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NECESSARIO INCREMENTARE LE MISURE DI PROTEZIONE E PREVENZIONE AD INIZIARE DAL RIDURRE LA VELOCITÀ NELLE STRADE CHE ATTRAVERSANO LE AREE DI PRESENZA DELL’ORSO BRUNO MARSICANO CON LIMITI PIU’ SEVERI, CONTROLLI E DISSUASORI. Roma, 24 gennaio 2023

Ieri è stata una triste giornata per la natura italiana ed europea: Juan Carrito, il giovane orso marsicano celebre su media e social per i suoi comportamenti confidenti, è morto investito nel tardo pomeriggio, lungo la SS17 all’altezza di Castel di Sangro, strada tristemente nota per aver già causato la morte di una femmina di orso nel 2019. Il giovane alla guida del veicolo e la sua fidanzata fortunatamente sono rimasti illesi nell’impatto. Sul posto, poco dopo l’incidente, sono intervenuti Guardiaparco, servizio veterinario e Carabinieri Forestali. L’animale, morto poco dopo l’arrivo dei soccorsi, è stato trasportato all’Istituto Zooprofilattico per la necroscopia. Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, WWF Italia e Salviamo l’Orso, si sono recentemente impegnati, con un investimento economico importante, per la realizzazione di una recinzione lungo il tratto di SS17 ritenuto maggiormente pericoloso per la fauna selvatica. L’intervento, realizzato nelle settimane scorse, ha visto il montaggio di una recinzione metallica fissa su entrambi i lati della carreggiata in un tratto di 600 m (dal km 146,6 al km 147,2). La recinzione ha anche l’obiettivo di “indirizzare” gli animali verso un sottopasso adiacente, mitigando in questo modo il rischio di incidenti e aumentando la sicurezza di orsi e automobilisti. Ma evidentemente questo non è stato sufficiente. La storia di Juan Carrito ha molto da insegnarci. La sua confidenza e problematicità ci hanno mostrato quanto sia importante prevenire tali fenomeni, tramite l’adozione di corretti comportamenti per i singoli cittadini e giuste misure di gestione del territorio da parte delle Istituzioni a cui spetta la corretta gestione delle risorse alimentari di origine umana, che è alla base dell’insorgenza di tali comportamenti. E la sua morte sottolinea ancor più quanto siano necessari interventi strutturali su strade, autostrade e ferrovie per mettere in sicurezza la residua popolazione di orso bruno marsicano, troppe volte vittima di investimenti. In buona parte del nostro Appennino, le strade attraversano aree naturali ricche di biodiversità. Vivere in un territorio dove la Natura è predominante, considerato che quella stessa ricchezza è utilizzata in slogan per attirare flussi turistici, dovrebbe obbligarci a investire nella sua salvaguardia. Troppo spesso invece mancano politiche (locali, regionali e nazionali) che prevedano azioni concrete per mitigare il nostro impatto sulla preziosa e unica biodiversità che ci circonda. Le associazioni (WWF Italia e Salviamo l’Orso) e le aree protette (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e Parco Nazionale della Maiella) investono ingenti risorse (economiche e umane) ed energie in interventi finalizzati a migliorare la coesistenza tra uomo e orso, a mitigare l’impatto delle nostre attività sulla sopravvivenza del plantigrado, per garantire un futuro a questa popolazione. Ma questo non è sufficiente: ogni anno in media due orsi bruni marsicani muoiono per cause umane, accidentali o illegali. E Juan Carrito è l’ultimo triste caso che ci ricorda come per conservare l’orso più raro d’Europa è necessario un cambio di marcia reale. Da parte di tutti gli attori in gioco, all’interno e, soprattutto, all’esterno delle aree naturali protette. Questo l’ultimo monito che ci ha donato la storia travagliata di questo giovane orso. Suonano ora un po’ false le dichiarazioni di quei rappresentanti delle Istituzioni che oggi piangono la morte di Juan Carrito, ma che fino a ieri hanno agito per tagliare aree naturali protette o per continuare a pianificare interventi invasivi nell’areale dell’orso. È veramente arrivato il momento di ipotizzare e realizzare per l’Appennino centrale uno sviluppo sostenibile attraverso la conservazione della sua straordinaria biodiversità.   

