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video di Extinction Rebellion Treviso

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Mercoledì 3 marzo è il World Wildlife Day, quest’anno dedicato alle foreste. Per ogni dollaro investito in rinaturazione si prevede un ritorno di almeno 9 dollari. Secondo il nuovo report della campagna ReNature Italy WWF “Valore Natura” le soluzioni basate sulla natura potrebbero avere un ruolo cruciale nella lotta alla crisi climatica, generare vantaggi economici e creare nuovi posti di lavoro. Roma, 2 marzo 2021

Cartella https://www.dropbox.com/sh/7n561kiu3alatlm/AABBU6JGZ7MsAfAyF55-0avRa?dl=0%20.

Link alla pagina web di campagna: http://bit.ly/RenatureItaly. Clicca QUI per scaricare il video, con e senza sottotitoli https://www.dropbox.com/sh/kg2y6xbuxi3w5r1/AADzDh6qFU6Nbs6IGlRUfH9Ia?dl=0.

Una diffusa azione di rinaturazione (ricostruzione e rigenerazione dei sistemi naturali che abbiamo distrutto) e la gestione sostenibile degli ecosistemi non solo rappresentano la giusta direzione per un mondo post-COVID, ma sono anche strumenti cruciali nella lotta alla crisi climatica, capaci di garantire notevoli vantaggi economici e creare nuove professionalità. A mostrarlo il nuovo report “Valore Natura”https://www.dropbox.com/s/1g6g3txtgzkx65l/ValoreNatura_WWFItalia.pdf?dl=0realizzato all’interno della campagna 

ReNature Italy – https://www.wwf.it/renature_italy/?utm_source=Web&utm_medium=HP&utm_campaign=RenatureItaly

e lanciato in vista del 3 marzo, Giornata Mondiale della Fauna Selvatica (World Wildlife Day) istituita dalle Nazioni Unite nel 2013 e quest’anno dedicata a foreste e mezzi di sostentamento per le persone e per il pianeta (“Forests and Livelihoods: Sustaining People and Planet”). In 50 anni a livello globale abbiamo assistito al declino, in media, del 68% delle popolazioni di vertebrati (Living Planet Report 2020); un territorio grande come 20 volte la superficie della Francia è stato completamente degradato (OECD 2019); in Europa, l’81% degli habitat tutelati dall’omonima Direttiva si trova in uno stato di conservazione inadeguato (EEA 2020). E purtroppo – come avverte l’OMS – continuare a danneggiare la biodiversità potrà avere conseguenze negative sulla nostra salute, ancora più significative di quelle che già stiamo vivendo. Ma premere il tasto Rewind e ricostruire quello che abbiamo perduto in parte è ancora possibile.I servizi essenziali garantiti da ecosistemi come foreste, praterie e zone umide includono la produzione di ossigeno e acqua potabile, la riduzione degli inquinanti in atmosfera, nelle acque e nei suoli, la disponibilità di materie prime naturali nonché medicinali e principi utili alla ricerca biomedica. Questi servizi hanno, poi, un ruolo centrale nella mitigazione del riscaldamento globale. Recenti ricerche dimostrano, infatti, come le cosiddette soluzioni basate sulla natura– tra cui il ripristino di foreste naturali, torbiere, mangrovieti e il recupero degli ecosistemi acquatici e marini- contribuirebbero a più di un terzo degli sforzi necessari per mitigare il cambiamento climatico entro il 2030 e abbatterebbero le emissioni di CO2 totali di oltre 10 miliardi di tonnellate l’anno, l’equivalente delle emissioni attuali combinate di Stati Uniti e Unione Europea. Un contenimento che equivarrebbe alla chiusura di più di 2800 centrali a carbone e che si affiancherebbe all’attuale servizio di assorbimento di carbonio fornito dagli ecosistemi intatti, che già assorbono più del 25% delle emissioni di gas serra provocate dall’uomo (TNC, 2020).Investire in rinaturazione significa anche generare vantaggi economici e sociali non indifferenti. Secondo l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione Economica Europea), ogni anno i sistemi naturali del Pianeta forniscono benefici al genere umano (servizi ecosistemici) valutabili tra i 125 e i 140mila miliardi di dollari -una volta e mezzo il prodotto interno lordo globale – e alcuni studi di Nature4Climate – (iniziativa sostenuta da una coalizione che include UNEP, UNDP e WWF) affermano che per ogni dollaro speso in rinaturazione si prevede un ritorno economico di almeno 9 dollari (che in alcuni casi può arrivare anche a 30). Rinaturando almeno 350 milioni di ettari di foreste entro il 2030 si potrebbe generare un beneficio economico netto pari a circa 170 miliardi di dollari l’anno (circa 140 miliardi di euro), considerando la protezione dei bacini idrici, l’incremento della produttività agricola, nonché i vantaggi in termini di mitigazione dei cambiamenti climatici grazie al sequestro di oltre 5 miliardi di tonnellate di CO2 l’anno. Solo negli Stati Uniti, la rinaturazione è un’industria da 9,5 miliardi di dollari che impiega 126.000 persone e genera indirettamente 15 miliardi di dollari e 95.000 ulteriori posti di lavoro. Nei Paesi in via di sviluppo, gli investimenti in restauro ambientale possono creare nuovi flussi di reddito, compreso l’utilizzo di legname raccolto in modo sostenibile e le entrate provenienti dal settore ecoturistico. Una ricerca sviluppata da The Global Commission On The Economy And Climate, poi, rileva che il ripristino del 12% dei terreni agricoli degradati potrebbe aumentare i redditi dei piccoli proprietari terrieri per un totale di 35-40 miliardi di dollari l’anno e sfamare oltre 200 milioni di persone ogni anno entro 15 anni. La campagna ReNature Italy del WWF, fra le numerose azioni, prevede interventi di rinaturazione nelle sue 100 Oasi e in particolare in un ampio tratto del fiume Po. Ripristinare i servizi ecosistemici garantiti da questo importante bacino, come la regolazione del ciclo idrologico, la depurazione delle acque e il trattamento di quelle reflue, il controllo dell’erosione, la formazione di corridoi ecologici, la fornitura di materiali come sabbia, ghiaia e argilla produrrebbe un valore economico contenuto in un range tra i 218 milioni e i 402 milioni di euro, senza contare i benefici per le attività turistiche e ricreative, il valore della biodiversità e il ruolo di corridoio ecologico del Po.

