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I ministri del Consiglio Ambiente dell’UE oggi hanno votato per indebolire la legge europea sulla deforestazione, nonostante i cittadini, gli scienziati e le aziende chiedessero prodotti privi di distruzione della natura sul mercato europeo. Roma, 28 giugno 2022

I ministri dell’Environmental Council oggi hanno votato per indebolire la legge europea sulla deforestazione, nonostante i cittadini, gli scienziati e le aziende chiedessero prodotti privi di distruzione della natura sul mercato dell’UE. “La posizione negoziata del Consiglio ha tanti buchi quanti quelli di un formaggio svizzero, ma purtroppo non ha un sapore altrettanto buono. Una legge efficace non dovrebbe offrire scappatoie alle aziende per poterla aggirare, deve includere altri ecosistemi minacciati oltre le foreste e deve affrontare il degrado di tutte le foreste, non solo quelle di un tipo specifico come quelle tropicali. Solo così potrà sostenere un reale cambiamento sul campo”, afferma Anke Schulmeister – Oldenhove, responsabile delle politiche forestali presso l’Ufficio politiche europee del WWF. La proposta della Commissione europea pubblicata lo scorso novembre conteneva elementi forti, che hanno portato un raggio di speranza per la natura e le persone di tutto il mondo. La proposta prevede che i prodotti che entrano nel mercato dell’Ue siano esenti da deforestazione e degrado forestale. Erano previste anche misure forti per far rispettare la legislazione in tutta l’Ue, tra cui un numero minimo di controlli e multe che devono essere proporzionali al danno ambientale causato e al suo valore, e un quadro più chiaro per gli Stati membri sulle modalità di esecuzione di verifiche e controlli. Naturalmente erano rimaste alcune lacune, segnalate dal movimento #Together4Forests, come l’esclusione di altri ecosistemi dall’ambito di applicazione della normativa, ma la nuova legge era sulla strada giusta per realizzare un vero cambiamento. Tuttavia, dopo il voto di oggi, non sembra più così. Gli Stati membri hanno deciso di eliminare molti elementi chiave della legge. Hanno diluito la definizione di “degrado forestale” in modo da ostacolarla più che aiutarla. Inoltre, una scappatoia esistente nella proposta della Commissione europea, che permetteva alle aziende che si riforniscono da Paesi “a basso rischio” di non effettuare una valutazione del rischio, è stata ampliata eliminando un numero minimo di controlli per questi prodotti. Inoltre, il Consiglio non ha incluso altri ecosistemi oltre alle foreste, sebbene anch’essi siano minacciati, lasciando aperta un’altra falla. Tutti questi elementi combinati nella futura legge europea sulla deforestazione la fanno sembrare sempre più inefficace. “Con questa posizione, i governi nazionali stanno svuotando la legge europea sulla deforestazione, lasciando numerose scappatoie. Questo va contro le richieste di 1,2 milioni di cittadini, dell’industria e degli scienziati per una legge che tenga fuori dal mercato dell’Ue la distruzione della natura. Inoltre, mina l’impegno dell’Ue a fermare la deforestazione e tradisce la natura e le persone colpite da questa distruzione ogni giorno”, aggiunge Anke Schulmeister – Oldenhove. La palla passa ora al Parlamento europeo. Nelle prossime votazioni sulla legge, gli eurodeputati dovranno dare una risposta forte alla posizione del Consiglio, se vogliono essere all’altezza del livello stabilito nella loro proposta di legge per il 2020. Ecco i tre principali punti deboli della legge europea sulla deforestazione che gli eurodeputati devono affrontare nelle prossime discussioni…

Definizioni deboli. Nella definizione attuale, il “degrado forestale” si riferisce solo alla conversione di foreste primarie (cioè vecchie, non toccate dall’attività umana) in piantagione e altri terreni boschivi. Ma le foreste vengono distrutte anche in una serie di altri modi che portano alla perdita di biodiversità o che riducono la loro capacità di combattere il cambiamento climatico.

Solo foreste. Non includendo altri ecosistemi, si ignora la massiccia minaccia cui questi sono già sottoposti a causa dei consumi dell’Ue. Questo probabilmente sposterà la pressione della deforestazione dalle foreste ad altri luoghi unici, come le savane e le torbiere.

