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https://www.oggitreviso.it/treviso-500-animali-salvati-un-solo-mese-dal-centro-di-recupero-fauna-selvatica-253654

Treviso, 500 animali salvati in un solo mese dal Centro di recupero fauna selvatica. 12/05/2021

Attualmente sono 130 gli animali ospitati in degenza al centro al parco dello Storga.

TREVISO – Un volpino, piccoli uccelli, lepri, roditori, rapaci e persino un cucciolo di cinghiale. Sono già 500 gli animali messi in salvo solo nell’ultimo mese grazie all’intervento del Centro di recupero fauna selvatica della provincia di Treviso. Un’attività frutto dell’unione di 6 associazioni ben radicate sul territorio (Progetto Riccio Europeo, Lav, Leidaa, Lipu, Oipa, Wwf). L’attività del Centro di recupero che ha sede al parco della Storga non si è mai interrotta, ma la carenza di personale aveva messo in difficoltà le sole attività di recupero che ora, dopo la nuova convenzione con le associazioni animaliste, sono riprese a pieno regime tanto da superare il mezzo migliaio di interventi. Attualmente, sono 130 quelli ospitati in degenza al centro. “Il lavoro è impegnativo ma siamo sulla strada giusta. I grandi progetti si possono realizzare solo con la massima collaborazione ed è questo il caso – spiega Michela Dugar, responsabile del Centro – La Provincia di Treviso ha dimostrato il coraggio e la fiducia in un progetto innovativo, mettendo a disposizione il know how del corpo della propria polizia provinciale. Il periodo è impegnativo anche perché oltre agli animali feriti, ci sono molti recuperi di pulli tipici della stagione primaverile, pulli che devono essere svezzati manualmente e con molta frequenza”. “La provincia di Treviso continua a essere operativa per i cittadini e anche per la tutela degli animali – spiega Stefano Marcon presidente della provincia di Treviso – se da un lato la nostra polizia provinciale combatte quotidianamente una dura lotta contro il bracconaggio, dall’altro il Centro di recupero fauna selvatica rappresenta un fiore all’occhiello che tutto il Veneto ci invidia. Ringrazio allora le associazioni animaliste per l’impegno dimostrato e invito come sempre i cittadini a segnalare eventuali situazioni di animali selvatici in difficoltà”.

Un cittadino che dovesse trovare un animale selvatico ferito o in difficoltà può contattare il Centro recupero fauna selvatica chiamando il numero 320.4320671.

https://www.trevisotoday.it/attualita/animali-selvatici-recupero-provincia-treviso-12-maggio-2021.html

Centro di Recupero Fauna Selvatica della provincia: 500 animali salvati in un mese. 12/05/2021
Tra gli animali recuperati in questo primo mese di attività: rapaci, ungulati, roditori, lepri, uccelli di varie specie e persino un cucciolo di cinghiale e un volpino.

Sono già 500 gli interventi di salvataggio messi in pratica dal Centro di Recupero Fauna Selvatica della Provincia di Treviso soltanto nell’ultimo mese, da quando cioè è partita la nuova convenzione che prevede la gestione affidata al CRAS Treviso. Un’attività frutto dell’unione di 6 associazioni ben radicate sul territorio (Progetto Riccio Europeo, Lav, Leidaa, Lipu, Oipa, WWF). L’attività del CRFS che ha sede al Parco della Storga non si è mai interrotta, ma la carenza di personale aveva messo in difficoltà le sole attività di recupero che ora, dopo la convenzione con le associazioni animaliste, sono riprese a pieno regime tanto da superare il mezzo migliaio di interventi. Tra gli animali recuperati in questo primo mese di attività: rapaci, ungulati, roditori, lepri, uccelli di varie specie e persino un cucciolo di cinghiale e un volpino. Attualmente, sono 130 quelli ospitati in degenza al Centro. «La Provincia di Treviso continua a essere operativa per i cittadini e anche per la tutela degli animali – spiega Stefano Marcon, presidente della Provincia di Treviso – se da un lato la nostra Polizia Provinciale combatte quotidianamente una dura lotta contro il bracconaggio, dall’altro il Centro di Recupero Fauna Selvatica rappresenta un fiore all’occhiello che tutto il Veneto ci invidia e i numeri mostrati dalla prima gestione del CRAS testimoniano quanto il periodo sia delicato. Ringrazio allora le associazioni animaliste per l’impegno dimostrato e invito come sempre i cittadini a segnalare eventuali situazioni di animali selvatici in difficoltà. Ricordo infine che nella convenzione stretta con Comunica per la gestione del Parco della Storga, rientrano anche attività con il Centro di Recupero, sempre ovviamente nel pieno rispetto degli animali ospiti che vanno protetti e non disturbati”. «Il lavoro è impegnativo ma siamo sulla strada giusta. I grandi progetti si possono realizzare solo con la massima collaborazione ed è questo il caso – spiega Michela Dugar, responsabile del Centro – La Provincia di Treviso ha dimostrato il coraggio e la fiducia in un progetto innovativo, mettendo a disposizione il know how del corpo della propria Polizia Provinciale. Il periodo è impegnativo anche perché oltre agli animali feriti, ci sono molti recuperi di pulli tipici della stagione primaverile, pulli che devono essere svezzati manualmente e con molta frequenza».

