain & Company e responsabile EMEA del settore Energy & Utilities“Adattare le proposte e le offerte alle esigenze di acquisto dei tre profili identificati; lavorare sui modelli di business per diventare realmente sostenibili end-to-end, facendo leva anche sulle soluzioni digitali (ad esempio le piattaforme di Circular Economy) e infine sfruttare l’ecosistema di partnership best-of-breed per aumentare la portata di mercato di nuovi prodotti sostenibili, sviluppando al contempo strategie locali”. “Anche aumentare la consapevolezza degli stakeholder su impegni e risultati delle politiche di sostenibilità, attraverso valutazioni d’impatto rigorose e la definizione di un chiaro piano di decarbonizzazione, combinati con una strategia di comunicazione mirata su uno specifico tema che renda riconoscibile il brand e migliori la trasparenza e l’accountability, è una leva importante a disposizione delle aziende”, conclude Benedetta Flammini, Direttore Marketing e Comunicazione del WWF Italia.

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Sabato 27 marzo sarà la 13esima edizione dell’evento globale del WWF. Alle 20.30 di ciascun Paese scatterà l’Ora della Terra: l’invito è quello di spegnere le luci per un’ora e riflettere sull’importanza delle nostre scelte per la salvaguardia della natura e la lotta alla crisi climatica. Roma, 13 marzo 2021

#EarthHour2021 #connect2hearth #speakupfornature #oradellaterra

Cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/98c1rh9kg4cd9zl/AACdd4jVfhB_S_uirWTFed-ba?dl=0.

La nostra salute dipende da quella del Pianeta. Lo sapevamo, ma in questo ultimo anno di pandemia e emergenze ambientali lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Un Pianeta in salute garantisce tutela alle future generazioni, alle altre specie e contribuisce a combattere il cambiamento climatico, ma la natura non può fare tutto da sola. Oggi più che mai sono fondamentali le scelte di comportamento di ognuno di noi. Per questo, sabato 27 marzo, alle ore 20.30 locali, in tutto il mondo scatterà l’Ora della Terra, l’annuale appuntamento proposto da WWF che mobilita tutti, istituzioni, comunità e cittadini, invitandoli a fare un semplice quanto importante gesto: spegnere le luci per un’ora con l’obiettivo di dimostrare un impegno concreto per la salvaguardia del nostro Pianeta. La biodiversità globale è vittima di un allarmante declino, che viaggia a una velocità senza precedenti: secondo l’ultimo Living Planet Report del WWF, il 75% della superficie terrestre non coperta da ghiaccio è già stata significativamente alterata e la maggior parte degli oceani è sovrasfruttata. La distruzione e il degrado di foreste, zone umide, praterie, barriere coralline e altri ecosistemi hanno prodotto un calo medio del 68% delle popolazioni di vertebrati in tutto il mondo, a partire dal 1970. La conservazione e il ripristino dei sistemi naturali sono essenziali anche per contrastare il disastro climatico, così come è necessario accelerare le azioni di decarbonizzazione. Earth Hour è un’occasione per manifestare la nostra vicinanza alla natura e fare qualcosa di buono per il Pianeta e per tutti i suoi abitanti, unendo la nostra voce a quella degli altri milioni di persone in tutti i Paesi del mondo. L’appuntamento con l’Ora della Terra è arrivato alla 13esima edizione e anche nel 2020, nonostante le gravissime difficoltà derivanti dalle restrizioni adottate da molti Paesi a causa della diffusione della pandemia da Covid-19, sono stati ben 190 i Paesi coinvolti, 2,2 milioni i monumenti, edifici istituzionali e privati che hanno spento le luci, oltre 4,7 miliardi di messaggi diffusi sui social network e sul web attraverso #EarthHour, #connect2earth e gli altri hashtag correlati. Anche quest’anno saranno innumerevoli le partecipazioni all’iniziativa da parte dei Paesi di tutto il mondo. In Italia, i comuni che fino ad oggi hanno confermato la loro adesione all’iniziativa sono circa 40. La formula dello spegnimento di monumenti, palazzi, piazze, strade è confermata (a Roma si spegneranno il Colosseo e San Pietro) a fianco ad altre attività di rilancio dell’evento online. Anche la rete delle Oasi WWF prenderà parte con iniziative locali. La mobilitazione online per tutti i cittadini comincerà da lunedì 22 sui canali di WWF Italia e WWF YOUng, che proporrà una sfida a chiunque sia in grado di coglierla: ogni giorno verranno raccontate le scelte di comportamento più responsabili per la tutela del Pianeta e tutti saranno invitati a mettere in mostra il loro contributo. In aggiunta, il WWF racconterà le storie di persone nel mondo che hanno scelto di compiere piccoli grandi gesti per la tutela della natura, i nuovi eroi moderni. Inoltre si prevede la partecipazione delle aziende nel sostegno attivo dell’evento con iniziative locali e private di spegnimento delle luci e coinvolgimento dei dipendenti. Accanto al WWF Italia quest’anno ci sarà anche RDS 100% Grandi Successi che, come radio partner dell’evento Earth Hour 2021, promuoverà l’iniziativa su suoi canali dal 22 marzo al 27 marzo. RDS 100% Grandi Successi è da sempre attenta a sostenere con la sua grande visibilità cause sociali ed ecologiche, sensibilizzando i propri ascoltatori su temi importanti come quelli evidenziati dal WWF. “Il 2021 sarà un anno di massiccia mobilitazione anche a livello istituzionale, con l’appuntamento della 26ima Conferenza delle Parti (COP) sul Clima, l’incontro di tutti gli stati che hanno aderito alla Convenzione Quadro sul Cambiamenti climatico e all’Accordo di Parigi.  La COP vera e propria si terrà a Glasgow, in UK, a novembre, ma le fasi iniziali si svolgeranno proprio in Italia (a Milano) con lo Youth Event e la Pre-COP previste a fine settembre e inizio ottobre.  L’Italia sarà protagonista internazionale anche per via della sua presidenza al G20: l’incontro dei leader a fine ottobre a Roma dovrebbe favorire decisioni coraggiose da parte della COP di Glasgow”, afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia di WWF Italia“È bene che esigiamo che i responsabili dei Governi facciano il loro lavoro, ma è fondamentale anche che ognuno di noi cominci a cambiare le proprie scelte e a eliminare i combustibili fossili dalla propria vita quotidiana, perché questo sarà decisivo per determinare i grandi cambiamenti ormai improrogabili, tuttora rallentati da visioni e interessi miopi. Ci auguriamo anche che ognuno faccia del suo meglio per coinvolgere gli altri e far sentire la propria voce per salvare il Pianeta e garantire per un futuro sostenibile a noi e alle altre specie”. Clicca QUI per la pagina del sito WWF dedicata a Earth Hour http://www.oradellaterra.org/?utm_source=PressOffice&utm_medium=CS&utm_campaign=EarthHour2021.