LE RICHIESTE DEL WWF ALL’EUROPA E ALL’ITALIA – In Europa, gli eventi atmosferici estremi causati dalla crisi climatica sono sempre più frequenti e generano una perdita economica di circa 12 miliardi di euro l’anno, ma l’attenzione alla transizione verde è testimoniata sia dall’Europan Green Deal sia dallo strumento Next Generation EU che permette di finanziare i Piani Nazionali per la Ripresa e la Resilienza. Implementare soluzioni basate sulla natura su scala più ampia contribuirebbe a raggiungere obiettivi del Green Deal, per questo il WWF chiede all’UE il ripristino di almeno il 15% delle aree sia terrestri sia marine, pari ad almeno 650.000 chilometri quadrati di terre emerse e almeno 1.000.000 di chilometri quadrati di superficie marina. All’interno di questo obiettivo, la Commissione deve anche impegnarsi a ripristinare il flusso libero su almeno 25.000 chilometri di fiumi mirando a restituire al 15% dei fiumi la loro continuità nel 2030, attraverso la rimozione delle barriere e il ripristino delle pianure alluvionali, e stabilire un obiettivo sulla rimozione di CO2 attraverso i serbatoi naturali del carbonio, come obiettivo separato da quello sulla riduzione delle emissioni dell’UE per il 2030. L’Italia deve dimostrarsi all’altezza della sfida a cominciare dalla revisione alla proposta di PNRR che, così come richiesto a livello europeo, dovrà prevedere che almeno il 37% delle risorse stanziate vadano ad azioni per il clima e la biodiversità; Il governo, inoltre, dovrà superare i limiti dell’attuale impostazione del PNRR che non individua né risorse, né strumenti dedicati specificatamente alla riqualificazione e resilienza del nostro patrimonio naturale, per tutelare e valorizzare la nostra biodiversità (tra le più ricche d’Europa). Abbiamo bisogno di un Grande Piano per riqualificare la natura d’Italia, per tutelare le aree di maggior pregio naturalistico del nostro Paese, favorire la resilienza degli ecosistemi e le connessioni ecologiche. Un Piano che consenta di fermare e invertire la curva della perdita di biodiversità terrestre e marina e introduca, nel contempo, elementi di sostenibilità e di qualità in settori importanti per il rilancio dell’Italia, quali quello turistico, forestale, agricolo e della pesca.

CASI EMBLEMATICI – Dalle paludi dell’Estonia alle foreste della Grecia esistono già alcuni esempi europei, dove attività di rinaturazione hanno portato una moltitudine di vantaggi per le comunità locali, la biodiversità e il clima. Grazie al progetto LIFE Mires Estonia sono stati selezionati 7640 ettari per il ripristino di zone umide gravemente alterate da bonifiche per scopi agricoli, per attività di silvicoltura e per l’estrazione della torba. Mentre il restauro forestale del monte Parnete in Grecia- colpito gravemente dagli incendi nel 2007- è avvenuto anche grazie alla mobilitazione di migliaia di persone e ha permesso di rigenerare 1374 ettari, e ha fatto tornare in vita questo scrigno di natura e simbolo per la comunità. Ma anche in Italia, progetti piccoli e grandi con il LIFE FORESTALL, nell’Oasi WWF di Valle Averto, nella Laguna di Venezia, stanno riportando alla vita habitat prioritari a beneficio della biodiversità e delle persone. 

Clicca QUI per approfondire su One Planet School

https://oneplanetschool.wwf.it/lezioni/ecologia-una-scienza-per-la-natura-e-luomo-roberto-danovaro?corso=87.

Report – https://www.dropbox.com/s/1g6g3txtgzkx65l/ValoreNatura_WWFItalia.pdf?dl=0.

