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Legambiente Sernaglia – Legambiente Treviso

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Roma, 17.05.2022 – La Coalizione Italia libera da OGM boccia l’approvazione da parte della Camera, avvenuta l’11 maggio scorso, di alcune mozioni* che chiedono al governo di adottare misure urgenti con il pretesto di fronteggiare gli impatti della guerra in Ucraina sulla nostra economia. Fra queste, la richiesta è di intervenire sul settore agricolo e “…ricorrere alle nuove tecnologie genetiche dedicate alle piante per aumentarne, in sicurezza, la produttività. Ci si riferisce, in particolare, alle TEA – tecnologie di evoluzione assistita – che riproducono i risultati dell’evoluzione biologica naturale per migliorare la resistenza delle piante alle malattie e ai parassiti e ne aumentano la produttività, velocizzando i processi che avvengono comunque in modo naturale”. Ciò andrebbe contro la legislazione europea che considera a tutti gli effetti come OGM gli organismi ottenuti tramite le nuove tecniche di creazione varietale, con quel che ne consegue in termini di valutazione preventiva del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Ancora una volta, alcuni parlamentari, avventurandosi in affermazioni prive del conforto della scienza, evitando la parola stessa “OGM” – come definiti tutti i prodotti delle Nuove Tecniche Genetiche (New Breeding Techniques [NBT] rinominate in Italia TEA) dalla Corte di Giustizia Europea – cercano di utilizzare lo shock causato dalla guerra in Ucraina per aprire le porte alla coltivazione degli OGM nei campi italiani. La richiesta al governo è infatti di: “14) adottare iniziative per sviluppare, promuovere e incentivare …. nuove tecnologie applicabili in agricoltura per il miglioramento genetico basate, ad esempio, su cisgenesi e genome editing, … e, dunque, a promuovere iniziative normative che consentano il pieno sviluppo delle tecnologie di evoluzione assistita (TEA), anche con il coinvolgimento degli istituti di ricerca nazionali e delle istituzioni universitarie”. Secondo la Coalizione Italia Libera da OGM, dare seguito a queste richieste andrebbe in senso contrario alla legislazione italiana in vigore dal 2000, ma anche di quella europea. La direttiva UE 2001/18 – grazie alla sentenza della Corte di Giustizia europea del luglio 2018 – ricomprende gli organismi ottenuti tramite le nuove tecniche di creazione varietale (definite con le sigle NBT, NGT o TEA), considerandoli OGM a tutti gli effetti e obbligandoli a valutazione preventiva del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Il mancato rispetto della decisione della Corte di Giustizia europea, e l’aggiramento della direttiva europea attualmente in vigore, rischierebbe di produrre danni economici giganteschi all’agricoltura italiana, e in particolar modo al settore del biologico. Danni che sono difficilmente quantificabili e irreversibili. Il tutto per garantire il vantaggio di poche imprese sementiere italiane e, soprattutto, delle multinazionali che dominano il mercato mondiale, già in possesso della quasi totalità dei brevetti necessari allo sviluppo dei nuovi OGM. La proposta dei deputati arriva a ridosso dell’attacco frontale all’agricoltura biologica da parte dell’amministratore delegato di Syngenta, una delle quattro più grandi multinazionali agrochimiche e sementiere sul Pianeta, secondo cui “Di fronte alla minaccia di una crisi alimentare globale, è necessario rinunciare all’agricoltura biologica”. Una dichiarazione priva di fondamento e pericolosa per un modello di produzione e consumo in forte crescita, che ha portato l’Italia ad essere oggi un Paese leader di settore nell’UE e nel mondo. Ricordiamo che il biologico vale 7,5 miliardi in Italia e le aziende bio coltivano il 17% della superficie agricola utilizzata nel nostro Paese. Con un target europeo che invita a raggiungere il 25% entro il 2030, partiamo da una posizione di vantaggio che sarebbe sconsiderato perdere in favore degli OGM, da qualunque tecnica essi vengano ottenuti. L’enorme maggioranza dei consumatori – nonostante le crisi che continuano ad accavallarsi nel nostro Paese – rifiuta di avere nel piatto prodotti OGM, pretende un’etichettatura chiara e trasparente che permetta di poter conoscere, e quindi scegliere, con certezza ciò che mangia. Le associazioni della Coalizione Italia libera da OGM mettono in guardia governo e Parlamento dal dare seguito alle richieste contenute negli atti proposti alla Camera, per evitare la distruzione di un’agricoltura libera da OGM che garantisce prodotti di qualità superiore e maggiore tutela degli ecosistemi. Al contrario di quanto proposto alla Camera, l’Italia dovrebbe altresì migliorare la posizione dei contadini di piccola scala nella filiera, proteggendo le produzioni tipiche e favorendo lo sviluppo dell’agroecologia: con questa scelta rischia invece di spingerli fuori mercato, sdoganando produzioni geneticamente modificate, caratterizzate dall’uniformità e che non avranno l’impatto miracoloso che da sempre – contro ogni evidenza – viene loro attribuito.

