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Archive for the ‘caccia’ Category

Roma, 18 aprile 2019 – FOTO AVORIO ED ELEFANTI QUI – https://www.dropbox.com/sh/9p203cy1dsbz43o/AADkSXaXBVUmJXMzhsGBRjFha?dl=0.

L’Associazione rilancia la petizione rivolta al ministro dell’Ambiente Costa per il bando dell’avorio in Italia.

Nei giorni scorsi in Cina le autorità hanno realizzato un sequestro record di ben 2748 zanne d’avorio, che sono il risultato del massacro di 1374 elefanti. Ne da notizia il Network TRAFFIC, di cui fa parte anche il WWF oltre alla IUCN. Il commercio illegale di specie selvatiche – stimato per un valore di quasi 20 miliardi di dollari USA l’anno – sta devastando alcuni degli animali più preziosi al mondo, come i pangolini (uccisi per il commercio delle loro scaglie), tigri, rinoceronti ed elefanti, ma anche rari alberi come il palissandro e il teak. Circa 20.000 elefanti africani vengono uccisi ogni anno, 55 al giorno, a causa del commercio illegale di avorio. La popolazione di elefanti e’ ridotta al 10% rispetto ad un secolo fa, mentre la Tanzania – un tempo vero e proprio paradiso degli elefanti – ne ha persi il 60% solo negli ultimi 5 anni. “Il massacro di elefanti per il commercio dell’avorio è uno dei crimini più orrendi di cui si possa macchiare la nostra specie nei riguardi degli altri animali – ha detto Isabella Pratesi, Direttore Conservazione WWF Italia -. Il recente sequestro in Cina dimostra che questa strage è ancora oggi all’ordine del giorno e che i responsabili continuano a operare con troppi pochi ostacoli. Questo anche perché molti paesi, come l’Italia, consentono ancora oggi di commerciare l’avorio che corrisponda a certe caratteristiche. Ma anche se antico, o precedente all’applicazione di leggi più recenti, il commercio cosiddetto “legale” di avorio rischia comunque di nascondere e facilitare il bracconaggio”. La Cina e la Francia hanno chiuso i loro mercati interni dell’avorio, ora tocca all’Italia, terzo esportatore di avorio al mondo. Ecco perché WWF YOUng e IFAW hanno lanciato una petizione rivolta al ministro Costa, chiedendo il bando totale dell’avorio in Italia. La petizione ha già raccolto oltre 57.000 firme. Petizione qui – https://www.thepetitionsite.com/it-it/takeaction/678/168/203/. “Nell’ultima conferenza internazionale sul wildlife trade il WWF ha sottolineato la necessità di affrontare il commercio illegale come un vero e proprio crimine organizzato, lavorare in collaborazione con nuovi partner e raddoppiare gli sforzi per ridurre la domanda di prodotti derivanti dalla natura. Anche il ruolo essenziale delle comunità locali è emerso con forza come tema unificante, mentre i ranger che operano sul campo devono essere messi in condizione di fronteggiare i criminali con mezzi e attrezzature adeguati”. Il WWF, dal canto suo, sta lavorando in collaborazione con governi, forze dell’ordine, aziende, altre ONG e organizzazioni internazionali per porre fine al commercio illegale di avorio.

 

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APRIRE AD ABBATTIMENTI È GRAVISSIMO ED INGIUSTIFICATO ATTACCO ALLA SPECIE SIMBOLO DELLA NATURA D’ITALIA Roma, 12 aprile 2019