Materiali – https://www.dropbox.com/sh/7n561kiu3alatlm/AABBU6JGZ7MsAfAyF55-0avRa?dl=0

sito Grave di Ciano

http://www.graveciano.com

Gli attuali impegni e piani di azione non sono in linea con le indicazioni della comunità scientifica. Roma, 26 febbraio 2021

Il segretariato della Convenzione sul Cambiamento climatico dell’ONU ha lanciato oggi il primo di due report volti ad analizzare il livello di ambizione nel ridurre le emissioni da parte dei Paesi parte dell’accordo di Parigi. Le conclusioni del NDC Synthesis Report mostrano che se da un lato i Paesi hanno incrementato i loro livelli di ambizione, in linea generale, questi sono ben lontani da ciò che la scienza raccomanda che venga fatto e, nel complesso, mantengono la traiettoria del riscaldamento globale ben al di sopra di +1,5° C, portando a devastanti impatti climatici. Secondo gli scienziati, le emissioni globali dovrebbero essere dimezzate entro il 2030 e annullate entro metà secolo, a livello globale. I Paesi devono presentare obiettivi e azioni nazionali sul clima (NDCs – Nationally Determined Contributions) rivisti e più ambiziosi nell’ambito dei loro piani di contrasto alla crisi climatica, con largo anticipo rispetto alla 26esima Conferenza delle Nazioni Unite per il Cambiamento Climatico (COP26), posticipata a novembre di quest’anno per via della pandemia da Covid-19. Il report rappresenta gli NDC ricevuti entro il 31 dicembre 2020. Per il WWF, Il report lanciato oggi è un’importante opportunità per riflettere sulla reale corrispondenza tra parole e azioni nell’affrontare la crisi climatica. Alla fine dello scorso anno erano stati comunicate solo 45 revisioni degli NDC, corrispondenti a circa il 30% delle emissioni di gas serra e al 40% dei Paesi firmatari dell’accordo di Parigi. Nonostante molti Paesi abbiano sperimentato devastanti e ripetuti impatti della crisi climatica, il loro livello di ambizione ancora non è sufficiente. “È ingiustificabile che in particolare i Paesi più ricchi al mondo, i quali rappresentano il 75% delle emissioni globali, non abbiano fatto la loro parte – afferma Manuel Pulgar-Vidal, leader del WWF Internazionale su Clima ed Energia -. I maggiori responsabili di emissioni, tra cui Cina, India e Stati Uniti, non hanno ancora presentato i loro piani nazionali. Abbiamo sentito alcuni segnali promettenti da Stati Uniti e Cina, ma la prova sarà il loro invio formale alle Nazioni Unite”. Paesi come la Norvegia e il Regno Unito, così come l’Unione Europea hanno incrementato la loro ambizione, ma potrebbero fare molto di più. I piani condivisi da Giappone, Corea del Sud, Russia, Nuova Zelanda, Svizzera, Australia, Messico e Brasile non mostrano un incremento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, addirittura quelli di Brasile e Messico potrebbero comportare emissioni aggiuntive. Pulgar-Vidal continua: “E’ necessario che tutti i Paesi presentino i loro piani nazionali molto in anticipo rispetto alla COP26 e che quei Paesi che hanno già presentato dei piani non sufficienti li rivedano. La COP26 dovrà essere un momento per celebrare e rafforzare l’ambizione che ci guida lungo il percorso per limitare il riscaldamento globale a 1,5° C”. “Siamo di fronte a un’emergenza planetaria. Le attività umane stanno destabilizzando il nostro clima e il sistema dell’approvvigionamento alimentare, e stanno distruggendo gli ecosistemi naturali da cui dipendiamo con una velocità maggiore di quella con cui gli stessi sono in grado di rigenerarsi- conclude Pulgar-Vidal-. Rischiamo sempre più di raggiungere l’irreversibile punto di non ritorno climatico, è imperativa un’azione politica ed economica sulle emissioni globali, come ci ricordano gli scienziati. Tutto questo comporterà uno sforzo senza precedenti, coordinato e urgente, da parte di tutti i Paesi per cambiare rotta e raggiungere le emissioni zero entro il 2050: il 2021 sarà un anno cruciale”. Quest’anno l’Italia potrà giocare un ruolo di primo piano nella “corsa all’ambizione”, con due importanti appuntamenti internazionali, da un lato le ministeriali e il summit dei leader G20 (che avrà luogo proprio nei due giorni precedenti l’inizio della COP di Glasgow) e dall’altro l’evento dei Giovani pe il clima e la pre-COP, due tappe importanti prima della conferenza in UK.

Sabato 27 febbraio è la Giornata Mondiale dell’Orso Polare. Alla fine dell’estate 2020 la seconda minore estensione del ghiaccio polare dagli anni ’70. Roma, 26 febbraio 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/b0erlqahte8a1g1/AABfPLB45kAKy1ibp3G7eKqXa?dl=0.

