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Archive for the ‘caccia’ Category

ENPA, LAC, LAV LEGAMBIENTE LIPU E WWF ITALIA: “CONFERMATE NOSTRE PREOCCUPAZIONI: SCELTE FILOVENATORIE DEL GOVERNO MELONI METTONO L’ITALIA A RISCHIO INFRAZIONE. SI CAMBI IMMEDIATAMENTE ROTTA”. Roma, 1 febbraio 2023

La Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente, ha inviato all’Italia una lettera dai toni perentori in merito all’approvazione dell’emendamento “caccia selvaggia” con cui Governo e Parlamento hanno reso possibile di consentire ai cacciatori di abbattere gli animali selvatici anche nelle aree protette e nei periodi in cui la caccia è vietata. La Commissione ha in primo luogo richiamato l’attenzione sulla necessità che le autorità italiane rispettino gli obblighi di tutela derivanti dalle direttive Habitat e Uccelli ed ha successivamente formulato domande molto specifiche alle quali il Governo dovrà dare risposte entro le prossime quattro settimane. “La lettera della Commissione è una conferma di quanto abbiamo denunciato – dichiarano associazioni ENPA, LAC, LAV, LEGAMBIENTE, LIPU e WWF Italia – Questa norma si pone in aperto contrasto sia con le direttive europee, sia con la Costituzione italiana e rende concreto il rischio di attivazione di una procedura di infrazione che peserà sulle tasche di tutti gli italiani. La portata di questa lettera va oltre l’ormai famoso emendamento “caccia selvaggia” e coinvolge l’intero approccio filo venatorio del Governo e di molte Regioni che porta ogni anno all’approvazione di calendari venatori che dopo essere impugnati dalle associazioni ambientaliste vengono puntualmente dichiarati illegittimi dai giudici amministrativi per violazione dei principi di tutela ambientale. È giunto il momento che la politica cambi radicalmente rotta, si occupi della tutela costituzionale dei beni comuni e non continui a farsi dettare l’agenda dai cacciatori e degli armieri. Tra le norme messe in evidenza dalla Commissione, vi sono l’art. 12 della direttiva Habitat e l’art. 5 della Direttiva Uccelli che prescrivono agli Stati membri l’obbligo di adottare misure che vietino non solo di uccidere o catturare le specie protette ma anche di arrecare disturbo, in particolare durante i periodi di riproduzione, di dipendenza, di ibernazione e di migrazione. Aprire la caccia, mascherata da controllo, anche nelle aree protette, comprese quelle della rete europea Natura 2000 e nei periodi di divieto, vuol dire evidentemente, ridurre i livelli di protezione degli habitat e delle specie così come delineati dalle Direttive e dai Trattati europei. Per queste ragioni la Commissione Europea ha chiesto all’Italia di indicare, in maniera specifica e concreta, come le nuove regole garantiranno il rispetto delle norme sopra richiamate nonché dell’articolo 6 della direttiva Habitat e quindi delle misure di conservazione indicate nei singoli siti protetti sulla base delle esigenze specifiche di ciascun sito. Fondamentale, inoltre, il richiamo all’articolo 7 della direttiva Uccelli secondo cui la caccia può essere esercitata solo nel rispetto dei principi della saggia utilizzazione e della regolazione ecologicamente equilibrata delle specie animali oggetto di prelievo e che vieta espressamente la caccia durante il periodo di nidificazione, riproduzione e dipendenza e ritorno al luogo di nidificazione per le specie migratrici. Cosa che le regioni, ad oggi, non stanno affatto facendo, da cui, appunto, questo primo importante monito europeo.

Comunicato stampa inviato da Ufficio stampa WWF Italia in nome e per conto delle Associazioni citate.

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E’ ALLARME SICUREZZA. WWF: “INACCETTABILE ESCALATION DI MORTI E FERITI”. INTERVENGA PIANTEDOSI, ABOLIRE BRACCATA E AUMENTARE VIGILANZA

La politica continua a farsi dettare l’agenda dalle associazioni venatorie. Roma, 30 gennaio 2023

Domani, 31 gennaio, dopo oltre 4 mesi di caccia, arriva finalmente la chiusura generale della stagione venatoria 2022/23. Purtroppo in molte regioni le doppiette non si fermeranno perché una serie di deroghe e prolungamenti dei periodi di caccia consentiranno di continuare ad abbattere determinate specie anche nelle prossime settimane. Oltre ai milioni di animali uccisi, la stagione di caccia è stata segnata da un numero alto e inaccettabile di morti e feriti. Emblematico il caso dell’Umbria, la regione a più alta densità di cacciatori, dove solo nel mese di gennaio 2023, sono morte due persone durante lo svolgimento delle attività di caccia (in un caso le autorità stanno indagando per un presunto omicidio volontario). “Non si tratta di fatalità – dichiara il WWF – ma di episodi gravi che vengono spesso sottovalutati nonostante il loro ripetersi. Il settore della caccia rappresenta un centro di potere e la politica, a livello regionale e nazionale, continua a farsi dettare l’agenda dalle associazioni venatorie, finanziate con soldi pubblici e supportate dalla potente lobby delle armi. I rappresentanti del mondo venatorio eletti nelle istituzioni operano secondo precise direttive sposando totalmente le richieste delle associazioni venatorie che pretendono e ottengono, ogni anno, sempre maggiori favori, da ultima la possibilità di intervenire con le doppiette anche nelle aree protette e nei centri urbani grazie ad un emendamento votato nell’ultima Legge di bilancio. In altri termini: più caccia meno controlli”. Tutto questo a scapito della biodiversità, sempre più minacciata, e della sicurezza dei cittadini privati della libertà di frequentare aree verdi e addirittura i terreni di loro proprietà, senza rischiare di essere impallinati. Ma questa deregulation è un problema anche per gli stessi cacciatori che, attraverso un sistema fondato sull’autogestione e consapevoli della scarsità di controlli presenti sul territorio, esercitano la caccia in maniera sempre meno prudente e rispettosa delle regole. Questo accade soprattutto per la caccia al cinghiale che prevede l’utilizzo di armi molto potenti e che nella maggior parte dei casi viene esercitata con la tecnica della “braccata”, una modalità di caccia collettiva che, oltre ad avere impatti devastanti per la natura e a provocare il proliferare incontrollato dei cinghiali, è la causa della gran parte dei cosiddetti incidenti di caccia.  “In questo quadro – conclude il WWF – l’atteggiamento del Governo è ingiustificabile perché antepone la sicurezza di tutti alle richieste di una minoranza (oggi si calcola che in Italia esercitano la caccia circa 500.000 persone, sempre meno e sempre più anziane). Eppure quotidianamente esponenti della maggioranza che sostiene il Governo continuano ad usare toni allarmistici quando trattano argomenti come la presenza del lupo, indicato come una minaccia e un pericolo. Tacciono invece sulle decine di morti e feriti (nella precedente stagione 2021/22 sono stati 90 secondo l’Associazione Vittime della caccia) e l’illegalità diffusa che annualmente la caccia porta con sé. Il WWF chiede al Governo, e in particolare al Ministro dell’Interno Piantedosi, di intervenire, aumentando la vigilanza venatoria, oggi quasi del tutto assente, promuovendo l’aumento delle sanzioni, oggi ridicole e prive di efficacia deterrente, e abolendo la caccia in braccata”.

