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Archive for the ‘biodiversità’ Category

“LA NATURA SI FA CURA”: NELLE PIAZZE ITALIANE REGALATI UNA FELCE E AIUTA IL WWF A CREARE OASI NEGLI OSPEDALI DEI BAMBINI. Roma, 20 settembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/t062wr97d3ic1xl/AACfCThnxsO4shQEQVIKN250a?dl=0%20%20.

Scopri gli eventi su wwf.it/urbannature2022. Qui il progetto WWF “La Natura si fa Cura”https://www.dropbox.com/s/xcdtlf3ixzrdmwu/WWF_LaNaturasifaCura%20%281%29.pdf?dl=0%C2%A0.  

Sabato 8 e domenica 9 ottobre torna Urban Nature, la festa della Natura in città promossa dal WWF e arrivata alla sesta edizione, che ha l’obiettivo di rendere sempre più evidente il valore della natura in città e rinnovare il modo di pensare e pianificare gli spazi urbani, ridando spazio alla biodiversità. Oltre il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane e nei prossimi 30 anni si arriverà al 70%: ma a oggi nelle città italiane il verde attrezzato allo sport e al gioco rappresenta appena il 14% del verde urbano, un gap che va colmato attraverso una riqualificazione pianificata delle nostre città. L’urgenza è dettata dal fatto che la natura in città ha un inestimabile valore nel garantire e accrescere il nostro benessere urbano: le piante depurano l’aria dalle polveri sottili prodotte dalle nostre attività inquinanti, creano ombra e contribuiscono alla regolazione della temperatura e all’assorbimento dei gas serra, contrastando le cappe di calore rese sempre più frequenti e pericolose dal cambiamento climatico, così come allagamenti e frane che vengono mitigati dall’azione di regimazione delle acque piovane. Ma la natura in città ha molti altri effetti benefici anche sul benessere psico-fisico, in particolare dei più giovani, contribuendo a diminuire le possibilità di malattie cardiovascolari, patologie articolari, ansia, depressione, infezioni respiratorie e obesità. Per i bambini ricoverati in ospedale e per la loro riabilitazione la natura, poi, offre infiniti stimoli a livello motorio sensoriale e percettivo. È proprio su questi effetti che il WWF punterà per la prossima edizione di Urban nature, realizzando una grande raccolta fondi nelle piazze italiane: grazie all’acquisto di una piccola felce tutti potranno aiutare il WWF a portare la natura negli ospedali in cui i più piccoli sono costretti a mesi di ricovero in attesa della guarigione. Un regalo che si trasformerà in un enorme beneficio per migliaia di piccoli pazienti. L’obiettivo, infatti, è quello di realizzare 10 Oasi in ospedale*, nei giardini delle strutture pediatriche e altre strutture terapeutiche del nostro Paese. Il messaggio è semplice: la “Natura si fa cura” poiché, come dimostrano numerose ricerche, la presenza di spazi verdi favorisce il recupero, le terapie e l’apprendimento dei piccoli pazienti, soprattutto quelli a lunga degenza.

“La Natura si fa Cura”, il video di Urban Nature 2022https://www.youtube.com/watch?v=NL9XiR-_HdY.

L’effetto positivo che offre la natura è già diventato realtà nell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Palidoro (RM) dove è stata allestita nel 2020 un’Aula Natura WWF: già dai primi mesi, oltre al supporto educativo, nei bambini si sono riscontrati grandi benefici a livello ortopedico, cardiaco e psicologico, che l’associazione mira a rilanciare realizzando vere e proprie Oasi in Ospedale in altre 10 strutture italiane. Le felci, poi, sono piante particolarmente importanti per il nostro benessere in ambienti indoor per il loro ruolo nel trattenere diversi inquinanti presenti nell’aria, rappresentando quindi un beneficio anche per chi deciderà di supportare il progetto. L’8 e il 9 settembre si potrà, come di consueto, partecipare alle decine di eventi organizzati da nord al sud del paese: Urban Nature è infatti una grande festa WWF della natura in città vuole coinvolgere i cittadini nello scoprire il valore della natura e. Visite guidate a piedi o in bicicletta, bioblitz, incontri per festeggiare e conoscere la natura della propria città, anche la più nascosta: la stessa che ci aiuta a depurare l’aria che respiriamo, a creare l’ombra nelle giornate più calde, ad assorbire i gas serra e a contrastare allagamenti e frane, ma anche a rendere più belli e salutari gli spazi urbani.

Scopri QUI la mappa degli eventi in tutta Italiahttps://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/eventi/urban-nature/?utm_campaign=UrbanNature&utm_medium=Locandina&utm_source=QRcode.

I PARTNERS – A fianco del WWF per lo sviluppo delle Oasi in Ospedale ci sono l’Associazione Culturale Pediatri (ACP), la Fondazione Fight the Stroke, Fondazione Dynamo e gli architetti paesaggisti di IASLA, mentre l’iniziativa Urban Nature è patrocinata da ISPRA e supportata, tra gli altri numerosi partner, da Carabinieri Forestali, Associazione Nazionale Musei Scientifici, AIGAE, Associazione Italiana Insegnanti di Geografia, CESAB, FIAB, Network Nazionale Biodiversità Società Geologica Italiana, UNAAPI.

* Numero rilevante rispetto ai centri totalmente dedicati alla cura dei minori in Italia: https://www.aopi.it/le-strutture/.