Clicca QUI per il link Youtube del video ufficiale – https://www.youtube.com/watch?v=-fIxCsCrHpY&feature=youtu.be.

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Documento di WWF, Legambiente, Greenpeace, Transport&Environment e Kyoto Club su PNRR e decarbonizzazione. Ma servono anche progetti significativi, riforme, monitorare l’attuazione e investire in innovazione.

Roma, 12 marzo 2021

1) Nemmeno un euro ai combustibili fossili 2) Non basta che siano verdi, i progetti devono essere significativi; 2) non bastano progetti servono riforme, 3) implementare e monitorare e 4) spendere per innovare: questi i 5 principi in base ai quali le organizzazioni ambientaliste WWF, Legambiente, Greenpeace, Transport&Environment e Kyoto Club valuteranno la coerenza e l’efficacia del PNRR per imprimere una forte accelerazione verso la decarbonizzazione, in linea con quello che sta succedendo a livello globale.

Le risorse dei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR), infatti, rappresentano un’opportunità senza precedenti di allineare i nostri sistemi di produzione e consumo alla sfida della decarbonizzazione. La revisione del PNRR, annunciata dal nuovo Governo, è l’occasione per farlo evitando di intrappolare capitali in processi basati sulle fonti fossili. WWF, Legambiente, Greenpeace, T&E, Kyoto Club hanno presentato oggi un documento congiunto che, in modo sintetico, chiarisce cosa si aspettano di vedere e cosa invece vorrebbero non vedere incluso nella revisione del PNRR sul merito della lotta al cambiamento climatico e alla decarbonizzazione. Le associazioni chiedono:

che almeno il 50% delle risorse del fondo Next Generation EU sia indirizzato a progetti legati alla decarbonizzazione, circa 100 miliardi di €, da destinare all’80% alle quattro dimensioni chiave della decarbonizzazione: la promozione delle fonti rinnovabili e la loro integrazione nei sistemi energetici con particolare attenzione a infrastrutture di rete ed accumuli, la promozione dell’efficienza energetica, la trasformazione del sistema dei trasporti e la sua elettrificazione, la conversione dei processi industriali;

che il piano includa nelle sue premesse una lista di esclusione affinché nessuna fonte fossile né alcun processo di trattamento dei rifiuti che favorisca a valle l’impiego di fonti fossili possa accedere ai fondi NGEU. L’impiego dei combustibili fossili, in particolare di gas naturale, nel settore dei trasporti, degli impieghi industriali, nella filiera dell’idrogeno e nel mercato elettrico, non deve accedere alle risorse del PNRR. La stessa esclusione deve valere per la tecnologia di cattura e stoccaggio del CO2 (CCS), che non deve essere finanziata da soldi pubblici. A tal proposito, le associazioni insistono che questo impegno si rifletta anche nei mandati delle istituzioni finanziarie pubbliche, CDP, Invitalia e SACE (sul modello adottato dalla BEI);

che i capitoli di spesa siano accompagnati da un programma di riforme aggiuntive a quelle richieste dal semestre europeo, in coerenza ed a supporto di strategie settoriali di lungo periodo per ciascuna delle dimensioni significative (rinnovabili, trasporti, efficienza, industria);

che nel piano emerga lo sforzo di favorire l’accesso alla decarbonizzazione e alla transizione energetica per le fasce più deboli della popolazione, nell’efficienza energetica, nel trasporto pubblico, nell’integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici.

Sulla base di questa impostazione, il documento di WWF, Legambiente, Greenpeace, T&E e Kyoto Club elenca possibili ambiti di progetti e riforme per le quattro dimensioni identificate:

nel settore delle rinnovabili il PNRR dovrà essere in grado, partendo dalla riforma delle autorizzazioni, di portare almeno 6000 MW di rinnovabili elettriche l’anno, con interventi attenti a minimizzare il consumo di suolo;

nel settore dell’efficienza energetica, il PNRR deve lanciare programmi significativi negli edifici pubblici a partire dalle scuole e dall’edilizia residenziale. Anche in riferimento all’edilizia privata, i piani di spesa devono essere vincolati ad obiettivi minimi di efficienza;

nel settore della mobilità i progetti devono focalizzarsi nella mobilità urbana e regionale, per circa 30 mld di euro, e nella messa in sicurezza delle strade. Il PNRR non può mancare l’elettrificazione del sistema dei trasporti, inclusa la realizzazione dell’infrastruttura di ricarica;

nel settore industriale servono tre diversi programmi, i) a breve per favorire efficienza energetica ed economia circolare, riducendo la quantità di rifiuti prodotti ii) strategico per innovare con l’idrogeno verde, gli accumuli, l’elettrificazione dei trasporti, e l’elettromeccanica, iii) nel lungo periodo per impostare la decarbonizzazione di acciaio e cemento.

In ultimo le associazioni auspicano che lo spirito di consultazione con le associazioni ambientaliste, presupposto significativo del nuovo Governo, venga mantenuto anche nella sostanza e nel merito delle decisioni e coinvolga la società civile e le sue rappresentanze.

Questo comunicato è inviato dall’ufficio stampa del WWF Italia a nome di Legambiente, Greenpeace, Transport&Environment, Kyoto Club e WWF Italia.

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CHIUDIAMO L’ERA DEI COMBUSTIBILI FOSSILI CHE FANNO MALE AL CLIMA E INQUINANO I MARI DI TUTTO IL MONDO. L’incidente è sintomo di un ecosistema sotto pressione. Roma, 23 febbraio 2021