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PROBLEMI COMPLESSI NON POSSONO ESSERE AFFRONTATI CON SOLUZIONI SEMPLICISTICHE CHE SI SONO DIMOSTRATE, NEGLI ANNI, INEFFICACI. Inutile aumentare la stagione di caccia come già avviene in Umbria. Roma, 23 gennaio 2023

La gestione del cinghiale è una questione complessa che investe e coinvolge molti settori della società e che proprio per la sua complessità richiede interventi basati sulle evidenze scientifiche e sull’analisi dei risultati delle pratiche messe finora in atto. Affidarsi solo alla caccia, come si fa da decenni, non risolve la situazione ma la peggiora. E’ necessario, sottolinea il WWF, un confronto aperto e tecnicamente supportato per aiutare a individuare azioni davvero efficaci.

La caccia ottiene risultati opposti a quelli sperati. Numerose pubblicazioni scientifiche chiariscono che, in buona sostanza la caccia, così come in parte il cosiddetto selecontrollo, intervenendo in maniera sbilanciata sulle dinamiche ecologiche della specie ottiene risultati opposti rispetto alle intenzioni: più abbattimenti e pressione sulla popolazione adulta ci sono, più e prima i cinghiali rimanenti si riproducono e i gruppi familiari si destabilizzano: i numeri quindi aumentano anziché diminuire. Di conseguenza crescono sia i danni all’agricoltura sia gli incidenti stradali. Lo dimostrano ormai numerosi studi e i recenti dati forniti da ISPRA, ma lo dimostra anche l’esperienza pratica: da anni l’emergenza cinghiali si contrasta affidandosi quasi soltanto a doppiette e carabine, ma la situazione è tutt’altro che migliorata.

Catture con chiusini e prevenzione. Le catture con chiusini e recinti di cattura si sono dimostrate invece molto efficaci, riuscendo a essere più simili alle dinamiche ecologiche naturali rispetto al prelievo venatorio, come dimostrano numerose esperienze pratiche condotte sul campo. Anche le misure di prevenzione con i recinti elettrificati, laddove sono state attuate, hanno avuto effetti positivi, pur necessitando di alcune accortezze nella fase di installazione e per la manutenzione, ed essendo economicamente vantaggiosi in particolare per le colture più pregiate. Hanno preso inoltre il via i primi esperimenti di sterilizzazione, attraverso interventi però complessi da gestire su ampi spazi, e quindi più indicati per aree protette e di piccole dimensioni. Ma le evidenze scientifiche purtroppo difficilmente diventano elemento su cui basare le scelte. Si preferisce invece riproporre da anni sempre le stesse soluzioni anche se non hanno prodotto risultati positivi. L’intero settore continua infatti a risentire dell’approccio per cui la gestione faunistica finisce per coincidere con la gestione venatoria: nulla di più errato! Il caso dei cinghiali dimostra esattamente il contrario: a causa della caccia dagli anni 60 del secolo scorso vi sono state enormi immissioni di cinghiali che hanno finito per determinare un disequilibrio che l’aumento della pressione venatoria non solo non ha risolto, ma ha addirittura fatto aumentare. Se quindi l’obiettivo dichiarato è quello di diminuire il numero dei cinghiali per far diminuire i danni alle colture (e in alcuni casi anche al patrimonio naturale) è inutile aumentare i periodi di caccia arrivando, come è oggi in Umbria, a consentire il prelievo venatorio – nella forma della caccia e in quella del selecontrollo – tutto l’anno.

Soluzioni semplici non funzionano con problemi complessi. E’ sbagliato pensare di fornire soluzioni semplici a problemi complessi ed è miope, oltreché inutile, come più volte detto dal WWF Italia, continuare con strategie che fino ad oggi si sono dimostrate a dir poco inefficaci. Una vera soluzione è possibile solo attraverso una strategia che coinvolga tutti i portatori di interesse e che si basi esclusivamente sulle evidenze scientifiche e sulle modalità più efficaci. In caso contrario, il rischio è che tra qualche anno avremo tanti cinghiali uccisi in più, ma con ancora più danni di quelli registrati ad oggi. Per questo l’intenzione del WWF è quella di continuare a offrire occasioni di riflessione chiedendo disponibilità al settore dell’agricoltura attraverso le associazioni di categoria: solo un confronto aperto e tecnicamente supportato potrà aiutare ad adottare soluzioni davvero efficaci.