*Presentate come primi firmatari dagli onorevoli Cillis, Viviani, Incerti, Spena, Gadda, Ripani, Fornaro, Gagnarli e sottoscritte dagli onorevoli Meloni, Lollobrigida, Caretta, Ciaburro, Albano, Bellucci, Bignami, Bucalo, Butti, Caiata, Cirielli, De Toma, Deidda, Delmastro Delle Vedove, Donzelli, Ferro, Foti, Frassinetti, Galantino, Gemmato, Lucaselli, Mantovani, Maschio, Mollicone, Montaruli, Osnato, Prisco, Rampelli, Rizzetto, Rotelli, Giovanni Russo, Rachele Silvestri, Silvestroni, Trancassini, Varchi, Vinci, Zucconi.

Comunicato stampa inviato dal WWF Italia per conto della Coalizione Italia libera da OGM.

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Obiettivo della Campagna sensibilizzare i decisori politici europei e nazionali sull’impatto dei pesticidi sulla salute umana e sugli ecosistemi. Entro luglio raccolta dei campioni di capelli da sottoporre ad analisi per individuare 30 diversi pesticidi, i risultati saranno presentati ad ottobre mese dedicato ad eventi di sensibilizzazione dei cittadini. Roma, 10 maggio 2022

L’inquinamento da pesticidi è pervasivo e persistente in tutte le matrici ambientali ed è una delle principali cause di perdita della biodiversità a livello europeo e le oltre 400 sostanze chimiche di sintesi autorizzate in Europa per l’uso in agricoltura rappresentano anche una seria minaccia alla salute umana causando ogni anno circa 11.000 decessi prematuri e malattie croniche. Per stimolare soluzioni efficaci a questo serio problema ambientale la Coalizione italiana #CambiamoAgricoltura lancia anche in Italia la Campagna “Check Up Pesticidi” promossa a livello europeo da “Good Food Good Farming”, un’ampia alleanza europea di Associazioni a cui aderisce anche la Coalizione italiana, nata per promuovere la transizione ecologica dell’agricoltura e sensibilizzare i cittadini sui problemi causati dall’attuale modello intensivo di produzione agricola. L’esposizione umana ai pesticidi può avvenire sia attraverso il contatto diretto, sulla pelle o inalato, sia indiretto attraverso il cibo o l’acqua. Tutte queste vie di esposizione umana alle sostanze chimiche usate in agricoltura possono causare effetti sia acuti sia cronici, colpendo ad es. il sistema cardiovascolare, nervoso, polmonare, endocrino e riproduttivo, come anche l’apparato digerente e il sistema epatico. Inoltre, è stato dimostrato come molte sostanze chimiche presenti nei pesticidi siano cancerogene, mutagene e teratogene. Gli effetti a lungo termine dovuti ad esposizioni croniche anche a basse dosi si possono verificare anche molto tempo dopo l’esposizione, le persone più a rischio di effetti gravi sono gli stessi lavoratori agricoli, ma anche le donne in gravidanza e i bambini.