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Il WWF commenta le ultime iniziative dell’eurodeputato Fiocchi e le posizioni della giunta tirolese. Roma, 20 gennaio 2022

Gli abbattimenti non risolvono i problemi degli allevatori. Il WWF risponde a chi chiede di ricorrere agli abbattimenti e al controllo numerico dei lupi per favorire le attività di pastori e allevatori. “La coesistenza pacifica tra uomo e grandi carnivori inizia quando le parole lasciano spazio ad azioni realmente concrete ed efficaci, mettendo da parte posizioni ideologiche e conflitti d’interessi”. In questo modo il WWF Italia risponde alle dichiarazioni dell’eurodeputato Fiocchi (FDI) e alle costanti pressioni di alcune forze politiche locali e regionali (da ultimo quelle della giunta tirolese), che chiedono di ricorrere agli abbattimenti e al controllo numerico dei lupi per favorire le attività di pastori e allevatori. Gli abbattimenti non risolvono i problemi degli allevatori, come dimostrato dalla gestione non efficace in tal senso adottata in altri paesi europei, ma servono solo a strumentalizzare e acuire un disagio per dare risposte alle richieste del mondo venatorio da parte di quei soggetti politici che ne sono diretta espressione, continua il WWF. La prevenzione e l’adozione di metodiche tradizionali e innovative ma adattate ai singoli contesti zootecnici sono gli unici strumenti in grado di mitigare il conflitto. Questo è dimostrato dalle esperienze virtuose che vedono protagonisti numerosi allevatori che, alle proposte populiste di alcuni politici che provano a convincerci che le fucilate siano la soluzione a tutto, rispondono rimboccandosi le maniche e adottando i corretti strumenti per prevenire le predazioni. La soluzione non è semplice ma esiste, e la politica dovrebbe fornire supporto e aiuti concreti al settore zootecnico, invece di continuare a proporre soluzioni che non vanno solamente contro il lupo e la biodiversità, ma persino contro gli stessi allevatori. 

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migrazioni anfibi

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20 PRODUTTORI ‘AMICI DELL’ORSO’ RICEVONO IL MARCHIO “BEAR FRIENDLY” DEL PARCO DELLA MAIELLA E WWF. L’orso marsicano è un’icona che vale 9 milioni di Euro per il territorio. Roma, 16 dicembre 2022

Il miele, l’olio, la frutta e gli ortaggi del Parco Nazionale della Maiella diventano “più buoni” perché per produrli gli agricoltori e gli apicoltori si sono impegnati ad adottare tecniche e comportamenti per favorire la tutela dell’orso, della biodiversità e dell’ecosistema nel quale vive questo grande mammifero simbolo dell’Abruzzo. È questo il cuore del marchio “Bear Friendly” che il Parco Nazionale della Maiella, in collaborazione con il WWF Italia, ha istituito e che lunedì prossimo, il 19 dicembre sarà consegnato nel corso di un incontro pubblico ai venti primi produttori che operano nei comuni dell’area protetta, applicando specifici disciplinari a favore dell’orso bruno marsicano e del suo habitat. L’incontro a cui prenderanno parte Lucio Zazzara, Presidente del Parco Nazionale della Maiella, Luciano di Tizio, Presidente WWF Italia, Luciano Di Martino, Direttore del Parco Nazionale della Maiella, Giovanna Di Domenico, Tecnico Parco Nazionale della Maiella e Marco Marsilio, Presidente della Giunta Regionale d’Abruzzo, ha lo scopo di evidenziare come il marchio Bear Friendly sia un’azione che mira  a premiare e dare visibilità a tutti coloro che nella loro attività quotidiana agiscono consapevolmente per evitare situazioni di conflitto con l’orso e applicano volontariamente tecniche di produzione a basso impatto sull’ecosistema. La convivenza tra orso e uomo, dunque, non solo è possibile ma è fortemente auspicabile perché la presenza di questo mammifero, purtroppo ancora fortemente minacciato, fa bene alla biodiversità e anche all’economia dei territori. Non a caso, un recente studio commissionato nell’ambito del progetto Life ARCPROM – “Bentornato Orso gentile”, co- finanziato dall’Unione Europea per migliorare la coesistenza uomo-orso attraverso la comunicazione, il dialogo con il territorio e la prevenzione-gestione delle situazioni in cui uomo e orso possono venire in contatto, ha misurato l’impatto economico dell’orso marsicano per il territorio in cui vive rispetto alla sua narrazione positiva sui media.