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serate LIPU

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I NOSTRI SISTEMI ALIMENTARI DETERMINANO IL 70% DELLA PERDITA DI BIODIVERSITA’. A Nairobi i negoziati delle Nazioni Unite sulla biodiversità volgono al termine. Roma, 27 giugno 2022

I negoziati delle Nazioni Unite sulla biodiversità volgono al termine e il WWF esprime profonda preoccupazione per la mancanza di ambizione e di leadership mostrata dai governi nel dare priorità alla perdita della natura. Secondo il WWF i negoziati sono tenuti in ostaggio da un piccolo gruppo di Paesi che si concentrano sull’indebolimento del processo e sulla riduzione delle ambizioni. Lo scopo dei negoziati di questa settimana a Nairobi era quello di raggiungere un consenso sull’accordo per la definizione di un’ambiziosa strategia globale per la biodiversità post-2020, nell’ambito della COP15, ora prevista per il 5-17 dicembre a Montreal. I governi a Nairobi hanno purtroppo compiuto progressi assai limitati lasciando appesa a un filo la possibilità di assicurarsi un accordo globale, trasformativo e in grado di affrontare l’accelerazione della crisi della natura mondiale. “Di fronte alla catastrofica perdita della natura e alle tragiche conseguenze che ciò sta avendo sull’umanità” dichiara Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale, “i governi hanno messo a repentaglio tutto il lavoro fatto finora e rimandato tutte le decisioni cruciali alla COP15. Lo stesso è accaduto a marzo ai negoziati di Ginevra, e se vogliamo che la COP di Montreal abbia successo, è essenziale che i leader diano veramente priorità ai negoziati. Se vogliamo avere qualche possibilità di sopravvivere ai drastici cambiamenti ambientali che le attività umane stanno determinando a livello globale, la natura da cui dipendiamo deve rimanere produttivo e resiliente, per mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici, aumentare la sicurezza alimentare e ridurre la nostra vulnerabilità alle pandemie.” “Se intendiamo veramente risolvere le enormi differenze su questioni chiave nei negoziati, tra cui il livello generale di ambizione per tutti gli obiettivi, è necessaria una maggiore volontà politica. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di leader per contrastare l’influenza di un piccolo numero di paesi, il Brasile in primis, che stanno attivamente lavorando per minare i colloqui. I capi di Stato che hanno firmato la Leaders’ Pledge for Nature, che li impegna ad invertire la curva di perdita di biodiversità entro il 2030, devono ora portare avanti l’ambizione di garantire un accordo nature-positive a Montreal. La prospettiva di un fallimento alla COP15 è incredibilmente reale”. Il WWF accoglie con favore il forte sostegno nel round di negoziati di Nairobi per l’obiettivo di arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, ma avverte che è un obiettivo comunque insufficiente. 

Chiudere il decennio con più natura di quanta ne avessimo all’inizio è essenziale per garantire un futuro sostenibile sia per le persone che per il pianeta. Una mission chiara e nature-positive è fondamentale per dare la giusta direziona all’intero quadro e garantire inoltre che l’obiettivo di 1.5C dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici rimanga effettivamente raggiungibile. Il WWF resta preoccupato per la scarsa volontà di affrontare i fattori che causano la perdita di biodiversità, in particolare i nostri sistemi alimentari. I nostri sistemi alimentari determinano il 70% della perdita di biodiversità terrestre*: una transizione verso un’agricoltura sostenibile è essenziale per garantire sicurezza alimentare e resilienza a lungo termine. Nonostante i faticosi progressi, il WWF accoglie con favore il forte sostegno per un obiettivo sull’uguaglianza di genere nel quadro globale per la biodiversità, nonché l’ampio sostegno per il riconoscimento dei diritti e dei ruoli delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Per evitare di ripetere il fallimento degli obiettivi di Aichi, tuttavia, l’accordo finale deve includere un forte meccanismo di attuazione che consenta ai Paesi di rivedere i progressi rispetto agli obiettivi e rafforzare l’azione nel tempo. I negoziati di Nairobi hanno avuto per protagonisti l’indebolimento del testo sull’allineamento dei flussi finanziari che sostengono la natura e il fallimento dei Paesi nel raggiungere un compromesso per colmare il divario nel finanziamento alla biodiversità. Il WWF rimane convinto che la parte finanziaria sia il punto cruciale dei negoziati e che un aumento delle risorse finanziarie, da tutte le fonti, sia essenziale per l’attuazione del quadro globale per la biodiversità. 

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La COP15 si terrà a Montreal, in Canada, tra il 5 e il 17 dicembre. Per il WWF ora i negoziatori non hanno più scuse: questa settimana devono impegnarsi a conseguire effettivi progressi, al fine di garantire che a dicembre venga redatto un accordo ambizioso – Roma, 21 giugno 2022