Un cittadino che dovesse trovare un animale selvatico ferito può contattare il Centro Recupero Fauna Selvatica al 320.4320671.

Gazzettino TV, giovedì 13 maggio 2021

Tribuna, giovedì 13 maggio 2021

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MA LA SFIDA CONTRO LA CRISI GLOBALE DI CLIMA E BIODIVERSITÀ È ANCORA APERTA: NEI PROSSIMI 10 ANNI DOBBIAMO FARE PIU’ DI QUANTO È STATO FATTO NEI 60 PASSATI. Tanti successi nel mondo e in Italia, possibili grazie al supporto di sostenitori, comunità, imprese, istituzioni e cittadini.

Roma, 29 aprile 2021 Link alla pagina web di campagna: wwf.it/60.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/zvzrsn9jz3r56d0/AAA3X1DaQ64VTxcLOE2eaQM5a?dl=0.

Oggi, giovedì 29 aprile, il WWF compie 60 anni, un lungo periodo in cui l’organizzazione – nata nel 1961 da un piccolo gruppo di naturalisti, guidati da passione e ricerca – è stata protagonista di azioni globali per la conservazione della natura, realizzando alcune fra le iniziative più innovative mai intraprese per la protezione del Pianeta, i cui risultati si fanno sentire ancora oggi. Dal sostegno alla creazione di aree protette di grande valore come i parchi nazionali delle Galapagos e dei Vulcani in Ecuador e Ruanda, alla conservazione di specie iconiche come la tigre, i gorilla o il panda gigante, simbolo inconfondibile del WWF, il cui numero di individui in natura è aumentato del 68% in 40 anni, grazie alla collaborazione della ONG con governi e comunità locali. Nonostante il tanto lavoro e i numerosi successi, però, oggi siamo davanti ad un crollo drammatico della biodiversità: negli ultimi 50 anni le popolazioni selvatiche di mammiferi, pesci, rettili e anfibi sono crollate in media del 70% (Living Planet Report 2020e la pandemia da Covid-19, che ha le sue radici nella deforestazione e nel commercio illegale della fauna selvatica, ma anche nella distruzione di ecosistemi naturali, è l’ultima evidente dimostrazione di come l’attività umana insostenibile stia spingendo gli ecosistemi del pianeta al collasso e di quanto la salute della natura sia direttamente connessa a quella degli esseri umani. “Dopo 60 anni di storia il WWF è un’organizzazione globale multiculturale, con sedi e progetti attivi in circa 100 paesi, sostenuta da oltre 35 milioni di persone in tutto il mondo, e questo perché ha usato la propria autorevolezza per costruire un mondo più giusto, sano e più sostenibile. Il nostro viaggio, però, è tutt’altro che concluso. Negli ultimi 60 anni abbiamo visto il mondo subire profonde trasformazioni e anche il WWF è cambiato nel tempo, ma una cosa non cambierà mai: la nostra ferma determinazione realizzare un futuro in cui le persone possano vivere in armonia con la natura. Dalla scienza arrivano messaggi inequivocabili e anche la società è pronta per il cambiamento, è pronta per una transizione ecologica che alle nuove politiche energetiche e all’innovazione tecnologia deve affiancare la tutela della biodiversità riconoscendo il valore del capitale naturale. Non c’è più tempo per gli annunci, servono le azioni: tutti insieme possiamo rendere reale il cambiamento”, afferma la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi. “In questi 60 anni la nostra missione è diventata sempre più importante e mirata. Ma oggi più che mai sappiamo che potremo garantire un futuro sicuro, prospero, sano ed equo all’umanità solo in un pianeta sano, dove lo sviluppo sostenibile sia la regola– aggiunge Marco Lambertini, direttore generale del WWF Internazionale -. Il COVID-19 ha rappresentato un campanello d’allarme per i rischi ad ampio raggio che derivano dal nostro rapporto squilibrato e distruttivo con la natura: nei prossimi 10 anni, insieme ai governi, alle imprese e alle comunità, dobbiamo ottenere più di quanto siamo riusciti a raggiungere negli ultimi 60”. “Dobbiamo puntare sulle numerose relazioni costruite e sulle profonde conoscenze acquisite in questi 60 anni di lavoro, e trovare insieme soluzioni innovative alle complesse sfide che abbiamo davanti: dalla distruzione dei mezzi di sussistenza, al collasso climatico, dal degrado dell’ecosistema alla perdita di biodiversità. Non abbiamo più tempo da perdere”, afferma Pavan Sukhdev, presidente del WWF Internazionale.