Se il riscaldamento globale continuasse con il trend attuale, nel 2035 il mare Artico potrebbe essere privo di ghiacci nei mesi estivi. Per l’orso polare, la cui sopravvivenza dipende dalla presenza di ghiaccio marino, sarebbe una condanna senza appello. Il ghiaccio artico è infatti parte integrante della vita di questo animale incredibile e maestoso, predatore dell’Artico a cui si dedica una Giornata Mondiale il 27 febbraio di ogni anno. Oggi nel mondo si stima la presenza di un numero di orsi polari che va dai 16.000 ai 31.000 individui, divisi in 19 popolazioni nelle regioni artiche di Europa, Asia e America. La contrazione del loro habitat sta rendendo la specie sempre più a rischio in tutto il mondo. Gli orsi polari trascorrono sul mare ghiacciato la maggior parte della vita (come indica il loro nome scientifico, Ursus maritimus), lo attraversano per percorrere lunghe distanze verso nuove aree e vanno a caccia di foche aspettando che la preda esca fuori dall’acqua. A volte, le femmine scavano nel ghiaccio marino per creare rifugi dove partorire. In Groenlandia e Norvegia, gli orsi polari sono classificati come specie vulnerabile, quindi a rischio estinzione. Il cambiamento climatico ha ridotto la distesa di ghiaccio marino che un tempo si estendeva dal Polo Nord alla Baia di Hudson meridionale. E proprio nell’area meridionale della Baia di Hudson, fra il 2011 e il 2016, è stato stimato un calo della popolazione di orsi polari pari al 17%, con la diminuzione del numero di individui da 943 a 780. Nel 2020, il ghiaccio polare ha raggiunto un nuovo record negativo: negli ultimi 50 anni, solo nel 2012 alla fine dell’estate era stata registrata un’estensione della banchisa polare minore di questa. Un evidente segnale che il riscaldamento globale è purtroppo sempre più forte, e che l’habitat dell’orso polare sta inesorabilmente scomparendo. I ricercatori hanno rilevato come nel novembre 2020, mese in cui il ghiaccio dovrebbe estendersi e irrobustirsi per permettere agli orsi polari di cacciare, si è assistito al fenomeno opposto: il ghiaccio della baia che si era appena formato si è frammentato a causa di temperature troppo alte. Le concentrazioni di ghiaccio marino sono diminuite del 13% ogni decennio dal 1979 a causa dell’aumento delle temperature globali. Le regioni artiche si sono riscaldate due volte più velocemente del resto del mondo, quindi il ghiaccio marino stagionale si forma più tardi in autunno e si rompe prima in primavera. La crisi climatica sta anche aumentando i conflitti tra le comunità locali e gli orsi, che non trovando più cibo e condizioni idonee per cacciare sulla banchisa ghiacciata, sempre più spesso sono costretti a muoversi sulla terraferma vicino ai centri abitati umani, alla ricerca di risorse di facile accesso per sopravvivere. Sono infatti sempre più numerosi gli avvistamenti di orsi in contesti antropizzati, così come le paure e i casi di incidenti e uccisioni di orsi che mostrano comportamenti pericolosi per le persone. Fino agli anni ’70 del secolo scorso, avvistare un orso polare a Churcill, nel Manitoba (Canada), sarebbe stato un evento eccezionale. Oggi, invece, sono sempre più numerosi i casi di avvistamento di orsi, spesso denutriti e in cerca di cibo vicino alla città. Per aiutare il WWF a portare avanti i progetti a tutela degli orsi polari, ognuno di noi può fare la sua piccola parte adottando simbolicamente un individuo della specie: clicca QUI – https://sostieni.wwf.it/adotta-un-orso-polare.html per aiutarci a salvare l’orso polare. Per approfondire la conoscenza di questa specie e di comprendere al meglio gli effetti del cambiamento climatico sulla sopravvivenza degli Orsi visita il portale del WWF One Planet School.

Ghiaccio e livello del marehttps://oneplanetschool.wwf.it/library/ghiaccio-e-livello-del-mare-ipcc.  

Oceano e criosferahttps://oneplanetschool.wwf.it/library/oceano-e-criosfera-in-un-clima-che-cambia.

Riscaldamento globale e Report IPCC

https://oneplanetschool.wwf.it/library/riscaldamento-globale-di-15%C2%B0c-ipcc-special-report.

Gli orsi nel mondohttps://oneplanetschool.wwf.it/library/gli-orsi-nel-mondo.

Clicca QUI per scaricare le foto di Stefano Pozzi: © Stefano Pozzi / IG @steffopolar (in cartellina le indicazioni per l’utilizzo) – https://www.dropbox.com/sh/omng8328z4f2ga9/AACaxBqvWkeD4dZZj518H5Pia?dl=0.

