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Archive for the ‘boschi e foreste’ Category

21 marzo, #InternationalForestDay – I MAGNIFICI 10 SONO GLI ALBERI MONUMENTALI NELLE OASI WWF: TESTIMONI DELLA NATURA E DELLA STORIA – “Foreste: i polmoni della Terra” è il nuovo corso disponibile gratuitamente su One Planet School, il portale di e-learning WWF che l’Associazione lancia nella Giornata dedicata alle Foreste. Sapevi che le foreste assorbono il 26% delle emissioni umane di CO2?

Cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/g2ii9whvc4ounwe/AADNIxTqGLxemXFySVqs3Vnta?dl=0.

Roma, 21 marzo 2021Scoprilo su One Planet School https://oneplanetschool.wwf.it/.

Link alla pagina web di campagna: http://bit.ly/RenatureItaly.

Ecco i 10 patriarchi arborei censiti dal WWF nelle proprie Oasi. Molti di loro erano già lì quando i mille garibaldini sbarcarono a Marsala, nel 1860. Alcuni di loro ombreggiavano già quando in Francia infuriava la rivoluzione francese, o quando Alessandro Manzoni scriveva i Promessi Sposi. Alberi monumentali che impreziosiscono le aree naturali con il loro maestoso portamento, testimoni della storia, del luogo e del tempo. Boschi e foreste sono, assieme alle aree umide costituite da stagni, laghi e lagune, gli habitat maggiormente rappresentati all’interno della rete di aree protette del panda. All’interno di foreste antiche e perciò preziose per la nostra biodiversità, spiccano molto spesso alberi secolari o plurisecolari, che il WWF ha censito:

1) LE QUERCE DELL’OASI FLUVIALE DEL MOLINO GRANDE  

Il fascino infinito di alcuni alberi monumentali lungo il corso del fiume Idice è stato il motore che ha spinto circa 40 anni fa un gruppo di soci WWF a rinaturalizzare le sponde del fiume fino a dar vita a quella che oggi è l’Oasi WWF e Parco fluviale del Molino Grande, in Emilia Romagna. Sono roverelle in filare con una circonferenza variabile dai 3,50 a 3,70 metri. Innegabile il loro valore e la loro forza e potenza, testimonianza del passaggio del tempo. 

2) I CASTAGNI DELL’OASI DI MONTOVOLO 

Si estende per circa 80 ettari sul fianco nord-est del Montovolo, nella media valle del Reno in Emilia Romagna, l’Oasi WWF omonima, acquistata attraverso donazioni e lasciti, ospita estesi boschi di castagni di notevoli dimensioni. Due in particolare, lungo il sentiero che porta alla cima del monte (dove si trova il Santuario) raggiungono una circonferenza di circa 7,50 mt. che fa presupporre un’età di circa 350/400 anni.  

3) I PATRIARCHI DELL’OASI WWF DEI GHIRARDI 

La Riserva dei Ghirardi (PR) ospita circa 30 individui censiti, e oltre un centinaio di esemplari complessivi, di roverella (Quercus pubescens) con dimensioni “monumentali” secondo la definizione della legge regionale dell’Emilia Romagna. La maggior parte ha una età compresa tra i 200 e i 250 anni. L’esemplare più grande è quello in località Pradelle, presso il Centro Visite, di oltre 5m di circonferenza a petto d’uomo, alto circa 15 m.  

4) I TRE FRATI DELL’OASI WWF GUARDIARGIA CAMPOCHIARO

In località Tre Frati della Riserva regionale Oasi WWF Guardiaregia-Campochiaro in Molise, ad una quota di 1.130 m s.l.m. nella ricca e per molti tratti ben conservata faggeta alle pendici di Monte Mutria, troviamo alcuni faggi secolari. Il più vetusto è un vero e proprio patriarca della natura, con un’età stimata di oltre 400 anni. Gli altri esemplari “dimostrano” un’età tra i 250 ed i 300 anni per un’altezza che va dai 28 ai 32 metri.  I faggi, che da secoli sono denominati “I Tre Frati” per la leggenda di tre fratelli impiccati sul posto per furto di bestiame, non sono mai più stati tagliati in memoria del tragico episodio. Ancor’oggi sotto le imponenti fronde si respira un’atmosfera che sa di magia e di antiche leggende. 

5) LA GRANDE FARNIA NEL BOSCO PANTANO DI POLICORO 

Il bosco Pantano di Policoro rappresenta l’ultimo lembo di bosco planiziale rimasto nel Sud Italia e tra i pochissimi nel sud Europa. Ben 60 le piante di farnia censite grazie al progetto ri recupero e rinaturaizzazione “L’ultima foresta incantata”, assieme a Regione, Università della Basilicata e Fondazione ConilSud. Tra le quali spicca un esemplare dall’età presunta di 100-200 anni, 20 metri d’altezza e 283 cm di circonferenza massima.

6) IL GRANDE ULIVO DI TORRE GUACETO

A metà tra Valle D’Itria e Salento, in quella fascia che si lascia la murgia alle spalle e si tuffa verso il mare, insiste l’uliveto secolare di Serranova nell’oasi di Torre Guaceto. Qui, tra gli altri, emerge il Grande Ulivo del Crocifisso.  Un tronco grande, scavato dal tempo e avvolto dalla enorme chioma, è uno dei grandi vecchi che si trovano negli uliveti di Torre Guaceto, ma il suo destino si lega ad una storia che viene da lontano, e che parla di una tempesta, di un naufragio, di un salvataggio.  Ancora oggi l’omaggio al Crocifisso e all’ulivo viene ripetuto nella prima domenica di maggio. 

7) GENNARINO, LA QUERCIA MONUMENTALE DEGLI ASTRONI  

Con oltre 400 anni di età, Gennarino è la più famosa tra le querce monumentali dell’Oasi WWF Cratere degli Astroni a Napoli. Appartenente ad una specie che un tempo formava in Italia estese foreste planiziali, la farnia, Quercus robur, si erge al centro di una radura naturale ricca di pomici, testimonianza dell’ultima attività eruttiva e che oggi rappresenta un hot spot di biodiversità grazie alla sua capacità di ospitare numerose altre specie animali e vegetali come il picchio rosso maggiore e il cerambice notturno della quercia.

