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Archive for the ‘ecomafie e reati ambientali’ Category

Sutera (CL): bruciata una vasta area coperta da vincolo paesaggistico e idrogeologico. Intervengono i Carabinieri e il Corpo Forestale della Regione siciliana. L’uomo denunciato per incendio boschivo.

Qui il video dell’incendiario realizzato dalle Guardie WWF – https://www.youtube.com/watch?v=pH7fS1Xx7aY.

Roma, 24 settembre 2022 – Nei giorni scorsi nelle campagne del Nisseno, tra Sutera e Mussomeli, durante un servizio di vigilanza ambientale ed antibracconaggio le Guardie volontarie del WWF in servizio presso il Nucleo provinciale di Caltanissetta hanno scoperto un uomo che appiccava il fuoco in una zona di macchia nei pressi di un torrente, causando un vasto incendio. Le Guardie WWF sono intervenute immediatamente riuscendo a filmare l’incendiario e a documentare in dettaglio tutte le fasi dell’azione criminale: nelle immagini si vede chiaramente l’uomo che, con un forcone, preleva della paglia secca, la brucia e la sparge sul terreno. Grazie a questa tecnica e alla presenza del vento, si crea il fenomeno del cosiddetto “spotting” e le fiamme si diffondono sempre di più, aggredendo una vasta area coperta da vincolo paesaggistico, idrogeologico e di rilevante valore ecologico-ambientale. Il video documenta anche l’intervento di una squadra antincendio del Corpo Forestale della Regione Siciliana, chiamata dal WWF per domare le fiamme. Appena arriva la squadra antincendio l’uomo cambia immediatamente atteggiamento, cercando di spegnere il fuoco con delle frasche verdi: un espediente per allontanare da sé le gravi responsabilità dell’incendio, che però sono testimoniate in maniera inoppugnabile dal video. Così, poco dopo, giungono i Carabinieri della Compagnia di Mussomeli allertati dalle Guardie WWF, che identificano l’uomo – un pensionato del posto – e sequestrano il forcone ed un accendino. Condotto in caserma, il pensionato di Mussomeli è stato denunciato per il reato di incendio boschivo ed altri illeciti- Fino al 15 ottobre in tutta la Regione è stato dichiarato il periodo di emergenza incendi in cui è vietata qualsiasi accensione di fuochi. La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha già aperto un fascicolo a suo carico; qualora fosse ritenuto colpevole, l’uomo rischierebbe la reclusione da quattro a dieci anni. “Gli incendi dolosi sono una vera e propria piaga in Sicilia – denuncia Ennio Bonfanti, coordinatore regionale delle Guardie WWF – perché piromani ed incendiari agiscono nell’impunità, ben consapevoli della quasi totale assenza di controllo del territorio. Le leggi e le norme per contrastare gli incendi boschivi ci sono e sarebbero efficaci, ma troppo spesso rimangono inattuate perché nelle campagne non c’è nessuna reale presenza dello Stato. Così, vasti territori – soprattutto nell’entroterra siciliano – restano in balia delle agromafie e delle zoomafie. Ringraziamo, per il loro fondamentale intervento, il servizio antincendio dell’Ispettorato Forestale di Caltanissetta e l’Arma dei Carabinieri di Mussomeli”.

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Esistono prove della vendita illegale di giovanili di pesce spada nei mercati di diversi Paesi del Mediterraneo. Cambiare il periodo di chiusura delle attività di pesca aiuterebbe a evitare le catture indesiderate di individui giovani e ad accelerare il pieno recupero dello stock – Roma, 2 agosto 2022.

Cartellina – https://www.dropbox.com/sh/dtmvtsxgo19kjtp/AACjdRdFB5HPvr9e5o_eHBvCa?dl=0%20.

