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GLI INCENTIVI VANNO DATI ALLA RICONVERSIONE DEL SETTORE – Roma, 11 gennaio 2023

Con la crisi climatica in atto, affrontare la mancanza di neve incentivando l’innevamento artificiale vuol dire aggravare il problema, attingendo alle già scarse riserve idriche e impattando sugli ecosistemi. Oltretutto, veniamo da un’estate di intensa siccità, in cui mancava l’acqua anche per il consumo umano e l’agricoltura; solo pochi giorni fa lo stesso Consiglio dei Ministri ha prorogato lo stato di emergenza idrica in dieci regioni (aggiungendo le Marche a quelle già incluse), ammettendo che i motivi di preoccupazione permangono. Occorre invece riconvertire il settore, ampliando l’offerta alternativa e non investendo più nei settori destinati a un drastico ridimensionamento, come quello sciistico: questo il commento del WWF Italia ad alcune delle misure annunciate oggi dalla Ministra del Turismo, Daniela Santanché. Per attuare davvero Piani di Adattamento al cambiamento climatico, occorre evitare assolutamente di spendere molti soldi dei contribuenti per fare le stesse cose allo stesso modo, creando oltretutto conflitti e rischiando di aggravare i fattori di crisi. Come suggeriscono le Linee Guida per l’Adattamento della Convenzione sulle Alpi, di cui l’Italia fa parte, occorre puntare alla riduzione della dipendenza economica locale dall’attività sciistica, diversificando i prodotti turistici includendo attività che siano meno dipendenti dalla variabilità degli accumuli di neve [1]. A differenza di quanto affermato nell’incontro al Ministero, l’impatto del cambiamento climatico sulla montagna è un dato strutturale che già da oltre un decennio sta provocando una drastica diminuzione del manto nevoso e sta trasformando le località montane sulle Alpi, sulle pre-Alpi e sugli Appennini. Se pure ci sono state occasionalmente copiose nevicate, la tendenza è ben chiara e sta aumentando, provocando, tra l’altro, un aggravamento della scarsità d’acqua. In tale situazione, è essenziale una gestione dell’acqua trasparente, socialmente ed ecologicamente equa per soddisfare la crescente domanda. Per l’innevamento di base (ca. 30 cm di neve, spesso anche di più) di una pista di 1 ettaro, occorrono almeno un milione di litri, cioè 1000 metri cubi d’acqua, mentre gli innevamenti successivi richiedono, a seconda della situazione, un consumo d’acqua nettamente superiore, il che corrisponde approssimativamente al consumo annuo d’acqua di una città di 1,5 milioni di abitanti. L’acqua viene attinta da torrenti, fiumi, sorgenti o dalla rete dell’acqua potabile, in un periodo di estrema scarsità. Per l’innevamento, è importante disporre in breve tempo di notevoli quantità d’acqua. Quindi spesso viene favorita la costruzione di bacini di raccolta, atti a garantire l’alimentazione dell’acqua agli impianti di innevamento. Inoltre, in periodo di crisi energetica, è bene ricordare l’altissimo consumo d’energia: per assicurare piste innevate su tutte le Alpi si è calcolato che occorrerebbero 600 GWh di energia elettrica [2]. Peraltro anche l’utilizzo di questi cannoni sparaneve risulta anche inutile perché le alte temperature spesso fanno sciogliere rapidamente la neve “sparata”. In un dossier su Alpi e Turismo del 2007, il WWF suggeriva, tra l’altro, di escludere la realizzazione di nuovi impianti sciistici con prevalente sviluppo al di sotto dei 1500 metri e, per le altitudini superiori, una moratoria dei nuovi impianti di almeno 5 anni, per valutare adeguatamente gli effetti delle forti criticità ambientali collegate ai cambiamenti climatici. È bene ricordare che negli ultimi 15 anni, invece, i nuovi impianti realizzati lo sono stati spesso (per non dire sempre) grazie ad investimenti pubblici. Il WWF suggerisce anche di definire strategie di intervento sostenibili (di adattamento e di mitigazione) e partecipate per il turismo montano, in relazione ai cambiamenti climatici in corso; di costituire una banca dati nivo-meteorologici almeno a livello di bacino idrografico, per garantire un’efficace capacità di pianificazione e promozione del turismo alpino, basata su rilevamenti omogenei e su una serie significativa di stazioni; di individuare incentivi per la riconversione delle strutture e degli impianti turistici (tenendo conto dei punti sopraelencati) alle esigenze ecologiche e per definire una nuova politica turistica sostenibile.  [1] https://www.alpconv.org/fileadmin/user_upload/Publications/AS/AS7_IT.pdf

