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Archive for the ‘chi siamo e cosa facciamo’ Category

IL CONSIGLIO NAZIONALE SCEGLIE LUCIANO DI TIZIO COME NUOVO PRESIDENTE

Roma, 16 luglio 2022 – La presidente Daniela Ducato ha comunicato ai consiglieri nazionali le proprie dimissioni per motivi personali. Il Consiglio Nazionale nel prendere atto della decisione ha ringraziato in modo unanime Daniela Ducato per il lavoro svolto e per le competenze messe a disposizione dell’Organizzazione, in particolare sui temi della sostenibilità, dell’economia circolare, del lavoro per costruire una società più giusta e inclusiva che rappresentano da sempre un patrimonio comune del WWF.

“Per sopraggiunti motivi personali e non delegabili ho rassegnato le mie dimissioni dal WWF. È stato percorso breve ma spero che i semi del mio contributo possano essere un terreno di crescita. Ho proposto l’introduzione del bilancio di sostenibilità così che i valori fondanti come la tutela della natura si traducano in coerenza ad esempio nella catena delle forniture, nella scelta dei partner, nel merchandising. Tale dichiarazione non finanziaria, potrebbe essere così evoluta da diventare una best practice replicabile oltre che nel terzo settore anche in aziende ed enti”, dichiara Daniela Ducato che aggiunge: “Il WWF ha tutte le carte per essere apripista ed esempio portante di questo pragmatismo oggi necessario per affrontare le emergenze che abbiamo davanti. Esprimo profonda riconoscenza ad associazioni, imprese, ordini professionali, enti e istituzioni che ho conosciuto e con cui da subito si è instaurata una proficua collaborazione ed una intesa talvolta sorprendente. Per me, da sempre impegnata nel volontariato gratuito in ambito sociale, culturale, ambientale, è l’ulteriore conferma di come l’economia della relazione sia alla base di qualsiasi innovazione e di una mentalità di pace. Ringrazio e abbraccio la base dei soci WWF, con immensa gratitudine per chi mi ha sostenuto votandomi in tutta Italia. Ricevere così tanti voti da chi ama l’ambiente e ne tutela i diritti, rafforza comunque il mio impegno e pur non rappresentando più l’istituzione WWF, quei valori a me riconosciuti continueranno a ispirarmi. Più forti di prima. Irrinunciabili”.

Dopo aver preso atto delle dimissioni di Daniela Ducato, il Consiglio Nazionale ha provveduto alla nomina dell’attuale vicepresidente Luciano Di Tizio nel ruolo di presidente. Laureato in filosofia, Luciano Di Tizio, dopo un’esperienza nel campo della scuola, ha operato per molti anni come giornalista professionista e si è sempre occupato di ambiente con numerose pubblicazioni scientifiche e divulgative sulla piccola fauna. Socio WWF dal 1992 e guardia volontaria ittica-ambientale, è stato Delegato del WWF Abruzzo per 7 anni ed è vice presidente della Societas Herpetologica Italica.

“A Daniela Ducato va un grazie sentito e l’augurio che gli impegni personali che l’hanno spinta a questa scelta si risolvano con i migliori esiti. Le sue idee e la sua esperienza rimarranno di ispirazione per tutto il Consiglio Nazionale nel lavoro che ci aspetta”, dichiara Luciano Di Tizio che conclude: “Sia a livello nazionale che internazionale viviamo un momento difficile in cui le emergenze ambientali sulle quali il WWF lavora da decenni stanno condizionando il nostro presente e il nostro benessere. Gli effetti del cambiamento climatico, dal caldo intenso alla siccità ne sono solo gli esempi più vicini nel tempo, così come l’emorragia di biodiversità cui bisogna, al più presto, porre un argine. Tutelare la biodiversità, ridurre le emissioni, restituire spazio alla natura, contribuire alla conversione in senso sostenibile delle attività economiche, informare e sensibilizzare le persone su stili di vita più responsabili sono i mattoni fondamentali sui quali costruire una società più sostenibile e inclusiva: ogni momento, ogni politica, ogni investimento, ogni decisione è importante per raggiungere questo risultato”.

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Il nuovo spot del WWF Italia dedicato al lascito testamentario per riflettere su una donazione che va oltre la vita stessa e regala la ricchezza e la bellezza della natura. Roma, 11 luglio 2022

Video – https://www.dropbox.com/sh/8k2iksnwhrffkvk/AAB5j7hNlsgWcgEJ-KyZ2Zeea?dl=0.

Link alla pagina dedicata ai lasciti testamentari https://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/sostienici/lasciti-testamentari/.

Link al video su YouTubehttps://www.youtube.com/watch?v=M8GDaAJue3M.