8) LA GRANDE SUGHERA DI BURANO

Considerata la nonna di tutte le piante dell’Oasi maremmana, questo albero è cresciuto nella parte retrodunale e ha un aspetto unico e suggestivo, tant’è che è stata proposta dalla regione Toscana tra le piante monumentali per il suo alto valore estetico-paesaggistico. Ha una circonferenza di appena 260 cm pur essendo plurisecolare (400 anni) a causa del fenomeno del bonsaismo, dovuto alle condizioni geo-morfologiche del luogo. Nella sua corteccia si può leggere la storia del territorio e spesso i bambini in visita sono invitati ad ascoltare il suo cuore. Il diametro della chioma è di 18, 40 metri, l’altezza è di oltre 11 metri.

9) IL LECCIONE DI BOSCO ROCCONI 

E’ la più vecchia sentinella dell’Alta Valle dell’Albegna, all’interno della Riserva Naturale e Oasi WWF Bosco Rocconi, nella Maremma interna, in un luogo di difficile accesso, nascosto dalla fitta vegetazione che ricopre la valle del Torrente Rigo, sotto il Sasso del Famo, luogo impervio e selvaggio.  Il leccione, sopravvissuto anche ad un fulmine che ne ha lasciato visibili segni, è stato proposto dalla Regione Toscana per l’inserimento tra le piante monumentali. Ha una circonferenza a terra di 6,50 metri, con una chioma del diametro di 15 e un’altezza di 18.

10) LE QUERCE SECOLARI DI PIAN SANT’ANGELO

L’Oasi e Monumento naturale di Pian Sant’Angelo, nel Lazio settentrionale in provincia di Viterbo si caratterizza – oltre per le tipiche forre, veri e propri canyon naturali – per il fatto di conservare il paesaggio agricolo “antico” con tutti i suoi elementi caratteristici tradizionali, come siepi e grandi roverelle plurisecolari in mezzo ai campi.

E per scoprire tutto il valore dei grandi alberi, ma ancora di più dei grandi ecosistemi forestali del Pianeta, il WWF lancia il corso “Foreste: i polmoni della Terra” su One Planet School.

Lo sai che… le foreste intatte riducono la possibilità di salto di specie da parte di virus e batteri ospitati dalle popolazioni animali che le abitano? Le foreste assorbono il 26% delle emissioni umane di CO2? 800 milioni di persone dipendono dalle foreste per bere acqua pulita?

“Foreste: i polmoni della Terra” è il nuovo corso disponibile gratuitamente su One Planet School, il portale di e-learning WWF. Il percorso è articolato in 10 lezioni in cui emerge la bellezza e complessità degli ecosistemi forestali, la biodiversità che in essi si cela e il loro valore naturale ed economico; ma parla anche di riproduzione vegetale e di popoli che ancora abitano le foreste primarie dall’Asia al Sud America passando per il continente africano. Sono inoltre presentati gli effetti benefici, per lo sviluppo psicofisico di bambini e adulti, del vivere in un ambiente naturale sano. Il corso svela le minacce che stanno riducendo drasticamente le foreste di tutto il pianeta, dai cambiamenti climatici alla scelta dei beni che acquistiamo, ma aiuta anche a capire cosa può fare il singolo, e cosa si sta muovendo al livello nazionale e internazionale. Al corso hanno gentilmente contribuito Giorgio Vacchiano (Università di Milano), Alessandro Chiarucci (Università di Bologna), Sabina Burrascano (Università La Sapienza), Davide Ascoli (Università di Torino), Riccardo Valentini (Università della Tuscia), Angelo Barili (Università di Perugia), Gemma Calamandrei (Istituto Superiore della Sanità), Anna Barbati (Università della Tuscia), Marco Marchetti (Università del Molise), Eva Alessi (WWF Italia).

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Domenica 21 marzo è la Giornata mondiale delle foreste. L’APPELLO DEL WWF IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEDICATA ALLE FORESTE DEL 21 MARZO. #FORESTDAY – PROSEGUE LA CAMPAGNA RENATURE ITALY CON CUI L’ORGANIZZAZIONE VUOLE RECUPERARE I BOSCHI PRIMARI E VETUSTI. Roma, 19 marzo 2021

Cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/g2ii9whvc4ounwe/AADNIxTqGLxemXFySVqs3Vnta?dl=0.

Link alla pagina web di campagna: http://bit.ly/RenatureItaly.

Sta nella conoscenza e nella conservazione dei boschi vetusti la chiave per custodire la biodiversità forestale italiana. Le foreste primarie e secolari sono infatti ecosistemi, ricchi di una molteplicità di forme di vita rare e preziose, capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, trattenendolo nel legno e nelle radici, contribuendo così alla lotta ai cambiamenti climatici. Servono più boschi maturi ed ecosistemi forestali più complessi e in evoluzione naturale, la cui gestione sia ispirata al modello offerto dai boschi vetusti. È questo l’appello che il WWF lancia in occasione dell’International Forest Day, la Giornata Internazionale dedicata alle foreste. Un obiettivo che si è posta anche l’Unione Europea che con la “Strategia dell’UE sulla biodiversità per il 2030” riconosce esplicitamente il valore intrinseco delle foreste primarie e delle foreste vetuste e la necessità di proteggerle. Come primo passo l’UE si è posta l’obiettivo di definire, mappare, monitorare e proteggere rigorosamente tutte le foreste primarie e vetuste ancora esistenti in Europa. Non è da meno l’UNESCO, che ha creato il “Sito diffuso” delle antiche foreste di faggio europee, un insieme di 78 tessere di faggete (superficie totale di oltre 90 mila ettari più 250 mila di aree cuscinetto) distribuite in 12 paesi europei: una rete che abbraccia Albania, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Germania, Italia, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Ucraina. 10 le foreste italiane inserite in questa rete di faggete da tempo estranee all’intervento umano. Esse vanno dai climi appenninici delle Foreste Casentinesi e del Parco nazionale d’Abruzzo fino al limite di distribuzione negli ambienti caldo-aridi mediterranei, come le faggete di bassa quota di Monte Raschio (Oriolo Romano) e sul Gargano. La loro tutela rappresenta un elemento primario per sostenere il patrimonio naturale mondiale dell’UNESCO.

