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Archive for the ‘boschi e foreste’ Category

AMAZZONIA, WWF: LA DEFORESTAZIONE STA RAGGIUNGENDO IL PUNTO DI NON RITORNO E IL GIAGUARO RISCHIA L’ESTINZIONE. Il 18% della foresta amazzonica è stato completamente perso e un ulteriore 17% è degradato. Roma, 28 novembre 2022
Cartella – https://www.dropbox.com/sh/oqtch3k7mecupbw/AADP55wsUohqpIZXB9YUJWtla?dl=0%20.

Link al report – https://www.dropbox.com/s/n4338xuonmsd5ja/Living%20Amazon%20Report.pdf?dl=0.

Secondo il “Living Amazon Report” del WWF la continua perdita di questo bioma avrebbe ripercussioni sul sostentamento di circa 47 milioni di persone, metterebbe a repentaglio la sicurezza alimentare e renderebbe impossibile mantenere il riscaldamento del pianeta al di sotto di 1,5 °C. Unendosi all’appello delle organizzazioni indigene amazzoniche, il WWF sollecita uno sforzo globale per proteggere l’80% dell’Amazzonia e renderla ecologicamente sana. Con la campagna “A Natale mettici il cuore è possibile regalare l’adozione di una specie iconica a rischio e sostenere  il  WWF per proteggerla. Nel nostro pianeta c’è un sistema naturale che come pochi altri svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento della biosfera, consentendo la vita per come la conosciamo. Un sistema che è oggi ai limiti del collasso a causa dell’uomo. Stiamo parlando dell’Amazzonia, 6,7 milioni di km2 che comprendono il più grande complesso di foreste e fiumi del mondo, ospitando circa il 10% della biodiversità mondiale. Nonostante il gruppo di esperti scientifici per l’Amazzonia (SPA) abbia già avvertito, durante la COP26, che l’Amazzonia si trovava di fronte a un punto di non ritorno, a un anno di distanza la deforestazione sta ancora accelerando anziché diminuire. Dato confermato dall’INPE (agenzia brasiliana incaricata di monitorare la deforestazione) che afferma che la deforestazione nella prima metà del 2022 è stata la più alta registrata dal 2016, suggerendo che sarà il quarto anno consecutivo di livelli record di deforestazione in Brasile. Durante l’appena conclusa COP27, il WWF ha pubblicato il “Living Amazon Report” per comunicare lo stato dell’Amazzonia e invitare l’umanità a riconoscere la ricchezza della natura, i suoi servizi ecosistemici e come tutto sia interconnesso, per ispirare l’azione oltre i confini dei Paesi e agire con urgenza per salvarla. Il “Living Amazon Report” del WWF sostiene che le minacce dell’Amazzonia devono essere fermate attraverso misure urgenti con l’obiettivo di proteggerne l’80% entro il 2025. Basandosi sulle ultime ricerche disponibili, il Report dimostra che, senza un’azione immediata, la foresta amazzonica potrebbe raggiungere un punto di non ritorno, con gravi conseguenze per il sostentamento dei 47 milioni di persone che vivono nell’area (511 gruppi di popolazioni indigene), per il 10% della biodiversità del pianeta e per il cambiamento climatico. A grave rischio sarebbero anche alcune specie iconiche come il giaguaro.

Impatti dell’azione umana. Dal Report risulta che il 18% delle foreste amazzoniche è stato convertito ad altri usi e un ulteriore 17% è altamente degradato, principalmente a causa dell’espansione dell’agricoltura e dell’allevamento di bestiame, nonché dell’accaparramento di terre e della speculazione. La perdita di foreste è anche associata al disboscamento insostenibile e illegale, agli incendi incontrollati e alle infrastrutture mal pianificate. Il report avverte inoltre che l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C non potrà essere raggiunto se la foresta amazzonica andrà persa. Il carbonio immagazzinato per secoli in Amazzonia verrebbe infatti rilasciato a un ritmo accelerato a causa della deforestazione, degli incendi – intensificati dal cambiamento climatico – e delle attività produttive non sostenibili. “L’Amazzonia sta iniziando a mostrare segni di avvicinamento a un punto di non ritorno: le stagioni stanno cambiando, l’acqua di superficie si sta perdendo, i fiumi sono sempre più disconnessi e inquinati e le foreste sono sottoposte a un’immensa pressione a causa della deforestazione e degli incendi. Tutto ciò potrebbe portare a cambiamenti irreversibili nel prossimo futuro, con la conseguente perdita di uno dei pilastri della stabilità planetaria in termini di clima e biodiversità, nonché di insostituibili baluardi della diversità culturale e delle conoscenze ancestrali” afferma Isabella Pratesi, Direttore di Conservazione del WWF Italia, aggiungendo che “la perdita dell’Amazzonia modificherebbe drasticamente le caratteristiche climatiche del Sud America, incidendo sulla sicurezza alimentare dell’intera regione e intensificando gli effetti nocivi del cambiamento climatico, che in ultima analisi si ripercuoterebbero sull’intero pianeta. L’obiettivo comune di contenere il riscaldamento della Terra entro 1,5°C rispetto al periodo pre-industriale non potrà essere raggiunto se questo bioma viene perso, data l’immensa quantità di CO2 che immagazzina.”

Il giaguaro. Il più grande felino delle Americhe nonché una delle specie più emblematiche dell’Amazzonia, il giaguaro, ha bisogno di grandi aree di territorio per soddisfare i suoi bisogni essenziali; per questo la distruzione dell’habitat è una delle principali minacce alla sua sopravvivenza. Il giaguaro (Panthera onca) ha visto ridursi negli ultimi anni il suo areale di più del 50%. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: a minacciare la sopravvivenza di questo straordinario felino, presente in 18 Paesi tra America centrale e settentrionale, è anche la persecuzione diretta da parte dell’uomo. Il commercio illegale di fauna selvatica è responsabile di migliaia di esemplari uccisi ogni anno. Inoltre, con l’aumento delle predazioni di bestiame domestico da parte di giaguari affamati per la progressiva scomparsa delle loro prede, si stanno inasprendo purtroppo i conflitti con le comunità locali. Il WWF ha da sempre intrapreso campagne a scala locale o regionale per la conservazione di questa specie iconica, ma i soli 170.000 individui rimasti ad oggi in natura e il trend negativo della popolazione richiede, oggi, un’azione a livello internazionale.