Una donna anziana è seduta alla scrivania davanti a un foglio. La frase che sta per scrivere inizia con le parole “Ti lascio…”. Basta poco per capire che si tratta di un testamento, ma non un testamento qualsiasi. Nei suoi occhi non c’è tristezza, ma una luce che la riporta indietro nel tempo e le fa ripercorrere i momenti più gioiosi della sua vita: tutte emozioni vissute in mezzo alla natura. Quello che stiamo vedendo è il nuovo spot WWF della campagna lasciti e l’obiettivo è parlare alle persone di un tema tabù, che non si ama affrontare: quello della morte, ma da una prospettiva diversa. Da questo spot emerge, infatti, l’aspetto valoriale potente che si nasconde dietro la scelta di fare un lascito testamentario al WWF, un gesto oggi più che mai fondamentale e urgente per investire denaro in natura, proteggendo il futuro di tutti. “Ti lascio il respiro dei boschi, il profumo del vento. Ti lascio la carezza del mare, la fierezza degli animali. Ti ascio tutto quello che sono e che siamo: Natura. È questo che ti lascio.”. I messaggi e le immagini scelte dal WWF nel nuovo spot che da luglio sarà trasmesso in Tv, invitano le persone a riflettere sull’importanza di un lascito, la donazione più importante della vita, perché capace di andare oltre la vita stessa “Nei miei disegni ad acquerello ci sono tutti i miei viaggi, le emozioni che ho provato, le attese degli appostamenti, le delusioni di non avvistare niente e la sorpresa di vedere qualcos’altro, qualcosa di inaspettato. Soprattutto, c’è il desiderio di fissare nel tempo tutta questa bellezza, perché altri possano goderne in futuro. Il WWF da me fondato non è altro che questo: un tentativo, folle ma potente, di tramandare nel futuro la parte più profonda di noi, quella che ci riguarda e ci tiene in vita. Le foreste, i mari, tutte le altre specie viventi. Credo che non vi sia una soddisfazione più bella e consolante di quella di aver legato il nostro nome a un pezzo di natura, salvandola”afferma il presidente onorario del WWF Italia, Fulco Pratesi. Per il WWF dunque il lascito testamentario è totalmente collegato alla volontà e alla vita, e per nulla a “qualcosa o qualcuno che finisce”. Da 60 anni l’associazione del Panda lavora sul campo, conosce e studia i cicli della natura che accompagnano da sempre la vita e il benessere psicofisico dell’uomo, raccontando l’interconnessione che esiste tra le specie. Fare un lascito alla natura significa voler lasciare la firma del proprio passaggio su questo Pianeta, significa agire in nome della fiducia e dell’amore verso le generazioni che verranno. Vuol dire comunicare: “non ho aspettato il cambiamento, io ho costruito il cambiamento che verrà. E così la Vita non avrà fine”. Non bisogna essere ricchi per fare un lascito al WWF, bisogna credere nella natura e nella vita!Lo spot è realizzato da Gruppo Creativo Multimedia con il copy di Storyline. Ecco gli attori presenti nello spot, in ordine di apparizione: Victoria Chapman, Helmut Hagen, Mia McGovern Zaini, Francesca Faccini, Nicola Brando Parini, Cherish Gaines, Cristina Pensiero. Per fare un testamento è possibile scrivere a lasciti@wwf.it o chiamare il numero 348-7796643.

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Roma, 24 maggio 2022QUI foto e bio della Presidente Daniela Ducatohttps://www.dropbox.com/sh/jynd3kj9jkct1wv/AAAZ23qPAN4DIa8BKCky56XZa?dl=0.

Cambio ai vertici del WWF Italia: Daniela Ducato, imprenditrice nel settore dell’economia circolare è stata eletta alla presidenza dal nuovo Consiglio Nazionale dell’associazione che l’ha scelta per le sue indubbie capacità e per i numerosi consensi raccolti dai soci di tutta Italia. Non a caso Daniela Ducato è stata insignita dal Presidente Sergio Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana proprio per meriti ambientali ed è conosciuta a livello internazionale per le sue visioni innovative che ha saputo trasformare in azioni concrete collaborando con aziende virtuose di tutto il Paese impegnate nella sostenibilità ambientale e sociale. Del nuovo Consiglio Nazionale, insieme a Daniela Ducato, fanno parte Mario Attalla, Donatella Bianchi, Simona Castaldi, Luciano Di Tizio, Alessandro Giadrossi, Silvio Greco, Carla Liuni, Paolo Lombardi e Silvio Ursini. Nella prima riunione Luciano Di Tizio, giornalista, naturalista e storico attivista del WWF, è stato eletto vicepresidente. «Sono grata ai soci del WWF di tutta Italia e a Donatella Bianchi dalla quale prendo il testimone di una associazione forte e capace di dialogare costruttivamente con il governo e le istituzioni. Sono felice di poter contare sulla sua competenza e il suo impegno nel Consiglio Nazionale della nostra associazione», dichiara Daniela Ducato che aggiunge: «Oggi più che mai dobbiamo costruire alleanze e cercare soluzioni innovative che mettano assieme società civile, imprese e mondo della ricerca. Ho accettato questo incarico sapendo di poter contare su una squadra straordinaria formata da figure eccellenti, di alta competenza. Come presidente del WWF Italia voglio dare continuità all’eccellente lavoro che è stato fatto da Donatella Bianchi. Dobbiamo unire, creare sinergie coniugando sociale e ambientale. Una direzione che sto già perseguendo come presidente di Fondazione territorio Italia attraverso le innovazioni nella green conservation dei beni culturali e la formazione con i green jobs destinati alle persone fragili». Daniela Ducato riceve il testimone da Donatella Bianchi, presidente dell’Associazione per otto anni: «Quelli trascorsi alla guida del WWF Italia sono stati anni entusiasmati in cui sono avvenuti grandi cambiamenti. Dall’enciclica Laudato, passando dal varo dell’Agenda 2030 fino al traguardo che ha portato parole come ambiente, biodiversità, ecosistemi e animali tra i principi fondamentali della nostra Costituzione ci sono stati momenti epocali. In questi anni ho imparato che la nostra vita non può prescindere dall’equilibrio dei sistemi naturali e che quello in natura è il migliore investimento che possiamo fare. Sono sempre più convinta che la società civile debba orientare le scelte ed essere determinate nel chiedere con forza trattati internazionali vincolanti per arginare le grandi emergenze che caratterizzano il nostro tempo e che sono intimamente connesse alla salute dell’ambiente. Nelle mani capaci di Daniela – a cui faccio i migliori auguri di buon lavoro – lascio un’associazione in salute che il Consiglio Nazionale che ho avuto l’onore di presiedere ha rilanciato seguendo la strada del rinnovamento e dell’innovazione, nella convinzione che la nostra associazione sarà determinante per difendere la salute della natura da cui dipende anche la nostra salute». I nuovi vertici si insediano in un momento cruciale, sia a livello nazionale che globale, per il nostro futuro, in cui è sempre più urgente dare risposte concrete alle grandi emergenze ambientali della nostra epoca, a cominciare dal cambiamento climatico e dalla crisi di biodiversità. È un momento di grande impegno per il WWF che ha appena lanciato una petizione per la creazione di un Garante per la Natura e che è alla vigilia della partenza della campagna #Generazionemare che mobiliterà volontari e società civile nelle grandi sfide per difendere il nostro capitale blu.

