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Archive for the ‘energia’ Category

Roma, 6 luglio 2022 – Come la Commissione e il Consiglio, anche il Parlamento europeo, durante la votazione nella sessione plenaria di oggi, ha tradito il clima e i cittadini approvando una serie di norme sulla finanza sostenibile che convoglieranno miliardi di euro in attività che accelereranno il cambiamento climatico e danneggeranno il pianeta. Gli eurodeputati avevano l’opportunità di respingere l’Atto delegato complementare sul clima, una norma che include il gas fossile e l’energia nucleare nella Tassonomia UE, la guida agli investimenti “verdi” dell’UE. Tuttavia, non hanno compiuto questo passo. Questa nuova legge attribuisce al gas e al nucleare un’etichetta di investimenti “verdi”, nonostante le elevate emissioni provenienti dal gas fossile e le scorie radioattive e i problemi di sicurezza dell’energia nucleare. Ciò rischia di convogliare miliardi di euro di investimenti in queste fonti energetiche dannose, allontanandoli dalle energie rinnovabili realmente sostenibili, come l’energia eolica e solare. Prima del voto di oggi, oltre 489.182 persone in tutta Europa hanno esortato i loro europarlamentari a respingere il greenwashing della tassonomia dell’UE (1) Questo dimostra che i cittadini europei non appoggiano le false leggi verdi. “Il gas e il nucleare non sono verdi, e etichettarli come tali è un evidente  greenwashing che danneggia il clima e le generazioni future. Oggi le lobby del gas fossile e del nucleare hanno ottenuto che vengano dirottati miliardi di investimenti che sono assolutamente necessari per garantire la transizione climatica”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Abbiamo perso questa battaglia, ma non rinunceremo a combattere. Riteniamo che questo atto sia incoerente con il regolamento sulla tassonomia, pertanto, insieme ad altre organizzazioni come ClientEarth, il WWF valuterà tutte le possibili strade, comprese eventuali azioni legali, per fermare il greenwashing e proteggere la credibilità dell’intera tassonomia dell’UE – e invita gli Stati membri e gli eurodeputati a fare lo stesso”. L’inclusione del gas fossile nella Tassonomia dell’UE crea un serio pericolo di contrasto con altre leggi dell’UE, in particolare con gli obblighi dell’UE previsti dall’Accordo di Parigi, dalla Legge europea sul clima, dal Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e dallo stesso Regolamento sulla tassonomia. Inoltre, il WWF invita le istituzioni finanziarie ad evitare che il ricorso a questo Atto possa inquinare i loro finanziamenti verdi e a rifiutarsi di sostenere o acquistare falsi green bond che includano gas o nucleare, dal momento che l’attuale mercato globale dei green bond li esclude entrambi. Nota per i redattori…

(1) Questo numero comprende le e-mail raccolte dalla campagna #StopFakeGreen promossa da WWF, Greenpeace, Transport & Environment, 350.org, EEB e le petizioni di WeMove EU e Avaaz. 

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I cittadini dell’Unione Europea non condividono il piano dell’UE di classificare le centrali a gas fossile e nucleari come sostenibili dal punto di vista ambientale. Roma, 27 giugno 2022

Un nuovo sondaggio mostra che solo il 29% dei cittadini pensa che l’Unione Europea dovrebbe classificare l’energia nucleare come sostenibile dal punto di vista ambientale. Per quanto riguarda il gas fossile, solo il 35% ritiene che l’UE dovrebbe assegnare a questa fonte energetica un’etichetta verde. (1) Plebiscitario invece il sì all’energia solare (92%) e a quella eolica (88%). In particolare, in Italia, solo il 26% degli intervistati ritiene che l’energia nucleare dovrebbe essere classificata come energia ambientalmente sostenibile dall’Unione Europea, mentre il 96% dei cittadini è d’accordo che l’etichetta verde sia assegnata all’energia solare e il 91% pensa altrettanto per l’eolico. Solo   il 38% degli intervistati pensa che l’Unione Europea dovrebbe ritenere il gas fossile una fonte sostenibile. Questo sondaggio commissionato dal WWF rileva che la maggioranza dei cittadini europei non ritiene accettabile che il gas fossile e l’energia nucleare siano definiti “verdi”. “Non c’è assolutamente alcun consenso pubblico per il piano della Commissione di considerare come ’sostenibili’ il gas fossile e gli impianti nucleari. Ciò che i cittadini considerano ‘verdi’ sono l’energia solare ed eolica, non i combustibili sporchi e obsoleti.  Chiediamo agli eurodeputati di ascoltare il loro elettorato e di bloccare questa proposta”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Ovviamente questo non entra nel merito di finanziamenti di tipo diverso, ma gli investitori che vogliono supportare la transizione devono poterlo fare senza venire ingannati. Oltretutto l’Italia non trarrebbe alcun vantaggio dall’approvazione della proposta che include le energie sporche”. Il sondaggio mostra anche come la guerra in Ucraina abbia influenzato le opinioni dei cittadini sulla transizione energetica: il 60% ha affermato che la guerra in Ucraina dovrebbe spingere l’Unione Europea ad accelerare i suoi piani per ridurre l’uso dei combustibili fossili. Nella prima settimana di luglio, la plenaria del Parlamento potrebbe lasciar passare la proposta della Commissione UE di classificare l’energia nucleare e il gas fossile come “sostenibili” – oppure bloccare la proposta e seguire l’indicazione già assunta in seduta congiunta dalle Commissioni Economia e Ambiente dello stesso Europarlamentoil 14 giugno scorso. Più precisamente, l’UE sta per approvare un elenco di investimenti “verdi” come parte della sua nuova guida agli investimenti, la Tassonomia UE. Di conseguenza, c’è il forte rischio che miliardi di euro siano dirottati dall’eolico, dal solare e da altre tecnologie verdi verso il gas fossile e l’energia nucleare, di fatto rallentando ancora la transizione e con essa la sicurezza e l’indipendenza energetica. Se gli eurodeputati non respingeranno l’Atto sulla tassonomia verde, questa diventerà legge dell’UE.  (1) Il sondaggio è stato condotto da Savanta ComRes. Hanno risposto al sondaggio 8125 cittadini di 8 Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Romania, Paesi Bassi e Bulgaria).