I rappresentanti dei governi, si ritroveranno questa settimana a Nairobi per raggiungere un accordo globale per la biodiversità, che dovrebbe finalmente affrontare la catastrofica perdita di natura a livello mondiale. Per il WWF è sconcertante che i governi non siano ancora riusciti a raggiungere un accordo che garantisca un mondo nature-positive entro il 2030, ma ora non ci sono più scuse. L’annuncio che la COP 15 si terrà a Montreal tra il 5 e il 17 dicembre, infatti, impone ai negoziatori di fare seri progressi durante i negoziati CBD per la biodiversità di Nairobi, affinché garantiscano che a Montreal, il prossimo dicembre, venga consegnato un accordo sufficientemente ambizioso. “Era essenziale che la conferma di queste nuove date avvenisse prima del round di negoziati di Nairobi per permettere ai Paesi di organizzarsi e garantire che siano portati avanti i necessari progressi – afferma Guido Broekhoven, Head of Policy, Research and Development del WWF Internazionale– con l’adozione del nuovo accordo per la biodiversità posticipato dal 2020 a causa della pandemia, riteniamo che la decisione di tenere la COP a Montreal sia ragionevole, e dovrebbe evitare ulteriori ritardi”. Davanti a noi una perdita incalzante di natura, che accresce la nostra vulnerabilità nei confronti delle pandemie e colpisce interi settori economici, minando anche gli sforzi comuni per combattere la crisi climatica. Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale, ha dichiarato: “La conservazione e la gestione sostenibile delle risorse naturali e dei servizi che esse forniscono sono diventate una questione di sicurezza per la nostra economia e la nostra società. I negoziati che si terranno questa settimana ci faranno capire se i governi stanno prendendo sul serio la crisi di natura. È necessario raggiungere un accordo sul piano d’azione per invertire la curva di perdita di natura entro la fine del decennio e che tale accordo venga adottato quest’anno alla COP15. Non possiamo permetterci di perdere questa opportunità: le problematiche riscontrate finora, tra cui le pratiche agricole insostenibili e i finanziamenti perversi, devono essere fronteggiate con coraggio”. La Conferenza sulla biodiversità COP15, dove il piano d’azione verrà formalmente adottato, rappresenta un’opportunità unica per dare vita ad un accordo in stile “Parigi” per la natura. Oltre un milione di specie rischiano l’estinzione, la deforestazione sta raggiungendo livelli allarmanti e il sovrasfruttamento della pesca mette a repentaglio la vita degli oceani. La scienza parla chiaro: il tempo per prendere decisioni riguardo la salvaguardia del Pianeta sta per scadere. I negoziati di Nairobi sono stati annunciati solamente a marzo, dopo che il precedente round di Ginevra non è riuscito a compiere progressi su questioni quali il finanziamento per la biodiversità e l’equa condivisione dei benefici offerti dalla natura. Nairobi rappresenta quindi un momento decisivo, durante il quale i governi devono aumentare i propri sforzi e mettere un punto finale al piano, per evitare a Montreal il fallimento di tutto il processo. Lin Li, Direttrice, Global Policy and Advocacy al WWF Internazionale ha dichiarato:  “È  preoccupante che la bozza di testo attualmente in discussione non contenga azioni per un meccanismo di attuazione sufficientemente robusto. Questo è un punto essenziale per rendere i Paesi responsabili delle proprie azioni. I negoziatori dovrebbero prendere esempio dal meccanismo attualmente incluso nell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. Allo stesso tempo, devono accordarsi per reindirizzare e mobilitare nuove risorse finanziarie per accelerare l’attuazione a livello globale. Senza un meccanismo di attuazione e risorse finanziarie adeguate il piano globale resterà un piano sulla carta. A Nairobi i Paesi dovranno adottare una mission che miri ad invertire la curva di perdita di biodiversità e a raggiungere un mondo nature-positive entro il 2030. Questo ambizioso obiettivo è assolutamente necessario per affrontare l’attuale perdita di biodiversità che non ha precedenti e per mobilitare la società, esattamente come accadde per l’obiettivo di 1.5C dell’accordo di Parigi. La sua adozione alla COP15 sarebbe un evento storico, ma solo se sarà accompagnato da un pacchetto di impegni che guideranno le azioni sul campo. Il WWF raccomanda ai governi di includere anche un obiettivo per dimezzare l’impronta di produzione e consumo entro il 2030: un report WWF, pubblicato lo scorso anno, ne delinea i significativi vantaggi economici. Attualmente vengono spesi a livello globale almeno 520 miliardi di dollari all’anno per sussidi all’agricoltura che danneggiano l’ambiente. Alice Ruhweza, Regional Director for Africa, WWF Internazionale, ha dichiarato: “La sicurezza alimentare e i prezzi del cibo stanno aumentando esponenzialmente sia in Africa che nel resto del mondo. I negoziatori devono fare in modo che il piano contenga misure più forti per la transizione verso sistemi alimentari sostenibili. I nostri sistemi attuali sono responsabili per il 70% della perdita di biodiversità terrestre e per il 50% della biodiversità marina. Occorrono urgentemente azioni per correggerli e per cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo per aumentare la resilienza e invertire la curva di perdita di natura”. 

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ITALIA ALLA PROVA DELLA STRATEGIA UE PER LA BIODIVERSITÀ. WWF: “UN MILIARDO DI EURO ALL’ANNO PER LE AREE PROTETTE”. Nel report WWF la sfida del 30×30 per dare all’Italia una rete efficace di aree protette a terra e in mare. Roma, 3 giugno 2022

Cartella media – https://www.dropbox.com/sh/vnl79m3cpgkeiot/AABCCpoK7sbIZOH78Zzetpg9a?dl=0%20.

Link a report e cartella multimediale https://www.dropbox.com/sh/vnl79m3cpgkeiot/AABCCpoK7sbIZOH78Zzetpg9a?dl=0.

