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sciopero clima a Treviso

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“IL FUTURO DEL PIANETA E DEI GIOVANI SIA PROTAGONISTA NEL PROSSIMO PARLAMENTO”. Il 23 settembre sciopero globale per il clima, in Italia prima delle elezioni, WWF YOUng in piazza con i Fridays For Future per ribadire #PeopleNotProfit e #AgendaClimatica. Roma, 22 settembre 2022

A pochi giorni dalle elezioni politiche, la community WWF YOUng scende in piazza insieme ai Fridays For Future per sottolineare l’importanza di accelerare la lotta contro il riscaldamento globale e aiutare concretamente le comunità più vulnerabili a far fronte all’impatto della crisi climatica. In Italia, la scadenza si svolge alla vigilia delle elezioni, quindi i giovani chiedono di stabilire un’agenda climatica per la legislatura entrante, ribadendo gli hashtag #PeopleNotProfit e #AgendaClimatica. Molti tra i giovanissimi non potranno votare, eppure il futuro appartiene a loro, e chiedono che il proprio diritto a un futuro prospero su un pianeta vivibile venga rispettato. È fondamentale che il nuovo Parlamento ascolti e capisca. Dopo l’importante partecipazione negli ultimi scioperi, in particolare a Roma il 25 marzo, la community WWF YOUng si troverà coinvolta a livello locale, aiutando nell’organizzazione della marcia e partecipando attivamente ai cortei.

I temi del WWF in vista delle elezioni. La community giovane aderisce agli appelli lanciati dal WWF al governo in vista delle elezioni politiche. In particolare, ribadisce l’importanza di trattare in modo integrato i problemi economici con quelli ambientali per attuare la transizione, dare un impulso senza precedenti al risparmio e all’efficienza energetica, porsi l’obiettivo di approvvigionarsi al 100% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2035, approvare una legge sul clima e un codice della natura che riorganizzi tutte le normative a tutela della biodiversità, nonché di una legge sul consumo del suolo. I prossimi 5 anni saranno cruciali per contrastare la crisi ambientale in atto. La legislatura entrante è quella più vicina che mai agli obiettivi fissati al 2030, bisogna agire bene, e subito: questo è il messaggio che il WWF YOUng intende portare nelle piazze accanto all’agenda climatica dei FFF, assieme a un programma ricco di contenuti scientifici e di proposte attuabili, come si può leggere nel dossier del WWF pubblicato in vista delle elezioni.

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VOTATE CHI PUNTA IN MODO CHIARO SULLA LOTTA ALLA CRISI CLIMATICA E LA TRANSIZIONE ENERGETICA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DEL CARO BOLLETTE E DELLE CATASTROFI CLIMATICHE

