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IL TAR PIEMONTE ACCOGLIE LA DOMANDA DELLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE E SOSPENDE IL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA. LIPU, Legambiente, Pro Natura e WWF Italia: importante primo passo, necessario dare attuazione a Costituzione e norme europee. Roma, 17 gennaio 2023

Con Ordinanza n. 5/2023 il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte ha accolto la domanda cautelare presentata dalle associazioni Lipu, Legambiente, Federazione Nazionale Pro Natura e WWF Italia disponendo la sospensione dell’efficacia del decreto del Presidente della Provincia del Verbano Cusio Ossola, n. 35 del 18 marzo 2022, che ha autorizzato, sino al 31.12.2023, l’immissione nelle acque provinciali anche di specie ittiche non autoctone. Il Presidente della Provincia aveva in particolare autorizzato l’immissione della Trota fario (atlantica o mediterranea) qualificandola semplicemente come “specie ammessa alla pratica di immissione” mentre la stessa, per come rilevato dal TAR “non appare oggetto di autorizzazione all’immissione” alla luce della normativa vigente. I giudici hanno quindi applicato il principio di precauzione riconoscendo il pericolo rappresentato dalla immissione di queste specie e la necessità di dare prevalenza all’interesse di tutela ambientale. “L’ordinanza del TAR Piemonte – dichiarano le associazioni ricorrenti – rappresenta un primo importante passo per giungere ad una piena applicazione della normativa internazionale ed europea di riferimento che da tempo ha riconosciuto nella diffusione delle specie invasive una delle principali minacce alla biodiversità e all’integrità degli ecosistemi, vietando e contrastando le immissioni volontarie o meno. Nonostante ciò, nel corso del tempo in Italia si è perseverato nell’adozione di deroghe a livello regionale e locale con l’obiettivo di fare concessioni a settori, come quello della pesca ricreativa, le cui istanze non sono sempre coerenti con i preminenti interessi di tutela della biodiversità. Gli ecosistemi fluviali e lacustri, così come le zone umide, pur ricoprendo un ruolo fondamentale anche in termini di servizi ecosistemici forniti alle comunità, sono oggi gli ambienti più minacciati, tanto dai cambiamenti climatici, quanto dalle attività umane: si pensi alla costruzione di dighe e sbarramenti che impediscono all’ittiofauna migratrice di risalire i corsi d’acqua, alla distruzione della vegetazione ripariale e alle escavazioni in alveo con la scusa della manutenzione idraulica con conseguenze negative sulla biodiversità ma spesso anche sulla sicurezza idraulica, allo sfruttamento eccesivo della risorsa idrica, all’inquinamento sino, per l’appunto, alla immissione di specie alloctone invasive. Per queste ragioni – concludono le associazioni – continueremo a vigilare e ad attivarci a tutti i livelli affinché lo Stato, così come le sue articolazioni decentrate, dia piena e concreta attuazione al principio fondamentale di tutela della biodiversità previsto dall’art. 9 della Costituzione”.

Comunicato stampa inviato dall’ufficio stampa WWF Italia per conto delle Associazioni citate.

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Troppi strumenti necessari per trasformare le intenzioni in azioni concrete per la biodiversità sono stati lasciati alla discrezione dei singoli Paesi. Roma, 19 dicembre 2022

Con due anni di ritardo a causa della pandemia, oggi si è chiusa la COP15 a Montreal ed è stato approvato l’Accordo Globale per la Biodiversità, ora chiamato l’Accordo Kunming-Montreal, che dovrebbe impegnare i Paesi ad arrestare ed invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. L’Accordo prevede l’obiettivo di conservare almeno il 30% di terra e oceani nel rispetto dei diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali e riconosce il contributo dei territori indigeni e tradizionali al suo raggiungimento. Questo è un punto sicuramente positivo, che risponde a una delle richieste del WWF. L’organizzazione del Panda, però, non ha visto nell’esito dei negoziati la determinazione necessaria a dare una vera svolta nella crisi di natura per i prossimi sette anni, come avrebbe richiesto la drammatica situazione che la biodiversità globale sta vivendo. Troppe azioni necessarie per rendere tale accordo trasformativo, infatti, sono state lasciate alla discrezione dei singoli Paesi. Se non verranno, ad esempio, adottate a livello nazionale politiche per la riduzione dell’impronta ecologica di produzione e consumo – uno dei principali fattori di degrado ambientale – i target dell’accordo non saranno sufficienti a raggiungere l’obiettivo lodevole di arrestare ed invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. Il WWF accoglie con favore l’impegno di arrestare l’estinzione delle specie entro il 2030, ma questo è il livello minimo di quanto è necessario fare, visti i fallimenti passati e una crisi ambientale sempre più grave. L’Accordo al momento è solamente un punto di partenza: se non ci saranno un’accelerazione nell’implementazione degli obiettivi e una seria mobilitazione delle risorse, l’Accordo resterà un guscio vuoto di promesse. L’impegno dei Paesi è stato quello di eliminare i sussidi dannosi per la natura – obiettivo che avrebbe già dovuto essere stato raggiunto nel 2020 – e di aumentare il livello delle risorse finanziare, mobilitando almeno 200 miliardi di dollari all’anno, provenienti da diverse fonti. Questo impegno deve essere assolutamente mantenuto e finalmente tradotto in azioni concrete, se vogliamo dare una chance alla natura. Sarà ora fondamentale che, a livello nazionale, gli obiettivi globali si traducano nelle singole Strategie Nazionali per la Biodiversità, in modo da allineare tutti i piani affinché si raggiungano nei prossimi otto anni gli obiettivi prefissati dall’Accordo. I singoli Stati ora possono essere veramente protagonisti del cambiamento necessario e possono pianificare ed attuare anche più di quanto deciso. All’Italia, che vanta un patrimonio di biodiversità tra i più ricchi del continente europeo, il WWF chiede un impegno concreto in questa direzione. Non è più tempo di promesse, ma di fatti. Non è più tempo di “mezze misure”, ma di scelte decise e convinte.

