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La tecnologia al servizio dell’ambiente in otto Oasi del WWF Italia per promuovere metodi di agricoltura sostenibile attraverso il monitoraggio bioacustico. Vanzago, 30 novembre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/4mtn9w0m6ibhlqr/AADDDlotQGzi0zoSddEIg2VJa?dl=0.

Huawei Italia e WWF Italia rinnovano la loro collaborazione e annunciano una nuova edizione di “Nature Guardians”, con un progetto che si pone come obiettivo lo sviluppo sostenibile in agricoltura e la salvaguardia della biodiversità attraverso la tecnologia. L’iniziativa, che avrà la durata di circa un anno, prevede l’utilizzo dei dispositivi Rainforest Connection (RFCx) di monitoraggio bioacustico e di una piattaforma basata su Cloud e AI per la registrazione continua dei suoni all’interno di otto Oasi WWF selezionate – Valle dello Sporeggio (TN), Bosco di Vanzago (MI), Ghirardi (PR), Ripabianca di Jesi (AN), Calanchi di Atri (TE), Lago di Penne (PE), Monte Sant’Elia (TA), Lago Preola e Gorghi Tondi (TP) – allo scopo di raccogliere dati utili a valutare la relazione tra le diverse pratiche agricole e la conservazione della biodiversità naturale. L’obiettivo è di realizzare un sistema di registrazione automatica con network di sensori finalizzato alla localizzazione di sorgenti sonore e al riconoscimento delle specie animali, per avere, in definitiva, un sistema di monitoraggio permanente negli ambienti naturali. Anche in questo scenario, la trasformazione digitale che si rileva, non richiedendo il monitoraggio diretto da parte di un esperto bioacustico, consentirà di mettere a disposizione degli studiosi una quantità di dati molto maggiore – per estensione e durata delle misurazioni – rispetto a quanto si ricava tradizionalmente dalle attuali tecniche di monitoraggio basate sull’intervento umano in campo. 24 dispositivi “RFCx Edge Audiomoth” verranno installati in queste Oasi WWF che, dalle Alpi alla Sicilia, accolgono meleti, vigneti, uliveti, agrumeti, campi di grano e altri terreni destinati alla coltivazione di cereali e ortaggi, e lavoreranno offline immagazzinando i suoni di questi ecosistemi che successivamente verranno analizzati e studiati consentendo di ampliare notevolmente le attuali conoscenze sulle caratteristiche e le tendenze della biodiversità negli agroecosistemi italiani. “Come Huawei sposiamo gli obiettivi del Green Deal europeo e la strategia “Dal Produttore al Consumatore” e, pertanto, offriamo il nostro sostegno ponendo la nostra tecnologia al servizio di tali obiettivi. Con questo progetto vogliamo contribuire alla realizzazione di un sistema agroalimentare più sostenibile, preservando la ricchezza e la varietà di habitat e specie selvatiche presenti negli ambienti agricoli in Italia” – ha dichiarato Wilson Wang, CEO di Huawei Italia. “Crediamo che il digitale possa giocare un ruolo importante nella conservazione della biodiversità, fattore fondamentale per la tutela dell’ambiente e il benessere delle generazioni future, e la nostra rinnovata partnership con il WWF ci ha fornito nuovi e stimolanti campi di applicazione”. L’agricoltura intensiva industriale sta avendo impatti devastanti sulla biodiversità: le sue diverse filiere, infatti, sarebbero responsabili di quasi l’80% della deforestazione globale, utilizzerebbero il 60% delle acque dolci a nostra disposizione per le attività essenziali e contribuirebbero al 23% delle emissioni di gas che stanno alterando il clima provocando numerosi eventi catastrofici a danno del pianeta. “La biodiversità è il fondamento del nostro sistema di produzione alimentare, all’interno del quale la coesistenza armonica di diversi organismi garantisce la sua capacità di reagire positivamente alle minacce di eventi esterni quali inquinamento, cambiamenti climatici e distruzione degli habitat naturali” – ha aggiunto Benedetta Flammini, Direttrice Marketing e Comunicazione di WWF Italia. “Grazie alla rinnovata collaborazione con Huawei e Rainforest Connection, condurremo indagini bioacustiche che ci consentiranno di confrontare la biodiversità nelle aree agricole delle Oasi WWF  gestite con metodo biologico con quella presente in aree agricole limitrofe gestite con metodi convenzionali, dipendenti dall’uso di sostanze chimiche di sintesi come pesticidi e fertilizzanti, al fine di individuare le pratiche migliori per rendere l’agricoltura del futuro sempre più sostenibile e rispondente alle esigenze della natura e delle persone”. La prima edizione del progetto “Guardiani della Natura”, che aveva il duplice obiettivo di monitorare la biodiversità e di identificare attività illegali a danno della natura in 12 Oasi WWF, tra cui le tre Riserve Naturali dello Stato Lago di Burano, Laguna di Orbetello e Cratere di Astroni, è stata incoraggiante: i 45 dispositivi “RFCx Edge Audiomoth” e i 10 dispositivi “RFCx Guardian”, capaci di raccogliere dati in tempo reale e analizzarli attraverso una piattaforma basata su Cloud e AI, hanno infatti consentito di raccogliere 870.000 registrazioni, validare il riconoscimento automatizzato di 49 specie di uccelli e mammiferi, inviare oltre 2.000 alert in tempo reale su suoni potenzialmente associati ad attività illegali, attivare oltre 30 controlli sul campo e portare all’identificazione e sequestro di un dispositivo elettroacustico vietato per il bracconaggio ai danni di avifauna al confine dell’Oasi di Astroni. Il progetto “Nature Guardians”, nato quattro anni fa dall’iniziativa congiunta di Huawei e dell’organizzazione no-profit Rainforest Connection (RFCx), si inserisce nell’ambito di TECH4ALL, il programma globale dell’azienda che pone la tecnologia al servizio dell’ambiente e delle persone con numerosi progetti portati avanti in tutto il mondo insieme a partner locali e internazionali con l’obiettivo di promuovere la conservazione della natura e l’inclusione digitale. Dal 2018 a oggi, “Nature Guardians” ha contribuito, con soluzioni tecnologiche innovative basate sulla bioacustica, a proteggere foreste, ecosistemi terrestri e marini e le loro specie animali in ben 32 Paesi in tutto il mondo, tra cui Grecia, Irlanda, Regno Unito, Austria, Cile, Ecuador e Malesia. Approdato e sviluppatosi in Italia a partire dal 2021 grazie alla collaborazione con il WWF, il progetto rientra tra le attività di tutela della biodiversità previste nell’ambito della Campagna WWF “Food4Future”, che si pone l’obiettivo di modificare i sistemi alimentari, dalla produzione al consumo, per renderli più resilienti, più inclusivi, più sani e più sostenibili, tenendo conto delle necessità umane e dei limiti del Pianeta.