La recente fuoriuscita di petrolio in Israele causata dal passaggio di una petroliera sembra aver inquinato 170 km di spiagge e scogliere, tra cui una riserva naturale. Uccelli, tartarughe marine e pesci continuano ad affiorare imbrattati di catrame, e il petrolio sversato è stato probabilmente la causa della morte di una balenottera comune la cui carcassa è stata rinvenuta a riva nei giorni scorsi. Questo sversamento di petrolio impatterà gravemente e a lungo termine un ecosistema delicato e già soggetto a forti pressioni come quello Mediterraneo, e  ci ricorda la necessità di proteggere il Mare Nostrum,  uno dei mari economicamente più importanti al mondo: genera infatti un valore economico annuo stimato di 450 miliardi di dollari proveniente dalle attività e dalle risorse legate al mare (vedi il report WWF Reviving the Economy of the Mediterranean Seahttps://d2ouvy59p0dg6k.cloudfront.net/downloads/reviving_mediterranean_sea_economy_full_rep_lowres.pdf). Tale economia dipende però dalla salute della biodiversità e degli ecosistemi marini, che sono minacciati dal cambiamento climatico e da una crescita insostenibile: si prevede infatti che alcune attività antropiche, come l’estrazione di petrolio e gas e il traffico nautico, si espandano ulteriormente nei prossimi anni. Il Mediterraneo ospita già circa il 15% del traffico marittimo globale, che si prevede aumenterà del 4% all’anno. La maggiore capacità del Canale di Suez ha raddoppiato il numero di navi da carico che attraversano il Mediterraneo, sempre più rotte si stanno aprendo, con navi sempre più grandi e questo significa sempre maggiori impatti ambientali: inquinamento acustico, collisioni con i mammiferi marini, inquinamento chimico e rischio di sversamenti sempre più alto. È evidente che la Blue Economy del Mediterraneo non abbia possibilità di crescere e prosperare nel lungo termine in un mare sempre più a rischio, e vada ripensata.  E’ fondamentale ridurre l’impatto del traffico marittimo nel Mare Nostrum, per evitare le aree vulnerabili, come le aree marine protette e le riserve naturali, che sono per definizione a maggior rischio di tali impatti, nonché eliminare la dipendenza dal petrolio, responsabile come tutti i combustibili fossili dei cambiamenti climatici. Ma questo non basta, i paesi del Mediterraneo dovrebbero infatti impegnarsi a proteggere il 30% del Mare nostrum entro il 2030, in linea con un New Deal for Nature and People, per garantire la rigenerazione degli ecosistemi marini e la salute delle attività economiche che da essi dipendono. Qui le raccomandazioni WWF per un Piano per la Ripresa Blu del Mediterraneo – https://www.wwfmmi.org/medtrends/. 

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Greenpeace Italia, Legambiente e WWF sul decreto legge Milleproroghe. Roma, 23 febbraio 2021

Con la mini proroga di 7 mesi (da febbraio a fine settembre 2021) della scadenza per l’approvazione definitiva del PiTESAI (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee), all’esame dell’Aula alla Camera, in attesa del voto definitivo sul decreto Milleproroghe, il Parlamento non risolve il problema delle trivellazioni nel nostro paese, ma sottovaluta gli impegni sulla decarbonizzazione assunti con l’Europa dal nostro Paese, insieme agli altri Stati Membri della UE. Per rispettare gli obiettivi dell’European Green Deal Greenpeace Italia, Legambiente e WWF chiedono alle forze politiche di maggioranza di dotare quanto prima il nostro Paese di una legge, analoga a quelle approvate in Francia e, recentemente in  Danimarca (uno dei maggiori produttori di petrolio della UE) che stabilisca un chiaro termine ultimo, coerente con l’obiettivo europeo del  conseguimento della neutralità climatica entro il 2050, di validità delle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi e che preveda, di conseguenza, un fermo delle autorizzazioni per le attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi. In tale prospettiva, un eventuale Piano delle Aree Idonee approvato a settembre non potrebbe che prevedere la limitazione delle aree per la prospezione ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi, a mare e a terra, per poter davvero portare il nostro Paese da qui a vent’anni a un blocco di tutte le attività di estrazione di gas e petrolio. Tuttavia, considerati i tempi necessari per arrivare dalle prospezioni all’estrazione di idrocarburi, e rientrare dagli investimenti, autorizzare nuovi progetti non avrebbe senso perché sarebbero comunque fuori tempo massimo all’interno di un piano serio di decarbonizzazione. Greenpeace Italia, Legambiente e WWF, sottolineano come: il PiTESAI nasca per garantire la transizione energetica e per valorizzare la sostenibilità ambientale e che le previsioni e le scelte del Piano da approvare a settembre, conclusa la procedura di Valutazione Ambientale Strategica,  debbano essere coerenti con il conseguimento della neutralità climatica entro il 2050 e quindi con la progressiva decarbonizzazione della economia italiana, stabiliti dalla Commissione Europea nell’ European Green Deal (Comunicazione della Commissione Europea dell’11/12/2019) sia necessaria l’approvazione di una normativa, analoga a quelle adottate in Danimarca e in Francia, in cui sia fissato un chiaro termine ultimo, coerente con l’obiettivo europeo del conseguimento della neutralità climatica entro il 2050, di validità delle concessioni per l’estrazione degli idrocarburi e che preveda, di conseguenza, un fermo progressivo delle autorizzazioni. Le associazioni richiamano i vantaggi economici della creazione di una filiera economica per lo smantellamento, la bonifica, il recupero e il riuso dei materiali delle piattaforme e dei pozzi a terra e a mare, che assicuri la giusta transizione verso un’economia verde. Nei nostri mari ci sono numerosi relitti di piattaforme non produttive (le associazioni con il Ministero per lo Sviluppo Economico ne avevano individuate nel 2018 almeno 34 solo nell’Adriatico, da smantellare) e di servitù petrolifere che mettono a rischio l’ambiente e i settori economici che vivono delle risorse naturali, colpiti duramente da questa pandemia (solo nel settore della pesca sono 60mila gli addetti in Italia e di turismo costiero vivono almeno 47mila esercizi). Greenpeace, Legambiente e WWF ricordano che il settore dell’estrazione di gas e petrolio sul territorio nazionale (tutte le riserve petrolifere nei nostri mari coprirebbero il fabbisogno nazionale solo per 7 settimane – dati MiSE) sopravvive artificiosamente per i numerosi incentivi, sovvenzioni e esenzioni che lo tengono forzosamente in vita. Questo comunicato stampa è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia a nome di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia.