SUCCESSI INTERNAZIONALI – Solo 10 anni fa stavamo per perdere le tigri in natura: da circa 100.000 all’inizio del XX secolo, questi meravigliosi felini erano appena 3.200, sopravvivendo solo in piccoli areali frammentati. Ma nel 2010, i governi dei 13 i paesi che ospitano la tigre hanno assunto l’impegno “TX2” per raddoppiare le tigri entro il 2022. È nato così un piano di ripresa globale e il WWF assieme a individui, aziende, comunità, governi e altri partner attivi nel campo della conservazione, stanno lavorando senza sosta per raggiungere l’obiettivo. Da allora, le tigri hanno fatto un ritorno incredibile in Bhutan, Cina, India, Nepal e Russia. I numeri stanno aumentando in molte aree e le popolazioni si stanno espandendo in aree nuove. Questo successo è il risultato di molti sforzi: creazione di aree protette e applicazione di rigorosi standard di onservazione (CA | TS) per la gestione degli habitat delle tigri, riduzione del bracconaggio e sfida al commercio illegale di parti di tigri, ma anche sensibilizzazione dei consumatori. Grazie alle azioni del WWF anche il calo del numero dei gorilla di montagna è stato invertito: nel 1991, è stato istituito l’“International Gorilla Conservation Program” (IGCP – Programma Internazionale di Conservazione dei Gorilla) con i partner dell’”African Wildlife Foundation” e “Flora and Fauna International”. Grazie alla collaborazione con le comunità locali e i governi dei tre paesi (Repubblica Democratica del Congo, Uganda e Ruanda) , i censimenti mostrano le 2 popolazioni residui  in costante aumento: nelle montagne del Virunga (Repubblica Democratica del Congo e Ruanda) si contano oltre 600 gorilla di montagna, rispetto ai 480 del 2010, mentre la popolazione di Bwindi (Uganda)( è passata da circa 400 nel 2010 a 459 all’ultima conta nel 2019.Sempre numeri esigui, tuttavia, che richiedono massimo impegno e vigilanza costante. Il WWF, insieme al governo e alle comunità locali, ha anche contribuito a creare il più grande parco nazionale al mondo, che copre 4,3 milioni di ettari di foresta tropicale dell’Amazzonia colombiana; e grazie al lavoro fatto per contrastare il mercato nero di avorio, Cina, Singapore (dal prossimo settembre 2021) e altri governi ne hanno finalmente vietato il commercio. Ma le minacce a cui sono sottoposti specie e habitat sono ancora troppe: nel mondo stiamo ancora perdendo 10 milioni di ettari di foresta ogni anno, mentre una grande quantità di fauna selvatica è ancora oggetto di bracconaggio e commercio illegale, oltre a soffrire gli effetti della crisi climatica e dell’inquinamento. Solo insieme potremo invertire la rotta. 

SUCCESSI IN ITALIA – Da quando il WWF è stato fondato anche in Italia, tanti sono stati i risultati raggiunti. Fra questi ricordiamo l’operazione San Francesco lanciata negli anni ’70 insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo: si contavano poco più di 100 lupi confinati in alcune aree dell’Appennino centro-meridionale, ma grazie alla tutela legale e all’aumento tanto delle foreste quanto delle specie preda, il lupo si è salvato dall’estinzione e ha ripreso a espandersi sull’Appennino fino alle Alpi. Anche il cervo sardo a Monte Arcosu esiste ancora grazie all’impegno del WWF, che con una straordinaria raccolta fondi, alla quale parteciparono anche i bambini del Panda Club, nel 1985 ha acquistato Monte Arcosu, trasformandola in Oasi WWF. Molte delle aree oggi protette dal WWF prima erano riserve di caccia. Come la stessa Monte Arcosu, regno del cervo sardo, e l’Oasi di Burano, per la quale il WWF acquisì i diritti di caccia nel lontano 1967, poi Le Cesine in Puglia, che protegge 350 ettari di natura ed è un ambiente umido tra i più importanti dell’Italia meridionale, lungo una delle principali rotte migratorie. Le Oasi sono oggi 100 e proteggono quasi 35mila ettari di natura. Anche in Italia le sfide sono tante: le riserve naturali devono essere gestite, ampliate e rafforzate, con azioni di ripristino di habitat e specie laddove necessario.

IL RUOLO DI SOCIETA’ CIVILE E IMPRESE – I successi del WWF sono stati possibili lavorando insieme a molti partner e sostenitori, unendo le forze con le altre organizzazioni in un grande movimento ambientalista, e grazie a milioni di persone che hanno dato fiducia e sostenuto il WWF con passione e determinazione. Importante è stato il coinvolgimento del settore privato, che ha un ruolo chiave per ridurre le minacce più pressanti per la biodiversità e trovare soluzioni alle sfide della sostenibilità. Tra i programmi internazionali ricordiamo WWF Climate Savers, che sostiene le aziende nel loro percorso a favore del clima e annovera tra i partner Sofidel, gruppo cartario che ha assunto impegni pubblici per la riduzione delle emissioni di gas serra in linea con la scienza, e il gruppo IKEA che, nell’ambito Science Based Targets, sta contribuendo a definire uno standard per gli obiettivi climatici legati all’uso del suolo e alla rimozione del carbonio da foreste e agricoltura. Un altro filone di lavoro strategico è il tema della gestione della pesca: da anni WWF collabora con Bolton Food, business unit di Bolton Group, (noto con il brand Rio Mare) per migliorare la sostenibilità della filiera del tonno e incrementare la tracciabilità dei prodotti e la trasparenza lungo l’intera catena di fornitura, con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente marino, le specie che ospita e le persone che lavorano in questo settore. Aziende, governi e comunità dovranno però mobilitarsi in modo sempre più significativo per il futuro del Pianeta, perché soltanto insieme possiamo affrontare le emergenze ambientali.