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Roma, 29 novembre 2022 – Dalle cene in famiglia allo scambio dei regali, per il Natale 2022 arriva una novità che risponde ad entrambe le tradizioni: la confezione “Giro d’Italia con WWF” che inaugura una nuova collaborazione tra Eataly e WWF Italia. Eataly, ha scelto di essere al fianco dell’associazione per la tutela del nostro territorio e devolverà una parte del ricavato di ogni confezione natalizia “Giro d’Italia con WWF” al sostegno delle Oasi del WWF. Ogni confezione “Giro d’Italia con WWF” contribuisce a proteggere 50 m2 dell’Oasi di Monte Arcosu, il rifugio del cervo sardo, sottospecie unica al mondo che negli anni ‘80 ha sfiorato l’estinzione. Le Oasi del WWF sono un esempio di come luoghi naturali protetti e salvati dal degrado siano in grado di generare benefici per la biodiversità e per il territorio e Eataly, da sempre attiva nella difesa della biodiversità italiana, non poteva che unirsi a WWF per contribuire alla conservazione di Monte Arcosu. Quest’area rappresenta la foresta di macchia mediterranea più estesa dell’intero bacino del Mediterraneo: 3700 ettari che stoccano circa 330.000 tonnellate di CO2e, l’equivalente di quello che 47.571 persone producono in un anno. Ogni cesto “Giro d’Italia con WWF” tutela 50 metri quadri di natura che permettono lo stoccaggio di 450 kg di co2 equivalente. Con “Giro d’Italia con WWF” si può fare un regalo o organizzare una cena che include alcuni dei prodotti iconici delle regioni italiane. Al suo interno, tra i prodotti si trovano: dal re dei vini, il Barolo dell’Azienda Agricola Brandini, al Parmigiano Reggiano DOP invecchiato 24 mesi del Caseificio Bertinelli, dalla fragranza del carciofo molisano sott’olio dell’Azienda Biosapori ad una specialità marchigiana come i Maccheroncini di Campofilone IGP o le specialità del sud e delle isole come le olive Bella di Cerignola dell’Azienda Agricola Fratepietro o il pane guttiau, la tipica preparazione da forno della Sardegna arricchita da olio extravergine di oliva preparata secondo tradizione.