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Nuovo sondaggio WWF: le persone sono sempre più preoccupate a fronte di azioni governative ritenute inefficienti. E per l’81% degli intervistati, perdita di natura e cambiamento climatico sono tra le questioni politiche più importanti da affrontare. Roma, 5 dicembre 2022Link al documento tradotto con le raccomandazioni del WWF https://www.dropbox.com/sh/m3h9j7j6irci742/AAD5b4wdV0mrJPZ3vxmDEJkJa?dl=0.

Il prossimo 7 dicembre a Montreal, in Canada, inizierà la conferenza COP15 delle Nazioni Unite sulla biodiversità. I leader mondiali e i responsabili delle decisioni avranno l’ultima opportunità del decennio per approvare un piano globale per la protezione e il ripristino della natura e cercare di rispettare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile posti dalle Nazioni Unite. Il WWF segnala quanto sia fondamentale in questa occasione riuscire a raggiungere un ambizioso accordo globale per salvare i nostri sistemi di supporto vitale, o la salute del nostro Pianeta, da cui dipende la nostra, sarà sempre più a rischio. Per questo ha pubblicato un documento di raccomandazioni per un esito positivo della COP15. La quantità di natura sta diminuendo ad un tasso senza precedenti nella storia umana, con un milione di specie ora minacciate di estinzione. Stiamo diventando sempre più consapevoli di questa crisi: un nuovo sondaggio del WWF, pubblicato lo scorso 29 novembre, mostra che la quantità di persone allarmate dalla rapida perdita di natura nei principali hotspot globali di biodiversità è salita a quasi il 60%, con un aumento del 10% dal 2018. Inoltre, per l’81% degli intervistati, la perdita di natura e il cambiamento climatico sono tra le questioni politiche più importanti da affrontare. Il sondaggio, che riporta interviste a più di 9200 persone in regioni con tassi disastrosi di perdita di biodiversità, ha rilevato che le persone percepiscono come più importanti e determinanti le azioni intraprese a livello politico e sistemico di quanto non siano quelle realizzate dai singoli consumatori. Il WWF sarà a Montreal per chiedere ai governi di adottare un accordo in stile “Parigi”, in grado di guidare un’azione immediata per arrestare e invertire la perdita di biodiversità e raggiungere un mondo nature-positive entro il 2030. Ciò significa avere più natura alla fine del decennio di quanta ne abbiamo adesso. Ad oggi, più di 90 leader mondiali hanno sottoscritto il Leaders’ Pledge for Nature, impegnandosi a invertire la perdita di biodiversità entro il 2030. “La biodiversità sta crollando a ritmi allarmanti. Abbiamo perso la metà dei coralli d’acqua calda del mondo e foreste delle dimensioni di circa un campo da calcio svaniscono ogni due secondi. Le popolazioni monitorate di fauna selvatica hanno subito in media un calo di due terzi a livello globale in meno di 50 anni. Il futuro della natura è sul filo del rasoio. Ma la natura è resiliente – e con un forte accordo globale che guidi un’azione urgente può riprendersi”, afferma Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale. “Il fallimento alla COP15 non è un’opzione contemplabile: ci esporrebbe a un rischio maggiore di pandemie, aggraverebbe il cambiamento climatico rendendo impossibile limitare il riscaldamento globale a 1,5°C e arresterebbe la crescita economica, lasciando le persone più povere ancora più vulnerabili all’insicurezza alimentare e idrica. Per affrontare la crisi della natura, i governi devono concordare un obiettivo nature-positive che unisca tutti nel proteggere la natura rimasta sul pianeta, ripristinando il più possibile e trasformando i nostri settori produttivi affinché lavorino con la natura, non contro di essa. Dopo tante parole, i leader a Montreal dovranno mantenere le promesse fatte a noi e al pianeta”, conclude Lambertini. I negoziati sono allo stadio finale di quello che è stato un lungo percorso durato quattro anni, che ha visto numerosi ritardi a causa della pandemia. “I leader devono affermare forte e chiaro che la crisi della natura può e deve essere affrontata contestualmente alle attuali esigenze socio-economiche, anch’esse urgenti. Devono incaricare i ministri e negoziatori di tradurre gli impegni presi finora in obiettivi ambiziosi durante i negoziati, impegnandosi a trovare un terreno comune su questioni delicate come i finanziamenti- aggiunge Isabella Pratesi, direttrice Programma Conservazione del WWF Italia-. Nel 2020 abbiamo toccato con mano i risultati devastanti del fallimento nel raggiungere gli ‘Obiettivi di Aichi’ del decennio 2010-2020, il secondo in cui il mondo non è riuscito a raggiungere alcun obiettivo globale sulla biodiversità. Non possiamo permetterci di buttare un altro decennio, lasciando la porta aperta all’inadempienza dei governi e alla sofferenza umana. Ciò significa che i negoziatori devono sedersi al tavolo pronti a sottoscrivere un accordo chiaro che fornisca i finanziamenti necessari – con i paesi sviluppati che sostengono gli sforzi di conservazione dei paesi in via di sviluppo – e un forte meccanismo di attuazione e monitoraggio per garantire l’implementazione del nuovo quadro globale per la biodiversità e dei suoi obiettivi”. Il WWF sottolinea come un forte meccanismo di attuazione, che richieda ai Paesi di rivedere i progressi rispetto agli obiettivi e aumentare l’azione laddove necessario, sia un elemento essenziale del nuovo accordo, al fine di garantire un’azione reale sul campo.