Roma, 21 settembre 2022 – Gli effetti del riscaldamento globale sono in atto e comportano già insicurezza, sofferenze e perdite per i cittadini del nostro Paese: la crisi climatica, dunque, non è un rischio futuro che si può accantonare in attesa di aver risolto tutti gli altri problemi, ma deve essere un asse portante delle politiche nazionali. In parallelo, la transizione energetica, basata sulle fonti rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica, offre il set di soluzioni necessarie per affrontare anche l’emergenza energetica oggi, uscendo dalle logiche che l’hanno determinata. Gli elettori, quindi, tengano conto degli impegni assunti dai singoli candidati e dai partiti su entrambe le questioni, molto intrecciate: questo l’appello di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia che arriva dopo numerose analisi indipendenti sui programmi elettorali e proposte da parte delle associazioni. La crisi energetica è stata la vera protagonista della campagna elettorale che sta per concludersi. Eppure il dibattito è stato confuso e spesso inquinato da elementi che hanno falsato e strumentalizzato un problema grave e reale, senza indicare soluzioni valide e compatibili con un modello energetico realmente sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. Il dibattito è ruotato intorno a singole infrastrutture o “ricette” sempre nell’ambito del perpetuarsi dell’uso dei combustibili fossili, alla radice dei problemi che stiamo affrontando, quando non addirittura su presunte soluzioni non ancora disponibili e verificabili (per esempio il nucleare di quarta generazione e la fusione nucleare). Eppure, è talmente chiaro che la vera soluzione è puntare sulle energie rinnovabili che nessun programma ha potuto non nominare: starà agli elettori, però, capire chi davvero vuole puntare, oltre che su efficienza/risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, le più economiche, veloci da istallare e non dipendenti da combustibili importati, quindi garanzia di indipendenza e sicurezza energetica. Oggi usiamo ben al di sotto del 100% i tre rigassificatori esistenti, dal momento che il gas liquido è poco e ha prezzi altissimi. Chi oggi polarizza il dibattito sulle infrastrutture per il gas, quindi, vuole solo creare cambiali per il futuro e continuare con il sistema che ha consentito, prodotto e promosso speculazione e crisi energetica. È necessaria una spinta vera e straordinaria per le rinnovabili, risparmiare gas ed energia, applicare in modo sistematico l’efficienza energetica; se poi si saprà sfruttare appieno le infrastrutture per il gas già esistenti, non ci sarà bisogno di reperirne altre. Invece si parla solo di nuovi rigassificatori. Anche il nucleare a fissione, escluso da ben due referendum popolari, come quello a fusione (che arriverà tra decenni, se mai arriverà) è solo un modo per rinviare l’uscita dal gas e dagli altri combustibili fossili: è saggio investire le risorse che abbiamo in una rapida fuoriuscita dalle fonti fossili, partendo anche dall’eliminazione e rimodulazione di tutti i sussidi ambientalmente dannosi, tema totalmente dimenticato in questa campagna elettorale. Parlare poi di “produzione nazionale” del gas è solo propaganda. La disponibilità estraibile è, anche nella più rosea delle ipotesi, molto limitata: i dati MITE infatti parlano di riserve per circa 120 miliardi di metri cubi (anche considerando le riserve praticamente impossibili da estrarre per ragioni economiche ed energetiche) a fronte di un consumo annuo di quasi 76 miliardi di m3. Quindi se pure si riuscisse a estrarre tutto il gas nazionale – ipotesi che definire ottimista è riduttivo – non solo ci consentirebbe di coprire appena un anno e mezzo dei nostri consumi ma certo non ci aiuterebbe a far fronte all’emergenza. Per ragioni tecniche connesse ai tempi di messa in produzione degli impianti, se mai arriverà, quel gas l’avremo tra anni. Lo stesso per i rigassificatori che di sicuro non serviranno per il prossimo inverno. Inoltre, a meno che non si vogliano nazionalizzare i pozzi in Italia, il gas sarebbe comunque di chi lo estrae e che lo venderebbe ai prezzi di mercato, non certo a prezzo politico: si potranno trovare strumenti per abbattere il costo delle bollette solo trasferendo i costi sul debito pubblico. Sul clima, occorre verificare chi si impegna davvero ad abbattere in beve tempo le emissioni climalteranti, anche attraverso un nuovo Piano nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC), e ad approvare in tempi brevi una legge sul clima che incardini la questione nelle scelte politiche e crei un dialogo continuo con la comunità scientifica: l’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non avere una normativa come questa. È indispensabile, inoltre, procedere all’approvazione e all’attuazione di un Piano nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico, strumento necessario per affrontare le conseguenze della crisi climatica già in atto. Così come procedere con l’approvazione dei decreti attuativi della RED II su aree idonee per le fonti rinnovabili, accelerare su norme attuative ARERA e incentivi per le comunità energetiche rinnovabili e potenziare la commissione VIA nazionale e gli uffici delle regioni per velocizzare gli iter autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili. Insomma, oggi la salvaguardia del clima, la transizione energetica e l’interesse nazionale (non solo europeo) coincidono: Greenpeace, Legambiente e WWF invitano i cittadini a esigere che, prima e dopo le elezioni, questa sia la scelta da compiere.

Contatti Uffici Stampa – Ufficio stampa Legambiente: Luisa Calderaro l.calderaro@legambiente.it  349.6546593

Ufficio stampa WWF Italia: Giulia Ciarlariello g.ciarlariello@wwf.it 334.6151811

Ufficio stampa Greenpeace Italia: Gaia Maione, ufficio.stampa.it@greenpeace.org, 340.5718019

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PIANO DI ADATTAMENTO E INTERVENTI STRUTTURALI PER ELIMINARE I COMBUSTIBILI FOSSILI. Roma, 08 settembre 2022