FORESTE PRIMARIE E FORESTE VETUSTE – Le foreste primarie sono di antica origine, estranee alle pratiche agricole e principalmente collocate in ambiente montano, su terreni non produttivi. Sebbene condizionate dall’attività umana, comunque si sono potute sviluppare secondo processi rigenerativi naturali. Le foreste vetuste (old-growth forests) sono quelle in cui da un lungo periodo di tempo i processi dinamici in atto non sono stati influenzati dall’uomo, compreso il prelievo del legno vivo o morto. I boschi vetusti sono molto rari in Italia e di estensioni molto limitate. La loro salvaguardia è considerata indispensabile.

LEGNO MORTO, FORESTA VIVA – L’abbondante presenza di legno morto nella foresta è un elemento che caratterizza il bosco vetusto. Il suo quantitativo viene misurato allo scopo di determinarne il grado di naturalità. Ad esempio, nella faggeta vetusta di Val Cervara, nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise il volume di legno morto ammonta al 30% di tutta la massa legnosa. L’importanza del legno morto risiede nel suo divenire un luogo di vita per centinaia di specie animali e vegetali. Dai funghi saproxilici, che contribuiscono al processo di decomposizione del legno, ai coleotteri le cui larve si cibano di legno morto, a specie di piante vascolari che se ne avvantaggiano per la germinazione, agli uccelli che ne sfruttano le cavità per deporre le uova.

ALBERI MONUMENTALI – Il WWF ha avviato il censimento degli alberi monumentali all’interno delle proprie Oasi: dall’uliveto secolare di Torre Guaceto (BR) alla quercia monumentale all’interno del Cratere degli Astroni a Napoli, dalla sughera di 400 anni nell’Oasi di Burano in Toscana ai “Tre frati”, faggi secolari dell’Oasi molisana di Guardiaregia Campochiaro, sono decine i patriarchi della natura censiti: tanti “pezzi” di una straordinaria storia vegetale di quei luoghi ma anche elementi di attrazione per visitatori e appassionati.

LA CAMPAGNA RENATURE – Con la campagna ReNature il WWF si pone l’obiettivo di restaurare e “riconnettere” almeno il 15% di territorio italiano, concentrandosi sugli ecosistemi con un elevato potenziale di stoccaggio del carbonio (foreste per il clima) e su quelli che contribuiscono alla mitigazione delle inondazioni e alla prevenzione degli incendi e del dissesto idrogeologico, come foreste, zone umide, fiumi e aree costiere. Un esempio è il progetto “L’ultima #foresta incantata” avviato all’interno della Riserva Naturale e Oasi WWF di Policoro (MT) assieme alla Regione, all’Università della Basilicata e a Fondazione Con il Sud: per ridare vita al bosco pantano e far tornare la foresta costiera di Policoro ai suoi antichi splendori si attueranno interventi di rinaturalizzazione e di creazione di piccoli invasi per restituire all’habitat del bosco allagato l’acqua sottratta dall’uomo negli ultimi 30 anni.

Foto – https://www.dropbox.com/sh/k5qw9i8tmtozyk9/AACM3K61jwZSzndvqTlNOWapa?dl=0.

Video – https://www.dropbox.com/sh/ldjiqocacth7orn/AADsfbGLlywv-PhNPw0Afpi3a?dl=0.

Materiali – https://www.dropbox.com/sh/pms88lm7poma2q5/AACYCsgtMie4bMxYnuj3YHsma?dl=0.   

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boschi Piave

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Mercoledì 3 marzo è il World Wildlife Day, quest’anno dedicato alle foreste. Per ogni dollaro investito in rinaturazione si prevede un ritorno di almeno 9 dollari. Secondo il nuovo report della campagna ReNature Italy WWF “Valore Natura” le soluzioni basate sulla natura potrebbero avere un ruolo cruciale nella lotta alla crisi climatica, generare vantaggi economici e creare nuovi posti di lavoro. Roma, 2 marzo 2021

Cartella https://www.dropbox.com/sh/7n561kiu3alatlm/AABBU6JGZ7MsAfAyF55-0avRa?dl=0%20.

Link alla pagina web di campagna: http://bit.ly/RenatureItaly. Clicca QUI per scaricare il video, con e senza sottotitoli https://www.dropbox.com/sh/kg2y6xbuxi3w5r1/AADzDh6qFU6Nbs6IGlRUfH9Ia?dl=0.

Una diffusa azione di rinaturazione (ricostruzione e rigenerazione dei sistemi naturali che abbiamo distrutto) e la gestione sostenibile degli ecosistemi non solo rappresentano la giusta direzione per un mondo post-COVID, ma sono anche strumenti cruciali nella lotta alla crisi climatica, capaci di garantire notevoli vantaggi economici e creare nuove professionalità. A mostrarlo il nuovo report “Valore Natura”https://www.dropbox.com/s/1g6g3txtgzkx65l/ValoreNatura_WWFItalia.pdf?dl=0realizzato all’interno della campagna 

ReNature Italy – https://www.wwf.it/renature_italy/?utm_source=Web&utm_medium=HP&utm_campaign=RenatureItaly

