Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘biodiversità’ Category

L’8 giugno è la Giornata Mondiale degli Oceani. Quasi 1000 specie aliene si sono adattate a vivere nel Mediterraneo, le praterie di Posidonia e i banchi di gorgonie stanno crollando: il nuovo report WWF racconta 6 storie di rapida trasformazione con cambiamenti irreversibili per la vita marina e umana. Roma, 8 giugno 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/hzd2oj6wdbl6uoq/AAAa9j609teFnL7XgIrF3SUma?dl=0.

Link al Report “Gli effetti del cambiamento climatico nel Mediterraneo”https://www.dropbox.com/s/tt0p6ztpznz4ojn/WWF_Med%20CC6Case%20Studies_2021_ITA.pdf?dl=0.

Link alla pagina web della campagna #GenerAzioneMare – https://www.wwf.it/mediterraneonew/?utm_source=PressOffice&utm_medium=CS&utm_campaign=GenerAzioneMare.

Quasi 1000 specie aliene si sono già adattate a vivere nelle calde acque del Mar Mediterraneo e stanno sostituendo le specie endemiche, mentre condizioni meteorologiche sempre più estreme devastano fragili praterie di fanerogame marine e i banchi di corallo e minacciano le nostre città e le coste. In occasione della Giornata mondiale degli oceani, il WWF mostra come il cambiamento climatico abbia già trasformato, a volte in modo irreversibile, alcuni dei più importanti ecosistemi marini del Mediterraneo, con conseguenze per settori economici come la pesca e il turismo, e cambiamenti nel nostro consumo di pesce. È necessaria un’azione urgente per mitigare ulteriori emissioni di gas serra e per adattarsi alla nuova realtà di un mare destinato a riscaldarsi. Quello dell’effetto della crisi climatica è solo il primo dei temi proposti dalla Campagna GenerAzioneMare del WWF Italia che vedrà per tutta l’estate volontari, ricercatori, velisti, sub e apneisti impegnati nella difesa collettiva del nostro Capitale Blu. Il calendario degli eventi verrà lanciato nei prossimi giorni insieme al Manifesto di Campagna con gli obiettivi di tutela per il 2021. Con l’aumento delle temperature del 20% più veloce della media globale e l’innalzamento del livello del mare che dovrebbe superare il metro entro il 2100, il Mediterraneo sta diventando il mare con il riscaldamento più rapido e il più salato del nostro pianeta. Il nuovo rapporto del WWF: “The Climate Change Effect in the Mediterranean: Stories from an overheating sea” mostra i 6 principali impatti che il cambiamento climatico ha su tutta la biodiversità marina e l’entità dei mutamenti risultanti nelle principali specie ittiche e habitat con conseguenze sulla sussistenza delle comunità locali. Il WWF sottolinea la pericolosa relazione tra l’impatto climatico e le attuali pressioni umane sulla vita marina, come la pesca eccessiva, l’inquinamento, lo sviluppo antropico costiero e la navigazione che hanno già drasticamente ridotto la resilienza ecologica del nostro mare, ovvero, la sua capacità di rigenerarsi.

Donatella Bianchi, Presidente di WWF Italia, ha dichiarato: “Dagli scenari degli esperti sul futuro del Mediterraneo, come l’accelerazione dell’aumento delle temperature e l’ingresso di numerose specie aliene, il Mare Nostrum rischia di cambiare volto in tempi rapidissimi con inevitabili conseguenze per le comunità. Ora più che mai è necessario puntare sulla superficie di mare protetto, almeno il 30% entro il 2030 così come prevede anche la nuova Strategia sulla Biodiversità UE. Le Aree marine protette, infatti, sono uno strumento essenziale per la resilienza dei nostri mari e degli ecosistemi che li rendono unici. La migliore cura è investire sulla Natura e aiutarla a rigenerarsi”.

Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia, ha dichiarato: “Il Mediterraneo di oggi non è più quello di una volta. La sua tropicalizzazione è già avanzata. Il cambiamento climatico non è un tema del futuro, è una realtà che oggi scienziati, pescatori, subacquei, comunità costiere e turisti stanno già vivendo. La posta in gioco è molto alta tenendo conto dei benefici che il Mar Mediterraneo potrebbe offrire. Se vogliamo invertire questa tendenza dobbiamo ridurre la pressione umana e costruire la resilienza. Ecosistemi sani e una fiorente biodiversità sono le nostre migliori difese naturali contro gli impatti climatici”.

In tutta la regione si stanno verificando cambiamenti negli habitat e nelle popolazioni ittiche. I molluschi autoctoni sono diminuiti di quasi il 90% nelle acque israeliane, specie invasive come il pesce coniglio costituiscono l’80% delle catture di pesce in Turchia e specie meridionali come barracuda e cernie brune sono diventate osservazioni comuni nelle acque settentrionali della Liguria. Le comunità costiere hanno iniziato ad adattarsi alla nuova realtà, imparando a catturare e cucinare nuove specie come pesci coniglio, meduse e altri esemplari alieni come nuove prelibatezze di mare, installando reti intorno alle spiagge per tenere fuori le meduse che potrebbero anche essere utilizzate nel settore cosmetico. Le temperature più calde e le tempeste stanno trasformando anche i fondali delle acque profonde. Praterie endemiche di Posidonia, gorgonie e Pinna nobilis sono diminuite in tutta la regione, fino ad estinguersi completamente in alcune aree. La perdita di queste specie avrebbe un impatto drammatico sull’intero ecosistema marino poiché forniscono habitat vitali per molte specie, producono benefici nella lotta al cambiamento climatico poiché alcune di esse funzionano come serbatoi naturali di carbonio e anche per la nostra economia poiché spesso attirano subacquei e turisti. Le aree marine protette ben gestite possono fare molto per ridurre il più possibile lo stress sulle restanti popolazioni. Questi casi mostrano chiaramente il forte nesso tra clima e oceano e la necessità di una migliore protezione marina per ripristinare la biodiversità e gli stock ittici e ricostruire la resilienza del nostro mare. In occasione della Giornata mondiale degli oceani, il WWF pubblica anche “Blueprint for a Living Planet”, che delinea quattro principi per un’azione integrata oceano-clima per guidare le discussioni che confluiranno nella COP 15 della Convenzione sulla Diversità Biologica, nella COP26 della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico e nella COP22 della Convenzione di Barcellona che si svolgeranno durante la seconda metà del 2021. Il WWF chiede ai leader globali e mediterranei di garantire che quest’anno vengano concordate azioni e meccanismi finanziari più forti per la biodiversità e il clima.

Ulteriori informazioni: il rapporto MMI del WWF: “L’effetto del cambiamento climatico nel Mediterraneo: storie di un mare surriscaldato” sarà online dopo il periodo di embargo su: wwf.it.

Il WWF sta inoltre rilasciando un nuovo documento dettagliato sulle politiche Oceano-Clima disponibile anche sotto embargo: Blueprint for a Living Planet: Four Principles for Integrated Ocean-Climate Strategies (2021).

Nota per l’editore:

1) Il nostro obiettivo: il WWF chiede che il 30% del Mediterraneo sia protetto efficacemente entro il 2030. Esistono forti prove scientifiche che confermano che aumentando la protezione in aree chiave del Mediterraneo, gli habitat marini potrebbero riprendersi, gli stock ittici chiave potrebbero essere ricostituiti e noi potremmo combattere al meglio l’impatto del cambiamento climatico. Per maggiori informazioni clicca QUI.  