Molti eventi estremi stanno di nuovo funestando il Nord e il Centro Italia, con colate di fango e tornado. Lo temevamo, anche per l’energia termica accumulata nei nostri mari con le temperature molto al di sopra della norma di questa estate. L’aumento del numero e dell’intensità degli eventi estremi, dalle ondate di calore alle tempeste e alluvioni, è dunque effetto diretto della crisi climatica e del riscaldamento globale. Come lo sono la fusione dei ghiacciai e, con altri fattori, la tremenda siccità che sta imperversando in Europa, in Cina e negli Stati Uniti. Anzi, il susseguirsi di questi impatti ne aumenta l’effetto: le precipitazioni piovose estreme su terreni impermeabilizzati dalla siccità hanno un impatto distruttivo molto maggiore e su aree più vaste.  Come sempre, gli eventi estremi sono anche moltiplicatori di problemi esistenti, dal dissesto idrogeologico alla situazione compromessa di alcune aree forestali (per esempio, in Trentino Alto Adige, anche in seguito alla tempesta Vaia e alla siccità, nonché alla correlata invasione ormai epidemica del coleottero Bostrico tipografo). 

Dalla siccità alle alluvioni con sempre maggior frequenza e facilità; la Regione Mediterranea è e sarà interessata sempre più da ondate di calore e minori precipitazioni ma più intense e concentrate in pochi giorni. È indispensabile avviare una politica di adattamento ai cambiamenti climatici che parta dalla gestione dell’acqua per la quale è indispensabile recuperare una regia unica, che può essere esercitata dalle Autorità di bacino attualmente depotenziate e marginalizzate, superando la frammentarietà della sua gestione. È necessaria altresì un’azione che consenta di ripristinare i servizi ecosistemici e aumentare la resilienza ambientale attraverso una diffusa azione di rinaturazione e l’utilizzo di Nature Based Solutions. Il progetto di rinaturazione del Po, proposto dal WWF e Anepla e inserito nel PNRR, è un primo grande esempio per ripristinare la naturalità del nostro grande fiume e la sua funzionalità ecologica (dal miglioramento della capacità di laminazione delle piene, all’aumento della capacità autodepurativa, alla tutela della biodiversità), da replicare in tutta Italia. Possono essere promossi interventi di drenaggio urbano sostenibile nelle nostre città, esattamente come si sta facendo in molte parti d’Europa o si possono promuovere le Aree di Infiltrazione naturali (particolari aree boscate progettate ad hoc) nelle zone agricole per favorire la ricarica delle falde. Non esistono ricette semplici e a breve periodo, ma è necessaria una pianificazione seria di medio e lungo periodo che ci consenta di ripensare il nostro territorio in relazione ai cambiamenti climatici in atto.

Proprio in questi giorni, il ministro Cingolani si appresta a dare il via libera a un ulteriore, intenso uso delle centrali a carbone italiane ancora aperte, tra cui alcune enormi (Civitavecchia e Brindisi Sud), mentre riduce gli obiettivi sulle rinnovabili, nonostante le sollecitazioni europee vadano in senso opposto. Far fronte all’emergenza energetica tralasciando quella climatica è folle, tanto più quando coincide con la soluzione vera, non le toppe che rischiano di rivelarsi peggiori del problema che si affronta – oltretutto, la maggior parte del carbone che importiamo, secondo gli ultimi dati disponibili sullo scorso anno, viene dalla Russia. La soluzione è proprio virare il più rapidamente possibile verso il ticket vincente, fonti rinnovabili ed efficienza energetica, abbattendo le emissioni di gas serra e rendendoci indipendenti dai carburanti importati. Eppure, da parte del Ministero della Transizione Ecologica, anche nell’ultimo provvedimento (“Piano nazionale di contenimento dei consumi di gas”) non si evince affatto una scelta a favore della soluzione amica del clima, ma ci si mantiene nell’ambito dell’energia fossile, vedendo le rinnovabili come fattore per “colmare la differenza con il gas non reperito”. Persino i “consigli” per risparmiare gas ed energia sono timidi e orientati più a lasciare tutto com’è, senza chiamare i cittadini e le famiglie non solo a una mobilitazione straordinaria per ridurre i consumi –manca del tutto il senso di un’azione comune per l’interesse comune- ma anche a fare la propria parte per “cambiare l’energia”. 

Il WWF sottolinea inoltre che non pervengono ancora notizie del Piano Nazionale di Adattamento, la cui bozza, da integrare e rendere efficace e operativa, giace nei cassetti del Ministero (MITE) dal 2018. 

Chiediamo al Governo in carica per l’ordinaria amministrazione e al futuro Parlamento e Governo di gettare le basi per una vera indipendenza energetica e, nel contempo, di non abbassare la guardia sulla crisi climatica. 