L’agricoltura con l’uso di sostanze chimiche è inoltre una delle maggiori cause della perdita di biodiversità, si stima che solo lo 0,1-5% circa dei pesticidi raggiunge gli organismi bersaglio, mentre gran parte colpisce altri organismi minacciando la sopravvivenza delle comunità biologiche e la funzionalità degli ecosistemi che le ospitano. Basti pensare che negli ultimi 30 anni in Europa la biomassa degli insetti volatori è diminuita del 75% e l’uso dei pesticidi è la prima causa di questa estinzione di massa. La Campagna di comunicazione e sensibilizzazione “Check Up Pesticidi”, promossa dall’alleanza Europea GoodFoooodGoodFarming e coordinata in Italia dalla Coalizione Cambiamoagricoltura, vuole coinvolgere e sensibilizzare i cittadini e i decisori politici europei sulla pervasività della presenza di pesticidi e dei rischi per la salute. La Campagna prevede di analizzare campioni di capelli di alcune centinaia di cittadini europei, tra cui alcuni testimoni pubblici individuati tra personalità dello spettacolo, della cultura e della politica, per individuare residui di 30 diversi pesticidi. La Campagna vuole richiamare l’attenzione sulla necessità di migliorare le politiche europee sull’uso dei pesticidi alla vigilia della presentazione da parte della Commissione Europa del nuovo Regolamento di attuazione della Direttiva 2009/128/CEE sull’utilizzo sostenibile dei pesticidi, annunciata per il prossimo 22 giugno. L’alleanza delle associazioni europee chiede di rafforzare le norme che proteggono le persone e la natura dall’esposizione ai pesticidi rendendo obbligatorio anche monitoraggio diffuso delle matrici ambientali (oltre all’acqua la sola ora monitorata) e delle persone per evidenziare i livelli di contaminazione delle sostanze chimiche più pericolose. I pesticidi possono infatti essere rilevati in molti luoghi intorno a noi, sono praticamente dovunque, non rimanendo solo nei campi dove si realizzano i trattamenti. Sono nell’aria che respiriamo, nella falda acquifera e nel nostro cibo. In seguito alle evidenze scientifiche sui rischi connessi all’uso dei pesticidi la Commissione Europea ha indicato nelle Strategie “Farm to Fork” e Biodiversità l’obiettivo di ridurre l’uso dei pesticidi del 50% entro il 2030, ma le grandi aziende agrochimiche e le Associazioni agricole stanno contrastando questo obiettivo. La Campagna “Check Up Pesticidi” vuole difendere e sostenere gli obiettivi delle Strategie del Green Deal europeo per una vera transizione ecologica dell’agricoltura, cercando d’influenzare i decisori politici europei e nazionali che agiscono troppo lentamente. È necessario, invece, che prendano rapidamente decisioni importanti. “Vogliamo far sentire loro la pressione del pubblico per adottare politiche che proteggano la salute degli agricoltori, dei consumatori e della natura”, dichiarano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura che inviteranno per questo anche i Ministri italiani dell’agricoltura, Stefano Patuanelli, e della Salute, Roberto Speranza, a sottoporsi al test, insieme ad altri 10 testimoni nazionali, per verificare la loro contaminazione da pesticidi. I campioni dei capelli raccolti in vari paesi europei, entro il mese di luglio, saranno inviati tutti ad un solo laboratorio centrale in Francia (Yootest.com) per cercare 30 diversi pesticidi utilizzati in agricoltura (erbicidi, insetticidi e fungicidi). Il laboratorio di analisi fornirà il risultato anonimo per i singoli campioni, che saranno presentati con la redazione di un report generale e una mappa dell’Unione Europea dove le persone sono state testate e quali sono stati i risultati, sempre in forma anonima. Il test simbolico è aperto anche all’adesione dei singoli cittadini interessati con la possibilità di ricevere online il risultato individuale del checkup a proprie spese, tutte le informazioni sono reperibili al sito www.goodfoodgoodfarming.eu. La Campagna “Check Up Pesticidi” prevede inoltre nei prossimi mesi attività di comunicazione sui social media con foto/video testimonianze di soggetti diversi (medici, artisti, agricoltori, ecc.) per aumentare la consapevolezza degli impatti dei pesticidi sulla nostra salute e su quella degli ecosistemi. Nel mese di ottobre, durante le giornate di azione per #GoodFoodGoodFarming saranno realizzati eventi pubblici in città e paesi in tutta l’Unione Europea per presentare i risultati del test simbolico e mostrare che i cittadini vogliono una migliore protezione dalla contaminazione da pesticidi. Tutti i cittadini saranno invitati inoltre a donare piccoli campioni di capelli che non verranno testati ma consegnati ai decisori politici a Bruxelles durante una manifestazione finale della Campagna presso il Parlamento Europeo. La Coalizione #CambiamoAgricoltura che promuove in Italia la Campagna “Check Up Pesticidi” grazie al prezioso contributo di Fondazione Cariplo, vuole richiamare l’attenzione anche sulla necessità dell’adozione del nuovo Piano di Azione Nazionale Pesticidi (PAN) da parte dell’Italia, scaduto nel 2019 e ancora attualmente in fase di revisione. Le Associazioni auspicano che il PAN venga allineato alle Strategie UE “Farm to Fork” e Biodiversità 2030, accogliendo l’obiettivo della riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030. Non da ultimo le Associazioni auspicano che questa Campagna sia da stimolo per le istituzioni Europea ad impedire il rinnovo all’uso del Glifosato, l’erbicida più utilizzato nel mondo, la cui autorizzazione scadrà a dicembre 2022. Maggiori informazioni: 