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Il WWF commenta le ultime iniziative dell’eurodeputato Fiocchi e le posizioni della giunta tirolese. Roma, 20 gennaio 2022

Gli abbattimenti non risolvono i problemi degli allevatori. Il WWF risponde a chi chiede di ricorrere agli abbattimenti e al controllo numerico dei lupi per favorire le attività di pastori e allevatori. “La coesistenza pacifica tra uomo e grandi carnivori inizia quando le parole lasciano spazio ad azioni realmente concrete ed efficaci, mettendo da parte posizioni ideologiche e conflitti d’interessi”. In questo modo il WWF Italia risponde alle dichiarazioni dell’eurodeputato Fiocchi (FDI) e alle costanti pressioni di alcune forze politiche locali e regionali (da ultimo quelle della giunta tirolese), che chiedono di ricorrere agli abbattimenti e al controllo numerico dei lupi per favorire le attività di pastori e allevatori. Gli abbattimenti non risolvono i problemi degli allevatori, come dimostrato dalla gestione non efficace in tal senso adottata in altri paesi europei, ma servono solo a strumentalizzare e acuire un disagio per dare risposte alle richieste del mondo venatorio da parte di quei soggetti politici che ne sono diretta espressione, continua il WWF. La prevenzione e l’adozione di metodiche tradizionali e innovative ma adattate ai singoli contesti zootecnici sono gli unici strumenti in grado di mitigare il conflitto. Questo è dimostrato dalle esperienze virtuose che vedono protagonisti numerosi allevatori che, alle proposte populiste di alcuni politici che provano a convincerci che le fucilate siano la soluzione a tutto, rispondono rimboccandosi le maniche e adottando i corretti strumenti per prevenire le predazioni. La soluzione non è semplice ma esiste, e la politica dovrebbe fornire supporto e aiuti concreti al settore zootecnico, invece di continuare a proporre soluzioni che non vanno solamente contro il lupo e la biodiversità, ma persino contro gli stessi allevatori. 

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WWF: “NON CHIAMATELI INCIDENTI, NUOVE NORME AUMENTANO IL RISCHIO PER LA SICUREZZA PUBBLICA”Roma, 10 gennaio 2022

Nei giorni scorsi in località Fonte Nuova, in provincia di Roma, un cacciatore ha esploso un colpo di fucile dalla finestra di casa colpendo un’auto di passaggio, fortunatamente senza conseguenze per gli occupanti. Questa notizia non riguarda un caso isolato ma si inserisce in un elenco sempre più lungo, che comprende ferimenti, uccisioni e danneggiamenti connessi allo svolgimento dell’attività venatoria che ogni anno si verificano nel nostro Paese. Così come accaduto durante tutto il 2022, già dai primi giorni del 2023 si sono verificati numerosi eventi, anche dagli epiloghi tragici: in Abruzzo il 6 gennaio ha perso la vita un uomo di 64 anni, in Calabria l’8 gennaio un cacciatore di 61 anni è stato ferito all’addome, nel Lazio lo scorso 9 gennaio un cinquantenne ha subito l’amputazione di due dita dopo avere ricevuto un colpo di fucile al piede. E’ singolare – afferma il WWF – che il Governo e la maggioranza parlamentare dicano di avere a cuore la sicurezza pubblica ritenendo che questa sia messa a repentaglio dalla fauna selvatica senza però considerare la diffusione e gravità di questi fenomeni che vengono definiti, in maniera volutamente riduttiva, incidenti di caccia. Altrettanto singolare è il fatto che questi episodi vengano relegati nelle cronache locali e che nell’ambiente venatorio vengano considerati come mere fatalità, mentre è sufficiente un video che ritrae un lupo impaurito in aree periurbane o la notizia, i cui dettagli sono ancora tutti da accertare, dell’attacco di un orso nel versante laziale dell’area contigua del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, per fare in modo che i cacciatori e i politici a loro vicini, diffondano notizie dai toni allarmistici. Si amplificano così gli episodi parlando di invasione, emergenza e prospettando pericoli imminenti per le persone, invocando i fucili quale unica soluzione, senza approfondire le reali cause o lavorare sulla prevenzione. Se l’obiettivo è tutelare la pubblica incolumità – conclude il WWF – ci aspettiamo che i decisori politici cambino rotta, rinunciando all’approccio sinora adottato che, consentendo ai cacciatori di sparare persino in aree urbane, determina un oggettivo aumento del rischio per la incolumità dei cittadini, già impossibilitati a frequentare in sicurezza le aree naturali durante la stagione venatoria. 

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SI VUOLE FAR PASSARE PER PIANO DI ABBATTIMENTO CINGHIALI UNA NORMA CHE RIGUARDA L’INTERA FAUNA SELVATICA. Roma, 29 dicembre 2022

L’emendamento alla Legge di Bilancio 2023 che stravolge la gestione faunistica italiana è “una pagina vergognosa per la tutela dell’ambiente in Italia”. Con queste parole pubblicate lo scorso 22 dicembre, il WWF Italia si è schierato contro il provvedimento che consentirà di cacciare nelle aree protette e persino nelle urbane, tutte le specie e per tutto l’anno.

Questo emendamento è stato contestato anche dai rappresentanti delle principali società scientifiche nazionali, che in un documento congiunto hanno evidenziato l’inconsistenza tecnico-scientifica del provvedimento e come, per l’ennesima volta, la politica sia intervenuta sulla gestione faunistica senza essersi confrontata con esperti, ricercatori e tecnici.

Prevedere la possibilità di cacciare in città, in parchi e riserve naturali che sono frequentati da cittadini, escursionisti, bambini (magari impegnati in attività di educazione ambientale) è pericolosissimo e il WWF lo ribadisce attraverso un “Fact-Checking”, che smentisce puntualmente alcune delle dichiarazioni emerse dei giorni scorsi.

Lollobrigida: «nessuno potrà andare a caccia di cinghiali nelle città: si interviene con un piano concertato dai vari ministeri per l’abbattimento come ultima istanza». 

 FALSO: La proposta, nel modificare l’art. 19 della L. 157/1992, elimina il principio della priorità dei cosiddetti “metodi ecologici” secondo cui solo dopo avere tentato senza successo questa opzione è possibile ricorrere agli abbattimenti. Inoltre la modifica indica esplicitamente la possibilità di sparare “nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane”.

 Lollobrigida: «meglio eliminare loro che un intero allevamento di maiali. Senza dimenticare i 560 milioni di euro di danni all’anno provocati dagli ungulati».