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Comunicato Stampa congiunto del Coordinamento Italia libera da OGM. RACCOLTE GIÀ 400 MILA FIRME, È POSSIBILE FIRMARE FINO AL 19 NOVEMBRE. Le 27 Associazioni contadine, del biologico, ambientaliste e della società civile riunite nel Coordinamento Italia libera da OGM rilanciano le loro richieste: i nuovi OGM rimangano regolamentati dalla direttiva 2001/18/CE e con un’etichettatura trasparente. Roma, 17 novembre 2022

Il Coordinamento Italia libera da OGM – C.I.L.O. – composto da associazioni contadine, ambientaliste e della società civile – annuncia la chiusura della campagna #ItaliaLiberadaOGM per promuovere la petizione europea #IchooseGmofree il 20 novembre ore 10:00. La campagna ha mobilitato cittadini della UE con l’obiettivo di prevenire la deregolamentazione dei nuovi OGM. In poco più di sei mesi sono state raccolte oltre 400.000 firme, un chiaro segnale della comune volontà dei cittadini italiani ed europei di mantenere anche per i nuovi OGM l’attuale regolamentazione prevista dalla Direttiva europea 2001/18 e la totale trasparenza in etichetta. Sarà ancora possibile fino al 19 novembre firmare la petizione on line sulle seguenti pagine web:

https://aiab.it/ogm-petizione-europea-contro-la-deregulation/https://www.croceviaterra.it/petizione-no-ogm/

https://www.slowfood.it/slow-food-europe/cosa-fa-slow-food/organismi-geneticamente-modificati-ogm/petizione-nuovi-ogm/https://www.assorurale.it/2022/09/16/firma-la-petizione-europea-per-dire-no-ai-nuovi-ogm/.

Perché una petizione europea. L’iniziativa è nata da un’ampia coalizione europea ed in Italia vede coinvolto il Coordinamento Italia Libera da OGM, che in questi anni ha ripetutamente denunciato e fermato i tentativi di deregolamentare l’iter legale per la coltivazione dei nuovi OGM a scapito del principio di precauzione e dei diritti dei consumatori e dei produttori. Questa pressione per una liberalizzazione viene dalle organizzazioni dell’agroindustria e delle imprese sementiere, nel tentativo di forzare le regole europee per aggirare i requisiti giuridici che regolano il rilascio dei nuovi OGM in campo, la loro tracciabilità lungo le filiere e la loro etichettatura. L’Italia, da oltre 20 anni, ha fatto la scelta di restare un paese libero da coltivazioni OGM, e questo è uno dei fattori distintivi del Made in Italy agroalimentare. Questa decisione, grazie anche ad una legislazione sempre più stringente, rappresenta una chiave della forza commerciale e della garanzia di qualità del nostro cibo sul mercato. La deregolamentazione dei nuovi OGM metterebbe invece a rischio l’intero comparto con conseguenze irreversibili. Per questo, la richiesta delle organizzazioni è che la sperimentazione resti nei laboratori accreditati e il rilascio rimanga sottoposto alle attuali condizioni della Direttiva UE del 2001, che obbliga a valutare accuratamente il rischio, tracciare ed etichettare gli organismi geneticamente modificati.