L’unica soluzione è agire subito. Durante l’evento di lancio del Report alla COP27, è stato fatto un appello globale alle principali parti interessate in diversi settori affinché si uniscano all’iniziativa per proteggere almeno l’80% dell’Amazzonia. Secondo il WWF, per fare ciò sarà necessario estendere quel mosaico di aree e territori indigeni protetti che attualmente copre solo metà dell’Amazzonia, oltre ad un impegno politico consono che affronti direttamente i principali fattori di perdita dell’Amazzonia quali la deforestazione, l’estrazione mineraria illegale, la corruzione, lo sfruttamento indiscriminato di fauna e di altre risorse naturali, e le infrastrutture progettate senza considerare il loro impatto sull’ ecosistema. “Il raggiungimento dell’obiettivo di proteggere l’80% dell’Amazzonia entro il 2025 fa parte di uno sforzo globale per assicurare un’Amazzonia ecologicamente sana. É necessaria un’azione urgente per evitare ripercussioni globali e per garantire che questa regione possa continuare a regolare il clima del pianeta e a fornire benefici ambientali e culturali al mondo intero” conclude Isabella Pratesi.

La Campagna WWF “A Natale mettici il cuore”https://sostieni.wwf.it/adotta-una-specie.html.

Le foto o i video in cui ci imbattiamo sui social media, spesso ritraggono proprio specie simbolo come il giaguaro, la tigre, il koala, l’elefante o il leopardo delle nevi e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” con un clic dal nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, che come abbiamo visto sono sempre più minacciati. Il WWF Italia, a Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: riparte così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che senza il nostro aiuto rischiamo di perdere per sempre. Con un’adozione simbolica sul sito adozioni.wwf.it si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, proprio quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce tra le atre cose cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. 

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WWF: OLTRE 200.000 CITTADINI CHE HANNO SOSTENUTO #TOGETHER4FORESTS SONO STATI ASCOLTATI. Bruxelles, 13 settembre 2022

La voce di oltre 200.000 cittadini europei che avevano chiesto ai membri del Parlamento europeo di proteggere le foreste è stata ascoltata. Oggi gli eurodeputati hanno votato a favore di miglioramenti significativi della proposta della Commissione europea per un regolamento sui prodotti esenti da deforestazione. Hanno concordato sull’inclusione di “altri terreni boschivi” oltre alle foreste, su un numero maggiore di controlli sui prodotti, su definizioni più chiare di termini importanti come “degrado forestale” e su un ampliamento della gamma di prodotti oltre a carne bovina, soia, olio di palma, gomma, legname, cacao e caffè. Anke Schulmeister-Oldenhove, responsabile delle politiche forestali all’Ufficio politiche europee del WWF ha affermato“Il voto di oggi in Parlamento a favore di una legge forte sulla deforestazione è stato un chiaro sì: un sì alla riduzione dell’impronta ecologica dell’Ue, un sì alla protezione delle foreste e delle savane e ai diritti delle popolazioni indigene. È stato anche un sì alle richieste dei cittadini europei che non vogliono alimentare la distruzione della natura con i loro consumi. Questo messaggio non dovrebbe essere ignorato dagli Stati membri dell’Ue che a giugno avevano indebolito la proposta della Commissione Europea”. La posizione del Parlamento stabilisce che non solo le aziende che immettono prodotti legati alla deforestazione sul mercato dell’Ue dovranno attenersi a una serie di norme per impedirne l’ingresso, ma anche il settore finanziario che sostiene le attività dei peggiori deforestatori del mondo. Il voto di oggi invia un segnale forte agli Stati membri dell’Ue, dimostrando che l’ambizione è possibile e che il Parlamento europeo è pronto ad assumersi la responsabilità dell’impronta distruttiva dell’Ue sulla natura, nonché delle relative violazioni dei diritti umani. Proprio ieri è arrivata una nuova denuncia da parte di 4 ONG (Periodistas por el Planeta, Madre Brava, Somos Monte e Fair Watch) che in un nuovo report hanno evidenziato come i nostri consumi stanno distruggendo la foresta del Gran Chaco in Argentina. In particolare le piantagioni di soia, impiegata come mangime negli allevamenti europei, che rimpiazzano le foreste: circa il 75% della soia importata dall’Italia, ad esempio, deriva proprio dall’Argentina. L’Argentina è il principale esportatore mondiale di farina di soia, e l’Italia ne è il sesto maggior acquirente. Ciò ha causato la perdita di circa 14 milioni di ettari di foresta nel Chaco, area che ospita migliaia di specie animali e vegetali di cui alcune a rischio estinzione, come il giaguaro e l’armadillo gigante. Oltre ai danni alla biodiversità la deforestazione causa il 15% di tutte le emissioni dell’Argentina, e anche le popolazioni indigene spesso vengono espulse dalle loro terre con violenza proprio per far spazio alle nuove coltivazioni. La ricetta approvata oggi dal Parlamento europeo per una nuova legge sulla deforestazione che porti a un reale cambiamento manca ancora di un ingrediente: non include tutti gli altri ecosistemi naturali oltre alle foreste, quali le praterie e le zone umide come la Pampa o il Pantanal, che rischiano così ora di essere distrutte dai nostri consumi. “La Commissione europea dovrebbe presentare al più presto una valutazione d’impatto sull’inclusione delle praterie e delle zone umide per colmare questa lacuna“, conclude Anke Schulmeister-Oldenhove, responsabile delle politiche forestali all’Ufficio politiche europee del WWF.

Nota per i redattori: nel 2020, attraverso la campagna #Together4Forests  guidata dal WWF, 1.2 milioni di cittadini, scienziati e aziende avevano chiesto una legge che garantisse che solo i prodotti privi di distruzione della natura finissero sul mercato dell’Ue. All’inizio del 2022 oltre 50.000 persone hanno inviato lettere aggiuntive ai rispettivi ministri nazionali e più di 206.000 sono state invece inviate ai membri del Parlamento europeo negli ultimi due mesi estivi.

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nel bosco

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SICILIA A RISCHIO DESERTIFICAZIONE E VITTIMA DELLA CRISI CLIMATICA. I roghi di maggiore consistenza degli ultimi anni sono stati appiccati nelle ore serali e in condizioni di vento tali da rendere le fiamme indomabili. Fondamentali azioni di prevenzione e ripristino che arrestino la scomparsa dei boschi. Roma, 18 agosto 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/ehkrrrhjmqol7yz/AAAGT6hMTZ3Fies3w9fAxUspa?dl=0.

