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Roma, 20 settembre 2022 – FORUM ITALIANO MOVIMENTI PER L’ACQUA

Venerdì 16 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato, tra gli altri provvedimenti, anche il decreto legislativo di riordino dei servizi pubblici locali, discendente dalla legge delega sulla concorrenza approvata all’inizio dello scorso mese di agosto. In primo luogo, va notato come il governo dimissionario Draghi norma una materia così importante e delicata una settimana prima del voto, che ci consegnerà un quadro politico comunque diverso dall’attuale. Siamo in presenza di un governo, a partire dal Presidente del Consiglio, che decide in modo autonomo e arbitrario quali sono gli atti di ordinaria amministrazione su cui intervenire. Viene a configurarsi una situazione per cui i poteri del Presidente del Consiglio vengono amplificati nei fatti, secondo una torsione di carattere autoritario che abbiamo visto all’opera anche nei mesi precedenti. Ancor più gravi, però, sono i contenuti presenti nel decreto legislativo che abbiamo appreso dalla stampa. Se confermati, essi vanno ben al di là di quanto previsto dalla legge delega sulla concorrenza, in specifico l’art. 8 della stessa, frutto di una lunga discussione in Parlamento e nella società, e anzi lo contraddicono in modo pesante. Si configura chiaramente un “eccesso di delega” che non può in alcun modo essere accettato. Infatti, nel decreto legislativo, si esclude la possibilità per le aziende speciali di gestire i servizi a rete, cosa non presente nel testo della legge delega e mai comparsa nella discussione; si reintroduce il fatto che, nella relazione da approvare da parte degli Enti Locali che scelgono la soluzione dell’autoproduzione, vanno giustificate le ragioni del mancato ricorso al mercato, dizione espunta nel corso del dibattito parlamentare; si stabilisce che tale relazione debba essere inviata all’Osservatorio per i servizi pubblici locali, ripristinando per questa via una “supervisione” nazionale che era stata esclusa in corso d’opera nella discussione del Parlamento. Ci troviamo di fronte ad un provvedimento che stravolge il mandato parlamentare e che non può che essere rigettato e modificato nel profondo: ciò deve essere prodotto dal prossimo governo e dalle Commissioni parlamentari competenti del futuro Parlamento. Da parte nostra, continueremo, così come abbiamo fatto nei mesi precedenti, la nostra iniziativa per sbarrare la strada a scelte che spingono verso la privatizzazione dei servizi pubblici locali e non rispettano l’esito dei referendum del 2011.

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crisi idrica

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comunicato stampa CIRF

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VIAGGIO FRA I “PECCATI CAPITALI” NELL’UTILIZZO DI UNA RISORSA FONDAMENTALE CHE SARÀ SEMPRE PIÙ SCARSA. Roma, 23 giugno 2022

Foto – https://www.dropbox.com/sh/m9qcmu8wwu06m8c/AAAW1mjLTpr_5oaRXi51EoVPa?dl=0.

Siccità. Una parola vecchia che a pronunciarla asciuga già la bocca. Una parola che evoca paure che pensavamo di aver domato. Ma non è così. La gravissima crisi climatica in atto ha tolto il velo ad una situazione insostenibile che è indispensabile affrontare con decisione. L’Italia è un Paese che ha fatto dell’acqua un triste esempio della propria incapacità di gestire con intelligenza un bene cruciale per la nostra stessa sopravvivenza e per il nostro benessere.

Nonostante gli allarmi continui del mondo scientifico non abbiamo imparato a rispettare i sistemi naturali che la conservano, la trattengono e la rendono disponibile per l’uso umano, aiutandoci ad adattarci a cambiamenti che ormai fanno parte della nostra quotidianità. L’abbiamo commerciata, rubata, inquinata, sprecata, ed ora siamo costretti a inseguire un’emergenza che si avvita su sé stessa. Proviamo a percorrere i dati essenziali dell’acqua in Italia e i principali errori del nostro Paese, che il WWF definisce veri e propri “peccati capitali”.

L’acqua disponibile. Il nostro Paese potenzialmente è tra i più ricchi d’acqua. Mediamente le precipitazioni ammontano a circa 300 miliardi di metri cubi ogni anno, ovvero tra le più elevate in Europa e nel mondo; la disponibilità effettiva di risorse idriche è, secondo alcune stime, di 58 miliardi di metri cubi. Di questi, quasi i 3/4 provengono da sorgenti superficiali, fiumi e laghi, mentre il 28% da risorse sotterranee (falde non profonde). Purtroppo questa disponibilità si sta progressivamente riducendo e si assiste a un generale decremento del volume annuale di acqua che defluisce a mare. Ad esempio se mettiamo a confronto il periodo 2001-2019 con il precedente periodo 1971-2000, si registra una riduzione di portata per il Tevere del 15% e di oltre l’11% per il Po.

L’acqua prioritaria. Ci sono usi dell’acqua assolutamente prioritari: dobbiamo garantire l’acqua da bere, per l’uso civile, per la produzione di cibo, per mantenere il funzionamento ecologico degli ecosistemi. Ecco quindi che diventa cruciale, per favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici, rivedere la distribuzione dell’acqua per i vari utilizzi (civile, agricolo, industriale, ricreativo, etc.) a fronte della sua minor disponibilità. Bisogna anche evitare alcuni usi che non ci possiamo permettere. Un esempio per tutti: ancora oggi lo sviluppo del turismo in montagna si basa in larga parte sullo sci e sull’innevamento artificiale, neve sparata dai cannoni che sottrae milioni di metri cubi d’acqua all’anno ad altri usi più urgenti e cruciali.