Un quarto di tutto il pesce spada pescato nel Mediterraneo è costituito da giovanili che in parte vengono venduti a prezzi bassi sul mercato illegale. Questa pratica, che è un vero crimine di natura, danneggia uno degli stock ittici e delle attività di pesca più preziosi della regione, come confermano alcune prove raccolte dal WWF. La chiusura delle attività di pesca nei mesi di ottobre e novembre, quando gli “spadini”, individui giovani di pesce spada, vengono catturati maggiormente, ridurrebbe quasi della metà le catture di pesce spada sotto taglia, accelerando il pieno recupero dello stock, con benefici a lungo termine per il nostro mare e i pescatori, oltre che per la sicurezza dei consumatori. Dopo la settimana di informazione sui crimini di natura lanciata nel marzo scorso, il WWF torna a parlare del fenomeno questa volta legato a una importante specie ‘bersaglio’ delle attività di pesca e proseguirà per tutto agosto con altri casi simbolo. La pesca del pesce spada del Mediterraneo (Xiphias gladius) ha da sempre fornito cibo e reddito a numerose comunità di pescatori della regione. Ogni anno nel Mediterraneo vengono pescate circa 9.000 tonnellate di pesce spada, per un valore di oltre 200 milioni di euro.  Ma dalla metà dello scorso decennio, quando le catture erano due volte maggiori rispetto a quanto avrebbero dovuto essere per mantenere la popolazione entro i limiti biologici di sicurezza, la popolazione di pesce spada del Mediterraneo è stata sull’orlo del collasso [1]. Nel 2016, la Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico (ICCAT) ha adottato un piano di recupero [2] con l’obiettivo di raggiungere la piena ricostituzione dello stock di pesce spada entro il 2031. Il piano include l’introduzione di un limite di Catture Totali Consentite (TAC), la chiusura delle attività di pesca per tre mesi all’anno e la definizione di una taglia minima di riferimento per la sua conservazione. Tuttavia a 4 anni dalla adozione del piano, dalla prima valutazione scientifica della popolazione di pesce spada del Mediterraneo, condotta dall’ICCAT, emerge che le catture di giovanili di pesce spada (inferiori a 100 cm) sono ancora circa 24% del pescato totale [3] – una percentuale allarmante. Le prove fotografiche raccolte dal WWF in Italia e in Tunisia mostrano che il pesce spada sotto taglia viene venduto illegalmente in molti mercati ittici. Pesce spada al di sotto della taglia minima stabilita è stato trovato in vendita illegalmente e a prezzi molto bassi sulle banchine dei porti, nei mercati del pesce e agli angoli delle strade a El-Haouaria e Kelibia in Tunisia e a Palermo e Catania in Italia. Qui, solo nel 2020, in 26 operazioni di polizia, sono stati sequestrati almeno 700 esemplari di pesce spada venduto illegalmente, dove il 60% del pesce era costituito da esemplari al di sotto della taglia minima consentita. In 7 operazioni è stato segnalato anche l’uso illegale di reti derivanti, vietate dal 2003 nel Mediterraneo. Un’analisi scientifica commissionata dal WWF suggerisce inoltre che cambiamenti mirati all’attuale piano di recupero potrebbero ridurre la mortalità giovanile di circa il 40% (soprattutto dei pesci neonati), consentendo alla popolazione di ricostituirsi completamente cinque anni prima dell’obiettivo fissato dal piano per il 2031. L’Unione Europea – parte contraente dell’ICCAT – conta circa il 75% degli sbarchi annuali di pesce spada nel Mediterraneo. Per questo motivo, il WWF chiede alla Commissione Europea di proporre e attuare una chiusura della pesca con il sistema palangaro pelagico nei mesi di ottobre e novembre (più un mese aggiuntivo). Solitamente, il pesce spada si riproduce inl Mediterraneo durante l’estate, per cui in autunno i giovani esemplari sono estremamente voraci e facilmente insidiabili dai palangari che pescano il pesce spada adulto o altre specie pelagiche come il tonno. Un divieto di pesca allo spada durante l’autunno consentirebbe ai giovani pesci spada di raggiungere una taglia maggiore e la maturità, prima di poter essere catturati. Questo cambiamento, insieme a un’applicazione più severa del divieto di commercializzazione del pesce spada sotto taglia (sotto i 100 cm), non solo potrà accelerare il recupero dello stock, ma avrà anche un impatto positivo sul reddito dei pescatori, aumentando la quantità e il valore delle catture nel lungo periodo. Abbiamo stimato un aumento delle catture del 10% nell’arco di un decennio, con un aumento dei ricavi lordi stimato al 14%. Eventuali iniziali perdite economiche che queste misure comporterebbero per il settore della pesca nel breve periodo, sarebbero ampiamente compensate dai benefici ecologici ed economici che uno stock in salute offrirebbe a lungo termine. L’alternativa è una ripresa molto più lenta e la persistenza dell’illegalità che minaccia non solo il nostro mare, ma anche quei pescatori che rispettano le regole e lavorano per fornire ai consumatori un prodotto legale, tracciabile e sicuro.

IL PROGETTO LIFE SWIPE – Per contrastare i crimini di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche. Questi sono anche gli obiettivi del progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine.

[1] Secondo l’International Commission for the Conservation of Atlantic Tuna (ICCAT), la biomassa riproduttiva dello stock di pesce spada (SSB) – il peso combinato di tutti i singoli pesci dello stock in grado di riprodursi – era inferiore dell’88% rispetto ai livelli considerati sicuri per mantenere lo stock. Le catture sono state due volte superiori a quelle che avrebbero dovuto sostenere la popolazione.

[2] https://www.iccat.int/Documents/Recs/compendiopdf-e/2016-05-e.pdf.

[3] https://www.iccat.int/Documents/Meetings/Docs/2020/REPORTS/2020_SWO_MED_ENG.pdf

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In Sardegna la macabra scoperta delle carcasse di 2 tursiopi: attivato l’ufficio legale WWF.

L’Operazione WWF “Adotta un delfino”https://sostieni.wwf.it/adotta-un-delfino.html.