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Roma, 15 febbraio 2021 – Il WWF accoglie con grande favore la conferma formale da parte del Ministero dell’Ambiente che la centrale a carbone di La Spezia dovrà cessare la sua attività entro il 2021. Il fatto che il Ministero, nella lettera inviata al comune della città ligure, ribadisca con fermezza che “il decreto di riesame dell’Aia D.M. 351 del 6 dicembre 2019 è ad oggi pienamente vigente e pertanto resta valida la prescrizione che prevede la cessazione dell’utilizzo del carbone al 2021, per l’unico gruppo ancora in esercizio nella centrale di La Spezia”, fornisce un messaggio chiaro del fatto che occorre rispettare le procedure ambientali e, di fatto, andare a chiudere gli impianti termoelettrici a carbone non più rispondenti alle prescrizioni delle procedure ambientali stesse. WWF auspica che questo pronunciamento non venga ostacolato da altri dicasteri in base a supposte carenze di rete, dal momento che in Liguria c’è già un gruppo da quasi 800MWe funzionante di un’altra centrale a gas (Vado Ligure) che lavora a scartamento ridotto (ha prodotto appena 1900 GWh/anno quando ne avrebbe potuti produrre oltre 5000). La chiusura della centrale a carbone di La Spezia (600MWe) rappresenta una tappa importante per l’uscita dalla produzione elettrica a carbone del nostro Paese. Le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica, insieme ad altre attività legate alla green economy – come dettagliato in uno

 studio commissionato dal WWF e svolto dall’ENEA nel 2016 (https://www.enea.it/it/seguici/pubblicazioni/pdf-volumi/v2016-rapporto-enea-wwf-liguria.pdf) – possono e devo rappresentare una giusta transizione verso nuove occasioni di sviluppo sostenibile, più confacenti anche alla vocazione del territorio. Il carbone è – presto dovremo poter dire “era” – il peggiore dei combustibili fossili, sia per il clima che per la salute e l’ambiente. Questo però non deve diventare un alibi per puntare sul gas, un combustibile che non consentirebbe di contrastare i cambiamenti climatici e che ci porterebbe lontani da quella transizione energetica che dovrà essere imperniata su fonti rinnovabili, efficienza energetica, sistemi di accumulo adeguati, reti intelligenti, trasporti efficienti, ecc. Proprio la nascita del Ministero della Transizione Ecologica deve rappresentare l’inizio di una nuova fase, in cui imprese, istituzioni, parti sociali e società civile possano identificare le strade migliori per partecipare da protagonisti all’economia decarbonizzata ed evitare il più possibile il lock-in in progetti e fonti del passato. 

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energie rinnovabili

SERVIZIO DI REPORT (RAI 3) – lu.18.1.2021

https://www.rai.it/programmi/report/inchieste/La-transizione-28282bcb-b73f-4b6b-bd94-5765e52d810d.html

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