L’acqua sprecata. La risorsa idrica viene dispersa in una rete di distribuzione colabrodo: ogni cento litri immessi nella rete di distribuzione ben 42 vanno persi e non arrivano ai rubinetti delle case. Gli italiani inoltre consumano, ma forse sarebbe meglio dire “sprecano”, più acqua di tutti gli europei: circa 120-150 metri cubi in media per ogni famiglia in un anno, con un consumo medio giornaliero individuale di circa 220 litri d’acqua al giorno.

L’acqua prosciugata. I corsi d’acqua in Italia, vere e proprie arterie di un sistema che raccoglie e rende disponibile l’acqua su tutto il territorio, sono stati canalizzati e cementificati, dragati e sbarrati; sono state ridotte le aree naturali di esondazione, distrutte le fasce riparie costituite da boschi e zone umide, che creano quella vitale “spugna” che favorisce la ritenzione delle acque e la ricarica delle falde durante le piene, rilasciandola progressivamente durante i periodi di siccità e contribuendo ad attenuare gli effetti straordinari dei cambiamenti climatici. Come se non bastasse abbiamo bonificato e cancellato il 66% delle zone umide, cruciali per i servizi ecosistemi che garantiscono e per mitigare gli effetti nefasti della crisi climatica.

L’acqua mal governata. Purtroppo il frazionamento della gestione dell’acqua tra numerosi enti è alla base della mancanza di un’adeguata pianificazione della risorsa idrica. La Direttiva quadro Acque (2000/60/CE) individua nelle Autorità di bacino distrettuali gli enti che dovrebbero garantire una visione unitaria e gli indirizzi per una gestione sostenibile dell’acqua. Da anni questi enti sono marginalizzati e le Regioni controllano direttamente la gestione del rischio idrogeologico, gran parte delle concessioni d’uso e le politiche agricole, senza coordinarsi tra di loro e perdendo una indispensabile visione a livello di bacino idrografico.

L’acqua inquinata. La disponibilità complessiva dell’acqua dipende anche dal modo con cui questa viene utilizzata e rilasciata poi nell’ambiente. In alcune aree d’Europa, il solo inquinamento causato da pesticidi e fertilizzanti utilizzati in agricoltura, rimane una delle cause principali della scarsa qualità delle acque, che diventano quindi non più disponibili. Anche in questo caso la situazione in Italia non è delle migliori come ha evidenziato Ispra che ha trovato 299 sostanze inquinanti nelle acque interne campionate; sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei siti di monitoraggio e nel 32,2% in quelle sotterranee.

L’acqua salata. La drammatica situazione di siccità ha determinato un abbassamento del livello d’acqua del Po, il più grande fiume d’Italia che fornisce acqua a territori intensamente coltivati. La riduzione drastica delle portate, unita a un progressivo abbassamento dell’alveo del fiume, contribuisce alla risalita del cuneo salino (acque marine) che in questi giorni è avanzato di ben 21 km. Le acque salate rischiano così di compromettere l’irrigazione di colture già stressate dalla siccità.

COSA FARE PER AFFRONTARE LA CRISI.

Ispirarci a quello che la natura ha sempre fatto: sfruttare il funzionamento degli ecosistemi per trattenere l’acqua, renderla disponibile e ricaricare le falde. Oggi si chiamano NBS (Nature Based Solution), ovvero soluzioni ispirate alla natura.

Rinaturalizzare e ripristinare il funzionamento ecologico dei fiumi, aumentando la capacità di assorbimento delle fasce ripariali. Rigenerare le zone umide, veri bacini naturali di raccolta d’acqua, che a differenza dei bacini artificiali non interrompono il ciclo dell’acqua aumentando lo stress idrico.

Proteggere: il suolo, le foreste naturali e tutte le zone umide rimaste che hanno il compito cruciale di ricaricare le falde freatiche, combattendo in tutti i modi l’impermeabilizzazione e il consumo dei suoli che in Italia avanzano al ritmo di 16 ettari al giorno.

Ridare centralità alle Autorità di Bacino perché ci sia una regia unica che programmi gli usi dell’acqua in base alla reale situazione della risorsa e alle priorità, in un’ottica di adattamento ai cambiamenti climatici.

Rivedere le concessioni idriche dando priorità agli usi idropotabili, all’agricoltura e all’ambiente evitando utilizzi ormai impropri o obsoleti, come per la neve artificiale.

Combattere lo spreco e incentivare in tutti i modi il risparmio. Prima avviamo questa strada meno ne soffriranno le nostre vite e la nostra economia.  

Rimane prioritaria la necessità non procrastinabile, richiamata anche nell’ultimo rapporto dagli scienziati dell’IPCC, di abbattere rapidamente le emissioni di gas climalteranti, per scongiurare il pericolo di un clima che renda impossibile l’adattamento della Natura come la conosciamo e, in particolare, della specie umana.