Roma, 26 luglio 2022 – In questi giorni in Sardegna (a Orosei, provincia di Nuoro) sono state ritrovate le carcasse sfilettate e mutilate di due tursiopi.  Questo episodio, riportato da alcuni organi di stampa è solo l’ultimo di molti casi simili registrati in questi anni e testimonia la diffusione di questo grave e inaccettabile crimine. Il motivo dell’uccisione di individui appartenenti a questa specie è riconducibile alla vendita del cosiddetto mosciame: filetti di carne essiccata che nel mercato nero può essere valutata fino a 200 euro al chilo. Il tursiope, un delfino che frequenta le zone costiere, è una delle otto specie di cetacei presenti in Mediterraneo e pur essendo tra le più avvistate non gode di un buono stato di conservazione, infatti è considerata dalla IUCN Vulnerabile. La vendita del mosciame è considerata illegale dal 1989, tuttavia il commercio illegale della carne di delfino continua ad essere un mercato clandestino fiorente e diffuso in molte aree del Mediterraneo. Ciò che è avvenuto in Sardegna per il WWF è un vero e proprio crimine di natura, ancora una volta alimentato da un mercato illegale riconducibile al mondo della ristorazione e quindi dalla domanda di alcuni consumatori senza coscienza. Un fenomeno criminale che grava sulla biodiversità marina già compromessa a causa di lungo elenco di impatti quotidiani dovuti alle attività antropiche: eccessivo traffico nautico, bycatch (intrappolamento negli attrezzi da pesca), sovrasfruttamento ittico, inquinamento chimico, acustico e dovuto a macro- e micro-plastiche, deturpamento dell’ecosistema marino costiero. Il bracconaggio propedeutico alla vendita illegale del mosciame è quindi un crimine ancor più inaccettabile che però, ancora oggi, è difficile da contrastare. Per questa ragione è fondamentale la collaborazione dei cittadini/consumatori che, grazie a scelte consapevoli e responsabili, possono ridurre, fino ad azzerare la domanda di prodotti provenienti da fonti illecite. Il WWF è in prima linea nel contrasto al bracconaggio marino e si è già attivato, tramite il suo ufficio legale, per supportare le indagini delle Autorità mirate ad individuare i responsabili. Già nel 2016 il WWF aveva presentato un esposto contro ignoti alla procura di Cagliari l’uccisione di un altro tursiope avvenuta all’epoca a pochi chilometri da Villasimius. “Per contrastare i crimini di natura è necessario creare banche dati aggiornate e dettagliate, rafforzare la vigilanza, adeguare gli strumenti sanzionatori e puntare sulla formazione delle istituzioni pubbliche – conclude il WWF – . Questi sono gli obiettivi del progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine”. Adottando simbolicamente un delfino è possibile i progetti WWF a tutela della specie. Clicca QUI per la pagina “Adotta un delfino”https://sostieni.wwf.it/adotta-un-delfino.html?_ga=2.254061452.522190130.1658820736-2027393323.1620808866&_gac=1.53390042.1658834419.Cj0KCQjwof6WBhD4ARIsAOi65ah2kOgYG7VIPXyRiwBjUz7C1I_i1iuGt6HuA8i8ZhnPAYd_jeGWtc0aAlHQEALw_wcB

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APPROVATO IN GRAN SEGRETO UN REGOLAMENTO CHE RENDE DI FATTO IMPOSSIBILE ALLE GUARDIE VOLONTARIE DI OPERARE. WWF, ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE E LIPU: “IL REGOLAMENTO FAVORISCE DI FATTO LE ILLEGALITÀ. I VOLONTARI CHE TUTELANO IL PATRIMONIO COMUNE DEVONO ESSERE INCENTIVATI, NON PUNITI. SOTTOPORREMO IL CASO ALLA COMMISSIONE EUROPEA”.