[2] https://www.cipra.org/it/dossiers/11/dateien/454_it/@@download/file/Dossier_Kunstschnee_I.pdf?inline=true 

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Luca Mercalli ad Asolo

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COP27 SUL CLIMA

WWF: FONDO PER LE PERDITE E I DANNI RISCHIA DI DIVENTARE UN ‘FONDO PER LA FINE DEL MONDO’ SE SI CONTINUERÀ A NON AFFRONTARE I NODI VERI DELLA CRISI CLIMATICA. L’ambizione climatica non è progredita. Il mondo non può permettersi di avere un’altra COP come quella di Sharm e continuare a non aumentare l’ambizione, i finanziamenti e la credibilità. Roma, 20 novembre 2022

Il vertice sul clima COP27 ha compiuto un passo positivo verso un fondo per le perdite e i danni, ma non riuscendo a concordare un’azione più ambiziosa sulla riduzione delle emissioni, la possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rischia di sfumare, con conseguenze disastrose per il mondo. “L’accordo sul Loss&Damage, cioè sulle perdite delle persone e i danni alle cose provocati dagli impatti della crisi climatica è un passo positivo, ma rischia di diventare un ‘fondo per la fine del mondo’ se i Paesi non si muoveranno molto più velocemente per ridurre le emissioni e limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C –afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, di ritorno da Sharm El-Sheikh – Non riuscendo a inserire nessun riferimento nelle decisioni finali della COP27, i leader hanno perso l’occasione di accelerare l’eliminazione dei combustibili fossili: così continueremo ad andare dritti contro il muro delle conseguenze più catastrofiche della crisi climatica. Senza tagli rapidi e profondi alle emissioni non potremo limitare l’entità delle perdite e dei danni, che deve essere il nostro primo obiettivo. Non possiamo permetterci un altro vertice sul clima come questo. È inaccettabile che i Governi non si muovano e che i negoziatori non siano riusciti a raggiungere un accordo più ambizioso di quello concordato a Glasgow lo scorso anno. Le future presidenze della COP non possono ancora sprecare questa opportunità. Ora i governi devono raddoppiare gli sforzi per ridurre le emissioni e intraprendere la necessaria azione di trasformazione per mantenere il riscaldamento al di sotto di 1,5°C. Il vertice COP28 del prossimo anno deve essere la COP della credibilità climatica. Questo senza minimizzare le responsabilità dei Governi, tutti, che devono prendere e mantenere i loro impegni. I Governi a oggi sono come dei condomini che, mentre il palazzo brucia, lo osservano parlando di quote condominiali: la crisi climatica deve essere la priorità, solo affrontandola davvero, fermandone la progressione, tutto il resto ha un senso”. Questa doveva essere una “COP africana”, ma non è riuscita a soddisfare le esigenze e le priorità del continente. L’Africa è in prima linea nella crisi climatica ed è altamente vulnerabile alle sue conseguenze. Stiamo già assistendo a terribili impatti, perdite e danni in tutto il continente. Il WWF accoglie con favore i progressi compiuti nell’istituzione di un fondo per aiutare i Paesi a riprendersi dai disastri legati al clima, ma questo non è sufficiente se non si interviene ulteriormente per evitare che la crisi climatica vada fuori controllo. Il WWF chiede anche che si garantisca che il fondo “Loss&Damage” sia dotato di risorse e sia allineato con l’equità e la giustizia. Inoltre, ci si aspettava di vedere più finanziamenti e azioni per aumentare la resilienza dell’Africa e di tutti i paesi più vulnerabili, ma ancora una volta gli impegni finanziari per l’adattamento non sono stati rispettati. In un rapporto reso noto durante la COP27, il WWF ha rilevato che la natura ha finora assorbito il 54% delle emissioni di anidride carbonica dell’umanità negli ultimi 10 anni. È quindi positivo vedere che, nelle decisioni finali della COP27, i Paesi abbiano riconosciuto l’importanza delle soluzioni basate sulla natura. Ma ricordiamoci che se la Natura ci può aiutare a riassorbire le emissioni già prodotte, non possiamo assolutamente più permetterci di aggiungerne altre, dobbiamo abbattere le emissioni di gas climalteranti nel più breve tempo possibile. “Nonostante l’esito di questo vertice, dovremmo tutti trarre ispirazione dai potenti messaggi e dalla determinazione dimostrata dagli attivisti, dalle popolazioni indigene, dalla società civile e dai giovani che hanno fatto sentire la loro voce nonostante le condizioni difficili, rendendo ancor più evidente l’inadeguatezza dell’azione dei Governi  –sottolinea Midulla– La crisi climatica colpirà persone e luoghi diversi in modo disomogeneo, e quindi è probabile che porti a ulteriori disuguaglianze e ingiustizie all’interno e tra le nazioni. Ogni azione per il clima deve andare di pari passo con il miglioramento dei diritti umani e dell’equità”.