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Il ticket “Rinnovabili/Efficienza energetica” unica strada per l’indipendenza energetica, basta con la favola del “gas nazionale”, dicono gli ambientalisti – Roma, 21 giugno 2022.

Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia reputano ancora una volta sbagliata la strada annunciata dal Ministro Cingolani per rendere indipendente dal punto di vista energetico il nostro Paese: il ministro comincia sempre dai fossili, fingendo di ignorare che la crisi climatica ne impone il progressivo abbandono, mentre occorre cominciare dalle fonti rinnovabili, le uniche che davvero garantiscono rapidità di installazione (superate le barriere burocratiche) e vera sicurezza energetica. Dopo il caro bollette è ora la flessione nell’approvvigionamento del gas russo a fornire la motivazione per una falsa soluzione: non è infatti rivedendo il Pitesai, il Piano strategico per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee, o aumentando le estrazioni di gas dal sottosuolo o dai fondali marini italiani che l’Italia riuscirà a raggiungere l’obiettivo. Lo dimostrano i numeri e la storia delle estrazioni nel nostro Paese. Le attuali riserve di gas individuate come certe e pubblicate regolarmente dall’UNMIG, l’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse afferente allo stesso Ministero per la Transizione Ecologica, sono poco meno di 40 miliardi di metri cubi contro un fabbisogno nazionale annuale di gas fossile, che supera i 70 miliardi. Anche se riuscissimo ad estrarre tutto il gas oggi saremmo indipendenti forse fino alla fine dell’inverno prossimo. E poi? Dove sarebbe l’indipendenza energetica? L’affermazione del Ministro sullo “sbaglio” fatto in questi anni dal Paese in cui si è passati dalla produzione di un 20% di gas nazionale nel 2000 a un 3-4% nel 2020 non tiene conto – o non vuole tenere conto – che la scelta è stata obbligata dal fatto che la maggior parte dei giacimenti si stavano esaurendo e molti pozzi, in questi decenni, sono rimasti inattivi o poco produttivi. Permettendo alle compagnie petrolifere di rimandare lo smantellamento delle piattaforme o di continuare a guadagnare, producendo poco e rimanendo sotto la soglia minima che permetteva il non pagamento delle royalties allo Stato. Lo sbaglio, contestano le associazioni, è invocare l’emergenza solo per aggravare gli errori che ci hanno messo nella situazione attuale e che vanno nella direzione opposta a piani, programmi e accordi messi in campo negli anni a livello globale, accomunati dalla necessità di decarbonizzare l’economia e le attività produttive. Intanto la crisi climatica morde e si aggrava in Italia, dove la siccità sta mettendo oggi in ginocchio intere regioni, e in tutto il Pianeta, e il Ministero della Transizione Ecologica non si è mosso per affrontarla e varare misure per attenuarne l’impatto, nonostante fossero disponibili dati allarmanti sin dall’ottobre scorso. Tantomeno il MITE si sta muovendo in termini di adattamento, ormai si sono perse le tracce del Piano. I veri interventi da mettere in campo da dubito in campo energetico, anche riprendendo la disponibilità degli operatori, e che invece continuano ad essere ignorati e ostacolati, devono vedere una enorme accelerazione, reale e tangibile e non solo a parole, dello sviluppo delle fonti rinnovabili, a partire dal solare fotovoltaico e dall’eolico, e serie politiche di efficienza energetiche nei consumi domestici e nei cicli produttivi.

Ufficio stampa Greenpeace Italia: Felice Moramarco 348 763 0682

Ufficio stampa Legambiente: Luisa Calderaro 349.6546593

Ufficio stampa WWF Italia: Giulia Ciarlariello 334 615 1811

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COMMISSARI E 30 MILIONI DI EURO L’ANNO PER 20 ANNI AI NUOVI RIGASSIFICATORI NEL DECRETO AIUTI ALL’ESAME DEL PARLAMENTO: IL WWF CHIEDE L’ABROGAZIONE – Roma, 15 giugno 2022