Link al report Incendihttps://www.dropbox.com/sh/yh5unodnkvpmo4y/AAAHpcEurWEzZZySjE75fivNa?dl=0.

Preoccupazione e tanta paura per le fiamme che ieri sera hanno divampato nell’isola siciliana di Pantelleria, bruciando vigneti e aree di macchia mediterranea per circa 30 ettari, e costringendo decine di turisti ad evacuare. Le fiamme sono state alimentate dal vento di scirocco che ancora soffia sull’isola e il “il forte dubbio” – ha affermato il sindaco dell’Isola- è che il rogo “abbia origine dolose”, perché partito da due punti distanti tra loro centinaia di metri. La Sicilia è una delle regioni italiani più colpite dagli effetti del cambiamento climatico e a rischio desertificazione, poiché dotata di scarsa copertura boschiva (solo l’11% del territorio). Nel 2021 vanta il triste primato di regione con la maggiore superficie coperta dal fuoco: 78.000 ettari (soprattutto terreni coltivati e pascolati), quasi lo stesso valore riscontrato nell’intero resto d’Italia. Come si legge nel recente report WWF “Spegnere oggi gli incendi di domani. Dalla gestione dell’emergenza a gestione e prevenzione del rischio”, le cause degli incendi sono molteplici e quest’anno ondate di calore anticipate e una straordinaria siccità invernale hanno reso la vegetazione più secca e quindi maggiormente infiammabile, creando una condizione perfetta per la combustione di notevoli superfici di terreni, un tempo coltivati e ora ricoperti da vegetazione spontanea. Una conseguenza dell’incendio di terreni a forte pendenza come quelli dell’isola, che viene poco evidenziata, è il serio rischio di successivo denudamento del terreno e la formazione di fenomeni erosivi o addirittura franosi, specie in caso di violente piogge, che pure stanno caratterizzando questa epoca. Nel “Piano Regionale antincendio boschivo 2020” redatto dal Comando del Corpo Forestale della Regione Siciliana, una approfondita indagine condotta nel periodo 2010-2020 evidenzia che oltre il 77% degli incendi sono dolosi. La puntualità e la metodicità con cui gli incendi dolosi vengono appiccati, la “professionalità” con cui vengono scelti i tempi e i luoghi in perfetta sintonia con le condizioni meteo favorevoli al fuoco, gli orari in cui scoppiano gli incendi fanno pensare ad una strategia precisa legata ad interessi economici. Gli incendi di maggiore consistenza degli ultimi anni, infatti, sono stati perpetrati nelle ore serali, in giornate con vento di scirocco con raffiche superiori a 30 nodi e con temperature superiori a 32°. La finalità sistematica di questa azione è stata chiara: nelle ore serali è inibita l’azione dei canadair e per il forte vento le fiamme superano facilmente le fasce parafuoco – risultato delle campagne antincendio – divenendo inarrestabili. Insieme alle tante cause degli incendi, si deduce che ci sia anche una mano che appicca il fuoco, ma potrà essere trovata solo con una decisa e profonda attività investigativa che riesca a quantizzare le dimensioni del fenomeno.

L’INDUSTRIA DEL FUOCO – Come riportato nel Piano Regionale antincendio boschivo 2020, spesso l’incendio viene causato per creare posti di lavoro (nelle attività di avvistamento, di estinzione, nelle attività successive di ricostituzione), noto come industria del fuoco o industria degli incendi. “L’impostazione della lotta antincendio, basata su interventi di solo contrasto al momento dell’emergenza, ha comportato una diffusa politica di assunzioni a tempo determinato, (…) dove l’incendio volontario da parte di operai stagionali può costituire lo strumento per mantenere o motivare occasioni di impiego (CFS, 1992)”.

LE ALTRE CAUSE – Fra le altre cause che alimentano gli incendi, e che possono essere anche all’origine del l’evento dell’isola di Pantelleria ci sono:

– L’uso criminale del fuoco per provocare volontariamente danni e/o terrore, per interessi di vario genere su terreni o per ritorsioni o intimidazioni.

– L’uso sconsiderato del fuoco per il recupero di terreni pascolabili.

– Non è da sottovalutare anche il problema dello smaltimento dei rifiuti e delle discariche abusive, specie in estate e in Sicilia, alle quali qualcuno può dare fuoco.

– L’uso scriteriato del fuoco per barbecue, lanterne cinesi e fuochi d’artificio.

In generale l’antropizzazione, unita alla precaria struttura socio economica, ha comportato abbandoni di terreni agricoli e crescita di precarietà con conseguenti fenomeni di illegalità diffusa che, uniti ad una debolezza strutturale delle istituzioni, hanno reso ancora più vulnerabile quell’area di interfaccia urbano-foresta, che in alcuni casi diventa terra di nessuno e dominio di poteri illegali. La continua emergenza antincendio, poi, è portatrice di finanziamenti non programmati facilmente intercettabili da interessi occulti e illegali. Questa situazione emergenziale, poco controllabile, rappresenta una condizione ottimale da perpetuare. La Regione Sicilia ha focalizzato i suoi interventi verso l’emergenza, trascurando la forestazione e la selvicoltura, che in tema di prevenzione degli incendi avrebbero portato risultati di maggiore efficacia rispetto alle consuete campagne antincendio.

COME AFFRONTARE GLI INCENDI – In un contesto reso ancor più pericoloso a causa del cambiamento climatico che provoca temperature alte e lunghi periodi di siccità è necessaria una maggiore prevenzione, perché, in queste condizioni è sempre più difficile spegnere quelli che ormai sono megafires. La prevenzione dovrebbe essere guidata con piani strategici e programmi a diverse scale per paesaggi resistenti e resilienti, e fatta di un complesso di approcci ed interventi, che integrano la lotta attiva e che sono basati sul ritorno alla gestione, o almeno al controllo della dinamica dei terreni abbandonati e alla ricostituzione di paesaggi agricoli eterogenei. Tra questi: la selvicoltura preventiva, il pascolamento preventivo, la messa in sicurezza di terreni occupati da attività produttive confinanti con terreni incolti, il fuoco prescritto ed altro ancora. C’è da tenere presente che le tecnologie oggi a disposizione (es. monitoraggi satellitari, GPS, telecamere termiche) possono dare una grande mano. Inoltre non bisogna sottovalutare la possibilità di coinvolgere la cittadinanza in forme di coprogettazione e partecipazione attiva, valorizzando il ruolo non solo delle categorie professionali più direttamente interessate ma tutti i soggetti del territorio che possono contribuire a mitigare il rischio d’incendio.