La Strategia Europea per la Biodiversità per il 2030 affida alle aree protette un ruolo fondamentale nella conservazione della biodiversità e riconosce, allo stesso tempo, che l’attuale rete non è sufficientemente ampia per garantire gli obiettivi di salvaguardia.  Con il report “Priorità Natura Italia, la sfida del 30X30”, lanciato in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente il 5 giugno, il WWF avanza una proposta di aree prioritarie italiane all’interno delle quali individuare le aree da proteggere per il raggiungimento degli obiettivi della Strategia Europea per la Biodiversità al 2030 (pari ad almeno il 30% di territorio protetto a terra e a mare) e assicurare un’adeguata tutela del nostro capitale naturale. L’obiettivo della Strategia Europea per la Biodiversità, infatti, non va considerato meramente quantitativo: le nuove aree protette dovranno includere rilevanti valori di biodiversità al fine di garantirne la tutela nei decenni a venire, in un contesto estremamente dinamico in cui i cambiamenti climatici aggiungono complessità ad una sfida di per sé già ardua. Il WWF si è messo al lavoro: avvalendosi di un set di dati aggiornati e di una robusta metodologia di analisi, ha individuato ambiti territoriali all’interno dei quali andare a localizzare nuove aree terrestri e marine da sottoporre a tutela (come le Alpi Carniche, l’oltre Po, il Matese, la Lucania bassa, il Gennargentu solo per citarne alcune). Per quanto riguarda la parte marina, l’analisi porta ad evidenziare l’Adriatico Meridionale e il Canale di Sicilia come aree particolarmente rilevanti per la localizzazione di nuove aree protette, per la ricchezza di habitat essenziali sia costieri, sia di profondità. Il WWF sottolinea come le aree protette, per tutelare efficacemente la biodiversità, oltre che sufficientemente estese, devono essere adeguatamente interconnesse, così da assolvere alle loro funzioni ecologiche e massimizzare l’erogazione dei servizi ecosistemici, utili al nostro benessere. Inoltre, è necessario promuovere una rinaturazione diffusa, soprattutto laddove la connettività è maggiormente compromessa, come nel caso della Pianura Padana, una delle aree vaste più disconnesse e povere di specie dove è urgente avviare azioni di rinaturazione, come il WWF ha favorito con il progetto Po inserito nel PNRR. Infine, è necessario che le aree protette vengano ben gestite e per far ciò è necessario che vengano garantiti adeguati finanziamenti. Nella previsione dell’aumento del numero delle aree protette per conseguire l’obiettivo del 30% entro il 2030 è indispensabile prevedere un adeguamento delle risorse e la creazione di uno specifico capitolo di spesa nel bilancio del Ministero della Transizione Ecologica, il cui stanziamento è stimato essere di 1 miliardo di euro per anno. Sommando l’attuale superficie delle aree protette del nostro Paese, includendo Rete Natura 2000, parchi nazionali, regionali e tutte le tipologie di aree protette, si ottiene un valore pari al 21,45% della superficie totale per la parte terrestre. Naturalmente anche qui al dato numerico va aggiunta una valutazione qualitativa sull’efficacia di gestione: un recente survey del WWF ha rilevato che solo il 43% dei Parchi Nazionali (pari ad appena il 37% della loro superficie) raggiunge livelli di efficacia adeguati. Secondo i dati dell’Elenco Ufficiale Aree Protette (EUAP4), in Italia risultano istituite 843 Aree protette terrestri (e terrestri con parte a mare) per una superficie protetta di oltre 3 milioni di ettari, pari a circa il 10,5% della superficie terrestre nazionale. Per quanto concerne la superficie marina protetta questa ammonta a complessivi 307.614 ettari, a cui contribuiscono 29 Aree Marine Protette ed altre tipologie di aree protette. I 2.625 siti della Rete Natura 2000 contribuiscono pienamente all’obiettivo del 30%, essendo stati designati per la protezione della natura e della biodiversità. Ma proprio i siti Natura 2000 sono oggetto delle contestazioni mosse dalla Commissione Europea all’Italia, a causa della non corretta applicazione delle procedure di Valutazione di Incidenza Ambientale o della mancata attuazione delle direttive Habitat e Uccelli. Uno dei capisaldi della Strategia Europea per la Biodiversità per il 2030 è la costituzione di un’efficace rete trans-europea di aree protette che copra legalmente almeno il 30% della superficie terrestre dell’Unione, comprese le acque interne, e il 30% della superficie marina. Il 10% della superficie complessiva, ovvero un terzo delle aree protette a terra e a mare, dovrà essere sottoposta inoltre a protezione integrale. Gli habitat che dovranno beneficiare di questa particolare tutela saranno quelli che, oltre ad elevati livelli di biodiversità, presentano anche elevate capacità di stoccaggio del carbonio, ovvero: foreste vetuste, aree umide, torbiere, praterie di fanerogame marine. Per contenere l’aumento della temperatura entro l’’obiettivo dell’’Accordo di Parigi di 1,5°C, come evidenziato chiaramente negli scenari dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) per la riduzione delle emissioni, dobbiamo azzerare l’emissione netta di CO2 entro il 2050. Sarà quindi necessario, oltre a una massiccia e rapida decarbonizzazione, un contributo significativo dalle soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions) che rappresentano, attraverso la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile dei serbatoi naturali di carbonio, una via importante e prioritaria da seguire. Da alcuni studi è stato stimato che queste soluzioni potrebbero contribuire infatti al 37% della mitigazione dei gas serra necessaria al 2030.

Un garante per la Natura d’Italia. In occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente, il WWF Italia rilancia la petizione per chiedere l’istituzione di un Garante della Natura, una nuova figura di garanzia che sul tema natura possa svolgere funzioni regolatorie, di vigilanza, di controllo e monitoraggio, di accertamento e di risoluzione dei conflitti, a partire dalla imminente Strategia Nazionale sulla Biodiversità 2030. Il WWF, che ha presentato formalmente una petizione al Senato e alla Camera per sostenere la necessità di questa figura in linea con il nuovo spirito delle norme costituzionali in materia di ambiente, adesso chiede ai cittadini di sostenere questa proposta con una mobilitazione popolare.

Basta una firma per stare dalla parte della natura https://www.dropbox.com/sh/vnl79m3cpgkeiot/AABCCpoK7sbIZOH78Zzetpg9a?dl=0.

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Fino al 9 giugno è aperta la consultazione pubblica della Commissione Europea per l’aggiornamento dell’iniziativa per gli impollinatori, in grave declino. Il WWF invita tutti a partecipare per chiedere ai decisori politici più impegno per la loro tutela. Roma, 27 maggio 2022