2) I sei principali effetti del cambiamento climatico che abbiamo identificato nel Mediterraneo sono:

– Tropicalizzazione del mare con specie autoctone costrette a spostarsi o a morire a causa dell’aumento delle temperature. “La totale mancanza di specie mediterranee comuni e l’ubiquità di specie non indigene rende il paesaggio marino irriconoscibile rispetto ad altri siti mediterranei”, afferma Paolo Albano, il ricercatore che ha guidato lo studio.

– Le migrazioni di pesci stanno avvenendo in tutta la regione: quasi 1000 nuove specie invasive (di cui 126 specie ittiche) sono entrate nel Mediterraneo, causando riduzioni delle specie autoctone fino al 40% in alcune aree. Anche all’interno del bacino, le specie ittiche si stanno spostando dalle coste meridionali dell’Africa verso acque settentrionali ormai diventate più calde.

– È in corso una gelificazione del mare con fioriture di meduse che si verificano ogni anno e durano più a lungo nelle acque meridionali. Anni di pesca eccessiva hanno distrutto molti degli stock che erano soliti competere con le meduse per il cibo, e ora alcuni pescatori catturano più meduse che pesci.

– Le praterie di Posidonia sono minacciate dal riscaldamento delle acque e dall’innalzamento del livello del mare, con gravi conseguenze per la biodiversità e il carbonio ‘blu’. Le praterie di Posidonia immagazzinano l’11-42% delle emissioni di CO2 dei paesi mediterranei.

– Il 30% di tutte le gorgonie è stato distrutto da una singola tempesta. Queste specie di corallo che fino ad ora hanno svolto un ruolo chiave in molti complessi ecosistemi mediterranei vengono distrutte da condizioni meteorologiche estreme.

– L’80-100% della popolazione di Pinna nobilis è recentemente scomparso in veri e propri eventi di mortalità di massa in Spagna, Italia e altri siti mediterranei. Il più grande bivalve endemico del Mediterraneo e uno dei più grandi al mondo, può fornire habitat essenziali per moltissime specie, fino a 146 diverse.

Read Full Post »

Device, Cloud ed AI alla base del modello realizzato in collaborazione con Rainforest Connection e portato in Italia per salvaguardare le Oasi di Orbetello, Burano e Astroni. Cartelle – https://www.dropbox.com/sh/su82bw1743ej11l/AAC5wb3mW-cNG1ppp7rIQH1Wa?dl=0.

Roma, 3 giugno 2021Huawei e WWF annunciano la loro collaborazione a un progetto che si pone l’obiettivo di salvaguardare la biodiversità delle Oasi di Orbetello e Burano in Toscana e di Astroni in Campania attraverso l’utilizzo della tecnologia. L’iniziativa, che avrà la durata di circa un anno, prevede il monitoraggio continuo e la registrazione dei suoni all’interno delle tre Oasi allo scopo di individuare segnali di eventuali attività umane illegali a danno dell’ambiente e della sua fauna per poterle prevenire e combattere. La collaborazione con il WWF ha permesso di far approdare in Italia il “Nature Guardian Project”, iniziativa che da ormai 3 anni Huawei ha lanciato a livello globale insieme all’organizzazione no-profit Rainforest Connection (RFCx). In Italia il progetto fa parte delle attività di tutela della biodiversità previste nell’ambito della Campagna WWF “ReNature Italy” che ha lo scopo di rigenerare entro 10 anni la natura italiana. Installando dispositivi dotati di sensori e alimentati dall’energia solare, in grado di raccogliere i suoni dell’ambiente circostante e di trasferirli su piattaforme dedicate per analizzarli con il supporto dell’Intelligenza Artificiale, è stato possibile proteggere le foreste e la fauna selvatica dal disboscamento illegale, dal bracconaggio e da altre minacce in ben 18 Paesi in tutto il mondo, tra cui Grecia, Cile, Costa Rica, Malesia e Filippine. Inoltre, il monitoraggio prolungato dei suoni, consente anche di effettuare studi sulla biodiversità e sulle specie animali, utili per stimare l’impatto delle attività umane sull’ambiente. Un team composto da membri del WWF, tecnici di RFCx e guardie forestali procederà all’installazione in tre Oasi WWF di dispositivi in grado di rilevare e registrare i suoni della natura. Quando saranno rilevati colpi d’arma da fuoco, o altri suoni riconducibili a pratiche illegali, verranno immediatamente inviati a una piattaforma di controllo, che verificherà la segnalazione e potrà attivare prontamente le autorità competenti.

Il progetto in Italia: Orbetello, Burano e Astroni. L’Italia è uno dei paesi più ricchi in biodiversità di tutta Europa ma, allo stesso tempo, presenta anche uno dei più alti tassi di criminalità ambientale e di attività a danno della fauna selvatica del Vecchio Continente. Grazie a un partner sul territorio locale come il WWF, da sempre in prima linea nella conservazione della biodiversità con un sistema di aree protette che comprende oggi ben 100 Oasi, è stato possibile individuare le tre aree d’intervento in cui implementare il progetto applicando il modello già utilizzato negli altri Paesi. La Laguna di Orbetello e il Lago di Burano, in provincia di Grosseto, sono habitat delimitati da dune e foresta mediterranea, di primaria importanza per le quasi 300 specie di uccelli che ospitano. Il Cratere degli Astroni, in provincia di Napoli, è invece un cratere vulcanico unico, all’interno della più ampia caldera dei Campi Flegrei, che ospita tre laghi, una foresta mediterranea ben conservata e 130 specie di uccelli oltre a ricche popolazioni di anfibi, rettili e insetti. In queste Oasi WWF, tutte Riserve Naturali Statali nonché Siti Natura 2000 identificati a livello europeo, le principali minacce derivanti da attività umane dannose che il progetto si pone come obiettivo di affrontare sono il bracconaggio, il disboscamento illegale, l’accesso non autorizzato a queste aree, soprattutto con veicoli da motocross, e fuochi pirotecnici che possono innescare incendi boschivi. Dei 45 dispositivi che verranno installati nelle tre Oasi, 10 denominati “Guardiani della Natura” registreranno i suoni fino a 3 km di distanza per inviare allarmi in tempo reale alle guardie WWF mentre gli altri 35, denominati “Edge Audiomoth”, lavoreranno offline immagazzinando i suoni di questi ecosistemi il cui studio, successivamente, permetterà di ampliare le attuali conoscenze sulla biodiversità e di analizzare il comportamento delle specie faunistiche presenti al fine di effettuare una stima della loro presenza e dell’impatto dei cambiamenti ambientali e delle attività umane. Questi studi verranno effettuati anche analizzando i suoni di altre 9 Oasi (Cesine, Valpredina, Valle Averto, Ghirardi, Monte Arcosu, Valtrigona, Capo Rama, Gole del Sagittario e Levadina) che il WWF ha selezionato sulla base della loro ricchezza e diversità biologica: si va dalle praterie alpine alle coste rocciose della Sicilia, permettendo di raccogliere preziose informazioni su una serie di specie animali e condizioni ambientali molto diverse tra loro ma tutte altamente rappresentative della biodiversità italiana. “Siamo orgogliosi di essere finalmente riusciti a portare questo progetto in Italia. Un Paese che, oltre al patrimonio artistico e culturale per cui è ben noto nel mondo, possiede una ricchezza naturalistica immensa e variegata, che va preservata con cura” – ha dichiarato Luigi De Vecchis, Presidente di Huawei Italia. “Noi di Huawei sviluppiamo innovazione tecnologica per costruire un mondo migliore e siamo fermamente convinti che quest’ultima possa svolgere un ruolo fondamentale al servizio di obiettivi come il benessere della società, la sostenibilità economica e la tutela dell’ambiente. Lavorare al fianco del WWF, nostro partner in questa iniziativa, e con le istituzioni locali, ci permette di dare il nostro piccolo contributo tecnologico aiutando a proteggere parte della natura di questo nostro bel Paese”. “Iniziative come questa ci consentono di affiancare ai tradizionali metodi di studio della biodiversità modalità innovative di rilevamento, che consentiranno di conoscere sempre meglio il patrimonio naturale tutelato dalle nostre Oasi e di intervenire prontamente in caso di attività illegali a suo danno, mettendo a disposizione delle autorità competenti un approccio integrato, che speriamo possa essere presto replicato in altre aree protette italiane” – ha aggiunto Marco Galaverni, Direttore Programma e Oasi di WWF Italia. Attraverso TECH4ALL 