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Le questioni chiave delle perdite e dei danni, della mitigazione, dell’adattamento, dei sistemi alimentari e dei finanziamenti per il clima sono in bilico, ma un rinnovato impegno e una rinnovata energia possono ancora produrre accordi trasformativi, dice il WWF. Mentre i negoziati della COP27 entrano nelle ore decisive, il WWF chiede agli Stati di intensificare gli sforzi per raggiungere accordi davvero coraggiosi su questioni chiave che al momento sono ben lontane da un accordo e che finora hanno visto pochi progressi. Roma, 17 novembre 2022

Per il WWF, finora il vertice non è riuscito a realizzare il fine di essere la COP dell'”implementazione”, cui la presidenza egiziana ha dato priorità. I negoziatori devono convogliare tutte le loro energie per garantire che questa COP avesse un impatto positivo sulla sfida globale, quella di affrontare le crisi del clima e della biodiversità. Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF Italia, presente a Sharm El-Sheikh, ha dichiarato: “Le parti e la presidenza egiziana devono dare un nuovo impulso e una nuova energia ai negoziati per garantire accordi di svolta su questioni chiave. Di fronte alla possibilità di un risultato con scarse ambizioni e lacune in settori strategici, i negoziati devono intensificarsi rapidamente e culminare in nuovi accordi e in una potente decisione generale che dia il tono all’anno a venire. Non possiamo permetterci che tante aree negoziali rimangano irrisolte fino alla prossima COP. Non abbiamo tempo per altri ritardi e scuse”. “Questa doveva essere una COP per l’attuazione, in cui i governi avrebbero potuto mostrare i loro progressi e impegnarsi in nuovi finanziamenti, azioni e obiettivi significativi per il clima, ma non è quello che abbiamo visto. Stiamo assistendo a uno stallo dei negoziati, con paesi e gruppi in disaccordo su una serie di questioni e alcuni che cercano di ritardare le decisioni chiave. “Tuttavia, dal finanziamento delle Perdite e dei danni (“Loss and damage”) alla mitigazione, all’adattamento e ai colloqui di Koronivia sull’agricoltura e l’alimentazione, rimane la speranza che la COP27 possa ancora raggiungere un risultato forte. I negoziatori devono cogliere questo momento e fare tutto il possibile per garantire un’eredità positiva. Ogni momento è importante. Siamo in una corsa contro il tempo per evitare che la crisi climatica vada fuori controllo” conclude Midulla. Per quanto riguarda la questione cruciale delle perdite e dei danni, il WWF esorta i negoziatori a concordare uno strumento finanziario. Dopo un anno di eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, tra cui le devastanti inondazioni in Pakistan e la siccità nell’Africa orientale, è fondamentale che venga istituito uno strumento con fondi concreti sul tavolo. Per quanto riguarda l’adattamento, il WWF vuole che venga concordata una tabella di marcia che raddoppi i finanziamenti per l’adattamento, con il 50% dei finanziamenti pubblici per il clima destinati all’adattamento, alla base della resilienza delle comunità e degli ecosistemi. Questo è particolarmente importante in questa COP che si svolge in Africa, uno dei continenti più vulnerabili agli impatti climatici. Tra le altre questioni chiave da risolvere