Il Coordinamento No Maxi Polo Casale sul Sile, Quarto d’Altino e Roncade , che vede coinvolti i circoli
Legambiente del trevigiano Piavenire e Treviso, Fridays for Future Treviso, XR, WWF, Italia Nostra, Salviamo il
Paesaggio, assieme a molte cittadine e cittadini della provincia di Treviso, indicono un’assemblea pubblica in
piazzale del pennone a Roncade per Sabato 27 Febbraio alle ore 15.00. Nel rispetto delle norme anti contagio,
è d’obbligo l’utilizzo della mascherina e il mantenimento del distanziamento fisico.
Un anno fa ci siamo riuniti a Casale sul Sile e Quarto d’Altino, ora anche a Roncade, Meolo e non solo, per
coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza su temi quali il consumo di suolo, il traffico e l’inquinamento
atmosferico, la precarizzazione del lavoro e lo svilimento del commercio locale, la necessità di regolamenti più
puntuali e leggi regionali meno blande, che non consentano il diffondersi di ulteriori interventi come questi lungo le
nostre strade e che minacciano la nostra salute.
Il recente annuncio della volontà di costruire un polo logistico a Roncade, in aggiunta a quello di Casale sul Sile,
non ci ha lasciati certo indifferenti.
Se ciò dovesse avvenire, il basso trevigiano diverrà feudo dei colossi della logistica. Il che avrà ripercussioni
pesanti sul prossimo futuro, in un territorio in cui consumo di suolo e inquinamento atmosferico sono tra i più elevati
d’Europa. A chi è ipnotizzato dalle promesse di posti di lavoro, vale la pena ricordare che in altri insediamenti simili,
a Rovigo, Vigonza, Piacenza, molti altri in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, quei posti sono in larga parte
dequalificati, precari e a rischio di sfruttamento dei lavoratori.
Allora scelte così importanti non vanno lasciate alla libera iniziativa di privati e singole amministrazioni ma vanno
pianificate dalla regione. A questa chiediamo, nel pianificate tali opere, di tener conto della grave situazione
ambientale io n cui si trova il Veneto, specie le province di Treviso e Venezia.
Secondo uno studio pubblicato lo scorso gennaio, a Treviso si eviterebbero 85 morti l’anno se si rispettassero le
linee guida dell’OMS su suolo e aria ( Treviso – ISGlobal Ranking Of Cities ). 85 morti su 85mila abitanti, cioè uno su
mille: quasi quanto i morti per il Covid-19 che da un anno ci tiene chiusi in casa.
L’assemblea sarà un’occasione anche per capire quali generi di lavoro ci offre oggi la logistica: perché questo
settore opera a tenaglia sul lavoro: da un lato incrementa lo sfruttamento con il sistema delle cooperative di
subappalto, dall’altro la sua spinta all’innovazione tende a ridurre al minimo il numero degli occupati.
Siamo certi che il “modello Amazon” sia quello giusto? Sappiamo davvero cosa si nasconde dietro ai “click” che ci
isolano ancora di più nelle nostre case? Non sarebbe meglio, invece, investire in un commercio locale anche
elettronico ma rinnovato, senza dover dipendere da multinazionali che si arricchiscono lasciando poco o nulla nei
luoghi in cui si insediano? Perché questi gruppi riescono a insediarsi in paesi in cui la pressione fiscale è per loro
quasi inesistente, riuscendo a sottrarre al fisco miliardi di euro. Non lo diciamo noi, lo dice uno studio del Financial
Times.
Per tutti questi motivi, per la salute pubblica , per il futuro nostro e del nostro territorio , per un confronto democratico
e civile, vi aspettiamo, sabato a Roncade.
Link dell’evento con comunicato di indizione dell’assemblea:
ASSEMBLEA PUBBLICA: NO MAXI POLO A CASALE-QUARTO E RONCADE | Facebook
Per info:
nomaxipolo@gmail.com
Coordinamento No Maxi Polo Logistico di Casale sul Sile,Quarto d’Altino e Roncade
Comitato per la salvaguardia del territorio di Casale sul Sile e del Basso Trevigiano – No Maxi Polo logistico a Casale sul Sile

Decine di adesioni anche da personalità del mondo della cultura, dell’attivismo sociale e politico e dello spettacolo.