e lanciato in vista del 3 marzo, Giornata Mondiale della Fauna Selvatica (World Wildlife Day) istituita dalle Nazioni Unite nel 2013 e quest’anno dedicata a foreste e mezzi di sostentamento per le persone e per il pianeta (“Forests and Livelihoods: Sustaining People and Planet”). In 50 anni a livello globale abbiamo assistito al declino, in media, del 68% delle popolazioni di vertebrati (Living Planet Report 2020); un territorio grande come 20 volte la superficie della Francia è stato completamente degradato (OECD 2019); in Europa, l’81% degli habitat tutelati dall’omonima Direttiva si trova in uno stato di conservazione inadeguato (EEA 2020). E purtroppo – come avverte l’OMS – continuare a danneggiare la biodiversità potrà avere conseguenze negative sulla nostra salute, ancora più significative di quelle che già stiamo vivendo. Ma premere il tasto Rewind e ricostruire quello che abbiamo perduto in parte è ancora possibile.I servizi essenziali garantiti da ecosistemi come foreste, praterie e zone umide includono la produzione di ossigeno e acqua potabile, la riduzione degli inquinanti in atmosfera, nelle acque e nei suoli, la disponibilità di materie prime naturali nonché medicinali e principi utili alla ricerca biomedica. Questi servizi hanno, poi, un ruolo centrale nella mitigazione del riscaldamento globale. Recenti ricerche dimostrano, infatti, come le cosiddette soluzioni basate sulla natura– tra cui il ripristino di foreste naturali, torbiere, mangrovieti e il recupero degli ecosistemi acquatici e marini- contribuirebbero a più di un terzo degli sforzi necessari per mitigare il cambiamento climatico entro il 2030 e abbatterebbero le emissioni di CO2 totali di oltre 10 miliardi di tonnellate l’anno, l’equivalente delle emissioni attuali combinate di Stati Uniti e Unione Europea. Un contenimento che equivarrebbe alla chiusura di più di 2800 centrali a carbone e che si affiancherebbe all’attuale servizio di assorbimento di carbonio fornito dagli ecosistemi intatti, che già assorbono più del 25% delle emissioni di gas serra provocate dall’uomo (TNC, 2020).Investire in rinaturazione significa anche generare vantaggi economici e sociali non indifferenti. Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea), ogni anno i sistemi naturali del Pianeta forniscono benefici al genere umano (servizi ecosistemici) valutabili tra i 125 e i 140mila miliardi di dollari -una volta e mezzo il prodotto interno lordo globale – e alcuni studi di Nature4Climate – (iniziativa sostenuta da una coalizione che include UNEP, UNDP e WWF) affermano che per ogni dollaro speso in rinaturazione si prevede un ritorno economico di almeno 9 dollari (che in alcuni casi può arrivare anche a 30). Rinaturando almeno 350 milioni di ettari di foreste entro il 2030 si potrebbe generare un beneficio economico netto pari a circa 170 miliardi di dollari l’anno (circa 140 miliardi di euro), considerando la protezione dei bacini idrici, l’incremento della produttività agricola, nonché i vantaggi in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici grazie al sequestro di oltre 5 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Solo negli Stati Uniti, la rinaturazione è un’industria da 9,5 miliardi di dollari che impiega 126.000 persone e genera indirettamente 15 miliardi di dollari e 95.000 ulteriori posti di lavoro. Nei Paesi in via di sviluppo, gli investimenti in restauro ambientale possono creare nuovi flussi di reddito, compreso l’utilizzo di legname raccolto in modo sostenibile e le entrate provenienti dal settore ecoturistico. Una ricerca sviluppata da The Global Commission On The Economy And Climate, poi, rileva che il ripristino del 12% dei terreni agricoli degradati potrebbe aumentare i redditi dei piccoli proprietari terrieri per un totale di 35-40 miliardi di dollari l’anno e sfamare oltre 200 milioni di persone ogni anno entro 15 anni. La campagna ReNature Italy del WWF, fra le numerose azioni, prevede interventi di rinaturazione nelle sue 100 Oasi e in particolare in un ampio tratto del fiume Po. Ripristinare i servizi ecosistemici garantiti da questo importante bacino, come la regolazione del ciclo idrologico, la depurazione delle acque e il trattamento di quelle reflue, il controllo dell’erosione, la formazione di corridoi ecologici, la fornitura di materiali come sabbia, ghiaia e argilla produrrebbe un valore economico contenuto in un range tra i 218 milioni e i 402 milioni di euro, senza contare i benefici per le attività turistiche e ricreative, il valore della biodiversità e il ruolo di corridoio ecologico del Po.

LE RICHIESTE DEL WWF ALL’EUROPA E ALL’ITALIA – In Europa, gli eventi atmosferici estremi causati dalla crisi climatica sono sempre più frequenti e generano una perdita economica di circa 12 miliardi di euro l’anno, ma l’attenzione alla transizione verde è testimoniata sia dall’Europan Green Deal sia dallo strumento Next Generation EU che permette di finanziare i Piani Nazionali per la Ripresa e la Resilienza. Implementare soluzioni basate sulla natura su scala più ampia contribuirebbe a raggiungere obiettivi del Green Deal, per questo il WWF chiede all’UE il ripristino di almeno il 15% delle aree sia terrestri sia marine, pari ad almeno 650.000 chilometri quadrati di terre emerse e almeno 1.000.000 di chilometri quadrati di superficie marina. All’interno di questo obiettivo, la Commissione deve anche impegnarsi a ripristinare il flusso libero su almeno 25.000 chilometri di fiumi mirando a restituire al 15% dei fiumi la loro continuità nel 2030, attraverso la rimozione delle barriere e il ripristino delle pianure alluvionali, e stabilire un obiettivo sulla rimozione di CO2 attraverso i serbatoi naturali del carbonio, come obiettivo separato da quello sulla riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030. L’Italia deve dimostrarsi all’altezza della sfida a cominciare dalla revisione alla proposta di PNRR che, così come richiesto a livello europeo, dovrà prevedere che almeno il 37% delle risorse stanziate vadano ad azioni per il clima e la biodiversità; Il governo, inoltre, dovrà superare i limiti dell’attuale impostazione del PNRR che non individua né risorse, né strumenti dedicati specificatamente alla riqualificazione e resilienza del nostro patrimonio naturale, per tutelare e valorizzare la nostra biodiversità (tra le più ricche d’Europa). Abbiamo bisogno di un Grande Piano per riqualificare la natura d’Italia, per tutelare le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese, favorire la resilienza degli ecosistemi e le connessioni ecologiche. Un Piano che consenta di fermare e invertire la curva della perdita di biodiversità terrestre e marina e introduca, nel contempo, elementi di sostenibilità e di qualità in settori importanti per il rilancio dell’Italia, quali quello turistico, forestale, agricolo e della pesca.

CASI EMBLEMATICI – Dalle paludi dell’Estonia alle foreste della Grecia esistono già alcuni esempi europei, dove attività di rinaturazione hanno portato una moltitudine di vantaggi per le comunità locali, la biodiversità e il clima. Grazie al progetto LIFE Mires Estonia sono stati selezionati 7640 ettari per il ripristino di zone umide gravemente alterate da bonifiche per scopi agricoli, per attività di silvicoltura e per l’estrazione della torba. Mentre il restauro forestale del monte Parnete in Grecia- colpito gravemente dagli incendi nel 2007- è avvenuto anche grazie alla mobilitazione di migliaia di persone e ha permesso di rigenerare 1374 ettari, e ha fatto tornare in vita questo scrigno di natura e simbolo per la comunità. Ma anche in Italia, progetti piccoli e grandi con il LIFE FORESTALL, nell’Oasi WWF di Valle Averto, nella Laguna di Venezia, stanno riportando alla vita habitat prioritari a beneficio della biodiversità e delle persone. 