Non c’è alcun allarme lupo. A dirlo non è il WWF ma gli esperti del Large Carnivore Initiative for Europe della IUCN che hanno redatto i criteri scientifici per classificare gli eventuali lupi problematici: sulla base di questi criteri, nessuna delle situazioni finora registrate in Italia è motivo di allarme. La notizia che il ministero dell’Interno avrebbe inviato ai prefetti di Trento e Bolzano e al presidente della Valle D’Aosta una circolare in cui si apre agli abbattimenti dei lupi, se confermata, sarebbe un attacco gratuito ed ingiustificato ad una specie fondamentale per la natura d’Italia. Questa circolare sarebbe una scelta ancora più incomprensibile anche alla luce dell’annuncio del nuovo Piano Lupo, che non prevede gli abbattimenti tra le azioni di gestione e che sembra essere arrivato in dirittura d’arrivo. Non vorremmo, quindi, che si trattasse dell’ennesima mossa propagandistica sulle “pelle del lupo”, visto che il numero di lupi e dei danni legati alla loro gestione in Trentino Alto Adige continua ad essere estremamente limitato (come riportato anche da più fonti giornalistiche 38 in Trentino e 13 in Alto Adige). Le specie simbolo della natura e della biodiversità italiana non possono continuare ad essere esposte ai ricatti di quei poteri locali che non vogliono attuare misure di prevenzione opportune, in spregio alle migliaia di allevatori che ogni giorno faticano per rendere possibile una coabitazione pacifica e alla maggioranza degli italiani che si sono espressi per una tutela integrale del lupo.

 

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Dichiarazioni del ministro Costa fanno ben sperare in un Piano conservazione del lupo che promuova la convivenza. Roma, 2 aprile 2019

Con l’esclusione degli abbattimenti, finalmente sembra sia stato fatto un importante passo verso un Piano di conservazione che crea le condizioni per una migliore convivenza con l’animale simbolo della Natura d’Italia: il lupo. Un piano in grado di fare la differenza, quello per cui ci siamo battuti fino ad oggi, deve promuovere la ricerca e il

monitoraggiocombattere il bracconaggio, individuare sostenere le azioni di prevenzione dei danni, che sono la migliore risposta ai conflitti. Il lupo in Italia è il protagonista di una storia di successo. Quasi eradicato da pratiche e leggi che lo consideravano nocivo era sopravvissuto negli anni ‘70 con meno di 100 individui. Grazie alla sua intelligenza e all’azione illuminata del WWF e della società civile, il lupo ha avuto un lento recupero, tornando a vivere in territori da cui era scomparso. Il ritorno del lupo è stata la pietra miliare di un recupero della naturalità delle nostre campagne e dei nostri boschi, un cruciale tassello per gli equilibri ecologici dei territori. Negli ultimi anni il WWF – insieme alle altre associazioni ambientaliste che hanno aderito alla campagna #soslupo – si è impegnato moltissimo per difendere il lupo, a cominciare dalla mobilitazione nei confronti della precedente proposta di piano di conservazione che prevedeva la possibilità degli abbattimenti. Consentire di “sparare” al lupo avrebbe rappresentato un drammatico e crudele arretramento nelle conquiste ecologiche e culturali, che riconoscono al lupo in importante ruolo negli ecosistemi e nella nostra vita. Oggi la lungimiranza delle battaglie che negli anni ‘70 ha garantito la sopravvivenza a questo straordinario animale, deve essere accompagnate da un’intelligente gestione della convivenza. La presenza e la diffusione del lupo, infatti, possono essere messi a rischio dalla mancanza di visione d’insieme, dalla poca attenzione nei riguardi del suo impatto sulle attività produttive (servono, quindi, adeguate compensazioni dei danni) e soprattutto dalla disinformazione e dalla scarsa conoscenza di quelle che sono le corrette misure di prevenzione dei danni. Il fatto che le dichiarazioni del ministro Costa sul nuovo Piano lupo vadano in questa direzione, escludendo gli abbattimenti, fa ben sperare per il futuro dell’animale simbolo della natura d’Italia.