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La tecnologia al servizio dell’ambiente in otto Oasi del WWF Italia per promuovere metodi di agricoltura sostenibile attraverso il monitoraggio bioacustico. Vanzago, 30 novembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/4mtn9w0m6ibhlqr/AADDDlotQGzi0zoSddEIg2VJa?dl=0.

Huawei Italia e WWF Italia rinnovano la loro collaborazione e annunciano una nuova edizione di “Nature Guardians”, con un progetto che si pone come obiettivo lo sviluppo sostenibile in agricoltura e la salvaguardia della biodiversità attraverso la tecnologia. L’iniziativa, che avrà la durata di circa un anno, prevede l’utilizzo dei dispositivi Rainforest Connection (RFCx) di monitoraggio bioacustico e di una piattaforma basata su Cloud e AI per la registrazione continua dei suoni all’interno di otto Oasi WWF selezionate – Valle dello Sporeggio (TN), Bosco di Vanzago (MI), Ghirardi (PR), Ripabianca di Jesi (AN), Calanchi di Atri (TE), Lago di Penne (PE), Monte Sant’Elia (TA), Lago Preola e Gorghi Tondi (TP) – allo scopo di raccogliere dati utili a valutare la relazione tra le diverse pratiche agricole e la conservazione della biodiversità naturale. L’obiettivo è di realizzare un sistema di registrazione automatica con network di sensori finalizzato alla localizzazione di sorgenti sonore e al riconoscimento delle specie animali, per avere, in definitiva, un sistema di monitoraggio permanente negli ambienti naturali. Anche in questo scenario, la trasformazione digitale che si rileva, non richiedendo il monitoraggio diretto da parte di un esperto bioacustico, consentirà di mettere a disposizione degli studiosi una quantità di dati molto maggiore – per estensione e durata delle misurazioni – rispetto a quanto si ricava tradizionalmente dalle attuali tecniche di monitoraggio basate sull’intervento umano in campo. 24 dispositivi “RFCx Edge Audiomoth” verranno installati in queste Oasi WWF che, dalle Alpi alla Sicilia, accolgono meleti, vigneti, uliveti, agrumeti, campi di grano e altri terreni destinati alla coltivazione di cereali e ortaggi, e lavoreranno offline immagazzinando i suoni di questi ecosistemi che successivamente verranno analizzati e studiati consentendo di ampliare notevolmente le attuali conoscenze sulle caratteristiche e le tendenze della biodiversità negli agroecosistemi italiani. “Come Huawei sposiamo gli obiettivi del Green Deal europeo e la strategia “Dal Produttore al Consumatore” e, pertanto, offriamo il nostro sostegno ponendo la nostra tecnologia al servizio di tali obiettivi. Con questo progetto vogliamo contribuire alla realizzazione di un sistema agroalimentare più sostenibile, preservando la ricchezza e la varietà di habitat e specie selvatiche presenti negli ambienti agricoli in Italia” – ha dichiarato Wilson Wang, CEO di Huawei Italia. “Crediamo che il digitale possa giocare un ruolo importante nella conservazione della biodiversità, fattore fondamentale per la tutela dell’ambiente e il benessere delle generazioni future, e la nostra rinnovata partnership con il WWF ci ha fornito nuovi e stimolanti campi di applicazione”. L’agricoltura intensiva industriale sta avendo impatti devastanti sulla biodiversità: le sue diverse filiere, infatti, sarebbero responsabili di quasi l’80% della deforestazione