Clicca QUI per approfondire su One Planet School

https://oneplanetschool.wwf.it/lezioni/ecologia-una-scienza-per-la-natura-e-luomo-roberto-danovaro?corso=87.

Report – https://www.dropbox.com/s/1g6g3txtgzkx65l/ValoreNatura_WWFItalia.pdf?dl=0.

Materiali – https://www.dropbox.com/sh/7n561kiu3alatlm/AABBU6JGZ7MsAfAyF55-0avRa?dl=0

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Gent.ma redazione,

le associazioni, Amici Bosco Montello, Arianova, Circolo Legambiente Piavenire, Comitato per la Tutela delle Grave di Ciano, Gruppo Naturalistico Montelliano, Lipu, SOS Anfibi ODV, WWF Terre Del Piave TV-BL, rivolgono un Appello ai Sindaci dei comuni di Cornuda e Crocetta del Montello per il mantenimento dell’integrità del Bosco Fagarè, affermando la netta opposizione alla vendita di una sua parte, annunciata dall’Amministrazione di Cornuda.

Il Bosco, di 149 ettari, è situato sulle pendici settentrionali dei Colli Asolani e fin dal 1888 è proprietà indivisa dei due comuni. Questo ha consentito che si mantenesse intatto fino ai giorni nostri e che si elevasse, nella cultura popolare locale, a patrimonio storico e identitario di valore irrinunciabile.

L’ avvio della frammentazione del Bosco costituisce una minaccia per la sua conservazione, infatti l’esperienza insegna che dove si è deciso di smantellare la proprietà unica e indivisa di un bene ambientale come un bosco, questo ha perso progressivamente di qualità, degradandosi.

Ricordiamo che si tratta di uno dei tesori naturalistici della provincia, quei tesori che cercano di compensare la grande pressione antropica esercitata sulla maggior parte del nostro territorio.

Il Bosco presenta una ricchezza botanica e faunistica eccezionali. È caratterizzato da una grande varietà di specie arboree e arbustive come ad esempio carpini, querce, frassini, aceri, pioppi, faggi, castagni, noccioli, prugnoli, biancospini e da un sottobosco rigoglioso che offre splendide fioriture di gigli, iris, orchidee, ellebori, gerani. Una ricca biodiversità, prodotta da un microclima fresco-umido grazie al quale possono crescere piante normalmente visibili in montagna, che qui trovano le stazioni più basse della provincia; habitat ideale per molte specie di uccelli, mammiferi, anfibi, rettili e insetti.

Il suo valore è noto al mondo scientifico e al mondo istituzionale, infatti è parte di Rete Natura 2000 (ZSC IT3240002 “Colli Asolani” e in adiacenza alla ZPS IT3240025 “Campazzi di Onigo”), è riconosciuto come “Area di Rilevanza Erpetologica Nazionale (AREN)” per la notevole ricchezza di anfibi e rettili e in base alla DGR 3263/2004 è individuato tra i “Boschi da seme” della Regione.

Noi riteniamo sia responsabilità delle comunità locali adoperarsi perché l’integrità di questo bene pubblico si conservi anche per le future generazioni.

Se il Sindaco di Cornuda Claudio Sartor con la sua decisione ha voluto richiamare l’attenzione sulle risorse e l’impegno necessari a gestire il Bosco Fagarè, le presenti Associazioni sono disponibili a condividere le proprie competenze ed energie al fine di preservarlo nella sua interezza, adoperandosi per procurare risorse economiche locali, regionali ed europee per la sua tutela.

Il Fagarè è un elemento di identità per la gente del nostro territorio, ed è doveroso mantenerne la dignità e la centralità.

Vi chiediamo cortesemente di pubblicare il nostro Appello e di aiutarci a far comprendere il pregio inestimabile di questo ambiente, conservato con cura dai due comuni citati per oltre un secolo, che ora rischia di perdere la sua unità e di essere avviato alla privatizzazione.

I cittadini e le associazioni che desiderano unirsi a noi o ricevere informazioni possono contattarci all’indirizzo ilboscofagare@gmail.com.

Ringraziamo per la collaborazione e vi salutiamo cordialmente.

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A un anno dai terribili incendi, il WWF ripercorre le tappe di quella tragedia rilanciando il progetto Regenerate Australia per rigenerare le foreste, aiutare la fauna selvatica e fermare la distruzione degli habitat. Roma, 22 gennaio 2021 Sostieni i progetti del WWF in Australia: wwf.it/adottaunkoala

Foto e video – https://www.dropbox.com/sh/xg6q0vhpm8bqtwr/AABx4k-tmNxSQYgcRoDX0PWia?dl=0.