vi sono: la definizione del nuovo programma di lavoro sulla mitigazione; un modo per rispettare gli impegni finanziari esistenti e un accordo su un nuovo obiettivo globale di finanziamento del clima che sostituisca l’attuale obiettivo annuale di 100 miliardi di dollari l’anno preso dai paesi di più antica industrializzazione a Parigi; un modo per portare avanti il lavoro congiunto di Koronivia sull’agricoltura e un accordo sui dettagli del mercato del carbonio e dei meccanismi non di mercato (articolo 6). Mentre il vertice di Sharm El-Sheikh volge al termine, le parti cercheranno anche di influenzare la decisione ombrello della COP27 – il principale risultato politico del colloquio, che ha il potenziale di inviare forti segnali politici. Il WWF esorta le parti ad aumentare ulteriormente le proprie ambizioni rispetto alla COP26 di Glasgow e a impegnarsi a limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C, concordando l’eliminazione di tutti i combustibili fossili nella decisione della COP27 e colmando i divari in termini di emissioni, finanziamenti e resilienza. Un rapporto del WWF pubblicato questa settimana, “L’alleato segreto del nostro clima”, ha evidenziato che la natura ha assorbito il 54% delle emissioni di anidride carbonica dell’umanità negli ultimi 10 anni, rallentando il riscaldamento globale. Il WWF sostiene che il valore della natura dovrebbe essere adeguatamente riconosciuto nella decisione finale di copertura della COP27, compresa una menzione dell’importante ruolo delle soluzioni basate sulla natura per affrontare la crisi climatica. Per quanto riguarda l’inclusione della società civile alla COP27, in WWF sottolinea come fin dall’inizio, questa COP non ha creato le condizioni per un’effettiva partecipazione della società civile. Il WWF crede fermamente che l’organizzazione di tutte le COP debba basarsi sul pieno accesso e sull’effettiva partecipazione della società civile a tutti i processi e gli eventi legati all’UNFCCC. La crisi climatica colpirà persone e luoghi diversi in modo disomogeneo, e quindi è probabile che porti a disuguaglianze all’interno e tra le nazioni, creando ingiustizia. Secondo il WWF, tutte le azioni per il clima devono contribuire a migliorare i diritti umani e l’equità sociale.

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COP27, WWF: SCOPRIRE IL RUOLO DELLA NATURA NELL’AZIONE PER IL CLIMA. Negli ultimi 10 anni la natura ha assorbito il 54% delle emissioni di anidride carbonica prodotte dall’uomo. Di conseguenza, il riscaldamento globale è stato inferiore a quello che sarebbe stato senza l’azione dei sistemi naturali. L’attuale riscaldamento globale di 1,1°C, però, sta già causando pericolosi e diffusi sconvolgimenti in natura, con gli ecosistemi che vengono spinti oltre i loro limiti. Stiamo perdendo la natura come nostra alleata. Con l’intensificarsi delle attività umane responsabili dell’inquinamento, la capacità della natura di assorbire il carbonio e di contribuire al nostro adattamento e alla nostra resilienza si sta indebolendo. I governi della COP27 devono riconoscere l’importante ruolo che la natura può svolgere nel raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Roma, 15 novembre 2022

Link al Report – https://wwf.panda.org/?6811966/climate-nature-secret-ally.