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ALTRE ADESIONI

Legambiente Sernaglia – Legambiente Treviso

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domenica 15 maggio 2022

Negli scorsi giorni sono usciti sulla stampa locale alcuni articoli che parlavano della presenza di un lupo sul Montello.

Un lupo presunto in realtà, visto che, leggendo il testo e non solo il titolo, veniamo a sapere che l’animale autore di una predazione ai danni di alcune pecore potrebbe essere un lupo, ma anche un cane, mancando la certezza che solo un’indagine genetica darebbe. 

Colpisce che si parli del lupo solo in termini di “problema”, e un certo tono allarmistico.

Nella realtà delle cose, la notizia di un ritorno del Lupo sul Montello dovrebbe invece rallegrarci per il dato che ne consegue, cioè che sulla ZSC Montello si sono ricreate quelle condizioni di habitat favorevoli ad un suo ritorno, un dato importante che misura lo stato di conservazione e ripresa ambientale del Montello, favorito dalla stretta vicinanza con le Grave di Ciano e la Piave che fungono da corridoio ecologico per lo spostamento di fauna e flora.

Come cittadini, lettori, ambientalisti, ci chiediamo se questo sia il modo più responsabile di parlare della specie: l’arrivo del lupo scatena ancora ansie nelle persone impressionabili, e da queste derivano inutili conflitti, che hanno come unico risultato quello di metterne a rischio la conservazione.

Noi esseri umani siamo destinati a reimparare a convivere con le altre specie ed è più facile trovare un equilibrio se le informazioni sono gestite in maniera corretta.

Quando questo animale tornerà sul Montello vorremo sentirne parlare in modo più completo: il lupo è un elemento importante negli ecosistemi, un cacciatore selettivo che sceglie le sue prede tra gli ungulati selvatici come cinghiali cervi e caprioli, preferendo animali feriti ammalati o deboli, e in questo aiuta a contenerne l’espansione, a migliorare lo stato di salute delle specie predate limitando il diffondersi di malattie, contribuisce in modo indiretto alla conservazione di altri animali, attraverso le carcasse lasciate sul territorio. Solo occasionalmente preda animali domestici perché facilmente accessibili. Il suo arrivo può certo impensierire chi alleva o possiede bestiame non protetto. Tutti gli altri non hanno motivo per temerlo, il lupo non attacca e sbrana l’uomo.

Ricordiamo inoltre che è protetto dalle leggi dello Stato ed è stato a un passo dall’estinzione. A salvarlo hanno contribuito l’impegno, la passione, il duro lavoro di molte persone, e da decenni si sta lottando perché l’immagine del lupo cattivo, pericoloso e feroce scompaia una volta per tutte per lasciare il posto al rispetto della realtà.

Aderiscono all’appello:

Circolo Legambiente Icaro – Treviso

Circolo Legambiente Piavenire

Comitato per le Grave di Ciano

Gruppo Naturalistico Anthracotherium – Chiuppano (VI)

Gruppo Naturalistico Montelliana APS

LAV Bassano del Grappa

LAV Treviso

LAV Vicenza

LIPU Trevigiana

LIPU Vittorio Veneto

OdV WWF Terre del Piave TV-BL

OIPA Treviso

PRE – Progetto Riccio Europeo Treviso

SOS Anfibi OdV Treviso

SOS Anfibi Padova – Colli Euganei

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per gentile concessione, dal blog – https://montellomeraviglioso.com/2022/05/07/lupi-sul-montello/

No, non è il caso di preoccuparsi o di festeggiare, di lupi sul Montello non se ne sono ancora visti, ma negli ultimi 10 anni c’è stata una grande espansione della specie in zone vicine a noi e non si può certo escludere un futuro ritorno, occasionale o stabile, di questo importantissimo animale anche sul colle. 