Non si tratta di un piano per il contenimento dei cinghiali ma di una norma generale applicabile a tutta la fauna selvatica. I piani dedicati alla gestione del tema cinghiali già esistono e vengono applicati da anni da parte delle regioni ed esiste già un piano straordinario per la gestione della Peste Suina Africana. Uno dei provvedimenti principali per contenere la diffusione della PSA è l’abolizione della caccia in braccata, tuttavia non c’è traccia di questo provvedimento perché, pur tutelando in maniera preventiva la salute e l’economia, penalizzerebbe il mondo venatorio.

Prandini (Coldiretti): «Finalmente un provvedimento concreto».

Il provvedimento invece manca proprio di concretezza perché si limita ad affidare la gestione di un’attività di interesse pubblico (il controllo della fauna selvatica) a soggetti privati (i cacciatori) togliendo ogni competenza di reale controllo alle autorità pubbliche riducendola ad un mero coordinamento, lasciando indefinite le modalità concrete di definizione di questi piani. È una misura che certamente non viene incontro agli agricoltori, dimenticando completamente l’importanza dei metodi di prevenzione e di gestione alternativi, come le catture, e di evitare l’accesso della fauna selvatica a fonti di cibo di origine antropica.

Foti: «non ci saranno doppiette al Colosseo».

Dalla lettura della norma nulla esclude la possibilità che cacciatori effettuino attività di controllo che preveda l’abbattimento di specie animali selvatiche anche nel pieno centro delle città, in qualsiasi giorno della settimana e in ogni ora del giorno o della notte. I dati dei morti e feriti a causa dell’attività venatoria confermano che la caccia al cinghiale è quella più pericolosa per la pubblica incolumità, sia per il tipo di armi e munizioni utilizzate, sia per la modalità di svolgimento più comune, la braccata, che può coinvolgere anche centinaia di soggetti armati e che costringe i cinghiali a scappare terrorizzati in tutte le direzioni (anche verso strade e centri abitati) rincorsi da decine di cani. Il problema non sono solo le grandi città. L’Italia è costituita da una miriade di piccoli centri abitati rurali che sono già letteralmente occupati dai cacciatori soprattutto durante i fine settimana, con conseguenti rischi per i cittadini che hanno il coraggio di frequentare le aree verdi durante la stagione di caccia.

Lollobrigida «in città e nei parchi non si potrà mai cacciare ma procedere ad abbattimenti selettivi come già avviene ora».

FALSO: la modifica, oltre a prevedere la possibilità di effettuare abbattimenti in città, determina la cancellazione del principio secondo cui il controllo deve essere effettuato in maniera selettiva, cioè attraverso la preventiva individuazione dei capi da abbattere per evitare di produrre squilibri che portano al paradosso di aumentare la prolificità di alcune specie come i cinghiali.

Foti: «Si useranno le carabine, ma caricate coi sonniferi. Niente schioppettate nei giardini pubblici o sotto casa».

FALSO: la modifica parla esclusivamente di abbattimenti e affida il compito di effettuarli ai cacciatori. Le carabine caricate con gli anestetici (posto che sono armi del tutto diverse) non sono previste e comunque possono essere utilizzate solo da parte di soggetti specializzati sotto un rigido controllo veterinario. Tutto questo non è presente nel testo di cui si discute. La stessa telenarcosi già oggi trova spesso difficoltà di applicazione in ambito urbano proprio perché non totalmente priva di rischi per l’incolumità della popolazione, pur essendo usata nell’arco di poche decine di metri, figurarsi l’uso di armi con gittata di oltre un chilometro.

Foti: «Il controllo della fauna selvatica continuerà anche a dipendere da Ispra e ministero dell’Ambiente. E i pareri arrivano sempre da tecnici, non da politici».

FALSO: secondo il testo della norma il controllo dipenderà solo dalle regioni. Il Ministero dell’Ambiente non avrà competenza. Viene eliminata anche la necessità di acquisire un parere vincolante di ISPRA perché questa disposizione è sostituita dalla formula “sentito ISPRA”. Anche i corsi di formazione saranno effettuati non da ISPRA ma da indefiniti organi regionali e nulla è indicato in merito alle caratteristiche o alla qualità degli stessi. I pareri non arriveranno né da tecnici né da politici perché semplicemente non sono previsti. È solo previsto un lungo elenco di motivazioni indefinite e generiche che possono giustificare l’adozione di questi piani.

Foti: «dovrete rendere conto degli incidenti causati dai cinghiali lungo le strade».

La mortalità lungo le strade si affronta con misure organiche che prevedano, ad esempio, attraversamenti per la fauna (per esempio nelle autostrade), dissuasori e opportuna segnaletica. Pensare che la riduzione del numero di animali comporti di per se un minor numero di incidenti è una illusione perché quelli rimasti continueranno ad attraversare negli stessi punti per accedere al cibo o per riprodursi. Inoltre le battute di caccia con metodi come la braccata, portano allo spostamento della fauna selvatica dalle aree naturali a quelle urbanizzate, comprese le strade e rappresentano quindi dirette cause di aumento del rischio di incidenti. Detto questo lo svolgimento dell’attività venatoria causa oggi numerosissimi incidenti, anche mortali, ogni anno. 

Lollobrigida: «Non è un favore alla lobby venatoria. La caccia in questa vicenda non c’entra niente».