Huawei porta avanti progetti di inclusione e sostenibilità in tutto il mondo sfruttando il potenziale delle tecnologie digitali per realizzare cambiamenti concreti: connettere le popolazioni che abitano nelle aree più remote del mondo, contribuire allo sviluppo delle comunità più svantaggiate attraverso la formazione, garantire accesso all’istruzione e ai servizi sanitari a tutti e difendere il pianeta.

Sabato e domenica, 5 e 6 giugno torna la Festa delle Oasi WWF 2021. Sabato 5 e domenica 6 giugno torna la Festa delle Oasi WWF e quest’anno, attraverso il messaggio “Liberiamo la Natura”, queste due giornate saranno proprio dedicate all’attesissimo ritorno alla natura: adulti, ragazzi, bambini e famiglie potranno godere della bellezza e del fascino delle 100 aree protette dal WWF, in una giornata di riconquistata libertà. Per sapere come partecipare clicca su: 

wwf.it/giornataoasi. 

Read Full Post »

Roma, 22 maggio 2021Il Rapporto, predisposto tra novembre 2020 e marzo 2021, parte dalla necessità di preservare e ripristinare il capitale naturale per garantire una ripresa duratura riconosciuta dall’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile e dal Green Deal europeo. Puntando sul prossimo decennio per azioni forti di ripristino e tutela di una delle più grandi ricchezze del nostro Paese, il rapporto ripercorre lo stato degli ecosistemi in Italia, dagli habitat marini alle foreste, lo stato di conservazione dell’avifauna e della biodiversità in genere, i necessari interventi per equilibrare lo sviluppo metropolitano con la presenza di capitale naturale e il ruolo dell’economia circolare. Molti i benefici e le azioni individuate dal Rapporto per avviare su scala nazionale processi di restoration ecology e di una seria valutazione dei servizi ecosistemici di cui usufruiamo.“La conoscenza scientifica documenta che se preserviamo la natura, preserviamo noi stessi” sottolinea Gianfranco Bologna, Presidente Onorario della Comunità Scientifica del WWF e membro del Comitato per il Capitale Naturale si dalla sua istituzione nel 2016: “Gli ecosistemi e la biodiversità costituiscono la base della nostra salute, del nostro benessere e del nostro sviluppo. Comprendere questo principio è ormai indispensabile anche per il mondo politico ed economico e il Quarto Rapporto del Comitato Capitale Naturale mira ad illustrare al meglio questo concetto basilare per affrontare la sfida del prossimo decennio”.“La nostra errata gestione degli ecosistemi naturali e la conseguente pandemia ci spingono a interrogarci sulla necessità e urgenza di una transizione ecologica per concretizzare un vero e proprio cambiamento trasformativo del nostro vivere sull’unico pianeta che ci consente di esistere. La pandemia da SARS-CoV-2 è una chiara manifestazione del nostro rapporto fortemente malato con la natura ed evidenzia ancora di più la profonda interconnessione tra la salute umana e quella dei sistemi naturali. È ormai giunto il tempo di reagire a questa situazione, non solo per assicurare un futuro all’evoluzione naturale della straordinaria biodiversità che ci circonda, ma anche perché ignorare questo segnale mette in gioco il futuro dei quasi 8 miliardi di persone attualmente presenti”, chiosa Bologna che conclude: “Il rapporto presentato oggi propone proprio per dare seguito alla visione che il Comitato stesso ha approvato con l’obiettivo di ottenere entro il 2030 lo stop alla perdita della biodiversità, l’inversione dei processi del suo degrado e i primi risultati di una grande ‘opera pubblica’ di ripristino dei nostri ambienti terrestri e marini, che costituiscono la base fondamentale del benessere e della salute di noi tutti”. Clicca qui e scopri il corso su Capitale su One Planet School

https://oneplanetschool.wwf.it/corsi/il-capitale-naturale-italiano.

Grazie al contributo dei prof. Riccardo Santolini, Carlo Blasi, Roberto Danovaro e di Gianfranco Bologna, il WWF Italia propone un vero e proprio viaggio alla scoperta del capitale naturale italiano che intende mostrare come, oggi più che mai, è tempo di comprendere il valore della Natura: un valore innato, ma mai assegnato e spesso dimenticato.

Read Full Post »

comunicato stampa WWF Terre del Piave TV-BL – sa.24.4.2021

Abbiamo appreso che Confagricoltura è capofila di un progetto di sostenibilità ambientale, che consiste nel sospendere l’uso degli insetticidi sui vigneti del Montello in concomitanza con la fioritura della robinia; l’obiettivo è proteggere le api. Speriamo sia il primo segno di una consapevolezza destinata a maturare. Lo scopo è puramente economico, finalizzato a non guastare l’ingente produzione annuale di miele di acacia, ma questo non ci disturba, anzi lo leggiamo come la conferma di quanto sosteniamo da sempre: tutelare l’ambiente significa tutelare la salute umana, significa sfruttare gli interessi senza intaccare il capitale, che è l’unico modo che abbiamo per realizzare un’economia durevole nel tempo. E’ chiaro che l’iniziativa offre alle api solo una tregua di qualche settimana, prima e dopo esse devono comunque fronteggiare i veleni spruzzati su vigneti, uliveti e altre colture. E’ chiaro che devono anche fronteggiare continue perdite di habitat, di spazi aperti soprattutto prativi dove non riescono più a trovare il loro pane quotidiano. Api e insetti lasciano in generale sul campo ogni anno milioni di morti: si stima che nell’ultimo trentennio il numero totale di insetti sia diminuito del 25%. Eppure api e insetti impollinatori assicurano la formazione di frutti e semi a due terzi e oltre delle piante spontanee e coltivate, anche alle piante del Montello. Restando sul piano economico, i 5000quintali di miele di acacia prodotti si traducono con un semplice calcolo in moneta sonante, più difficile monetizzare l’immenso valore del servizio vitale svolto dagli impollinatori. Qualcuno però l’ha già fatto e dovremo arrivarci anche noi, speriamo presto. Accogliamo quindi questa iniziativa come primo segno di consapevolezza, al quale speriamo ne seguano altri e magari un’inversione di marcia: il Montello è un’area che la Comunità Europea  ha inserito nella rete europea Natura 2000 e ci prescrive di tutelare per la sua ricchezza di biodiversità. Ci auguriamo che questo passo serva anche da ispirazione alle Amministrazioni dei comuni montelliani, che non hanno ancora messo in campo un regolamento sull’uso dei fitofarmaci adeguato al valore dell’area e alle sue specificità, che protegga piante animali e umani. L’elezione del Montello a Zona Speciale di Conservazione non è diversa da quella di “Patrimonio dell’Umanità” conferita dall’UNESCO: siamo responsabili di quello che lasciamo alle prossime generazioni. Perché allora, non accettare i vincoli della tutela per coglierne anche le opportunità?

