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Archive for the ‘boschi e foreste’ Category

I CONSUMI DELL’UE MINACCIANO ECOSISTEMI RICCHI DI BIODIVERSITÀ CRUCIALI PER LA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO. Praterie e savane possono trattenere due volte la quantità di carbonio delle foreste tropicali. Per contrastare con efficacia cambiamento climatico e perdita di biodiversità l’Unione Europea deve proteggere anche gli ecosistemi non forestali come praterie, savane, zone umide e torbiere e inserirli nella proposta di legge contro la deforestazione. La distruzione delle torbiere è responsabile del 5% delle emissioni di gas serra, il doppio di quelle del traffico aereo globale.

Roma, 18 gennaio 2022QUI il riassunto del report in italianohttps://www.dropbox.com/s/tm2jeinn6ies9e0/Oltre%20le%20foreste%20Riassunto%20ITA.pdf?dl=0.

QUI il report completo in inglesehttps://www.dropbox.com/s/d6l9h19faohwrgs/BEYOND_FOREST%20Report%20ENG.pdf?dl=0.

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/d6e6bs329wq54vb/AABofKtMZDS8HVhX4hLs9JQTa?dl=0.

Foreste e altri ecosistemi naturali, ovvero praterie, savane, zone umide e torbiere, specialmente nei paesi tropicali e subtropicali, vengono distrutti a una velocità impressionante, aggravando il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità e di essenziali servizi ecosistemici che la natura fornisce e da cui dipendiamo. Una delle principali cause di questa distruzione è la produzione di materie prime e prodotti agricoli, zootecnici e forestali, con circa il 90% della deforestazione dovuta all’espansione dei terreni agricoli a discapito di altri usi del suolo (FAO). Mentre i governi dei paesi dell’UE e il Parlamento Europeo si avviano a discutere la proposta di legge della Commissione Europea contro la deforestazione, un nuovo report WWF sottolinea che la UE mancherà l’obiettivo di contrastare efficacemente la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico se non inserirà subito nella nuova legge gli ecosistemi non forestali. L’indagine Oltre e foreste: ridurre l’impatto dell’UE su tutti i sistemi naturali condotta da 3keel per conto del WWF, fornisce una chiara evidenza dell’impatto dei consumi UE su nove ecoregioni del Pianeta. Presentata lo scorso novembre, la proposta della Commissione Europea limita la portata della nuova legge alle sole foreste, con possibilità di ampliarla agli altri ecosistemi naturali a partire dalla prima revisione della legge. Ma la mancata inclusione degli ecosistemi non forestali nella proposta di legge, sottolinea il WWF, rischia di trasferire dalle foreste a savane, praterie e torbiere la pressione e la distruzione causate dalla produzione agricola e dalla zootecnica. Anke Schulmeister-Oldenhove, dell’European Policy Office del WWF ha dichiarato: “L’approccio attendista della Commissione Europea è una risposta inadeguata all’elevata velocità con cui questi ecosistemi vengono distrutti. Ciò è particolarmente allarmante data la loro elevata importanza, non solo per la biodiversità ma anche per il clima. In tempi di emergenza climatica e perdita accelerata di specie, la UE non può ignorare la perdita di altri ecosistemi naturali provocata dalle stesse cause della deforestazione. Questa legge è un’opportunità unica per salvarli”. Praterie e savane possono trattenere due volte la quantità di carbonio delle foreste tropicali, e la distruzione delle torbiere è responsabile del 5% delle emissioni di gas serra, ovvero il doppio di quelle del traffico aereo globale. Il report rivela che una consistente parte dei beni importati nell’UE proviene da regione ricche di biodiversità e importanti serbatoi di carbonio…

Più di metà del Cerrado brasiliano, la savana con maggiore biodiversità al mondo, è stato cancellato, principalmente per far spazio alla produzione di soia e carne. Nel 2019, le importazioni di carne in UE dal Cerrado ammontavano al 26% del totale importato, e quasi un quinto della carne esportata dalla regione.

Circa il 14% del Chaco argentino, un mosaico di praterie e savane, è stato convertito ad agricoltura durante gli anni 2000 principalmente per produzione di soia. Nel 2019, la UE ha importato circa il 24% di tutta la soia esportata dalla regione.

Il 94% delle torbiere di Sumatra sono state convertite o degradate per produrre olio di palma, gomma naturale e piantagioni arboree per produrre cellulosa. Circa il 19% delle importazioni UE di gomma naturale e il 14% di olio di palma provengono da Sumatra.

Il bacino centrale nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), una regione di foreste e zone umide, ricomprende il più grande complesso di torbiere al mondo con circa 30,6 miliardi di tonnellate di carbonio trattenute nel sottosuolo. Il 20% di tutto il legno esportato dalla RDC arriva in UE, che guida significativamente la domanda verso l’industria del legno dell’area.

Il report asserisce che la due diligence* dei prodotti provenienti da altri ecosistemi naturali oltre le foreste è praticabile da parte delle aziende. Diverse leggi già esistenti (es. Direttiva sulle energie rinnovabili e la Legge Duty of Vigilance francese) già considerano altri ecosistemi oltre alle foreste, e alcune imprese stanno sviluppando e attuando pratiche che garantiscano e catene di approvvigionamento estranee alla conversione di ecosistemi naturali. “Gli Stati Membri dell’UE e il Parlamento Europeo hanno ora la possibilità di fare le cose come si deve. Includere ecosistemi non forestali nella legge darà ai cittadini la certezza che i prodotti comprati non sono legati alla distruzione del nostro pianeta”, ha concluso Anke Schulmeister. Il WWF da tempo promuove la definizione di una norma contro la deforestazione. Attraverso la campagna #Together4forests il WWF e altre ONG ambientaliste hanno ottenuto 1.2 milioni di firme per chiedere una nuova forte legge europea nel dicembre 2020. L’UE è uno dei maggiori importatori di deforestazione tropicale e emissioni di gas climalteranti a ciò associate, seconda solo alla Cina.

* Sistema di valutazione del rischio che i prodotti provengano da fonti illegali.