I nuovi OGM sono sempre OGM. Che anche le nuove biotecnologie di editing del genoma, affermatesi negli ultimi dieci anni, producano a tutti gli effetti degli OGM, è sancito da una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 25 luglio 2018. Questa sentenza oggi rischia di essere messa in discussione e aggirata riscrivendo le norme che regolano il settore ed esentando le nuove biotecnologie dal perimetro della legge europea. Ciò aumenterebbe i rischi di contaminazione irreversibile delle colture convenzionali e biologiche da parte dei nuovi OGM, con la conseguenza di compromettere tutti i vantaggi derivanti dall’aver perseguito una politica che ha tenuto il nostro paese libero da OGM. La promessa dei difensori delle nuove biotecnologie è che i nuovi OGM permetteranno una maggior resilienza delle colture al cambiamento climatico e consentiranno una riduzione dell’uso della chimica in agricoltura. Le organizzazioni del Coordinamento Italia Libera da OGM sostengono invece che l’editing del genoma non è la risposta alla crisi climatica nè a quella relativa all’accesso non ovunque garantito ad una alimentazione completa e sana: si tratta di problematiche collocate in un quadro di inadeguatezza dei sistemi alimentari, ampiamente riconosciuto dalla comunità scientifica e dalle agenzie internazionali, la cui soluzione non contempla scorciatoie tecnologiche ma una mutazione di approccio in chiave di sostenibilità dei sistemi globali del cibo, dalla produzione alla distribuzione e consumo. Nell’attuale sistema di regole, l’immissione sul mercato di prodotti ingegnerizzati, oltre a provocare impatti ecologici e sulla sicurezza alimentare ancora in gran parte ignoti e inesplorati, è destinata a concorrere ad una estensione di diritti di proprietà intellettuale su varietà vegetali ancora accessibili agli agricoltori, accentuando ancora di più gli squilibri già presenti nei sistemi agroalimentari. Solo l’agricoltura biologica, l’agroecologia, le scelte responsabili di produttori e consumatori potranno assicurare la tutela della biodiversità, la riduzione effettiva di pesticidi ed erbicidi, la produzione di cibo sano in un ambiente sano. “Con questa petizione – spiegano le associazioni – chiediamo dunque al nostro governo, alla Presidente del Consiglio e ai ministri dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e della Salute di opporsi al tentativo di smantellare la normativa basata sul principio di precauzione per favorire i colossi dell’agribusiness. L’Italia deve restare un paese libero da OGM e i consumatori devono poter contare su una reale libertà di scelta e su un’informazione ed etichettatura trasparente. Evitiamo che per il guadagno di pochi si metta a rischio il futuro economico ed ecologico dell’agricoltura”.

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serata pesticidi

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agricoltura locale

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Comunicato stampa – La Coalizione #CambiamoAgricoltura augura buon lavoro al nuovo Governo e al ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, ed auspica che al cambio di denominazione del ministero di Via XX Settembre corrisponda  un’adesione convinta ai principi dell’agroecologia, in coerenza con il Green deal  dell’Unione europea.