FALSO: La caccia e il controllo devono essere due aspetti distinti perché effettuati da soggetti diversi per scopi differenti e spesso contrastanti. La storia recente ci ha dimostrato che in casi come quello dei cinghiali affidare ai cacciatori il compito di ridurre il numero di esemplari non può portare a risultati soddisfacenti perché i cacciatori hanno l’interesse opposto, cioè mantenere una presenza importante di cinghiali che garantisca lo svolgimento della loro attività ludica. Per questa ragione, al fine di mantenere l’equilibrio faunistico e tutelare categorie come gli agricoltori ed evitare dannosi conflitti di interesse, il controllo deve essere una prerogativa esclusiva degli enti pubblici., e deve essere effettuato da personale specializzato. Ricordiamo inoltre che numerosi eletti sono esponenti del mondo della caccia e delle armi e che l’attuale Ministro dell’Agricoltura, durante la campagna elettorale, ha pubblicamente dichiarato di essere un cacciatore. La formula contenuta nella modifica secondo cui queste attività “non costituiscono attività venatoria” non è quindi sufficiente a distinguere la caccia dal controllo, anzi crea sempre più confusione tra le due attività. La modifica prevede, inoltre, di destinare 500.000 euro all’anno per incrementare il fondo di cui all’art. 24 della Legge 157/1992. Questa somma, per quanto si legge, sarebbe destinata a fronteggiare l’emergenza causata dai danni provocati dalla fauna selvatica e in particolare dagli ungulati. In realtà, leggendo l’art. 24 della L. 157/1992 si scopre che la quasi totalità di queste risorse pubbliche (ben il 95%) sono destinate alle associazioni venatorie riconosciute, e suddivise in base al numero di soci, senza nessuna indicazione sull’uso che ne devono fare né alcun obbligo di rendicontazione. Se è vero che “la caccia non c’entra niente” non si capisce il motivo per cui vengano finanziate le associazioni dei cacciatori, che sono soggetti privati che perseguono interessi privati.

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La norma consentirà di cacciare nelle aree protette e persino nelle aree urbane, tutte le specie e per tutto l’anno. Una palese violazione delle direttive e dei trattati europei. Totalmente ignorata la recente riforma della Costituzione.

Roma, 22 dicembre 2022 – “Una pagina vergognosa per la tutela dell’ambiente in Italia”, così il WWF definisce l’emendamento alla Legge di Bilancio che stravolge la gestione faunistica italiana. Il provvedimento, inserito senza alcuna giustificazione nella Legge di Bilancio, introduce una norma che consentirà di cacciare nelle aree protette e persino nelle aree urbane, tutte le specie e per tutto l’anno. È pericolosissimo prevedere la possibilità di cacciare in città e in parchi e riserve naturali che sono frequentati da cittadini, escursionisti, bambini (magari impegnati in attività di educazione ambientale). Già oggi sono decine ogni anno le persone – anche del tutto estranee alla caccia – vittime di “incidenti” di caccia, figuriamoci cosa potrà accadere se si consentiranno battute di caccia nei nostri centri urbani. Viene da chiedersi se i parlamentari che stanno votando a favore di questo provvedimento si rendano effettivamente conto di cosa stanno approvando e se sono pronti anche ad assumersene le responsabilità. Il provvedimento non ha alcuna giustificazione tecnico-scientifica e non è un caso che la norma ridimensioni fortemente il ruolo di ISPRA affidando direttamente la gestione faunistica ai cacciatori e ad organi regionali non ben identificati. Viene ridimensionato anche il ruolo dei Carabinieri Forestali che diventa solo “eventuale” e ridotto a questioni tecniche e di coordinamento delle azioni di prelievo. Viene totalmente ignorata la recente riforma della Costituzione che oggi all’art. 9 tutela “la biodiversità e gli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni”: Governo e Parlamento stanno abdicando a gestire la fauna, patrimonio indisponibile dello Stato, affidandosi totalmente ai cacciatori. Siamo poi di fronte ad una palese violazione delle direttive e dei trattati europei che esporrà il nostro Paese a procedure d’infrazione che poi saremo tutti chiamati a pagare. Si sta per introdurre nel nostro Paese una caccia senza regole mascherata da attività di controllo. Un’attività che peraltro non porrà alcun freno alla proliferazione dei cinghiali perché si continua ad insistere nell’errore di affidare ai cacciatori la gestione faunistica, nonostante sia stata proprio la caccia a determinare, prima, l’immissione dei cinghiali a scopo venatorio in tante parti d’Italia e, dopo, il loro aumento attraverso sistemi di caccia sbagliati che determinano il disgregamento dei branchi moltiplicando il successo riproduttivo. 

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Ogni anno 12 milioni di trappole vengono piazzate dai bracconieri in Asia. CONTINUA LA CAMPAGNA DI NATALE DEL WWF “A NATALE METTICI IL CUORE” PER SALVARE LA TIGRE IN ASIA E CONTRASTARE IL BRACCONAGGIO IN ITALIA. Roma, 7 dicembre 2022

Link alla campagna “A Natale mettici il cuore”: adozioni.wwf.it.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/r7vj3vq26a1tist/AADO6QhBOpIpXYjMu8QGWrc1a?dl=0%20.