COME SALVARE I BOSCHI SICILIANI – In Sicilia sono necessarie azioni di riforestazione e che arrestino la scomparsa dei boschi e serve una solida ed efficiente struttura di gestione e controllo delle aree forestali e vegetative, altrimenti un’entità così vulnerabile come il bosco sarà sempre facile vittima di pratiche criminali e di comportamenti colposi lesivi.

I 5 passi che il WWF in Sicilia suggerisce sono:

1) Assunzione di responsabilità da parte della politica siciliana. Gli “Operai Forestali Siciliani” sono stati finora gestiti principalmente come una categoria assistita. I costi dell’assistenzialismo non dovranno più confondersi con quelli della Forestazione, compresi quelli della Protezione Civile.

Riduzione ad un ruolo secondario, cioè di pura ma efficace difesa, dell’attività di antincendio boschivo. L’incendio non dovrà più “pilotare” risorse economiche

2) Analisi dei costi e dei risultati dell’attuale sistema forestale siciliano. Rilevazione dei costi complessivi per l’anno 2021 e previsione di spesa per l’anno 2022. Inventario che quantifichi l’effettiva copertura boschiva siciliana (diversamente da quanto cita l’art. 4.4 LR 16/1996)

3) Comparazione del sistema forestale della Regione Sicilia, con i suoi costi, con quello di una regione modello nella forestazione, pur nelle dovute differenze di contesto.

4) Adozione di un nuovo sistema forestale, con target in linea con gli indirizzi europei. Creazione di un’unica struttura – snella, essenziale ed efficiente – che governi, con unica regia, il patrimonio forestale siciliano

Cambia l’obiettivo: dall’Antincendio alla Forestazione. Sistema di Budgetting, con visibilità totale delle risorse, dei costi e dei risultati verso gli obiettivi.

Definizione di un Piano Forestale a medio e lungo termine per l’incremento quali-quantitativo della superficie boscata, in linea con gli obiettivi europei, con la condivisione delle Associazioni Ambientaliste Organico formato da Tecnici ed Operai Forestali professionisti, motivati, fidelizzati, adeguatamente pagati.

Ricollocazione in altre strutture della Regione Siciliana del personale in esubero non funzionale alla nuova struttura.

Fine delle politiche elettoralistiche e clientelari che devono far posto ad efficienza ed efficacia.

Presenza attiva nell’area di interfaccia urbano-foresta con politiche di controllo ma soprattutto di coinvolgimento e incentivazione degli attori presenti in essa (agricoltori, allevatori, proprietari di terreni, operatori turistici, escursionisti, etc.).

5) Maggiore presenza ed attenzione da parte delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, con l’avvio di efficaci interventi di intelligence e di contrasto nei confronti dei criminali incendiari, e degli irriducibili del “vecchio sistema”. 

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I ministri del Consiglio Ambiente dell’UE oggi hanno votato per indebolire la legge europea sulla deforestazione, nonostante i cittadini, gli scienziati e le aziende chiedessero prodotti privi di distruzione della natura sul mercato europeo. Roma, 28 giugno 2022

I ministri dell’Environmental Council oggi hanno votato per indebolire la legge europea sulla deforestazione, nonostante i cittadini, gli scienziati e le aziende chiedessero prodotti privi di distruzione della natura sul mercato dell’UE. “La posizione negoziata del Consiglio ha tanti buchi quanti quelli di un formaggio svizzero, ma purtroppo non ha un sapore altrettanto buono. Una legge efficace non dovrebbe offrire scappatoie alle aziende per poterla aggirare, deve includere altri ecosistemi minacciati oltre le foreste e deve affrontare il degrado di tutte le foreste, non solo quelle di un tipo specifico come quelle tropicali. Solo così potrà sostenere un reale cambiamento sul campo”, afferma Anke Schulmeister – Oldenhove, responsabile delle politiche forestali presso l’Ufficio politiche europee del WWF. La proposta della Commissione europea pubblicata lo scorso novembre conteneva elementi forti, che hanno portato un raggio di speranza per la natura e le persone di tutto il mondo. La proposta prevede che i prodotti che entrano nel mercato dell’Ue siano esenti da deforestazione e degrado forestale. Erano previste anche misure forti per far rispettare la legislazione in tutta l’Ue, tra cui un numero minimo di controlli e multe che devono essere proporzionali al danno ambientale causato e al suo valore, e un quadro più chiaro per gli Stati membri sulle modalità di esecuzione di verifiche e controlli. Naturalmente erano rimaste alcune lacune, segnalate dal movimento #Together4Forests, come l’esclusione di altri ecosistemi dall’ambito di applicazione della normativa, ma la nuova legge era sulla strada giusta per realizzare un vero cambiamento. Tuttavia, dopo il voto di oggi, non sembra più così. Gli Stati membri hanno deciso di eliminare molti elementi chiave della legge. Hanno diluito la definizione di “degrado forestale” in modo da ostacolarla più che aiutarla. Inoltre, una scappatoia esistente nella proposta della Commissione europea, che permetteva alle aziende che si riforniscono da Paesi “a basso rischio” di non effettuare una valutazione del rischio, è stata ampliata eliminando un numero minimo di controlli per questi prodotti. Inoltre, il Consiglio non ha incluso altri ecosistemi oltre alle foreste, sebbene anch’essi siano minacciati, lasciando aperta un’altra falla. Tutti questi elementi combinati nella futura legge europea sulla deforestazione la fanno sembrare sempre più inefficace. “Con questa posizione, i governi nazionali stanno svuotando la legge europea sulla deforestazione, lasciando numerose scappatoie. Questo va contro le richieste di 1,2 milioni di cittadini, dell’industria e degli scienziati per una legge che tenga fuori dal mercato dell’Ue la distruzione della natura. Inoltre, mina l’impegno dell’Ue a fermare la deforestazione e tradisce la natura e le persone colpite da questa distruzione ogni giorno”, aggiunge Anke Schulmeister – Oldenhove. La palla passa ora al Parlamento europeo. Nelle prossime votazioni sulla legge, gli eurodeputati dovranno dare una risposta forte alla posizione del Consiglio, se vogliono essere all’altezza del livello stabilito nella loro proposta di legge per il 2020. Ecco i tre principali punti deboli della legge europea sulla deforestazione che gli eurodeputati devono affrontare nelle prossime discussioni…

Definizioni deboli. Nella definizione attuale, il “degrado forestale” si riferisce solo alla conversione di foreste primarie (cioè vecchie, non toccate dall’attività umana) in piantagione e altri terreni boschivi. Ma le foreste vengono distrutte anche in una serie di altri modi che portano alla perdita di biodiversità o che riducono la loro capacità di combattere il cambiamento climatico.