A seguito dell’insediamento e del primo Consiglio dei Ministri le Associazioni, riunite nella Coalizione CambiamoAgricoltura, augurano buon lavoro al nuovo Governo e al neo ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, ribadendo al contempo le richieste presentate a tutte le forze politiche prima delle elezioni e descritte nei 10 Punti dell’Agenda per una vera transizione ecologica dell’agricoltura.Un Governo che vuole restare fedelmente ancorato all’Unione europea non può ignorare gli obiettivi del Green deal, a partire dalle Strategie Ue Farm to Fork e Biodiversità 2030. Per questo è indispensabile che il concetto di Sovranità Alimentare, diventato parte del nome del Ministero (su esempio francese), si rifaccia al significato autentico del termine, così come pensato dai movimenti contadini che lo hanno coniato.” Le Associazioni ribadiscono, infatti, che la nuova denominazione adottata dal ministero è un termine nato  25 anni fa in contrapposizione ad un modello agroalimentare globalizzato, dominato da potenti attori economici e guidato da un approccio liberista. Rispetto a tale modello il concetto di Sovranità Alimentare intendeva, dunque, riportare il controllo delle pratiche attorno al cibo nelle mani delle comunità locali e mettere al primo posto i diritti delle persone e dell’ambiente. Una visione quanto mai attuale, che fa riferimento a sistemi alimentari localizzati, legati in forme sostenibili ai territori e alle loro risorse, e a un sistema democratico di partecipazione pubblica nella definizione delle politiche del cibo. Una visione intimamente legata a quella di agroecologia. Le Associazioni chiedono al Ministro un incontro per illustrare la loro visione del futuro dell’agricoltura Italiana al fine di lavorare insieme nella stessa direzione, a partire dall’implementazione del Piano Strategico della PAC post 2022 in corso di approvazione e della Legge sull’Agricoltura Biologica approvata nella scorsa legislatura. Un altro impegno prioritario per il nuovo Ministro, sarà l’approvazione del nuovo Piano di Azione nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ormai scaduto dal febbraio 2019 e non portato a termine dai suoi due predecessori. Questo strumento dovrà adeguarsi ai contenuti e agli obiettivi del nuovo Regolamento in discussione in Europa, per cui si auspica che l’Italia nel Consiglio Europeo ne sia un sostenitore e non uno dei Paesi membri che ne ostacoleranno l’iter. Le prime dichiarazioni del neo Ministro Lollobrigida sembrano purtroppo non andare nella direzione sperata dalla Coalizione #CambiamoAgricoltura, che ribadisce l’importanza di un’agricoltura che tuteli il clima, sia in equilibrio con la Natura, garantendone gli spazi vitali, e continui a garantire fondamentali servizi ecosistemici (come impollinazione, fertilità del suolo, tutela della risorsa idrica). “Da parte del Ministro Lollobrigida e del suo Staff – concludono le Associazioni – auspichiamo una reale volontà di ascolto e confronto, al fine di condividere i necessari traguardi di sostenibilità delle pratiche agricole e di qualità delle produzioni alimentari. Solo in tal modo la competitività delle produzioni agroalimentari del nostro Paese potrà poggiare su un incremento della sostenibilità ambientale, sociale ed economica delle aziende agricole e su benefici per i consumatori”. 

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

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L’Italia dice SI’ al rinnovo dell’autorizzazione per un altro anno del diserbante, mentre Francia, Germania e Slovenia si sono astenuti facendo mancare la maggioranza qualificata per la proroga della scadenza prevista il prossimo 15 dicembre. Quale sarà la posizione del nuovo Governo nazionale? Roma, 19 ottobre 2022