globale, utilizzerebbero il 60% delle acque dolci a nostra disposizione per le attività essenziali e contribuirebbero al 23% delle emissioni di gas che stanno alterando il clima provocando numerosi eventi catastrofici a danno del pianeta. “La biodiversità è il fondamento del nostro sistema di produzione alimentare, all’interno del quale la coesistenza armonica di diversi organismi garantisce la sua capacità di reagire positivamente alle minacce di eventi esterni quali inquinamento, cambiamenti climatici e distruzione degli habitat naturali” – ha aggiunto Benedetta Flammini, Direttrice Marketing e Comunicazione di WWF Italia. “Grazie alla rinnovata collaborazione con Huawei e Rainforest Connection, condurremo indagini bioacustiche che ci consentiranno di confrontare la biodiversità nelle aree agricole delle Oasi WWF  gestite con metodo biologico con quella presente in aree agricole limitrofe gestite con metodi convenzionali, dipendenti dall’uso di sostanze chimiche di sintesi come pesticidi e fertilizzanti, al fine di individuare le pratiche migliori per rendere l’agricoltura del futuro sempre più sostenibile e rispondente alle esigenze della natura e delle persone”. La prima edizione del progetto “Guardiani della Natura”, che aveva il duplice obiettivo di monitorare la biodiversità e di identificare attività illegali a danno della natura in 12 Oasi WWF, tra cui le tre Riserve Naturali dello Stato Lago di Burano, Laguna di Orbetello e Cratere di Astroni, è stata incoraggiante: i 45 dispositivi “RFCx Edge Audiomoth” e i 10 dispositivi “RFCx Guardian”, capaci di raccogliere dati in tempo reale e analizzarli attraverso una piattaforma basata su Cloud e AI, hanno infatti consentito di raccogliere 870.000 registrazioni, validare il riconoscimento automatizzato di 49 specie di uccelli e mammiferi, inviare oltre 2.000 alert in tempo reale su suoni potenzialmente associati ad attività illegali, attivare oltre 30 controlli sul campo e portare all’identificazione e sequestro di un dispositivo elettroacustico vietato per il bracconaggio ai danni di avifauna al confine dell’Oasi di Astroni. Il progetto “Nature Guardians”, nato quattro anni fa dall’iniziativa congiunta di Huawei e dell’organizzazione no-profit Rainforest Connection (RFCx), si inserisce nell’ambito di TECH4ALL, il programma globale dell’azienda che pone la tecnologia al servizio dell’ambiente e delle persone con numerosi progetti portati avanti in tutto il mondo insieme a partner locali e internazionali con l’obiettivo di promuovere la conservazione della natura e l’inclusione digitale. Dal 2018 a oggi, “Nature Guardians” ha contribuito, con soluzioni tecnologiche innovative basate sulla bioacustica, a proteggere foreste, ecosistemi terrestri e marini e le loro specie animali in ben 32 Paesi in tutto il mondo, tra cui Grecia, Irlanda, Regno Unito, Austria, Cile, Ecuador e Malesia. Approdato e sviluppatosi in Italia a partire dal 2021 grazie alla collaborazione con il WWF, il progetto rientra tra le attività di tutela della biodiversità previste nell’ambito della Campagna WWF “Food4Future”, che si pone l’obiettivo di modificare i sistemi alimentari, dalla produzione al consumo, per renderli più resilienti, più inclusivi, più sani e più sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta.