Roma, 31 marzo 2022 – La Regione Toscana ha approvato una nuova disciplina delle modalità di svolgimento del Servizio per le Guardie Giurate Venatorie Volontarie e per le Guardie Giurate Ittiche Volontarie. Il regolamento – dichiarano insieme WWF Italia, Enpa, LAC, LAV, Legambiente e LIPU – apporta una serie di modifiche, tutte inspiegabilmente orientate non a rafforzare il presidio e i controlli ma a complicare la possibilità per le guardie volontarie di operare nel loro fondamentale ruolo di presidio del territorio a supporto delle autorità pubbliche. Non comprendiamo le ragioni per le quali la Regione, piuttosto che combattere con ogni mezzo le illegalità, abbia deciso di accanirsi contro donne e uomini che volontariamente, senza quindi alcun costo per i cittadini, con grandi sacrifici e assumendosi rischi rilevanti, si impegnano a tutelare l’ambiente e la biodiversità. Nel regolamento, approvato senza alcun preventivo coinvolgimento e condivisione con le associazioni dotate di nuclei di vigilanza volontaria, sono previste, infatti, limitazioni fortissime. Viene ad esempio impedito alle guardie volontarie zoofile che sono anche in possesso di nomina a guardia ittico/venatoria, di esercitare contemporaneamente attività di vigilanza sulla caccia e sulla salvaguardia della fauna omeoterma e/o della fauna ittica. Le guardie vengono inoltre obbligate a svolgere servizi di vigilanza con “composizioni paritetiche” tra appartenenti alle Associazioni Venatorie/Organizzazioni agricole, di Protezione Ambientale e Piscatorie nei servizi notturni o destinati al contrasto degli illeciti e non possono utilizzare videocamere o altri dispositivi di registrazione audio/video di persone “se non per il rilievo di stato di fatto e luoghi” in questo modo riducendo la possibilità di fornire alle Autorità i necessari elementi di indagine e di prova. Cosa che legittimamente ogni cittadino dotato di senso civico fa per denunciare gli illeciti. Altrettanto grave è l’obbligo di svolgere l’attività di vigilanza solo in una provincia/città metropolitana. Questa limitazione oltre ad essere ingiustificata, comportando esclusivamente ripercussioni negative rispetto alla esigenza di presidio del territorio, si pone in contrasto con il DPR 153/2008 all’art. 1 comma 7 D), nonché da una chiara circolare del ministero dell’Interno del 2008. Il regolamento impedisce poi ai volontari di operare al di fuori dal coordinamento della Polizia Provinciale. Il concetto di coordinamento viene però esasperato e distorto sino a diventare un vero e proprio impedimento per il personale volontario di operare sulla base delle indicazioni fornite dalle associazioni di appartenenza, rendendo i nuclei di vigilanza direttamente dipendenti dai corpi di polizia e non, come prevede la legge, dalle Associazioni. Ed impedendo di rispettare la legge che obbliga i pubblici ufficiali (comprese le guardie volontarie, nell’esercizio delle loro funzioni), ad intervenire nel caso in cui dovesse venire a conoscenza di un illecito.  Si pensi, ad esempio, alle segnalazioni pervenute alle associazioni ambientaliste relative ad atti di bracconaggio e danno ambientale. Come se non bastasse la modifica prevede la creazione di un registro delle guardie “buone e cattive” al fine di prevedere eventuali iniziative verso le guardie stesse, senza prevedere strumenti idonei a consentire al volontario di difendersi. Queste misure – concludono le associazioni – minano profondamente le capacità della vigilanza volontaria di fornire quel fondamentale supporto alle Autorità pubbliche nella vigilanza del territorio e contrasto ai crimini contro la biodiversità e l’ambiente (la cui tutela è oggi riconosciuta tra i principi fondamentali della costituzione). Sottoporremo il caso alla Commissione Europea che ha più volte rilevato come i crimini contro la fauna selvatica siano spesso determinati dalla mancanza di personale di vigilanza ed ha chiesto all’Italia di risolvere questo problema anche per non rischiare l’attivazione di nuove procedure di infrazione. Questa criticità è peraltro confermata da un recente report WWF Italia, pubblicato nell’ambito del Progetto Life SWiPE, in cui si evidenzia come il rapporto tra controllati (cacciatori) e controllori (personale di vigilanza dipendente dalle amministrazioni pubbliche) è di 3 a 1000. 

Questo comunicato stampa è inviato dall’ufficio stampa del WWF Italia per conto di WWF Italia, Enpa, LAC, LAV, Legambiente e LIPU.

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WWF: necessario rafforzare il contrasto ai crimini di natura – Roma, 16 febbraio 2022

Nei pressi della Riserva Naturale Statale Litorale Romano e dell’Oasi Lipu di Castel di Guido è stata trovata la carcassa di un Ibis eremita. Dalle successive analisi è stato confermato che l’animale è deceduto a causa di numerosi pallini esplosi a distanza ravvicinata da un fucile da caccia. L’ibis eremita è una specie rarissima, considerata estinta in natura nel continente europeo e oggi oggetto di un importante programma di reintroduzione denominato “Waldrappteam” al quale collabora anche il WWF Italia. Gli Ibis eremita nati in Austria e in volo migratorio verso sud sono infatti ospitati nell’Oasi WWF di Orbetello che ne cura e difende lo svernamento annuale. Ma purtroppo finiscono troppo spesso bersaglio dei bracconieri. Si pensi che proprio questa specie è stata una delle prime a beneficiare di una norma di protezione, introdotta già nel 1505 in Austria, che prevedeva il divieto assoluto di caccia se non per i nobili: norma che già a quel tempo non era rispettata, portando rapidamente la specie all’estinzione in tutta Europa. Nonostante la chiusura generale della caccia, le notizie di ferimenti o uccisioni di specie protette si susseguono quotidianamente da tutta Italia: nei giorni scorsi, ad esempio, sono stati rinvenuti due esemplari di falco pellegrino entrambi vittime degli spari: uno in Lombardia, deceduto, l’altro, per fortuna solo ferito, in Calabria. Questo ennesimo caso conferma

 purtroppo la rilevanza e la diffusione della pratica criminale del bracconaggio e la sostanziale assenza di strumenti idonei a contrastarla efficacemente. Non a caso per fronteggiare i crimini di natura è scesa in campo anche l’Unione Europea con il Progetto SWiPE (Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe), attivo in 11 stati membri e di cui il WWF Italia è partner. Il progetto nasce con l’obiettivo di contrastare con maggiore efficacia i “crimini di natura”, tramite la collaborazione diretta con magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine e con tutti coloro i quali hanno un ruolo attivo nelle azioni di investigazione e persecuzione dei crimini contro la fauna selvatica. “È necessario e urgente – conclude il WWF – che il Parlamento disponga un severo inasprimento delle sanzioni e fornisca un concreto supporto alle forze di polizia e alla Magistratura anche attraverso una decisa capillarizzazione dell’attività di sorveglianza e prevenzione dei reati, tramite l’istituzione di un sistema di allerta e raccolta dati centralizzato”.