Foto e video – https://www.dropbox.com/sh/s1pemf7azx2mmp3/AABqtbFXjntjxxZbNkA2vHUca?dl=0.

Altri materiali – https://www.dropbox.com/sh/zvzrsn9jz3r56d0/AAA3X1DaQ64VTxcLOE2eaQM5a?dl=0.

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comunicato stampa WWF Terre del Piave TV-BL – sa.24.4.2021

Abbiamo appreso che Confagricoltura è capofila di un progetto di sostenibilità ambientale, che consiste nel sospendere l’uso degli insetticidi sui vigneti del Montello in concomitanza con la fioritura della robinia; l’obiettivo è proteggere le api. Speriamo sia il primo segno di una consapevolezza destinata a maturare. Lo scopo è puramente economico, finalizzato a non guastare l’ingente produzione annuale di miele di acacia, ma questo non ci disturba, anzi lo leggiamo come la conferma di quanto sosteniamo da sempre: tutelare l’ambiente significa tutelare la salute umana, significa sfruttare gli interessi senza intaccare il capitale, che è l’unico modo che abbiamo per realizzare un’economia durevole nel tempo. E’ chiaro che l’iniziativa offre alle api solo una tregua di qualche settimana, prima e dopo esse devono comunque fronteggiare i veleni spruzzati su vigneti, uliveti e altre colture. E’ chiaro che devono anche fronteggiare continue perdite di habitat, di spazi aperti soprattutto prativi dove non riescono più a trovare il loro pane quotidiano. Api e insetti lasciano in generale sul campo ogni anno milioni di morti: si stima che nell’ultimo trentennio il numero totale di insetti sia diminuito del 25%. Eppure api e insetti impollinatori assicurano la formazione di frutti e semi a due terzi e oltre delle piante spontanee e coltivate, anche alle piante del Montello. Restando sul piano economico, i 5000quintali di miele di acacia prodotti si traducono con un semplice calcolo in moneta sonante, più difficile monetizzare l’immenso valore del servizio vitale svolto dagli impollinatori. Qualcuno però l’ha già fatto e dovremo arrivarci anche noi, speriamo presto. Accogliamo quindi questa iniziativa come primo segno di consapevolezza, al quale speriamo ne seguano altri e magari un’inversione di marcia: il Montello è un’area che la Comunità Europea  ha inserito nella rete europea Natura 2000 e ci prescrive di tutelare per la sua ricchezza di biodiversità. Ci auguriamo che questo passo serva anche da ispirazione alle Amministrazioni dei comuni montelliani, che non hanno ancora messo in campo un regolamento sull’uso dei fitofarmaci adeguato al valore dell’area e alle sue specificità, che protegga piante animali e umani. L’elezione del Montello a Zona Speciale di Conservazione non è diversa da quella di “Patrimonio dell’Umanità” conferita dall’UNESCO: siamo responsabili di quello che lasciamo alle prossime generazioni. Perché allora, non accettare i vincoli della tutela per coglierne anche le opportunità?

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SIGLATA LA CONVENZIONE TRA LA PROVINCIA DI TREVISO E L’ASSOCIAZIONE PROGETTO RICCIO EUROPEO.

E’ stata sottoscritta questa mattina, presso gli uffici del Servizio Protezione civile, caccia, pesca, agricoltura e polizia provinciale della Provincia di Treviso, la convenzione con la quale l’Ente pubblico affida il servizio di recupero e cura degli animali selvatici feriti ai sensi dell’articolo 5 della L.157/92, all’associazione Progetto Riccio Europeo. Si tratta di un evento epocale, per la prima volta, infatti, il servizio dedicato agli animali selvatici viene affidato a un’associazione ambientalista che si adopererà per garantire le cure adeguate, la rimessa in libertà oppure la detenzione fino a morte naturale, nel caso in cui siano riscontrate gravi menomazioni che rendono impossibile la vita in natura degli animali selvatici recuperati. Per poter assolvere a questo importante incarico, che richiede competenze specifiche e grande impegno di personale, l’associazione Progetto Riccio Europeo si avvarrà del supporto dei dottori Benini e Vecchiato, veterinari esperti in animali selvatici e dei volontari delle maggiori associazioni presenti sul territorio provinciale: LAV, LEIDAA, OIPA, WWF e con l’appoggio inoltre della LIPU. L’accordo sottoscritto con la Provincia di Treviso prevede che le associazioni opereranno per i prossimi quattro mesi, garantendo una reperibilità telefonica di quattordici ore per ogni giorno della settimana e l’intervento tempestivo su tutto il territorio provinciale e comunque non superiore alle venti ore. “Siamo consapevoli che ci attende un grande lavoro e un notevole impegno – dichiarano i rappresentanti di LAV, LEIDAA, OIPA, PRE e WWF – soprattutto in questo periodo che coincide con la stagione riproduttiva della maggioranza degli animali selvatici, ma siamo anche certi che l’entusiasmo dei nostri volontari unito alla professionalità dei nostri veterinari, potranno assicurare dignità e vita a tanti animali altrimenti destinati a sofferenza e morte.” Da oggi quindi saranno le associazioni a rispondere al numero unico del CRAS 320.4320671 al quale confluiscono le chiamate dei cittadini che rilevano la presenza di animali selvatici in difficoltà sul territorio provinciale. La rete dei volontari delle associazioni, diffusa su tutto il territorio provinciale, provvederà a prendere in carico il caso nel più breve tempo possibile, compatibilmente con altri interventi contemporanei, così da garantire soccorso e cure tempestive nel pieno rispetto del benessere degli animali. Per informazioni rivolgersi a Michela Dugar, Cras Treviso tel. 320-4320671.