Secondo un nuovo rapporto del WWF, le ricerche scientifiche più recenti confermano che la natura è il nostro alleato segreto nella lotta contro il cambiamento climatico, poiché rallenta il riscaldamento globale e protegge l’umanità da impatti molto più gravi. Il rapporto evidenzia il potere degli ecosistemi naturali di ridurre le emissioni e di aiutare le comunità ad adattarsi e a costruire la propria resilienza in un mondo che si sta sempre più riscaldando. Our Climate’s Secret Ally: Uncovering the story of nature in the IPCC Sixth Assessment Report (L’alleato segreto del nostro clima: scoprire la storia della natura nel Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC) si basa sul lavoro del Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico (IPCC) per evidenziare le emergenze interconnesse del cambiamento climatico indotto dall’uomo e della perdita di biodiversità e per spiegare come integrare meglio la natura nella risposta globale alla crisi climatica. “La natura è alleata del clima, ma i sistemi naturali sono spinti oltre i loro limiti dalla pressione incessante del cambiamento climatico, dell’inquinamento, dello sfruttamento eccessivo e della conversione degli ecosistemi– ha dichiarato Stephen Cornelius, vice responsabile globale del WWF per il Clima e l’Energia– Non possiamo arrestare il cambiamento climatico se ci rifiutiamo di decarbonizzare rapidamente l’economia globale e permettiamo che la perdita di natura continui senza sosta. I governi alla COP27 dovrebbero integrare i legami tra clima, persone e natura, oltre ad accelerare i progressi e le ambizioni su mitigazione e adattamento e sulle perdite e i danni. Per limitare il riscaldamento a 1,5°C, adattarsi ai cambiamenti climatici e salvare vite e mezzi di sussistenza, dobbiamo salvaguardare e ripristinare la natura”. “La nostra capacità di ripristinare la salute degli ecosistemi e del pianeta è limitata dal riscaldamento globale ha dichiarato il professor Hans-Otto Pörtner, copresidente del Gruppo di lavoro II dell’IPCC-. Beneficiare dei numerosi servizi che gli ecosistemi forniscono dipende dal successo della riduzione delle emissioni e dal mantenimento del riscaldamento globale a 1,5°C o meno. È più che mai evidente che le attuali crisi del clima e della biodiversità dipendono l’una dall’altra e possono essere risolte solo insieme”. Il rapporto sottolinea che circa il 31% delle emissioni di CO2 prodotte dall’uomo negli ultimi 10 anni è stato assorbito dagli ecosistemi terrestri (tra cui piante, animali e suolo), mentre un ulteriore 23% è stato assorbito dagli oceani – con un costo elevato per molti ecosistemi marini, dato che le loro acque diventano sempre più acide. Oltre a rallentare il riscaldamento globale, gli ecosistemi sani aumentano la resilienza e aiutano a proteggere le comunità dagli impatti. Ad esempio, le barriere coralline, le zone umide e le mangrovie offrono una certa protezione dalle tempeste, mentre le foreste possono assorbire l’acqua piovana in eccesso, impedendo il deflusso rapido e pericoloso, le frane e i danni delle inondazioni. Ma gli eventi meteorologici estremi, come la siccità, gli incendi e le ondate di calore, possono distruggere interi ecosistemi e causare una mortalità di massa delle specie animali e vegetali. In occasione della COP27, il WWF esorta i leader a riconoscere le soluzioni basate sulla natura nell’ambito dei risultati della COP27, a inserirle nell’azione per il clima e a creare uno slancio in vista del vertice sulla biodiversità COP15 che si terrà a dicembre in Canada: un’occasione imperdibile per l’umanità di reimpostare il suo rapporto interrotto con la natura. 