Read Full Post »

ANTARTIDE: SE L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE NON VERRÀ TENUTO SOTTO 1,5 GRADI RISCHIAMO DI PERDERE LA METÀ DELLE POPOLAZIONI DI PINGUINO IMPERATORE – Roma, 24 aprile 2021

Adotta un pinguino – http://https//bit.ly/3afB0zY.

Cartella – https://mail.google.com/mail/u/0/?tab=rm&ogbl#inbox/FMfcgxwLtbBDsCvmpQlFBDBfvVztTttC.

Domenica 25 aprile si celebra la Giornata Mondiale del pinguino, nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle minacce che corrono questi uccelli a causa del riscaldamento globale e delle attività umane. Il pinguino imperatore, la specie più grande di pinguino sul pianeta, è considerato “quasi minacciato” nelle Liste Rosse della IUCN. Ma oggi il rischio è di veder peggiorare rapidamente il suo status di conservazione, soprattutto a causa del cambiamento climatico in atto. Questo l’allarme lanciato da un recente studio internazionale, pubblicato nel marzo 2021 su Geophysical Research Letters (https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1029/2020GL092281) nel quale i modelli mostrano come l’aumento degli eventi e dell’intensità di pioggia in molte aree dell’Antartide possa accelerare la ritirata dei ghiacciai, mediante erosione fisica del ghiaccio o fratturazione idrica, causata da un intenso scioglimento superficiale. Entro la fine del secolo i modelli prevedono un aumento del 240% delle precipitazioni liquide. L’aumento della quantità di pioggia, causato dall’aumento medio delle temperature, può avere gravi ripercussioni sulla fauna e sugli ecosistemi dell’Antartide, e anche sulla conservazione del pinguino imperatore. Questa specie infatti dipende dal ghiaccio stabile, soprattutto durante il periodo riproduttivo. La formazione tardiva, lo scioglimento precoce o persino la mancata formazione del ghiaccio marino, riduce fortemente le possibilità di successo riproduttivo e la sopravvivenza della specie nelle aree di riproduzione. Alcune colonie di pinguini imperatore potrebbero non sopravvivere nei prossimi decenni, proprio a causa della scomparsa del loro habitat primario. La riduzione del ghiaccio può portare anche ad un precoce allontanamento dalle aree di riproduzione dei giovani pinguini, costretti ad andare in mare quando non ancora pronti, e dunque può condurre ad un aumento della mortalità in età giovanile, con serie ripercussioni sulle popolazioni. Se l’aumento medio delle temperature non verrà mantenuto sotto 1,5° C rispetto al periodo pre-industriale, i ricercatori stimano che potremmo perdere fino al 50% delle colonie di pinguini imperatore oggi presenti in Antartide. Il WWF è impegnato in prima linea per la salvaguardia dell’Antartide e del pinguino imperatore. L’azione dell’Associazione ha da un lato l’obiettivo di preservare l’habitat antartico, tramite il sostegno a progetti di pesca sostenibile negli ecosistemi marini polari e la promozione di una rete di aree marine protette, e dall’altro mira ad una nuova impostazione dell’economia, sostenibile, equa e non fondata sul carbonio entro il 2050. Solo agendo ora saremo in grado di rallentare il riscaldamento globale in atto, e di arrestare i suoi catastrofici effetti sulla biodiversità.

Read Full Post »

Con la petizione #RestoreNature entro il 5 aprile ognuno potrà mandare il suo messaggio all’Europa.

Firma qui: https://restorenature.eu/it. Roma, 1 aprile 2021 

La natura come la conosciamo sta scomparendo, e la causa è l’uomo con i suoi impatti insostenibili. Deforestazione, agricoltura intensiva e pesca eccessiva hanno spinto un milione di specie animali e vegetali sull’orlo dell’estinzione. Siamo nel mezzo di una sesta estinzione di massa, con specie che scompaiono ad un ritmo 100 volte maggiore del loro tasso naturale, e proprio davanti ai nostri occhi, con conseguenze disastrose per il nostro clima, la nostra salute e il nostro benessere. Proteggere ciò che resta è necessario, ma da solo non annullerà ciò che è stato fatto. Dobbiamo anche ripristinare la natura al suo stato precedente.  In Italia c’è ancora molto da fare a partire dal PNRR, in cui ancora non è stato chiarito quante e quali siano le risorse nella quota di almeno il 37% di interventi green da destinare alla biodiversità. Il WWF ha chiesto al Governo che si prevedano interventi per Riqualificare la Natura d’Italia, che favoriscano le connessioni ecologiche, tutelino e mettano in rete le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese, a partire dalle aree protette, e valorizzino, quindi, le nostre aree interne, costiere e marine. La Commissione Europea ha promesso che proporrà una nuova legge per rendere il ripristino della natura legalmente vincolante per i paesi dell’UE. Ma ad oggi non esiste una definizione su ciò che questo effettivamente significhi. In questo momento, la Commissione UE sta chiedendo al pubblico di esprimere la propria opinione su come dovrebbe svolgersi il ripristino della natura in tutta l’UE, ma solo fino al 5 aprile 2021. BirdLife Europe, l’European Environmental Bureau e il WWF, tramite il suo European Policy Office hanno lanciato la campagna #RestoreNature, che chiede di ripristinare la natura in tutta Europa e di farlo adesso ora. Il messaggio delle organizzazioni alla Commissione europea è semplice: solo attraverso un cambiamento radicale e il ripristino degli ecosistemi terresti e marini, potremo riavere la biodiversità di cui abbiamo disperatamente bisogno. Recuperare la natura che abbiamo perso ci aiuterà a mitigare gli effetti della crisi climatica, a prevenire la futura diffusione di malattie e garantire la fornitura di servizi ecosistemici essenziali per la nostra vita. Firmando la petizione della campagna #RestoreNature su  QUESTO SITO, i cittadini possono chiedere che l’Unione Europea sviluppi una buona legge che possa aiutare a invertire il destino della natura in Europa, e che permetta di iniziare a ripristinare gli ecosistemi naturali. Si tratta della sopravvivenza delle nostre preziose zone umide, di torbiere, praterie, foreste, pianure alluvionali, fiumi e oceani. Ma si tratta anche del nostro clima, della nostra salute e del nostro futuro. La petizione contribuisce a raggiungere a livello europeo gli obiettivi della campagna ReNature Italy lanciata a febbraio da WWF Italia. 