L’arrivo del lupo, per le dinamiche che mette in moto, è un vero banco di prova per valutare la nostra capacità di coesistere con specie selvatiche “importanti” perché la sua presenza ha effetti sugli aspetti ecologici ed economici di un territorio, su quelli emotivi delle persone che lo abitano, riguarda le amministrazioni pubbliche, coinvolge i mezzi di comunicazione. 

E la capacità di gestirne la presenza è legata anche alla preparazione dei cittadini, dunque sapere come vive e cosa aspettarsi dalla sua presenza è fondamentale e non ci sembra sbagliato iniziare a parlarne.

Val dei Lovi, Nervesa della Battaglia. La toponomastica reca tracce dell’antica presenza dei lupi sul colle.

Permetteteci di iniziare da lontano, dalla storia del ritorno del lupo in Veneto. È una storia che merita di essere raccontata: quella di Slavc e Giulietta

In Italia nella seconda metà del novecento si stimava la sopravvivenza di pochissimi esemplari. È solo dal 1970 circa che si verificano le condizioni favorevoli al loro incremento: spopolamento delle aree montane, ripresa del bosco, aumento degli ungulati selvatici. Piano piano i lupi hanno iniziato a farsi più numerosi e colonizzare nuove zone. 

L’espansione riguarda inizialmente l’Appennino, con la costituzione di branchi fino alla Liguria e di lì verso Est sulle Alpi occidentali. Da qui proviene una giovane lupa che a inizio 2012 si trova in Veneto, nel veronese. Molto lontano, sul monte Slavnik, un giovane maschio viene dotato di radiocollare nell’ambito di una ricerca dell’università di Lubiana, questo permette di conoscerne i movimenti: Slavc, così viene chiamato, si allontana dal suo branco di origine e durante quella che è detta fase di dispersione percorre circa 800 km, entra in Italia e in Veneto dove si ferma nel parco naturale dei monti Lessini. Dopo poco appare al suo fianco la femmina, chiamata Giulietta. Non si separeranno più, fino alla recente scomparsa di Slavc, ormai anziano. Sono loro a costituire il primo branco “moderno” di lupi in Veneto e i loro discendenti sono i fondatori di altri branchi in regione e in Trentino: nel Grappa, nel Visentin, nel Carega, nella Marmolada almeno un figlio o figlia di Slavc e Giulietta fanno parte della coppia alfa

Attualmente si contano in Veneto 16 branchi*.

Lupo, chi è costui? 

I lupi vivono in gruppi organizzati in maniera gerarchica formati da una coppia dominante detta alfa, che è l’unica a riprodursi (una volta l’anno). Oltre alla coppia alfa sono in genere presenti i figli più giovani, che restano “in famiglia” per un certo periodo. Occasionalmente vengono accolti lupi provenienti da altri branchi. 

Il branco 

Si può parlare di branco in presenza di due lupi che si riproducono e hanno un proprio territorio stabile, dunque non dobbiamo pensare a una moltitudine di animali, di solito sono 4 o 5, diventano di più alla nascita dei cuccioli e poi tornano a diminuire sia a causa dell’elevata mortalità, sia per l’allontanamento dei giovani adulti che per un certo periodo vivono solitari e senza territorio, percorrendo moltissima strada e attraversando zone che non conoscono. Per loro è un momento molto pericoloso, che spesso si conclude con la morte. 

Dunque il numero dei lupi del branco tende a restare stabile, quello che si verifica è l’aumentare dei branchi che via via vengono fondati in nuove zone.

Le prede preferite sono gli ungulati selvatici e si è osservato che anche dove è diffuso l’allevamento all’aperto, e dunque ci sono animali domestici facilmente accessibili, questi costituiscono solo una piccola parte della dieta dei lupi: la stragrande maggioranza delle prede è selvatica. 

Un cattivo elemento? 

Quando i lupi rimasti erano pochissimi si è ragionato a freddo sul loro comportamento, sulle straordinarie dinamiche di gruppo, sulla loro relazione con l’ecosistema. Il lupo non è più rappresentato come malvagio divoratore di uomini (visione di origine medievale) ma come un predatore che segue, semplicemente, la propria natura.

Fontana Lova. Biadene

Dunque è stato riabilitato agli occhi dell’opinione pubblica?

Purtroppo non è così. La sua espansione e la necessità di confrontarsi nuovamente con questa specie ha riportato a galla conflitti difficili da gestire e di ostacolo alla protezione dell’ animale, tanto che il bracconaggio resta una delle principali cause di morte.  

Le problematiche e i contrasti riguardano soprattutto aree dove l’allevamento di bestiame all’aperto è un settore economico importante ed è comprensibile che allevatori e pastori che devono adottare sistemi di difesa e affrontare problemi a cui non erano più abituati abbiano col lupo un rapporto difficile, ma lo è per ragioni comprensibili, legate ad un quotidiano che può diventare complesso. 

Più arduo da capire è il riaffiorare in parte della popolazione di paure e credenze che si speravano ormai superate. Il lupo è un predatore che caccia animali malati, feriti o deboli, facendo così opera di selezione e aiutando a contenere specie quali il cinghiale e il cervo, una specie elusiva che cerca di evitare il contatto con l’uomo, che merita tutte le tutele di cui gode, il cui ritorno è  segnale del ricostituirsi dell’equilibrio ambientale.