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Roma, 12 gennaio 2022 – Il WWF Italia ha presentato un esposto al Consiglio dei Ministri contro la “leggina tagliaboschi” nelle aree vincolate, chiedendo di ricorrere alla Corte Costituzionale per la dichiarazione di incostituzionalità. Il 21 dicembre il Consiglio Regionale ha infatti approvato una norma che modifica la Legge Forestale regionale, introducendo la possibilità di eseguire tagli boschivi ‘colturali’ anche in aree specificamente vincolate senza dover ottenere l’autorizzazione paesaggistica (LR 52/2021). Si tratta – afferma il WWF – di un film già visto: con la scusa ‘semplificazione’ si riducono le tutele dei beni comuni per favorire interessi spesso del tutto contrari. Le semplificazioni non si fanno a colpi di accetta (è proprio il caso di dirlo) ma devono essere fondate su un confronto con tutti i soggetti istituzionali e i portatori di interesse, comprese le associazioni di protezione ambientale, nonché sul rispetto dei fondamentali principi di tutela dell’ambiente e del paesaggio. Il Consiglio Regionale della Toscana ha invece, ancora una volta, scelto la strada del sostegno alle motoseghe piuttosto che ai nostri beni naturali e paesaggistici. E così, invece di aprire un confronto con Sovrintendenze e Ministero, per valutare le indicazioni, sito per sito, di possibili attività silvicolturali, ha deciso di legiferare in modo apertamente contrario al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (d.lgs. 42/2004), che è ancora oggi un importante baluardo a difesa delle nostre bellezze naturali. Questa norma contrasta inoltre con un recente decreto del Presidente della Repubblica emesso, in collaborazione con il Consiglio di Stato, su un caso simile avvenuto in Maremma. “Confidiamo – conclude il WWF – che il Consiglio dei Ministri voglia intervenire e portare al vaglio della Corte Costituzionale il provvedimento regionale, che vìola in modo evidente le disposizioni nazionali in materia e che rischia di aprire al taglio di tanti boschi che rendono così unico il paesaggio toscano”.

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Un momento molto triste per tutta la nostra comunità. Roma, 17 dicembre 2021

Questo è un momento molto triste per tutta la nostra comunità. Cinque colleghi del WWF Pakistan, infatti, lo scorso 15 dicembre hanno perso la vita mentre erano in viaggio per ispezionare una foresta, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Banca Mondiale per ridurre le emissioni derivanti dalla deforestazione e dal degrado forestale. Mentre si recavano a Nathiagali, una città incastonata tra montagne e fitte foreste nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, nel nord-ovest del Pakistan, sono stati coinvolti in un terribile incidente e la loro auto è finita in un burrone. La causa dell’incidente è ancora sconosciuta. In questa tragedia hanno perso la vita Aamir Saeed Khan, coordinatore provinciale; Iftikhar Hussain, organizzatore della campagna; Atif Ali Khan, analista dei sistemi informativi geografici; Rafiullah Swati, geometra forestale e l’autista Farhan Afridi: ambientalisti appassionati e competenti conosciuti e stimati da tutto il network. In questo momento così triste i nostri pensieri sono rivolti alle loro famiglie e ai nostri colleghi del WWF-Pakistan. Il WWF Italia da anni sostiene le attività di conservazione per il leopardo delle nevi in Pakistan, e siamo molto legati a questo ufficio del network WWF, dove lavorano persone straordinarie e appassionate, proprio come gli amici che abbiamo perso in questi giorni. 

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Oltre 100 paesi alla COP26, fra cui Brasile e Cina, si impegnano ad arrestare e invertire la perdita di foreste e il degrado del territorio entro il 2030, promuovendo uno sviluppo sostenibile e una trasformazione rurale inclusiva. Roma, 2 novembre 2021

Da Glasgow una buona notizia sulle foreste e sull’uso del suolo: oltre 100 capi di Stato oggi alla COP26 sul Clima hanno firmato la Dichiarazione dei leader di Glasgow sulle foreste e l’uso del suolo e il WWF incoraggia l’attuazione urgente di questo importante impegno. La Dichiarazione si impegna ad arrestare e invertire la perdita di foreste e il degrado del territorio entro il 2030 e prevede di impiegare 12 miliardi di dollari di fondi pubblici per proteggere e ripristinare le foreste, insieme a 7,2 miliardi di dollari di investimenti privati. La Dichiarazione, inoltre, è ben allineata con l’impegno di molti di questi governi di invertire la perdita di biodiversità entro il 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvando il Leaders’ Pledge for Nature. Fran Price, responsabile foreste del WWF Internazionale, afferma: “Le foreste forniscono servizi ecosistemici fondamentali per il benessere umano, economico e sociale, eppure continuano a scomparire ad un ritmo allarmante. L’impegno di oltre 100 leader mondiali per fermare e invertire la deforestazione e il degrado del territorio entro il 2030 è notevole, poiché finalmente viene affermato l’importante valore delle foreste e di altri ecosistemi naturali. Questo impegno ora dovrà essere adottato con urgenza, insieme alle azioni politiche necessarie per affrontare i fattori che causano la deforestazione e il degrado delle foreste, comprese le attività agricole ed estrattive non sostenibili, la proprietà e la governance della terra e i flussi finanziari. L’attuazione della dichiarazione dovrà includere politiche più forti, sia nei paesi importatori che in quelli produttori, più finanziamenti per la conservazione delle foreste e la partecipazione attiva delle popolazioni indigene e delle comunità locali (IPLC) nel processo decisionale e politico”. I governi dovrebbero intensificare gli sforzi per migliorare la governance della terra e delle foreste aumentando la partecipazione, la responsabilità e la trasparenza e affrontando la corruzione. Affinché questo sia possibile servono sostegno attivo alla partecipazione delle popolazioni indigene nei processi nazionali e internazionali rilevanti per i piani nazionali sul clima, e una formazione specifica per le popolazioni indigene per dotarli di strumenti per promuovere la trasparenza e il dialogo tra le comunità e il governo. Le strutture di governance dovrebbero essere progettate con meccanismi di inclusione per assicurare che le IPLC (Indigenous Peoples and Local Communities), in particolare le donne e i giovani, siano coinvolte nei processi di revisione dei Contributi Determinati a livello Nazionale (NDC) e che le proposte delle IPLC siano incorporate nelle politiche pubbliche che riguardano le loro terre e i loro mezzi di sussistenza.

Abbiamo anche bisogno di proteggere le foreste naturali, specialmente i paesaggi forestali intatti, distese ininterrotte di boschi ed altri ecosistemi associati, che sono critici per lo stoccaggio e il sequestro del carbonio e per la conservazione della biodiversità. Solo ai tropici, queste aree immagazzinano circa il 40% del carbonio presente sopra il suolo nelle foreste. Inoltre, le riforme delle politiche agricole dovrebbero essere combinate con la trasformazione del sistema alimentare per implementare approcci che non danneggino l’ambiente e promuovano impatti positivi su natura e persone. Come WWF esortiamo i governi ad integrare i loro impegni per le foreste e l’uso del suolo annunciati oggi con ambiziosi obiettivi temporali e attraverso un quadro comune e trasparente per il monitoraggio e la verifica di tali obiettivi. Non abbiamo tempo da perdere. L’implementazione è la chiave per ottenere risultati che assicurino un futuro positivo per la natura. Questi gli impegni chiave della Dichiarazione:

I. Conservare le foreste e altri ecosistemi terrestri e accelerare il loro ripristino;

II. Facilitare il commercio e le politiche di sviluppo, a livello internazionale e nazionale, che promuovano lo sviluppo sostenibile e la produzione e il consumo di beni sostenibili, che lavorino a beneficio reciproco dei paesi e che non portino alla deforestazione e al degrado della terra;