Così la transizione energetica non la si vuole fare: questo il commento del WWF al cosiddetto Decreto Aiuti (Decreto legge 17 maggio 2022, n. 50. “Misure urgenti in materia di politiche energetiche nazionali, produttività delle imprese e attrazione degli investimenti, nonché in materia di politiche sociali e di crisi ucraina”), che all’art. 5 (Disposizioni per la realizzazione di nuova capacità di rigassificazione) comma 8, “Al fine di limitare il rischio sopportato dalle imprese di rigassificazione” (!) concede ben 30 milioni di euro all’anno per un periodo di 20 anni (dal 2024 al 2043) a chi realizza impianti di rigassificazione galleggianti. Costi che si andranno ad aggiungere al maggior prezzo (+30-40%) del GNL rispetto al gas via tubo e che i cittadini italiani saranno chiamati a pagare. Nelle scorse settimane, si era fatto credere che questi impianti sarebbero stati noleggiati e usati solo per un breve periodo, contingente all’attuale situazione geopolitica, ma il testo citato evidenzia chiaramente quello che gli esperti già sapevano benissimo, cioè che queste infrastrutture per il gas non solo non si noleggiano con la semplicità di automobili, ma hanno una vita utile molto lunga, anche oltre gli stessi 20 anni menzionati. Un orizzonte temporale peraltro poco compatibile con lo stesso processo di decarbonizzazione che dovremmo seguire per contrastare il cambiamento climatico (zero carbonio netto entro il 2050): nel 2040 noi dovremmo aver dismesso gran parte delle infrastrutture fossili, non continuare a pagarne di nuove, se vogliamo tener fede agli impegni internazionali ed europei. Secondo il WWF, il provvedimento ha altri aspetti gravi. Pur trattandosi, infatti, di impianti a rischio incidente rilevante (in normativa Seveso) si vuole autorizzarli con una procedura di valutazione di impatto super semplificata con ampio ricorso a preoccupanti deroghe. E tutto questo non per un singolo impianto, ma per un numero imprecisato di rigassificatori, dal momento che non è stato neanche preventivamente pianificato se e quanti ne servirebbero realmente al nostro Paese. Insomma, un provvedimento sbagliato sotto tutti i punti di vista, che non solo non consente di gestire in modo efficace ed efficiente una eventuale emergenza o migliorare la sicurezza energetica del paese ma che rischia solo di tradursi in un altro sperpero di denaro pubblico pagato dalla collettività. Il WWF si appella al Parlamento perché non solo non ampli (come chiedono adesso pure i rigassificatori esistenti) ma cancelli l’articolo in questione. Il ragionamento va del tutto rovesciato, occorre in primo luogo pianificare la spinta eccezionale alle rinnovabili e all’efficienza energetica in tutti i settori, investendo anche nel sistema che massimizza i risultati (reti intelligenti, interconnessioni, i sistemi di accumulo, ecc.). Così si ottengono i migliori risultati nel tempo più breve e a costi inferiori. Poi si dovrebbe cercare di sfruttare al massimo le infrastrutture per il gas esistenti. E solo dopo, se mai dovesse servire, porsi il problema di nuove opere, cosciente che queste si trasformeranno molto presto in stranded asset (investimenti destinati a perdere valore) che non possiamo continuare a pagare molto profumatamente. Il WWF rileva anche che, nonostante la straordinaria celerità con cui si sono nominati i primi due Commissari per i rigassificatori (i Presidenti delle Regioni Toscana ed Emilia Romagna), il mandato a Snam è stato dato addirittura prima del decreto: addetti che operavano per conto della società, infatti, erano già sui luoghi di localizzazione previsti per prendere contatti con la popolazione (per esempio a Piombino) sul percorso previsto. Il Parlamento quindi dovrà anche stabilire la validità di assegnazioni e incarichi dati prima di fare le norme.

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Roma, 14 giugno 2022 – Questa mattina gli europarlamentari delle Commissioni per l’Ambiente e gli Affari Economici hanno respinto la classificazione del gas fossile e dell’energia nucleare come sostenibili dal punto di vista ambientale nell’ambito della tassonomia dell’UE, la guida agli investimenti “verdi” dell’Unione Europea. Con un’ampia maggioranza, gli europarlamentari hanno compiuto un primo passo cruciale, scegliendo di non inserire il gas fossile e l’energia nucleare nella lista che avrebbe dato un’etichetta “verde” a queste fonti, nonostante il loro impatto su clima e ambiente. “Ci congratuliamo con gli eurodeputati ECON ed ENVI per aver scelto la strada giusta per proteggere la credibilità della tassonomia dell’UE. Non c’è nulla di sostenibile nei combustibili fossili e nelle scorie nucleari e molti investitori e banche non vogliono che siano etichettati come ‘verdi’. Ora la plenaria di luglio dovrà seguire il parere delle due commissioni competenti e respingere quello che altrimenti sarebbe un errore enorme e costoso per clima e ambiente: incanalare miliardi in progetti sporchi, invece di finanziare la transizione verso le energie rinnovabili di cui abbiamo bisogno”, ha affermato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima e Energia del WWF Italia. Etichettare il gas fossile e l’energia nucleare come ecologici nella tassonomia europea potrebbe infatti sottrarre miliardi di euro di investimenti alle energie rinnovabili e alle tecnologie verdi. Con la guerra in Ucraina e la crisi dei prezzi dell’energia che si sta acuendo, etichettare il gas fossile e l’energia nucleare come sostenibili sarebbe ancora più controproducente. Il gas è diventato una fonte di insicurezza energetica e di rischio geopolitico in Europa, e l’energia nucleare è costosa, lenta da costruire e crea scorie altamente radioattive che ancora non sappiamo come gestire. “La guerra in Ucraina mostra che l’UE non potrà essere completamente indipendente finché non controllerà la propria energia. Mentre il gas importato crea dipendenza, le rinnovabili sono la nostra energia di “libertà” e quindi la chiave per la sicurezza energetica. L’etichettatura del gas come investimento sostenibile porterebbe l’Europa a utilizzare ancora più gas, il che significa continuare la dipendenza e bollette più elevate per i cittadini europei”, ha concluso Midulla. La votazione finale è prevista per la sessione plenaria del Parlamento europeo nella prima settimana di luglio.

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Il WWF e molte altre ONG ambientali chiedono agli europarlamentari di respingere il tentativo di classificare il gas fossile e l’energia nucleare come sostenibili dal punto di vista ambientale.