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Ci ha lasciati, dopo lunga malattia, il nostro caro socio attivista Gilberto Carlotto, per anni protagonista dentro e fuori il nostro gruppo della lotta contro l’inquinamento da pesticidi – e non solo – nel nostro territorio. Persona di grande serietà e competenza, sempre disponibile e gentile, mancherà moltissimo a tutti noi. Il WWF Terre del Piave esprime vicinanza alla famiglia di Gilberto in questo triste momento.

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VERTICE TUTTO ROSA NELLA PRIMA ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA ITALIANA.  DOPO LA PRESIDENTE ANCHE IL DIRETTORE GENERALE È DONNA. Roma, 20 gennaio 2021

Il WWF Italia ha un nuovo direttore generale. La scelta del Consiglio Nazionale, che ha ringraziato il direttore generale uscente Gaetano Benedetto per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni, è ricaduta su Alessandra Prampolini, già vicedirettore generale, trentanove anni, con una formazione in Economia dello Sviluppo con un forte focus sui temi dello sviluppo sostenibile, in particolare sull’utilizzo insostenibile delle risorse naturali e la necessità di incorporare il pilastro ambientale in una visione attuale e multidimensionale dello sviluppo. Dopo un primo periodo in WWF dove si è occupata di cooperazione e ambiente, oltre che della riduzione degli impatti delle grandi catene a livello globale, lascia l’associazione per altre esperienze professionali dove approfondisce queste tematiche. Torna in WWF nel 2018 per supervisionare le linee di lavoro dedicate all’implementazione all’Agenda 2030 e per coordinare la partecipazione delle aziende a livello globale al New Deal for Nature and People per il WWF Internazionale. Alessandra Prampolini è la prima donna ad assumere la carica di direttore generale del WWF Italia e insieme alla presidente Donatella Bianchi va a comporre un vertice tutto rosa. «La nomina di Alessandra conferma la vocazione internazionale del WWF, che anche in Italia sta investendo sul rinnovamento generazionale e sulla parità di genere, requisiti indispensabili per affrontare con determinazione le grandi sfide che ci aspettano. Dalla crisi della biodiversità ai cambiamenti climatici, dal corretto uso delle risorse europee dei fondi green, siamo di fronte ad emergenze che non possono essere rinviate e che necessitano di energia, passione  e grandi competenze, ma soprattutto di una visione globale, innovativa: le nuove generazioni  sono indispensabili per costruire una società più sostenibile, equa e sicura»dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che conclude: «Sono molto soddisfatta, inoltre, che la scelta del Consiglio abbia valorizzato le competenze e la determinazione di una donna: è sempre più evidente come un futuro più sostenibile e amico della natura non possa prescindere da un crescente protagonismo delle donne come dimostra, ad esempio, il cambio di passo imposto all’Europa dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con l’European Green Deal prima e con i tratti caratterizzanti del programma Next Generation UE, dopo». «Siamo ad un bivio fondamentale in cui istituzioni, aziende e singoli cittadini sono chiamati a fare scelte determinanti: da queste scelte dipenderà il nostro benessere, la nostra salute, la nostra sicurezza. Le nostre scelte energetiche, la sostenibilità delle nostre produzioni, la responsabilità delle aziende e dei consumatori sono gli elementi su cui si costruisce il domani da cui dipende se il nostro pianeta sarà una casa solida, sicura e confortevole o un edificio pericolante e insicuro. Non c’è più tempo per rinvii, dilazioni, incertezze: questo è il tempo della determinazione per fermare la curva del declino della biodiversità che ci racconta di una Terra sempre più povera di vita. Il WWF vuole essere protagonista nella costruzione di un mondo nuovo in cui responsabilità e sostenibilità sono regole e non eccezioni della politica, dell’economia e della nostra quotidianità»ha dichiarato Alessandra Prampolini.

Scarica qui le fotohttps://www.dropbox.com/sh/peg8smgsl1z3aoa/AADMYj-7p2by8KGuXmXHMDDOa?dl=0.

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Il 5 dicembre è la Giornata Mondiale del Suolo. Ci sono più organismi in un cucchiaio di suolo che esseri umani sul Pianeta.