Lupi sul Montello? 

Il colle è troppo piccolo per costruire da solo il territorio di un branco**, ma può diventarne una parte ed è ricco di possibili nascondigli e prede. Esemplari di passaggio o che fanno deviazioni dal corridoio ecologico del Piave potrebbero capitare anche qui. 

Per quanto riguarda il suo impatto c’è da dire che il Montello non è zona vocata all’allevamento allo stato brado, dunque gli aspetti economici dovrebbero essere secondari.

Sebbene ci siano greggi di passaggio, sul Montello la pastorizia non è molto praticata

Però non mancano capre, asini, cavalli tenuti per diletto, come attrattiva per i visitatori degli agriturismi, come cibo, animali che vivono in recinti non a prova di lupo; questi possono diventare prede appetibili. 

L’effetto sui mezzi di comunicazione che una predazione avrebbe è facile da intuire, visto che un animale domestico ucciso da un lupo fa più notizia di un branco di cinghiali in una vigna. Articoli allarmistici e titoli sensazionalistici potranno far vendere qualche copia in più ma non aiutano né i lupi né i cittadini. La nostra specie è destinata a reimparare a convivere con le altre, ed è più facile trovare un equilibrio se le informazioni sono gestite in maniera corretta. 

Se guardiamo ad altre aree notiamo che le predazioni su domestici si hanno soprattutto all’inizio, magari in presenza di uno o due lupi e tendono a diminuire in seguito, anche se il branco si fa più numeroso. L’aumento dei lupi non corrisponde dunque ad un aumento delle predazioni, perché gli allevatori imparano ad usare gli strumenti di difesa, che sono molti e più efficaci di quelli che avevano a disposizione i nostri antenati. 

Riparare gli animali di notte, l’uso di recinti elettrificati, le bandierine che fungono da dissuasori, i cani da guardia, sono metodi utili per evitare problemi, così come i risarcimenti economici servono a contenere i conflitti. Nessuna di queste cose può sostituire la preparazione delle persone e la volontà di trovare un modo di convivere con i lupi, consapevoli che ogni specie ha un insindacabile diritto di esistere.

Il capitel dei lovi a Santa Mama

*Alcuni di questi sono transregionali

**Il territorio di un branco è in media tra 100 e 200 kmq 

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Il 3 marzo è World Wildlife Day, WWF lancia la settimana di sensibilizzazione. #StopCriminiDiNatura

Link al report “Il danno invisibile dei crimini di natura: analisi e proposte del WWF Italia”.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/pft35v2resx2jmo/AACkyvX4-x3RiPto04cHbYEua?dl=0.

LOMBARDIA PRIMA REGIONE PER ILLECITI DENUNCIATI NEL MIRINO UCCELLI, RETTILI MA ANCHE SQUALI E ANGUILLE. WWF: L’ITALIA NON DIFENDE I SUOI TESORI DAI CRIMINALI CHE FANNO AFFARI DISTRUGGENDO LA NATURA – Roma, 2 marzo 2022

L’Italia è un crocevia fondamentale del traffico di specie protette e, in generale, dei crimini contro la fauna selvatica. Basti pensare che le sanzioni comminate dai Carabinieri CITES per violazioni della normativa che disciplina il commercio di specie protette ammontavano nel 2018 a oltre 5 milioni e mezzo di Euro (oltre un milione nel 2020). Tra il 2016 e il 2019 la Regione in cui sono stati denunciati più illeciti è la Lombardia con 5256 denunce, seguita dal Veneto con 2526 e dalla Toscana, con 2247 denunce. E’ quanto denuncia il WWF con il report “Il danno invisibile dei crimini di natura: analisi e proposte del WWF Italia” realizzato nell’ambito del progetto europeo SWiPE di cui WWF Italia è partner e lanciato alla vigilia di una data simbolo per la fauna protetta – il World Wildlife Day celebrato dall’ONU. Il report fornisce un’analisi approfondita sul fenomeno del Wildlife crime che minaccia la biodiversità in Italia e gli intrecci con il traffico illegale internazionale di specie protette, da cui emerge la gravità e la diffusione di un fenomeno a cui non corrispondono adeguate misure di contrasto. Il lancio inaugura la settimana di sensibilizzazione del WWF contro i crimini di natura che durerà fino all’8 marzo: su tutti i canali social dell’associazione si potranno leggere storie e approfondimenti, partecipare a quiz, condividere clip video e imparare con gli Ecotips.

Bracconaggio e commercio illegale. Sono molto spesso le “tradizioni” alimentari ad alimentare il bracconaggio o il commercio illegale, basti pensare alla polenta e osei (Veneto, Lombardia). Ma non è solo la fauna terrestre o l’avifauna a finire vittima dei bracconieri: dai dati forniti delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera relativi alla pesca illegale emerge, ad esempio, che a fronte di un numero di ispezioni che negli ultimi anni si è aggirato tra le 110 e le 140 mila, sono state elevate sanzioni da 7 a oltre 12 milioni di euro con un “picco” di oltre 760 tonnellate di prodotto ittico sequestrato nel 2016. Tra le specie particolarmente oggetto di illeciti vi sono l’anguilla, le oloturie, i datteri di mare e alcune specie di squali. 