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WWF: CON CAMBIAMENTO CLIMATICO SICCITA’ RISCHIA DI DIVENTARE UNA PIAGA GLOBALE. MEDITERRANEO ED EUROPA MERIDIONALE AD ALTO RISCHIO. Negli ultimi 70 anni mai il Po così a secco, a rischio biodiversità, agricoltura, laghi e produzione di energia. Roma, 17 giugno 2022

Niente neve sulle Alpi, il Lago Maggiore è ai minimi storici del periodo, il Po è colpito da una siccità gravissima mentre in alcune regioni del sud le reti idriche portano ad una dispersione d’acqua del 60% o 70%. Il 17 di giugno non siamo ancora in piena estate, secondo il calendario delle stagioni, ma già soffriamo uno dei livelli di siccità più alti mai registrati. Nella Giornata Mondiale contro la desertificazione e la siccità, il WWF solleva l’allarme: l’Italia e il Mediterraneo sono una delle aree nel mondo più sensibili alle variazioni climatiche, un hotspot a livello mondiale. È estremamente urgente abbattere le emissioni di gas serra, abbandonando una volta per tutte i combustibili fossili, e rivedere tutte le concessioni idriche (agricole, industriali, civili) riducendole in funzione delle effettive disponibilità d’acqua. Quando non è gestita e prevista adeguatamente, la siccità è uno dei motori della desertificazione e del degrado del territorio, nonché una tra le cause di aumento di fragilità degli ecosistemi e di instabilità sociale. La dimensione degli impatti connessi alla siccità dipende anche dalla vulnerabilità dei settori più esposti, tra cui l’agricoltura, la produzione di energia (non solo quella idroelettrica, ma anche le centrali termoelettriche che usano l’acqua dolce) l’industria, l’approvvigionamento idrico per le abitazioni, gli ecosistemi. La gravissima siccità che ha colpito il Po e gran parte dei fiumi italiani è la peggiore degli ultimi 70 anni ed è ancor più grave per essersi manifestata in anticipo, fin dalla fine dell’inverno, rispetto ad altri analoghi eventi straordinari degli ultimi 20 anni (2003, 2006, per esempio) che si sono verificati verso giugno e luglio. Ci aspettano mesi ancora più critici per l’agricoltura, per la biodiversità, per i laghi, per la produzione di energia elettrica. Le temperature medie fino a due gradi più alte della media stagionale e la pressoché scomparsa di precipitazioni in tutta Italia, provoca fenomeni come la sparizione della neve sulle Alpi in Piemonte e Lombardia, nei laghi, a cominciare dal Lago Maggiore, siamo ai minimi storici del periodo, si salva un po’ solo il Lago di Garda. C’è un significativo e generale decremento del volume annuale che defluisce a mare dai nostri principali fiumi (Po, Adige, Arno, Tevere), caratterizzato da riduzioni pari a 15% per il Tevere e di oltre l’11% per il Po nel periodo 2001-2019 rispetto al precedente periodo 1971-2000. La crisi climatica, l’aumento dei consumi d’acqua, caratterizzati anche da notevoli sprechi (basti pensare alle perdite delle rete idriche di distribuzione che in alcuni casi arrivano a oltre il 50%) o da utilizzi certamente non prioritari dell’acqua – consumiamo parecchi milioni di metri cubi l’anno d’acqua solo per garantire la neve artificiale fino a maggio per gli appassionati di sci- obbligano a rivedere i nostri usi e consumi di questa risorsa indispensabile per la nostra vita e la vita sulla terra. La prolungata siccità di quest’anno ha provocato e sta provocando danni alla biodiversità, soprattutto a tutti quegli organismi legati alle acque interne: il prosciugamento di molte piccole e grandi zone umide, tra marzo e maggio, ha impedito o ridotto drasticamente la riproduzione di molte specie di anfibi, alcune delle quali in uno stato di conservazione già critico come il Pelobate fosco insubrico, la Rana di lataste o il Tritone crestato italiano. Ci sono state morie di pesci in tratti fluviali e zone umide rimaste completamente a secco; inoltre l’asciutta di molti ecosistemi sta mettendo ancora di più in crisi molte specie autoctone favorendo l’ulteriore diffusione di specie alloctone: è il caso delle “cozze d’acqua dolce” (generi Unio, Anodonta, Microcondylea), poco conosciute ma molto diffuse, almeno fino a un recente passato, nelle nostre acque interne, che si stanno rarefacendo sempre più a causa del degrado ambientale e della loro condizione di “filtratori” – sono il gruppo faunistico in assoluto più a rischio – a scapito di alcune specie aliene come la grande cozza asiatica, Sinanodonta woodiana che riesce a sopravvivere per lunghi periodi di asciutta dei corpi idrici senza particolari problemi. L’acqua è il vero convitato di pietra della crisi climatica. Se la siccità rischia di diventare una piaga costante in Europa Meridionale, in particolare nei Paesi del Mediterraneo, nel mondo la preoccupazione per questo fenomeno è altrettanto alta. 