Trappole invisibili e letali: il WWF stima che ogni anno siano oltre 12 milioni quelle piazzate nelle aree protette di Cambogia, Repubblica Democratica Popolare del Laos e Vietnam. Una cifra impressionante. In Malesia, le trappole sono la prima causa che ha fatto crollare il numero di tigri a meno di 150 individui. Dal 2016 al 2018 nel Parco del Belum-Temengor il numero delle tigri si è dimezzato. Ma anche in Italia il fenomeno è allarmante: nelle Valli bresciane e bergamasche negli ultimi 10 anni le guardie WWF hanno tolto dal territorio circa 200.000 trappole destinate ai piccoli uccelli. È questo uno dei campanelli d’allarme più gravi che ha convinto il WWF a coniare lo slogan “Codice rosso per la natura sul nostro Pianeta” e a lanciare la campagna di sostegno “A Natale mettici il cuore”. Circa 1 milione di specie sono a rischio estinzione e i tassi di scomparsa sono tra le 100 e le 1.000 volte più rapidi di quelli naturali. E il sovrasfruttamento delle specie animali e vegetali è, dopo la perdita e distruzione degli habitat, la seconda causa del drammatico declino della biodiversità. L’ultimo rapporto TRAFFIC “Snaring of Big Cats in Mainland Asia” pubblicato dal WWF, infatti, stima che in Bangladesh, Cina, India, Malesia, Nepal, Pakistan e Sri Lanka, fra il 2012 e il 2021 le trappole abbiano ucciso almeno 387 grandi felini, fra cui tigri, leopardi, leopardi delle nevi e leoni asiatici. Trappole micidiali purtroppo di facile reperibilità: si possono realizzare con i cavi metallici dei freni, fili di nylon, frizioni di biciclette o corde. Materiali economici e facilmente reperibili ovunque, soprattutto per i bracconieri, che usano queste trappole letali per catturare sia piccole specie destinate ai mercati di animali selvatici, che i grandi predatori venduti illegalmente. Facili da rimuovere, ma difficili da individuare: le trappole sono spesso nascoste da foglie e dal fitto sottobosco e in Asia rappresentano una minaccia invisibile e letale per ben 14 specie di mammiferi minacciate a livello globale, fra questi l’elefante asiatico, l’orso malese (detto anche orso del sole) e il tapiro malese. Il laccio di ferro di cui è fatta una trappola può rompere le ossa dell’animale in un colpo solo. Se si avvolge intorno al suo collo la vittima tenterà di liberarsi, ma più si muoverà più il laccio porterà ad una morte lenta e straziante a causa delle ferite o la farà morire di sete e fame.  In India, dove vive oltre la metà della popolazione mondiale di tigri, le trappole sono causa del 59% delle uccisioni delle tigri e del 73% dei casi di mortalità dei leopardi. Che si tratti della loro pelle, di ossa o denti le tigri e gli altri grandi felini in Asia sono molto richiesti dal mercato nero, quel giro d’affari milionario che lucra sulle credenze della medicina tradizionale cinese o sugli oggetti richiesti per l’arredamento: veri e propri status symbol. Gran parte della fauna selvatica presa di mira dai bracconieri, inoltre, è identificata come quella a più alto rischio di trasmissione di malattie zoonotiche all’uomo.

Trappole all’italiana. L’Italia è uno dei Paesi europei a più alto tasso di bracconaggio come testimoniato dall’attività che ogni anno portano avanti le forze di polizia e le guardie volontarie WWF e delle altre associazioni ambientaliste. Nonostante la legge italiana sulla tutela della fauna selvatica e la disciplina dell’attività venatoria vieti espressamente l’utilizzo di ogni tipo di sistema di cattura non selettivo, l’utilizzo di trappole e ancora molto diffuso. Questo anche a causa delle pene irrisorie cui vanno incontro i criminali. Gli uccelli sono le specie più minacciate in Italia dalle trappole, in particolare i passeriformi come i cardellini (illegalmente commercializzati per fini ornamentali) o i fringuelli, i pettirossi e altri piccoli uccelli, destinati al mercato illecito della ristorazione, a causa di piatti tradizionali in Veneto e Lombardia come polenta e osei o spiedo bresciano. Un bilancio dei soli archetti (micidiali trappole che spezzano le zampe ai piccoli uccelli) raccolti, sequestrati o distrutti nelle Valli bresciane dai volontari WWF e delle altre associazioni impegnate nei campi antibracconaggio negli ultimi anni è di oltre 200.000 pezzi. Gli uccelli vengono inoltre catturati con sistemi tanto semplici quanto letali come gli archetti e i Sep, meccanismi a scatto che bloccano l’uccello, incastrandolo per le zampe che vengono letteralmente spezzate, dopo averlo attirato con il posizionamento di alcune esche. Un ulteriore sistema di cattura illegale consiste nel posizionamento di vischio, una sorta di colla, di cui vengono cosparsi i rami di alcuni arbusti e che imprigionano gli uccelli attirati dal posizionamento di esche alimentari. Nell’Oasi WWF di Monte Arcosu in Sardegna con i lacci (messi dai bracconieri per la cattura di cervi e altri mammiferi) raccolti in questi anni dalle varie operazioni di bonifica è stato realizzato un “monumento”. In una sola settimana di campo antibracconaggio i volontari WWF e LIPU hanno rimosso circa 1.000 trappole illegali, 700 per la cattura di uccelli e 300 lacci per ungulati. Altrettanto diffusa è la pratica utilizzata da bracconieri e cacciatori di frodo per la cattura di piccoli uccelli. Trattandosi di una forma tradizionale di caccia che ha portato molte specie sull’orlo dell’estinzione, in Italia è stato creato uno specifico reato: l’uccellagione. I roccoli, impianti fissi con le reti, sono stati vietati grazie alle battaglie del WWF e le altre associazioni e i ricorsi ai giudici italiani ed europei.

Non solo avifauna. Come per le tigri in India, anche in Italia una pratica molto comune consiste nel nascondere lacci creati con cavi metallici destinati alla cattura di ungulati (cinghiali, daini, cervi, caprioli) ma anche di grandi predatori come i lupi. Questa tipologia di trappole si distingue per il fatto di non provocare una morte immediata dell’animale che, dopo essere stato immobilizzato dal sistema, che di solito si stringe intorno ad una zampa, al muso o al collo, tentando di liberarsi fino allo stremo delle forze fa in modo che il laccio si stringa sempre di più fino a provocare una morte lenta e dolorosa.

La campagna “A Natale mettici il cuore”. Per permettere ad ognuno di noi di sostenere le azioni di conservazione a tutela delle specie in pericolo, il WWF rilancia oggi la sua Campagna “A Natale mettici il cuore”: adottando o regalando l’adozione simbolica di un animale in pericolo sul sito adozioni.wwf.it si potranno infatti sostenere tutti i progetti WWF a tutela della biodiversità che rischiamo di perdere per sempre, dalla tigre al koala dal leopardo delle nevi al giaguaro.

RDS 100% Grandi Successi si conferma per il terzo anno consecutivo la radio partner della campagna “A Natale mettici il cuore”. Previsto per quest’anno un progetto di comunicazione integrato sui canali della principale radio di flusso italiana, che prevederà spazi in radio, in simulcast su RDS Social TV – canale 265 del digitale terrestre – e sui canali social ufficiali dell’editore. Il WWF potrà inoltre contare per questa campagna sul supporto di RDS Next: la social web radio punto di riferimento delle nuove generazioni, con oltre 460mila follower su TikTok, i cui conduttori sono tra i più importanti content creator della Generazione Y e Z. Previsti durante la diretta di RDS Next – in onda su Twitch, TikTok, Youtube, app e sito ufficiale – dei momenti dedicati al racconto del progetto e interviste speciali per comunicare al meglio gli obiettivi di WWF e della campagna alle nuove generazioni.