Solo foreste. Non includendo altri ecosistemi, si ignora la massiccia minaccia cui questi sono già sottoposti a causa dei consumi dell’Ue. Questo probabilmente sposterà la pressione della deforestazione dalle foreste ad altri luoghi unici, come le savane e le torbiere.

Mancanza di condizioni di parità. Sostenendo regole semplificate per le aziende che si riforniscono da Paesi “a basso rischio”, senza un livello minimo di controlli, gli Stati membri stanno creando scappatoie che possono essere facilmente superate. Una massiccia riduzione dei controlli (dal 5% all’1% per i prodotti provenienti da paesi a rischio “normale/standard” e dal 10% al 5% per i prodotti provenienti da regioni ad “alto rischio” di deforestazione) spalancherà la porta ai prodotti legati alla deforestazione per entrare nel mercato dell’UE.

L’Europa è uno dei maggiori responsabili della deforestazione globale, seconda solo alla Cina. L’Ue è responsabile del 16% della deforestazione tropicale legata al commercio internazionale attraverso l’importazione di prodotti come carne bovina, soia, olio di palma, gomma, legname, cacao e caffè e i loro derivati. È tempo di cambiare questa situazione, ma questa posizione dell’Environmetal Council non lo sta facendo. Attraverso un nuovo strumento del WWF ora attivo alla pagina #Together4Forests del WWF Italia, dobbiamo chiedere al più presto ai nostri europarlamentari di cambiare rotta e di difendere le foreste durante i prossimi negoziati su questa nuova legge.

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Gli scienziati europei rispondono alle domande più cercate sul web riguardo la deforestazione. Per l’Italia risponde il professor Giorgio Vacchiano: “La deforestazione finisce anche sulle nostre tavole, fare attenzione a ciò che consumiamo”. Roma, 11 maggio 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/zkqhcopzn5zt0r0/AAD9grL2EUr0MpNDNCi-BNpFa?dl=0%20.

In una serie di video rilasciati oggi, scienziati ed esperti di tutta l’Ue rispondono alle domande più ricercate in Internet sulla deforestazione. Il loro messaggio, in sintesi: non c’è spazio per la deforestazione sulle nostre tavole. Due anni fa, 1.2 milioni di cittadini europei hanno chiesto una legge che tenesse la deforestazione lontana dai loro frigoriferi e dalle loro tavole. Mentre i ministri del dell’Environmental Council e i membri del Parlamento europeo stanno discutendo la futura legge europea sulla deforestazione, i cittadini si rivolgono al web per avere delle risposte. I suggerimenti di autocompletamento di Google mostrano come le stesse domande vengano cercate ovunque in Europa: “Cos’è la deforestazione?”, “Cosa causa la deforestazione?” e “Come possiamo fermare la deforestazione?”. Queste domande hanno ispirato scienziati ed esperti di sette paesi – Belgio, Ungheria, Italia, Polonia, Portogallo, Romania e Svezia – a rispondere a tutti quei cittadini preoccupati per le foreste. Esempi di vita quotidiana sul perché la deforestazione ci riguarda tutti e su cosa possiamo fare sono stati raccolti in una serie di brevi video. Per l’Italia è intervenuto il professor Giorgio Vacchiano. Qui la landing page con i video – https://www.wwf.eu/campaigns/together4forests/scientists/.

 Le foreste coprono il 31% della superficie terrestre. Ma stanno scomparendo velocemente, un’area grande quasi quanto la Svezia viene persa ogni 12 anni. Più precisamente, oltre 43 milioni di ettari sono stati persi in tropici e subtropici tra il 2004 e il 2017 nei cosiddetti punti critici [1] di deforestazione presenti in America Latina, Africa sub-sahariana e Asia. E L’Ue è protagonista di questa perdita. L’Unione europea è infatti il secondo più grande importatore al mondo di deforestazione (dopo la Cina).“Per i prodotti importati in Belgio questo rappresenta circa 12-15.000 ettari di superfici distrutte ogni anno nelle regioni tropicali, circa la dimensione della regione di Bruxelles”, dice 

Patrick Meyfroidt, professore di “Land Use Change and Forest Transition”, Belgio. “In Amazzonia, le principali cause di deforestazione sono l’allevamento di bestiame e la produzione di soia. La maggior parte della soia viene poi destinata all’alimentazione animale, e gran parte della carne bovina viene esportata in Nord America e in Europa. Quindi, con un po’ di esagerazione, possiamo anche dire che le foreste vengono trasformate in hamburger”, spiega la dottoressa Réka Aszalós, ecologista forestale del Centro di Ricerca Ecologica, Ungheria. Più della metà del Cerrado in Brasile, la savana con maggiore biodiversità al mondo e confinante con la foresta pluviale amazzonica, è già stata disboscata, principalmente per fare spazio alla soia e alla produzione di carne bovina. Nel 2019, le importazioni in Ue di carne bovina dal Cerrado hanno rappresentato il 26% del totale della carne bovina importata in UE. Attraverso la campagna

#Together4Forests, il WWF e altre 200 ONG hanno a lungo chiesto una nuova legge europea contro la deforestazione, e continueranno a lottare per una legge che possa apportare un vero cambiamento. Tutti gli occhi sono ora puntati sui governi dell’Ue e sul Parlamento europeo per ottenere risultati ambiziosi. “Vivendo in paesi dove la deforestazione è trascurabile, dobbiamo prestare attenzione a ciò che consumiamo. L’Ue sta lavorando a una legge che possa ridurre al minimo la deforestazione importata, ma tutti noi possiamo iniziare a interrogarci sull’origine dei prodotti che consumiamo, in particolare il cibo che finisce nei nostri piatti”, riassume Giorgio Vacchiano, professore di gestione e pianificazione forestale, Università di Milano e membro della Comunità scientifica del WWF Italia.