III. Ridurre la vulnerabilità, costruire la resilienza e migliorare i mezzi di sussistenza rurali, anche attraverso la responsabilizzazione delle comunità, lo sviluppo di un’agricoltura redditizia e sostenibile, e il riconoscimento dei molteplici valori delle foreste, riconoscendo al contempo i diritti delle popolazioni indigene, nonché delle comunità locali, in conformità con la legislazione nazionale e gli strumenti internazionali;

IV. Attuare e, se necessario, ridisegnare le politiche e i programmi agricoli per incentivare l’agricoltura sostenibile, promuovere la sicurezza alimentare produrre benefici per l’ambiente;

V. Riaffermare gli impegni finanziari internazionali e aumentare significativamente i finanziamenti e gli investimenti da un’ampia varietà di fonti pubbliche e private, migliorandone anche l’efficacia e l’accessibilità, per permettere un’agricoltura sostenibile, una gestione sostenibile delle foreste, la conservazione e il ripristino delle foreste, e il sostegno alle popolazioni indigene e alle comunità locali;

VI. Facilitare l’allineamento dei flussi finanziari con gli obiettivi internazionali per invertire la perdita e il degrado delle foreste, assicurando allo stesso tempo che siano in atto politiche e sistemi solidi per accelerare la transizione verso un’economia che sia resiliente e promuova gli obiettivi relativi alle foreste, all’uso sostenibile delle terre, alla biodiversità e al clima.

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WWF: AGIRE ORA CON MEZZI AEREI E FERMARE CHI CONTINUA AD APPICCARE IL FUOCO O PERDEREMO UN PATRIMONIO DAL VALORE INESTIMABILE. Intanto, incredibilmente, si discute di pre-aperture della stagione venatoria. Roma, 10 agosto 2021

La Calabria brucia, dal Pollino all’Aspromonte. Gli incendi che da giorni insistono nell’area del Parco Nazionale dell’Aspromonte e che hanno già causato ingenti danni e perdita di vite umane hanno ripreso vigore e violenza, dirigendosi inesorabilmente verso il bosco monumentale e le foreste vetuste di Acatti, Afreni e Valle Infernale, sito UNESCO, e verso la zona di riserva integrale. “Siamo particolarmente vicini al Presidente e a tutte le persone che vivono e lavorano nel Parco dell’Aspromonte. Siamo in contatto diretto con i nostri volontari locali e con le guide del Parco e ci uniamo alla loro richiesta di fare intervenire immediatamente ulteriori mezzi aerei o sarà troppo tardi e perderemo per sempre un patrimonio di inestimabile valore. Serve anche maggiore vigilanza a terra perché, nelle aree in cui le fiamme erano state spente, si sono registrati nuovi focolai, evidentemente appiccati da criminali senza scrupoli che in maniera sistematica stanno continuando a spargere inneschi. Questa situazione sta mettendo in ginocchio un intero territorio e se non presidiata rischia di vanificare ogni sforzo”, dichiara Dante Caserta, vice presidente di WWF Italia. Mentre Draghi ha mobilitato la Protezione Civile nazionale e la Regione Calabria chiede lo stato di calamità naturale, l’assessore Gallo denuncia i danni all’agricoltura, ma contemporaneamente, piuttosto che impegnarsi a fare applicare la legge che vieta per 10 anni il pascolo e la caccia nelle aree colpite dagli incendi, si appresta a varare il calendario venatorio con 5 giorni di preapertura (due in più dell’anno scorso), aumentando la pressione che dovrà subire la fauna selvatica nelle poche aree che non saranno distrutte dal fuoco e ignorando la gravità degli incendi e le raccomandazioni del MiTE. Nei giorni scorsi anche l’Oasi WWF Lago di Angitola era stata colpita dai roghi, con alberi centenari bruciati e decine di animali in fin di vita recuperati dai volontari WWF. “Siamo nella morsa del fuoco e stiamo assistendo a grandi disastri in molte aree del Mediterraneo, dove i recenti incendi boschivi stanno colpendo centinaia di persone e centri abitati, ma anche ecosistemi vitali e tantissimi animali. Purtroppo sappiamo già che, finché la crisi climatica continuerà ad aggravarsi e i responsabili non verranno individuati con indagini accurate e fermati con azioni repressive degne dei peggiori criminali quali sono, nei prossimi anni sperimenteremo incendi boschivi di intensità, frequenza e gravità ancora maggiori. Oggi più che mai serve un’azione urgente e forte per ridurre drasticamente le emissioni di anidride carbonica, e al contempo proteggere e ripristinare la natura del nostro Paese. Purtroppo episodi come questo rendono ancora più ardua questa sfida, a danno di tutti noi”, conclude Dante Caserta.  

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Incendi record anche in Turchia, dove si rischiano di perdere per sempre specie uniche e habitat vitali per 10 milioni di persone. L’ondata di caldo estremo che sta interessando l’Europa meridionale non si ferma e potrebbe essere una delle peggiori di sempre. Roma, 3 agosto 2021

Report – https://www.dropbox.com/sh/i5c76ve6z0aa3nr/AAC_ZJmgO3agtsjlcjrycf8Xa?dl=0.