Read Full Post »

Dalle balene alle formiche, nel nuovo report del WWF Italia “Nature 4 Climate” gli eroi sconosciuti del clima. La loro scomparsa amplifica la crisi climatica e sottrae preziosi alleati per il nostro futuro sul Pianeta. Sabato 27 marzo torna L’Ora della Terra, l’evento WWF che invita tutti a spegnere le luci per un’ora, per lanciare un messaggio globale in protezione del Pianeta e per ridurre in nostro impatto sulla natura. Roma, 23 marzo 2021 

Cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/jd9lvxmq5d2xj4d/AABxqzBMiMfwN6WMI9B3PEi0a?dl=0.

Clicca QUI per scaricare il report Nature 4 Climatehttps://www.dropbox.com/s/5ytm4mf8dbtxol7/Report%20Nature4ClimateDEF.pdf?dl=0.

“Anche se noi umani riuscissimo con azioni virtuose a ridurre sensibilmente i gas serra nell’atmosfera, non risolveremmo la crisi climatica se non avremo portato avanti in parallelo l’impegno per fermare la distruzione della natura”. Può suonare come una minaccia, ma il nuovo report del WWF Italia “Nature 4 Climate” mostra le enormi prospettive di “collaborazione” che esistono tra uomo e natura, nel contrasto al cambiamento climatico. Abbiamo visto quanto la crisi climatica possa impattare sugli equilibri del Pianeta mettendo a rischio le specie e gli ecosistemi naturali da cui dipendono la nostra salute e il nostro futuro. Ma insieme agli ecosistemi, anche le specie animali contribuiscono in maniera incredibile all’assorbimento della CO2 e sono grandi alleati dell’uomo per salvare il suo futuro e quello del Pianeta. Il nuovo report WWF viene lanciato oggi in vista del 27 marzo, giornata di Earth Hour, l’evento globale del WWF che invita tutti i cittadini del mondo a spegnere le luci per un’ora (dalle 20,30 locali) come gesto simbolico di attenzione per il Pianeta e propone le Nature based solutions come risposta vincente alla convivenza tra uomo e natura.

La comunità scientifica internazionale ci dice da anni che dobbiamo fare di tutto per contenere l’aumento medio della temperatura globale entro +1,5°C, se vogliamo scongiurare conseguenze drammatiche e imprevedibili. Questo significa che ci restano meno di una decina di anni per ridurre le emissioni globali nette di carbonio della metà. Ma anche se questo obiettivo, come tutti ci auguriamo, venisse raggiunto, non potremo risolvere la crisi climatica senza proteggere e, dove necessario, ripristinare gli ecosistemi naturali. Gli oceani, le foreste, la rete di acque dolci e salmastre che avvolge il Pianeta, le praterie marine e le savane, svolgono un ruolo cruciale nel determinare la composizione dell’atmosfera, regolare la temperatura della Terra, determinare il ciclo delle piogge, la concentrazione dell’umidità, l’intensità dei venti e tanto altro ancora. Oltre a tutto questo gli ecosistemi svolgono un ruolo cruciale nell’immagazzinare carbonio e sottrarre quindi CO2 all’atmosfera: le torbiere, ad esempio, sono il più cospicuo deposito naturale di carbonio contenendo più di 550 giga tonnellate di carbonio, pari al 42% di tutto il carbonio contenuto nel suolo; le foreste mantengono immagazzinate 289 miliardi di tonnellate di carbonio nella biomassa viva, nel legno morto, nella lettiera e nel suolo;   le praterie di posidonia stoccano una quantità di CO2 equivalente ad un intervallo tra l’11 e il 42% di quella prodotta dai Paesi del Mediterraneo a partire dalla rivoluzione industriale; lo stesso permafrost trattiene carbonio sotto forma di anidride carbonica e soprattutto metano. A questi dati si aggiunge un affascinante approfondimento: anche gli animali sono coinvolti nella regolazione del clima, contribuendo essi stessi a ridurre la quantità di CO2 in atmosfera o facilitando la rigenerazione di foreste e altri organismi in grado di fissare la CO2.  In questa prospettiva il contributo di alcune specie va ben al di là delle nostre aspettative e la loro riduzione o scomparsa potrebbe peggiorare ulteriormente la crisi climatica. Un esempio sono gli orsi e le martore (giapponesi) che nella stagione primaverile-estiva disperdono i semi lungo un gradiente altitudinale di diverse centinaia di metri. Quest’attività risulta essere particolarmente favorevole alle piante: il servizio offerto dagli animali permette loro infatti di colonizzare più velocemente quote più elevate, andando a bilanciare così la progressiva scomparsa dell’habitat alle quote inferiori, dovuta all’innalzamento delle temperature. In maniera più diretta invece operano le balene che in vita accumulano nei loro tessuti una quantità enorme di carbonio che, una volta morte, va a stoccarsi sul fondo degli oceani. Si calcola che ogni grande balena sequestri in media 33 tonnellate di CO2. Purtroppo oggi negli oceani rimane solo un quarto delle balene una volta presenti sul Pianeta. Le balene fertilizzano anche gli oceani, aumentando la produzione di fitoplancton, che non solo contribuisce a fornire almeno il 50% di tutto l’ossigeno dell’atmosfera, ma anche a sequestrare circa 37 miliardi di metri cubi di CO2, circa la quantità di CO2 catturata da 1,7 trilioni di alberi: più o meno l’equivalente di 4 foreste amazzoniche. I ricercatori hanno inoltre valutato che gli animali, influendo in maniera diretta o indiretta sui loro habitat, possono aumentare o diminuire i tassi dei processi biogeochimici (come ad esempio l’assorbimento di CO2) dal 15% al 250%. Ne sono un esempio straordinario le formiche, la cui presenza accelererebbe l’assorbimento naturale della CO2 nei suoli, di ben 335 volte rispetto ad ambienti in cui questi insetti sono assenti. Nel Serengeti, ad esempio, la decimazione degli gnu avvenuta nella metà del secolo scorso portò ad un significativo aumento della vegetazione, e conseguentemente degli incendi che ogni anno consumavano l’80% dell’ecosistema. Questo determinava un significativo rilascio netto di CO2 nell’atmosfera; quando la gestione delle malattie degli gnu e gli sforzi anti-bracconaggio, insieme ad alcuni interventi di reintroduzione locali, hanno aiutato le popolazioni animali a recuperare, sono diminuiti gli incendi e una quota maggiore del carbonio immagazzinato nella vegetazione è stato consumato dagli gnu e rilasciato come letame (anziché come CO2 durante gli incendi), mantenendo il carbonio nel sistema e ripristinando l’ecosistema del Serengeti come un importante serbatoio di CO2. Fra gli eroi sconosciuti del clima terrestre ci sono anche i copepodi (minuscoli crostacei acquatici simili a gamberetti), che rimuovono grandi quantità di carbonio dai corpi d’acqua; gli elefanti, veri e propri “giardinieri” giganti, che non solo disperdono e aiutano la germinazione di molti semi, ma aiutano anche la rigenerazione degli alberi a maggiore capacità di accumulo di carbonio. Chissà quante altre relazioni cruciali esistono tra gli animali e il loro ambiente che ancora non conosciamo. Quello che però sappiamo è che il cambiamento climatico sta indebolendo la capacità dell’ambiente di mitigare ulteriori effetti del cambiamento climatico su vaste aree del Pianeta e anche la scomparsa di animali selvatici sembrerebbe di fatto rafforzare la crisi climatica, riducendo la capacità degli ecosistemi di adattarsi ai rapidissimi cambiamenti in corso. “È necessario adottare subito soluzioni di collaborazione uomo-natura”, afferma Alessandra Prampolini Direttore Generale di WWF Italia. “In questo ambito le Nature-based solutions, soluzioni basate sulla natura, mirano a proteggere, gestire in modo sostenibile e ripristinare gli ecosistemi naturali per produrre benessere per il Pianeta e le persone e sono la soluzione alla lotta alla crisi climatica. Ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo per invertire il trend di perdita di biodiversità in cui siamo entrati da decenni. Earth Hour è l’occasione giusta per dimostrare con un gesto semplice il nostro impegno per il Pianeta e per le generazioni future”.