Tra i 24 fronti di deforestazione elencati nel recente rapporto del WWF “Deforestation fronts: Drivers and responses in a changing world” l’Australia orientale compare come unica nazione non in via di sviluppo. Lo evidenzia il WWF che a un anno dal disastro avvenuto nel 2020, sta ripercorrendo in questi giorni le tappe di quella tragedia rilanciando il progetto Regenerate Australia per rigenerare le foreste, aiutare la fauna selvatica e per fermare la distruzione degli habitat. “La percentuale di foreste trasformate in coltivazioni e pascoli è aumentata vertiginosamente dopo che sono state abolite le restrizioni nel Queensland e nel New South Wales, ponendo così l’Australia orientale nell’elenco delle aree peggiori al mondo nella distruzione delle foreste”, ha dichiarato il dottor Martin Taylor, biologo della conservazione del WWF Australia. “Nonostante il Queensland abbia poi ripristinato nel 2018 alcune restrizioni, l’Australia orientale rimane un fronte di deforestazione e questo non cambierà finché non si interverrà per ridurre drasticamente i tassi di distruzione”. Per quanto gli incendi boschivi australiani del 2019-20 non siano entrati nel computo dell’analisi sulla deforestazione globale effettuata nel periodo 2004 al 2017, è assai probabile che, come si afferma nel report, gli incendi boschivi aumentino a causa dei cambiamenti climatici che determinano stagioni secche sempre più lunghe ed estreme. Nei 13 anni dal 2004 al 2017, è stata deforestata un’area 6 volte la dimensione della Tasmania, oltre 43 milioni di ettari. Il rapporto afferma che “l’allevamento di bestiame” (l’abbattimento di alberi per creare pascoli per il bestiame) è stato “di gran lunga il fattore più significativo” della perdita o del degrado delle foreste nell’Australia orientale. Un’altra importante causa è la produzione di legna che, secondo il rapporto, “è ancora oggi molto intensa in alcuni luoghi” nell’Australia orientale. Le foreste dell’Australia orientale sono state dichiarate un hotspot globale della biodiversità, anche in virtù della presenza di specie uniche come il koala, e subiscono un’enorme pressione a causa della deforestazione per attività economiche e degli incendi. “La distruzione delle foreste era già un fatto grave per tutto il paese, ma gli incendi del 2019-20 hanno aggravato enormemente la situazione. Proprio per questo il WWF Australia ha lanciato Regenerate Australia, il più grande programma di rigenerazione della natura e della fauna selvatica nella storia della nazione. Per fermare l’estinzione di specie uniche al mondo, l’Australia deve intensificare gli sforzi per proteggere gli habitat forestali critici, in particolare conservando gli ultimi rifugi non toccati dalle fiamme e sostenendo la rigenerazione di quelli distrutti dagli incendi. Il WWF chiede che l’Australia esca definitivamente dal famigerato elenco dei fronti di deforestazione. Ciò non accadrà fino a quando le leggi e le misure di salvaguardie cancellate nell’ultimo decennio non verranno ripristinate e fino a quando la legislazione ambientale nazionale non inizierà ad essere pienamente e concretamente applicata” – ha continuato Taylor. Nel suo rapporto Pervasive Inaction Taylor denuncia anche l’insufficiente applicazione della legge ambientale nazionale: solo tra il 2016 e il 2018, nel Queensland, sono stati distrutti quasi 250.000 ettari di habitat di specie minacciate. Secondo Taylor le affermazioni che indicano un’espansione dell’area forestale in Australia sono fuorvianti poiché “si basano sulla classificazione della ricrescita giovane, cioè, piante alte pochi centimetri rispetto alla foresta. Si tratta di alberelli alti fino al ginocchio che non ‘bilanciano’ la distruzione in corso di foreste vecchie di decenni o secoli”, ha concluso.

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Un nuovo studio globale del WWF analizza la situazione della deforestazione nelle aree critiche dei tropici e sub-tropici e indica la strada da seguire per fermare la perdita di foreste.

Roma, 13 gennaio 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/gfiua2kfujsudca/AAAE-jbp2QIXmBXj2Guz6NjXa?dl=0.

Circa due terzi della deforestazione globale, tra il 2000 e il 2018, sono avvenuti in aree tropicali e sub-tropicali. A confermarlo il nuovo studio globale pubblicato dal WWF dal titolo: “Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia”, che identifica e analizza i 24 principali fronti di deforestazione concentrati in 29 Paesi di Asia, America Latina e Africa, e che custodiscono una superficie forestale di 377 milioni di ettari (circa un quinto della superficie forestale totale ricompresa nei paesi delle zone tropicale e sub-tropicale). 8000 anni fa, circa la metà della superficie terrestre era occupata da foreste. Oggi quest’area si è ridotta al 30% e la deforestazione continua a ritmi vertiginosi, soprattutto nei luoghi che ospitano alcune delle comunità umane più vulnerabili al mondo e dove si concentra una elevata biodiversità in pericolo. Tra il 2004 e il 2017 oltre il 10% della superficie forestale entro i confini dei 24 fronti di deforestazione è andato perduto, si tratta di circa 43 milioni di ettari (ndr, l’Italia è grande circa 30 milioni di ettari); mentre quasi la metà della foresta ancora in piedi – circa il 45% – ha subito frammentazioni. Solo nel Cerrado brasiliano, che ospita il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta, ad esempio, i terreni sono stati rapidamente deforestati per l’allevamento del bestiame e la produzione di soia con la conseguente perdita di un terzo (il 32,8%) della sua superficie forestale tra il 2004 e il 2017. Per ognuno dei 24 fronti analizzati, il WWF ha definito e stimato l’andamento delle cause che guidano la cancellazione degli ecosistemi naturali terrestri e valutato le risposte messe in campo da governi e altri soggetti, analizzandone l’efficacia, ma ha anche evidenziato come l’influenza dei diversi fattori e attori tende a cambiare nel tempo e a variare da una regione all’altra, soprattutto a seconda dei cambiamenti politici e della domanda del mercato. L’agricoltura che soddisfa la domanda del mercato rimane la prima causa di deforestazione, soprattutto in America Latina e in Asia (dove predominano l’espansione delle coltivazioni arboree e dell’agricoltura legata sia alla domanda mondiale che ai mercati interni), mentre aumenta la pressione dei piccoli coltivatori, specialmente in Africa. L’estrazione del legname (sia in forma legale che illegale) ha generalmente ridotto la sua importanza come motore primario del degrado e della perdita di foreste, nonostante spesso preceda la deforestazione per altri scopi e rimanga un fattore significativo in alcuni Paesi. La deforestazione si accompagna spesso alla crescente espansione delle reti stradali, che collegano le zone di sfruttamento a quelle adibite all’esportazione e al rifornimento dei mercati interni. Ma i fronti si espandono anche a causa della pressione delle operazioni minerarie non industriali e dell’aumento degli insediamenti umani all’interno degli ecosistemi naturali. Ulteriori pressioni sulle foreste nascono poi dall’accaparramento di terreni di proprietà pubblica, guidato dalla speculazione, approfittando delle incertezze delle proprietà e di una governance nazionale debole. 

Infografiche – https://www.dropbox.com/sh/37gs0nuzn29961c/AAAFWKQA98a4La0rnabMXVQ2a?dl=0.

Lo studio ha mostrato che:

–    Le risposte basate su interventi territoriali nonostante abbiano contribuito ad arrestare la deforestazione, non hanno potuto evitare il trasferimento delle pressioni su altri ecosistemi, come savane e prateria. Le misure non territoriali ma che riguardano la produzione di materie prime o intere filiere produttive non raggiungono ancora un livello di diffusione capace di modificare la situazione, soprattutto a causa della limitata partecipazione di chi è posto all’inizio delle catene. 