Mancanza di condizioni di parità. Sostenendo regole semplificate per le aziende che si riforniscono da Paesi “a basso rischio”, senza un livello minimo di controlli, gli Stati membri stanno creando scappatoie che possono essere facilmente superate. Una massiccia riduzione dei controlli (dal 5% all’1% per i prodotti provenienti da paesi a rischio “normale/standard” e dal 10% al 5% per i prodotti provenienti da regioni ad “alto rischio” di deforestazione) spalancherà la porta ai prodotti legati alla deforestazione per entrare nel mercato dell’UE.

L’Europa è uno dei maggiori responsabili della deforestazione globale, seconda solo alla Cina. L’Ue è responsabile del 16% della deforestazione tropicale legata al commercio internazionale attraverso l’importazione di prodotti come carne bovina, soia, olio di palma, gomma, legname, cacao e caffè e i loro derivati. È tempo di cambiare questa situazione, ma questa posizione dell’Environmetal Council non lo sta facendo. Attraverso un nuovo strumento del WWF ora attivo alla pagina #Together4Forests del WWF Italia, dobbiamo chiedere al più presto ai nostri europarlamentari di cambiare rotta e di difendere le foreste durante i prossimi negoziati su questa nuova legge.

Pescatori artigianali, i primi difensori del Mare nostrum e della sua economia. La campagna  #GenerAzione Mare e gli eventi estivi del WWF a sostegno di una piccola pesca impegnata verso la sostenibilità e del suo ruolo in Italia e Mediterraneo. Roma, 28 giugno 2022

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/p6zxy55dh295v0c/AAA_LbrqjzmRcE0szgu-uPQYa?dl=0.

La tradizione e la cultura delle regioni mediterranee non possono prescindere dal ruolo dei pescatori artigianali. Figure che hanno accompagnato la storia delle nostre comunità costiere e del Mediterraneo nei secoli, oggi hanno un ruolo ancora più importante perché nessuno come loro può porsi tra tradizione e innovazione, tra opportunità economica e salvaguardia ambientale di uno dei mari più in crisi del Pianeta. Nel Mar Mediterraneo oggi ben il 75% degli stock ittici monitorati è sovrasfruttato, ossia pescato più velocemente delle proprie capacità di rigenerarsi. Oggi, nell’Anno Internazionale della Pesca Artigianale e dell’Acquacoltura dichiarato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il WWF punta i riflettori sulla piccola pesca costiera, uno dei temi più importanti all’interno della campagna GenerAzione Mare a cui si aggancia il progetto Food4Future per la tutela del Pianeta a partire dalla nostra tavola. Il WWF con queste iniziative vuole mettere in evidenza il potenziale che ha questo settore per sviluppare un’Economia Blu più sostenibile in tutto il Mediterraneo e nel mondo. Per il WWF coinvolgere le comunità costiere di pescatori artigianali è la chiave per garantire una migliore gestione delle risorse marine, trovando un equilibrio tra lo sfruttamento delle risorse naturali e la loro conservazione. Con il progetto Pescare Oggi per Domani, sviluppato in questi ultimi 4 anni, il WWF ha promosso un approccio di cogestione che valorizza il ruolo e il contributo dei pescatori artigianali, degli enti di ricerca, delle Aree Marine Protette e delle autorità locali: solo attraverso la collaborazione tra tutti si possono identificare soluzioni condivise per una pesca locale più sostenibile a livello ecologico e socio-economico. In vista della 35esima sessione del Comitato Pesca (Committee of Fisheries) della FAO, che si terrà a Roma a settembre e che affronterà a lungo il tema centrale della piccola pesca, il WWF ha organizzato una piccola roadmap di eventi locali che accompagneranno il mondo della piccola pesca costiera verso questo momento di rilievo globale. Eventi che avranno luogo proprio in quelle località e con le stesse comunità di pescatori artigianali che sono state coinvolte nel progetto. Ad iniziare con il 2 luglio a Porto Cesareo (Lecce) dove verranno proposte degustazioni di prodotti a base di zerro (Spicara smaris), una specie cosiddetta “povera”, pescata dai pescatori artigianali di Porto Cesareo e per la quale si sta creando un nuovo mercato grazie alla collaborazione con l’azienda MareVivo e di tutto il tavolo di cogestione della piccola pesca dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo, costituito nel 2019. Lo zerro si ritrasforma in una preziosa risorsa sia per migliorare le condizioni socioeconomiche dei pescatori artigianali, sia per allentare la pressione di pesca su altre specie fin troppo sfruttate. Una vera esperienza che combinerà il piacere del gusto a cultura e consapevolezza. Fino ad arrivare ad inizio settembre, quando il WWF Italia e il tavolo di cogestione della piccola pesca del Golfo di Patti si uniranno al Milazzo Gourmet, per accrescere la consapevolezza alimentare della comunità riguardo l’importanza di scegliere prodotti ittici locali, legali e tracciabili, pescati da pescatori artigianali impegnati in un percorso verso la sostenibilità. Qui verrà presentata e una nuova app che mette in contatto diretto pescatori e consumatori in un mercato sostenibile virtuale, dove la tecnologia permette di aumentare la trasparenza e la tracciabilità dei propri prodotti.  In questo percorso i consumatori sono essi stessi punto di riferimento centrale in quanto responsabili, con le loro abitudini di acquisto, di un mercato più sostenibile dei prodotti ittici.