I Centri recupero. Dati allarmanti arrivano anche dai CRAS – i centri di recupero fauna selvatica gestiti dal WWF: solo in Lombardia gli “ospedali degli animali” di Valpredina e Vanzago hanno accolto e curato nel 2021 circa 7500 animali bisognosi di cure. Al CRAS di Valpredina 6 ammissioni su 10 ogni anno, in media, sono riconducibili a reati contro la fauna selvatica. Oltre il 50% della fauna consegnata al centro bergamasco riguarda specie sottoposte a protezione, di cui circa il 36% sono particolarmente protette: al primo posto i rapaci.

Le carenze dell’Italia. Tutto ciò accade “di nascosto” mentre l’Italia sconta una grave carenza in termini di monitoraggio e “conoscenza” del fenomeno. Non esiste una banca dati centralizzata sui crimini di natura, non c’è un tracciamento del fenomeno che provoca ogni anno una grave riduzione del capitale naturale del nostro Paese. Tutto ciò nonostante l’Italia sia dotata di un Piano di azione Nazionale “Antibracconaggio”, adottato per dare risposta alle richieste di miglioramento delle azioni di contrasto formulate dall’Unione Europea. Queste gravi carenze compromettono la capacità di adottare idonee misure di prevenzione e pianificazione e si aggiungono ad un sistema di vigilanza assolutamente inadeguato (in media 3 agenti venatori ogni 1.000 cacciatori), e un regime sanzionatorio insufficiente a contrastare le illegalità. Chi uccide una specie protetta come un orso, un lupo o un’aquila oggi ha la possibilità di cancellare dalla fedina penale il proprio crimine attraverso il pagamento di una cifra irrisoria (circa 1.000 euro) e, più in generale, chi uccide, pone in commercio, detiene illegalmente animali selvatici, rischia sanzioni bassissime.

Secondo il Report WWF i principali flussi di traffico illegale di specie protette coinvolgono la direttrice Italia/Stati Uniti. Oggetto di questi traffici sono nella maggior parte dei casi i rettili. Gli uccelli sono le specie più minacciate in Italia dai criminali di natura, in particolare i passeriformi come i cardellini (illegalmente commercializzati per fini ornamentali) o i fringuelli, i pettirossi e altri piccoli uccelli, destinati al mercato illecito della ristorazione, e i rapaci spesso vittime di spari o avvelenamenti. Questo accade anche a causa delle sanzioni irrisorie previste rispetto ai guadagni illeciti generati da questi traffici. Tra i grandi carnivori al primo posto i lupi, considerati “specie problematiche” o “nocive” e spesso uccisi per odio atavico. Il lancio del WWF Italia dal sito del Progetto europeo SWiPE

Il problema dei controlli. Uno dei principali problemi in Italia è il numero ridotto di personale addetto al controllo. Due terzi degli agenti deputati alla vigilanza su questi crimini sono volontari. Il personale appartenente alle forze di polizia è troppo ridotto e non equamente ripartito sul territorio. Per questo l’azione di vigilanza delle Guardie volontarie WWF è essenziale per supportare lo Stato nel contrasto alle illegalità. Solo nei 5 mesi della stagione venatoria 2021-22 le Guardie WWF della Campania hanno tratto in salvo 120 animali, trasmesso alle autorità 97 violazioni penali, effettuato 77 sequestri ed elevate 25 violazioni amministrative, per un totale di 172 segnalazioni alle autorità. Un bilancio dei soli archetti (micidiali trappole che spezzano le zampe ai piccoli uccelli) raccolti, sequestrati o distrutti nelle Valli bresciane dai volontari WWF e delle altre associazioni impegnate nei campi antibracconaggio, è di oltre 200.000 pezzi. Ma, come emerso, non mancano vittime neanche tra la fauna acquatica: dal Report per SWiPE emerge come le anguille (di recente inserite tra le specie minacciate dalla IUCN) siano tra le specie predilette dai criminali, insieme a squali e datteri di mare il cui commercio, spesso gestito da organizzazioni criminali, frutta ingenti guadagni illeciti. Le sanzioni imposte dalla Guardia Costiera negli ultimi anni si aggirano tra i 15 e i 30 mila euro. “Per quanto cinque anni fa sia stato adottato un apposito Piano di azione Nazionale di contrasto al Bracconaggio, ancora oggi esso risulta inattuato nei suoi obiettivi principali, in particolare nella creazione di un sistema di monitoraggio del fenomeno, nel rafforzamento della cooperazione e della formazione dei vari soggetti preposti al contrasto di questi reati. La creazione di banche dati aggiornate e dettagliate, l’implementazione della vigilanza e l’adeguamento degli strumenti sanzionatori, rimangono infatti attività ad oggi ancora non efficacemente espletate.  Un esempio virtuoso, nato proprio per sopperire a queste lacune è rappresentato dal progetto europeo LIFE SWiPE (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe), attraverso il quale il WWF lavora in Italia da oltre un anno per favorire il contrasto ai crimini contro la fauna selvatica, promuovendo e rafforzando il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine. 