Oltre 40.000 persone hanno deciso di sottoscrivere l’appello “Quotazione in Borsa dell’acqua: NO grazie” lanciato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua a fine gennaio. Diverse decine sono anche le adesioni pervenute da parte di personalità del mondo della cultura, dell’attivismo sociale e politico e dello spettacolo di cui si riporta di seguito l’elenco completo. Un’attenzione molto rilevante che evidenzia come la quotazione dell’acqua in Borsa segni un prima e un dopo per il bene più prezioso della natura e venga percepita come una minaccia reale per tutta l’umanità e per la prosecuzione della vita stessa sulla Terra. Si manifesta così una consapevolezza diffusa rispetto ai rischi derivanti dal sottoporre anche l’acqua, come qualsiasi altra merce, alla speculazione finanziaria aprendo così a scenari che inevitabilmente porteranno all’emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese. Si apre una breccia che renderà possibile scommettere, attraverso lo strumento dei “future”, sul prezzo dell’acqua regolato in futuro dalla legge della domanda e dell’offerta. Da qui la deriva inquietante per cui si guadagnerà di più se l’acqua diventerà via via più scarsa. La diminuzione della disponibilità per l’uso umano, in conseguenza del surriscaldamento globale e dei relativi cambiamenti climatici, è oramai una certezza che la comunità scientifica internazionale ribadisce da anni. L’IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change, nel V Rapporto del 2014 segnalava che, per ogni incremento di 1°C della temperatura, un ulteriore 7% della popolazione mondiale vedrà ridursi del 20% la propria disponibilità di risorse idriche. Mentre nel Rapporto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile del 2020 l’ONU afferma che 785 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile sicura e 4,2 miliardi di persone non hanno ancora accesso in modo sicuro a servizi igienico-sanitari. Questa operazione speculativa rischia di rendere vana nei fatti la fondamentale risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU del 2010 sul diritto universale all’acqua che rappresenta un passaggio storico frutto di grandi mobilitazioni a livello globale per il riconoscimento del diritto all’accesso a questo bene. Alla luce dell’interesse suscitato da questo tema siamo a richiedere un incontro al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e alla Presidenza di Camera e Senato al fine di consegnare le firme raccolte, sottoporre le nostre riflessioni e richieste che guardano in primis ad una presa di posizione ufficiale del Governo e del Parlamento contro la quotazione dell’acqua in Borsa, all’adozione di ogni iniziativa utile e misura concreta, al riavvio della discussione della proposta di legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” (A. C. n. 52) fino alla sua approvazione. L’auspicio è che tali incontri possano svolgersi in occasione della prossima Giornata Mondiale dell’Acqua, in programma il 22 Marzo, che sarà incentrata sul tema fondamentale della valorizzazione dell’acqua.
25 febbraio 2021 – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

APPELLOAdesioni di personalità del mondo della cultura, dell’attivismo sociale e politico e dello spettacolo…
Dacia Maraini (Scrittrice), Nando Dalla Chiesa (Sociologo antimafia), Padre Alex Zanotelli (Missionario), Emilio Molinari (Ambientalista), Don Virginio Colmegna (Casa della Carità), Luciana Castellina (Personalità politica), Gino Strada (Medico), Moni Ovadia (uomo di teatro e cittadino europeo), Mimmo LucanoGuido Viale (Economista ecologista), Marco Caldiroli (Presidente Medicina Democratica), Gianni Tamino (Docente di biologia Università di Padova), Piero Basso (Costituzione Beni Comuni), Vittorio Agnoletto (Medico), Daniela Padoan (Pres. Associazione Laudato sì), Aldo Sachero (Medico), Giancarla Venturelli, Silvano Piccardi (Attore e regista), Michele Papagna (ACEA ODV), Lella Costa (Attrice), Carlo Freccero, Veronica Dini (Avvocato e Presidente dell’Associazione Generazioni Future Milano – Movimento per i Beni Comuni), Ugo Mattei (Presidente della Società Cooperativa di mutuo soccorso intergenerazionale – Generazioni Future), Emma Zuffellato, Lidia Ravera (Scrittrice e giornalista), Bruno Gambarotta (Scrittore e giornalista), Eugenio Finardi (Cantautore), Vauro Senesi (Disegnatore), Maurizio Pallante (Saggista teorico della decrescita), Michele Serra (Giornalista), Alessandro Barbero (Storico), Massimo Carlotto (Scrittore), Daniele Biacchessi (Giornalista e scrittore), Roberto Saviano (Scrittore e giornalista), Carlo Petrini (Presidente Slow Food Internazionale – Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo), Antonio Manzini (Attore, regista, scrittore), Armando Spataro (Già magistrato), Antonio Ricci (Autore televisivo), Dario Vergassola (Comico), Vito Mancuso (Teologo), Maurizio De Giovanni (Scrittore), Sabina Guzzanti (Attrice), Gene Gnocchi (Comico), Alberto “Bebo” Storti (Attore), Marco Revelli (Politologo), Dori Ghezzi (Cantante), Tomaso Montanari (Storico dell’arte), Alessandro Bergonzoni (Comico), Ascanio Celestini (Attore), Beppino EnglaroPaolo Rumiz (Scrittore), Gherardo Colombo (Già magistrato), Marco Paolini (Attore), Alberto Fortis (Cantautore), Gianni Farinetti (Scrittore), Riccardo Petrella (Economista), Grazia Francescato (Già Presidente WWF Italia, Verdi italiani ed europei), Roberto Romizi (Medico e Presidente Nazionale ISDE), Agostino Di Ciaula (Medico e Presidente Comitato Scientifico ISDE e Presidente ISDE Europa)…

Al seguente link è possibile seguire gli aggiornamenti delle adesioni.

(https://www.acquabenecomune.org/notizie/nazionali/4024-appello-contro-la-quotazione-in-borsa-dell-acqua)

Fino al 140% l’aumento di specie pregiate come il tonno rosso: è uno degli effetti 30×30 indicato dal nuovo studio WWF. Roma, 25 febbraio 2021 Cartella –

https://www.dropbox.com/sh/wd2wferz9egtwzg/AABXSmddtgb3AOEc9J6D0gkaa?dl=0.