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Roma, 29 novembre 2022 – Dalle cene in famiglia allo scambio dei regali, per il Natale 2022 arriva una novità che risponde ad entrambe le tradizioni: la confezione “Giro d’Italia con WWF” che inaugura una nuova collaborazione tra Eataly e WWF Italia. Eataly, ha scelto di essere al fianco dell’associazione per la tutela del nostro territorio e devolverà una parte del ricavato di ogni confezione natalizia “Giro d’Italia con WWF” al sostegno delle Oasi del WWF. Ogni confezione “Giro d’Italia con WWF” contribuisce a proteggere 50 m2 dell’Oasi di Monte Arcosu, il rifugio del cervo sardo, sottospecie unica al mondo che negli anni ‘80 ha sfiorato l’estinzione. Le Oasi del WWF sono un esempio di come luoghi naturali protetti e salvati dal degrado siano in grado di generare benefici per la biodiversità e per il territorio e Eataly, da sempre attiva nella difesa della biodiversità italiana, non poteva che unirsi a WWF per contribuire alla conservazione di Monte Arcosu. Quest’area rappresenta la foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino del Mediterraneo: 3700 ettari che stoccano circa 330.000 tonnellate di CO2e, l’equivalente di quello che 47.571 persone producono in un anno. Ogni cesto “Giro d’Italia con WWF” tutela 50 metri quadri di natura che permettono lo stoccaggio di 450 kg di co2 equivalente. Con “Giro d’Italia con WWF” si può fare un regalo o organizzare una cena che include alcuni dei prodotti iconici delle regioni italiane. Al suo interno, tra i prodotti si trovano: dal re dei vini, il Barolo dell’Azienda Agricola Brandini, al Parmigiano Reggiano DOP invecchiato 24 mesi del Caseificio Bertinelli, dalla fragranza del carciofo molisano sott’olio dell’Azienda Biosapori ad una specialità marchigiana come i Maccheroncini di Campofilone IGP o le specialità del sud e delle isole come le olive Bella di Cerignola dell’Azienda Agricola Fratepietro o il pane guttiau, la tipica preparazione da forno della Sardegna arricchita da olio extravergine di oliva preparata secondo tradizione.

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AMAZZONIA, WWF: LA DEFORESTAZIONE STA RAGGIUNGENDO IL PUNTO DI NON RITORNO E IL GIAGUARO RISCHIA L’ESTINZIONE. Il 18% della foresta amazzonica è stato completamente perso e un ulteriore 17% è degradato. Roma, 28 novembre 2022
Cartella – https://www.dropbox.com/sh/oqtch3k7mecupbw/AADP55wsUohqpIZXB9YUJWtla?dl=0%20.

Link al report – https://www.dropbox.com/s/n4338xuonmsd5ja/Living%20Amazon%20Report.pdf?dl=0.

Secondo il “Living Amazon Report” del WWF la continua perdita di questo bioma avrebbe ripercussioni sul sostentamento di circa 47 milioni di persone, metterebbe a repentaglio la sicurezza alimentare e renderebbe impossibile mantenere il riscaldamento del pianeta al di sotto di 1,5 °C. Unendosi all’appello delle organizzazioni indigene amazzoniche, il WWF sollecita uno sforzo globale per proteggere l’80% dell’Amazzonia e renderla ecologicamente sana. Con la campagna “A Natale mettici il cuore è possibile regalare l’adozione di una specie iconica a rischio e sostenere  il  WWF per proteggerla. Nel nostro pianeta c’è un sistema naturale che come pochi altri svolge un ruolo fondamentale per il funzionamento della biosfera, consentendo la vita per come la conosciamo. Un sistema che è oggi ai limiti del collasso a causa dell’uomo. Stiamo parlando dell’Amazzonia, 6,7 milioni di km2 che comprendono il più grande complesso di foreste e fiumi del mondo, ospitando circa il 10% della biodiversità mondiale. Nonostante il gruppo di esperti scientifici per l’Amazzonia (SPA) abbia già avvertito, durante la COP26, che l’Amazzonia si trovava di fronte a un punto di non ritorno, a un anno di distanza la deforestazione sta ancora accelerando anziché diminuire. Dato confermato dall’INPE (agenzia brasiliana incaricata di monitorare la deforestazione) che afferma che la deforestazione nella prima metà del 2022 è stata la più alta registrata dal 2016, suggerendo che sarà il quarto anno consecutivo di livelli record di deforestazione in Brasile. Durante l’appena conclusa COP27, il WWF ha pubblicato il “Living Amazon Report” per comunicare lo stato dell’Amazzonia e invitare l’umanità a riconoscere la ricchezza della natura, i suoi servizi ecosistemici e come tutto sia interconnesso, per ispirare l’azione oltre i confini dei Paesi e agire con urgenza per salvarla. Il “Living Amazon Report” del WWF sostiene che le minacce dell’Amazzonia devono essere fermate attraverso misure urgenti con l’obiettivo di proteggerne l’80% entro il 2025. Basandosi sulle ultime ricerche disponibili, il Report dimostra che, senza un’azione immediata, la foresta amazzonica potrebbe raggiungere un punto di non ritorno, con gravi conseguenze per il sostentamento dei 47 milioni di persone che vivono nell’area (511 gruppi di popolazioni indigene), per il 10% della biodiversità del pianeta e per il cambiamento climatico. A grave rischio sarebbero anche alcune specie iconiche come il giaguaro.