Qui la campagna lanciata dal WWF per fronteggiare l’emergenza incendi  

Il pianeta in crisi a causa del riscaldamento globale, del disastro climatico e dalla scellerata distruzione di ecosistemi (tra cui appunto le foreste) continua ad essere travolto da una raffica di eventi catastrofici: dalle micidiali ondate di caldo in Nord America, che hanno determinato numerosi decessi ed incendi devastanti dall’Oregon, al Canada all’Alaska, alle alluvioni in Europa e in Cina, ai roghi inarrestabili della Siberia e ora agli incendi che stanno mettendo a ferro e fuoco il Mediterraneo. Ultima (ma ancora per quanto?) nella tragedia la Turchia dove solo giovedì scorso il calore prodotto dagli incendi è stata 4 volte maggiore di qualunque dato sinora mai registrato durante altri incendi nel paese. Una drammatica ondata di calore con picchi da record assoluto (nella città di Cizre sono stati registrati 49,1 °C) insieme ad atti sicuramente criminali (non dimentichiamoci che nel Mediterraneo gli incendi sono per più del 90% di origine umana) hanno generato incendi che stanno uccidendo persone, distruggendo un patrimonio di natura e di animali selvatici, cancellando un’importante economia collegata al turismo: un paese quindi tre volte in ginocchio. In Turchia, dove sono già 8 le persone vittime degli incendi, non sono solo le foreste a bruciare, ma anche la fauna selvatica è in grave pericolo. Il WWF in Turchia si è mobilitato subito per supportare le cliniche veterinarie nelle aree degli incendi nel recupero e nelle cure trattamento e la riabilitazione del numero massimo di animali feriti negli incendi, per supportare i loro bisogni e sviluppare le infrastrutture necessarie per la risposta alle emergenze e la riabilitazione a lungo termine. Le foreste della Turchia, che producono 42 milioni di tonnellate di ossigeno all’anno e trattengono circa 85 milioni di tonnellate di carbonio, proteggono suolo e i corsi d’acqua, ospitano milioni di creature viventi e sono una fonte di vita per circa 10 milioni di abitanti dei villaggi della foresta. Le foreste della Turchia ospitano molte specie endemiche, che però stiamo perdendo anche a causa degli incendi. Quattro gufi pescatori, animali rarissimi (se ne contano nel paese poche coppie superstiti) che vivono nel sud della Turchia proprio nelle foreste divorate ora dalle fiamme – sono stati uccisi dagli incendi e questo significa che abbiamo perso una significativa parte della popolazione conosciuta del Paese. Il numero di specie minacciate nel Mediterraneo e globalmente sta aumentando rapidamente e se continua così circa un milione di specie in tutto il mondo saranno in serio pericolo di estinzione a causa del cambiamento climatico e del nostro impatto sulla biosfera. Ogni anno in Turchia si verificano più di 2mila incendi boschivi e in media vengono distrutti 7mila ettari di terreno. Più del 90% di questi incendi sono causati dall’uomo, ma mentre le foreste bruciano, diventiamo più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. Come emerge dal report WWF “Mediterraneo in fiamme”, emerge come gli incendi diminuiscano di numero ma aumentino in modo impressionante per portata: a partire dal 2017 una nuova generazione di roghi è apparsa nell’Europa mediterranea. Si tratta dei mega-incendi, che generano vere e proprie tempeste di fuoco, come quella della Sardegna (20.000 ettari percorsi dalle fiamme) o quella che ha interessato nel 2020 oltre 3000 ettari in provincia di Trapani. La crescente ferocia degli incendi in tutto il pianeta, ci fa vedere con terrore quali siano le conseguenze di un pianeta climaticamente ed ecologicamente al collasso. La Turchia non è nuova agli incendi ma le fiamme di questi giorni sono fuori misura per le temperature raggiunge. Il servizio Europeo Copernico di monitoraggio atmosferico ha rilevato che in due giorni le temperature delle fiamme sono quadruplicate con uno sbalzo di ben 20 gigawatt da un giorno all’altro. Numeri fuori da qualunque scala e record registrato nel paese negli ultimi 20 anni. D’altronde lo stesso IPCC nel suo ultimo report ha sottolineato come a causa del cambiamento climatico l’Europa meridionale si troverà a fronteggia un significativo aumento del rischio incendi, rischio che stiamo già toccando con mani, con vite perse, con foreste e animali tragicamente carbonizzati. In aggiunta alcuni scienziati ritengono che l’ondata di caldo estremo che sta interessando l’Europa meridionale potrebbe essere una delle peggiori mai registrate. Si prevede che le temperature ad Ankara e dintorni saranno nel mese di agosto di ben 12°C al di sopra delle media sinora registrata.  Non è un caso se gli incendi abbiano già colpito il sud della Grecia, forzando l’evacuazione di cittadini e turisti. Fiamme vengono anche registrate in Bulgaria e Albania. L’Unione Europea ha lanciato il livello più alto di allerta incendi in Italia, Portogallo, Spagna. Si teme quindi che la stagione degli incendi continuerà a colpire tutto il bacino del Mediterraneo nelle prossime settimane. Drammaticamente in linea con le previsioni dei climatologi con quello che il cambiamento climatico porterà nelle nostre vite. Vai al report WWF “Mediterraneo in fiamme”.

Le 5 raccomandazioni del WWF per ridurre il rischio e l’incidenza degli incendi nel bacino del Mediterraneo.

1. RIDURRE L’ALTO TASSO DI INCIDENTI E PORRE FINE ALL’IMPUNITÀ attraverso la prevenzione e le condanne agli incendiari.

2. RIDURRE L’INFIAMMABILITÀ DEL PAESAGGIO attraverso piani di prevenzione efficaci e la mappatura delle aree a rischio. 

3. MIGLIORARE LE CAPACITÀ DI DIFESA CIVILE, attraverso il miglioramento del coordinamento delle emergenze e l’educazione alla cultura del rischio. 

4. MIGLIORARE LA GOVERNANCE DELLA GESTIONE DEGLI INCENDI, potenziando il coordinamento della prevenzione e della soppressione.

5. CONTRASTARE EFFICACEMENTE LA CRISI CLIMATICA, riducendo le emissioni di gas serra e aumentando la capacità di assorbimento di foreste e altri ecosistemi.  Bisogna inoltre varare finalmente il Piano Nazionale di Adattamento, nonché i piani Regionali. 

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Il WWF lancia una nuova piattaforma per il cambiamento. La sfida è realizzare concretamente gli impegni di imprese e società per fermare la deforestazione e la conversione delle foreste. Roma, 10 giugno 2021