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Sanzionati 6 cacciatori di frodo, sequestrate armi e munizioni, WWF: “Il mondo venatorio si attivi per chiedere l’aumento di controlli e sanzioni”. Roma, 1 dicembre 2022

Foto – https://www.dropbox.com/scl/fo/1i1d8etuejvpshk3llieh/h?dl=0&rlkey=oe6nnm4elb557yu65e05qefz8.

Link alla pagina dedicata al progetto LIFE SWiPEhttps://www.wwf.it/cosa-facciamo/progetti/swipe/.

Nei giorni scorsi le guardie venatorie volontarie WWF Italia, nucleo provinciale di Caserta, hanno effettuato una speciale attività antibracconaggio in Campania, unitamente a volontari WWF ed ENPA di Salerno, a supporto dei Carabinieri Forestali SOARDA. Nel corso di questa operazione, nel territorio di Mondragone (Caserta), sono stati individuati e sanzionati 6 soggetti, muniti di licenza di caccia, che avevano abbattuto numerosi esemplari di uccelli appartenenti a specie protette e non cacciabili tra cui zigoli gialli, ballerine bianche, pispole e storni. I cacciatori di frodo sono stati sopresi mentre utilizzavano richiami elettroacustici riproducenti anche il verso di uccelli protetti, a conferma della chiara volontà di abbattere le specie protette. Nonostante l’utilizzo di questi sistemi per fini venatori sia vietato, in quanto permettono di sparare a facili bersagli a distanza ravvicinata, la loro vendita è consentita anche nelle armerie e le sanzioni previste per i numerosi cacciatori che ne fanno uso sono irrisorie. Il personale intervenuto ha quindi proceduto al sequestro di 6 fucili, diverse munizioni e dei richiami elettroacustici vietati nonché di tutti gli animali selvatici abbattuti mentre i cacciatori di frodo sono stati deferiti all’Autorità Giudiziaria competente. Questa operazione conferma ancora una volta come l’apertura dell’attività venatoria coincida con un sensibile aumento dei crimini contro gli animali selvatici e come questi reati vedano coinvolti, nella maggior parte dei casi, cacciatori muniti di regolare licenza. E’ quindi necessario che il mondo venatorio cambi rotta e, riconoscendo una propria diretta responsabilità, isoli chi continua a violare la legge e promuova modifiche legislative volte non ad ottenere concessioni ma fornire allo Stato, in particolare alle forze dell’ordine e alla Magistratura, strumenti più efficaci sia in termini di prevenzione che di repressione. In questo fronte il WWF Italia continuerà ad essere in prima linea e grazie al progetto Life SWiPE “Successful Wildlife Crime Prosecution in Europe”, finanziato dal programma europeo LIFE sta già operando per rafforzare il contrasto ai crimini contro la natura tramite la collaborazione diretta con magistrati, rappresentanti delle forze dell’ordine, guardie giurate venatorie e tutti coloro che hanno un ruolo attivo nelle azioni di investigazione e persecuzione di questi odiosi crimini contro la natura. 

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Nuovo report WWF Traffic. TIGRI RIDOTTE A PELLE E OSSA 20 ANNI VISSUTI PERICOLOSAMENTE A CAUSA DEL COMMERCIO ILLEGALE DI PELLI, OSSA, DENTI, ARTIGLI, CARNE. Si stima che da gennaio 2000 a giugno 2022 in 50 paesi ben 3377 tigri siano state confiscate. Per proteggere la biodiversità a rischio torna la Campagna WWF “A Natale mettici il cuore” adozioni.wwf.it. Roma, 22 novembre 2022

Link alla cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/p1x290yp4pzdqsw/AABzgTP2f7jKc-okmusYwUSCa?dl=0.

La tigre è il più grande felino vivente, simbolo di potenza e agilità. Ma la tigre è anche uno degli animali più minacciati al mondo. Rispetto ai circa 100mila individui stimati agli inizi del secolo scorso, oggi restano appena 4500 tigri libere in natura. Dal 2010, quando i leader mondiali dei Paesi che ospitano la tigre si sono impegnati per raddoppiare il numero di questo felino, sono successe molte cose. Alcuni Paesi, come Nepal e Bhutan, stanno agendo nel modo giusto, mentre altri come Cambogia, Laos, Vietnam, Thailandia, Indonesia, Malesia e Myanmar sono in grave difficoltà. Ancora in troppi Paesi le tigri vengono “ridotte” pelle e ossa. Questo grido di allarme arriva dalrapporto “Pelle e Ossa” del programma 

WWF TRAFFIC, sul commercio illegale mondiale di tigri (Panthera tigris). Una stima prudente mostra numeri da brivido: si stima che 3.377 tigri siano state confiscate in 50 paesi tra gennaio 2000 e giugno 2022, per una media di 150 sequestri l’anno. India, Cina e Indonesia hanno registrato il numero più elevato di sequestri. L’analisi si concentra principalmente sui casi di sequestro effettuati nei 13 paesi cosiddetti “Tiger Range Country” – TRC, dove sono maggiormente urgenti le azioni per garantire una migliore salvaguardia delle tigri. Il report include anche informazioni raccolte in altri contesti fornendo così un quadro più completo del commercio illegale di questa specie, comprese le informazioni sul traffico di tigri online riscontrate in 6 Paesi del sud-est asiatico. Le stime emerse sono conservative rispetto al numero di tigri coinvolte nei casi di sequestro, ma evidenzia i risultati più importanti dei dati sul traffico di tigri e di parti di esse, come pelli e ossa. Almeno un terzo (608 su 2205) di tutti i casi di sequestro di tigri hanno riguardato l’intero animale, per un totale di 1319 individui: 665 vivi e 654 morti. Nei restanti casi sono state sequestrate parti di tigre come pelli e ossa. Le confische più frequenti di tigre riguardano pelli (1.313 intere, 609 pezzi in 902 sequestri) e ossa (11.528 pezzi e ulteriori 2,9 tonnellate in 411 sequestri). Tuttavia, questa quota ha avuto una tendenza al ribasso nel corso degli anni, ‘compensata’ da un aumento della frequenza di denti di tigre (953 articoli su 165 sequestri), artigli (3101 articoli in 186 sequestri) e altre parti del corpo. È stato dimostrato che ogni parte del corpo di una tigre ha un valore di mercato: dai baffi (503 pezzi) a zampe (129 pezzi) e carne (1,1 tonnellate). Nel leggere questi dati, è importante tenere presente che, a causa della natura illegale e dunque nascosta del commercio di tigri, è improbabile che la reale portata del fenomeno si esaurisca con il numero dissequestri qui riportati. Se da un lato i sequestri riflettono una misura del successo delle azioni di governo e rappresentano una misura indiretta dei livelli del traffico illegale, i dati sono intrinsecamente influenzati da una serie di “errori”.