La ConvenzioneAssieme a quelle sul clima e la biodiversità, nel 1992 l’ONU ha varato la Convenzione per Combattere la Desertificazione (UNCCD) per affrontare la desertificazione e gli effetti della siccità, sottoscritta da 197 Paesi. Proprio la UNCCD ha indetto la Giornata Mondiale contro la desertificazione e la siccità per il 17 giugno 2022. L’evento centrale avrà luogo a Madrid, in Spagna, Paese peraltro in preda a una feroce ondata di calore, con temperature che in qualche caso hanno superato, in questi giorni, i 50 gradi. Le temperature più elevate in genere intensificano il ciclo idrologico globale. Circa 4 miliardi di persone (su 7,8 miliardi di esseri umani sulla Terra) sperimentano già una grave carenza d’acqua per almeno un mese all’anno. Sempre più persone (circa 700 milioni) soffrono periodi di siccità più lunghi che periodi di siccità più brevi rispetto al 1950. La popolazione globale esposta a siccità estrema ed-eccezionale aumenterà dal 3% all’8% nel 21° secolo. Negli ultimi due decenni, il tasso globale di perdita di massa dei ghiacciai ha superato 0,5 metri di acqua equivalente per anno, con un impatto sugli esseri umani e sugli ecosistemi. Il cambiamento climatico antropogenico ha contribuito ad aumentare la probabilità e la gravità dell’impatto della siccità (specialmente siccità agricola e idrologica) in molte regioni. A livello globale, tra il 1983 e il 2009, circa tre quarti delle aree coltivate globali (~454 milioni di ettari) hanno subito perdite di rendimento indotte dalla siccità meteorologica, con perdite di produzione cumulative corrispondenti a 166 miliardi di dollari. Anche l’attuale produzione globale termoelettrica e idroelettrica è influenzata negativamente dalla siccità, con una riduzione dal 4 al 5% dei tassi di utilizzo delle istallazioni durante gli anni di siccità rispetto ai valori medi a lungo termine dagli anni ‘80. Il cambiamento climatico e i cambiamenti nell’uso del suolo e l’inquinamento delle acque sono i fattori chiave della perdita e del degrado degli ecosistemi d’acqua dolce. Si prevede che i futuri impatti dei cambiamenti climatici su vari settori dell’economia legati all’acqua ridurranno il prodotto interno lordo (PIL) globale, con perdite maggiori previste nei paesi a basso e medio reddito. I rischi di siccità e inondazioni e i danni sociali aumenteranno con l’aumentare del riscaldamento globale. Secondo il rapporto State of the Global Climate in 2021, pubblicato il 18 maggio di quest’anno dall’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), la siccità ha colpito molte parti del mondo negli ultimi sette anni (i più caldi mai registrati), tra cui il Corno d’Africa, il Canada, gli Stati Uniti occidentali, l’Iran, l’Afghanistan, il Pakistan e la Turchia. In Sud America, la siccità ha causato ingenti perdite agricole e ha interrotto la produzione di energia e il trasporto fluviale. Negli ultimi anni, l’Europa meridionale è diventata fino al 20% più secca. Secondo il rapporto del WG2 dell’IPCC, uscito nel febbraio scorso, nell’Europa meridionale, in caso di un aumento della temperatura globale di 1,5°C e 2°C la scarsità idrica riguarderebbe, rispettivamente, il 18% e il 54% della popolazione. Anche l’aridità del suolo aumenta con l’aumentare del riscaldamento globale: con un aumento della temperatura di 3°C l’aridità del suolo risulta del 40% superiore rispetto a uno scenario con innalzamento della temperatura a 1,5°C. Dai dati generali e ancor di più da quelli riguardanti il Mediterraneo, emerge l’urgenza di serie ed efficaci politiche di adattamento che vadano di pari passo con quelle tese ad abbattere le emissioni e, quindi, evitare gli scenari peggiori. Tuttavia, in presenza di elevati livelli di riscaldamento, misure di risparmio idrico e di efficienza potrebbero non essere sufficienti per contrastare la ridotta disponibilità della risorsa. 

Cosa fare – La prima cosa da fare è adoperarsi davvero per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, come previsto dall’Accordo di Parigi, vale a dire abbattere le emissioni di gas serra, a partire dal CO2 e metano, abbandonando i combustibili fossili e puntando su fonti rinnovabili, risparmio/efficienza energetica e decarbonizzazione in tutti settori. Un contributo molto significativo, sia per la mitigazione che per l’adattamento, verrà dalle soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions, NBS), attraverso la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile dei serbatoi naturali di carbonio. Inoltre è indispensabile  riaffermare la pianificazione a livello di bacino idrografico con il coordinamento di un soggetto unico, l’ Autorità di bacino distrettuale, in grado di definire le priorità a scala di bacino e ridefinire i fabbisogni in base a un aggiornato e reale bilancio idrico; per questo è necessario rivedere tutte le concessioni idriche (agricole, industriali, civili) riducendole in funzione delle effettive disponibilità  d’acqua, di un più efficiente utilizzo (già possibile in diversi settori) garantendo anche il vitale deflusso ecologico nei corsi d’acqua, fondamentale per garantire a lungo termine l’uso plurimo della risorsa attraverso, la ricarica delle falde e un generale riequilibrio del ciclo idrologico. Infine è indispensabile ridurre gli sprechi (a cominciare da un’efficiente manutenzione della rete di distribuzione) ed eliminare consumi d’acqua ormai anacronistici, soprattutto di fronte a questi fenomeni sempre più estremi dovuti alla crisi climatica, come l’uso dell’acqua per l’innevamento artificiale: adattarsi significa anche adeguare i nostri stili di vita alla nuova situazione climatica. Mappa dello SPEI, indice di siccità multiscalare basato su dati climatici. Index: SPEI, The Standardised Precipitation-Evapotranspiration Index (csic.es).

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Comunicato stampa – 12 maggio 2022.