Roma, 13 giugno 2022Pensereste mai di inserire in una dieta dimagrante le lasagne o i maritozzi con la panna? Certamente no, se volete sul serio dimagrire. Eppure, nella notte di San Silvestro 2021, la Commissione UE ha proposto di classificare l’energia nucleare e il gas fossile come “sostenibili”. Più specificamente, queste due fonti e tecnologie entrerebbero a far parte della sua nuova guida agli investimenti sostenibili, la tassonomia verde. Di conseguenza, miliardi di euro potrebbero essere sottratti all’eolico, al solare e ad altre tecnologie realmente verdi, ingannando gli investitori convinti di aver finanziato un’attività realmente sicura e sostenibile. Ad un passo dalle votazioni del Parlamento Europeo, il WWF fa appello ai membri del Parlamento Europeo perché votino contro questo inserimento. Secondo la Commissione europea, l’UE nei prossimi dieci anni deve investire 350 miliardi di euro ulteriori ogni anno per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030. La Tassonomia dell’UE è uno strumento chiave per guidare i mercati privati verso questo obiettivo, perché fornisce definizioni appropriate per le quali le attività economiche possono essere considerate (e definirsi) sostenibili, ma avrà successo solo se si baserà su criteri scientifici. Ora la Commissione propone di classificare il gas e l’energia nucleare come investimenti “sostenibili” nel nuovo “Atto delegato complementare” alla tassonomia. Ciò potrebbe dirottare miliardi di euro dalle energie rinnovabili e da altre tecnologie verdi verso i combustibili fossili inquinanti e la costosa energia nucleare, rendendo più difficile il raggiungimento degli obiettivi ambientali dell’UE. La Tassonomia non impedisce alcun investimento, né obbliga nessuno a investire in alcunché: chiarisce solo quali investimenti sono sostenibili dal punto di vista ambientale. Gli eurodeputati possono quindi respingere l’inclusione di gas e nucleare nella tassonomia, lasciando ogni Stato membro libero di sostenere gas e nucleare con finanziamenti pubblici e privati. In questo modo si eviterà che gli investitori privati e i cittadini siano ingannati e che impieghino il loro denaro in investimenti che ritengono sostenibili quando, in realtà, questi investimenti minacciano la sicurezza energetica dell’Europa e il suo ambiente. “Se la lista che include gas e nucleare tra gli investimenti verdi verrà bocciata, gli Stati membri e gli investitori privati potranno comunque investire nell’energia nucleare o nel gas fossile. Tuttavia, le persone che vogliono finanziare le tecnologie verdi non saranno tratte in inganno e non investiranno i loro soldi in attività che credono sostenibili, ma che in realtà sono dannose per il clima e l’ambiente”, ha affermato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Il Parlamento europeo voterà su questa materia tra questa settimana a metà luglio. Dopo una votazione in commissione a giugno, la decisione finale verrà assunta nella sessione plenaria di luglio. Se il Parlamento non lo dovesse respingere, l’Atto Delegato entrerà in vigore e il gas e l’energia nucleare diventeranno ufficialmente “investimenti verdi” – con il timbro di approvazione dell’UE. “Il gas sta guidando una crisi inflazionistica in Europa. Allora perché l’UE aggiunge carburante al fuoco promuovendo il nuovo gas come investimento ‘sostenibile’, aumentando così ulteriormente il suo utilizzo? Oggi, l’energia da fonti rinnovabili è molto più conveniente rispetto al gas, quindi le bollette energetiche delle famiglie beneficeranno di una transizione più rapida verso l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, piuttosto che da una spinta a tecnologie obsolete e inquinanti”, ha concluso Midulla.

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Roma, 27 maggio 2022 – Il WWF Italia apprezza il fatto che i ministri del Clima, dell’Energia e dell’Ambiente del G7 abbiano dichiarato di impegnarsi a decarbonizzare il settore elettrico entro il 2035. Importante anche l’affermazione che la transizione energetica verso le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica aumenti anche la sicurezza energetica, nonché la stabilità e l’economicità dell’approvvigionamento energetico, riducendo i rischi per la sicurezza delle forniture e per il clima associati alla dipendenza dalle fonti energetiche fossili. Rilevante anche l’enfasi sugli investimenti nelle rinnovabili, che vanno aumentati esponenzialmente secondo le indicazioni della IEA (Agenzia Internazionale per l’Energia).“Il WWF Italia ha pubblicato un brief dal titolo significativo di ‘Rinnovabili, energie per la pace’ già il 26 marzo scorso, affermando che oggi è necessario accelerare ancor di più la transizione energetica e che il ticket fonti rinnovabili e risparmio/efficienza energetica costituisce la strada verso la sicurezza energetica e, in ultima analisi, la pace mondiale”, sottolinea Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “E’ importante che oggi ad affermarlo siano i ministri del G7. Ora però bisogna fare in modo che i governi non si limitino alle affermazioni intelligenti nei documenti, ma assumano la decarbonizzazione del settore elettrico come un’agenda prioritaria su cui iniziare a lavorare da lunedì. Per l’Italia questo significa rivedere il Piano Integrato Energia e Clima, aumentando la quota di rinnovabili visto che gli operatori si sono detti in grado di arrivare a circa 20 GW di nuove installazioni all’anno. Siamo invece in una fase di forte stallo: lo scorso anno si è istallato meno di un GW di nuova capacità rinnovabile. Servirebbe un Piano Clima che coordini le diverse azioni e anche politiche energetiche e politiche industriali: questa è una delle proposte che il WWF e le altre associazioni ambientaliste hanno avanzato con la Legge sul Clima. Necessario anche un forte dialogo e una forte cooperazione per una transizione giusta sia nei Paesi che tra tutti i Paesi”. Il comunicato riconosce la triplice crisi (cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento) e il ruolo umano e dei modelli di consumo e di produzione, e si impegna ad azioni sinergiche su clima e biodiversità; guarda anche all’economia circolare e all’uso efficiente delle risorse: espressioni e linguaggio niente affatto scontati in un comunicato G7, un’autentica novità. Il documento chiama anche all’allineamento dei flussi finanziari e alla mobilitazione per raggiungere gli obiettivi su clima, biodiversità e inquinamento; sottolinea che gli ecosistemi in salute sono più resilienti agli effetti della crisi climatica e il ruolo delle Nature Based Solutions e riconosce che quello dell’acqua e della sua gestione sta diventando un problema planetario: questo solo per elencare alcuni dei punti presi in esame. Su clima e la transizione energetica –notare bene, transizione energetica, non energia- l’impegno a rafforzare l’Accordo di Parigi e chiudere il gap per la limitazione della temperatura globale a 1,5°C, anche con NDC adeguati a tale obiettivo. I ministri hanno anche stressato la necessità che tutti i Paesi, compresi quelli del G7, intensifichino gli sforzi di adattamento, riducendo al contempo con urgenza le emissioni come unico modo per mantenere la necessità di adattamento entro limiti gestibili. 