Slitta di un altro mese la decisione del Comitato permanente per le piante, gli animali, gli alimenti e i mangimi (PAFF) dell’Unione Europea per la proroga di un anno dell’autorizzazione all’uso del glifosato in scadenza il prossimo 15 dicembre. Nella riunione dello scorso 14 ottobre è mancata una maggioranza qualificata favorevole che concedeva un anno di proroga per l’uso di questo pesticida. Determinante è stata l’astensione di Germania, Francia e Slovenia, l’Italia ha, invece votato a favore della proroga, smentendo la sua posizione contraria all’uso del glifosato. La richiesta di una proroga di un anno è stata determinata dalla situazione di stallo creatasi dalla dichiarazione di EFSA di necessitare di altri mesi (fino a giugno del prossimo anno) per completare la sua valutazione scientifica al fine di decidere sul possibile rinnovo o sul divieto totale e definitivo. Dopo il nulla di fatto a causa della mancata maggioranza qualificata (sebbene, purtroppo, la maggioranza degli Stati membri abbia sostenuto la proposta) la DG Sante della Commissione UE ha annunciato che intende ripresentare al più presto la sua proposta di proroga al Comitato d’appello, senza specificare però una data, invitando gli Stati membri che si sono opposti alla proposta o si sono astenuti a riconsiderare la loro posizione. Il prossimo PAFF sui fitofarmaci è previsto per l’8-9 dicembre e non ci sarebbero i tempi tecnici per formalizzare la proroga dell’autorizzazione, potrebbe per questo essere programmata un’altra riunione a novembre per evitare l’automatico divieto dell’uso del glifosato dopo il 15 dicembre. “Il voto favorevole alla proroga da parte dell’Italia è un clamoroso cambio di rotta rispetto al voto contrario espresso nel 2017 ed arriva nel momento in cui si attende l’insediamento del nuovo Governo che dovrà dimostrare il suo impegno per la transizione ecologica della nostra agricoltura”, sottolineano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura, che esortato a non prolungare l’autorizzazione del glifosato fino alla fine del 2023. “Esistono ormai prove evidenti, documentate da numerose pubblicazioni scientifiche, che confermano il rischio inaccettabile dell’attuale uso del glifosato per la salute umana e per l’ambiente“, aggiungono le Associazioni di #CambiamoAgricoltura, “le autorità responsabili degli Stati membri si prendano la responsabilità di vietare immediatamente l’uso del diserbante“. I numerosi studi sugli effetti nocivi sulla salute dell’uomo ed ecotossicologici del glifosato giustificherebbero, infatti, l’immediato divieto totale del suo utilizzo in agricoltura, in coerenza con gli obiettivi di riduzione dell’uso e del rischio dei pesticidi entro il 2030 indicato dal Green Deal europeo. Il divieto di utilizzo del Glifosate, che ricordiamo essere l’erbicida più utilizzato al mondo, sarebbe anche una prima risposta ad oltre un milione di cittadini che hanno sottoscritto l’Iniziativa dei Cittadini Europei “Salviamo Api e Agricoltori” che chiede l’eliminazione graduale dell’80% dell’uso di pesticidi sintetici entro il 2030 e del 100% entro il 2035, le cui firme sono appena state validate dalla Commissione UE. La Germania e la Francia, che erano state determinanti nel 2017 per il rinnovo dell’autorizzazione del glifosato per 5 anni, si sono astenute dal voto del PAFF che ha portato gli Stati membri ad opporsi a una proroga temporanea dell’approvazione del diserbante. La Germania in particolare ha criticato i ritardi della Commissione europea alla quale era stato detto da tempo che l’effetto della sostanza chimica sulla biodiversità doveva essere considerato come parte del processo di valutazione del rinnovo dell’autorizzazione. Il governo federale tedesco ha già deciso con una specifica legge di vietare l’uso del glifosato in Germania entro il 1° gennaio 2024. Altri Paesi che hanno intrapreso un percorso simile sono la Francia e l’Austria, mentre il Lussemburgo è stato il primo Paese dell’UE a vietare il controverso erbicida dal 31 dicembre 2020. “Ci chiediamo dunque quale sarà la posizione Italiana. Il voto sul rinnovo del glifosato sarà l’indicatore della reale volontà del nuovo Governo di garantire la tutela della salute dei cittadini prima degli interessi privati delle potenti lobby dell’agrochimica” proseguono le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura che concludono “Ovunque cerchiamo queste sostanze le troviamo, lo conferma il monitoraggio dell’ISPRA nelle acque e lo confermano anche i campioni di capelli che abbiamo simbolicamente raccolto e fatto analizzare in tutta Europa insieme al coordinamento Europeo di Good Food Good Farming.” Proprio oggi, infatti, viene reso pubblico il report definitivo dell’iniziativa “Pesticide check up” che ha rilevato come 25 dei 30 pesticidi ricercati (per problemi tecnici non è stato possibile includere il glifosato) sono presenti in 1 campione su 3. Questo il link dove è possibile scaricare il rapporto completo del Check Up pesticidi: https://www.goodfoodgoodfarming.eu/pesticide-checkup/. Per sensibilizzare cittadini e politici su questo tema la Coalizione #CambiamoAgricoltura è impegnata questo mese in una campagna di comunicazione sui suoi canali social. https://www.facebook.com/CambiamoAgricoltura/https://www.instagram.com/cambiamoagricoltura/?hl=it