https://www.goodfoodgoodfarming.eu/ – https://www.cambiamoagricoltura.it/.

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). È inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

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coltivazioni sane

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Per 16 Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra! è necessario il coraggio politico per il cambio di rotta richiesto nelle 40 pagine di osservazioni della Commissione UE. Resta da sciogliere il nodo del riparto delle risorse per lo Sviluppo Rurale tra le Regioni per arrivare subito a obiettivi quantitativi misurabili e rendicontabili per gli interventi agro-climatico-ambientali nei territori. Entro la fine di luglio pronto il nuovo testo del documento di programmazione della PAC post 2022. Roma, 20 aprile 2022

Si è svolta ieri la riunione del Tavolo di partenariato per la redazione del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022, convocato dal Ministro Patuanelli dopo l’arrivo delle osservazioni della Commissione UE alla proposta inviata il 31 dicembre 2021. In 40 pagine di osservazioni la Commissione chiede un cambio di rotta del documento di programmazione della nuova PAC oltre alle numerose integrazioni per colmare le lacune del Piano predisposto dal Ministero giudicato gravemente carente sotto il profilo ambientale oltre che iniquo nella distribuzione degli aiuti, che continuerebbero a premiare le grandi aziende delle aree ad agricoltura e zootecnia intensiva, soprattutto del Nord, anziché sostenere le aree interne e le piccole aziende delle aree con maggiori difficoltà territoriali. Per le 16 Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, Greenpeace e Terra! i contenuti delle osservazioni della Commissione UE indicano senza dubbio la necessità di una modifica sostanziale del Piano Strategico Nazionale della PAC e non solo risposte formali per giustificare un Piano ritenuto insufficiente e inadeguato per una vera transizione ecologica della nostra Agricoltura. L’impostazione attuale del Piano Strategico Nazionale della PAC è stata difesa solo dalle Associazioni agricole e dell’agroindustria, restie a promuovere una vera transizione ecologica della nostra agricoltura, tanto che alcune hanno persino riproposto l’ulteriore rinvio di un anno dell’entrata in vigore della nuova PAC. Una proposta che le 16 Associazioni considerano assurda e irresponsabile, l’ennesima riprova della volontà di ostacolare ulteriormente una riforma della PAC già debole e inadeguata per affrontare le sfide globali sulla sicurezza alimentare, la lotta al cambiamento climatico e la perdita di biodiversità, garantendo anche la sostenibilità economica nel medio e lungo termine per migliaia di piccole aziende agricole nelle aree più marginali del Paese. Irricevibile anche la retorica strumentale sulla guerra in Ucraina riproposta dalle Associazioni agricole per motivare il contrasto alle Strategie del Green Deal e la richiesta di confermare l’attuale impostazione del Piano Strategico Nazionale. Per le 16 Associazioni la crisi attuale è proprio la dimostrazione che il modello produttivo oggi dominante non è più sostenibile economicamente, socialmente e da un punto di vista ambientale e sarà causa di ulteriori crisi future legate sia a fattori geopolitici ma, soprattutto, agli effetti dei cambiamenti climatici e perdita della biodiversità, come la siccità di questa primavera sta evidenziando. Cambiamento che, secondo le 16 Associazioni, deve essere concreto e dimostrato da target chiari e ambiziosi, che devono essere il primo obiettivo del lavoro delle prossime settimane. L’impasse del negoziato tra il MIPAAF e le Regioni sulla distribuzione delle risorse del secondo pilastro della PAC, citata durante l’incontro dal Ministro, non può essere l’alibi per non avviare subito una riflessione sugli obiettivi ambientali e sociali dei territori rurali che deve coinvolgere tutte le componenti del Tavolo di partenariato, anche in relazione alle numerose osservazioni critiche evidenziate dalla Commissione UE su questa parte essenziale del Piano Strategico Nazionale. Tali obiettivi quantitativi devono essere fissati in modo chiaro, come sinora è avvenuto solo per l’agricoltura biologica, in relazione a tutti gli obiettivi delle due Strategie UE del Green Deal, “Farm to Fork” e di “Biodiversità 2030”, anche per tutti gli interventi agro-climatico-ambientali e sociali previsti per lo Sviluppo Rurale la cui gestione è affidata alle Regioni.