Roma, 5 dicembre 2020

Scopri questo e molto altro cliccando su ONE PLANET SCHOOL.

Sotto i nostri piedi esiste un ecosistema complesso, ricco di biodiversità, fondamentale per la nostra economia: il suolo. Oggi (sabato 5 dicembre), proprio in occasione della Giornata Mondiale del suolo, matrice tanto necessaria quanto poco considerata, il WWF Italia invita a porre l’attenzione su quanto sia importante conoscerla, per cogliere le connessioni di un sistema tanto complesso come quello in cui viviamo e agire in modo opportuno per proteggerlo. Lo sapevi che ci sono più organismi in un cucchiaio di suolo che esseri umani sul Pianeta? Ma quanto tempo serve affinché un cucchiaino di terra fertile si formi? Queste e molte altre domande trovano risposta nel corso  “Suolo: la pelle della Terra” su One Planet School, la nuova piattaforma gratuita di lifelong learning lanciata dal WWF per ricreare una connessione sostenibile e consapevole dell’uomo alla natura, dove già due fra i primi corsi sviluppati (quello citato e uno di formazione per docenti) parlano di suolo. Il corso “Suolo: la pelle della Terra” si rivolge al grande pubblico è organizzato in 11 video lezioni di circa mezzora ciascuna, realizzate grazie a contributi di esperti provenienti da diversi settori: ricerca, formazione, cooperazione internazionale, impresa, fondazioni e istituzioni. L’obiettivo è quello di dare una visione a 360° di una risorsa, il suolo, che sta ricoprendo un posto di rilievo all’interno della politica e del dibattito internazionale. Nel nuovo European Green Deal, come spiegato nella lezione “l’insostenibile leggerezza dell’abbondanza” di Emanuele Blasi, il rispetto del suolo è infatti elemento chiave per avviare una transizione verde e inclusiva che possa contribuire a migliorare il benessere delle persone e a tramandare un pianeta sano alle prossime generazioni. Basti pensare all’importanza che esso ricopre per una corretta alimentazione. (Scopri di piùhttps://oneplanetschool.wwf.it/library/change-the-way-you-think-about-food-wwf-international). Parte del Green Deal è la strategia decennale “Farm to Fork” (F2F), dal produttore al consumatore, volta a trasformare l’intero sistema e filiera alimentare europeo con una serie di azioni che lo rendano più sostenibile. Obiettivo della Farm to Fork è la riduzione del 50% dei pesticidi entro il 2030 e quindi della necessità di eliminare il diserbo chimico, iniziando da Stop glifosate dal dicembre 2022. L’uso dei diserbanti uccide la ricca biodiversità del suolo che, come spiegato nel corso delle lezioni di One Planet School (lezione “Biodiversità del suolo… la parte oscura della vita” di Carlo Jacomini e nella lezione “Agricoltura biologica: cura per la fertilità del suolo” di Vincenzo Vizioli) sono responsabili della produzione di humus e quindi della fertilità del suolo. I fondi pubblici della PAC post 2020 dovranno servire per incentivare l’abbandono del diserbo chimico, compensando i maggiori costi ed i minori ricavi delle tecniche alternative che l’agricoltore può adottare. La sostenibilità ambientale della gestione del suolo non può essere subordinata alla sostenibilità economica delle aziende, senza un suolo fertile non può esistere una agricoltura sostenibile. Le pressioni che minacciano il nostro suolo sono però molteplici e tra queste vi è anche la perdita di suolo dovuta a una edilizia sicuramente non giustificata dall’aumento di popolazione, visto che questo aumento in Italia negli ultimi 50 anni non si è verificato, come spiegato da Bernardino Romano nella lezione “Anche il suolo si consuma”. Il suolo è anche soggetto a sfruttamento eccessivo con conseguente impoverimento del territorio e delle popolazioni che vi abitano, è il caso del triste fenomeno del landgrabbing presentato da Andrea Stocchiero nella sua lezione “I padroni della terra” in cui si fanno numeri e nomi delle realtà responsabili di un’ingiustizia sociale e ambientale. Il depauperamento del suolo, risorsa che impiega migliaia di anni per formare pochi centimetri, porta alla desertificazione e alle problematiche sociali a essa connesse come illustrato da Anna Luise nella sua interessantissima video lezione di geopolitica ambientale “Desertificazione”. Il suolo è anche elemento di riscatto, di creazione di nuovi posti di lavoro, di un’opportunità per la realtà italiana di invertire la rotta e passare da un’economia lineare ad un’economia circolare che tenga conto dell’ambiente, a cui dovrà tornare, sin dal momento dell’ideazione stessa del prodotto come spiegato dall’esperta Catia Bastioli nella sua lezione “La bioeconomia per la rigenerazione dei territori”. Il corso segue una narrativa precisa, che inizia con la volontà di riscoprire il suolo e le sue meraviglie, proseguire con un’attenzione alle pressioni che lo minacciano e concludersi con le soluzioni che si stanno definendo a livello locale, nazionale e internazionale. Si ringraziano i relatori che hanno reso possibile la realizzazione del corso: Franco Ferroni, Claudio Ciavatta, Carlo Jacomini, Riccardo Santolini, Bernardino Romano, Anna Luise, Andrea Stocchiero, Fabio Caporali, Vincenzo Vizioli, Catia Bastioli e Guido Saracco. Si ringrazia inoltre Novamont, main sponsor di One Planet School. 