Gli stock ittici del Mediterraneo, inclusi quelli di grande valore commerciale di nasello e cernia, potrebbero rigenerarsi se il 30% del mare venisse protetto efficacemente [1]. Considerando che ad oggi, solo il 9,68% del Mar Mediterraneo è indicato come ‘protetto’ e che solo l’1,27% è effettivamente tutelato, c’è ancora molto lavoro da fare. Il nuovo report del WWF “30 per 30: Possibili scenari per rigenerare la biodiversità e gli stock ittici nel Mediterraneo” indica gli scenari per l’attività di conservazione nel Mar Mediterraneo, analizzando i benefici che l’interruzione della pesca insostenibile e della pesca illegale, e di altre attività dannose in aree selezionate, porterebbe alla biodiversità marina e alle popolazioni ittiche. Lo studio è stato condotto in collaborazione con i ricercatori del CNRS-CRIOBE Francese, l’Ecopath International Initiative e l’ICM-CSIC Spagnolo. L’analisi scientifica [2] ha evidenziato che nei prossimi anni, se la pesca insostenibile e le altre attività industriali proseguiranno agli stessi livelli di oggi, gli stock ittici nel Mediterraneo continueranno a diminuire [3]. In contrasto a questo trend, il report conferma che la protezione efficace di specifiche aree, fino a raggiungere il 30% del Mar Mediterraneo, unita alla gestione sostenibile delle attività economiche nella restante parte del bacino [4], garantirebbe l’aumento di questi stessi stock ittici commerciali e una ripresa significativa dell’intero ecosistema marino. I risultati dello studio, inoltre, mostrano che le catture degli sparidi (come saraghi, dentici, etc) potrebbero aumentare del 4-20% e quelle dei grandi pesci demersali (che vivono sui fondali) di interesse commerciale (ad esempio il nasello) fino al 5%. Nel Mediterraneo Occidentale, per cui sono disponibili più dati scientifici, l’analisi mostra aumenti potenziali degni di nota: la biomassa di predatori come gli squali potrebbe aumentare fino al 45%, mentre la biomassa di specie commerciali come le cernie potrebbe aumentare del 50% e il nasello potrebbe perfino raddoppiare la sua biomassa. Anche il tonno rosso, la popolazione più iconica e commercialmente importante del Mediterraneo, potrebbe potenzialmente rigenerare la sua biomassa fino a un aumento record del 140%. Marina Gomei, del WWF Mediterranean Marine Initiative, ha dichiarato: “Oggi abbiamo la prova scientifica che la protezione di aree chiave del Mediterraneo è un modo efficace per ricostituire gli stock ittici più importanti e fermare la drammatica perdita di specie e habitat che sta minacciando il nostro mare. Queste aree marine hanno un enorme potenziale per sostenere il settore della pesca e le economie locali, già ampiamente colpite dalla pandemia da COVID19, e aumentare la nostra resilienza contro il cambiamento climatico. Il prossimo decennio deve vedere il Mar Mediterraneo di nuovo al centro delle agende ecologiche ed economiche dei nostri governi se vogliamo assicurare un futuro per il quasi mezzo miliardo di persone che vivono nella regione”. A fine 2021, ci si aspetta che i leader mondiali adottino un nuovo Piano Globale post-2020 per la Biodiversità per fermare e invertire la perdita di Natura. Più di 50 Paesi, inclusa l’Italia, hanno già chiesto un impegno per proteggere il 30% del Pianeta entro il 2030. Questo impegno dovrebbe poi essere applicato dai Paesi Mediterranei nel Piano regionale per la biodiversità da adottare a dicembre alla 22° Conferenza delle Parti della Convenzione di Barcellona. A tal fine, il WWF chiede [5] a tutti i governi Mediterranei di sviluppare tempestivamente dei piani di azione regionali e nazionali più ambiziosi per fornire una protezione adeguata al Mar Mediterraneo.

ITALIA AL CENTRO DELLA STRATEGIA DI TUTELAL’Italia in particolare è una delle nazioni con la maggiore responsabilità per il raggiungimento degli obiettivi al 2030 nel Mediterraneo, poiché le sue coste sono lambite da 3 delle 6 aree che, se protette, si prevede forniscano i maggiori benefici di conservazione: Mediterraneo nord-occidentale, Canale di Sicilia e Mare Adriatico. Nel nostro Paese però molto deve essere ancora fatto: secondo l’analisi condotta nel 2019 da WWF infatti, soltanto l’1,67 % delle aree marine a vario titolo protette italiane, incluse AMP e siti Natura2000, sono gestite in modo efficace attraverso piani di gestione implementati (Gomei et al.2019).