L’Orso marsicano, un’icona promozionale del territorio del valore di 9 milioni di euro. L’obiettivo della ricerca è stato quello di valutare il “servizio ecosistemico culturale” gratuito offerto dall’orso marsicano, in termini di pubblicità indiretta, ovvero, quel valore “commerciale” generato dai passaggi o citazioni sui principali canali media nazionale e locali in cui si è scritto o parlato di orso marsicano veicolando allo stesso tempo verso potenziali visitatori l’immagine dei parchi e dei territori che lo ospitano. La ricerca ha rilevato oltre 400 tra articoli e video sull’orso marsicano censiti tra il 2015 e il 2020. Essi hanno generato un valore promozionale di pubblicità indiretta stimato in oltre 9 milioni di euro, calcolato per difetto in base ai moduli pubblicitari offerti e ai relativi prezzi di listino. Una cifra a cui corrisponde una “pubblicità” gratuita che risulta nettamente superiore alle spese sostenute per la gestione del conflitto uomo-orso in termini di prevenzione e indennizzo dei danni economici causati dal plantigrado. La tecnica econometrica utilizzata (Advertising Value Equivalency -AVE) ha permesso di stimare quanto sarebbe costata una campagna pubblicitaria in base allo spazio occupato sulla pagina per la stampa e alla durata delle trasmissioni televisive. Oltre all’enorme beneficio derivato all’immagine, la presenza dell’orso implica un ecosistema sano anche grazie ai numerosi effetti positivi (servizi ecosistemici) svolti da questa specie e il cui valore economico è inestimabile. Il valore “commerciale” dell’orso in termini di AVE è solo una fetta del reale valore dell’orso e rappresenta il contributo che la specie offre all’economia.

I produttori “Bear Friendly”. Metalmeccanici che hanno lasciato la fabbrica per le api o chi sognava di fare l’apicoltore fin da bambino, cooperative che attraverso la coltivazione di varietà antiche favoriscono l’integrazione e giovani donne che l’agricoltura ce l’hanno nel sangue da sempre. Tutti hanno “scommesso” sul marchio Bear Friendly perché credono nella cultura di accoglienza e nel rispetto per un animale ambasciatore del loro territorio a forte rischio d’estinzione. Il marchio “Bear Friendly” infatti, che rientra a sua volta nelle azioni del progetto Life ARCPROM ha lo scopo di coinvolgere i produttori locali nel raggiungimento degli obiettivi internazionali di conservazione a tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Obiettivo è dare visibilità a tutte le esperienze virtuose che concretamente contribuiscono a caratterizzare il Parco dal punto di vista dell’impegno a perseguire uno dei più sfidanti obiettivi istituzionali: garantire la sopravvivenza dell’orso bruno marsicano nel lungo periodo. I disciplinari che regolano la concessione del marchio sono stati redatti attraverso la partecipazione dei potenziali beneficiari che hanno lavorato assieme al Parco e al WWF e hanno dedicato con passione il loro tempo alla stesura del disciplinare, mostrando entusiasmo nei confronti di questa iniziativa che permette di migliorare l’immagine dell’impresa attraverso un premio che riconosce gli sforzi messi in atto, volontariamente, per trovare un giusto equilibrio tra esigenze produttive e mantenimento delle risorse naturali a cui sono legati. 