Note per i redattori. Il rapporto è disponibile quihttps://wwfint.awsassets.panda.org/downloads/wwf_our_climates_secret_ally_uncovering_the_story_of_nature_in_the_ipcc_ar6.pdf.

Il rapporto sarà discusso nel corso di un evento presso il padiglione del WWF alla COP27 (Blue Zone, Hall C) il 16 novembre alle 17:30 GMT+2 e trasmesso in livestreaming su YouTubehttps://www.youtube.com/wwfclimate. L’evento comprenderà una sessione di domande e risposte ed è aperto a tutti coloro che partecipano alla COP27 – vedi 

l’invito completo e i relatori quihttps://mailchi.mp/7c12cd2a4ce3/secret-ally.

Oggi alle 18.00 l’evento promosso da WWF Italia in partnership con ECCO alla COP27 di Sharm el-Sheikh

“È POSSIBILE RAGGIUNGERE IL 100% DI RINNOVABILI NEL SETTORE ELETTRICO ENTRO IL 2035?” L’ambizione elemento fondamentale dei negoziati internazionali: ma l’ambizione parte da casa nostra. Clicca QUI e scopri di più – https://app.emailchef.com/viewonline/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0287f1f4e7b4f,b*6e3r8ffs2dba9f3s9dff0*1=93f208522777b1802-2.

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SIAMO IN PIENA EMERGENZA CLIMATICA NESSUNA DECISIONE PUÒ PIÙ ESSERE RINVIATA. Il WWF esorta i leader mondiali a passare urgentemente all’azione, poiché l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5°C sta sfuggendo di mano. Dopo un altro anno di devastazioni climatiche in tutto il mondo, servono importanti passi avanti sui finanziamenti per l’adattamento e per le perdite e i danni (Loss&Damage). Roma, 4 novembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/u4i8qmd1ij8vglr/AABPDwQTAV_YBBT8_T8AW0Kra?dl=0.

Scarica QUI il documento “Aspettative per la COP27” del WWF – https://www.dropbox.com/sh/fhw6185lkbytw7m/AABGppcj09muLWCRgQVMaFcma?dl=0.

Qui la pagina del WWF International alla COP27https://wwf.panda.org/discover/our_focus/climate_and_energy_practice/cop27/.