I NUMERI DELLA PESCA ARTIGIANALE

Nel Mediterraneo e nel Mar Nero le attività di piccola pesca costiera, che coinvolgono piccole imbarcazioni con un ridotto livello di catture al giorno, rappresentano l’83% delle flotte totali: circa 127mila addetti. Si tratta di attività di origine familiare e attorno a questo settore si sostengono intere comunità e paesi. La cultura della pesca è una parte fondamentale della tradizione del Mediterraneo. La piccola pesca costiera è un vettore intergenerazionale di conoscenza e di buone pratiche, e se ben gestita può avere un impatto relativamente ridotto sull’ambiente. Garantisce quella stagionalità che oggi i consumatori cominciano a richiedere e che il mercato della grande distribuzione non rispetta, presentando in ogni momento dell’anno prodotti importati e togliendo valore ai nostri prodotti locali. “Riteniamo che questo sia il modo più efficace per ripristinare gli stock ittici, proteggere la biodiversità marina e garantire migliori mezzi di sussistenza per i pescatori del Mediterraneo e le loro famiglie – afferma Giulia Prato, responsabile Mare del WWF Italia -. I pescatori artigianali che accolgono la cogestione hanno la possibilità di collaborare con scienziati e autorità locali per identificare misure adeguate alle realtà locali e co-gestire le risorse marine da cui dipende la loro attività. Questi anni di intensa collaborazione hanno permesso ai pescatori artigianali di accedere più facilmente ai fondi dell’UE, fondamentali per investire in misure che aumentino la sostenibilità ecologica e socio-economica delle loro attività, di avvicinarsi ai consumatori e migliorare il proprio accesso al mercato, imparando a diversificare, valorizzare e commercializzare meglio il proprio pescato, ma anche di promuovere la multifunzionalità della piccola pesca tramite attività come il pescaturismo o l’ittiturismo.” Attraverso queste iniziative il WWF sta di fatto supportando l’implementazione in Italia del Regional Plan of Action on Small Scale Fisheries FAO-GFCM (RPOA-SSF), un impegno politico e un vero e proprio piano d’azione per garantire un futuro sostenibile alla piccola pesca, siglato dai Paesi mediterranei nel 2018 e che deve essere implementato entro il 2028. “Per implementare pienamente il RPOA-SSF in Italia c’è ancora molto da fare: dalla raccolta dati sugli stock ittici costieri, all’inclusione e il riconoscimento del ruolo dei giovani e delle donne nel settore della piccola pesca, dal miglioramento delle condizioni di lavoro dei pescatori artigianali, alla sostenibilità ambientale, climatica e socio-economica delle attività di piccola pesca: ci auguriamo che il governo metta in campo tutte le azioni necessarie, prima tra le quali la formalizzazione della cogestione quale strumento gestionale chiave per garantire attività di pesca più sostenibili a livello nazionale” conclude Giulia Prato.