Le dichiarazioni. “Per il Parco”, spiega Lucio Zazzara, Presidente del Parco Nazionale della Maiella, “quest’azione è un grande passo concreto nella strategia di tutela dell’orso bruno marsicano, un passo che aiuterà a riconoscere l’orso come parte integrante e valore del territorio, a moltiplicare i comportamenti virtuosi e che favorirà un dialogo con gli operatori economici dell’area protetta, per coinvolgerli sui temi della conservazione della natura, che è possibile solo se diventa una responsabilità di tutti”. “Il progetto ARCPROM e la nascita del marchio Bear Friendly – ha detto Luciano Di Tizio, Presidente WWF Italia – vanno esattamente nella direzione indicata da sempre dal WWF: per dare un futuro alle specie a rischio, per proteggere ecosistemi minacciati è necessario lavorare in squadra, coinvolgendo a vario titolo i diversi attori sul territorio: enti, istituzioni, associazioni, imprese. Da domani i prodotti del Parco Maiella che si fregeranno del logo dell’orsetto avranno di sicuro una marcia in più. Ora ci aspettiamo, dopo le prime 20 aziende selezionate, che nel 2023 altre realtà abruzzesi vorranno diventare anche loro ‘amiche dell’orso’”.

Qui CARTELLA STAMPA con photogallery, video orso, storie produttori e marchio.

https://drive.google.com/drive/folders/1DgORHB27Rj-y_I35Rw14iAhf86hW74we

Ufficio stampa: WWF Italia: Lucio Biancatelli 329 8315718 l.biancatelli@wwf.it

Parco Nazionale della Maiella – Silverback, Francesca Biffi 333 2164430 – f.biffi@silverback.it.

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Restano meno di 7000 leopardi delle nevi in 12 Paesi dell’Asia Centrale. Con la campagna “A Natale mettici il cuore” regala l’adozione di una specie iconica a rischio su adozioni.wwf.it e sostieni i proteggi WWF per proteggerla.

#metticiilcuore – Cartella https://www.dropbox.com/sh/7ymtsnkavhp68pw/AAD-vjH8JuhNzjJnf-jzp7JSa?dl=0%20.