Mentre la deforestazione e il degrado forestale continuano a un ritmo allarmante e le misure per arrestare la conversione degli ecosistemi forestali in campi e piantagioni procedono a rilento, il WWF lancia oggi Forests Forward, una nuova piattaforma per il cambiamento che coinvolge aziende, comunità e organizzazioni – trasversalmente ai settori interessati -, per accelerare un cambio di rotta nelle aree tropicali dove la biodiversità è massima. “Le aziende e gli investitori di tutto il mondo sono soggetti cruciali per mettere in pratica nuovi approcci capaci di accrescere i benefici legati alla produttività ecologica e alla biodiversità, affrontando contestualmente alcune delle più grandi sfide ecologiche del nostro tempo: cambiamento climatico, sicurezza idrica e alimentare”, afferma Julia Young, Direttrice di WWF Global Forest Sector Transformation. “Guardando alle sfide da qui al 2030, diventa urgente un’azione globale sulla crisi climatica, la povertà, la perdita di biodiversità, la produzione insostenibile e il consumo eccessivo. e Arrestare la deforestazione e il degrado forestale è un obiettivo risolutivo”. Forests Forward permetterà alle imprese di intraprendere percorsi innovativi e lungimiranti per realizzare e dimostrare impatti positivi sulle aree forestali e agli investitori di dare un contributo positivo all’Agenda Globale per la Sostenibilità. La piattaforma per il cambiamento  mette in risalto il ruolo delle comunità locali nella gestione delle foreste e nella loro conservazione, che chiedono di essere adeguatamente riconosciuti. Si tratta di applicare approcci innovativi e sperimentati, e strumenti efficaci di verifica della gestione forestale nei paesi tropicali, per favorire la diffusione di buone pratiche sostenibili di utilizzo, collettivo o individuale, della foresta a più piccola scala. “Le foreste intatte riducono la possibilità di salto di specie da parte di virus e batteri ospitati dalle popolazioni animali che le abitano, e assorbono il 26% delle emissioni umane di CO2. Solo per questo, dovremmo metterle al centro delle nostre politiche. Per affrontare il cambiamento climatico in atto, prevenire la diffusione di pandemie e realizzare gli obiettivi climatici globali, abbiamo bisogno di una maggiore azione sulla deforestazione, il degrado e il ripristino delle foreste. Forests Forward offre una piattaforma unica per aumentare la collaborazione tra le diverse parti interessate, promuovere l’innovazione e garantire che le foreste continuino a fornire vantaggi alle persone e al clima ” ha detto Isabella Pratesi, Direttrice Programma di Conservazione WWF Italia. Un recente rapporto pubblicato dal WWF ha rilevato che oltre 43 milioni di ettari di foresta sono andati perduti solo nelle aree tropicali e subtropicali negli ultimi 13 anni, mentre il Living Planet report 2020 mostra un allarmante calo (del 68%, in media), delle popolazioni di mammiferi, uccelli, pesci, anfibi e rettili dal 1970. Forests Forward mira a coinvolgere tutti gli stakeholder per proteggere e migliorare la gestione di 150 milioni di ettari di foresta entro il 2030. “Le risorse e i servizi forniti dalle foreste sono inestimabili, ma costantemente sottovalutati nelle decisioni aziendali e di investimento. È necessario comprendere a pieno il grande valore delle foreste, non solo per il legname che forniscono, ma anche per i servizi ecosistemici che offrono a miliardi di persone, tra cui acqua dolce, cibo, un clima stabile, biodiversità e migliori condizioni di vita” conclude Isabella Pratesi. Tra le prime aziende ad aderire alla piattaforma lanciata oggi ci sono gruppi come HP, Ikea, International Paper Company, Sofidel, Suzano. Il gruppo cartario Sofidel è da anni impegnato, a fianco del WWF, sulla strada della sostenibilità. “Sofidel prende parte con convinzione al programma Forests Forward. Questa adesione rappresenta un modo per rafforzare il nostro impegno per proteggere le foreste, preservare la biodiversità e contribuire a tutelare i diritti delle comunità locali. Una piattaforma innovativa che aiuterà a rendere più incisivo l’impegno collettivo per costruire un futuro migliore per le persone e il pianeta: per concorrere ad attuare l’atteso cambiamento trasformativo che tutti siamo chiamati a sostenere” ha sottolineato Luigi Lazzareschi, Amministratore Delegato, Gruppo Sofidel. Come partecipanti a Forests Forward, le aziende si impegnano in aree quali la migliore gestione delle foreste, migliore selvicoltura, riforestazione e ripristino degli ecosistemi, protezione e recupero della biodiversità, lotta all’illegalità in tutta la catena di approvvigionamento, certificazione forestale credibile, catene del valore giuste, inclusive ed eque, investimenti in aree prioritarie per la conservazione. I progetti dei partecipanti possono essere seguiti sulla piattaforma interattiva del WWFhttps://explorer.land/p/page/wwf-forests-forward/. Immagini foreste – https://www.dropbox.com/sh/v9d6d5b90lqainw/AACBqjyzby9FnQa2nMoDbOr4a?dl=0.  

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Tra il 2005 e il 2017 soia, olio di palma e carne bovina sono stati i prodotti importati dall’UE di maggior peso nella deforestazione tropicale, seguiti da prodotti legnosi da piantagioni, cacao e caffè. L’Italia al secondo posto nella classifica degli otto paesi europei responsabili dell’80% della deforestazione inclusa nei prodotti importati. Roma, 13 aprile 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/axljhvpfmdb0opq/AACGDrM33BJ9oQXdbAryi7kZa?dl=0.

Link al report “Stepping up: The continuing impact of EU consumption on nature”https://www.dropbox.com/sh/qhufwmd0ydzkgpu/AABxRH5ZAWu6wLuwJUT2RRzsa?dl=0.

Quasi del tutto inconsapevolmente, trasformiamo e consumiamo prodotti provenienti dai paesi tropicali e sub-tropicali che incorporano deforestazione e trasformazione di ecosistemi naturali. Un nuovo report del WWF svela che l’Unione Europea è fra i maggiori importatori al mondo, seconda solo alla Cina, di “deforestazione incorporata” e responsabile delle emissioni di gas serra che questa provoca. L’Italia, in base ai dati del 2017, si è collocata al secondo posto nella classifica degli otto paesi europei responsabili dell’80% della deforestazione inclusa nei prodotti, di provenienza tropicale, lavorati e consumati nell’UE. La Commissione Europea sta lavorando ad una proposta legislativa, da sottoporre presto al Parlamento Europeo e agli Stati membri, capace di disaccoppiare dalla deforestazione le importazioni dell’UE. L’analisi del WWF mette soprattutto in risalto la necessità che questa legge allo studio prenda in considerazione, oltre agli ecosistemi forestali, anche le praterie, le savane e le zone umide delle stesse regioni, che vengono distrutti per far spazio a campi e pascoli a causa della crescita della domanda di prodotti e del trasferimento delle produzioni agricole e zootecniche dai terreni occupati da foreste verso altri tipi di ecosistemi. Basato su dati e approfondimenti realizzati dallo Stockholm Environment Institute (SEI)  e sulle analisi del Transparency for Sustainable Economies-Trase, il report “Stepping up: The continuing impact of EU consumption on nature” svela quello che si nasconde dietro le quinte delle importazioni dell’UE: la responsabilità nella deforestazione tropicale e la distruzione di altri ecosistemi in tutto il mondo. Secondo uno degli autori principali del report Anke Schulmeister-Oldenhove, Senior Forest Policy Officer dello European Policy Office-EPO del WWF: “In tutto il mondo, la deforestazione e la trasformazione di ecosistemi naturali stanno alimentando la crisi del clima e della biodiversità. Stiamo segando il ramo su cui siede l’umanità e mettendo a repentaglio la nostra stessa salute. In questo momento l’UE è parte del problema ma, con la giusta legislazione, potrebbe diventare parte della soluzione. La Commissione europea deve usare i dati pubblicati dal WWF come ultimo appello per Strasburgo e presentare al Parlamento una proposta legislativa, solida ed efficace, per ridurre l’impronta ecologica dell’UE. Questa legge dovrà impedire a qualsiasi prodotto, realizzato in modo legale o illegale, collegabile comunque alla trasformazione degli ecosistemi, di entrare nei mercati dell’Unione Europea. Il provvedimento dovrà andare ben oltre le misure volontarie per le imprese, fornendo alle aziende regole chiare e attuabili”. Secondo il rapporto WWF, nel 2017 l’Unione Europea è risultata il secondo più grande importatore di deforestazione incorporata nei prodotti, subito dopo la Cina. La sua responsabilità è infatti ricollegabile alla deforestazione e trasformazione di 203.000 ettari di terreni naturali, con l’emissione di 116 milioni di tonnellate di CO₂. Nel periodo di studio l’UE ha causato il 16% della deforestazione associata al commercio internazionale, superando India (9%), Stati Uniti (7%) e Giappone (5%) [1]. Tra il 2005-2017 la soia, l’olio di palma e la carne bovina sono stati, in termini quantitativi, i prodotti importati dall’UE di maggior peso nella deforestazione tropicale, seguiti dai prodotti legnosi prelevati da piantagioni, cacao e caffè. Durante questo periodo otto tra le maggiori economie dell’UE (nell’ordine: Germania, Italia, Spagna, Regno Unito, Paesi Bassi, Francia, Belgio e Polonia) hanno generato, da sole, l’80% della deforestazione collegata alle importazioni UE dai paesi tropicali. La domanda di questi prodotti da parte dell’UE è anche alla base della distruzione di ecosistemi non forestali, come le praterie o le zone umide. Il report del WWF mostra chiari legami tra i consumi dei paesi dell’UE, in particolare di soia e manzo, e la conversione delle praterie in terreni agricoli, come ad esempio gli hotspot di deforestazione del Cerrado in Brasile e del Chaco in Argentina e Paraguay [2]. “La deforestazione tropicale e la conversione degli ecosistemi associate alle importazioni di prodotti agricoli da parte dell’UE sono state finalmente quantificate per cui non possono essere più ignorate”, ha detto Michael Lathuillière, alla guida della squadra per la mappatura delle catene di approvvigionamento di Trase e ricercatore allo Stockholm Environment Institute. “L’iniziativa Trase è capace di mettere in evidenza gli stretti legami tra le importazioni di materie prime come soia, carne bovina e olio di palma e il rischio di deforestazione e di trasformazione di altri ecosistemi, e quindi promuovere un’azione europea mirata alla riduzione del suo impatto sulla biodiversità e delle emissioni di gas serra”. Nel 2020, quasi 1,2 milioni di persone hanno aderito alla consultazione pubblica dell’UE sulla deforestazione attraverso la campagna #Together4Forests, guidata dal WWF e altre organizzazioni, per chiedere una legislazione severa, capace di ridurre il peso dell’UE nel problema mondiale della deforestazione e distruzione di altri ecosistemi. La partita ora si gioca nel campo delle istituzioni europee che dovranno dar vita alla nuova legge chiesta a gran voce dai cittadini. Il WWF segue da vicino i suoi sviluppi, e recentemente ha anche pubblicato una sua checklist per la nuova legislazione. Prima di tutto, la nuova legge comunitaria dovrà garantire che le merci che possono aver contribuito alla deforestazione o alla trasformazione di altri ecosistemi non arrivino a circolare internamente all’Europa; secondariamente che nei paesi produttori vengano rispettati anche i diritti umani. La legge dovrà prevedere requisiti obbligatori per la due diligence a carico delle imprese, ma anche del settore finanziario, oltre ad assicurare la tracciabilità delle merci interessate e la trasparenza delle catene di approvvigionamento. In parallelo, è essenziale che l’UE rafforzi la sua cooperazione con i paesi produttori per sostenere gli sforzi globali rivolti a porre fine alla deforestazione, alla distruzione della natura e alle violazioni dei diritti umani.