Anche per questo motivo, per le 16 Associazioni la partecipazione alla definizione degli interventi per lo Sviluppo Rurale non può essere lasciata alla discrezionalità delle Amministrazioni regionali e deve necessariamente prevedere un confronto allargato nel Tavolo nazionale. Il cambio di rotta deve iniziare dal rafforzamento delle regole della condizionalità, a partire da quella sociale, e dall’impostazione degli eco-schemi che devono prevedere obiettivi ed impegni precisi per la riduzione dei fertilizzanti, pesticidi, antibiotici e aumento degli elementi naturali del paesaggio nelle aree agricole. Necessario per questo modificare l’eco-schema sulla zootecnia, che deve prevedere misure per ridurre densità e numero di capi nelle aree in cui è maggiormente praticata la zootecnia intensiva ed un aiuto per gli allevatori ovicaprini,  anche impostando un limite minimo di autosufficienza nella produzione di foraggi  per contrastare l’eccessiva dipendenza da importazioni di mangimi, nonchè prevedere uno specifico eco-schema per la conservazione della natura e il paesaggio in sostituzione dell’eco-schema fasullo sugli uliveti, privo di una seria e documentata motivazione come ha evidenziato la Commissione UE. Devono essere inoltre rafforzate le relazioni tra la programmazione della PAC ed i Piani di Azione per la gestione della Rete Natura 2000, destinando adeguate risorse per la loro attuazione. Altro punto nodale è quello della formazione, informazione ed assistenza tecnica agli agricoltori, sostengono le 16 Associazioni; un cambiamento che si attuerà solo con strutture pubbliche in collaborazione con le Università ed Enti di ricerca a livello nazionale e regionale. Infine è necessario rafforzare tutti gli interventi per la sostenibilità sociale dei territori rurali con particolare attenzione ai giovani e alle donne, potenziando lo strumento del LEADER e gli interventi di agricoltura sociale. Le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, insieme a Greenpeace e Terra! invieranno le proprie osservazioni scritte per contribuire alla revisione sostanziale del Piano che il MIPAAF intende trasmettere alla Commissione UE entro la fine del mese di luglio.

Le 16 Associazioni ambientaliste, dell’agricoltura biologica e dei consumatori che inviano questo comunicato rappresentano un’ampia alleanza tra la Coalizione #CambiamoAgricoltura* e Associazioni come Greenpeace e Terra! che hanno condiviso l’analisi ed i commenti delle oltre 1500 pagine del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022. Le 17 Associazioni condividono la visione di una transizione ecologica dell’agricoltura italiana ed europea, che tuteli tutti gli agricoltori, i cittadini e l’ambiente.

*(Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, Associazione TERRA, CIWF Italia Onlus, FederBio, Greenpeace Italia, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu-BirdLife, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia).

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WWF: OGNI CITTADINO EUROPEO CONSUMA IN MEDIA 60 CHILI DI SOIA L’ANNO. Nuovo studio WWF per la campagna Food4Future: il 75% della soia prodotta (340 milioni di tonnellate) è destinato alla produzione di mangimi, causando la distruzione della natura in Sud America. Roma, 14 aprile 2022

Link alla pagina web di campagna: wwf.it/doeatbetter Cartella – https://www.dropbox.com/sh/44sgvazcpxz3829/AAD178WlwYU-m-crz1OzgFVia?dl=0%20.