Il WWF conclude con un appello a Governo e Parlamento “affinché si adottino misure più intense e strumenti più efficaci di contrasto all’illegalità ambientale, a cominciare dalla creazione di banche dati regionali (solo 5 regioni dimostrano di avere dati affidabili) il coordinamento tra le istituzioni, l’aumento dei controlli e il rafforzamento delle sanzioni. Modifiche oggi ancor più necessarie per dare concreta attuazione alle esigenze di tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi divenute principi fondamentali della Costituzione.  Accettare lo status quo vorrebbe dire consentire ai criminali di continuare a fare affari impoverendo sempre più la natura. E con essa tutti noi”.

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Tribuna me.2.3.2022

https://www.oggitreviso.it/quasi-3mila-animali-selvatici-salvati-grazie-al-lavoro-del-cras-di-treviso-274337

Quasi 3mila animali selvatici salvati grazie al lavoro del Cras di Treviso. Caprioli, lepri, volpi, scoiattoli, un camoscio, falchi e cigni curati grazie ai 70 volontari del Centro di recupero Animali Selvatici.

1.3.2022 – Isabella Loschi – TREVISO 

Caprioli, lepri, volpi, scoiattoli, ma anche un camoscio, falchi, cigni, ricci, merli e pettirossi. Sono quasi tremila gli animali selvatici recuperati e salvati grazie al Cras di Treviso. Una media di 326 al mese. Sono questi i numeri del primo anno di intensa attività del Centro di Recupero Animali Selvatici della Provincia di Treviso, con sede al parco dello Storga gestito da 70 volontari e da cinque associazioni Lav, Progetto Riccio Europeo, Oipa, Wwf e Lipu. Attraverso le segnalazioni telefoniche dei cittadini al centro e il costante monitoraggio e supporto di volontari formati, il Cras ha potuto intervenire in molteplici occasioni, dal salvataggio di esemplari feriti a quello dei cuccioli appena nati, dalla nutrizione alla somministrazione di terapie, sino all’accompagnamento prima del ritorno in libertà. In 9 mesi, sono stati 2935 in totale gli animali recuperati, una media di 326 al mese, con un picco tra aprile e luglio determinato dall’arrivo di un’ingente quantità di piccoli, sia di mammiferi sia di uccelli, che hanno necessitato di svezzamento e adattamento prima della liberazione in natura e, dunque, di lunghi periodi degenza. Tra le principali cause d’intervento, i traumi da urto, dovuti, per esempio, agli impatti stradali e a quelli con i tendifilo dei filari nelle vigne (912 casi); la distruzione dei nidi in periodo primaverile, per un totale di 845 piccoli rimasti orfani; numerose anche le specie soccorse a seguito della predazione, nel dettaglio 571, soprattutto da parte di felini, e gli animali che giungono al Centro in uno stato di debilitazione (405 casi). “Una volta accettato – spiega Michela Dugar presidente dell’associazione Riccio Europeo e responsabile del Cras – ogni animale viene visitato da un veterinario, che definisce il quadro clinico e le terapie necessarie per fare in modo che possa ritornare in natura in piena autonomia. Inoltre ad ogni animale viene assegnato un numero, così il cittadino che l’ha segnalato o portato al centro, può chiamare e attraverso il numero identificativo essere informato sul suo percorso di riabilitazione e cura e quando verrà rimesso in libertà l’animale”. “Una parte rilevante del nostro lavoro è data dalle segnalazioni dei cittadini – l’appello di Dugar – se doveste imbattervi in un animale in difficoltà, prima di intervenire vi invitiamo a telefonarci al numero indicato nella nostra pagina Facebook. In questo modo possiamo darvi consigli sulla procedura più utile da seguire per metterlo al sicuro; talvolta, per esempio, spostare l’animale è errato ed è preferibile lasciarlo dov’è”. Per il futuro, gli obiettivi del Cras della Provincia di Treviso sono il rafforzamento del monitoraggio della fauna selvatica del territorio attraverso la collaborazione con Izp e Ispra, per individuare, inoltre, le cause più frequenti dei decessi in maniera ancor più puntuale, in ottica preventiva. Il Cras ha anche attivato collaborazioni con l’università di Padova per ospitare studenti di Veterinaria per il tirocinio. 

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IL 24 GENNAIO È LA GIORNATA MONDIALE DELL’EDUCAZIONE. Sarà online dal 24 gennaio sulla piattaforma gratuita di e-learning One Planet School. Roma, 22 gennaio 2022

QUI il link al corso sul portale One Planet School

https://oneplanetschool.wwf.it/corsi/one-planet-one-health.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/ulksnk2zg2fqffg/AAAnCtwWCbJqMF8VqE8r4_8wa?dl=0%20.