Le 8 richieste del WWF per una nuova legge europea sulla deforestazione.

1. I prodotti e le materie prime introdotti nel territorio europeo devono risultare sostenibili, oltre a essere stati prodotti legalmente in base alle leggi del paese d’origine.

2. Il campo di applicazione della norma comunitaria deve comprendere anche la conversione e il degrado degli altri ecosistemi naturali, oltre alla deforestazione e al degrado delle foreste naturali.

3. La nuova legislazione, sulla base di criteri oggettivi e scientifici, deve riguardare sia materie prime che loro trasformazioni potenzialmente legate alla conversione o al degrado delle foreste e degli ecosistemi naturali.

4. Nessuna violazione dei diritti umani deve essere legata alla raccolta o produzione di materie prime immesse sul mercato dell’UE.

5.Vengano introdotti requisiti obbligatori per le imprese e il settore finanziario, per garantire la due diligence, la tracciabilità delle materie prime e la trasparenza della catena di approvvigionamento.

6. Vengano fornite definizioni chiare dei termini e dei concetti utilizzati nella legislazione.

7. La nuova legge deve essere applicata e fatta rispettare rigorosamente in tutti gli Stati membri dell’UE, con sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive.

8. La normativa deve prevedere altre misure, aggiuntive e complementari, per affrontare la distruzione e il degrado delle foreste naturali e di altri ecosistemi naturali.

Note.

[1] L’UE è il secondo più grande importatore di deforestazione dopo la Cina. Nel 2017, l’UE è stata responsabile del 16% della deforestazione associata al commercio internazionale. E’ stata superata dalla Cina (24%) ma ha superato l’India (9%), gli Stati Uniti (7%) e il Giappone (5%). Fonte: WWF, 2021. Stepping up: The continuing impact of EU consumption on nature. Rapporto basato su dati e approfondimenti compilati dallo Stockholm Environment Institute/Trase.

2] Questi hotspot di deforestazione sono stati identificati anche nel recente rapporto del WWF Deforestation Fronts

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21 marzo, #InternationalForestDay – I MAGNIFICI 10 SONO GLI ALBERI MONUMENTALI NELLE OASI WWF: TESTIMONI DELLA NATURA E DELLA STORIA – “Foreste: i polmoni della Terra” è il nuovo corso disponibile gratuitamente su One Planet School, il portale di e-learning WWF che l’Associazione lancia nella Giornata dedicata alle Foreste. Sapevi che le foreste assorbono il 26% delle emissioni umane di CO2?

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Roma, 21 marzo 2021Scoprilo su One Planet School https://oneplanetschool.wwf.it/.

Link alla pagina web di campagna: http://bit.ly/RenatureItaly.

Ecco i 10 patriarchi arborei censiti dal WWF nelle proprie Oasi. Molti di loro erano già lì quando i mille garibaldini sbarcarono a Marsala, nel 1860. Alcuni di loro ombreggiavano già quando in Francia infuriava la rivoluzione francese, o quando Alessandro Manzoni scriveva i Promessi Sposi. Alberi monumentali che impreziosiscono le aree naturali con il loro maestoso portamento, testimoni della storia, del luogo e del tempo. Boschi e foreste sono, assieme alle aree umide costituite da stagni, laghi e lagune, gli habitat maggiormente rappresentati all’interno della rete di aree protette del panda. All’interno di foreste antiche e perciò preziose per la nostra biodiversità, spiccano molto spesso alberi secolari o plurisecolari, che il WWF ha censito:

1) LE QUERCE DELL’OASI FLUVIALE DEL MOLINO GRANDE  

Il fascino infinito di alcuni alberi monumentali lungo il corso del fiume Idice è stato il motore che ha spinto circa 40 anni fa un gruppo di soci WWF a rinaturalizzare le sponde del fiume fino a dar vita a quella che oggi è l’Oasi WWF e Parco fluviale del Molino Grande, in Emilia Romagna. Sono roverelle in filare con una circonferenza variabile dai 3,50 a 3,70 metri. Innegabile il loro valore e la loro forza e potenza, testimonianza del passaggio del tempo. 