–    Queste risposte, applicate singolarmente, non bastano a sconfiggere la deforestazione. Progressi si sono registrati dove due o più risposte sono state utilizzate in combinazione. 

–    Non esistono ancora “silver bullets”. Le sfide principali riguardano l’adattamento delle risposte allo specifico contesto e la prevenzione dell’insorgenza di nuove impreviste minacce, frutto degli effetti delle risposte. Occorre trovare un equilibrio tra rigore e inclusività: le economie illegali e quelle sommerse, infatti, continuano a minare gli sforzi di sostenibilità.

Il report “Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia” (https://www.dropbox.com/s/d1c9emb4xg463p5/Deforestatio%20Fronts%20Summary%20ITA.pdf?dl=0), rileva anche l’importanza del ruolo dei cittadini, che non posso ignorare il rapporto tra i loro comportamenti e la deforestazione. Vanno ridotti i consumi di carne e di prodotti contenenti le materie prime incriminate, (es. soia, olio di palma), e preferiti quelli che dimostrano in etichetta una provenienza estranea alla deforestazione. È urgente che anche i governi dei paesi importatori introducano regole che impediscano l’importazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti legati alla deforestazione. Con la campagna #Together4Forests, più di un milione di persone in Europa hanno già chiesto una nuova e ambiziosa legge dell’UE per tenere i prodotti legati alla deforestazione e alla distruzione della natura fuori dal mercato europeo e garantire che la produzione di questi prodotti non porti a violazioni dei diritti umani, compresi i quelli delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Il nuovo studio del WWF chiede una serie di azioni urgenti da parte dei governi, delle imprese e delle autorità di regolamentazione, tra cui: 

•    Assicurare i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali affinché possano trarre sostentamento dei propri territori e rafforzare il loro ruolo nella gestione delle foreste;

•    Assicurare la conservazione delle aree ricche di biodiversità; 

•    Garantire che i prodotti provenienti dallo sfruttamento degli ecosistemi forestali siano sostenibili e frutto di attività lecite.;

•    Assicurare che le filiere di approvvigionamento delle aziende siano il più possibile sostenibili e incoraggiare un maggior numero di aziende e istituzioni finanziarie a impegnarsi per un obiettivo “zero deforestation”;

•    Creare politiche e leggi che garantiscano che tutti i prodotti forestali importati – ma anche gli strumenti finanziari – siano liberi dalla deforestazione e dalla conversione dell’ecosistema, e che rispettino i diritti umani.

Il report suggerisce inoltre azioni correttive come: supportare l’utilizzo di mezzi di sussistenza alternativi; finanziamenti accessibili per le produzioni sostenibili; promuovere partnership basate sul concetto di Valore Condiviso; evitare il trasferimento delle pressioni su altri ecosistemi; migliorare l’integrazione tra biodiversità, agricoltura e selvicoltura a livello governativo e introdurre sistemi di Early Worning. Mentre fra le proposte di innovazione ci sono il monitoraggio automatizzato delle foreste; sistemi di tracciamento per l’attribuzione delle emissioni a specifiche aziende/materie prime; una pianificazione territoriale ottimizzata con risposte adeguate al contesto e l’introduzione di forme d’incentivi per mantenere le foreste piuttosto che trasformarle. In molte aree la deforestazione è un fattore determinante nel provocare un aumento delle temperature, ed è per questo che il WWF chiede che il blocco della deforestazione sia riconosciuto anche come strategia per la lotta al cambiamento climatico. I leader mondiali quest’anno dovranno prendere decisioni cruciali su ambiente e clima, per questo il WWF rinnova la richiesta di un nuovo patto (un New Deal for Nature and People), che avvii la ripresa della natura e definisca il percorso per un vero sviluppo sostenibile, una società equa – che rafforzi (nature positive) piuttosto che distrugga la natura – e un’economia che non produca arricchimento di carbonio nell’atmosfera (carbon neutrality). Tra gli altri obiettivi, il WWF chiede di porre fine alla perdita di ecosistemi naturali come le foreste e di dimezzare gli impatti negativi determinati dalla produzione e dai nostri consumi. La crisi che stiamo vivendo può diventare un grido d’allarme per fermare la perdita della natura e salvaguardare le foreste, una delle risorse naturali più preziose del nostro mondo.

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Incredibile successo della campagna lanciata dagli ambientalisti europei per ottenere presto una legge che garantisca il disaccoppiamento dei prodotti importati dalla distruzione degli ecosistemi naturali. Roma, 15 dicembre 2020

Link alla cartella multimedialehttps://www.dropbox.com/sh/gvwebpnmy3qqiwt/AADUy7ZF1fz7OlIGE54s7LGBa?dl=0+.