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.

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ANNO ANCORA PIÙ NERO DEL 2021 PER L’AGRICOLTURA ITALIANA: PERDITE PARI AL 10% DELLA PRODUZIONE AGROALIMENTARE NAZIONALE, PER UN VALORE SUPERIORE AI 6 MILIARDI DI EURO. E LA SICCITÀ CONTINUA. WWF: ripensare la nostra produzione agroalimentare con una strategia nazionale integrata verso sistemi più sostenibili come il biologico. Roma, 19 ottobre 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/elvh7nshsgib76j/AAAFgJvoxFVm363Z04EDo4U8a?dl=0.

Link alla campagna Food4Futurehttps://www.wwf.it/cosa-facciamo/campagne/food4future/.

Di fronte alla crisi climatica siamo spesso portati a considerarci impotenti e a demandare alle decisioni delle istituzioni e delle aziende. Invece ogni scelta che facciamo ha ripercussioni non solo dirette, ma anche indirette sulle emissioni totali di gas serra, orientando l’economia, e quindi può favorire la lotta al cambiamento climatico. Questo è particolarmente vero quando parliamo di abitudini di vita, a cominciare da quelle alimentari. Il sistema alimentare rappresenta il 29% dell’impronta ecologica globale delle attività umane: il cibo infatti deve essere coltivato, raccolto, pescato, allevato e poi trasformato, trasportato, confezionato, distribuito, cucinato e spesso sprecato. In ognuno di questi passaggi consumiamo risorse e provochiamo emissioni di gas serra che contribuiscono al cambiamento climatico. Il 23% delle emissioni di gas serra prodotte dalle attività umane deriva dall’agricoltura (incluse silvicoltura e altri usi del suolo) e oggi sono 5,3 i milioni di km2 di aree naturali convertite in terreni agricoli, corrispondenti a poco meno della superficie di tutta l’Europa continentale (esclusa la Russia). L’agricoltura intensiva inoltre compatta il suolo, aumenta l’erosione e riduce la quantità di materiale organico nel terreno. L’uso di fertilizzanti artificiali ha causato il raddoppiamento delle emissioni di protossido di azoto, un potente gas serra, negli ultimi 50 anni. Gli allevamenti intensivi da soli sono responsabili del 14,5% delle emissioni globali, paragonabili all’intero settore dei trasporti globale. Ma le emissioni complessive del sistema alimentare sono ancora più alte e arrivano al 37% se si includono i processi di trasformazione, trasporto, consumo (e spreco) dei prodotti alimentari. Dopo il lancio dell’ultimo Living Planet Report il WWF, attraverso la sua campagna Food4Futurelancia l’allarme sull’insostenibilità del nostro sistema alimentare, che finisce a sua volta per subire per primo, le conseguenze della sua insostenibilità.