Il 20 maggio scorso abbiamo celebrato la Giornata Mondiale delle Api per ricordare a tutti che gli insetti sono attualmente in rapido declino, con tassi di perdita di abbondanza di circa il 75% negli ’ultimi trent’anni in tutta Europa. Tutti gli insetti sono fondamentali per la salute degli ecosistemi, l’impollinazione dei fiori selvatici, lo smaltimento dei rifiuti e l’alimentazione di uccelli, pesci e altri animali. Gli impollinatori sono essenziali anche per la sicurezza alimentare perché l’80% delle piante che entrano nelle nostre diete dipendono dall’impollinazione garantita dagli insetti. Se il loro declino non viene arrestato e invertito ci aspetta un futuro molto incerto. Nel giugno 2018, la Commissione Europea ha adottato l’Iniziativa dell’UE per gli impollinatori, il primo provvedimento dell’UE per affrontare il problema del declino di questi insetti. Questa iniziativa del Governo europeo è stata accolta con grande favore e ha contribuito ad aumentare l’attenzione dei decisori politici e dei cittadini sul problema della conservazione degli impollinatori selvatici nei Paesi membri dell’Unione. Si sono registrati alcuni buoni progressi ma la portata e l’efficacia degli interventi non sono state sufficienti a fermare, o anche solo rallentare, il declino degli insetti impollinatori. Una revisione dell’attuazione dell’Iniziativa è stata raccomandata dalla Corte dei Conti europea in uno specifico rapporto e la stessa Commissione Europea ha ribadito l’importanza della tutela degli insetti impollinatori nella nuova Strategia UE Biodiversità 2030. Le Associazioni ambientaliste e scientifiche europee concordano ampiamente con le conclusioni del Rapporto della Corte dei Conti e gli obiettivi della nuova Strategia UE Biodiversità. Nonostante le buone intenzioni e i progressi compiuti in diversi ambiti, l’Unione Europea non è riuscita però, fino ad oggi, a tradure gli impegni assunti in un cambiamento sufficiente nella gestione del territorio e dell’agricoltura per rallentare la perdita delle popolazioni di invertebrati. Inoltre, una serie di politiche di settore che hanno un impatto sugli insetti non sono state affrontate nell’Iniziativa per gli impollinatori.  È necessario quindi intervenire con urgenza per un aggiornamento dell’Iniziativa per gli Impollinatori per stimolare un maggiore impegno da parte degli Stati membri della UE. È importante che il pubblico, che ha molto a cuore il futuro delle api, farfalle, falene, sirfidi e altri insetti, solleciti la Commissione Europea, gli Stati membri e le altre parti interessate, ad assumere un impegno maggiore e più efficace per la tutela di questa importante componente della biodiversità. Gli esperti di invertebrati e le ONG si sono riuniti per incoraggiare le istituzioni europee e i Governi degli Stati membri della UE ad assumere maggiori impegni per fare di più e meglio per la conservazione degli insetti impollinatori – Per questo il WWF sollecita tutte le persone interessate a rispondere alla consultazione pubblica on-line in corso avviata dalla Commissione Europea sulla revisione dell’iniziativa per gli impollinatori, che resterà aperta fino al 9 giugno 2022 e disponibile sul sito – https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/13142-EU-pollinators-initiative-revision/public-consultation_it. La risposta alla consultazione richiede poco tempo e contiene nove domande ed una sezione di testo libero che il WWF invita a compilare seguendo alcuni utili consigli (Qui nella sezione area stampa wwf.it). In Italia il Ministero della Transizione Ecologica ha completato il 22 maggio scorso la consultazione pubblica del testo della nuova Strategia Nazionale Biodiversità 2030 che prevede una specifica azione (B.4) per “Invertire la tendenza al declino degli impollinatori”. E’ necessario però adottare tutti gli strumenti tecnici e finanziari indispensabili per attuare questa azione della Strategia Nazionale Biodiversità. Per questo, oltre ad un’attività di promozione della partecipazione dei cittadini alla consultazione pubblica della Commissione UE, il WWF propone al Governo nazionale e al Parlamento l’istituzione del Garante della Natura, una figura di garanzia che sul tema della conservazione della natura possa svolgere funzioni regolatorie, di vigilanza, di controllo e monitoraggio, di accertamento e di risoluzione dei conflitti. 

Qui la petizione per il Garante della Natura sul sito WWF – https://agire.wwf.it/peticion/garantedellanatura?utm_source=WWFItalia&utm_medium=Web&utm_campaign=PetizioneGaranteNatura

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Il 22 maggio è la Giornata Mondiale della Biodiversità. LANCIATA ANCHE UNA PETIZIONE PER SOSTENERE LA RICHIESTA – Roma, 21 maggio 2022

Su wwf.it/garantenatura la pagina dedicata alla petizione del WWFhttps://agire.wwf.it/peticion/garantedellanatura?utm_source=WWFItalia&utm_medium=Web&utm_campaign=PetizioneGaranteNatura. Cartella – https://www.dropbox.com/sh/zg59oeggxof8awz/AABSuHX4WFqcgbTHqigcvDCOa?dl=0.

 In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità che si celebra il 22 maggio, il WWF Italia chiede l’istituzione del Garante della Natura, una figura di garanzia che sul tema natura possa svolgere funzioni regolatorie, di vigilanza, di controllo e monitoraggio, di accertamento e di risoluzione dei conflitti. Una Authority che, al pari di quanto avviene già per altri settori sensibili, possa essere portatore di una visione d’insieme e sistemica, e che possa in particolare garantire la coerenza e la tempestività delle azioni rispetto agli obiettivi fissati nella Strategia Nazionale per la Biodiversità, monitorandone l’attuazione nel rispetto delle competenze degli organismi già esistenti e che sia dotato anche del potere di richiamare i soggetti coinvolti nell’attuazione delle misure. Il WWF, che ha presentato formalmente una petizione al Senato e alla Camera per sostenere la necessità di un’Authority in linea con il nuovo spirito delle norme costituzionali in materia di ambiente, ha già pubblicamente avanzato la richiesta dell’istituzione del Garante per la Natura all’interno della Strategia Nazionale sulla Biodiversità 2030 e adesso chiede ai cittadini di sostenere questa proposta con una mobilitazione popolare che è possibile sottoscrivere all’indirizzo wwf.it/garantenatura. La Strategia Nazionale sulla Biodiversità dovrà essere implementata da più attori, sia pubblici che privati, che a loro volta si muovono all’interno di un sistema di competenze in capo soprattutto allo Stato e alle Regioni. Questo tipo di governance non responsabilizza i singoli attori per il raggiungimento dell’obiettivo globale, ma permette di ridurre il proprio contributo a relazioni e rapporti periodici senza veramente valutarne l’efficacia. Per questo è necessaria una figura terza, un Garante che monitori, osservi, relazioni, indichi i ritardi e solleciti le misure da adottare. Una figura, insomma, che abbia una visione d’insieme e non perda di vista l’obiettivo della tutela della natura, che è raggiungibile solo se tutti i soggetti indicati nella Strategia agiscono insieme. La natura è ormai al collasso: a livello globale, tre quarti delle terre emerse e due terzi dei mari sono stati alterati significativamente dalle attività umane, con oltre un milione di specie a rischio estinzione secondo i dati IPBES. A livello europeo, secondo l’European Environmental Agency l’81% degli habitat tutelati dall’omonima Direttiva si trova in uno stato di conservazione inadeguato o sfavorevole. Questa situazione è confermata anche in Italia: il Comitato per il Capitale Naturale nel suo Quarto Rapporto documenta come lo stato della biodiversità̀ nel nostro Paese risulti essere preoccupante. Basti pensare come si legge nel dossier “La biodiversità in Italia: status e minacce” che il 52% delle specie animali tutelate dalla Direttiva Habitat presenta uno stato di conservazione inadeguato o sfavorevole: dato che sale al 64% per gli anfibi e l’80% per i pesci. In questo contesto, la Strategia Nazionale sulla Biodiversità 2020 ha fallito gli obiettivi prefissati per lo scorso decennio, soprattutto in relazione al raggiungimento dello stato di conservazione soddisfacente per gli habitat e le specie di interesse comunitario. Come già denunciato dal WWF nel 2021 nel report 