I NOSTRI SISTEMI ALIMENTARI DETERMINANO IL 70% DELLA PERDITA DI BIODIVERSITA’. A Nairobi i negoziati delle Nazioni Unite sulla biodiversità volgono al termine. Roma, 27 giugno 2022

I negoziati delle Nazioni Unite sulla biodiversità volgono al termine e il WWF esprime profonda preoccupazione per la mancanza di ambizione e di leadership mostrata dai governi nel dare priorità alla perdita della natura. Secondo il WWF i negoziati sono tenuti in ostaggio da un piccolo gruppo di Paesi che si concentrano sull’indebolimento del processo e sulla riduzione delle ambizioni. Lo scopo dei negoziati di questa settimana a Nairobi era quello di raggiungere un consenso sull’accordo per la definizione di un’ambiziosa strategia globale per la biodiversità post-2020, nell’ambito della COP15, ora prevista per il 5-17 dicembre a Montreal. I governi a Nairobi hanno purtroppo compiuto progressi assai limitati lasciando appesa a un filo la possibilità di assicurarsi un accordo globale, trasformativo e in grado di affrontare l’accelerazione della crisi della natura mondiale. “Di fronte alla catastrofica perdita della natura e alle tragiche conseguenze che ciò sta avendo sull’umanità” dichiara Marco Lambertini, Direttore Generale del WWF Internazionale, “i governi hanno messo a repentaglio tutto il lavoro fatto finora e rimandato tutte le decisioni cruciali alla COP15. Lo stesso è accaduto a marzo ai negoziati di Ginevra, e se vogliamo che la COP di Montreal abbia successo, è essenziale che i leader diano veramente priorità ai negoziati. Se vogliamo avere qualche possibilità di sopravvivere ai drastici cambiamenti ambientali che le attività umane stanno determinando a livello globale, la natura da cui dipendiamo deve rimanere produttivo e resiliente, per mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici, aumentare la sicurezza alimentare e ridurre la nostra vulnerabilità alle pandemie.” “Se intendiamo veramente risolvere le enormi differenze su questioni chiave nei negoziati, tra cui il livello generale di ambizione per tutti gli obiettivi, è necessaria una maggiore volontà politica. Allo stesso tempo, abbiamo bisogno di leader per contrastare l’influenza di un piccolo numero di paesi, il Brasile in primis, che stanno attivamente lavorando per minare i colloqui. I capi di Stato che hanno firmato la Leaders’ Pledge for Nature, che li impegna ad invertire la curva di perdita di biodiversità entro il 2030, devono ora portare avanti l’ambizione di garantire un accordo nature-positive a Montreal. La prospettiva di un fallimento alla COP15 è incredibilmente reale”. Il WWF accoglie con favore il forte sostegno nel round di negoziati di Nairobi per l’obiettivo di arrestare e invertire la perdita di biodiversità entro il 2030, ma avverte che è un obiettivo comunque insufficiente. 

Chiudere il decennio con più natura di quanta ne avessimo all’inizio è essenziale per garantire un futuro sostenibile sia per le persone che per il pianeta. Una mission chiara e nature-positive è fondamentale per dare la giusta direziona all’intero quadro e garantire inoltre che l’obiettivo di 1.5C dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici rimanga effettivamente raggiungibile. Il WWF resta preoccupato per la scarsa volontà di affrontare i fattori che causano la perdita di biodiversità, in particolare i nostri sistemi alimentari. I nostri sistemi alimentari determinano il 70% della perdita di biodiversità terrestre*: una transizione verso un’agricoltura sostenibile è essenziale per garantire sicurezza alimentare e resilienza a lungo termine. Nonostante i faticosi progressi, il WWF accoglie con favore il forte sostegno per un obiettivo sull’uguaglianza di genere nel quadro globale per la biodiversità, nonché l’ampio sostegno per il riconoscimento dei diritti e dei ruoli delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Per evitare di ripetere il fallimento degli obiettivi di Aichi, tuttavia, l’accordo finale deve includere un forte meccanismo di attuazione che consenta ai Paesi di rivedere i progressi rispetto agli obiettivi e rafforzare l’azione nel tempo. I negoziati di Nairobi hanno avuto per protagonisti l’indebolimento del testo sull’allineamento dei flussi finanziari che sostengono la natura e il fallimento dei Paesi nel raggiungere un compromesso per colmare il divario nel finanziamento alla biodiversità. Il WWF rimane convinto che la parte finanziaria sia il punto cruciale dei negoziati e che un aumento delle risorse finanziarie, da tutte le fonti, sia essenziale per l’attuazione del quadro globale per la biodiversità. 