Roma, 15 novembre 2022 – Con l’aumento della temperatura media globale molte specie vegetali e animali, già minacciate da distruzione e frammentazione degli habitat, da prelievo e persecuzione diretta e dall’inquinamento, vedono peggiorare le loro prospettive di sopravvivenza a medio e lungo termine. La rapidità del riscaldamento globale in atto non permette alle specie di riadattarsi in habitat diversi da quello a cui si sono adattati nel corso di migliaia di anni, con conseguenze drammatiche. Una recente ricerca pubblicata su Nature ha approfondito la relazione tra dati climatici dell’ultimo secolo con i dati relativi agli areali di 30.652 specie di uccelli, mammiferi, rettili, anfibi, pesci e altre specie, prevedendo come potrebbero reagire diverse specie animali e vegetali da oggi fino al 2100. Nello scenario peggiore, in cui la temperatura media globale aumenterà di 4°C entro il 2100 più del 20% delle specie supererà la sua soglia di “tollerabilità climatica”, e potrà andare incontro a rarefazione o, nel peggiore dei casi, all’estinzione. Per permettere ad ognuno di noi di sostenere le azioni di conservazione a tutela delle specie che rischiano l’estinzione, il WWF ha lanciato la sua Campagna “A Natale mettici il cuore”: adottando o regalando l’adozione simbolica di un animale in pericolo sul sito adozioni.wwf.it si potranno infatti sostenere tutti i progetti WWF a tutela della biodiversità che rischiamo di perdere per sempre. Un caso emblematico riguarda le specie che vivono ad alta quota, per le quali- a causa degli effetti del riscaldamento globale – non esistono vie di fuga. La riduzione dei ghiacciai e dei periodi di innevamento sta minacciando animali iconici come il leopardo delle nevi (Panthera uncia). Questo raro felino domina le vette delle catene montuose dell’Asia centrale, vivendo in condizioni estreme tra i 1500 e i 6000 metri di altitudine. Oggi vive nei paesaggi montani e aspri in alta quota con una popolazione che conta meno di 7000 individui. Distribuito in 12 Paesi dell’Asia Centrale (Afghanistan, Bhutan, Cina, India, Kazakhistan, Kirghizistan, Mongolia, Nepal, Pakistan, Russia, Tajikistan e Uzbekistan), in alcune parti della Mongolia e in altre aree questa specie sta però scomparendo, nonostante gli sforzi di conservazione. Oggi questo felino è classificato come “Vulnerabile” nelle liste rosse dalle IUCN, in quanto gravemente minacciato negli ultimi decenni dal degrado e dalla perdita del suo habitat, dal bracconaggio e dal conflitto con le comunità locali, che negli ultimi 20 anni hanno portato ad un declino del 20% della popolazione. Ma le minacce rischiano di aggravarsi. Un recente studio della Berkeley University ha stimato che entro il 2070 solo un terzo dell’areale del felino potrebbe resistere agli effetti del riscaldamento globale. È probabile che le porzioni orientali e settentrionali dell’areale del leopardo delle nevi saranno le più colpite, compreso l’area più critica in Cina, che ospita la più grande popolazione di questa specie. Le temperature sempre più calde provocano infatti l’innalzamento del limite superiore delle foreste, mettendo a rischio gli habitat aperti di alta montagna, regno di caccia del leopardo delle nevi. Questo fenomeno rischia anche di inasprire il conflitto con gli allevatori, che sono costretti a portare il bestiame a quote sempre più alte e ad “invadere” così i territori di caccia del felino; infatti il leopardo delle nevi si è specializzato nella caccia su terreni rocciosi e dalle elevate pendenze, sopra il limite superiore delle foreste, e questo fenomeno potrebbe ridurre drasticamente la quantità di territorio adatto per questo predatore. L’aumento dell’aridità e la diminuzione della disponibilità di acqua a quote più basse potrebbero anche spingere le comunità umane a spostare i villaggi verso territori più alti, costringendo i leopardi delle nevi a rifugiarsi in areali sempre più ristretti e frammentati. Sebbene sia stata segnalata un’ampia gamma di malattie nei leopardi delle nevi in ​​cattività, si sa poco di quelle che colpiscono la specie in natura. Tuttavia, la potenziale minaccia delle malattie per i leopardi delle nevi selvatici non deve essere sottovalutata. Come felino, è probabile che il leopardo delle nevi sia suscettibile alla maggior parte degli agenti infettivi che colpiscono il gatto domestico, e il sempre maggiore contatto tra habitat del leopardo e villaggi umani potrebbe aumentare anche il rischio sanitario per questa specie. La riduzione dell’area coperta dal permafrost a causa del cambiamento climatico provocherà cambiamenti significativi nell’habitat e nella disponibilità di cibo per il leopardo delle nevi. Lo strato superiore di permafrost, lo strato che si scongela durante l’estate e si congela durante l’autunno noto come “strato attivo”, supporta la crescita delle piante durante i mesi più caldi. L’innalzamento delle temperature accelera lo scongelamento, che va anche oltre lo strato attivo. Quando gli strati superficiali si sciolgono, la falda freatica si abbassa, con conseguente conversione dei prati alpini in praterie steppiche meno produttive. La conversione a questi ecosistemi meno produttivi si traduce nella riduzione nella disponibilità e nella qualità delle risorse per le specie preda del leopardo delle nevi. Una riduzione delle prede disponibili per il leopardo delle nevi comporta ulteriori pressioni per questa specie, che già vive in un habitat estremo, che sta subendo grandi impatti da tutti i fattori sopra elencati. Alcune ricerche ipotizzano per questi motivi un calo della popolazione del raro predatore dell’82% in Nepal e dell’85% in Bhutan nei prossimi decenni. La sopravvivenza di questa specie necessita dunque di azioni a livello globale, per conservare i delicati habitat montani che consentono la vita e forniscono acqua anche a centinaia di milioni di persone in tutta l’Asia. Si stima che ogni anno diverse centinaia di leopardi delle nevi vengano uccisi, e che di questi più del 50% venga ucciso a causa del conflitto generato dalle predazioni sul bestiame domestico. Se aggiungiamo a queste perdite quelle causate dalla lenta ma inesorabile perdita di habitat dovuta al riscaldamento globale, potremmo rischiare di perdere il predatore all’apice della catena alimentare himalayana in pochi decenni.