Ieri pomeriggio alcuni rappresentati della vasta coalizione ambientalista #Together4forests hanno consegnato al Vice Commissario Timmermans e al Commissario all’Ambiente Sinkevičius, il risultato della consultazione pubblica sulla deforestazione che, grazie alla mobilitazione internazionale ha raccolto 1.193.652 milioni di firme. Si tratta della più partecipata consultazione pubblica sulle questioni ambientali della storia dell’UE, e la seconda più grande di sempre.  Lo spazio esterno dell’edificio Berlaymont della Commissione europea per l’occasione è stato decorata con 1193 lanterne, in rappresentanza delle 1.193.652 persone che hanno firmato la petizione #Together4Forests. Oggi sul consumatore europeo grava la responsabilità degli acquisti che hanno contribuito alla deforestazione. È ora che l’Unione Europea agisca, spostando questa responsabilità sulle aziende produttrici, affinché compiano investigazioni sulle materie prime acquistate che, se sospette di essere legate alla distruzione della natura e dell’inosservanza dei diritti umani, devono essere scartate. Questo appello di oltre un milione di persone non può essere ignorato. Il vicepresidente esecutivo dell’European Green Deal, Frans Timmermans, ha dichiarato“Tutti noi europei dovremo aprire gli occhi sul fatto che il nostro consumo può portare alla distruzione delle foreste in altre parti del mondo, e ad un ritmo allarmante. Ognuno di noi, come singolo consumatore, deve fare scelte responsabili e informate. In quanto responsabile politico, avete il mio impegno a intraprendere azioni forti per affrontare il tema della deforestazione in tutte le nostre azioni”. Virginijus Sinkevičius, commissario UE per l’ambiente, gli oceani e la pesca, ha aggiunto: “La lotta alla deforestazione è un’emergenza, e noi siamo determinati ad agire. Sono grato e incoraggiato dal vedere che oltre un milione di persone si sono mobilitate per sostenere questo obiettivo. Questo dimostra una consapevolezza e una preoccupazione senza precedenti. In qualità di Commissario europeo, sono impegnato ad affrontare questa sfida con misure efficienti e obbligatorie nell’ambito del nostro Green Deal europeo”. La campagna #Together4Forests vede la partecipazione di 160 organizzazioni con un coordinamento affidato a WWF, Greenpeace, ClientEarth, Conservation International e Environmental Investigation Agency. Tutte insieme hanno spronato per mesi i cittadini europei a presentare precise proposte alla consultazione pubblica comunitaria. A questa coalizione partecipano anche le organizzazioni italiane Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, ISDE-Medici per l’Ambiente, WWF Italia, Greenpeace e Istituto Oikos, ben consapevoli del peso che anche l’Italia ha rispetto ai consumi e nelle lavorazioni dei prodotti a rischio deforestazione nei settori alimentare, delle pelli, del legno. L’obiettivo della coalizione è quello di ottenere in breve tempo un Regolamento europeo robusto ed efficace, capace di garantire ai consumatori l’estraneità dei prodotti acquistati alla deforestazione, alla trasformazione degli ecosistemi naturali (savane naturali e praterie) e alle violazioni dei diritti umani fuori della UE. Tale legge dovrebbe essere applicata anche al settore finanziario che investe in queste produzioni. Infatti la domanda dell’Europa di prodotti di consumo come la carne bovina, la soia per l’alimentazione animale, il pellame, il caffè, il cacao, la gomma e l’olio di palma, sta spingendo le foreste e la natura del mondo al limite. Un potente esempio è costituito dalle importazioni di soia dell’UE che, insieme alla Cina, è responsabile di più della metà di tutta la soia esportata dal Brasile. Le importazioni di soia dell’UE, tuttavia, provengono più spesso dalle “frontiere della deforestazione”, come la foresta pluviale amazzonica e la prateria del Cerrado, e un recente studio ha stimato che un quinto delle importazioni di soia dell’UE dal Brasile potrebbe provenire da terreni disboscati illegalmente. 

Questo comunicato è inviato dall’ufficio stampa del WWF Italia in nome delle associazioni italiane Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, ISDE-Medici per l’Ambiente e WWF Italia.

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Per l’Italia partecipano Greenpeace, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Medforval, Istituto Oikos e WWF Italia. I cittadini europei sono ignari complici di produttori che causano il 10% della perdita planetaria di foresta, perché usano o si alimentano di materie prime e beni provenienti da terreni sottratti alle foreste tropicali e subtropicali e ad altri preziosi ecosistemi. Roma, 11 settembre 2020

Clicca su uno di questi link e sottoscrivi la petizione per salvare le foreste: wwf.it/togetherforforest 

lipu.it/together4forests https://www.istituto-oikos.org/together-for-forests

https://www.medforval.org/together-for-forests-campaign/ https://www.legambiente.it/together4forests/

Link alla cartella multimediale con foto e video

https://www.dropbox.com/sh/g9ylppa98ifff0b/AACk2GbusOMmH-HOUNcpuiGaa?dl=0.

Oggi prende il via la campagna internazionale #Together4Forests, promossa da un gruppo di oltre 100 organizzazioni di paesi europei ed extra-europei, unite nello spronare tutti i cittadini a partecipare alla consultazione pubblica, lanciata dalla Commissione Europea, sulla deforestazione causata dai consumi europei. L’obiettivo è di ottenere una normativa europea robusta ed efficace, capace di impedire la circolazione nel nostro continente di qualsiasi tipo di prodotto legato alla deforestazione, agli incendi, alla distruzione della natura e alle violazioni dei diritti umani perpetuati al di fuori della UE. A questa coalizione partecipano anche le organizzazioni italiane Greenpeace, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Istituto Oikos e WWF Italia, da sempre impegnate su questo tema e consapevoli del peso che ha anche l’Italia, specialmente nei settori alimentare, delle pelli, del legno. È noto che gli incendi che imperversano in Amazzonia sono iniziati deliberatamente per far posto all’agricoltura industriale su larga scala e la domanda europea di materie prime prodotte su terreni che prima erano occupati dalla foresta alimenta la loro diffusione.  Infatti l’UE contribuisce con una quota pari ad oltre il 10% alla distruzione delle foreste attraverso il consumo di materie prime come carni, formaggi, pellami, legname, soia per l’alimentazione animale, olio di palma, caffè e cacao. Purtroppo il nostro carrello della spesa può facilmente riempirsi di prodotti ottenuti a discapito delle foreste e di altri rari ecosistemi. Tutto questo deve finire! Le foreste e gli altri ecosistemi di tutto il mondo sono notoriamente indispensabili per arrestare il riscaldamento globale, la diffusione di pandemie e il crollo della biodiversità. Anche i consumi europei stanno indebolendo queste difese naturali. Il movimento #Together4Forests preme l’UE affinché introduca una legge forte per tenere fuori dal mercato i prodotti che incorporano la distruzione e il degrado degli ecosistemi naturali tropicali e sub-tropicali. E ogni cittadino può fare la sua parte sottoscrivendo la petizione sui siti web delle associazioni. La Commissione Europea si è già impegnata a proporre una nuova normativa entro il 2021, per fermare il contributo europeo alla deforestazione. Ma per evitare che la distruzione si trasferisca dalle foreste ad altri ecosistemi naturali sottraendo loro i terreni, essa deve essere in grado di proteggere anche praterie, savane e zone umide. La legge deve anche tutelare e garantire i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Spesso questi si sono rivelati amministratori giudiziosi delle loro terre e detentori di una conoscenza cruciale per prevenire la perdita di biodiversità. Senza il loro aiuto non sarà possibile fermare la deforestazione. Per saperne di più sulla deforestazione e su questa campagna, clicca QUI.  

Questo comunicato è inviato dall’Ufficio Stampa del WWF Italia a nome di Greenpeace, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, Medforval, Istituto Oikos e WWF Italia. 

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