Impatti dell’azione umana. Dal Report risulta che il 18% delle foreste amazzoniche è stato convertito ad altri usi e un ulteriore 17% è altamente degradato, principalmente a causa dell’espansione dell’agricoltura e dell’allevamento di bestiame, nonché dell’accaparramento di terre e della speculazione. La perdita di foreste è anche associata al disboscamento insostenibile e illegale, agli incendi incontrollati e alle infrastrutture mal pianificate. Il report avverte inoltre che l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C non potrà essere raggiunto se la foresta amazzonica andrà persa. Il carbonio immagazzinato per secoli in Amazzonia verrebbe infatti rilasciato a un ritmo accelerato a causa della deforestazione, degli incendi – intensificati dal cambiamento climatico – e delle attività produttive non sostenibili. “L’Amazzonia sta iniziando a mostrare segni di avvicinamento a un punto di non ritorno: le stagioni stanno cambiando, l’acqua di superficie si sta perdendo, i fiumi sono sempre più disconnessi e inquinati e le foreste sono sottoposte a un’immensa pressione a causa della deforestazione e degli incendi. Tutto ciò potrebbe portare a cambiamenti irreversibili nel prossimo futuro, con la conseguente perdita di uno dei pilastri della stabilità planetaria in termini di clima e biodiversità, nonché di insostituibili baluardi della diversità culturale e delle conoscenze ancestrali” afferma Isabella Pratesi, Direttore di Conservazione del WWF Italia, aggiungendo che “la perdita dell’Amazzonia modificherebbe drasticamente le caratteristiche climatiche del Sud America, incidendo sulla sicurezza alimentare dell’intera regione e intensificando gli effetti nocivi del cambiamento climatico, che in ultima analisi si ripercuoterebbero sull’intero pianeta. L’obiettivo comune di contenere il riscaldamento della Terra entro 1,5°C rispetto al periodo pre-industriale non potrà essere raggiunto se questo bioma viene perso, data l’immensa quantità di CO2 che immagazzina.”

Il giaguaro. Il più grande felino delle Americhe nonché una delle specie più emblematiche dell’Amazzonia, il giaguaro, ha bisogno di grandi aree di territorio per soddisfare i suoi bisogni essenziali; per questo la distruzione dell’habitat è una delle principali minacce alla sua sopravvivenza. Il giaguaro (Panthera onca) ha visto ridursi negli ultimi anni il suo areale di più del 50%. Ma questa è solo la punta dell’iceberg: a minacciare la sopravvivenza di questo straordinario felino, presente in 18 Paesi tra America centrale e settentrionale, è anche la persecuzione diretta da parte dell’uomo. Il commercio illegale di fauna selvatica è responsabile di migliaia di esemplari uccisi ogni anno. Inoltre, con l’aumento delle predazioni di bestiame domestico da parte di giaguari affamati per la progressiva scomparsa delle loro prede, si stanno inasprendo purtroppo i conflitti con le comunità locali. Il WWF ha da sempre intrapreso campagne a scala locale o regionale per la conservazione di questa specie iconica, ma i soli 170.000 individui rimasti ad oggi in natura e il trend negativo della popolazione richiede, oggi, un’azione a livello internazionale.

L’unica soluzione è agire subito. Durante l’evento di lancio del Report alla COP27, è stato fatto un appello globale alle principali parti interessate in diversi settori affinché si uniscano all’iniziativa per proteggere almeno l’80% dell’Amazzonia. Secondo il WWF, per fare ciò sarà necessario estendere quel mosaico di aree e territori indigeni protetti che attualmente copre solo metà dell’Amazzonia, oltre ad un impegno politico consono che affronti direttamente i principali fattori di perdita dell’Amazzonia quali la deforestazione, l’estrazione mineraria illegale, la corruzione, lo sfruttamento indiscriminato di fauna e di altre risorse naturali, e le infrastrutture progettate senza considerare il loro impatto sull’ ecosistema. “Il raggiungimento dell’obiettivo di proteggere l’80% dell’Amazzonia entro il 2025 fa parte di uno sforzo globale per assicurare un’Amazzonia ecologicamente sana. É necessaria un’azione urgente per evitare ripercussioni globali e per garantire che questa regione possa continuare a regolare il clima del pianeta e a fornire benefici ambientali e culturali al mondo intero” conclude Isabella Pratesi.

La Campagna WWF “A Natale mettici il cuore”https://sostieni.wwf.it/adotta-una-specie.html.