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WWF e P&G: “ORRIBILE ATTO DI VANDALISMO, ASSICURARE RESPONSABILI ALLA GIUSTIZIA”. Lo spazio educativo all’aperto era stato inaugurato lo scorso 4 ottobre nel plesso Valussi dell’IC Udine 2. Roma, 12 gennaio 2022

Foto – https://www.dropbox.com/sh/vdli6va22g03gpr/AAAXJ1sMzUfcEGAqjoY2N6RTa?dl=0%20.

Al rientro a scuola le classi del plesso Valussi, nell’Istituto Comprensivo Udine 2 in via Francesco Petrarca 19, questa mattina hanno trovato l’Aula Natura, donata dal WWF e P&G, totalmente devastata. Un’azione orribile che lascia increduli: piante sradicate, arredi distrutti e perfino i pannelli fotovoltaici gettati nello stagno costruito all’interno dell’area verde. Questo il risultato dei vergognosi atti vandalici testimoniati dalle fotografie scattate dalle insegnanti. L’incomprensibile gesto è ancora più grave perché colpisce i più giovani, la qualità della loro educazione e il loro benessere, privandoli di uno spazio didattico di straordinaria importanza proprio in un periodo delicato come quello attuale, dove la didattica in presenza è di nuovo fortemente limitata a causa dell’emergenza pandemica. La dirigente della scuola Maria Elisabetta Giannuzzi ha dichiarato: “La nostra aula natura rappresentava un contesto educativo di grande importanza e un prezioso regalo che un’azienda privata e un’associazione hanno fatto alla nostra scuola e a tutta la comunità. Vederla in queste condizioni ci indigna e ci addolora moltissimo”. Questo deprecabile gesto è attualmente da attribuire a ignoti, ma il WWF e P&G si augurano che le autorità competenti possano fare al più presto piena luce sull’accaduto assicurando i responsabili alla giustizia. Per questa ragione l’ufficio legale del WWF Italia, che si è già attivato per fornire supporto e collaborazione alle autorità inquirenti, presenterà un esposto alla Procura di Udine. Il progetto Aule Natura è stato voluto e promosso dal WWF a partire dal settembre 2020 dopo il primo lockdown, proprio per garantire e favorire l’educazione all’aperto e in natura anche in un’ottica di aumento degli spazi per la didattica di qualità, che favorisca salute e benessere dei più giovani. Lo spazio di Udine era stato inaugurato lo scorso 4 ottobre ed è una delle 12 Aule Natura già nate dalla collaborazione tra WWF Italia e Procter & Gamble che, nell’ambito del suo programma di cittadinanza d’impresa “P&G per l’Italia”, sta realizzando progetti di sostenibilità ambientale e sociale in tutto il Paese. Nonostante questo atto vandalico deprecabile, WWF e P&G restano più che mai determinati a proseguire nel lavoro iniziato insieme nel 2021 e a realizzare almeno 50 Aule Natura in tutta Italia entro il 2024.

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WWF: LA DIRETTIVA RIVISTA DALL’UE RAFFORZA LE MISURE DI CONTRASTO.  

#CriminidiNatura #StopWildlifeCrime #SWiPE – Roma, 20 dicembre 2021

Il sito internazionale del progetto SWiPE: https://stopwildlifecrime.eu/.

Un passo importante per la lotta ai crimini contro la natura in ambito europeo. La recente proposta adottata questa settimana dalla Commissione Europea per la revisione della ECD, la Direttiva UE sulla repressione dei crimini ambientali ha rafforzato la lotta contro questo fenomeno che minaccia la biodiversità, la salute e le economie globali. Il WWF, attraverso il progetto SWiPE, ha partecipato al processo di consultazione pubblica per la necessaria revisione, poiché nel 2020 la valutazione sulla Direttiva rilevava come non fossero stati raggiunti gli obiettivi e come ci fossero ampi margini di miglioramento. Tra le novità più rilevanti di quest’ultima proposta, ad esempio, il rafforzamento delle sanzioni, con la reclusione di almeno 10 anni per i delitti ambientali più gravi.

LINK alla news della Commissione Europeahttps://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_21_6744.

Tra i punti richiesti dal progetto SWiPE, infatti, ci sono l’ampliamento dell’ambito di applicazione della Direttiva, disposizioni specifiche per tipologie e livelli di sanzioni penali, un elenco armonizzato di strumenti investigativi transfrontalieri disponibili per gli Stati membri dell’UE nel contrasto alla criminalità ambientale. Il progetto SWiPE ha inoltre sottolineato l’importanza che gli Stati membri considerino i crimini contro la fauna selvatica e le foreste come reati gravi, il che consentirebbe di mobilitare le risorse umane e finanziarie necessarie e darebbe all’UE una maggiore influenza nel chiedere ai paesi partner di dare priorità al problema. Inoltre, l’UE e i suoi Stati membri devono investire un livello di risorse e e garantire un sistema sanzionatorio analogo a quello impiegato per combattere altri reati gravi.