“Valore Natura. Rigenerare il capitale naturale per il futuro delle persone e del Pianeta”, la conseguenza è una catastrofica perdita di biodiversità che non solo distrugge la rete di sistemi naturali che consente la vita sul pianeta, ma amplifica ulteriormente la crisi climatica. Tutto questo, in un Paese come l’Italia, produce inoltre conseguenze socioeconomiche ben più gravi che in altri Paesi, dal momento che la natura è alla base della bellezza su cui si basa l’offerta turistica ed è il fondamento della nostra filiera agroalimentare, caratterizzata da qualità ed identità. Valore da poco richiamato anche dalla recente riforma costituzionale, che ha inserito all’articolo 9 la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi tra i principi generali della Costituzione in capo alla Repubblica, e quindi non solo allo Stato, e all’articolo 41 la tutela ambientale quale limite alla libera attività economica. Proprio in questi giorni si sta ultimando la nuova Strategia Nazionale per la Biodiversità che dovrà avere obiettivi ancor più ambiziosi, concreti e misurabili di quella precedente, in linea con la Strategia dell’Unione Europea sulla Biodiversità per il 2030. Per raggiungerli è però essenziale un sistema di governance che nella formulazione attuale appare decisamente debole e frammentato. L’Istituzione del Garante per la Natura è dunque assolutamente coerente con la transizione ecologica e con la riforma costituzionale appena approvata, anzi dovrebbe rappresentarne il primo passo attuativo, in attesa di un riordino normativo che dopo il codice dell’ambiente possa sfociare in un vero e proprio codice per la natura che riorganizzi ed armonizzi una pluralità di norme sparse in varie disposizioni settoriali (come ad esempio quelle su paesaggio, acque, caccia, aree protette, difesa del suolo). Link alla pagina con il programma delle Giornate delle Oasi

https://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/eventi/giornata-delle-oasi/.

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Il 20 maggio è la Giornata Mondiale delle Api. Si tratta di insetti da cui dipende circa il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore e l’80% delle piante produttrici di cibo e prodotti per il consumo umano. Il WWF realizza 20 nuove aree dedicate agli impollinatori nelle Oasi. Il progetto “Diamo una casa alle api”, realizzato grazie alla campagna di raccolta fondi sulla piattaforma ForFunding di Intesa Sanpaolo, contribuirà a supportare le popolazioni di questi insetti fondamentali per la biodiversità. E per la nostra esistenza. Roma, 19 maggio 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/scl/fo/bznz20inj56t5x1td9bre/h?dl=0&rlkey=ynpomp5exy47zyjxr9d6my69q.

Link alla pagina con il programma delle Giornate delle Oasi

https://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/eventi/giornata-delle-oasi/.