Le foto o i video in cui ci imbattiamo sui social media, spesso ritraggono proprio specie simbolo come il giaguaro, la tigre, il koala, l’elefante o il leopardo delle nevi e non esitiamo a mettere un “like” o un “cuore” con un clic dal nostro smartphone. I like sui social, però, non bastano a proteggere questi animali, che come abbiamo visto sono sempre più minacciati. Il WWF Italia, a Natale, vuole spronare ognuno di noi a passare dall’intenzione all’azione: riparte così la campagna “A Natale mettici il cuore”, con l’obiettivo di spingere le persone a regalarsi o donare ad altri, in occasione del Natale, l’adozione di una delle specie simbolo che senza il nostro aiuto rischiamo di perdere per sempre. Con un’adozione simbolica sul sito adozioni.wwf.it si sosterranno i progetti di conservazione WWF a tutela della natura, proprio quella natura senza la quale non possiamo vivere perché ci fornisce tra le atre cose cibo, ossigeno, acqua potabile, medicinali e difesa dagli eventi estremi. 

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WWF: “Le amministrazioni locali riconoscano il valore del verde pubblico e lo gestiscano con cura”.

Roma, 21 novembre 2022 – Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 9178/2022 accogliendo l’appello promosso da due cittadini, ha segnato l’epilogo di anni di battaglie legali. L’appello era mirato a salvare un abete rosso monumentale, per il quale il comune aveva disposto l’abbattimento per presunte ragioni legate alla tutela della pubblica incolumità. In particolare, il massimo organo di giustizia amministrativa ha evidenziato la mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza che il comune ha posto quale motivazione del provvedimento essendo lo stesso fondato su una serie di perizie dalle quali emergeva l’inesistenza di un pericolo, anche potenziale, di crollo. Si tratta di un provvedimento molto importante perché, oltre ad evitare l’abbattimento di un albero in piena salute, segna un principio fondamentale in tema di gestione del verde urbano: non si abbattono alberi sani se non si ha la certezza scientifica e concreta della esistenza di un rischio per la pubblica incolumità. Lo stesso principio è stato adottato dal TAR Abruzzo che con sentenza n. 105/2022 ha accolto il ricorso presentato dalla Regione, supportato dall’intervento del WWF Italia e di altre associazioni, contro l’abbattimento di ben 560 alberi per motivi legati alla sicurezza stradale.  Il TAR ha infatti ricordato che tali provvedimenti devono tenere conto del principio di proporzionalità che “non tollera presunzioni di pericolosità di un bene da preservare (in specie il patrimonio arboreo) del quale ammette il sacrificio solo se è provato che esso sia inesorabilmente incompatibile con altri beni di rango pari o superiore (la sicurezza stradale)”.

Servizi ecosistemici. Il verde urbano riveste un’importanza centrale perché, oltre ad abbellire i centri abitati, fornisce tantissimi servizi ecosistemici alle comunità umane, dall’ombreggiatura e raffrescamento nei periodi di calura (mitigazione dell’effetto “isola di calore”) alla purificazione dell’aria tramite assorbimento di Co2 e altri inquinanti (come le polveri sottili), assorbimento dei rumori, mitigazione degli eventi meteorologici estremi come le “bombe d’acqua”. Senza contare i benefici ricreativi offerti a chi frequenta i parchi urbani. Ma questa importanza è spesso trascurata e il bene mal gestito. È purtroppo frequente la diffusione di notizie riguardanti ordinanze di sindaci e altre pubbliche amministrazioni che dispongono tagli indiscriminati di alberi, anche quando questi si trovano in perfetta salute o potature effettuate in periodi e con modalità tali da generare effetti dannosi sia sulle specie animali che sulla stessa stabilità degli alberi. Il WWF è in prima linea nella tutela del nostro patrimonio verde, anche sul piano legale e giudiziario grazie, ad esempio, ai ricorsi amministrativi e alle numerose costituzioni di parte civile in processi aventi ad oggetto incendi boschivi o traffici illeciti di legname. L’associazione chiede inoltre che vengano sostenute e realizzate delle vere e proprie scuole di giardinaggio urbano: il nostro verde in città viene troppo spesso incriminato e fatto oggetto di tagli indiscriminati, quando invece avrebbe bisogno di cure e attenzioni dedicati, in modo da poter svolgere al meglio il suo ruolo in piena sicurezza negli ecosistemi cittadini. Troppo spesso la manutenzione del verde viene affidata o appaltata a soggetti che non hanno interessi, conoscenze o i requisiti adatti per gestire e proteggere gli alberi nelle nostre città. 