I dati principali dei Paesi coinvolti. In India risiede oltre la metà della popolazione mondiale di tigri selvatiche ed è questo il Paese in cima alla classifica con 759 casi di sequestri (34% del totale) e 893 tigri confiscate (26% del totale). 

In Cina si contano 212 casi di sequestri (il 10%) e 367 tigri confiscate (11%). In Indonesia i casi di sequestri stimati sono 207, per un totale di 319 tigri confiscate (il Paese è al secondo e terzo posto per numero di casi di sequestro così come terzo e quarto posto come numero di tigri sequestrate). La Thailandia registra un numero relativamente minore di casi di sequestro (65 – 3%), ma è al secondo posto per volume di confische con 403 tigri (12%), cui ha contribuito in gran parte un unico sequestro del 2016 al Wat Pha – Tempio della tigre di Luang Ta Bua che ha coinvolto 187 tigri. Negli ultimi dieci anni, il tasso di incidenti è rimasto stabile al di sopra dell’equivalente di 100 tigri/anno. Le tendenze più recenti sono state probabilmente influenzate dalle risposte politiche alla pandemia di COVID-19 e alle conseguenti interruzioni delle attività commerciali, lo spostamento di persone e agli sforzi e le priorità da parte delle forze dell’ordine. Le casistiche al di fuori delle Aree chiave sono aumentate di nove volte tra il 2000 e il 2014 raggiungendo il picco di 51 casi.  

Traffico illegale di tigre: link infografica

Le aree e le rotte dei sequestri.  I sequestri legati al traffico di tigri sono avvenuti in oltre 1.000 località in tutto il mondo, l’81% delle quali ha avuto luogo nelle Aree chiave. La distribuzione di questi importanti casi di sequestro si è concentrata in un ambito ristretto di hotspot: a) dentro e intorno aree protette e riserve di tigri in India, Nepal e Bangladesh; b) centri di consumo nelle in principali città del Vietnam, che sono diventate sempre più rilevanti negli ultimi anni c) principali punti di scambio per il trasporto internazionale. 

Arresti e attività di repressione. L’analisi delle informazioni derivate dagli arresti e dalle azioni di repressione – disponibili per 914 casi di sequestro – ha rivelato che tra il 2000 e giugno 2022 sono state arrestate oltre 2.313 persone per confermato e sospetto coinvolgimento nel traffico di tigri a livello globale. Per contrastare i reati contro la fauna selvatica, e i fenomeni ad esso collegati come la ricettazione e il riciclaggio di denaro, in Europa è nato il Progetto Life SWiPE, che ha l’obiettivo di implementare tutte le attività conoscitive che servono a dare un contributo alle forze dell’ordine e alla magistratura. L’obiettivo è di realizzare, attraverso la collaborazione e la sinergia tra i diversi attori in campo, azioni di contrasto sempre più efficaci agli illeciti contro la biodiversità. 

L’azione del WWF per proteggere la tigre. Da sempre il WWF nel mondo sostiene le attività fondamentali per la conservazione della tigre, tra cui la gestione efficace delle aree protette, la lotta al commercio illegale delle sue parti. Prosegue anche il lavoro con le comunità che vivono nei territori delle tigri per ridurre i conflitti tra uomo-tigre e rafforzare ulteriormente gli sforzi di conservazione transfrontalieri. Per permettere al WWF di continuare il suo lavoro sul campo, ognuno di noi può fare la sua piccola parte. Aderendo alla campagna “A Natale mettici il cuore” sulla pagina adozioni del sito   è possibile regalare l’adozione di una tigre o di una delle specie iconiche a rischio estinzione e sostenere i progetti WWF che le tutelano.  

La campagna WWF “A Natale mettici il cuore”. Le foto o i video in cui ci imbattiamo sui social media, spesso ritraggono proprio specie simbolo come la tigre, il koala, giaguaro o leopardo delle nevi e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” con un clic dal nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, che come abbiamo visto sono sempre più minacciati. Il WWF Italia, a Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: riparte così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con il messaggio “Il cuore metticelo per davvero”, disegnata e realizzata in collaborazione con Accenture Interactive, la digital agency dell’omonima società di consulenza, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che senza il nostro aiuto rischiamo di perdere per sempre. Con un’adozione simbolica si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. 

RDS 100% Grandi Successi si conferma per il terzo anno consecutivo la radio partner della campagna “A Natale mettici il cuore”. Previsto per quest’anno un progetto di comunicazione integrato sui canali della principale radio di flusso italiana, che prevederà spazi in radio, in simulcast su RDS Social TV – canale 265 del digitale terrestre – e sui canali social ufficiali dell’editore. Il WWF potrà inoltre contare per questa campagna sul supporto di RDS Next: la social web radio punto di riferimento delle nuove generazioni, con oltre 460mila follower su TikTok, i cui conduttori sono tra i più importanti content creator della Generazione Y e Z. Previsti durante la diretta di RDS Next – in onda su Twitch, TikTok, Youtube, app e sito ufficiale – dei momenti dedicati al racconto del progetto e interviste speciali per comunicare al meglio gli obiettivi di WWF e della campagna alle nuove generazioni. 

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