C’è una estinzione silenziosa che mette a rischio la biodiversità globale, ma anche la nostra capacità di produrre cibo in maniera naturale. Si tratta delle api, a cui il 20 maggio si dedica la Giornata Mondiale e degli altri insetti impollinatori, come vespe, farfalle, falene e coleotteri: oltre 20.000 specie che garantiscono un servizio indispensabile, quello dell’impollinazione, da cui dipende quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore e l’80% delle piante che producono cibo e prodotti per il consumo umano, pari al 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa. Tuttavia, più del 40% di esse è a rischio di estinzione a livello globale, in particolare api selvatiche e farfalle. Un recente studio condotto nel Regno Unito, analizzando gli impatti con i parabrezza delle auto, ha documentato un calo di quasi il 60% nel numero di insetti alati dal 2004. In Germania, l’abbondanza degli insetti è calata del 78% tra il 2008 e il 2017. A livello globale il Living Planet Index calcolato per le farfalle ha mostrato un calo medio del 49% nell’abbondanza delle popolazioni monitorate dal 1990 al 2017. Per dare una risposta concreta a questo crollo verticale, il WWF promuove il progetto “Diamo una casa alle api”, realizzato grazie alla campagna di raccolta fondi sulla piattaforma ForFunding di Intesa Sanpaolo, con l’obiettivo di sensibilizzare le persone sull’importanza degli impollinatori e il loro valore per il nostro capitale naturale, dalla produzione di cibo al valore per le nostre economie. Il progetto mira, inoltre, ad azioni concrete: realizzare e gestire in 20 Oasi WWF su tutto il territorio nazionale (da Valmanera in Piemonte all’Angitola in Calabria, dai Ghirardi in Emilia a Serranella in Abruzzo, da Valpredina in Lombardia a Torre Salsa in Sicilia) delle aree per facilitare la vita a questi importantissimi insetti. Ogni Oasi ha visto la creazione di aree arricchite con piante nettarifere e pollinifere per l’alimentazione degli impollinatori, ma anche con “bee hotel”, veri e propri rifugi per api e altri insetti, che potranno diventare case per singoli impollinatori o per intere colonie, oltre a cartelli illustrativi per sensibilizzare i visitatori sull’importanza di queste specie. Ma tutto questo non basta: è indispensabile mettere al bando i pesticidi più nocivi per gli insetti impollinatori, lasciare più spazio alla biodiversità negli ambienti agricoli, contrastare il cambiamento climatico, anche attraverso delle iniziative organizzate in diverse parti d’Italia, a cui WWF intende partecipare. Il tema degli impollinatori è centrare nelle attività del WWF, durante tutto l’anno, dalle azioni di advocacy sui decisori politici, al coinvolgimento dei cittadini con attività di informazione e attività con le scuole, ad iniziative istituzionali, alle attività concrete in campo in collaborazione con aziende, Enti gestori di aree naturali protette e Associazioni dell’agricoltura biologica. Il WWF è impegnato per la tutela degli insetti impollinatori anche con la presentazione di osservazioni alla proposta del Piano Strategico Nazionale della PAC (Politica Agricola Comune), con la Coalizione #CambiamoAgricoltura che riunisce oltre 90 Associazioni e comitati di cittadini e promuove proposte di emendamenti alla Legge di Stabilità finalizzate ad eliminare le agevolazioni fiscali sui pesticidi e fertilizzanti chimici. Sono tanti anche i progetti volti a informare, sensibilizzare ed educare, come il progetto “Bee Safe” realizzato in collaborazione con il MITE nella Provincia di Ancona e l’attività di sensibilizzazione dei consumatori verso un consumo più responsabile che prediliga prodotti biologici e locali. Nei prossimi due weekend, dal 21 al 29 maggio, sarà possibile partecipare all’apertura straordinaria delle 100 Oasi WWF, con attività e visite guidate dedicate agli insetti impollinatori per riscoprire tutti “Il richiamo della Natura” a contatto con le nostre realtà locali.

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Il 14 maggio è la Giornata Mondiale degli Uccelli migratori. 1/3 delle 121 specie migratrici sub-sahariane e delle specie migratrici parziali sono in declino a causa di perdita di habitat, caccia, bracconaggio e cambiamento climatico. L’Italia è un territorio chiave per il fenomeno delle migrazioni: un’importante area di sosta, foraggiamento, svernamento e nidificazione per numerosi uccelli che migrano fra Europa e Africa. Dal 14 maggio, per tre weekend successivi, sarà possibile seguire “Il Richiamo della natura” visitando le Oasi WWF, a partire proprio da quelle fondamentali per la salvaguardia degli uccelli migratori. #GiornataOasi2022 – Roma, 13 maggio 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/xsxmr7w9x09k18p/AABQduJOPThKkcHQfbERU4wZa?dl=0%20.

Link alla pagina con tutti gli eventi nelle Oasihttps://www.wwf.it/cosa-puoi-fare-tu/eventi/giornata-delle-oasi/.

L’Italia è un ponte fra Europa e Africa. Questo la rende un’area cruciale per le migrazioni stagionali di moltissime specie di uccelli tra i due continenti. In occasione della Giornata mondiale degli Uccelli Migratori del 14 maggio, il WWF Italia pubblica il documento intitolato “La grande sfida delle migrazioni”, dove si raccontano le minacce che rendono le migrazioni ‘voli pericolosi’ e sempre più difficili da affrontare, ma dove si spiega anche il valore fondamentale del territorio italiano e delle aree protette, fra cui le 100 Oasi WWF, per la salvaguardia di queste specie. Dal 14 al 29 maggio le Oasi WWF aprono le loro porte ai visitatori, che – partendo proprio dalle aree che meglio proteggono gli uccelli migratori- potranno visitarle entrando gratuitamente e scoprire le meraviglie di questi habitat e delle specie che ci vivono seguendo “il Richiamo della Natura”.

Il ruolo dell’Italia. Il bacino del Mediterraneo e il deserto del Sahara sono le principali barriere ecologiche che gli uccelli che arrivano in Italia devono affrontare durante la migrazione. Per sopravvivere a questo enorme sforzo energetico e sostenere lunghe ore di volo, i migratori si sono adattati ad accumulare ingenti riserve energetiche. I dati del report sulla Direttiva Uccelli (riferito al periodo 2013-2018), ci dicono che in Italia ci sono 306 diverse specie, suddivise in 336 popolazioni di cui 268 nidificanti; 56 svernanti e 12 migratrici. Per la tutela di tutte queste specie l’Italia gioca un ruolo fondamentale: è area di sosta e foraggiamento per numerosi uccelli sia durante la migrazione autunnale che quella primaverile e risulta connessa con tutti i Paesi europei, con oltre 30 Paesi africani e con 6 diversi Paesi asiatici. L’Italia rappresenta poi una zona di svernamento per molte specie che nidificano nel Nord Europa (ad es. molte specie legate agli ambienti acquatici come gli anatidi) e un’area di riproduzione per altre specie che passano la stagione invernale in Africa (come rondine, rondone, cicogna bianca, ghiandaia marina, upupa e anche diverse specie di rapaci, come il nibbio bruno, l’assiolo o il falco pecchiaiolo).