La Campagna WWF “A Natale mettici il cuore”. Le foto o i video in cui ci imbattiamo sui social media, spesso ritraggono proprio specie simbolo come la tigre, il koala, l’elefante, il giaguaro o il leopardo delle nevi e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” con un clic dal nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, che come abbiamo visto sono sempre più minacciati. Il WWF Italia, a Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: riparte così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con il messaggio “Il cuore metticelo per davvero”, disegnata e realizzata in collaborazione con Accenture Interactive, la digital agency dell’omonima società di consulenza, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che senza il nostro aiuto rischiamo di perdere per sempre. Con un’adozione simbolica si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. Link alla pagina adozioni.wwf.it.

RDS 100% Grandi Successi si conferma per il terzo anno consecutivo la radio partner della campagna “A Natale mettici il cuore”. Previsto per quest’anno un progetto di comunicazione integrato sui canali della principale radio di flusso italiana, che prevederà spazi in radio, in simulcast su RDS Social TV – canale 265 del digitale terrestre – e sui canali social ufficiali dell’editore. Il WWF potrà inoltre contare per questa campagna sul supporto di RDS Next: la social web radio punto di riferimento delle nuove generazioni, con oltre 460mila follower su TikTok, i cui conduttori sono tra i più importanti content creator della Generazione Y e Z. Previsti durante la diretta di RDS Next – in onda su Twitch, TikTok, YouTube, app e sito ufficiale – dei momenti dedicati al racconto del progetto e interviste speciali per comunicare al meglio gli obiettivi di WWF e della campagna alle nuove generazioni. 

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PER IL WWF E’ UN PERICOLOSO PASSO VERSO GLI ABBATTIMENTI. La strada per la risoluzione dei conflitti è lavorare su prevenzione e informazione. Prelievi e abbattimenti non sono strategia efficace. Roma, 25 novembre 2022

Ieri 24 novembre il Parlamento Europeo ha adottato una proposta di risoluzione congiunta che chiede di declassare lo status di protezione dei lupi ai sensi della Convenzione di Berna. La risoluzione approvata non ha effetti immediati, ma è un primo pericoloso passo verso una gestione cruenta del conflitto tra lupo (e altri grandi carnivori) e attività umane, e va contro le evidenze scientifiche, che sottolineano come prelievi e abbattimenti non rappresentano una strategia efficace per diminuire le predazioni sul bestiame domestico, né per mitigare il conflitto o migliorare l’accettazione sociale dell’opinione pubblica La ripresa delle popolazioni di lupo in Italia e in altri Paesi europei è un grande successo delle politiche di conservazione, ma nonostante il recupero numerico e l’espansione spaziale del lupo negli ultimi decenni, in molti Paesi europei le popolazioni continuano a essere minacciate da diversi fattori, nella maggioranza dei casi derivanti dall’uomo: bracconaggio, mortalità accidentale provocata da strade e altre infrastrutture, ibridazione per la cattiva gestione dei cani padronali sono alcuni dei fattori che ancora oggi mettono a repentaglio il raggiungimento e/o il mantenimento di un buono status di conservazione della specie. Numerosi studi dimostrano invece come le soluzioni per mitigare i conflitti esistano (cani da guardiania, recinzioni e ricoveri notturni in primis), e per favorire la coesistenza tra uomo e grandi carnivori occorra lavorare su prevenzione e diffusione di corrette informazioni. L’espansione del lupo in nuovi contesti ci pone davanti nuove sfide, ma la coesistenza, anche in contesti che non vedevano la presenza del lupo da decenni, è davvero possibile. E’ necessario quindi che la politica adotti misure idonee a promuovere la convivenza e la tutela della biodiversità piuttosto che fare proprie pressioni provenienti da settori come quello venatorio che puntano, in maniera evidentemente strumentale, a criminalizzare i grandi carnivori ritenuti dei diretti concorrenti, alimentando forme di odio e intolleranza. Questo approccio rende ancor più difficile contrastare fenomeni criminali ancora molto diffusi. Non è infatti rendendo legali o tollerabili condotte chiaramente dannose e per questo illecite, che si sconfiggono i crimini di natura.  Il voto di ieri è l’ultimo di una serie di tentativi compiuti in questi anni per ridurre lo status di protezione legale per i grandi carnivori, in particolare per il lupo. Adottando questa risoluzione, gli eurodeputati scelgono soluzioni che vanno non solo contro il lupo e la biodiversità, ma anche contro gli allevatori stessi. Il lupo viene identificato come causa primaria della crisi del settore zootecnico, colpito invece da problemi socio-economici ben più importanti (crollo del prezzo del latte e competizione con mercati stranieri in primis) di cui il Parlamento Europeo dovrebbe farsi carico. L’approvazione di questa risoluzione e il possibile declassamento dello stato di protezione del lupo minano dunque nelle fondamenta il successo faticosamente raggiunto, ed è pericolosa perché diffonde soluzioni semplicistiche e inefficaci soluzioni, invece di concentrare attenzioni e investimenti nella strada della coesistenza.