La proposta affronta le principali carenze dell’attuale direttiva sui crimini ambientali. Nei prossimi mesi SWiPE analizzerà ulteriormente le soluzioni proposte e seguirà le discussioni al Parlamento europeo e al Consiglio al fine di garantire che siano soddisfatte le premesse per affrontare efficacemente i crimini ambientali nell’UE. Il progetto transnazionale – SWiPE “Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe”, di cui il WWF è partner, è finanziato dal programma europeo LIFE e ha l’obiettivo di rafforzare il contrasto ai crimini contro la natura tramite la collaborazione diretta con magistrati, forze dell’ordine e tutti coloro che svolgono un ruolo attivo nelle azioni di investigazione e repressioni di questi reati. Bracconaggio, avvelenamento, traffico illegale di specie protette hanno un costo incalcolabile ed un impatto enorme su ambiente, salute umana ed economia. I crimini contro la natura sono la quarta attività criminale più redditizia al mondo: preceduti solo dal traffico di droga, dalla contraffazione e dal contrabbando di armi. Generano entrate per 280 miliardi di dollari l’anno e costituiscono un settore della criminalità in crescita (INTERPOL, 2014).

Clicca QUI per saperne di piùhttps://www.wwf.it/cosa-facciamo/progetti/swipe/.

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In soli tre mesi il sistema di dispositivi installati ha raccolto oltre mille segnalazioni acustiche di possibili attività illegali e più di trecentomila registrazioni di suoni della natura: un patrimonio di dati che mostra la necessità di proteggere gli ecosistemi naturali e di studiarne la complessità con l’aiuto della tecnologia.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/sp5q17e7vf88uzx/AACqjBNLU0hZgnQSRX2SXJWHa?dl=0.

Napoli, 17 novembre 2021 – WWF Italia e Huawei hanno presentato oggi, alla Riserva Naturale Cratere degli Astroni a Napoli, i primi – sorprendenti – riscontri raccolti grazie al progetto congiunto “Guardiani della Natura”, nel corso di una conferenza stampa che ha visto gli interventi del Capo della Segreteria Tecnica del Ministro per la Transizione Ecologica, Renzo Tomellini, del Vice Presidente della Regione Campania Vincenzo Bonavitacola e del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

Il contrasto alle attività illegali tramite i dispositivi “Guardian”. Sebbene ancora in fase sperimentale, dopo soli tre mesi di attività, la rete di dispositivi tecnologici “Guardiani della Natura”, installati presso le Oasi WWF e Riserve Naturali dello Stato di Astroni, Burano e Orbetello, ha raccolto oltre 300.000 registrazioni audio e inviato oltre 1000 segnalazioni in tempo reale di possibili attività illegali, generate dal sistema di riconoscimento automatico dei suoni basato su Intelligenza Artificiale. In seguito a tali alert, sono state più di 15 le azioni di verifica intraprese tra cui un blitz della Polizia Provinciale della Città Metropolitana di Napoli che, accompagnata dalle guardie WWF all’interno dell’Oasi Cratere degli Astroni, ha effettuato il sequestro di un impianto acustico illegale per la cattura di fauna selvatica, individuato proprio grazie ai sensori installati all’interno della Riserva Naturale. E’ solo un esempio di come la tecnologia possa contribuire significativamente a contrastare una serie di attività illecite a danno della natura, tra le quali il bracconaggio e il taglio boschivo, fornendo dati utili e producendo risultati degni di nota.

Lo studio della biodiversità tramite i dispositivi “Edge”. Le oltre 300.000 registrazioni audio provenienti dalle Oasi coinvolte, effettuate dai dispositivi “Edge Audiomoth”, insieme ai dati dei Guardians, consentiranno invece uno studio senza precedenti della biodiversità in ambienti mediterranei, in collaborazione con gli esperti del Centro Interdisciplinare di Bioacustica del Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente dell’Università di Pavia. Nello specifico, si prospettano diversi filoni di analisi scientifica relativamente al monitoraggio dell’ambiente acustico e delle specie animali, fra cui:

l’analisi del panorama sonoro degli habitat per valutarne lo stato di salute analizzando la biodiversità acustica e l’impatto del rumore;

l’identificazione delle specie presenti, con l’obiettivo di monitorarne presenza, trend e fattori di disturbo, quali il cambiamento climatico, focalizzandosi su specie di particolare interesse (tra cui numerose specie ombrello, specie minacciate, rare o poco conosciute);

l’analisi della ricchezza e diversità acustica – a prescindere dall’identificazione delle specie – orientata alla generazione di “indici sonori” di ricchezza, diversità, periodicità, silenziosità e al monitoraggio del cambiamento climatico.