La Campagna “Fermare il DDL Concorrenza, difendere acqua, beni comuni, diritti e democrazia” ha lanciato per sabato 14 maggio una giornata di mobilitazione nazionale nei territori per ribadire con forza la contrarietà al DDL Concorrenza attualmente all’esame del Senato. Sono decine le iniziative in programma, da Milano a Catania, da Torino, Udine a Pescara passando per Bologna, Roma e Napoli. Di seguito e al seguente link l’elenco completo e in continuo aggiornamento. Il governo Draghi ha presentato il disegno di legge sulla concorrenza e il mercato, riforma “abilitante” per l’accesso ai fondi europei del PNRR. Il DDL Concorrenza:

è un manifesto ideologico che, dietro la riproposizione del mantra “crescita, competitività, concorrenza”, si prefigge una nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali, dall’acqua all’energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, dalla sanità ai servizi sociali e culturali, fino ai porti e alle telecomunicazioni;

all’art. 6 individua nel privato la modalità ordinaria di gestione dei servizi pubblici rendendo residuale la loro gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” il mancato ricorso al mercato;

espropria le comunità locali dei beni comuni (spingendole comunque a gestioni in forma mercantili, come le società per azioni), dei diritti e della democrazia azzerando la storica funzione pubblica e sociale dei Comuni;

è un attacco complementare a quello già portato avanti con il disegno di legge sull’autonomia regionale differenziata;

contraddice la volontà popolare espressa con i referendum del 2011contro la privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni.

Diciamo basta alle privatizzazioni, perché:

portano al sovrasfruttamento delle risorse naturali, peggiorano i servizi, aumentano le tariffe, annullano il controllo democratico;

riducono i diritti del lavoro, l’occupazione e i salari, aumentando la profittabilità e la precarietà.

Veniamo da un periodo di emergenza sanitaria, siamo immersi dentro una drammatica crisi eco-climatica e dentro un drastico peggioramento delle condizioni di vita delle persone, ed ora anche dentro una nuova guerra all’interno dell’Europa. Affrontare queste sfide richiede un radicale stop a un modello sociale basato sui profitti, per costruire un’altra società fondata sul prendersi cura, sulla riappropriazione sociale dell’acqua e dei beni comuni, sulla gestione partecipativa di tutti i servizi pubblici. Per questo respingiamo il DDL Concorrenza a partire dall’art. 6 e dai provvedimenti su sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia, porti e telecomunicazioni e invitiamo alla più ampia e partecipata mobilitazione per impedire un esito di diffuse privatizzazioni.

CampagnaFermare il DDL Concorrenza, difendere acqua, beni comuni, diritti e democrazia”

Le iniziative in programma

Milano, 6/5 ore 21.00 – Dibattito pubblico “Quando tutto sarà privato, saremo privati di tutto” presso la Casa della Cultura (Via Borgogna, 3 – Milano)

Napoli, 11/5 ore 18.15 – Incontro cittadino su DDL Concorrenza e Patto per Napoli presso il Salone Caritas (Via Trinchera, 7)

Napoli, 14/5 ore 10.30 – Sit-in presso Largo Berlinguer

Parma, 14/5 ore 10.30 – Presidio presso Piazza Garibaldi 

Torino, 14/5 ore 15.30 – Iniziativa pubblica in piazza Carignano

Milano, 14/5 ore 11.30 – Presidio presso Via Mercanti

Udine, 14/5 ore 17.00 – Manifestazione pubblica in Piazza Matteotti

Udine, 16/5 ore 20.00 – Incontro di approfondimento presso il “Birrastore – Progetto La birreria sociale” (Udine – Viale Vat, 64/66)

Roma, 14/5 ore 10.00 – Iniziativa pubblica presso Piazza del Campidoglio

Savona, 14/5 ore 16.00 – Presidio presso Piazza Sisto IV

Catania, 14/5 ore 11.00 – Flash mob davanti al Municipio

Siracusa, 14/5 ore 17.30 – Flash mob in Largo XXV Luglio

Pozzuoli (NA), 14/5 ore 14.30 – Iniziativa pubblica in occasione del Giro d’Italia all’altezza della Solfatara con lo striscione “Non prendeteci in GIRO. No al DDL Concorrenza – Giù le mani dai beni comuni” e volantinaggio tra i fans del Giro

Mezzago (MB), 14/5 – Inaugurazione mostra “Acqua bene comune dell’umanità”

Ancona, 14/5, ore 10.30 – Iniziativa pubblica nella giornata di mobilitazione contro il DDL Concorrenza in Largo XXIV Maggio

Viterbo, 14/5 ore 17.00 – Presidio in Piazza del Comune nella giornata di mobilitazione contro il DDL Concorrenza

Pescara, 14/5 ore 11.00 – Conferenza stampa in Piazza Unione

Bologna, 14/5 ore 10.00 – Presidio “Per l’acqua, i beni comuni e i servizi pubblici, no al DDL concorrenza, no Autonomia differenziata” in Piazzetta Pier Paolo Pasolini

Palermo, 14/5, ore 10.30 – Flash mob contro la privatizzazione dei beni comuni fondamentali a Piazza Pretoria

Civitavecchia, 14/5 ore 10.00 – Iniziativa pubblica a Piazza Regina Margherita

Ferrara, dal 13/5 al 15/5 – Volantinaggi e distribuzione di materiale sul DDL concorrenza e contro l’autonomia differenziata, in concomitanza con i banchetti raccolta firme per le proposte di legge di iniziativa popolare sui temi ambientali promosse da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e Legambiente regionale. Clicca qui per sapere dove si trovano i banchetti

Forlì, dal 13/5 al 15/5 – Volantinaggi e distribuzione di materiale sul DDL concorrenza e contro l’autonomia differenziata, in concomitanza con i banchetti raccolta firme per le proposte di legge di iniziativa popolare sui temi ambientali promosse da RECA (Rete Emergenza Climatica e Ambientale) e Legambiente regionale. Clicca qui per sapere dove si trovano i banchetti.