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SALVIAMO IL SIMBOLO DELLA FAUNA AUSTRALIANA. Venerdì 25 novembre è il Black Friday. Il video provocazione del WWF in occasione del venerdì di ‘corsa agli acquisti’ che offre sconti speciali: “La natura non è scontata. Questo Black Friday adotta una specie in via d’estinzione su adozioni.wwf.it”. Continua la campagna “A Natale mettici il cuore” per proteggere le specie a rischio.

Roma, 23 novembre 2022 – Link al video https://www.youtube.com/watch?v=j_BKKS1-QJo.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/if407qompl1rssr/AAAqBE4FeMhGuhVgQ9gyXY0xa?dl=0%20.

Il Black Friday, giorno di sconti nato in America che segna l’inizio dello shopping natalizio, è vicino e tanti saldi stanno già piovendo su di noi a gran velocità. La sopravvivenza degli animali, però, non è scontata. Negli ultimi 50 anni il mondo è stato trasformato dall’esplosione del commercio globale, dei consumi e della crescita della popolazione umana, oltre che da un grandissimo incremento dell’urbanizzazione. Queste tendenze di fondo stanno portando al degrado della natura e al sovrasfruttamento delle risorse naturali ad un ritmo senza precedenti. Proprio in vista del Black Friday, il WWF lancia l’allarme attraverso un video che vuole smuovere le coscienze, e concentra l’attenzione sulla specie simbolo della fauna australiana: il koala. Sono passati ormai tre anni da quando l’Australia ha vissuto una stagione di incendi prolungata, estesa e drammatica senza precedenti. Il 2019 è stato l’anno più caldo e secco mai registrato nel continente australiano, e le conseguenze per le sue foreste e le sue specie uniche sono state durissime. Si sono verificati più di 15.000 incendi in diversi Stati, su un’area totale di almeno 19 milioni di ettari. Gli impatti più devastanti sulla biodiversità e la vita umana si sono registrati nell’Australia orientale, con circa 12,6 milioni di ettari di foresta bruciati. L’impatto sulla fauna è stato devastante. Si stima che l’area bruciata negli incendi 2019-20 ospitasse quasi 3 miliardi di vertebrati. E proprio il koala è stato tra gli animali più colpiti, considerando che questo piccolo marsupiale arboricolo era già in declino prima dei catastrofici incendi. Si stima che circa 60.000 koala vivevano nelle aree australiane più colpite. Le peggiori perdite sono state a Kangaroo Island, con altri 40.000 koala colpiti. Poi ci sono state le foreste di Victoria, nelle quali vivevano 11.000 koala. Altre preziose popolazioni di koala sono state colpite dal fuoco nel Nuovo Galles del Sud, dove si stima che 8.000 koala siano rimasti coinvolti negli incendi, uccisi o feriti. Questo marsupiale, un tempo abbondante nelle foreste di eucalipto del continente, è stato decimato dalla perdita di habitat, dalla diffusione di malattie (es. Clamidia) e da eventi climatici estremi negli ultimi anni. Il riscaldamento globale rappresenta una minaccia continua, responsabile anche della riduzione della qualità delle foglie di eucalipto, che rappresentano la quasi totalità della dieta del koala. A seguito degli incendi del 2019-2020 si stima una riduzione del 72% nel numero di koala in sei località della costa settentrionale dell’Australia. Rischiamo che i koala si estinguano entro il 2050 se non si tuteleranno le popolazioni residue con interventi di ripristino dell’habitat e di mitigazione delle altre minacce, quali frammentazione