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serata informativa

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assemblea climatica

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crisi idrica

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L’ITALIA AL PRIMO POSTO TRA I PAESI CON I MAGGIORI COSTI SANITARI LEGATI ALL’USO DEL GAS NATURALE NELLE CENTRALI TERMOELETTRICHE. Urgente la preparazione di una Strategia per il metano, allineata a quella europea e integrata con il Piano Nazionale Energia e Clima – Roma, 19 luglio 2022

Link al report WWF: “Le emissioni di metano in Italia” – https://www.dropbox.com/sh/q7l0y8i0inaverw/AABCNPxfE3EmrgKmP8R3_OpVa?dl=0.

In questi ultimi anni, e soprattutto recentemente, il gas naturale è stato sempre più protagonista delle discussioni pubbliche e istituzionali legate alle strategie di transizione energetica e di decarbonizzazione, ma non si è tenuto in dovuto conto del fatto che il gas è prevalentemente costituito da metano, un potentissimo gas serra nemico del clima. Oggi, grazie anche ad un quadro conoscitivo in rapida evoluzione, siamo in grado di affermare nettamente che il metano merita un’attenzione particolare nelle politiche di mitigazione climatica. Il report del WWF “LE EMISSIONI DI METANO IN ITALIA” commissionato dal WWF Italia al GHGMI Italia è stato lanciato oggi nel corso di un webinar cui hanno partecipato Sandro Fuzzi, Associato di Ricerca dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Domenico Gaudioso, Esperto IPCC già dirigente ISPRA e autore dello studio insieme all’ufficio italiano del Greenhouse Gas Management Institute, e Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. Il report evidenzia le stime di emissione di questo potente gas serra e fornisce indirizzi per la loro riduzione in Italia, anche in vista della revisione del Piano Nazionale Energia e Clima. Secondo il report del WWF la riduzione delle emissioni di metano, oltre ad essere una strategia efficace per contribuire agli obiettivi climatici previsti dall’accordo di Parigi, permette di conseguire importanti benefici per la salute pubblica e per l’agricoltura. Secondo gas-serra di origine antropica, il più abbondante dopo l’anidride carbonica, il metano rappresenta circa il 20% delle emissioni globali, influendo sulla temperatura terrestre e sul sistema climatico in maniera incisiva. Le sue concentrazioni atmosferiche sono aumentate del 47% dall’epoca preindustriale ad oggi, e raggiungono attualmente i livelli più elevati degli ultimi 800.000 anni. Le emissioni di metano sono prodotte sia da attività umane sia da quelle naturali. Sebbene il metano sia molto meno abbondante nell’atmosfera rispetto alla CO2, assorbe però la radiazione infrarossa termica in modo molto più efficiente e, di conseguenza, ha un potenziale di riscaldamento globale circa 80 volte più forte per unità di massa della CO2 su una scala temporale di 20 anni e circa 30 volte più potente su una scala temporale di 100 anni. La più approfondita conoscenza scientifica del comportamento del metano come gas serra suggerisce che il riscaldamento da esso provocato risulti decisamente maggiore di quanto indicato dalle stime precedentemente. Il metano contribuisce anche alla produzione di ozono troposferico, un inquinante che danneggia la salute umana, la produzione di cibo e gli ecosistemi, con conseguenze particolarmente significative per il nostro Paese sia in termini di pressione ospedaliera che di perdite totali e relative di alcuni raccolti. Il consumo di gas naturale rappresenta oggi circa un quarto della produzione mondiale di elettricità. Le previsioni di crescita o diminuzione del suo utilizzo sono imprevedibili per i prossimi anni dati i numerosi fattori che lo determineranno. Quello che intanto è certo è che l’Italia risulta essere al primo posto tra i Paesi con i maggiori costi sanitari derivanti dall’uso del gas naturale negli impianti termoelettrici, con 2,17 miliardi di euro (rispetto a un totale di 8,7 miliardi di Euro nell’area oggetto dello studio). Nel solo 2019 ben 2.864 morti premature sono dipese dall’uso di energia prodotta da gas naturale, oltre 15.000 casi di impatti respiratori sugli adulti e sui bambini, oltre 4100 ricoveri ospedalieri e più di 5 milioni di giorni lavorativi perduti a causa di malattie. La riduzione delle emissioni provenienti dall’agricoltura e dall’allevamento rappresenta una forte priorità nel contesto della decarbonizzazione, dal momento che, al 2050, questo settore risulterebbe responsabile di una quota del totale delle emissioni nazionali di metano intorno al 60%. Né l’Italia, né, a dir la verità, la maggioranza degli Stati membri hanno fin qui incluso nei loro programmi interventi mirati alla diffusione dell’agricoltura biologica e di altri sistemi a basso input che enfatizzano l’uso circolare dei nutrienti e/o interventi di riduzione della domanda di prodotti ad alta intensità di emissione (in particolare quelli legati all’allevamento bovino), attraverso il cambiamento delle diete umane, alimentazioni alternative per il bestiame e la riduzione degli sprechi alimentari. Questi interventi dovrebbero invece essere considerati prioritari, se si tenesse conto, insieme al potenziale di riduzione delle emissioni di gas-serra, anche dei vantaggi collaterali per la salute umana, per la qualità dell’acqua e dell’aria e per la biodiversità. Il report commissionato dal WWF però fa emergere anche una notizia positiva: poiché il metano è un gas-serra più potente dell’anidride carbonica, ma con una vita media in atmosfera più breve, il raggiungimento di riduzioni significative avrebbe un effetto rapido ed efficace sul potenziale di riscaldamento atmosferico. Concentrazioni di metano inferiori ridurrebbero rapidamente il tasso di riscaldamento, rendendo la mitigazione delle emissioni di metano uno dei modi migliori per limitare il riscaldamento in questo decennio e in quelli successivi.   Queste considerazioni sono alla base del Global Methane Pledge, sostenuto da più di 100 Paesi, tra cui l’Italia, che prevede un impegno a ridurre le emissioni di metano in particolare a livello globale di almeno il 30% rispetto ai livelli del 2020 entro il 2030. Il WWF sottolinea che nel nostro Paese, il gas naturale rappresenta ancora una fonte energetica maggioritaria, motivo per cui occorre procedere in modo spedito alla definizione di un quadro programmatico adeguato per il suo definitivo abbandono al più presto. Anche il rapporto internazionale dell’IPCC di quest’anno conferma che per raggiungere l’obiettivo di 1,5°C, dobbiamo eliminare circa un terzo delle attuali emissioni di metano entro il 2030 e circa il 45% entro il 2040. Per questo il WWF raccomanda un’evoluzione del sistema nazionale dell’inventario che preveda un sistema di monitoraggio delle emissioni di metano affidabile ed efficiente, che garantisca la tracciabilità di tutte le emissioni. In attesa dell’approvazione ufficiale del regolamento europeo sul reporting delle emissioni di metano di origine energetica, sarebbe auspicabile che il Ministero della Transizione Ecologica provvedesse a colmare il vuoto normativo, anticipando gli obblighi per le aziende introdotti dal regolamento per quanto riguarda il reporting delle emissioni e incaricando un organismo tecnico (come l’ISPRA) di fornire a tutti i soggetti interessati adeguati indirizzi tecnici per la messa a punto dei sistemi di monitoraggio. Ma soprattutto è urgente anche in Italia la preparazione di una Strategia per il metano, allineata a quella europea e integrata con il Piano Nazionale Energia e Clima, attualmente in fase di revisione per garantirne l’allineamento con i nuovi obiettivi europei al 2030 e al 2050.