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CON PICCOLI GESTI SI PUÒ FARE TANTO PER IL NOSTRO PIANETA. LA NOSTRA SALUTE DIPENDE DA QUELLA DELLA NATURA.

Sui social media mettiamo continuamente “cuori” o “like” alle foto di animali, ora il WWF ci invita a “metterci il cuore per davvero”: regalando l’adozione di una specie a rischio ognuno potrà aiutare a sostenere progetti di conservazione e a contrastare le minacce. Roma, 12 novembre 2020 – Link alla cartella multimedialehttps://www.dropbox.com/sh/fxttooksyajm8wt/AAA3dF2Z6HmDGDV2__G5hqUpa?dl=0.

Clicca QUI per il video su YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=Se9Cw4ybNys&feature=youtu.be.

Ogni giorno, sui social media ci imbattiamo in foto o video di animali. Spesso sono le specie più iconiche, come la tigre, il koala, l’orso polare o il panda – quelle che sogniamo di vedere fin da quando eravamo bambini- e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” attraverso il nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, sempre più minacciati e vittime di fenomeni come la distruzione dei loro habitat e il commercio illegale.

Entro il 2050 i koala e gli orsi polari potrebbero scomparire per sempre; nel Sud-est asiatico oltre 12 milioni di trappole letali stanno decimando le tigri e le loro prede; in Italia l’orso bruno marsicano è in pericolo critico di estinzione e nel mondo si contano appena 2000 individui di panda liberi in natura. Il WWF Italia, per questo Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: nasce così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con il messaggio “Il cuore metticelo per davvero”, disegnata e realizzata in collaborazione con Accenture Interactive, la digital agency dell’omonima società di consulenza, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che rischiamo di perdere per sempre. Con questo semplice gesto si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. Mai come in questo terribile anno, a causa dell’emergenza Coronavirus, abbiamo capito che la salute degli ecosistemi è direttamente collegata alla nostra. La deforestazione che avanza a livelli allarmanti nelle foreste tropicali di tutto il mondo, in particolare nel Sud-est asiatico, ha aperto strade dove prima c’era solo natura. Questo ha favorito il prelievo – spesso illegale – di animali selvatici e il loro trasporto a migliaia di chilometri di distanza, ammassati spesso in spazi ristretti, per poi finire, morti o ancora vivi, nei mercati tenuti in condizioni igienico-sanitarie inadeguate: è questa la probabile via che ha favorito il “salto di specie” (spillover) e ci ha messo in contatto con nuovi virus a cui il nostro organismo non era preparato. Allo stesso tempo i dati sulla perdita di biodiversità sono sempre più allarmanti: il Living Planet Report 2020 mostra che in soli 50 anni le popolazioni globali di Vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) si sono ridotte, in media, del 68%. Un calo drammatico, in particolare negli ecosistemi tropicali e negli habitat di acqua dolce, causato in gran parte da distruzione degli ecosistemi e commercio illegale di specie, che contribuiscono all’emergere di malattie zoonotiche come il Covid-19. La campagna“A Natale mettici il cuore”, veicolata soprattutto attraverso il messaggio “Il cuore metticelo per davvero” sui social media, vuole far riflettere le persone sull’importanza vitale della biodiversità e invitarle a fare un piccolo gesto in più per proteggerla. L’adozione di una specie a rischio può essere con peluche, col quale si ricevono anche un certificato nominativo e una lettera di Fulco Pratesi, Presidente Onorario del WWF; oppure digitale, che permette di scaricare vari materiali (uno sfondo per il desktop, una firma digitale e uno screensaver della specie scelta) riducendo ancora di più l’impatto ambientale. RDS 100& Grandi Successi è radio partner della campagna “A Natale mettici il cuore” con un progetto di comunicazione promozionale su tutti suoi canali e su RDS Next, l’innovativa social radio per la generazione contemporanea dei millennials e la generazione Z. Ecco alcuni esempi di specie iconiche da adottare, che insieme possiamo proteggere. 

KOALA: http://bit.ly/AdottaUnKoalaWWF – Secondo le ultime stime in Australia vivono meno di 80.000 koala, circa l’1% della popolazione degli inizi del ‘900. Nelle Liste Rosse della IUCN (International Union for Conservation of Nature) il koala è inserito nella categoria di minaccia “vulnerabile”, ma ad oggi il reale impatto sulla specie dei catastrofici incendi nel 2019-20, che hanno devastato l’Australia e colpito quasi 3 miliardi di animali spingendo molte specie verso l’estinzione, non è ancora stato definito. Secondo il Direttore del Programma Foreste per il WWF Australia, Stuart Blanch, infatti, i koala potrebbero scomparire entro il 2050. Per proteggere i koala in pericolo, il WWF lavora nei centri di recupero per soccorrere e curare i koala feriti e a livello politico e sociale per fermare il disboscamento eccessivo. “A Natale mettici il cuore” e aiuta il WWF a salvarli dall’estinzione.  