2) I CASTAGNI DELL’OASI DI MONTOVOLO 

Si estende per circa 80 ettari sul fianco nord-est del Montovolo, nella media valle del Reno in Emilia Romagna, l’Oasi WWF omonima, acquistata attraverso donazioni e lasciti, ospita estesi boschi di castagni di notevoli dimensioni. Due in particolare, lungo il sentiero che porta alla cima del monte (dove si trova il Santuario) raggiungono una circonferenza di circa 7,50 mt. che fa presupporre un’età di circa 350/400 anni.  

3) I PATRIARCHI DELL’OASI WWF DEI GHIRARDI 

La Riserva dei Ghirardi (PR) ospita circa 30 individui censiti, e oltre un centinaio di esemplari complessivi, di roverella (Quercus pubescens) con dimensioni “monumentali” secondo la definizione della legge regionale dell’Emilia Romagna. La maggior parte ha una età compresa tra i 200 e i 250 anni. L’esemplare più grande è quello in località Pradelle, presso il Centro Visite, di oltre 5m di circonferenza a petto d’uomo, alto circa 15 m.  

4) I TRE FRATI DELL’OASI WWF GUARDIARGIA CAMPOCHIARO

In località Tre Frati della Riserva regionale Oasi WWF Guardiaregia-Campochiaro in Molise, ad una quota di 1.130 m s.l.m. nella ricca e per molti tratti ben conservata faggeta alle pendici di Monte Mutria, troviamo alcuni faggi secolari. Il più vetusto è un vero e proprio patriarca della natura, con un’età stimata di oltre 400 anni. Gli altri esemplari “dimostrano” un’età tra i 250 ed i 300 anni per un’altezza che va dai 28 ai 32 metri.  I faggi, che da secoli sono denominati “I Tre Frati” per la leggenda di tre fratelli impiccati sul posto per furto di bestiame, non sono mai più stati tagliati in memoria del tragico episodio. Ancor’oggi sotto le imponenti fronde si respira un’atmosfera che sa di magia e di antiche leggende. 

5) LA GRANDE FARNIA NEL BOSCO PANTANO DI POLICORO 

Il bosco Pantano di Policoro rappresenta l’ultimo lembo di bosco planiziale rimasto nel Sud Italia e tra i pochissimi nel sud Europa. Ben 60 le piante di farnia censite grazie al progetto ri recupero e rinaturaizzazione “L’ultima foresta incantata”, assieme a Regione, Università della Basilicata e Fondazione ConilSud. Tra le quali spicca un esemplare dall’età presunta di 100-200 anni, 20 metri d’altezza e 283 cm di circonferenza massima.

6) IL GRANDE ULIVO DI TORRE GUACETO

A metà tra Valle D’Itria e Salento, in quella fascia che si lascia la murgia alle spalle e si tuffa verso il mare, insiste l’uliveto secolare di Serranova nell’oasi di Torre Guaceto. Qui, tra gli altri, emerge il Grande Ulivo del Crocifisso.  Un tronco grande, scavato dal tempo e avvolto dalla enorme chioma, è uno dei grandi vecchi che si trovano negli uliveti di Torre Guaceto, ma il suo destino si lega ad una storia che viene da lontano, e che parla di una tempesta, di un naufragio, di un salvataggio.  Ancora oggi l’omaggio al Crocifisso e all’ulivo viene ripetuto nella prima domenica di maggio. 

7) GENNARINO, LA QUERCIA MONUMENTALE DEGLI ASTRONI  

Con oltre 400 anni di età, Gennarino è la più famosa tra le querce monumentali dell’Oasi WWF Cratere degli Astroni a Napoli. Appartenente ad una specie che un tempo formava in Italia estese foreste planiziali, la farnia, Quercus robur, si erge al centro di una radura naturale ricca di pomici, testimonianza dell’ultima attività eruttiva e che oggi rappresenta un hot spot di biodiversità grazie alla sua capacità di ospitare numerose altre specie animali e vegetali come il picchio rosso maggiore e il cerambice notturno della quercia.

8) LA GRANDE SUGHERA DI BURANO

Considerata la nonna di tutte le piante dell’Oasi maremmana, questo albero è cresciuto nella parte retrodunale e ha un aspetto unico e suggestivo, tant’è che è stata proposta dalla regione Toscana tra le piante monumentali per il suo alto valore estetico-paesaggistico. Ha una circonferenza di appena 260 cm pur essendo plurisecolare (400 anni) a causa del fenomeno del bonsaismo, dovuto alle condizioni geo-morfologiche del luogo. Nella sua corteccia si può leggere la storia del territorio e spesso i bambini in visita sono invitati ad ascoltare il suo cuore. Il diametro della chioma è di 18, 40 metri, l’altezza è di oltre 11 metri.

9) IL LECCIONE DI BOSCO ROCCONI 

E’ la più vecchia sentinella dell’Alta Valle dell’Albegna, all’interno della Riserva Naturale e Oasi WWF Bosco Rocconi, nella Maremma interna, in un luogo di difficile accesso, nascosto dalla fitta vegetazione che ricopre la valle del Torrente Rigo, sotto il Sasso del Famo, luogo impervio e selvaggio.  Il leccione, sopravvissuto anche ad un fulmine che ne ha lasciato visibili segni, è stato proposto dalla Regione Toscana per l’inserimento tra le piante monumentali. Ha una circonferenza a terra di 6,50 metri, con una chioma del diametro di 15 e un’altezza di 18.

10) LE QUERCE SECOLARI DI PIAN SANT’ANGELO

L’Oasi e Monumento naturale di Pian Sant’Angelo, nel Lazio settentrionale in provincia di Viterbo si caratterizza – oltre per le tipiche forre, veri e propri canyon naturali – per il fatto di conservare il paesaggio agricolo “antico” con tutti i suoi elementi caratteristici tradizionali, come siepi e grandi roverelle plurisecolari in mezzo ai campi.

E per scoprire tutto il valore dei grandi alberi, ma ancora di più dei grandi ecosistemi forestali del Pianeta, il WWF lancia il corso “Foreste: i polmoni della Terra” su One Planet School.

Lo sai che… le foreste intatte riducono la possibilità di salto di specie da parte di virus e batteri ospitati dalle popolazioni animali che le abitano? Le foreste assorbono il 26% delle emissioni umane di CO2? 800 milioni di persone dipendono dalle foreste per bere acqua pulita?