Mancano pochi giorni all’avvio della COP27 sul Clima in Egitto: uno dei momenti cruciali per la lotta globale al cambiamento climatico e quindi per il nostro futuro, in mano alle scelte che i leader mondiali faranno durante i negoziati. Il WWF, che in questi ultimi anni è sempre più impegnato nell’attività di sensibilizzazione di Istituzioni e cittadini sulla crisi climatica, pubblica oggi le “Aspettative per la COP27”, con cui invita i leader e i governi a sfruttare al massimo l’occasione della COP27 (dal 7 al 18 novembre a Sharm El-Sheikh), per passare dall’ambizione all’azione e limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, prima che la crisi climatica evolva in modo catastrofico, e rispondere ai bisogni delle comunità che già oggi subiscono impatti molto gravi (dal Pakistan al Corno d’Africa, per citare due situazioni tuttora drammatiche). Gli impatti della crisi climatica peggiorano di giorno in giorno, con l’attuale aumento della temperatura media globale già a +1,1°C rispetto ai livelli preindustriali. Il Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC pubblicato a inizio anno, ha fornito una comprensione più approfondita e dettagliata della scienza dei cambiamenti climatici e degli impatti sempre più dirompenti in tutte le regioni a causa del riscaldamento del pianeta, ma ha anche dato indicazioni sulle soluzioni, partendo dalla necessità ormai non rinviabile di abbattere le emissioni in tutti i settori in modo esponenzialmente più accelerato di quanto fatto sinora. Il Rapporto del Gruppo di Lavoro 3 dell’IPCC fornisce motivi di ottimismo, rilevando che in ogni settore sono disponibili soluzioni sempre più efficaci dal punto di vista dei costi per dimezzare le emissioni entro il 2030 a livello globale (i Paesi di più antica industrializzazione dovrebbero fare di più). La siccità nel Corno d’Africa, le alluvioni massicce e senza precedenti in Pakistan e Nigeria, le devastanti tempeste tropicali, gli incendi e le ondate di calore sono solo alcuni dei segni del peggioramento della crisi climatica di cui si è avuto testimonianza nel 2022. “La COP27 si svolge in Africa, un continente in cui la maggior parte dei Paesi è solo vittima incolpevole del riscaldamento globale provocato dallo sviluppo basato sui combustibili fossili. Ci auguriamo che i Paesi africani esercitino il loro richiamo morale per una transizione accelerata e decisa. Nonostante rappresenti solo il 4% delle emissioni, infatti, l’Africa sta affrontando un’esposizione sproporzionata agli impatti climatici: la stima è che il continente si stia riscaldando 1,5 volte più velocemente della media globale. Il WWF ritiene anche che questa COP sia un’opportunità unica per affrontare le questioni relative all’adattamento al cambiamento climatico, e al cosiddetto ‘Loss and damage’ (cioè le perdite e i danni derivanti dagli impatti): i fenomeni già in atto ci pongono di fronte a problemi complessi, nuovi impatti e rischi esponenzialmente accresciuti per le persone e gli ecosistemi, occorre cercare di assicurare benessere a esseri umani e natura, coscienti che, se non porremo un freno all’escalation delle emissioni climalteranti, rischiamo che le future generazioni non siano in grado di farlo. Oggi la crisi climatica deve vedere una nuova capacità di dialogo e di agire insieme: mentre il palazzo brucia, non ha senso che chi ci abita lo osservi e discuta di quote condominiali: prima di tutto salviamo la nostra casa comune, insieme possiamo farcela”, afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Solo il 4%-8% di tutti i finanziamenti per il clima è stato destinato all’adattamento. Il WWF chiede di: accelerare l’azione locale, settoriale e nazionale e valutare i progressi collettivi verso il raggiungimento dell’Obiettivo Globale sull’Adattamento (GGA); raddoppiare i finanziamenti per l’adattamento e stabilire una chiara tabella di marcia, con un meccanismo di responsabilità, per raggiungere questo obiettivo entro il 2025, come previsto dalle decisioni di Glasgow; che tutti i Paesi finalizzino i loro PAN (Piani nazionali di Adattamento) e inizino ad attuarli, e i Paesi sviluppati forniscano il supporto necessario a quelli più vulnerabili; impegnarsi a produrre, entro la COP28, un rapporto di sintesi sulle azioni di adattamento che si riflettono nei PAN; istituire uno strumento di finanziamento delle perdite e dei danni nell’ambito del meccanismo finanziario dell’UNFCCC con un fondo dedicato. “La COP27 a Sharm El-Sheikh sarà inoltre una buona occasione per beneficiare delle intuizioni, delle competenze e delle capacità che sono state sviluppate in Africa nell’affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico. L’Africa ha un patrimonio di esperienze da condividere e tutti possono trarre beneficio dal riconoscimento della sua leadership e della sua resilienza. La fornitura di finanziamenti più accessibili e di altri tipi di sostegno sarà inoltre essenziale per accelerare gli sforzi di adattamento e di costruzione della resilienza. Il rapporto del Gruppo di lavoro 2 dell’IPCC afferma che circa 3,3-3,6 miliardi di persone vivono in aree altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici e circa un miliardo di persone sono a rischio di disastri costieri”, conclude Midulla. Ecco le richieste del WWF per la COP27, che riassumono il documento “Aspettative per la COP27”: 

Tutti i Paesi, in particolare quelli con le maggiori responsabilità e capacità, devono essere fortemente impegnati a combattere il cambiamento climatico e a non superare il budget di emissioni a breve, medio e lungo termine.