[1] Pacheco, P., Mo, K., Dudley, N., Shapiro, A., Aguilar-Amuchastegui, N., Ling, P.Y., Anderson, C. and Marx, A. 2021. Deforestation fronts: Drivers and responses in a changing world. WWF, Gland, Switzerland.

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L’iniziativa fa parte delle attività di WWF e Sofidel per celebrare i 15 anni di collaborazione.

Roma, 21 marzo 2022 – Per celebrare la ricorrenza dei 15 anni di partnership, WWF Italia e Sofidel, gruppo cartario tra i leader mondiali nella produzione di carta per uso igienico e domestico, noto in particolare in Italia e in Europa per il brand Regina, presentano un calendario di iniziative per il 2022. Fra queste, “Sofidel4Talent”, un corso di formazione dedicato alla corretta gestione forestale e la partecipazione alla campagna WWF “ReNature Italy” per tutelare e rigenerare il capitale naturale italiano, a beneficio delle generazioni attuali e future. Per partecipare è possibile candidarsi fino al 15 aprile 2022.

Qui per info e scaricare il bando https://lanostracartamigliore.sofidel.com/sofidel4talent/.

La prima iniziativa partita in questi giorni – realizzata con il supporto di Koinètica e con il patrocinio di RUS (Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile) – vede Sofidel e WWF Italia scendere in campo per contribuire a formare futuri professionisti delle nostre foreste con “Sofidel4Talent”, un corso di formazione applicata in conservazione e gestione forestale ad accesso gratuito, che si svolgerà alla fine di maggio nel Museo della Biodiversità WWF di Monticiano – e Riserva Naturalenaturale provinciale Alto Merse, in provincia di Siena. Il bando di selezione, rivolto a 15 giovani laureandi e neolaureati in discipline scientifiche, è aperto fino al 15 aprile 2022. A ridosso dell’estate, sarà poi la volta della partecipazione alla campagna WWF “ReNature Italy”, un progetto nato con l’obiettivo di invertire la curva della perdita di biodiversità in Italia e favorire la coesistenza tra uomo e natura. A settembre, il lancio della nuova edizione di “Mi Curo di Te. Con la Scuola per l’Agenda 2030”, il programma di educazione ambientale per la scuola italiana che, per l’anno scolastico 2022/2023, sarà dedicato al tema Acqua. In merito a all’iniziativa “Sofidel4Talent”, Marco Galaverni, Direttore Programma e Oasi del WWF Italia afferma: “Per permettere alle giovani generazioni di custodire il patrimonio naturale che ci circonda, è essenziale far comprendere come questo può essere conservato e gestito al meglio. Siamo quindi orgogliosi di concretizzare questa possibilità con tre giorni di formazione gratuiti, dinamici ed estremamente coinvolgenti destinati a studenti o neolaureati che hanno a cuore il futuro del Pianeta, in un contesto unico come quello del Museo della Biodiversità di Monticiano”. Elena Faccio, Creative, Communication and CSR Director di Sofidel, da parte sua, aggiunge: “Crediamo nella sostenibilità quale leva strategica di sviluppo responsabile e lavoriamo ormai da 15 anni fianco a fianco con WWF. Una collaborazione storica e di primaria importanza, che ha aiutato l’azienda a crescere in modo responsabile e a promuovere la cultura della sostenibilità. Siamo convinti che i giovani siano la nostra carta migliore per preservare il Pianeta e siamo contenti di dare il nostro contributo per un progetto di formazione qualificante e utile per le sfide che ci aspettano negli anni a venire”. La collaborazione tra Sofidel e WWF Italia è nata nel 2008 con l’adesione del Gruppo al programma internazionale “WWF Climate Savers” per la riduzione volontaria delle emissioni climalteranti. Negli anni, si è poi estesa attraverso un percorso rigoroso di miglioramento del processo di approvvigionamento forestale (il 100% della cellulosa utilizzata nel processo produttivo del Gruppo è certificata da terze parti indipendenti con schemi di certificazione forestale quali ad esempio FSC® e PEFCTM) e alla promozione di attività di sensibilizzazione ed educazione, con “Mi Curo di Te”, il programma di educazione ambientale reso gratuitamente disponibile alle scuole primarie e secondarie di primo grado italiane che, dal 2014, ha coinvolto oltre 650.000 studenti. Un rapporto che è ulteriormente cresciuto nel 2021 con l’adesione di Sofidel a “Forests Forward”, la piattaforma multi-stakeholder lanciata da WWF per proteggere e migliorare la gestione di 150 milioni di ettari di foresta entro il 2030.

Sofidel4Talent” rientra nella collaborazione che Sofidel ha intrapreso con WWF Italia. Il corso, rivolto a 15 giovani laureandi e neolaureati in discipline scientifiche, si svolgerà dal 27 al 29 maggio 2022 direttamente “in natura”. Una full immersion di tre giorni, che prevede anche escursioni in notturna, con docenti universitari fra i più esperti nel panorama italiano per comprendere il valore della biodiversità, le implicazioni economiche e sociali della tutela degli ecosistemi forestali, le dinamiche di prevenzione degli incendi, nonché gli effetti della natura sulla salute e sul benessere delle persone. Per partecipare è possibile candidarsi fino al 15 aprile 2022 qui https://lanostracartamigliore.sofidel.com/sofidel4talent/. Al termine, sarà rilasciato un attestato di partecipazione con cui sarà possibile richiedere al proprio Dipartimento Universitario i relativi CFU. I partecipanti alloggeranno nei pressi del Museo della Biodiversità WWF di Monticiano – Riserva naturale provinciale Alto Merse, in provincia di Siena. Ulteriori informazioni sul programma sono disponibili qui. “Sofidel4Talent” fa parte de #LaNostraCartaMigliore, l’insieme di iniziative di Sofidel volte a costruire un futuro migliore per le nuove generazioni. 