Non avete mai assaggiato il tofu, non siete vegani né vegetariani e forse siete convinti che la soia non sia presente nella vostra alimentazione. Non è così: chi mangia carne, pesce, uova o formaggi in realtà sta inconsapevolmente consumando una grande quantità di soia. Commissionata dal WWF [1], la nuova ricerca intitolata “Mapping the European Soy Supply Chain” (Mappatura della catena di approvvigionamento della soia europea) evidenzia come il 90% della soia che viene consumata da noi cittadini europei non sia l’ingrediente di una ricetta, bensì un consumo indiretto dovuto alla sua presenza nei mangimi  necessari per ottenere tutti i derivati delle proteine animali. La soia, infatti, è un legume ricco di proteine e rappresenta quindi un mangime concentrato ideale. Nell’ambito della campagna Food4Future il WWF vuole sensibilizzare i consumatori sugli “ingredienti nascosti” che rendono le nostre scelte a tavola una delle maggiori cause di distruzione del Pianeta. ll crescente consumo di carne, pesce, uova e latticini a livello mondiale ha determinato un incremento della produzione di soia, quintuplicata negli ultimi 40 anni. In particolare in Sud America le coltivazioni di soia penetrano sempre più nelle foreste e nelle savane ricche di biodiversità, che vengono trasformate in terreni coltivabili. Questo causa la perdita di specie, un notevole impatto sul cambiamento climatico e la perdita di fonte di sostentamento delle popolazioni indigene. Inoltre la soia, coltivata prevalentemente in monocolture, richiede un impiego elevato di pesticidi, che inquinano il suolo e le falde acquifere. La soia coltivata a livello mondiale è per oltre l’80% geneticamente modificata. Il raccolto mondiale di soia ha raggiunto un volume di 340 milioni di tonnellate nella stagione 2019-2020. Ciò corrisponde a una superficie totale di 123 milioni di ettari. Il 75% di tutta questa soia è destinato alla produzione di mangimi. Oltre l’80% di tutta la soia prodotta a livello globale proviene da Stati Uniti, Brasile e Argentina, che sono anche i maggiori Paesi esportatori. La produzione di soia in Sud America è quasi triplicata negli ultimi decenni e si prevede raddoppierà ulteriormente entro il 2050. Ma il Sud America possiede 3 dei biomi più importanti per la biodiversità e il clima del Pianeta: l’Amazzonia, il Pantanal e il Cerrado. Quest’ultima regione ospita 1.600 specie tra mammiferi, uccelli e rettili tra cui animali iconici come il pappagallo ara, il formichiere, l’armadillo e il giaguaro, tutti a rischio di estinzione. A livello globale, le importazioni di soia, farina di soia e olio di soia ammontano a un totale di 238 milioni di tonnellate. I maggiori importatori sono la Cina, l’UE [2] e altri paesi asiatici. Ogni italiano consuma ogni anno in media 219 uova, 52 litri di latte, 7 kg di yogurt, 22 kg di formaggio, 2 kg di burro, 79 kg di carne – di cui circa 37 kg di maiale, 20 kg di bovino e 21 kg avicola (prioritariamente pollo) – e almeno 2,5 kg di pesce da acquacoltura. I cittadini europei senza saperlo stanno quindi contribuendo alla distruzione delle foreste di tutto il mondo. Secondo una nuova ricerca, ogni cittadino europeo consuma in media 60,6 kg di soia l’anno, di cui oltre il 90% (cioè 55 kg) è nascosto in carne, pesce e derivati animali. L’uso diretto della soia quale ingrediente per la nostra alimentazione ammonta invece a soli 3,5 chili l’anno. La produzione europea di soia ha mostrato tassi di crescita considerevoli negli ultimi anni, ciononostante è ancora troppo bassa per soddisfare la domanda interna di questa coltura proteica. Se infatti la produzione interna ha raggiunto i 2,7 