EARTH HOUR 2021 – Il WWF invita tutti i cittadini del mondo a dare il proprio contributo con un semplice ma importante gesto simbolico: partecipare a Earth Hour spegnendo le luci per un’ora alle 20,30 di sabato 27 marzo e dimostrando il proprio impegno nella lotta al cambiamento climatico. Per tutta la settimana che precede Earth Hour, il consiglio è di seguire il sito wwf.it e i canali social del WWF Italia, dove saranno condivisi tanti contenuti informativi e di intrattenimento a questo evento globale. Sui canali social di WWF verranno raccontate anche le storie degli Earth Heroes: persone che in tutto il mondo hanno trovato soluzioni semplici e costruttive di salvaguardia della natura. La pagina wwf.it/ecotips diventerà il punto di approdo per coloro che vorranno partecipare alla sfida lanciata da WWF su Instagram, con una serie di consigli utili per fare le scelte di comportamento più giuste per la natura, nella vita di tutti i giorni. A partire da lunedì fino a fine settimana, ogni giorno WWF offrirà diversi consigli nei vari ambiti della vita: mobilità green, abbigliamento a basso impatto, alimentazione sostenibile, riduzione dell’inquinamento, abitare green. Accanto al WWF Italia quest’anno c’è anche RDS 100% Grandi Successi che, come radio partner dell’evento Earth Hour 2021, promuoverà l’iniziativa su suoi canali dal 22 al 27 marzo. RDS 100% Grandi Successi è da sempre attenta a sostenere con la sua grande visibilità cause sociali ed ecologiche, sensibilizzando i propri ascoltatori su temi importanti come quelli evidenziati dal WWF. Gallery fotografica – https://www.dropbox.com/sh/hn6gpg7ansgwgej/AABVaUvRlnsFyQ1EkyQm_ZVMa?dl=0.

Read Full Post »

Più della metà delle aree protette dell’Africa e un quarto di quelle dell’Asia sono state costrette a fermare o ridurre le azioni di conservazione. Fra gli scritti nel nuovo numero della rivista PARKS anche il contributo di tanti esperti WWF. Roma, 11 marzo 2021

Cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/a9v7zz7z761rmmx/AAAwGhxWEGxmiUwjoc82Znata?dl=0.

La pandemia ha avuto un impatto significativo sulla conservazione della natura in tutto il mondo, compresa la perdita di posti di lavoro tra i ranger delle aree protette, la riduzione delle pattuglie anti-bracconaggio e i tagli alla protezione ambientale. A mostrarlo una raccolta di nuove ricerche pubblicate oggi dall’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) in un numero speciale di PARKS, la rivista dell’IUCN sulle aree protette, che deriva da un’iniziativa della Task Force COVID-19 e Aree Protette della Commissione Mondiale IUCN sulle Aree Protette. Il numero raccoglie saggi scritti da circa 150 autori, tra cui Yolanda Kakabadse, ex presidente del WWF; l’ex presidente della Colombia e vincitore del premio Nobel per la pace, Juan Manuel Santos; l’ex presidente dell’Irlanda ed ex Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Mary Robinson; il biochimico e vincitore del premio Nobel per la medicina, Sir Richard Roberts, e altri esperti WWF. Le ricerche evidenziano come più della metà delle aree protette dell’Africa e un quarto di quelle dell’Asia siano state costrette a fermare o ridurre le azioni di conservazione, come ad esempio la presenza di pattuglie sul campo e le operazioni anti-bracconaggio, ma anche l’educazione alla conservazione e la divulgazione. In Brasile si stima che la riduzione del numero di visitatori porti potenzialmente a una perdita di 1,6 miliardi di dollari per le imprese che lavorano direttamente e indirettamente con il turismo intorno alle aree protette, mentre in Namibia – secondo le prime stime – le riserve naturali potrebbero perdere 10 milioni di dollari di entrate dirette dal turismo. La pandemia ha colpito anche i mezzi di sussistenza dei ranger delle aree protette e delle loro comunità. Un’indagine sui ranger in più di 60 paesi ha rilevato che più di un ranger su quattro ha visto il proprio stipendio ridotto o ritardato, mentre il 20% ha riferito di aver perso il lavoro a causa dei tagli di bilancio legati alla pandemia. I ranger dell’America Centrale e dei Caraibi, del Sud America, dell’Africa e dell’Asia sono stati colpiti più fortemente dei loro colleghi in Europa, Nord America e Oceania, dove la maggior parte delle aree protette sono state in grado di mantenere le operazioni principali nonostante le chiusure forzate e le perdite delle entrate legate al turismo. Per quanto l’impatto di queste cifre sia sconcertante e di vasta portata, questa edizione di PARKS rivela anche come almeno 22 paesi abbiano proposto o promulgato dei tagli ai bilanci di conservazione in seguito all’emergenza da COVID-19, azione che va a minare una rete di protezione per molte delle comunità colpite e uno dei nostri più forti alleati contro la diffusione di future pandemie: la natura. “La pandemia da COVID-19 è stata una tragica dimostrazione del nostro rapporto malato con la natura e la prova che abbiamo ancora molta strada da fare. Continuiamo a distruggere la natura quando la scienza mostra chiaramente che dobbiamo agire con urgenza per proteggerla e conservarla, sia perché rappresenta un’ancora di salvezza per le comunità colpite, sia perché è uno dei nostri più forti alleati contro future epidemie zoonotiche. I leader globali devono imparare la lezioni dettata da questa crisi e intensificare il sostegno e gli investimenti per le aree protette, rafforzando gli aiuti alle comunità locali e le popolazioni indigene che da queste dipendono e le salvaguardano”, afferma Mariana Napolitano Ferreira, responsabile scientifico del WWF-Brasile. Questa edizione speciale di PARKS mette in luce come, a più di un anno dallo scoppio della pandemia – che ha radicalmente alterato la vita delle persone, le società e le economie – i piani economici post-COVID e le politiche, continuino a gravare sulla natura invece di sostenerla. Mentre la natura è una delle nostre più forti e migliori speranze contro future pandemie, così come contro la crisi climatica. Nel saggio The drivers and causes of zoonotic diseases, gli autori, guidati da Mariana Napolitano Ferreira del WWF, forniscono una panoramica basata su ricerche scientifiche, di come le aree protette potrebbero giocare un ruolo significativo nel minimizzare la minaccia di ‘spillover’ di virus – esattamente come il COVID-19 – dal mondo naturale alle persone; tutto questo affrontando il cambiamento di uso del territorio e regolando il commercio di fauna selvatica. Poichè gli impatti del COVID-19 stanno colpendo duramente comunità che dipendono dalla natura e dalla sua conservazione, come dettagliato nel saggio a cui ha contributo il WWF “A Global overview and regional perspectives e Tourism in protected and conserved areas amid the COVID-19 pandemic”, i piani per ricostruire meglio devono prendere in considerazione sia la natura sia le comunità più fragili e a rischio. Raccomandazioni su come farlo efficacemente nell’ambito della conservazione marina, nonché il ruolo straordinario dei ranger, sono ben delineati nei contributi “Marine protected and conserved areas in a post-COVID-19 world” (Aree marine protette e conservate in un mondo post-COVID-19) e “Impact of the COVID-19 pandemic on rangers and the role of rangers as a planetary health service” (Impatto della pandemia COVID-19 sui ranger e il ruolo dei ranger come servizio sanitario planetario).