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MARTEDI’ 19 LUGLIO 2022 ORE 11.00-12.00 – LE EMISSIONI DI METANO IN ITALIA. STIME DI EMISSIONI E PRIORITA’ DI INTERVENTI – Roma, 13 luglio 2022

Clicca qui per registrarti e partecipare – https://wwf.zoom.us/webinar/register/WN_U8oHnz7qQE2rlJy5pIkO0A.

Nonostante il ruolo rilevante assegnato al gas naturale negli ultimi due decenni nell’ambito delle strategie di decarbonizzazione, l’attenzione nei confronti del metano, il suo principale componente, un potente gas serra, è stata abbastanza limitata. Le conoscenze su sorgenti, modalità emissive e impatti climatici e ambientali sono in rapida evoluzione, insieme alla consapevolezza che, per le sue specificità il metano merita un particolare attenzione nelle politiche di mitigazione climatica. Il WWF ha commissionato al GHGMI-I un documento che riassume il quadro delle conoscenze a livello globale, analizza le informazioni relative al metano nell’inventario nazionale dei gas-serra e, sulla base di alcuni scenari di emissione, fornisce indirizzi per la per la riduzione delle emissioni in Italia in vista della revisione del Piano Nazionale Energia e Clima. Il webinar di presentazione si terrà martedì 19 luglio dalle ore 11:00 alle ore 12:00 sulla piattaforma Zoom.

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