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ANNULLATA DEFINITIVAMENTE DELIBERA SU CALENDARIO VENATORIO 2018/’19. Roma, 25 marzo 2019

Il Tar della Toscana, accogliendo il ricorso di WWF, Lipu, Lav, Lac, Enpa, ha annullato definitivamente la Delibera con cui la regione Toscana aveva approvato il calendario venatorio per la stagione di caccia 2018/19, da poco terminata e già parzialmente sospesa dal Consiglio di Stato. Il giudice amministrativo della Toscana, con la sentenza del 22 marzo scorso, ha reso giustizia a Beccacce, Alzavole, Marzaiole, Germani, Merli, Colombacci, Tortore e tanti altri animali selvatici che frequentano i cieli della Toscana. Ha anche scritto parole chiarissime sulla necessità di rispettare i pareri di Ispra (l’istituto nazionale scientifico dello Stato che fornisce i pareri tecnici sui provvedimenti delle regioni in materia di caccia, verificandone la conformità con le regole europee sulla protezione degli animali selvatici) , che definisce “oltre che logici e ragionevoli” anche basati “sui criteri scientifici ufficiali” dell’Unione europea (i” Key Concepts”). Il Tar ha richiamato l’attenzione sulla necessità da parte dei pubblici amministratori di tutelare gli animali selvatici, in particolare gli uccelli migratori, durante i periodi di riproduzione e di ritorno ai luoghi di nidificazione degli (la “migrazione prenuziale”) come prescrivono i principi europei ed internazionali sulla conservazione della biodiversità. Il Tar non ha fatto altro che applicare il “principio di precauzione” valido in tutti paesi europei la cui applicazione in materia di attività di caccia impone, tra le altre cose, una corretta “delimitazione temporale del prelievo venatorio, essendo rivolta ad assicurare la sopravvivenza e la riproduzione delle specie cacciabili”, dichiarano le associazioni. Il Tar ha accolto il ricorso delle associazioni ambientaliste ed animaliste perché, nonostante le numerose criticità rilevate da Ispra, la regione Toscana aveva deciso di non rispettare il parere dell’Ispra che, ad esempio per la beccaccia, aveva rilevato una forte pressione venatoria sulla beccaccia e sua vulnerabilità. Chi parla irrispettosamente di “sentenza inaccettabile” del Tar Toscana accetti questa clamorosa sconfitta. Così come i responsabili della gestione pubblica in Toscana riflettano su quanto costano alla Natura e ai cittadini non cacciatori che pagano le tasse le loro scelte illegittime e sbagliate. Il presente comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF a nome di tutte le associazioni che hanno proposto il ricorso contro il calendario venatorio ossia WWF, Lipu, Lav, Lac, Enpa.

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Roma, 18 marzo 2019 – Un piccolo miracolo: la gru è stata operata 2 volte.

Foto e video liberazione gru – https://www.dropbox.com/sh/1cry18kfhswn88e/AAAd2BDAZt5UTZ98Mvfuw8G7a?dl=0.

Liberata nei giorni scorsi una gru cenerina (Grus grus L.), prima recuperata, curata e munita infine di GPS. All’evento ha partecipato il Centro di Recupero Animali selvatici (CRAS) WWF di Valpredina, nelle prealpi bergamasche, specializzato nelle cure rivolte alla fauna selvatica ferita o in difficoltà.  La liberazione è avvenuta in un’area speciale del Parco Regionale del Delta del Po in Provincia di Ferrara, l’Oasi delle Anse Vallive di Porto (Bacino di Bando), affidata alla gestione della Coop. Atlantide di Cervia. “Siamo molto contenti – dicono gli operatori del CRAS – per il volo e anche perché stiamo ricevendo i primi dati dal GPS che funziona perfettamente”. La femmina di Gru cenerina, alta 120 cm. e con un’apertura alare di oltre 2 metri, specie particolarmente protetta compresa in Allegato I della Direttiva Europea sugli Uccelli, è stata dotata di un dispositivo GPS a ricarica solare che consentirà di seguirne la migrazione verso il nord Europa, fornendo dati scientifici sui suoi spostamenti e sul suo successo di recupero dopo ben due interventi chirurgici e oltre due mesi di degenza. La protagonista era stata vittima di un grave atto di bracconaggio avvenuto in Provincia di Brescia, nei giorni prima di Natale nel dicembre scorso, presentando ferite d’arma da fuoco e la frattura dell’ala sinistra. L’animale è stato salvato grazie all’immediata segnalazione di cittadini che allertavano la Polizia provinciale di Brescia e alle Guardie Volontarie WWF che la trasportavano al CRAS WWF di Valpredina, per le cure necessarie. Questa liberazione vuole essere un segnale positivo e una speranza per tutti, come la mobilitazione planetaria di questi giorni per il clima: “…una mano dell’uomo aveva ferito la Gru – ma è stata ancora una mano dell’uomo che l’ha guarita e l’ha restituita alla sua libertà” ha detto Matteo Mauri, Responsabile del CRAS di Valpredina. La NEWS del ferimento e del recupero della Gru, dicembre 2018 