Read Full Post »

COVID: WWF, UNA NATURA IN SALUTE È LA MIGLIORE ASSICURAZIONE PER LA NOSTRA SALUTE. NEGLI ULTIMI 40 ANNI IL NUMERO DI ZOONOSI È QUASI TRIPLICATO: OGGI RAPPRESENTANO IL 60% DELLE MALATTIE INFETTIVE CONOSCIUTE E IL 75% DI QUELLE EMERGENTI. LE RADICI NEL NOSTRO RAPPORTO SBAGLIATO CON LA NATURA. Roma, 9 marzo 2021

Cartella multimediale – https://www.dropbox.com/sh/5uh7upyzwqf7p0k/AAB7NpmqDzsNKJ9FYbZ7Kym7a?dl=0.

È passato un anno dall’annuncio che ha cambiato le nostre vite, quello con cui il governo decise di bloccare la vita del Paese per salvaguardare la salute dei cittadini e provare ad arginare una pandemia (due giorni dopo l’OMS l’avrebbe certificata come tale) che ancora non siamo riusciti a cacciare via dal nostro presente. Per quanto la situazione continui ad essere gravissima, con la penisola che è tornata a colorarsi di rosso e restrizioni che si annunciano via via crescenti, la situazione oggi è molto diversa da quella di un anno fa: finalmente ci sono i vaccini, che rappresentano una robusta iniezione di fiducia per superare una emergenza che sembra non aver fine. Proprio in questo anniversario il WWF ha deciso di richiamare l’attenzione tra il legame che esiste tra la salute della natura e quello del genere umano, evidenziando come un rapporto “malato” con l’ambiente che ci circonda e con le specie che lo popolano, siano, spesso, alla base di epidemie e pandemie. Con oltre 2,5 milioni di morti nel mondo (di cui circa 100 mila in Italia), il COVID-19 è diventata una tra le epidemie più letali della storia: ma non è la prima e, purtroppo, rischia di non esser l’ultima. In meno di 20 anni, si sono verificate altre tre gravi epidemie che hanno toccato la popolazione umana: nel 2003 è comparsa la SARS, nel 2009 si è diffusa una epidemia di influenza aviaria H1N1 e nel 2012 è comparsa la MERS. E ancora, Ebola, Zika, HIV/AIDS, febbre del Nilo occidentale sono altre gravissime epidemie degli ultimi decenni. Sebbene siano emerse in diverse parti del mondo, tutte queste malattie epidemiche hanno una caratteristica in comune: sono quelle che gli scienziati chiamano “zoonosi”, malattie presenti negli animali che hanno fatto il cosiddetto “salto di specie” (o “spillover”) verso l’uomo. Oggi, le zoonosi rappresentano il 60% delle malattie infettive conosciute e il 75% delle malattie infettive emergenti. Il numero di zoonosi trasmesse da animale a uomo è quasi triplicato negli ultimi 40 anni, complice l’azione dell’essere umano sull’ambiente. La pandemia provocata dal COVID-19 ha permesso di capire quanto i sistemi naturali siano indispensabili per proteggere la nostra salute e per ridurre la diffusione di pericolose malattie. L’equazione è semplice: più distruggiamo la natura, più rischiamo di scatenare malattie infettive ricorrenti ed emergenti. Gli ecosistemi sani, grazie ai complessi meccanismi che mantengono l’equilibrio tra le varie specie e con l’ambiente, hanno infatti un ruolo importantissimo nel regolare la trasmissione di malattie, siano esse batteriche, virali o trasmesse da altri agenti patogeni, .  Quando l’uomo interviene su questi equilibri, alterandoli, aumenta il rischio di trasmissione di malattie che possono facilmente trasformarsi in epidemie o pandemie. Quando abbattiamo foreste, prosciughiamo habitat di acqua dolce, cancelliamo ecosistemi naturali, spingiamo gli animali in aree sempre più frammentate, li cacciamo, traffichiamo, sottoponiamo a stress, alteriamo gli equilibri naturali favorendo il salto di specie dei virus e la trasmissione di altri patogeni.

Il fronte della minaccia. Gli esperti che hanno redatto il recente rapporto IPBES stimano che ci siano circa 1,7 milioni di virus che circolano fra mammiferi e uccelli, e di questi circa la metà potrebbe avere la capacità di trasferirsi all’uomo. 

Secondo l’OMS, nonostante siano ormai descritte oltre 200 patologie di origine animale (alcune delle quali note da secoli), le zoonosi rappresentano oggi più che mai una minaccia significativa per la salute pubblica. Le zoonosi emergenti sono quelle che più preoccupano l’umanità perché compaiono ad un ritmo che non ha precedenti nella nostra storia umana e perché hanno un impatto importante sulla salute umana, sui sistemi sociali e quelli economici. Un recente articolo rileva come, dal 1940 ad oggi, i cambiamenti nelle pratiche agricole siano associabili ad un aumento del 25% di tutte le malattie infettive e un aumento del 50% di quelle zoonotiche, percentuali che probabilmente aumenteranno con l’ulteriore espansione e intensificazione dell’agricoltura e dell’allevamento.

Quanto costa non prevenire le pandemie? Sempre secondo l’IPBES (vedi sopra) si stima che i costi di prevenzione delle pandemie siano 100 volte inferiori al costo di risposta alle epidemie. Rispondere alle malattie o peggio, alle epidemie, dopo la loro comparsa, ricorrendo a misure di salute pubblica, soluzioni tecnologiche e in particolare alla ricerca, preparazione e alla distribuzione di nuovi vaccini e terapie, è molto dispendioso e lento; comporta inoltre una diffusa sofferenza umana, oltre a decine di miliardi dollari l’anno di danni all’economia globale. Ingenti sono anche i costi indiretti connessi con la riduzione delle attività aziendali e con altri impatti ambientali associati ad un evento epidemico. Vanno tenuti anche in considerazione gli alti costi di altre possibili misure da adottare all’insorgenza di un focolaio, come l’abbattimento di animali da allevamento e selvatici. Il rischio di pandemie future può essere notevolmente contenuto, riducendo drasticamente gli effetti della lunga lista di fattori e attività umane che causano la perdita di biodiversità, aumentando il livello di conservazione della natura e diminuendo lo sfruttamento insostenibile delle regioni del Pianeta ad alta biodiversità e ricordandoci, come sintetizzato da Papa Francesco, che “non possiamo illuderci di rimanere sani in un Pianeta malato”.