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Roma, 18 maggio 2022 – Il piano REPowerEU pubblicato oggi dalla Commissione europea mira a ridurre rapidamente la dipendenza dai combustibili fossili russi. Tutti gli sforzi per ridurre l’uso dei combustibili fossili sono necessari e il piano include una serie di buone proposte sull’efficienza energetica e sulle energie rinnovabili. Tuttavia, ci sono anche alcuni dettagli che rischiano di compromettere la transizione dell’UE verso un sistema energetico al 100% rinnovabile e rispettoso della natura. Il piano propone misure per promuovere l’efficienza energetica, diversificare le forniture e accelerare la transizione energetica pulita dell’UE e contiene una serie di iniziative positive. Ad esempio, rispetto alla comunicazione iniziale presentata a marzo, è molto apprezzabile il rilievo dato all’efficienza energetica e il suggerimento di aumentare l’obiettivo per il 2030, anche se l’azione su questo fronte è essenzialmente lasciata agli Stati membri; l’obbligo di installare impianti solari sui tetti è un’altra misura che il WWF apprezza. Tuttavia, le proposte di sostituire il petrolio e il gas russo investendo in ulteriori infrastrutture per il gas, contando su livelli irrealistici di idrogeno o aumentando l’uso della bioenergia senza restrizioni sull’approvvigionamento, rischiano di prolungare la dipendenza dell’UE dai combustibili fossili e di mettere a repentaglio gli obiettivi climatici e di protezione della natura. Per finanziare il piano, la Commissione propone di mobilitare 300 miliardi di euro, principalmente dal già esistente Fondo di ripresa dell’UE. Solo 20 miliardi di euro costituirebbero “denaro nuovo”, generato dalla vendita di nuovi permessi di inquinare per l’industria, pari a 250 milioni di tonnellate di CO2, e questo danneggerebbe direttamente lo sforzo di riduzione delle emissioni dell’UE nei negoziati Fit for 55 in corso. “Il piano della Commissione per accelerare il passaggio dell’UE a soluzioni energetiche pulite come l’efficienza energetica, l’energia eolica e solare è molto apprezzabile – ha dichiarato Ester Asin, direttore dell’Ufficio politiche europee del WWF –. Ma finanziarlo vendendo permessi di inquinamento è sbagliato, così come lo è costruire altre infrastrutture per il gas fossile o affidarsi a un maggiore uso della biomassa. Questo non farà altro che prolungare la nostra dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e mettere a rischio gli obiettivi climatici”. Il piano sottolinea giustamente la necessità di un’enorme espansione dell’energia solare ed eolica ed è stato integrato da un emendamento alla direttiva sulle energie rinnovabili attualmente in fase di negoziazione. Questo emendamento aumenterebbe l’obiettivo per le energie rinnovabili al 2030 dal 40% proposto in precedenza al 45%, e includerebbe disposizioni sulle autorizzazioni e sulla mappatura delle energie rinnovabili, con scadenze chiare per gli Stati membri che devono identificare lo spazio per la diffusione delle energie rinnovabili e designare “aree idonee” in cui si prevede che tale sviluppo abbia un basso impatto ambientale. Il WWF avverte che queste aree di riferimento dovrebbero essere innanzitutto i siti urbani e industriali e, come proposto dalla Commissione, dovrebbero escludere le aree protette nazionali e internazionali come i siti Natura 2000. Inoltre, la loro designazione deve basarsi su valutazioni solide e su un processo di coinvolgimento continuo degli stakeholders, e oltretutto questo ridurrebbe il rischio di opposizione delle comunità ai nuovi progetti. Tuttavia, è preoccupante che la Commissione proponga di dichiarare tutti i progetti di energia rinnovabile, di rete e di stoccaggio come di “interesse pubblico prevalente” ovunque, e che nelle aree “di destinazione” i progetti siano esentati dall’obbligo di effettuare una valutazione d’impatto ambientale specifica e una valutazione appropriata, come previsto dalla Direttiva Habitat. Per il WWF, accelerare le autorizzazioni è giusto e darà nuovo impulso all’espansione dell’energia eolica e solare nell’UE, ma per farlo è necessario risolvere le inefficienti procedure burocratiche, non indebolire la legislazione ambientale. “Ci auguriamo che la spinta europea possa fungere da sprone per una politica coerente e non episodica che veda nell’efficienza/risparmio energetico e nelle fonti rinnovabili un vero volano di sviluppo sicuro e sostenibile per l’Italia – dice Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia -.  Occorre uscire dal tunnel dei combustibili fossili, sfruttare appieno le possibilità offerte dalle energie rinnovabili, valutare le potenzialità delle infrastrutture esistenti per evitare di immobilizzare investimenti in nuove infrastrutture per il gas presto inutili, fare di tutto per non lasciarsi incastrare in contratti capestro e con prezzi altissimi. L’Italia ha tutto da guadagnare da una decisa politica comune europea che veda nelle rinnovabili e nell’efficienza il fulcro per la sicurezza e l’indipendenza energetica: occorre che il nostro Paese faccia una decisa scelta di campo, invece di continuare a parlare di rinnovabili e lavorare sempre e solo per i combustibili fossili”.