I 4 PASSI FONDAMENTALI – Quattro sono le azioni che il nostro Paese deve necessariamente compiere entro il Super Year se intende mantenere gli impegni presi al 2030. Il WWF chiede, infatti, che l’Italia dimostri l’impegno preso al 2030  con 4 azioni concrete  immediate, volte in primo luogo ad aumentare l’efficacia di gestione delle aree marine protette esistenti (6):  1) identificazione , tramite Direttiva ministeriale, di obbiettivi SMART (Specifici, Misurabili, Realizzabili, Rilevanti, Temporizzabili) per tutte le AMP, da definire con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e di ISPRA o enti di ricerca analoghi, per aumentarne l’efficacia nella conservazione degli ecosistemi marini 2)  identificazioni di obbiettivi SMART per tutti i siti Natura 2000, da parte degli enti preposti alla loro gestione, per aumentarne l’efficacia nella conservazione degli ecosistemi marini e per contribuire al raggiungimento del Buono Stato Ambientale 3) eliminazione delle attività illegali, ancora troppo diffuse nelle AMP e nei siti Natura 2000 4)  formalizzazione a livello nazionale di sistemi locali di cogestione per condividere la responsabilità dell’identificazione e gestione delle aree protette e delle risorse naturali tra i diversi portatori di interesse, compresi i pescatori artigianali, valorizzando la piccola pesca come opportunità di presidio e gestione.

Note: [1] Il WWF e altre Parti stanno chiedendo un network efficace di Aree Marine Protette (AMP) e di altre misure efficaci per la conservazione basate sulla protezione dello spazio marino (Other Effective area based Conservation Measures, OECMs) per conservare il 30% del Mar Mediterraneo entro il 2030. La differenza tra aree protette e OECM è che se l’obiettivo primario delle aree protette è la conservazione, le OECM forniscono un’efficace conservazione della biodiversità in situ indipendentemente dai propri obiettivi (IUCN-WCPA, 2019). Per esempio, la chiusura alla pesca commerciale in una determinata area, stabilita attraverso un piano di gestione a lungo termine, e l’ottenimento di risultati positivi per la biodiversità possono essere classificati come una OECM, contribuendo sia ai target della Convenzione della Diversità Biologica che ai Goal per lo Sviluppo Sostenibile.

[2] La descrizione della metodologia usata per sviluppare gli scenari è fornita nel report completo.

[3] Il 75% degli stock ittici studiati nel Mediterraneo sono sovrasfruttati e le temperature stanno aumentando del 20% più velocemente della media globale. La pandemia da COVID19, con la riduzione delle attività dovuta ai lockdown e alla diminuzione della domanda di pesce a causa della chiusura di mercati locali di pesce e ristoranti, ha colpito gravemente il settore della pesca a livello globale e nel Mediterraneo (vedi la nostra mappa regionale degli effetti del COVID19). Il WWF ha calcolato che, se protette efficacemente, le risorse marine del Mar Mediterraneo potrebbero fornire un patrimonio stimato di 450 miliardi di dollari all’anno.

[4] Le aree del Mediterraneo che si prevede forniscano i maggiori benefici di conservazione sono: Mare di Alboran, Mediterraneo nord-occidentale, Canale di Sicilia, Mare Adriatico, Fossa ellenica, Mar Egeo e Mar Levantino.

[5] Il WWF chiede ai Paesi del Mediterraneo di:

Espandere la copertura delle AMP e delle OECM fino al 30% del Mar Mediterraneo.

Proteggere gli hotspot di biodiversità marina per aumentare le future catture della pesca nelle aree sovrasfruttate del Mar Mediterraneo e assicurare il pescato e la sussistenza delle generazioni future.

Lavorare con altri settori per l’istituzione di OECM. I passi verso le OECM dovrebbero includere l’istituzione di nuove: aree no-take gestite localmente, zone di restrizione della pesca, corridoi ecologici, e divieti di pesca a strascico estesi al mare profondo e alle coste.

Integrare il network di AMP e OECM all’interno di una più ampia gestione marina integrata e basata sugli ecosistemi al fine di gestire in modo sostenibile tutte le attività nel Mediterraneo.

Aumentare urgentemente il livello di protezione di AMP e OECM presenti e future, combinando aree integralmente e altamente protette che permettano la rigenerazione degli ecosistemi e forniscano maggiori benefici.

Assicurarsi che tutte le AMP e OECM siano gestite efficacemente, tramite zonazione, piani di gestione e risorse sufficienti per la loro l’implementazione e il monitoraggio.

Impiegare strumenti finanziari adeguati ed equi al fine di promuovere la trasformazione dallo status quo verso una conservazione efficace e una blue economy sostenibile. I Paesi a basso reddito necessitano di supporti finanziari per la ricerca, per la pianificazione spaziale marina e per l’implementazione di misure di conservazione.

Coinvolgere gli stakeholder locali in tutte le fasi relative alla creazione e alla gestione di AMP e OECM tramite la cogestione e i processi partecipativi. I pescatori e le comunità locali devono essere coinvolti nelle decisioni che interessano i loro diritti e la loro sussistenza e devono condividere la responsabilità della gestione delle loro risorse.

Immagini – https://www.dropbox.com/sh/qqs7qgbpvcp321z/AADO5RFByYbXqgjHSjD62gNGa?dl=0.

Report – https://www.dropbox.com/sh/suxw5e4ncbfz6mi/AAAi2wFGJpr2CLyHO1HC3CNaa?dl=0.

Infografica – https://www.dropbox.com/sh/1o045nn0askkee8/AADdHVkGV-mCGhOn-KugnHE8a?dl=0.