Ecco alcune soluzioni per contenere il rischio, alcune delle quali rilanciate con la campagna ReNature promossa dal WWF, che prevede azioni concrete per rigenerare la natura entro i prossimi 10 anni. Proteggere gli ultimi ecosistemi naturali, in particolare quelli a maggiore biodiversità. Ridurre i meccanismi che contribuiscono alla loro distruzione, tra cui agricoltura e allevamenti intensivi. Modificare le nostre abitudini di consumo, scegliendo prodotti a minore impatto sulla biodiversità. Ricostruire le connessioni e gli equilibri ecologici sul pianeta. Applicare in maniera efficace e diffusa l’approccio One Planet Health.

Per approfondire. La relazione tra ambiente, biodiversità, società umana e malattie zoonotiche è molto complessa, come analizzato nel report del WWF “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi. Tutelare la salute umana conservando la biodiversità” e nel rapporto UNEP “Preventing the next pandemic”. Mentre gli animali selvatici possono essere un naturale serbatoio di malattie, anche gli animali domestici possono essere dei pericolosi amplificatori di patogeni generatesi in natura. La cosa importante da considerare è tuttavia che la gran parte delle malattie infettive, che originino da animali selvatici o da animali domestici, da piante o da altre persone, sono favorite da attività umane – come l’agricoltura intensiva, l’uso insostenibile o illegale della fauna selvatica, la distruzione e la trasformazione di ecosistemi naturali – producendo effetti spesso imprevedibili. Secondo uno studio pubblicato su Nature (Keesing et al. “Impacts of biodiversity on the emergence and transmission of infectious diseases.”, 2010) quasi il 50% delle malattie zoonotiche emergenti è in qualche modo collegato alla trasformazione di uso del suolo, ovvero alla distruzione degli ecosistemi naturali.

Read Full Post »

Salviamo le api e gli altri impollinatori. Progetto di educazione ambientale del WWF Italia e Ministero della Transizione ecologica dedicato alle api domestiche e selvatiche. Sarà realizzato in 9 comuni della provincia di Ancona.

Roma, 8 marzo 2021 – Dopo una pausa imposta dall’emergenza sanitaria riparte il progetto dedicato alle api domestiche e selvatiche presentato dal WWF Italia nell’ambito del bando 2019 per l’educazione ambientale del Ministero della Transizione Ecologica (ex Ministero dell’Ambiente). Primo incontro online previsto il 9 marzo, alle ore 17.00, con il Prof. Giovanni Burgio, docente di Entomologia generale ed applicata all’Università degli Studi di Bologna, sul tema “I Sirfidi: biodiversità e conservazione”. Il progetto, realizzato con la collaborazione della Riserva Naturale Regionale Ripa Bianca di Jesi, del Centro di Educazione Ambientale “Sergio Romagnoli e con il contributo dei Carabinieri Forestali, si svolgerà nell’area ad elevato rischio di crisi ambientale delle Marche (AERCA), coinvolgendo 9 Comuni della Provincia di Ancona: dal capoluogo Ancona, ai Comuni di Falconara Marittima, Montemarciano, Chiaravalle, Monte San Vito, Monsano, Jesi, Agugliano e Camerata Picena. L’obiettivo generale è aumentare la comprensione del valore del nostro capitale naturale e dei servizi ecosistemici forniti dagli insetti impollinatori, il loro ruolo per la nostra economia e per la valutazione della qualità dell’ambiente; sensibilizzare gli alunni e le loro famiglie sulle cause del loro declino dovuto all’inquinamento dell’ambiente, ai cambiamenti climatici e all’uso di prodotti chimici in agricoltura. Il progetto inoltre intende coinvolgere il mondo della scuola primaria (alunni ed insegnanti) e le loro famiglie sul tema degli impollinatori e le cause della loro scomparsa, trasmettere buone pratiche ed atteggiamenti personali e collettivi che possano dare un contributo concreto per la salvaguardia delle api domestiche e selvatiche e altri impollinatori. Oltre ad interventi di esperti nel corso di formazione per educatori e docenti con webinar on line, sono previste visite guidate agli apiari della Riserva Naturale Ripa Bianca di Jesi, con laboratori rivolti alle famiglie, tutte attività al momento sospese a causa dell’emergenza sanitaria con la dichiarazione della Provincia di Ancona in zona rossa. Tutte le attività in presenza saranno programmate nei prossimi mesi in relazione alla concessione di una nuova proroga del progetto da parte del Ministero e all’evoluzione della pandemia. Il progetto prevede anche la realizzazione nelle aree verdi delle scuole coinvolte dei 9 Comuni, nell’azienda agricola fattoria didattica e sociale “L’Asino che ride” a Massignano di Ancona, all’interno del Parco Naturale Regionale del Conero, presso la Riserva Naturale Regionale Ripa Bianca di Jesi di una “Casa delle Api e altri impollinatori” con la collocazione di “Bee Hotel” (strutture artificiali per le api selvatiche), semina di fiori nettariferi e pannelli didattici sugli impollinatori. Oggi il progetto “Bee Safe” diventa anche una risposta resiliente all’emergenza sanitaria per il Covid che sta paralizzando le attività educative in tutto il Paese, in particolare nella Provincia di Ancona dopo la dichiarazione di “zona rossa”. Un valore aggiunto dell’area ad elevato rischio di crisi ambientale è la presenza della Riserva Naturale Regionale Ripa Bianca di Jesi, sito Natura 2000, dove opera anche il Centro di Educazione Ambientale “Sergio Romagnoli”, che ha già realizzato in passato importanti attività di monitoraggio ambientale con le api ed ospita al suo interno un apiario didattico e 10 km di fasce inerbite per gli impollinatori realizzati dagli agricoltori grazie al piano di gestione del sito Natura 2000 e l’utilizzo di una apposita misura del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Marche. Sul nostro Pianeta sono oltre 20.000 le specie di api selvatiche che garantiscono il servizio ecosistemico dell’impollinazione,  fondamentale per l’economia umana, ma più del 40% degli insetti impollinatori sono a rischio di estinzione a livello globale, in particolare api, sirfidi e farfalle. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono dall’impollinazione animale, l’80% di 1400 piante che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria richiede l’impollinazione da parte non solo di api domestiche e selvatiche, ma anche vespe, farfalle, falene, coleotteri, uccelli, pipistrelli ed altri vertebrati. Insieme garantiscono l’impollinazione dei fiori da cui dipende il 35% della produzione agricola mondiale, con un valore economico stimato ogni anno di oltre 153 miliardi di euro a livello globale e 22 miliardi di euro in Europa. Parlare di impollinatori significa quindi parlare di biodiversità, sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile e agrobiodiversità, cambiamenti climatici, inquinamento, ecosistemi, monitoraggio ambientale. Questo progetto del WWF Italia è collegato anche alla Campagna ICE per la tutela delle api e degli agricoltori che prevede la raccolta di almeno 1 milione di firme in 7 paesi dell’Unione Europea, entro giugno 2021, per sostenere gli obiettivi delle due Strategie UE “Farm to Fork” e Biodiversità 2030 e chiedere alla Commissione e al Parlamento europei la promozione di una transizione dell’agricoltura, in coerenza con il Green New Deal. E’ possibile firmare per l’ICE sul sito del WWF Italia a questo link. Maggiori informazioni sul progetto Bee Safe sono disponibili su questa pagina del sito WEBhttps://www.wwf.it/bee_safe/.

Read Full Post »

Older Posts »