delle foreste, diffusione di patologie, riscaldamento globale. Il WWF ha avviato da subito il piano Regenerate Australia, non solo con l’obiettivo di riportare i koala nell’Australia orientale, ma per dare loro la possibilità di superare le minacce. All’interno di questo piano, infatti, c’è anche il progetto Koalas Forever, che mira a raddoppiare il numero di koala entro il 2050. Negli ultimi tre anni il WWF ha lavorato per costruire nuove cliniche veterinarie che possano curare gli animali selvatici feriti nelle aree più a rischio, realizzando anche un’unità veterinaria mobile in grado di spostarsi nei territori in emergenza. Ma sono tante altre le azioni audaci e innovative, tra queste la semina da droni per ripiantare e ripristinare l’habitat dei koala, in modo da ricostituire una rete di corridoi ecologici per la fauna selvatica lungo la costa orientale, per consentire ai koala di muoversi anche attraverso paesaggi e habitat frammentati. I prossimi passi prevedono anche una collaborazione con i proprietari terrieri per proteggere e ripristinare l’habitat dei koala su terreni privati. Il WWF e il Governo australiano sono in prima linea per salvare questo piccolo ma prezioso marsupiale simbolo di uno dei continenti più selvaggi del Pianeta. Solo attraverso importanti progetti e sforzi di conservazione potremo salvare i koala. Con l’adozione simbolica di uno di questi animali sul sito adozioni.wwf.it ognuno di noi potrà fare la propria parte e sostenere i progetti WWF che li tutelano. Questa è la vera occasione da non perdere.

La Campagna WWF “A Natale mettici il cuore”. Le foto o i video in cui ci imbattiamo sui social media, spesso ritraggono proprio specie simbolo come la tigre, il koala, l’elefante, il giaguaro o il leopardo delle nevi e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” con un clic dal nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, che come abbiamo visto sono sempre più minacciati. Il WWF Italia, a Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: riparte così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con il messaggio “Il cuore metticelo per davvero”, disegnata e realizzata in collaborazione con Accenture Interactive, la digital agency dell’omonima società di consulenza, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che senza il nostro aiuto rischiamo di perdere per sempre. Con un’adozione simbolica si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. 

RDS 100% Grandi Successi si conferma per il terzo anno consecutivo la radio partner della campagna “A Natale mettici il cuore”. Previsto per quest’anno un progetto di comunicazione integrato sui canali della principale radio di flusso italiana, che prevederà spazi in radio, in simulcast su RDS Social TV – canale 265 del digitale terrestre – e sui canali social ufficiali dell’editore. Il WWF potrà inoltre contare per questa campagna sul supporto di RDS Next: la social web radio punto di riferimento delle nuove generazioni, con oltre 460mila follower su TikTok, i cui conduttori sono tra i più importanti content creator della Generazione Y e Z. Previsti durante la diretta di RDS Next – in onda su Twitch, TikTok, YouTube, app e sito ufficiale – dei momenti dedicati al racconto del progetto e interviste speciali per comunicare al meglio gli obiettivi di WWF e della campagna alle nuove generazioni.  

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