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LE FORESTE SONO IL SECONDO PIÙ GRANDE SERBATOIO DI CARBONIO DOPO GLI OCEANI. ASSORBONO 1/3 DELLE EMISSIONI DI CO2 CAUSATE DALL’UOMO MA STIAMO “MANGIANDO” LE NOSTRE GRANDI ALLEATE NELLA LOTTA ALLA CRISI CLIMATICA.Tra il 2001 e il 2015 persa un’area di foreste estesa quanto la Germania per l’espansione delle aree agricole. L’Europa è il secondo maggior importatore al mondo di prodotti legati alla deforestazione. Roma, 21 marzo 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/jvuzq0qzgqn9mz0/AABHIKv_zp63Z5bwu2AdfbPaa?dl=0.

Scarica QUI il report WWFhttps://www.dropbox.com/s/npy626kkhj1lavs/WWF_report%20foreste%20e%20clima_final%20def.pdf?dl=0.

Le 36 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (CO₂) immesse ogni anno nell’atmosfera causate delle attività umane, hanno ad oggi portato all’aumento di circa 1,1°C della temperatura media globale, rispetto al periodo preindustriale. Per quanto l’uomo possa adoperarsi per mitigare gli effetti del cambiamento climatico, non sarà possibile limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C entro metà del secolo – come previsto dall’Accordo di Parigi – senza preservare la capacità delle foreste e di altri ecosistemi naturali, come le savane e zone umide, di assorbire ingenti quantità di CO2 dall’atmosfera. Proprio dell’importanza delle foreste per il clima parla il nuovo report WWF, pubblicato in occasione della nella Giornata internazionale delle foreste (lunedì 21 marzo) “Deforestazione e cambiamento climatico: l’impatto dei consumi sui sistemi naturali” e realizzato in vista di Earth Hour, la mobilitazione globale del WWF per la natura e il clima che, il 26 marzo alle 20.30, invita tutti a spegnere un’ora le luci come gesto simbolico per un futuro più sicuro, giusto e sostenibile. Le foreste sono a livello globale il secondo maggior serbatoio di carbonio dopo gli oceani: trattengono complessivamente ben 861 miliardi di tonnellate di carbonio e ogni anno assorbono circa un terzo delle emissioni antropiche di CO2, evitandone l’accumulo in atmosfera. Le foreste, inoltre, forniscono tanti altri servizi connessi con il clima, come la produzione di ossigeno e la regolazione del regime delle piogge. Questi cruciali servizi vengono però compromessi quando ecosistemi naturali, come le foreste, vengono distrutti o degradati. Considerando che gli alberi sono costituiti per circa il 20% del proprio peso da carbonio, parte della CO2 assorbita dalle foreste tramite la fotosintesi viene riemessa in atmosfera quando gli alberi vengono tagliati. In questo modo, da essere parte della soluzione le foreste diventano parte del problema: la deforestazione rappresenta infatti la seconda fonte umana di CO2, con ben 8 miliardi di tonnellate di CO2 emesse ogni anno dal 2000 ad oggi, periodo in cui è stato perso ben il 10% della superficie forestale mondiale. Oltre ai problemi legati al clima, la deforestazione mette a rischio la sopravvivenza delle popolazioni indigene che dipendono strettamente da questi ecosistemi e provoca la perdita dell’habitat di molte specie animali e vegetali, causandone spesso l’estinzione. Infografica sul ciclo della deforestazione: la scomparsa delle foreste amplifica la crisi climatica. Scaricala QUI

https://www.dropbox.com/sh/ammaek125twux8h/AAA2GOZCW-Q396x8v2Sy5UHFa?dl=0.

Tutelare foreste e altri habitat è quindi indispensabile per il futuro dell’umanità, della biodiversità e dell’intero Pianeta, e ognuno di noi può contribuire.  Secondo il report del WWF, infatti, quasi il 90% della deforestazione a livello globale è dovuto all’espansione dell’agricoltura. Gli allevamenti di bovini insieme alle coltivazioni di palma da olio, soia, cacao, gomma, caffè e legno sono stati responsabili del 57% della deforestazione connessa con l’agricoltura tra il 2001 e il 2015, portandoci via un’area di foreste grande quanto la Germania. In questo contesto, l’Unione europea risulta essere il secondo maggiore importatore al mondo di questi prodotti, generando con le sue abitudini di consumo enormi impatti sulle foreste tropicali di tutto il Pianeta, ma anche su praterie, zone umide, savane e tutti quegli ecosistemi ricchi di biodiversità che vengono distrutti per fare spazio a coltivazioni, piantagioni e pascoli. “Non possiamo più permettere che i nostri consumi generino impatti così forti sugli ecosistemi ed è necessario prendere consapevolezza delle implicazioni che ogni nostra azione ha sul Pianeta. Nel solo 2017, l’Ue ha causato il 16% della deforestazione associata al commercio internazionale di materie prime – afferma Isabella Pratesi, direttore Conservazione del WWF Italia

Stiamo letteralmente “mangiando” le foreste del Pianeta, amplificando così gli impatti del cambiamento climatico che invece potremmo mitigare proteggendo gli ecosistemi naturali e ripristinando quelli degradati”.

Earth Hour 2022Sabato 26 marzo alle 20,30 torna Earth Hour, l’Ora della Terra, l’iniziativa globale del WWF che attraverso il gesto simbolico di spegnere le luci per un’ora, invita tutti a mobilitarsi per un futuro più sicuro, giusto e sostenibile. Saranno migliaia le piazze, i monumenti e i luoghi simbolo che si spegneranno nel mondo.

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La produzione di soia, utilizzata prevalentemente come mangime animale, è una delle principali cause di distruzione di natura in Sud America. Solo nel 2020 in UE ne sono stati importati oltre 20 milioni di tonnellate. Il WWF chiede ai cittadini europei di sollecitare i propri governi a difendere la natura e a sostenere una legge efficace. Roma, 7 marzo 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/6o5fzgjwo03v1nh/AACWK-NvRp4ZT-OE_kxQInzua?dl=0.

Link alla petizione #Together4Forests https://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/petizioni/together4forests/.