milioni di tonnellate nel 2020, il volume totale di soia utilizzato comprese le importazioni nette ammonta a 30,3 milioni di tonnellate di farina di soia, 1,8 milioni di tonnellate di semi di soia e 2,7 milioni di tonnellate di olio di soia. L’enorme volume di farina di soia, così come i volumi più piccoli di semi e oli, sono tutti destinati a diverse tipologie di mangimi. In alcuni casi, come per il pollo e il salmone, la quantità di soia utilizzata come mangime è quasi pari a quella del cibo finale prodotto: sono infatti necessari 95 grammi di soia per produrre 100 grammi di salmone d’allevamento e 96 grammi di soia per 100 grammi di petto di pollo. La carne di maiale viene subito dopo, con 41,5 grammi soia per 100 grammi di carne di maiale. Anche le quote di soia incorporate nei prodotti lattiero-caseari come il formaggio e il latte in polvere sono alte. È necessario prendere consapevolezza del peso dei nostri consumi non solo sulle foreste ma anche sulle praterie e le savane, distrutte a tassi persino più elevati delle stesse foreste, per fare spazio all’agricoltura, con conseguenti impatti catastrofici non solo sulla fauna selvatica, ma anche sul clima e perfino sulla salute umana. L’Italia importa dall’estero il 90% della soia e il 50% del mais, materie prime utilizzate in larga parte per la produzione di mangimi per la zootecnia intensiva. Ridurre la domanda di carne e prodotti di origine animale consentirebbe di ridimensionare il comparto della zootecnia intensiva, con una riduzione del numero di animali per allevamento, e di conseguenza avere una minore necessità di produrre soia per i loro mangimi a favore di una produzione animale più estensiva, basata sul pascolo.  Passare a diete principalmente basate su frutta, verdura e cereali, locali, di stagione e biologici, ha inoltre grandi benefici per la nostra salute, essendoci ormai sempre più allontanati, soprattutto i più giovani, dai principi e dallo stile di vita tipici della dieta mediterranea. Negli ultimi 50 anni, abbiamo perso il 68% della fauna selvatica a livello globale e il sistema alimentare mondiale ne è la principale causa. Ma la soia non è l’unica commodity che mette a rischio la salute del Pianeta: avocado, cacao, caffè e molte altre, se non di origine biologica o con altre certificazioni che ne attestino la sostenibilità della produzione, hanno spesso fortissimi impatti sugli ecosistemi in cui vengono prodotte e sulle specie. Si sta attualmente discutendo una nuova legge per ridurre l’impronta dei consumi europei sulla deforestazione. Presentata lo scorso novembre, la proposta di legge della Commissione europea ha diversi punti di forza. Limita, però, il proprio ambito di applicazione alla protezione delle sole foreste, rimandando di almeno due anni la potenziale inclusione di altri ecosistemi. Di conseguenza, viene di fatto ignorata l’attuale espansione delle attività produttive agricole su savane e praterie, con il rischio di trasferire su questi ecosistemi tutta la pressione causata dalla produzione di soia una volta che verranno proibiti altri fronti espansivi. “Inoltre, la lista di prodotti e materie prime stilata dalla Commissione dovrà necessariamente comprendere tutti quei prodotti la cui filiera genera distruzione delle foreste ed ecosistemi, per esempio la carne di maiale e di pollo e il mais. È quindi cruciale che i cittadini europei sollecitino i governi a difendere la natura e a sostenere una legge efficace, senza scappatoie e lacune. Una legge che includa tutti habitat e tutte le materie prime e che rispetti anche i diritti umani”, conclude Eva Alessi, Responsabile sostenibilità del WWF.