Il progetto. La salvaguardia dell’ambiente e la conservazione della sua biodiversità sono priorità non differibili per la preservazione degli equilibri del pianeta e il benessere delle generazioni future. Su questi presupposti Huawei e WWF Italia hanno unito le forze per salvaguardare la biodiversità di alcune delle Riserve Naturali dello Stato gestite dall’associazione, in particolare quella di Astroni in Campania e quelle di Orbetello e Burano in Toscana, attraverso l’utilizzo di dispositivi, Cloud e Intelligenza Artificiale, secondo il modello realizzato in collaborazione con il partner tecnico Rainforest Connection. L’iniziativa ha previsto l’installazione, tra agosto e settembre, nei tre siti pilota delle Riserve Naturali dello Stato e Oasi WWF Cratere degli Astroni, Laguna di Orbetello e Lago di Burano, e progressivamente in altre 9 Oasi dislocate sul territorio italiano, di due tipi di dispositivi: i cosiddetti “Guardiani della Natura” sono in grado di registrare i suoni fino a 3 km2 di distanza e inviare allarmi in tempo reale alle guardie WWF; quelli denominati “Edge Audiomoth” lavorano invece offline, immagazzinando i suoni di questi ecosistemi al fine di condurre successivamente studi finalizzati allo studio e conservazione della biodiversità. “La tecnologia può offrire un contributo enorme alla risoluzione di problematiche globali complesse e urgenti come la protezione dell’ambiente e la conservazione della biodiversità” – ha dichiarato Wilson Wang, CEO di Huawei Italia. “Siamo da lungo tempo impegnati in progetti di sostenibilità e inclusione in tutto il mondo tramite il nostro programma Tech4All. Siamo quindi molto soddisfatti di essere riusciti a introdurre in Italia, attraverso la nostra partnership con il WWF e il supporto delle istituzioni locali, un modello efficace in grado di contribuire alla tutela del ricco patrimonio naturale del Paese. “Guardiani della Natura”, insieme ai progetti a favore dei talenti digitali e delle Piccole e Medie Imprese, si inserisce nel programma di Corporate Social Responsibility di Huawei Italia”. “La biodiversità è minacciata a livello globale da attività umane illegali perpetuate ai danni della fauna selvatica e degli habitat naturali. Ma l’utilizzo di tecnologie innovative, che stiamo sperimentando per la prima volta in Italia attraverso la collaborazione con Huawei e Rainforest Connection, ci ha consentito finalmente di meglio tutelare la natura italiana e di approfondire la conoscenza della sua biodiversità” – ha dichiarato Marco Galaverni, Direttore Programma e Oasi di WWF Italia. “Inoltre i suoni raccolti potranno anche essere utilizzati per lo sviluppo di molteplici attività con finalità educative, di formazione e promozione, all’interno di scuole o in altri contesti come parchi, riserve e musei di scienze naturali. “Il paesaggio sonoro è la diretta espressione della vitalità, ricchezza e biodiversità di molti ambienti naturali; esso rappresenta una componente essenziale di molti ecosistemi nei quali gli animali hanno evoluto complessi sistemi di comunicazione, di ecolocalizzazione e di percezione dell’ambiente grazie al suono”, ha commentato Gianni Pavan, Professore di Bioacustica presso l’Università di Pavia. “L’ecoacustica è una nuova disciplina che nasce dal coniugare la bioacustica e l’ecologia, per studiare l’ambiente acustico naturale attraverso il monitoraggio della sua composizione, il riconoscimento delle specie presenti e il controllo del rumore di origine antropica che ha un impatto sulla vita di molte specie animali. Il paesaggio sonoro è anche importante per la fruizione umana ed è scientificamente riconosciuto il valore terapeutico dei suoni della natura associati alla mancanza del rumore antropico che ci affligge nella vita quotidiana. Il monitoraggio acustico delle aree protette apre nuove importanti prospettive sia di studio che di tutela, sia negli ambienti terrestri che marini, e dovrebbe essere perseguito in modo sistematico anche considerandone gli aspetti di divulgazione e di citizen science”. “Guardiani della Natura” si inserisce nell’ambito di TECH4ALL, il programma globale di Huawei che pone la tecnologia al servizio dell’ambiente e delle persone con numerosi progetti portati avanti in tutto il mondo insieme a partner locali e internazionali con l’obiettivo di promuovere la conservazione della natura e l’inclusione digitale. Nasce nel 2018 dall’iniziativa congiunta di Huawei e dell’organizzazione no-profit californiana Rainforest Connection (RFCx). Da allora il progetto ha contribuito, con soluzioni tecnologiche innovative basate sulla bioacustica, a proteggere foreste, ecosistemi terrestri e marini e le loro specie animali in ben 18 Paesi in tutto il mondo, tra cui Grecia, Irlanda, Regno Unito, Austria, Cile, Costa Rica, Malesia e Filippine. In Italia il progetto approda e si sviluppa grazie alla collaborazione con il WWF e rientra tra le attività di tutela della biodiversità previste nell’ambito della Campagna WWF “ReNature” che ha lo scopo di rigenerare entro 10 anni la natura italiana. Per ulteriori dettagli è possibile visitare la pagina dedicata al progetto sul sitohttps://www.huawei.com/en/tech4all/stories/italy-biodiversity.