Il consumo europeo di prodotti legati alla deforestazione rende l’Europa complice di una terribile devastazione. Quello che i cittadini europei mettono in tavola, infatti, ha impatti “nascosti” talmente forti da mettere a rischio interi ecosistemi. Secondo una nuova ricerca, un cittadino europeo consuma in media circa 60 kg di soia l’anno, le cui coltivazioni prendono il posto di foreste, savane e praterie in Sud America. Dei 33,9 milioni di tonnellate di soia importate in Ue nel solo 2020, ben oltre 20 milioni provengono dal Sud America. Questo significa che ogni nostro pasto potrebbe potenzialmente contribuire alla distruzione di questi preziosi ecosistemi naturali. Ma c’è una buona notizia: l’Unione europea si è decisa ad affrontare il tema degli impatti della produzione di cibo e di altre materie prime sulle foreste del Pianeta predisponendo una legge anti deforestazione. Per il WWF è necessario che la normativa comunitaria sia stringente ed efficace, in grado di fermare l’immissione sul mercato europeo di tutte quelle materie prime e prodotti derivati, la cui coltivazione, raccolta o produzione ha impatti negativi sia sulle foreste sia su altri ecosistemi prioritari, nonché sui diritti umani. Per questo il WWF invita tutti a firmare la petizione per la campagna Together4Forests. Commissionata dal WWF[1], la nuova ricerca intitolata “Mapping the European Soy Supply Chain” (“Mappare la catena di approvvigionamento europea della soia”) evidenzia come il 90% della soia che viene consumata da noi cittadini europei sia l’ingrediente “nascosto” dietro al consumo di altri prodotti che scegliamo come carne, uova, latte o yogurt. “È necessario prendere consapevolezza del peso dei nostri consumi non solo sulle foreste, ma anche sulle praterie e le savane, distrutte a tassi persino più elevati delle stesse foreste per fare spazio all’agricoltura, con impatti catastrofici non solo sulla biodiversità, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita. Per soddisfare i bisogni di oggi, derivati da un modello intensivo di produzione animale assolutamente sbagliato, distruggiamo sistemi naturali che hanno un valore impagabile per il funzionamento della biosfera. Quando finalmente ci saremo accorti della distruzione prodotta – anche in termini di nostra salute – dagli allevamenti intensivi che si reggono sull’uso della soia, chi ci ridarà le foreste perse? Nessuno. Molte sono semplicemente irriproducibili”, spiega Isabella Pratesi, Direttore Conservazione del WWF Italia. L’UE sta discutendo una nuova legge con lo scopo di ridurre l’impronta dei consumi europei sulla deforestazione. Per il WWF, le principali richieste riguadano l’inclusione di: 

1. ALTRI ECOSISTEMI, che vengono convertiti per produrre materie prime destinate al consumo europeo. Per esempio, le zone umide, come il Pantanal, distrutto per fare posto ai pascoli per i bovini, le savane come il Cerrado, al centro di enormi interessi per la coltivazione della soia, le torbiere, drenate per produrre olio di palma.

2. ALTRE COMMODITIES, in particolare la gomma e il mais, così come gli allevamenti di salmoni, nutriti con mangimi a base di soia. Più in generale, sarebbe utile includere qualunque prodotto, i suoi DERIVATI e i suoi TRASFORMATI (es. la cioccolata per il cacao, i mobili e carta per il legno) che derivino da materie prime a rischio di deforestazione, conversione o degrado ecosistemico.

3. DIRITTI UMANI, evitando che prodotti legati alla loro violazione possano essere immessi sul mercato dell’UE.

4. STESSE REGOLE PER TUTTE LE IMPRESE, senza differenze sui controlli tra chi importa da Paesi classificati a “basso” o “alto” rischio.

5. MISURE SANZIONATORIE, affiancate ad altre misure quali la confisca di prodotti e di ricavi per operatori e commercianti, al fine di dissuadere l’inosservanza della norma.

Presentata lo scorso novembre, la proposta di legge della Commissione europea presenta molti punti di forza. Limita, però, il proprio ambito di applicazione alla sola protezione delle foreste, rimandando di almeno due anni la potenziale inclusione di altri ecosistemi. Viene di fatto ignorata l’attuale espansione delle attività produttive agricole su zone umide, savane e praterie, con il rischio di trasferire su questi ecosistemi tutta la pressione causata dalla produzione di soia e altre commodities una volta che verranno proibiti altri fronti di espansione. I ministri dei Paesi membri dell’Ue, il prossimo 17 marzo dovranno esprimersi sulla bozza della normativa europea per arginare la deforestazione, un appuntamento importante per colmare le lacune ancora esistenti. Ora più che mai è cruciale il contributo di tutti partecipando alla campagna Together4Forests. Tramite QUESTO link, ognuno di noi potrà sollecitare i ministri italiani e parlamentari europei affinché sostengano la necessità di apportare le modifiche per rendere questa proposta di legge realmente efficace per la salvaguardia dei nostri ecosistemi più preziosi. “Per fare in modo che il cibo che mangiamo ogni giorno non sia complice della distruzione di natura, la legge europea deve includere, fin dall’inizio, sia altri ecosistemi naturali sia tutte le materie prime, loro derivati e prodotti trasformati la cui produzione distrugge la natura. È quindi cruciale che noi come cittadini europei sollecitiamo i nostri governi a difendere la natura e a sostenere una legge efficace, senza scappatoie e lacune. Questa legge dovrà impedire a qualsiasi prodotto, realizzato in modo legale o illegale, collegabile comunque alla trasformazione degli ecosistemi, di entrare nei mercati dell’Unione europea, riducendo il nostro impatto sulla biodiversità e sul cambiamento climatico”, conclude Eva Alessi, Responsabile sostenibilità del WWF.

La campagna #Together4Forests. Il WWF sostiene da tempo la necessità di una legislazione europea contro la deforestazione. Attraverso la campagna #Together4Forests, il WWF e altre 160 ONG ambientaliste hanno mobilitato 1,2 milioni di persone nel dicembre 2020 per chiedere una nuova legge europea chiara ed efficace. La Commissione europea ha quindi presentato una proposta di legge per minimizzare la deforestazione e il degrado forestali causati dai consumi dell’UE. La battaglia non è però ancora vinta, visto che importanti ecosistemi come savane, praterie e zone umide sono lasciati senza protezione dall’attuale proposta di legge.

[1] La ricerca è realizzata nell’ambito del progetto WWF “Eat4Chang”, finanziato dal programma di Educazione e Sensibilizzazione allo Sviluppo (DEAR) della Commissione europea. La ricerca “Mapping the European Soy Supply Chain Embedded Soy in Animal Products Consumed in the EU27+UK” è stata realizzata da Profundo, un’organizzazione no-profit indipendente.

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