La giusta transizione globale per eliminare i combustibili fossili e costruire sistemi energetici sostenibili, efficienti e rinnovabili dovrà essere accelerata piuttosto che ritardata nell’attuale contesto geopolitico, anche sulla base della decisione sull’energia di Glasgow.

La comunità internazionale deve sostenere coloro che si trovano in prima linea nel fronteggiare gli impatti climatici, attraverso aiuti immediati, un aumento degli sforzi per sostenere l’adattamento e costruire la resilienza climatica e l’istituzione di uno strumento finanziario dedicato alle perdite e ai danni (Loss & Damage).

I Governi devono essere pienamente impegnati ad adottare misure sempre più ambiziose per attuare la Convenzione Quadro sul Clima e il suo Accordo di Parigi, comunque rispettando gli impegni finanziari e accelerando l’attuazione degli NDC (impegni dei singoli paesi) in linea con la limitazione del riscaldamento a 1,5°C, l’equità e la giusta ripartizione degli sforzi globali che riflettano le responsabilità e le capacità nazionali.

Tutte le Parti, gli stakeholders, gli osservatori della società civile, le popolazioni locali, le donne, i giovani e i rappresentanti delle comunità più vulnerabili devono avere accesso e influenza effettivi nei processi decisionali.

L’azione per il clima deve contribuire e massimizzare la protezione, la gestione sostenibile e il ripristino degli ecosistemi, mantenendo e rafforzando il loro potenziale per la mitigazione e l’adattamento, in linea con i risultati già noti del Sesto Rapporto IPCC.

La COP27 sul Clima in Egitto è il primo di tre incontri cruciali per le sorti del Pianeta e delle persone, a cui si aggiungono la Conferenza sulla biodiversità COP15 a Montreal, in Canada, e il Vertice del G20 a Bali, in Indonesia. L’esito della COP27 darà la linea di indirizzo e dovrà dimostrare che la comunità globale è disposta e in grado di procedere con l’attuazione di azioni per il clima per proteggere le persone e la natura in tutto il mondo.

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Appuntamento su Zoom venerdì 4 novembre alle ore 11,00. Roma, 27 ottobre 2022

Registrati qui – https://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_jX80cn04TuydGE6hOS-VhA%20.

Venerdì 4 novembre alle ore 11,00, il WWF Italia organizza un briefing su zoom dedicato ai giornalisti, per offrire come tutti gli anni un servizio e trasmettere alcune informazioni utili sulla COP27 a Sharm El-Sheikh, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2022. Saranno 12 giorni di negoziati, dal 7 al 18 novembre, durante i quali i leader mondiali e le migliaia di negoziatori presenti, rappresentanti di governo, imprese e cittadini, dovranno dimostrare che la comunità globale è disposta e in grado di procedere speditamente con l’attuazione di azioni per il clima per proteggere le persone e il pianeta. Inoltre, poiché la COP si terrà in Africa, sarà un’opportunità unica per affrontare le questioni relative all’adattamento e al cosiddetto “lost and damage” (cioè delle perdite e dei danni derivanti dagli impatti della crisi climatica), elementi cruciali per questo Continente e per i Paesi più vulnerabili del mondo, per fare in modo che siano in grado di affrontare le conseguenze del riscaldamento globale, aumentare la resilienza e contribuire al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Al briefing del WWF Italia, coordinato da Antonio Barone, responsabile Comunicazione del WWF Italia, interverrà Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Appuntamento su Zoom venerdì 4 novembre alle ore 11,00.

Clicca QUI e registrati per  parteciparehttps://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_jX80cn04TuydGE6hOS-VhA.

Se non potrai partecipare al briefing ma vuoi comunque essere inserita/o nella mailing list per ricevere le comunicazioni sulla COP27 scrivi una mail a g.ciarlariello@wwf.it (Giulia Ciarlariello). 

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sciopero clima a Treviso

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