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Roma, 24 agosto 2021

Inseguire un orso in strada è un comportamento gravemente incivile, stupidamente crudele e molto pericoloso per l’incolumità dell’animale e delle persone. L’episodio sarebbe potuto finire tragicamente ed è incredibile che ci si possa comportare in maniera tanto superficiale. Oltre che un comportamento del tutto irrispettoso delle regole per una civile convivenza con gli animali selvatici, è da considerarsi anche un grave fatto potenzialmente pericoloso per chi si poteva trovare sulla traiettoria dell’automobile o del plantigrado. Va poi ricordato che l’orso è sempre una animale selvatico di grossa stazza, un animale pacifico e schivo in situazioni normali, ma che in situazioni di stress e paura potrebbe avere reazioni incontrollate. La fauna selvatica – e l’Orso bruno marsicano è una specie particolarmente protetta – non può essere considerata alla stregua di un divertimento da luna park. L’autore del gesto dovrebbe pentirsi e chiedere scusa per evitare altre bravate del genere nei confronti di una specie oggetto di grandi sforzi di conservazione e che è ridotta oggi ad appena 50 individui sull’Appennino.  Il WWF Italia, oltre a condannare fermamente l’episodio, puntualizza che, avendo il comportamento dell’automobilista sicuramente causato sofferenza e stress all’animale, si potrebbe configurare il reato di “maltrattamento di animali” come definito e sanzionato dall’art. 544.

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Soddisfatto il WWF che annuncia la propria costituzione parte civile al processo e si appella ai consumatori per stroncare la domanda. Roma, 25 marzo 2021(Vignetta di Claudio d’Esposito, Presidente WWF Terre del Tirreno).

Il WWF Italia si congratula con la Procura di Napoli e con il locale Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza per la complessa e brillante operazione di contrasto al prelievo illegale del dattero di mare portata a termine grazie ad un impiego di forze e tecnologie senza precedenti. Il duro lavoro, durato tre anni, ha portato all’applicazione della misura della custodia cautelare di altri provvedimenti a carico di numerosi soggetti che, per quanto emerso dalle indagini, avevano dato vita ad una vera e propria organizzazione criminale, dedita al prelievo illegale di questo raro mollusco. I reati contestati sono difatti l’associazione a delinquere, l’inquinamento e il disastro ambientale. “Il prelievo del dattero di mare determina una vera e propria distruzione dell’ecosistema marino e alimenta un mercato clandestino movimentando ingentissime somme di danaro. Questa operazione, per le modalità con cui è stata condotta rappresenta una vera svolta nel contrasto a questa pratica illegale e devastante che da troppo tempo sta causando danni enormi ai fondali marini e all’ecosistema mare e si pone in linea di continuità con le azioni che il WWF da decenni promuove, tanto in Campania, quanto in tutto il Paese, con attività di sensibilizzazione e di denuncia” ha dichiarato Raffaele Lauria Delegato Regionale WWF Campania. L’ufficio legale del WWF Italia ha già incaricato un “avvocato del Panda” affinché richieda che il Tribunale riconosca l’Associazione come “parte offesa”, al fine di procedere, successivamente, alla costituzione di parte civile nel processo. Il dattero (Lithophaga lithophaga) è una specie protetta da numerose convenzioni internazionali e direttive europee. In Italia ne è vietato il prelievo, la detenzione e commercializzazione dal 1988. Per estrarlo dalla roccia calcarea in cui vive è necessario frantumarla a colpi di martello, a volte persino con l’utilizzo dell’esplosivo, distruggendo interi tratti di fondale e causandone la desertificazione. Per estrarre la quantità di datteri necessaria a condire un piatto di spaghetti viene distrutto un metro quadrato di fondale e con esso scompaiono anche una miriade di organismi che nel corso di secoli hanno colonizzato il substrato roccioso. Le conseguenze negative riguardano anche gli stessi pesci che non trovando nutrimento sono costretti a migrare in altri luoghi, contribuendo a creare un danno non solo all’ecosistema ma anche agli stessi pescatori. Di recente biologi marini della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli hanno, indirettamente, messo in correlazione l’aumento delle meduse con la distruzione causata dal prelievo del dattero di mare. Tra i tanti organismi distrutti per estrarre il ricercato mollusco, ci sono anche coralli e madrepore, tra questi uno in particolare denominato Astroides calycularis riconoscibile per il colore arancione vivo, che colonizza proprio le falesie calcaree fino a 50 metri di profondità. Tale madrepora è seriamente minacciata al punto da essere considerata a rischio di estinzione e quindi specie protetta ed ha la capacità oltre che di filtrare il plancton, anche di catturare e mangiare proprio le meduse, tra cui la temibile Pelagia noctiluca. In questa operazione, portata a termine dalle Fiamme Gialle di Napoli, l’alterazione dell’ecosistema marino e la compromissione della biodiversità, ormai scientificamente appurata da zoologi, ecologi e geologi è apparsa particolarmente grave nella porzione sommersa della scogliera esterna che protegge il porto di Napoli e nell’area dei Faraglioni di Capri. Il fenomeno della pesca illecita è però radicato in tutto il Golfo di Napoli, come testimoniato dalle numerose operazioni di polizia e dalla stessa attività di presidio del territorio compiuta dai volontari WWF. A seguito della intensificazione dei controlli e alla introduzione di strumenti di contrasto più efficaci questi predoni del mare hanno iniziato ad operare con maggiore professionalità. E’ quindi necessario implementare gli sforzi nelle attività di contrasto alla pesca illegale e, più in generale ai crimini contro la fauna e la flora selvatiche. Per questa ragione il WWF è partner del progetto SWiPE “Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe”, finanziato dal programma europeo Life e mirato a rendere sempre più efficace la persecuzione di questi atti criminali attraverso un diretto coinvolgimento della Magistratura e delle Forze di Polizia.

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