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Oggi si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua e dovrebbe essere l’occasione per svolgere un’onesta riflessione sugli effetti di politiche trasversalmente condivise negli ultimi vent’anni che hanno fatto dell’acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione, provocando degrado e spreco della risorsa, precarizzazione del lavoro, peggioramento della qualità del servizio, aumento delle tariffe, insufficienza degli investimenti, diseconomicità della gestione, espropriazione dei saperi collettivi, mancanza di trasparenza e di democrazia. Non è un segreto che gestire l’acqua risulta essere un business molto redditizio. In Italia il giro di affari annuo è calcolato in oltre 8 miliardi di euro. Inoltre, gestire l’acqua vuol dire non avere rischio d’impresa poiché i profitti, anche dopo il referendum del 2011 che li aveva aboliti, continuano ad essere garantiti da una serie di meccanismi insiti nel metodo tariffario. Gestire il servizio idrico significa gestire un servizio in regime di monopolio poiché l’acqua è monopolio naturale e pertanto non sussiste possibilità di concorrenza. Nonostante ciò, il Governo e in particolare il premier Draghi persevera lungo la strada delle privatizzazioni. Il 4 novembre scorso il Consiglio dei Ministri ha licenziato il disegno di legge per la concorrenza e il mercato il quale prevede finalità esplicite: rimuovere gli ostacoli regolatori, di carattere normativo e amministrativo, all’apertura dei mercati. Questo provvedimento è attualmente all’esame della Commissione Industria del Senato. Questa mattina presso la Sala Zuccari del Senato si è svolto il convegno “Il DDL concorrenza e la sorte dei servizi pubblici locali organizzato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con il fine di avviare un confronto tra giuristi e rappresentanti istituzionali per comprendere appieno le conseguenze del disegno di legge. I giuristi intervenuti hanno ribadito con chiarezza come l’articolo 6 di questo provvedimento punti a rendere residuale la gestione pubblica dei servizi essenziali, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno “giustificare” (letteralmente) il mancato ricorso al mercato e come questa norma porterà a un forte restringimento del ruolo degli Enti Locali espropriandoli di una loro funzione fondamentale come la garanzia di servizi e dei diritti ad essi collegati. Non a caso sono decine gli Enti Locali (Comuni, Città Metropolitane, Regioni) che hanno approvato atti con cui chiedono al Governo di fare marcia indietro e cancellare questa norma. Dal DDL emerge un approccio che tende a ribaltare l’impostazione sulla gestione dei servizi pubblici locali per cui la regola diviene l’affidamento al mercato e l’eccezione la gestione pubblica. Inoltre, la concorrenza da regola assurge a principio “tiranno” che prevale sui principi fondamentali dettati dalla Costituzione. Diversi parlamentari hanno partecipato al convegno e hanno rappresentato i loro dubbi sull’impianto. Inoltre, hanno tenuto a evidenziare diverse criticità del disegno di legge e in particolare dell’articolo 6, confermando che si attiveranno per apportare modifiche, anche profonde, al testo. A partire da tali riflessioni è stato richiesto ai rappresentanti istituzionali di adoperarsi per lo stralcio dell’articolo 6 e lo stop ai provvedimenti su sanità, servizi sociali, trasporti, rifiuti, energia e l’apertura di un ampio dibattito pubblico sulla gestione dell’acqua, dei beni comuni, dei servizi pubblici. Queste richieste sono le stesse avanzate dalla campagna “Fermare il DDL Concorrenza, difendere acqua, beni comuni, diritti e democrazia” il cui appello, sottoscritto da decine di realtà politiche e sindacali, alle realtà sociali e di movimento, è stato diffuso nella giornata di ieri e si propone di mettere in campo una forte mobilitazione nelle prossime settimane.

Roma, 22 marzo 2022 – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA, WWF: COL PROSCIUGAMENTO CLIMATICO SIAMO “ALL’ULTIMA GOCCIA”. Il report dell’associazione sulla crisi climatica e le soluzioni per salvare la risorsa ‘acqua’ nel nostro Paese. Roma, 21 marzo 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/1za6mv0ttqe6tij/AADCkPuFmpG_f2T6s3Yc7QS2a?dl=0.

Scarica QUI il nuovo report WWF :”L’ultima goccia. Crisi e soluzioni del prosciugamento climatico”https://www.dropbox.com/s/hsivr17le1e77qk/L%27ultima%20goccia.pdf?dl=0.

Carenza d’acqua, siccità, perdita di ghiacciai, crisi alimentare e produzione di energia a rischio: sono solo alcune delle conseguenze della crisi idrica provocata dagli impatti del cambiamento climatico. La sete del pianeta è una delle prove più tangibili e drammatiche della crisi climatica globale: tra acqua e clima c’è un legame inscindibile e pericoloso che va conosciuto e affrontato con urgenza. Si prevede che i futuri impatti dei cambiamenti climatici su vari settori dell’economia legati all’acqua ridurranno il prodotto interno lordo (PIL) globale, con perdite maggiori previste nei paesi a basso e medio reddito. I rischi di siccità e inondazioni e i danni sociali aumenteranno con l’aumentare del riscaldamento globale. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua (22 marzo) il WWF fotografa la situazione della crisi idrica negli ultimi anni nel suo ultimo report: “L’Ultima goccia. Crisi e soluzioni del prosciugamento climatico” indicando anche le priorità per risolvere il legame pericoloso e inscindibile tra acqua e clima. Il tema verrà ricordato anche in occasione di Earth Hour-Ora della Terra, l’evento globale del WWF che si terrà in tutto il mondo sabato 26 marzo.