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serata uccelli

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Questa pratica crea ulteriori danni a fiumi e laghi già in crisi per pressione antropica e siccità. Il 62% dei pesci presenti nei nostri fiumi e laghi è rappresentato da specie alloctone. Roma, 4 novembre 2022

Negli ultimi 50 anni le popolazioni mondiali delle specie d’acqua dolce sono diminuite dell’83%, un declino che rappresenta il peggiore in assoluto tra quelli fotografati dal Living Planet report 2022 elaborato a livello globale dal WWF e dalla Società Zoologica di Londra. L’Italia non fa eccezione e la biodiversità delle nostre acque interne è fortemente compromessa a causa di un’aggressione a tutto campo che ne ha compromesso gli equilibri e ha reso questi ambienti estremamente vulnerabili. Le cause: canalizzazione dei corsi d’acqua, dragaggi negli alvei, occupazione delle aree naturali di esondazione, distruzione delle fasce ripariali naturali, interruzione della continuità a causa di sbarramenti, traverse e dighe, fino agli eccessivi prelievi d’acqua, inquinamento, introduzione di specie aliene. La situazione dei pesci d’acqua dolce è, a dir poco, disastrosa: su 152 specie attualmente censite solo il 38% sono autoctone e spesso in uno stato di conservazione assolutamente inadeguato: circa la metà di queste specie è a elevato rischio di estinzione (48%), un tasso ben più alto degli altri vertebrati: anfibi (36%), rettili (19%), uccelli (29%) e mammiferi (23%). In Italia sono inoltre censite ben 33 specie di pesci endemiche o sub endemiche; il che vuol dire che abbiamo un patrimonio unico e una responsabilità enorme per la sua tutela perché se non proteggiamo noi le specie esclusive del nostro territorio non può farlo nessun altro. Alborella, rovella, triotto, vairone italico, barbo canino e tiberino, savetta, lasca, trote mediterranee (Salmo ghigii e Salmo cettii), carpione del Garda, carpione del Fibreno, trota marmorata sono alcune delle specie che vivono solo da noi (endemismi) o prevalentemente nel nostro Paese (sub endemismi). Molte di queste sono in crisi anche per l’introduzione scellerata di specie provenienti da altri areali: il 62% dei pesci presenti nelle nostre acque interne è rappresentato da specie alloctone, aliene, che impattano fortemente sulle comunità ittiche presenti. In questa situazione il WWF ritiene irresponsabile l’azione che diverse Regioni stanno portando avanti per consentire ulteriori immissioni di pesci alloctoni nei nostri fiumi solo per soddisfare le richieste di alcune associazioni di pescatori. Ha per questo inviato una dettagliata nota alla  Conferenza Stato Regioni del Dipartimento per gli Affari regionali e le autonomie, alla Direzione generale patrimonio naturalistico e mare del Ministero della Transizione Ecologica e alla Direzione generale degli affari generali e delle risorse umane e per i rapporti con le regioni e gli enti territoriali del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per invitare gli enti preposti e le Regioni a desistere dall’autorizzare nuove immissione di specie alloctone, e a impegnarsi, invece, in progetti di riqualificazione degli ambienti fluviali come richiesto espressamente nella Strategia Europea per la biodiversità. “Introdurre siluri, provenienti dall’est Europa, che sul Po ormai superano i 2 metri, o trote iridee, o lucioperca piuttosto che molte altre specie aliene, rappresenta – commenta Andrea Agapito Ludovici, responsabile acque WWF Italia – una catastrofe ecologica che non fa e non ha fatto altro che peggiorare la situazione, già drammatica, della biodiversità nelle acque dolci. Del resto il contrasto alle specie invasive è ormai una priorità anche per l’Unione Europea che con il Regolamento n. 1143/14 ha introdotto misure di prevenzione e lotta alle specie invasive di rilevanza unionale”. Complessivamente le nostre acque interne non sono nelle condizioni in cui dovrebbero essere: solo il 43% dei fiumi è in un “buono stato ecologico”, come richiesto nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE), mentre i laghi sono appena al 20%; inoltre i cambiamenti climatici, che quest’anno si sono manifestati con maggior virulenza del passato, soprattutto per la scarsità di precipitazioni, stanno contribuendo a dare il colpo di grazia agli habitat d’acqua dolce. Anche per questo il WWF ribadisce ancora una volta la necessità di un impegno da parte soprattutto delle Regioni e dello Stato per una grande e diffusa azione di rinaturazione e riqualificazione, come richiesto dalla Strategia Europea per la Biodiversità, riproponendo con più forza e in tutta la penisola progetti come quello per la rinaturazione del Po (progetto da 357 milioni inserito nel PNRR proposto al Ministero della Transizione Ecologica da WWF e ANEPLA) per contribuire entro il 2030 alla riqualificazione dei 25.000 km di fiumi in Europa come richiesto dalla Strategia Europea per la Biodiversità.

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