“Foreste: i polmoni della Terra” è il nuovo corso disponibile gratuitamente su One Planet School, il portale di e-learning WWF. Il percorso è articolato in 10 lezioni in cui emerge la bellezza e complessità degli ecosistemi forestali, la biodiversità che in essi si cela e il loro valore naturale ed economico; ma parla anche di riproduzione vegetale e di popoli che ancora abitano le foreste primarie dall’Asia al Sud America passando per il continente africano. Sono inoltre presentati gli effetti benefici, per lo sviluppo psicofisico di bambini e adulti, del vivere in un ambiente naturale sano. Il corso svela le minacce che stanno riducendo drasticamente le foreste di tutto il pianeta, dai cambiamenti climatici alla scelta dei beni che acquistiamo, ma aiuta anche a capire cosa può fare il singolo, e cosa si sta muovendo al livello nazionale e internazionale. Al corso hanno gentilmente contribuito Giorgio Vacchiano (Università di Milano), Alessandro Chiarucci (Università di Bologna), Sabina Burrascano (Università La Sapienza), Davide Ascoli (Università di Torino), Riccardo Valentini (Università della Tuscia), Angelo Barili (Università di Perugia), Gemma Calamandrei (Istituto Superiore della Sanità), Anna Barbati (Università della Tuscia), Marco Marchetti (Università del Molise), Eva Alessi (WWF Italia).

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Domenica 21 marzo è la Giornata mondiale delle foreste. L’APPELLO DEL WWF IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEDICATA ALLE FORESTE DEL 21 MARZO. #FORESTDAY – PROSEGUE LA CAMPAGNA RENATURE ITALY CON CUI L’ORGANIZZAZIONE VUOLE RECUPERARE I BOSCHI PRIMARI E VETUSTI. Roma, 19 marzo 2021

Cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/g2ii9whvc4ounwe/AADNIxTqGLxemXFySVqs3Vnta?dl=0.

Link alla pagina web di campagna: http://bit.ly/RenatureItaly.

Sta nella conoscenza e nella conservazione dei boschi vetusti la chiave per custodire la biodiversità forestale italiana. Le foreste primarie e secolari sono infatti ecosistemi, ricchi di una molteplicità di forme di vita rare e preziose, capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, trattenendolo nel legno e nelle radici, contribuendo così alla lotta ai cambiamenti climatici. Servono più boschi maturi ed ecosistemi forestali più complessi e in evoluzione naturale, la cui gestione sia ispirata al modello offerto dai boschi vetusti. È questo l’appello che il WWF lancia in occasione dell’International Forest Day, la Giornata Internazionale dedicata alle foreste. Un obiettivo che si è posta anche l’Unione Europea che con la “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030” riconosce esplicitamente il valore intrinseco delle foreste primarie e delle foreste vetuste e la necessità di proteggerle. Come primo passo l’UE si è posta l’obiettivo di definire, mappare, monitorare e proteggere rigorosamente tutte le foreste primarie e vetuste ancora esistenti in Europa. Non è da meno l’UNESCO, che ha creato il “Sito diffuso” delle antiche foreste di faggio europee, un insieme di 78 tessere di faggete (superficie totale di oltre 90 mila ettari più 250 mila di aree cuscinetto) distribuite in 12 paesi europei: una rete che abbraccia Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Germania, Italia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ucraina. 10 le foreste italiane inserite in questa rete di faggete da tempo estranee all’intervento umano. Esse vanno dai climi appenninici delle Foreste Casentinesi e del Parco nazionale d’Abruzzo fino al limite di distribuzione negli ambienti caldo-aridi mediterranei, come le faggete di bassa quota di Monte Raschio (Oriolo Romano) e sul Gargano. La loro tutela rappresenta un elemento primario per sostenere il patrimonio naturale mondiale dell’UNESCO.

FORESTE PRIMARIE E FORESTE VETUSTE – Le foreste primarie sono di antica origine, estranee alle pratiche agricole e principalmente collocate in ambiente montano, su terreni non produttivi. Sebbene condizionate dall’attività umana, comunque si sono potute sviluppare secondo processi rigenerativi naturali. Le foreste vetuste (old-growth forests) sono quelle in cui da un lungo periodo di tempo i processi dinamici in atto non sono stati influenzati dall’uomo, compreso il prelievo del legno vivo o morto. I boschi vetusti sono molto rari in Italia e di estensioni molto limitate. La loro salvaguardia è considerata indispensabile.

LEGNO MORTO, FORESTA VIVA – L’abbondante presenza di legno morto nella foresta è un elemento che caratterizza il bosco vetusto. Il suo quantitativo viene misurato allo scopo di determinarne il grado di naturalità. Ad esempio, nella faggeta vetusta di Val Cervara, nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise il volume di legno morto ammonta al 30% di tutta la massa legnosa. L’importanza del legno morto risiede nel suo divenire un luogo di vita per centinaia di specie animali e vegetali. Dai funghi saproxilici, che contribuiscono al processo di decomposizione del legno, ai coleotteri le cui larve si cibano di legno morto, a specie di piante vascolari che se ne avvantaggiano per la germinazione, agli uccelli che ne sfruttano le cavità per deporre le uova.

ALBERI MONUMENTALI – Il WWF ha avviato il censimento degli alberi monumentali all’interno delle proprie Oasi: dall’uliveto secolare di Torre Guaceto (BR) alla quercia monumentale all’interno del Cratere degli Astroni a Napoli, dalla sughera di 400 anni nell’Oasi di Burano in Toscana ai “Tre frati”, faggi secolari dell’Oasi molisana di Guardiaregia Campochiaro, sono decine i patriarchi della natura censiti: tanti “pezzi” di una straordinaria storia vegetale di quei luoghi ma anche elementi di attrazione per visitatori e appassionati.

LA CAMPAGNA RENATURE – Con la campagna ReNature il WWF si pone l’obiettivo di restaurare e “riconnettere” almeno il 15% di territorio italiano, concentrandosi sugli ecosistemi con un elevato potenziale di stoccaggio del carbonio (foreste per il clima) e su quelli che contribuiscono alla mitigazione delle inondazioni e alla prevenzione degli incendi e del dissesto idrogeologico, come foreste, zone umide, fiumi e aree costiere. Un esempio è il progetto “L’ultima #foresta incantata” avviato all’interno della Riserva Naturale e Oasi WWF di Policoro (MT) assieme alla Regione, all’Università della Basilicata e a Fondazione Con il Sud: per ridare vita al bosco pantano e far tornare la foresta costiera di Policoro ai suoi antichi splendori si attueranno interventi di rinaturalizzazione e di creazione di piccoli invasi per restituire all’habitat del bosco allagato l’acqua sottratta dall’uomo negli ultimi 30 anni.

Foto – https://www.dropbox.com/sh/k5qw9i8tmtozyk9/AACM3K61jwZSzndvqTlNOWapa?dl=0.

Video – https://www.dropbox.com/sh/ldjiqocacth7orn/AADsfbGLlywv-PhNPw0Afpi3a?dl=0.

Materiali – https://www.dropbox.com/sh/pms88lm7poma2q5/AACYCsgtMie4bMxYnuj3YHsma?dl=0.   

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