I NUMERI DELLA CRISI IDRICA – Il cambiamento climatico antropogenico ha contribuito ad aumentare la probabilità e la gravità dell’impatto della siccità (specialmente siccità agricola e idrologica) in molte regioni. Circa 4 miliardi di persone, sui 7,8 miliardi di abitanti umani della Terra, sperimentano già una grave carenza d’acqua per almeno un mese all’anno. Tra il 1970 e il 2019, il 7% di tutti gli eventi catastrofici nel mondo sono stati legati alla siccità, ma hanno contribuito a ben il 34% delle morti legate ai disastri. Sempre più persone (circa 700 milioni) sperimentano periodi di siccità più lunghi rispetto al 1950. I rischi di siccità aumenteranno nel corso del XXI secolo in molte regioni, incrementando i rischi per l’intera economia. La popolazione globale esposta a siccità estrema ed eccezionale aumenterà dal 3% all’8% nel 21° secolo. I fenomeni estremi legati alla crisi climatica provocano anche situazioni improvvise di ‘eccesso’ d’acqua: tra il 1970 e il 2019, il 31% di tutte le perdite economiche hanno a che fare con le inondazioni.

FAME… D’ACQUAL’agricoltura è stata influenzata dai cambiamenti del ciclo idrologico. A livello globale, tra il 1983 e il 2009, circa tre quarti delle aree coltivate globali (~454 milioni di ettari) hanno subito perdite di rendimento indotte dalla siccità meteorologica, con perdite di produzione cumulative corrispondenti a 166 miliardi di dollari. Il susseguirsi sempre più frequente di crisi idriche, dovuto in parte ai cambiamenti climatici ma soprattutto alla cattiva e caotica gestione delle acque, evidenzia con sempre maggior urgenza la necessità di rivedere le modalità di uso, gestione e tutela del patrimonio idrico. Anche in aree storicamente ricche d’acqua come la Pianura padana si assiste sempre più frequentemente al problema della scarsità d’acqua. Non si tratta di un’emergenza nuova perché è almeno da 50 anni che si moltiplicano gli allarmi in Italia e nel mondo e risulta sempre più incomprensibile la difficoltà ad avviare una gestione sostenibile della risorsa come prevedono le direttive europee e i pressanti richiami ad avviare politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. In Europa almeno un terzo delle risorse idriche è destinato all’agricoltura, che incide sia sulla quantità che sulla qualità dell’acqua disponibile per altri usi. In Italia il settore agricolo assorbe il 60% dell’intera domanda di acqua del Paese, seguito dal settore industriale ed energetico con il 25% e dagli usi civili per il 15%. La scarsità di acqua nasce anche a monte: negli ultimi due decenni, il tasso globale di perdita di massa dei ghiacciai ha superato 0,5 metri di acqua equivalente per anno.

CRISI ENERGETICA – L’impatto della siccità si manifesta anche sull’attuale produzione globale termoelettrica e idroelettrica, con una riduzione dal 4 al 5% dei tassi di utilizzo delle installazioni durante gli anni di siccità rispetto ai valori medi a lungo termine dagli anni ’80. Tra i principali usi dell’acqua c’è la produzione di energia da idroelettrico, che genera una fetta cospicua di energia da fonti rinnovabili, ma che soffre e soffrirà sempre di più per l’estensione dei periodi di siccità. In Italia, la produzione è garantita da 4509 impianti (dato ufficiale Terna al 31/12/2020); in questi ultimi decenni c’è stato un notevole incremento di impianti, passando dai 2249 del 2009 al quasi raddoppio di questi ultimi anni. Tale aumento considerevole degli impianti è dovuto alla diffusione del cosiddetto mini-idroelettrico, favorito dagli incentivi per la loro installazione. Occorre fare di tutto per far convivere al meglio energia idroelettrica e salute ecologica dei fiumi, cessando di moltiplicare gli impianti in modo insostenibile e assicurando invece il recupero e la buona gestione degli impianti esistenti, con l’armonizzazione delle diverse esigenze dettata e controllata dalle Autorità di Bacino.

LE SOLUZIONI – L’obiettivo prioritario è quello di raggiungere emissioni nette di CO2 zero entro il 2050 per rispettare l’Accordo di Parigi sul clima. Oltre a una massiccia e rapida decarbonizzazione, vanno spinti i progetti ispirati alle soluzioni basate sulla natura (Nature Based Solutions, NBS) con la protezione, il ripristino e la gestione sostenibile dei serbatoi naturali di carbonio. Questo favorirebbe, ad esempio, la naturale ricarica delle falde in aree agricole o il drenaggio sostenibile in aree urbane o una diffusa rinaturazione degli ecosistemi d’acqua dolce che consenta anche il ripristino dei servizi ecosistemici e l’adattamento ai cambiamenti climatici. In questo senso il progetto di rinaturazione del Po, nato su proposta del WWF e ANEPLA e adottato dal Ministero della Transizione Ecologica che lo ha inserito nel PNRR, rappresenta il più grande progetto di riqualificazione ambientale e adattamento ai cambiamenti climatici in Italia sul quale sono stati investiti 357 milioni del recovery fund.  Un altro fattore essenziale per combattere la crisi idrica indicato dal WWF è la pianificazione a livello di bacino idrografico con il coordinamento di un soggetto unico, l’Autorità di bacino distrettuale, in grado di definire le priorità a scala di bacino. Queste Autorità sono state istituite ma poi marginalizzate con un ruolo subalterno alle Regioni che non garantiscono un’azione omogenea a livello di bacino. Infine, occorre rivedere il sistema di concessioni, assolutamente inadeguato per la situazione attuale, riassegnando le quote di derivazione per l’agricoltura, per l’idroelettrico e per tutti gli altri usi civili, industriali e ambientali (deflusso ecologico) in base a un bilancio idrico di bacino che garantisca un utilizzo sostenibile dell’acqua; per questo è anche necessario incentivare modalità virtuoso di risparmio e di miglior efficientamento della gestione dell’acqua.