[1] La ricerca è realizzata nell’ambito del progetto WWF “Eat4Chang”, finanziato dal programma di Educazione e Sensibilizzazione allo Sviluppo (DEAR) della Commissione europea. La ricerca ” Mapping the European Soy Supply Chain Embedded Soy in Animal Products Consumed in the EU27+UK”” è stata realizzata da Profundo, un’organizzazione no-profit indipendente.

[2] Dove per UE si intende UE27+UK.

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27 Associazioni contadine, del biologico, ambientaliste e della società civile lanciano in Italia la raccolta firme per garantire che i nuovi OGM rimangano regolamentati e con un’etichettatura trasparente! Roma, 12 aprile 2022

Il Coordinamento Italia libera da OGM – C.I.L.O. – composto da 27 associazioni contadine, ambientaliste e della società civile – lancia la campagna italiana#ItaliaLiberadaOGM per promuovere la petizione europea  #IchooseGmofree che mobiliterà i cittadini comunitari con l’obiettivo di prevenire la deregolamentazione dei nuovi OGM. Sarà possibile firmare la petizione on line su diverse pagine web, ma tutte le informazioni passeranno attraverso la pagina Facebook “ITALIA LIBERA DA OGM – vecchi e nuovi”; è inoltre possibile partecipare attivamente alla raccolta firme contattando il coordinamento all’email:  italialiberadaogm@gmail.com. L’iniziativa nasce da un’ampia coalizione europea ed in Italia vede coinvolto il Coordinamento Italia Libera da OGM, che in questi anni ha ripetutamente denunciato e fermato i tentativi di deregolamentare l’iter legale per la coltivazione dei nuovi OGM a scapito del principio di precauzione e dei diritti dei consumatori e dei produttori. Questa pressione per una liberalizzazione viene dalle organizzazioni dell’agroindustria e delle imprese sementiere, e si estende a livello europeo nel tentativo di forzare le regole per aggirare i requisiti giuridici che regolano il rilascio dei nuovi OGM in campo, la loro tracciabilità lungo le filiere e la loro etichettatura. L’intera filiera agroalimentare italiana, convenzionale e biologica, è nota in tutto il mondo anche per il fatto che da oltre vent’anni il nostro paese ha deciso di restare libero da OGM. Questa decisione, grazie anche ad una legislazione sempre più stringente, rappresenta una chiave della forza commerciale e della garanzia di qualità del nostro cibo sul mercato. La deregolamentazione dei nuovi OGM metterebbe invece a rischio l’intero comparto con conseguenze irreversibili. Per questo la richiesta delle organizzazioni è che la sperimentazione resti nei laboratori accreditati e il rilascio rimanga sottoposto alle attuali condizioni della Direttiva UE del 2001, che obbliga a valutare accuratamente il rischio, tracciare ed etichettare gli organismi geneticamente modificati. Che anche le nuove biotecnologie di editing del genoma, affermatesi negli ultimi dieci anni, producano a tutti gli effetti degli OGM, è sancito da una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 25 luglio 2018. Questa sentenza oggi rischia di essere messa in discussione e aggirata riscrivendo le norme che regolano il settore ed esentando le nuove biotecnologie dal perimetro della legge europea. Ciò aumenterebbe i rischi di contaminazione irreversibile delle colture convenzionali e biologiche da parte dei nuovi OGM, con la ovvia conseguenza di compromettere tutti i vantaggi derivanti dall’aver perseguito una politica che ha tenuto il nostro paese libero da OGM. La promessa dei difensori delle nuove biotecnologie è che i nuovi OGM permetteranno una maggior resilienza delle colture al cambiamento climatico e consentiranno una riduzione dell’uso della chimica in agricoltura. Le organizzazioni della Coordinamento Italia Libera da OGM sostengono invece che i prodotti ottenuti con l’editing del genoma non risolveranno la crisi climatica, ne aumenteranno la sostenibilità o ridurranno l’uso di fitofarmaci, e nemmeno miglioreranno le rese delle produzioni agroalimentari. Solo l’agricoltura biologica, l’agroecologia, le scelte responsabili di produttori e consumatori potranno assicurare la tutela della biodiversità, la riduzione effettiva di pesticidi ed erbicidi, la produzione di cibo sano in un ambiente sano. “Con questa petizione – spiegano le associazioni – chiediamo dunque alle cittadine e ai cittadini di fare pressione sul nostro governo, il Presidente del Consiglio e i ministri dell’Agricoltura, della Transizione ecologica e della Salute e sulle istituzioni europee, affinché la normativa basata sul principio di precauzione non venga smantellata per favorire i colossi dell’agribusiness. L’Italia deve restare un paese libero da OGM e i consumatori devono poter contare su una reale libertà di scelta e su un’informazione ed etichettatura trasparente. Per il bene di tutti evitiamo che per il guadagno di pochi si metta a rischio il futuro economico ed ecologico dell’agricoltura”.

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