Nota per i redattori – Si vedano anche le raccomandazioni del WWF per le azioni dell’UE alla luce della guerra in Ucraina: Rafforzare la resilienza e l’indipendenza dell’UE attraverso il Green Deal europeo (maggio 2022) e il brief del WWF Italia, https://www.wwf.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/rinnovabili-energie-per-la-pace/.

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“NON SI STRUMENTALIZZI L’ATTUALE CRISI ENERGETICA E IL PITESAI”. Le 37 istanze rigettate a fine marzo sono “solo” permessi di ricerca e non concessioni estrattive, pozzi o piattaforme. Nessuno dei titoli in questione al momento e nei prossimi anni produce o produrrebbe gas”. Roma, 17 aprile 2022

“Non si strumentalizzi l’attuale crisi energetica e il PiTESAI, il Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee entrato in vigore nel febbraio 2022. Le 37 istanze rigettate a fine marzo sono “solo” permessi di ricerca e non concessioni estrattive, pozzi o piattaforme. Nessuno dei titoli in questione al momento e nei prossimi anni produce o produrrebbe gas”. È quanto sottolineano Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia che rispondono così alle notizie diffuse in questi giorni e alla querelle nata dalla pubblicazione del BUIG (Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse), che ha mostrato quelli che si potrebbero definire i primi “effetti” del PiTESAI anche in riferimento all’attuale crisi energetica. A seguito della prima ondata di “rigetti” – parliamo di 37 istanze di permesso di ricerca che sono state rigettate dalle strutture tecniche del Mite seguendo le indicazioni contenute nel Piano – si è scatenata una vera e propria caccia alle streghe da parte di una certa parte del mondo legato alle fonti fossili. In particolare, spiegano le associazioni “si sta cercando di far passare queste bocciature per quello che non sono e si sta utilizzando la crisi del gas, dovuta anche al conflitto in Ucraina, per alimentare la fantomatica indipendenza energetica dell’Italia grazie agli idrocarburi presenti nel sottosuolo o nei fondali della penisola. Una caccia alle streghe inutile e insensata e dove, in questo calderone di disinformazione, vengono citate piattaforme, pozzi o istanze che nulla centrano con le pratiche rigettate recentemente”. Nel corso delle ricostruzioni dei giorni scorsi sul “potenziale” dei fondali italiani, è stato spesso menzionato il pozzo denominato Giulia 1: un pozzo non allacciato e non erogante, non ricompreso nell’elenco dei progetti rigettati dal bollettino dell’Unmig, che fa parte della concessione di coltivazione attiva denominata AC17AG che, con i suoi 6 pozzi operativi, contribuisce oggi allo 0,42% del gas estratto a mare. Analogo discorso per il pozzo Benedetta 1, sempre non allacciato ma particolarmente “importante” nella strategia italiana di estrazione del gas dai fondali. Tanto importante da essere collegato alla concessione AC8ME, una concessione risalente al 1975 costituita da 4 piattaforme di coltivazione e 18 pozzi produttivi non eroganti, che nel 2021 non ha prodotto gas e nel 2020 aveva contribuito per lo 0,02% del totale estratto a mare in quell’anno. Di cosa stiamo parlando? La verità è che in Italia dei 3,5 miliardi di metri cubi di gas estratti nel 2021 (1,9 miliardi a mare e 1,6 a terra), la stragrande maggioranza del gas estratto proviene da 11 concessioni di coltivazione a mare (su 43 titoli vigenti) e da 4 concessioni di coltivazione a terra (su 58 titoli presenti). Nel dettaglio si evince come il 77% del gas estratto a mare proviene da 11 concessioni di cui 3 (di proprietà ENI) contribuiscono per circa il 35% e le restanti 9 concessioni per il restante 42% del totale a mare. Ancor più evidente la situazione sulla terra ferma dove il 77% della produzione proviene da sole 4 concessioni di cui in particolare 2, ubicate in Basilicata, contribuiscono per 70%. Tradotto in parole semplici, la quasi totalità del gas estratto in Italia proviene solamente da 15 concessioni di coltivazione, mentre le restanti 86 concessioni contribuiscono ognuna pochi decimi percentuali rispetto al totale. In ottica di produzione ed economicità sarebbero quindi tutte da dismettere perché vivono nei nostri mari senza dare alcun apporto significativo, strategico o economico alla comunità. Infine le associazioni sottolineano quelle che sono le criticità vere del PiTESAI di cui invece si dovrebbe parlare. Secondo quanto riportato dal Mite, “i procedimenti relativi ad istanze di concessioni proseguono in “aree potenzialmente idonee”, o anche in “aree potenzialmente non idonee” purché in questo caso sia stato accertato un potenziale minerario esclusivamente di gas per un quantitativo di riserva certa superiore a 150 MSmc ritenuta orientativamente, dal punto di vista economico, di pubblico interesse, per la prosecuzione dell’iter istruttorio finalizzato allo sviluppo del giacimento”; oppure “le concessioni in mare proseguono anche se hanno una o più infrastruttura in “aree potenzialmente non idonee”, salvo quelle improduttive da più di 5 anni precedenti dall’adozione del Piano, per motivi dipendenti da scelte del concessionario; ed infine “le concessioni in terraferma proseguono anche se hanno una o più infrastruttura all’interno di “aree potenzialmente non idonee” purché siano produttive o improduttive da meno di 5 anni precedenti dall’adozione del Piano e che a seguito dell’analisi CBA ottengano un risultato per cui i costi della mancata proroga sono superiori ai benefici, restando in vigore e continuando a poter essere prorogate fino a quando l’analisi CBA ne giustificherà la prosecuzione”. “Situazioni tutte da verificare e valutare caso per caso – spiegano le associazioni – ma che non fanno presagire niente di buono. Se un’area è stata individuata come “non idonea” secondo criteri oggettivi da un punto di vista ambientale, economico e sociale, non si capisce perché possano diventare magicamente “compatibili” se c’è una parvenza misera di gas da sfruttare. I famosi 150 milioni di metri cubi di Gas sono una cifra irrisoria rispetto a consumi e produzioni attuali che di strategico o pubblico interesse ha veramente ben poco”.