https://www.wwf.it/lombardia/?44641/gravissimo-episodio-bracconaggio-lombardia-gru-colpita.

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Roma, 8 febbraio 2019 – Lo scorso primo febbraio è stata pubblicata la notizia del ritrovamento di una cicogna bianca priva di vita nel suo nido, posto su un traliccio della linea elettrica tra i comuni di Luzzi, Lattarico e Torano, in provincia di Cosenza. Dalle successive analisi fatte sulla carcassa è stato accertato che la causa del decesso dell’animale, avvenuto circa dieci giorni prima rispetto alla data del recupero, è dovuta a ferite d’arma da fuoco. Si può ipotizzare che l’animale sia stato ucciso mentre si trovava nel nido in cui è stato ritrovato oppure che vi si sia recato dopo essere stato ferito. La cicogna faceva parte del progetto “Cicogna bianca Calabria”, attivo fin dal 2003 e promosso dalla sezione Lipu di Rende (CS) con l’obiettivo di favorire il ritorno della cicogna bianca in Calabria attraverso l’utilizzo di nidi artificiali che, grazie alla collaborazione dei tecnici Enel, vengono installati sui pali e tralicci elettrici individuati dalla Lipu. Con ogni probabilità, il nido nel quale è stata trovato l’animale senza vita era occupato da una coppia di cicogne svernante in zona fin dal 2009. Si tratta, dunque, di un sito storico e di alto valore per il monitoraggio e la tutela di questa specie, essendo stata la prima nidificazione su piattaforma nido avvenuta nella valle del Crati. Questo ennesimo episodio di bracconaggio rappresenta una grave perdita per il progetto di reintroduzione, che rischia di compromettere la complessiva presenza della specie in quell’area.  Si deve considerare, infatti, che la specie è tendenzialmente monogama e che il nido viene utilizzato dalla stessa coppia per diversi anni. La cicogna rimasta sola potrebbe, quindi, non trovare un partner per riprodursi e lasciare il nido abbandonato. Il WWF al fine di supportare le attività di indagine ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cosenza.

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BILANCIO FINALE DI 13 PERSONE DENUNCIATE CON 16 VIOLAZIONI PENALI

1055 ore di servizio e 7732 km percorsi, 218 le persone controllate durante l’attività venatoria, 13 le denunce, sequestrati oltre 70 richiami vivi – Roma, 5 febbraio 2019