L’impatto del clima sulla produzione agroalimentare italiana. L’aumento delle temperature sta influenzando la produttività agricola minacciando la sicurezza alimentare. Il riscaldamento, aggravato dalla siccità, ha causato una riduzione della produttività nell’Europa meridionale. L’Italia è al centro della regione Mediterranea, una delle aree più interessate da impatti significativi degli eventi climatici estremi (siccità e alluvioni). Il caldo e la siccità di quest’estate in Italia, così come in gran parte dell’Europa centro-meridionale, hanno determinato gravi ripercussioni su ecosistemi naturali (ghiacciai, aree boschive e foreste), ma anche su agricoltura, benessere umano e animale, favorendo la propagazione di numerosi e vasti incendi. La tendenza alla tropicalizzazione del nostro Paese si manifesta con caldi significativi e persistenti, siccità, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi ma troppo intense. Le campagne italiane sono allo stremo e più di ¼ del territorio nazionale (il 28%) è a rischio desertificazione. Quest’anno questa grave situazione climatica ha determinato perdite pari al 10% della produzione agroalimentare nazionale, per un valore superiore ai 6 miliardi di euro (fonte Coldiretti). In alcuni casi, i numeri delle perdite sono drammatici: fino al 70% in meno per diverse varietà di frutta e verdura, tra il 50 e il 60% in meno per il mais, tra il 10 e il 30% in meno per il grano, il 20% in meno per cozze e vongole, il 45% in meno per il mais e i foraggi per l’alimentazione degli animali, il 20% in meno per il latte. Ad esempio, a Cremona, si stimano cali nelle rese del 30% su frumento, orzo e pomodoro. In alcune zone fra Lombardia e Piemonte fino al 40% di perdite per il riso. In Puglia si è già perso in media 1/3 delle produzioni: dalla frutta al grano e avena (- 30%), alle olive (- 40%). In Toscana la vendemmia è partita con due settimane di anticipo, con riduzione delle rese che oscilla tra il 10% e il 20% a seconda delle varietà di vitigno. Nelle campagne del Vercellese e del Biellese il maltempo estremo ha causato riduzione nelle produzioni che vanno dal 60% al 90% per riso, mais e soia (fonte Coldiretti).

Un trend negativo complessivo delle rese agricole che rende l’Italia deficitaria in molte materie prime e aumenta la dipendenza dall’estero. Ma la situazione è preoccupante anche a livello internazionale. La produzione mondiale di grano per il 2022/23 è in calo. Proprio la resa del grano potrebbe addirittura diminuire a livello mondiale del 6-7% per ogni grado Celsius in più, secondo uno studio della Wheat Initiative. Per ogni grado Celsius di aumento della temperatura globale si ridurrebbero in media anche le rese di riso (-3,2%), mais (-7,4%) e soia (-3,1%). Gli effetti attesi dei cambiamenti climatici potrebbero così compromettere seriamente la capacità dell’agricoltura di nutrire il Pianeta, ostacolando i progressi verso l’eradicazione della fame, della malnutrizione e della povertà. In futuro il cambiamento climatico avrà ulteriori impatti sulle rese agricole, sulla qualità e offerta di cibo, con un possibile aumento dei prezzi alimentari. La buona notizia è che il nostro Paese può dare al mondo segnali positivi. Le soluzioni esistono, sia quelle tecniche sia sociali così come quelle politiche, ma ci vuole un cambiamento di rotta per applicare pratiche scientificamente provate al fine di modificare le scelte della popolazione e dei governi. Serve mettere in atto una transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, lungo tutta la filiera, dalla coltivazione fino al consumatore. È urgente orientare l’agricoltura verso il biologico, verso l’agroecologia, con basso impiego di agro-farmaci, sistemi a filiera corta, scelta di prodotti stagionali e diete a basso consumo di carne e derivati animali. “Il settore agricolo ha la caratteristica unica di essere sia parte del problema sia della soluzione: da un lato genera emissioni di gas climalteranti, dall’altro può aiutare a riassorbirle con un’appropriata gestione sostenibile basata sui principi e metodi dell’agroecologia– dichiara Eva Alessi, Responsabile sostenibilità WWF Italia-. Parallelamente, un cambiamento della dieta verso sistemi alimentari più sostenibili, basati prioritariamente su verdure e cereali, sarebbe una misura efficace per ridurre in modo significativo i gas serra. La strada è ancora lunga, ma possiamo iniziare a percorrerla fin da ora”.

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