Ufficio stampa Greenpeace Italia: Felice Moramarco 348 763 0682 – Ufficio stampa Legambiente: Luisa Calderaro 349.6546593 – Ufficio stampa Wwf Italia: Lucio Biancatelli 329.8315718

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EARTH HOUR 2022

CITTADINI, ISTITUZIONI CELEBRITÀ, GIOVANI E IMPRESE DI 192 PAESI E TERRITORI IERI ALLE 20,30 HANNO SPENTO LE LUCI E SI SONO UNITI IN UN MOVIMENTO GLOBALE PER LA PACE, IL CLIMA E IL PIANETA. Dall’Opera House di Sydney all’Empire State Building di New York, dal Colosseo di Roma al Phoenix Center di Pechino, fino al Cristo Redentore di Rio. L’Ora della Terra, evento globale del WWF, è tornata per lanciare un messaggio di solidarietà. Oltre 7,8 miliardi di impression a livello globale sui social media. In Italia circa 280 comuni coinvolti e oltre 300 iniziative: si sono spente le luci di monumenti, piazze, luoghi simbolo e parchi nazionali. La scritta PACE si è accesa al Colosseo, Castel Sant’Angelo e San Pietro a Roma.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/cfzlwl835gnik8s/AAD32OCrNQ6suyUrWzdDd889a?dl=0%20.

QUI foto e video degli spegnimenti in Italiahttps://www.dropbox.com/sh/tx765qppwcl1j3x/AAB24cGAuUbdgx9EXfQNpB8ia?dl=0.

QUI il video finale di EH 2022https://www.dropbox.com/s/v29ii5fqlx0ms29/Earth%20Hour%20On%20The%20Night%20Film%20FINAL.mp4?dl=0.

Link alla pagina del sitohttps://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/eventi/earth-hour-2022/?utm_source=social&utm_medium=organic&utm_campaign=EarthHour. Roma, 27 marzo 2022

Ieri dalle 20,30, in 192 Paesi e territori del mondo è scattata Earth Hour, l’Ora della Terra, l’evento globale del WWF che per questa 14esima edizione ha coinvolto milioni di persone, insieme a migliaia di città, monumenti e luoghi simbolo, che uniti hanno inviato un messaggio di solidarietà per il futuro delle persone e del Pianeta. Monumenti di importanza mondiale come la Sydney Opera House, il Beijing Phoenix Center, il grattacielo Taipei 101, le Petronas Towers, la Porta dell’India, il Colosseo, la Torre Eiffel, il Cristo Redentore e l’Empire State Building, hanno partecipato al simbolico “switch off” che quest’anno ha chiesto un futuro più sicuro, più equo e più sostenibile per tutti. Insieme a questi monumenti iconici, milioni di persone hanno spento le luci delle loro case e sono state migliaia le iniziative trasversali, come concerti virtuali, piantumazione di mangrovie, pulizie di strade e corse virtuali. Il messaggio dell’Ora della Terra si è diffuso anche online, generando oltre 7,8 miliardi di impression a livello globale sui canali dei social media e su altre piattaforme, tra cui TikTok. Figure politiche di spicco tra cui Antonio Guterres Segretario Generale delle Nazioni Unite e la 

Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola hanno incoraggiato il pubblico a concentrarsi sul futuro nello sforzo di proteggere sia le persone che il Pianeta. I delegati, attualmente riuniti a Ginevra per l’ultimo round dei negoziati delle Nazioni Unite sulla biodiversità, in vista della conferenza COP15 sulla biodiversità che si terrà in Cina alla fine di quest’anno, si sono fermati per prendere parte allo “spegnimento” in un momento di riflessione sull’enormità del loro ruolo in questo periodo storico. Questa COP15 del CBD delle Nazioni Unite offre ai leader un’opportunità irripetibile di concordare per un accordo globale che inverta la perdita di biodiversità entro il 2030. “Il mio più grande ringraziamento ai milioni di persone in tutto il mondo che hanno spento le luci e partecipato a questo appuntamento di solidarietà per le persone e per il Pianeta. La manifestazione di partecipazione e supporto da parte di individui, comunità, aziende, governi, città, istituzioni nel mondo, dimostra quanti di noi vogliono aiutarsi a vicenda e prendersi cura del Pianeta, la sola nostra casa comune- ha affermato Marco Lambertini Direttore Generale di WWF International-. Quindi manteniamo questo slancio, restiamo uniti continuando a chiedere, a impegnarci, per un futuro più sicuro, giusto e sostenibile per l’umanità e tutte le forme di vita nel Pianeta”.  Il Primo ministro canadese Justin Trudeau e Sua Altezza Reale il Principe di Galles e la Duchessa di Cornovaglia hanno dato il loro sostegno su Twitter. La musicista internazionale e attivista ambientale Ellie Goulding si è unita alla campagna mentre l’attore de Il Trono di Spade Iwan Rheon ha condiviso il suo momento di “spegnimento” dietro le quinte a lume di candela con la playlist WWF-Galles Earth Hour. L’attrice cinese Dilraba Dilmurat ha espresso il suo sostegno alla natura, mentre la top model cinese Liu Wen ha parlato dell’importanza di una moda sostenibile. Non estranei ad una visione più ampia del Pianeta, anche gli astronauti Matthias Maurer, André Kuipers e l’Agenzia Spaziale Europea hanno incoraggiato il pubblico a mostrare il loro sostegno per Earth Hour.

LUCI SPENTE PER 280 COMUNI ITALIANIIn Italia circa 280 comuni hanno aderito ad Earth Hour, e sono state oltre 300 le iniziative, fra cui lo spegnimento di monumenti, palazzi, piazze, strade e altri luoghi simbolo. A Milano luci spente per il Castello Sforzesco e la Torre del Filarete, mentre a Roma sono rimasti al buio per un’ora Castel Sant’Angelo, il Colosseo e la Basilica di San Pietro al Vaticano e lì davanti i volontari hanno portato la scritta “PACE”. Sempre a Roma si sono spente le facciate di Palazzo Madama, Montecitorio e Palazzo Chigi con il Cortile d’Onore. A Firenze luci spente per un’ora a Palazzo Vecchio, Ponte Vecchio, al Duomo, alla Basilica di Santa Croce, alla Torre di Arnolfo, all’Abbazia di San Miniato al Monte, sulla Statua del David di Michelangelo in Piazza della Signoria, a Palazzo Sacrati Strozzi e a Palazzo Medici Ricciardi. A Torino al buio la Mole Antonelliana e le luci dei ponti sul fiume Po. Al buio per un’ora anche Piazza San Marco, nella città ‘simbolo’ dei cambiamenti climatici, Venezia. Si è spenta anche l’Arena di Verona e molti altri monumenti di comuni del veronese. Fra i comuni Italiani che hanno partecipato anche Reggio Calabria, Napoli, Bari, Cagliari, Trieste, Ancona, Caserta, Bergamo, Crotone, ma anche comuni più piccoli come Varazze e Toirano (SV), Positano e Bacoli (NA). Anche la rete dei volontari e le Oasi WWF hanno preso parte con diverse iniziative locali che hanno accompagnato gli spegnimenti. I volontari del WWF Caserta, ad esempio, hanno organizzato una maratona radiofonica dalle 9:30 alle 21:30 con l’emittente locale Prima Rete, mentre il WWF Bologna Metropolitana a San Giovanni in Persiceto ha organizzato lo spettacolo “una notte senza luci” presso il planetario dell’orto botanica. I volontari del WWF Bergamo Brescia hanno organizzato un incontro divulgativo su “Interferenze dell’inquinamento luminoso sull’ecosistema urbano” e un ascolto dei pipistrelli con bat detector. Ad Anversa, nel cuore dell’Oasi Gole del Sagittario, l’evento si è tenuto nella piazza centrale. Iniziative anche all’ Oasi Valmanera, al di Bosco Di Vanzago e all’Oasi San Silvestro (CE). Fra le altre attività, una serata al Museo della Biodiversità di Monticiano (Siena) in collaborazione con l’Unione Astrofili Senesi e la passeggiata insieme al WWF Roma sul Lungotevere delle Navi. Hanno aderito anche il Parco Nazionale delle Cinque Terre e dei comuni di Riomaggiore, Vernazza, Monterosso al Mare e del PNALM (Parco Nazionale D’Abruzzo Lazio e Molise). Hanno aderito agli spegnimenti anche il Parco Nazionale del gran Sasso e Monti della Laga, l’AMP Torre del Cerrano e il Parco Nazionale della Maiella (spegnimento sedi del Parco). Il Parco regionale Sirente Velino ha aderito con attività di sensibilizzazione della cittadinanza. Anche l’organizzazione The Climate Route ha aderito all’Earth Hour 2022 con un evento di flash mob a Rimini dove è stato creato da migliaia di persone un messaggio sulla spiaggia e fotografato da satellite, nella mattinata di sabato 26 marzo.

I RICONOSCIMENTI – L’Ora della Terra ha ricevuto l’adesione del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile e i patrocini della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, della Regione Lazio e del Comune di Roma. Anche per questa edizione di Earth Hour, Il WWF ha ricevuto la medaglia che il Capo dello Stato ha voluto destinare, quale suo premio di rappresentanza, all’evento internazionale.

LE IMPRESE – Anche le Aziende Partner del WWF hanno deciso di aderire alla mobilitazione globale: Sofidel, Maxi Zoo, P&G, Decathlon, Wind Tre e Bialetti hanno partecipato infatti con spegnimenti simbolici e con attività di sensibilizzazione rivolte ai propri dipendenti e clienti.

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