Negli ultimi mesi è stata svolta una intensa attività di controllo a tutela delle specie migratrici, in particolare nelle aree umide, dal Padule di Bientina, Lago di Massaciuccoli, Padule di Porcari, Lago di Sibolla, Padule di Fucecchio, Laghi di Quarrata e aree umide della Piana Fiorentina. 170 i servizi svolti da 18 Guardie Giurate del WWF Italia, impiegate nelle Province di Pisa, Lucca, Pistoia e Firenze, con la collaborazione di una decina di volontari che hanno contribuito alle verifiche delle zone più a rischio. Tutti i servizi operativi svolti attraverso programmazione d’ufficio o su specifiche segnalazione di cacciatori e cittadini, hanno visto consumate sul territorio 1055 ore con 7732 km percorsi. 218 le persone controllate durante l’attività venatoria. Importante il coordinamento e la collaborazione dei Carabinieri Forestali e delle polizie Provinciali interessate, che ha portato a servizi congiunti con mezzi e natanti in dotazione. 13 le persone deferite all’Autorità Giudiziaria per vari reati riguardanti il bracconaggio verso specie non cacciabili, protette e particolarmente protette. I casi più particolari hanno visto la detenzione di specie appartenenti a pettirosso, pispola e cinciarella, avifauna questa rigorosamente protetta dalla Convenzione di Berna. Molti i casi di uso di richiami acustici elettronici, dispositivi ritenuti dalla Suprema Corte attività criminosa, ritenendo penalmente rilevante la sola detenzione di detti strumenti in ambito di attività venatoria. Una persona è stata denunciata per uccellagione per essere stata sorpresa con una rete di cattura. Denunciate tre persone per gli articoli 651 e 452 del codice penale per avere ostacolato il controllo. Una denuncia ha riguardato l’abbandono nel posto di caccia di un richiamo elettronico e di oltre cento cartucce inesplose. Una persona è stata denunciata per detenzione di mezzo di cattura non consentito. Le attività di controllo hanno portato al sequestro di 30 metri di rete da uccellagione, oltre settanta richiami vivi, otto esemplari di fauna morta, cinque richiami elettronici, una trappola non consentita. La Polizia Giudiziaria è intervenuta con due verifiche domiciliari. Sono in corso tre accertamenti, presso le autorità competenti, per la presenza di appostamenti fissi di caccia realizzati in muratura o cemento armato. Uno è risultato realizzato in area contigua. Un secondo non risulta mai essere stato autorizzato. In un terzo risultano presenti corrente elettrica e vari fabbricati anche ad uso cucina. Anche un airone cenerino ferito è stato recuperato durante un servizio. Per quanto riguarda l distanze di sicurezza viene rilevato un importante miglioramento rispetto alla stagione precedente, anche se in due casi è stato sanzionato un cacciatore in esercizio a 15 metri da un’abitazione ed un altro mentre sparava a 12 metri da un fabbricato. Un cacciatore è stato invece sanzionato per mancato rispetto della distanza di sicurezza da un agriturismo. In aumento le segnalazioni su bracconaggio, in particolare da parte di cacciatori più attenti alle regole che chiedono di verificare la caccia verso specie protette, uso di richiami elettronici e spari fuori orario. Per quanto riguarda il Padule di Fucecchio durante un servizio notturno sono stati controllati alcuni cacciatori provenienti da fuori regione, in violazione del regolamento area contigua che vieta l’accesso a chi non ha la residenza venatoria o a chi non ha il secondo ATC. Varie violazioni amministrative sono state redatte per utilizzo di richiami non consentiti, uccelli da richiamo senza anello, mancata annotazione della giornata venatoria, distanze di sicurezza, accesso vietato in area contigua e mancata annotazione dei capi abbattuti: per un totale di circa 7390,00 euro. Le Guardie in servizio sono state coinvolte anche nella verifica e ricerca di bocconi avvelenati, lacci e trappole disposti per il lupo in una zona boschiva della Provincia di Arezzo, con l’utilizzo anche di una Guardia specializzata a quattro zampe: un cane pastore tedesco addestrato per la ricerca di bocconi avvelenati. La zona è stata monitorata e rilevata con sistema gps. Tale attività da seguito al progetto di tutela del lupo predisposto dal WWF Italia. Tutte le attività svolte sono state effettuate e organizzate attraverso il Coordinamento Nazionale Guardie Giurate WWF Italia. Ai servizi hanno partecipato Guardie provenienti da tutta la Toscana. L’intera attività, compresa la collaborazione dei volontari, è stata svolta per dare seguito al programma previsto da Piano Nazionale Antibracconaggio predisposto dalla conferenza Stato Regioni.

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