Lunedì 24 gennaio si celebra la Giornata Mondiale dell’Educazione, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per promuovere l’educazione alla pace e allo sviluppo sostenibile con l’obiettivo di valorizzare l’istruzione di qualità e renderla alla portata di tutti. Oggi, nel cuore della situazione pandemica mondiale, il tema identificato dalle Nazioni Unite “Cambiare rotta, trasformare l’istruzione” è più che mai significativo: mai come ora è necessaria un’educazione che ci consenta di comprendere come la crisi sanitaria sia strettamente connessa a quella ecologica, che trova la sua radice in una crisi di valori, ideali, prospettive e di conoscenze profonde. Per questo, per cambiare rotta è necessario avviare una trasformazione dell’educazione che aiuti le singole persone e le comunità a cogliere le interconnessioni tra fenomeni ambientali, sociali ed economici e le renda in grado di affrontarli in modo competente ed efficace. Per celebrare la quarta Giornata Mondiale dell’Educazione, il WWF lancia il nuovo corso gratuito One Planet, One Health – online appunto da lunedì 24 gennaio- con l’obiettivo di comprendere meglio il legame profondo tra la natura e la nostra salute. Il corso sarà ospitato su One Planet School, la piattaforma di educazione permanente e gratuita di WWF, rivolta a tutti coloro che intendono comprendere meglio la complessità in cui siamo immersi. Oggi viviamo infatti in una realtà estremamente complessa, in cui tutto è interconnesso. Uomo, piante ed animali condividono lo stesso Pianeta, gli stessi ecosistemi e le stesse risorse. Così, la salute dell’uomo, quella degli animali e quella delle piante e dell’ambiente che ci ospita e di cui facciamo parte, dipendono l’una dall’altra. Basti pensare all’impatto globale della crisi sanitaria attuale causata dal salto di specie del virus SARS-CoV-2 da animali all’uomo, che evidenzia quanto il nostro benessere sia strettamente correlato alla salute del Pianeta, in particolare degli ecosistemi da cui dipendiamo. L’approccio One Health è un metodo integrato che riconosce questa stretta relazione e la necessità di mettere in atto azioni coordinate fra diversi settori per proteggere la nostra salute e quella degli ecosistemi. Promuovere, disseminare e comprendere l’approccio One Health è oramai essenziale per garantirci un futuro più equo, responsabile e sostenibile, in linea con l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e relativi Obiettivi (SDGs). Il corso One Planet One Health, introdotto da Barbara Gallavotti, scrittrice, biologa, accademica e divulgatrice scientifica italiana, si articola in talks di esperti che ci spiegheranno gli studi scientifici più rilevanti sul valore ambientale, sociale, economico, ma anche psicologico e sanitario dei servizi ecosistemici che l’uomo quotidianamente riceve dalla natura. Ad esempio, grazie al prezioso contributo di Elena Uga, referente del gruppo Pediatri per un mondo possibile dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP), scopriremo quanto la salute dei bambini sia correlata all’ambiente in cui sono immersi durante la crescita e quante patologie invece siano legate all’inquinamento ambientale. La psicobiologa Gemma Calamandrei, dirigente del Centro per le Scienze del Comportamento e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità, evidenzia invece gli effetti benefici degli alberi sullo sviluppo della nostra mente e quella dei nostri bambini, così come l’importanza di vivere immersi in un ambiente naturale sano. Approfondiremo inoltre, grazie all’intervento di Renato Bruni, professore associato di Botanica e Biologia farmaceutica presso il dipartimento di Scienze degli Alimenti dell’Università di Parma, come vengono scoperte molte delle medicine con cui ci curiamo, partendo dall’etnobotanica e analizzando quale legame esiste tra ricerca e società su tutti i temi legati alle piante: natura, sostenibilità, benessere, farmacia e verde urbano. Attraversi il corso One Planet One Health si comprenderà come i servizi ecosistemici, che includono per esempio la produzione di cibo, la disponibilità di acqua potabile e aria pulita, di materie prime, di risorse genetiche, ma anche funzioni e processi fondamentali come l’assorbimento degli inquinanti, la ricerca e produzione di farmaci, il benessere psicologico, il controllo delle malattie, siano alla base della nostra esistenza. In particolare, la funzione cruciale degli ecosistemi nel regolare la diffusione delle malattie zoonotiche– a cui il WWF ha dedicato uno specifico approfondimento agli albori della pandemia-, verrà approfondita grazie all’intervento di Stefania Leopardi, medico veterinario dirigente presso il Laboratorio zoonosi virali emergenti (SCS5 – Ricerca e Innovazione) dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) e all’intervista a Mauro Delogu, virologo e responsabile del Laboratorio di Ecologia dei Patogeni presso il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell’Università di Bologna. In ultimo, attraverso il contributo di Simona Castaldi, professore associato di ecologia all’Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e scientific manager del progetto SU-Eatable LIFE per il Barilla Center for Food & Nutrition, comprenderemo la connessione fra servizi ecosistemici, cambiamenti climatici e globali, processi sostenibili in agricoltura e impronta del carbonio e dell’azoto in termini di dieta e alimentazione sostenibile. Risulta, quindi, estremamente chiaro come lo sfruttamento insostenibile degli ecosistemi e della natura minacci il benessere di tutti noi. Ecosistemi sani garantiscono infatti un maggiore benessere delle comunità umane e maggiori opportunità di sviluppo, ma anche una minore vulnerabilità e una maggiore resilienza dei territori. È necessario accettare e comprendere una semplice verità: le nostre società e le nostre economie sono radicate nella natura, non esterne ad essa. L’unico modo per garantirci un futuro sul Pianeta, in equilibrio con la ricchezza di vita che ospita, è aumentare gli sforzi di conservazione della natura e al contempo ridurre gli impatti dei nostri stili di vita. For Nature For Us è la nostra campagna per proteggere il futuro del Pianeta e salvaguardare tutte le specie che lo popolano, compresa la nostra. Per farlo è necessario un cambio di rotta, trasformando l’istruzione, primo strumento di cambiamento culturale e di formazione per un futuro più sostenibile per l’uomo ed il Pianeta.

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