Le minacce. La crisi di biodiversità che stiamo vivendo non risparmia gli uccelli migratori. Circa un terzo delle 121 specie migratrici sub-sahariane e di quelle migratrici parziali – infatti- risultano in declino, principalmente a causa di scomparsa e deterioramento dell’habitat, caccia, bracconaggio e effetti del cambiamento climatico. In autunno, i migratori iniziano il loro viaggio verso l’Africa e mentre attraversano valichi montani incontrano spesso cacciatori. In alcune aree, anche la presenza dei bracconieri, che per “tradizioni” locali, dure a morire, uccidono illegalmente specie protette, è una grave minaccia (ad esempio abbattimenti illegali di rapaci, primo fra tutti il falco pecchiaiolo). Il bracconaggio primaverile ai danni dei migratori, poi, è una vera piaga italiana, soprattutto in alcune isole e coste del meridione. Altre gravi minacce per i migratori arrivano dall’impoverimento del paesaggio agricolo e dall’utilizzo di pesticidi. Il primo, causato soprattutto dall’agricoltura intensiva, ha ridotto drasticamente le possibilità per gli uccelli di nutrirsi e trovare rifugi idonei. Inoltre le sostanze velenose – come i pesticidi – utilizzate nel periodo della semina, sono in grado non solo di uccidere, ma anche di disorientare gli uccelli. Il riscaldamento globale, poi, sta influenzando le tempistiche di migrazione per molte specie, anticipando in Europa il picco di disponibilità alimentare in primavera dai 9 ai 20 giorni. A queste minacce si aggiunge poi l’elevato rischio di impatto che gli uccelli migratori hanno con strutture e barriere artificiali.

Le Oasi WWF che proteggono gli uccelli migratori. Le Oasi WWF, come tutte le aree protette del nostro Paese, sono territori chiave per gli uccelli migratori e protagoniste nella conservazione di specie migratrici, alcune delle quali a rischio.

L’Oasi Toscana di Orbetello, ad esempio, è casa per una specie migratrice a elevato rischio di estinzione: la sterna. Anche chiamata rondine di mare, la sterna ogni anno torna in Oasi a deporre, partendo dai quartieri di svernamento dell’Africa sub-tropicale, percorrendo circa 9.000 km, per poi ripartire alla fine dell’estate dopo essersi riprodotta. Per molti anni questa colonia ha rischiato di scomparire a causa dell’allagamento dei nidi nel periodo estivo, ma grazie agli interventi realizzati dal WWF è al momento uscita dalla crisi. L’intervento ha previsto la creazione di piccole isole artificiali per gli uccelli realizzate all’interno della laguna di Orbetello. Sempre dall’Oasi WWF di Orbetello arriva una storia di successo per l’Ibis eremita: una delle specie più minacciate di estinzione a livello mondiale secondo la IUCN, oggetto di un progetto di reintroduzione finanziato dall’UE. Obiettivo del progetto, chiamato Waldrapp è mitigare le minacce principali per questa specie e ricreare una popolazione vitale in Europa. Il progetto, che coinvolge numerosi enti, istituti scientifici, associazioni di protezione ambientale come il WWF, ha anche lo scopo di favorire il rilascio in natura di individui nati in cattività, fino a ricostruire una popolazione stabile di migratori che, dalla Germania e dall’Austria, si spingano a sud fino alle più miti zone di svernamento italiane come l’Oasi WWF di Orbetello. Tali spostamenti sono monitorati grazie alla dotazione di trasmettitori satellitari GPS. Ad oggi sono ormai diversi anni che giovani di Ibis, partiti dall’Austria, attraversano mezza Italia per sostare nell’area maremmana: unica area di svernamento individuata dai responsabili del progetto. Purtroppo il bracconaggio rimane la prima causa di morte dell’Ibis eremita in Italia: solo l’anno scorso sono stati accertati 5 casi di uccelli impallinati.

Le Oasi sono anche aree naturali in grado di dare rifugio a specie rarissime. Nel 2021, per la prima volta, è stata avvistata una cicogna nera nell’Oasi WWF di Marmirolo, in Emilia. La cicogna nera è un uccello di grandi dimensioni con una apertura alare che può raggiungere anche i 2 metri. Rarissima in Europa, ancor di più in Italia, è una specie prettamente migratrice, che nidifica stabilmente soltanto da poco più di 15 anni e classificata come specie “vulnerabile” dalla IUCN. Poche le coppie censite, principalmente in Piemonte. L’esemplare, probabilmente, è arrivato durante un primo passo migratorio di cicogne che si sono spostate proprio dal Piemonte o dal Parco del Delta del Po. La rarefazione di questa specie è stata causata in primis dalla scomparsa e dal degrado del suo habitat. Infatti i grandi alberi sui quali nidifica e le zone umide che ama per cacciare si stanno rapidamente riducendo, a vantaggio di una veloce antropizzazione degli ecosistemi.

Appuntamenti nelle Oasi dei migratori. Da sabato 14 maggio fino al 29 maggio, per tre weekend successivi, sarà possibile seguire “Il Richiamo della natura” entrando nelle Oasi WWF, a partire proprio da quelle particolarmente dedicate agli uccelli migratori. Le Oasi WWF saranno aperte gratuitamente al pubblico. Per partecipare ad alcune attività potrà essere richiesto un piccolo contributo, sempre indicato laddove previsto. Nel week end del 14 e 15 maggio, dedicato agli uccelli migratori, saranno diversi gli appuntamenti nelle oasi WWF: all’Oasi dei Ghirardi (PR), durante una passeggiata sul crinale tra la Val Taro e la Val Ceno, si potranno osservare rapaci e altre decine di specie di uccelli che fanno ritorno dall’Africa per nidificare nelle campagne e nei boschi del nostro continente e aiutare la ricerca scientifica segnalando le osservazioni sull’app iNaturalist. Agli Stagni di Focognano, alle porte di Firenze, sarà organizzata una visita nell’area del futuro Parco pubblico delle Carpugnane, al centro del quale verrà presto realizzata un’importante zona umida per la sosta per gli uccelli migratori. Alla Laguna di Orbetello, per gli appassionati di fotografia, ci sarà una postazione fotografica in collaborazione con Canon a cui seguiranno visite guidate, durante le quali sarà possibile osservare il nido del falco pescatore. All’Oasi WWF di Torre Salsa (AG) si potrà partecipare al workshop “Conosciamo i canti degli uccelli” per scoprire le principali tecniche e gli strumenti utilizzati nella bioacustica. Si potrà inoltre partecipare ad un laboratorio per costruire mangiatoie e nidi.

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