TIGRE: http://bit.ly/AdottaUnaTigreWWF – Sono diversi i successi che in questi anni il WWF sta raggiungendo grazie a chi da tempo sostiene i suoi progetti di conservazione: il numero delle tigri libere in natura, ad esempio, è in aumento in cinque Paesi: Bhutan, Cina, India, Nepal e Russia. Ma questi straordinari felini sono ancora fortemente minacciati, e si contano solo 3900 individui in natura. Nel Sud-est asiatico un recente studio del WWF ha stimato che oltre 12 milioni di trappole letali, costruite con fili e cavi di ferro e posizionate all’interno di aree protette, stanno decimando le tigri e le loro prede. Regalando l’adozione di una tigre, si aiuterà il WWF a fornire cure di primo soccorso per gli animali feriti dai bracconieri, a finanziare la bonifica da lacci e trappole dei territori più a rischio, a formare i ranger per svolgere attività di presidio e sorveglianza antibracconaggio nelle aree più critiche e a promuovere indagini digitali per arginare il crescente fenomeno del commercio di specie sulle piattaforme on line. 

ORSO BRUNOhttp://bit.ly/AdottaUnOrsoBrunoWWF – La popolazione di orso bruno è distribuita fra Europa, Asia e Nord America, e conta in totale circa 200.000 individui. In Italia, oltre all’orso bruno alpino, esiste una sottospecie endemica dell’Appennino, il cui futuro è davvero appeso a un filo. Gli appena 50-55 individui di orso bruno marsicano rimasti, considerati “in pericolo critico di estinzione” dalle Liste Rosse della IUCN, sono infatti minacciati da tassi di mortalità ancora troppo elevati, che limitano l’espansione in nuovi territori idonei. ll WWF è impegnato da anni in attività concrete sul territorio (messa in sicurezza di strade e vie di comunicazione, supporto ad allevatori e apicoltori tramite misure di prevenzione dei danni, dialogo costruttivo con le Istituzioni interessate e molto altro). Di recente il WWF è attivo anche nel Progetto europeo ARCPROM-Bentornato Orso gentile (nell’ambito del progetto LIFE18 NAT/GR/000768), che ha l’obiettivo di favorire la convivenza tra uomo e orso nel Parco Nazionale della Majella e in tre aree protette in Grecia. Alcuni segnali incoraggianti per il nostro orso marsicano arrivano dalle stime dell’ultimo rapporto orso curato dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise: il numero di femmine con cuccioli negli ultimi anni è stato in costante crescita, segno che questa sfida si può vincere insieme. 

ORSO POLARE: http://bit.ly/AdottaUnOrsoPolareWWF – Specie iconica, simbolo del Natale e dei paesaggi glaciali dell’Artico, suo habitat per eccellenza, dell’orso polare, però, nel 2050 potrebbero restare solo immagini o ricordi, perché il riscaldamento globale sta riducendo sempre di più quei ghiacciai per lui -e per noi- così vitali. I ghiacci marini del Polo Nord ospitano 19 popolazioni di orso polare, distribuite, in particolare, tra Canada, Alaska, Russia, Isole Svalbard (Norvegia) e Groenlandia. Oggi si contano in natura tra i 22.000 e 31.000 individui, il 60% dei quali si trovano in Canada.

Per assicurare un futuro all’orso polare è necessario prima di tutto lottare contro i cambiamenti climatici, che ne stanno distruggendo l’habitat, puntando sulle energie da fonti rinnovabili e frenando le emissioni di CO2 provocate dai combustibili fossili, responsabili del riscaldamento globale. Il WWF, per la tutela dell’orso polare, ha creato il progetto “Last Ice Area”, riferendosi ad una delle aree meglio conservate dell’Artico, a cavallo tra Canada e Groenlandia, con l’obiettivo che quest’area sia gestita e tutelata per il benessere e la sopravvivenza degli orsi polari e delle altre specie artiche, diventando rifugio sicuro. 

PANDA: http://bit.ly/AdottaUnPandaWWF – Il Panda è una specie iconica in pericolo e simbolo del WWF, che grazie ai suoi sforzi di conservazione ha contribuito a far sì che nel 2016, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) ufficializzasse il suo passaggio dalla categoria di specie “minacciata” alla categoria di specie “vulnerabile”. Questo, però, non significa che i panda non siano più a rischio estinzione. Dalle ultime stime, infatti, si contano non più di 2.000 individui liberi in natura, terribilmente minacciati dalla riduzione del loro habitat: a causa della distruzione delle foreste infatti per i panda è sempre più difficile trovare germogli di bambù, fonte di alimentazione primaria per questa specie. L’adozione di un panda aiuterà il WWF a gestire le riserve create in Cina per permettere a questi splendidi animali di spostarsi, nutrirsi e riprodursi in modo sicuro e favorirà la collaborazione con i veterinari delle riserve che si prendono cura di questi animali. 

“A Natale mettici il cuore” e salva il futuro della biodiversità, per proteggere anche il tuo. Link a wwf.it/adozioni.

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