RISPARMIO D’ACQUA FAI DA TE – È necessario aumentare la consapevolezza ad un uso sostenibile dell’acqua. Gli italiani ne consumano ancora troppa: sono fra i primi in Europa per il consumo medio quotidiano di acqua. Se pensiamo, infatti, che 50 litri sono il quantitativo minimo vitale giornaliero, certamente potremo ridurre gli attuali circa 230 litri medi al giorno pro capite, facendo più attenzione agli usi e agli sprechi. Le statistiche Istati ci dicono poi che la spesa mensile media delle famiglie italiane è di 14,68 euro per la fornitura di acqua nell’abitazione, e nonostante l’indiscussa qualità della nostra acqua potabile, ammonta ancora a circa 12 euro la spesa mensile per l’acquisto di acqua minerale.

Sulla pagina Ecotips gli eco consigli del WWF per sprecare meno acqua. 

Earth Hour 2022Sabato 26 marzo alle 20,30 torna Earth Hour, l’Ora della Terra, l’iniziativa globale del WWF che attraverso il gesto simbolico di spegnere le luci per un’ora, invita tutti a mobilitarsi per un futuro più sicuro, giusto e sostenibile. Saranno migliaia le piazze, i monumenti e i luoghi simbolo che si spegneranno nel mondo.

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TENERE CONTO PRONUNCIAMENTO REFERENDUM DEL 2011 E GARANTIRE L’ACQUA PUBBLICA – Roma, 21 febbraio 2022

In una recente audizione dinanzi alla Commissione  Industria del Senato, il WWF Italia ha chiesto lo stralcio dell’art. 6 del disegno di legge sulla concorrenza o, in subordine, una modifica sostanziale della lettera f) del comma 2 dell’art. 6 del provvedimento, nel rispetto del risultato referendario del 2011 quando gli italiani si opposero alle forzature sull’affidamento al mercato della gestione dei servizi locali di rilevanza economica, come il servizio idrico integrato, i trasporti pubblici e lo smaltimento dei rifiuti. Il WWF Italia propone di stralciare l’articolo 6 – che conferisce delega al Governo ad adottare un decreto legislativo di riordino della materia dei servizi pubblici locali – chiedendo di rinviare la trattazione di un tema tanto complesso ad un intervento legislativo che riparta dalla proposta di legge di iniziativa popolare che nel 2007 fu sottoscritta da 400.000 italiane e italiani (otto volte quanto richiesto dalla legge) e che peraltro è stata sempre ripresentata nelle varie legislature succedutesi (compresa l’attuale). Nello specifico il WWF Italia osserva che al comma 2 dell’articolo 6, nel quale si fissano i principi e i criteri direttivi sulla base dei quali i decreti legislativi devono essere adottati, alla lettera f), si stabilisce, in estrema sintesi, che gli enti locali debbano dare una motivazione anticipata e qualificata (…) che dia conto delle ragioni che sul piano economico, degli investimenti e della qualità dei costi dei servizi per gli utenti, giustifichino il mancato ricorso al mercato. In poche parole se un comune o un gruppo di comuni vogliono continuare a fornire l’acqua potabile, smaltire i rifiuti, gestire i trasporti pubblici e l’igiene urbana in house attraverso le proprie aziende dovranno spiegare alla Autorità Garante del Mercato perché vogliono ricorrere alla gestione pubblica, invece che affidarsi ai privati. In questo modo la concessione ai privati dei servizi pubblici diventerà la regola, mentre la gestione pubblica sarà l’eccezione. Viene così riproposta la logica sconfitta in occasione delle consultazioni referendarie del 12 e 13 giugno 2011 che portarono, tra l’altro, all’abrogazione dell’articolo 23-bis del decreto legge n. 112/2008, convertito con modificazione dalla legge n. 133/2008, sui servizi pubblici locali, a seguito del raggiungimento del quorum e ad una massiccia prevalenza degli elettori che ne chiesero l’abrogazione: al referendum parteciparono il 55% degli elettori e il 95% dei votanti votò per l’abrogazione. L’art. 6 contrasta con il pronunciamento degli italiani nel 2011 per cui va stralciato o, in subordine, va modificando obbligando i Comuni a motivare qualunque scelta intendano fare (gestione pubblica o affidamento al mercato). Il WWF ricorda in particolare la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 28 luglio 2010 (GA/10967) che dichiara “il diritto all’acqua un diritto umano universale e fondamentale”: questo diritto deve essere tutelato senza che ci siano penalizzazioni della gestione pubblica che privilegino un ricorso all’affidamento dei servizi pubblici locali ai privati non sempre giustificato e produttivo per la comunità.

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