I cittadini dell’Unione Europea non condividono il piano dell’UE di classificare le centrali a gas fossile e nucleari come sostenibili dal punto di vista ambientale. Roma, 27 giugno 2022

Un nuovo sondaggio mostra che solo il 29% dei cittadini pensa che l’Unione Europea dovrebbe classificare l’energia nucleare come sostenibile dal punto di vista ambientale. Per quanto riguarda il gas fossile, solo il 35% ritiene che l’UE dovrebbe assegnare a questa fonte energetica un’etichetta verde. (1) Plebiscitario invece il sì all’energia solare (92%) e a quella eolica (88%). In particolare, in Italia, solo il 26% degli intervistati ritiene che l’energia nucleare dovrebbe essere classificata come energia ambientalmente sostenibile dall’Unione Europea, mentre il 96% dei cittadini è d’accordo che l’etichetta verde sia assegnata all’energia solare e il 91% pensa altrettanto per l’eolico. Solo   il 38% degli intervistati pensa che l’Unione Europea dovrebbe ritenere il gas fossile una fonte sostenibile. Questo sondaggio commissionato dal WWF rileva che la maggioranza dei cittadini europei non ritiene accettabile che il gas fossile e l’energia nucleare siano definiti “verdi”. “Non c’è assolutamente alcun consenso pubblico per il piano della Commissione di considerare come ’sostenibili’ il gas fossile e gli impianti nucleari. Ciò che i cittadini considerano ‘verdi’ sono l’energia solare ed eolica, non i combustibili sporchi e obsoleti.  Chiediamo agli eurodeputati di ascoltare il loro elettorato e di bloccare questa proposta”, ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia. “Ovviamente questo non entra nel merito di finanziamenti di tipo diverso, ma gli investitori che vogliono supportare la transizione devono poterlo fare senza venire ingannati. Oltretutto l’Italia non trarrebbe alcun vantaggio dall’approvazione della proposta che include le energie sporche”. Il sondaggio mostra anche come la guerra in Ucraina abbia influenzato le opinioni dei cittadini sulla transizione energetica: il 60% ha affermato che la guerra in Ucraina dovrebbe spingere l’Unione Europea ad accelerare i suoi piani per ridurre l’uso dei combustibili fossili. Nella prima settimana di luglio, la plenaria del Parlamento potrebbe lasciar passare la proposta della Commissione UE di classificare l’energia nucleare e il gas fossile come “sostenibili” – oppure bloccare la proposta e seguire l’indicazione già assunta in seduta congiunta dalle Commissioni Economia e Ambiente dello stesso Europarlamentoil 14 giugno scorso. Più precisamente, l’UE sta per approvare un elenco di investimenti “verdi” come parte della sua nuova guida agli investimenti, la Tassonomia UE. Di conseguenza, c’è il forte rischio che miliardi di euro siano dirottati dall’eolico, dal solare e da altre tecnologie verdi verso il gas fossile e l’energia nucleare, di fatto rallentando ancora la transizione e con essa la sicurezza e l’indipendenza energetica. Se gli eurodeputati non respingeranno l’Atto sulla tassonomia verde, questa diventerà legge dell’UE.  (1) Il sondaggio è stato condotto da Savanta ComRes. Hanno risposto al sondaggio 8125 cittadini di 8 Paesi europei (Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, Romania, Paesi Bassi e Bulgaria).

MOFFE 2022

Il “Pacchetto Natura” presentato il 22 giugno dalla Commissione UE rende vincolanti per gli Stati membri gli obiettivi delle Strategie “Farm to fork” e “Biodiversità 2030”. Per la Coalizione #CambiamoAgricoltura le proposte della Commissione UE vanno sostenute e difese dal Governo italiano ed attuate senza ambiguità, iniziando con la redazione di un Piano Strategico Nazionale della PAC coerente. Roma, 24 giugno 2022

La Coalizione #CambiamoAgricoltura esprime soddisfazione per la proposta di legge sul ripristino della natura e per la proposta di Regolamento UE pesticidi presentate dalla Commissione UE il 22 giugno scorso. Si tratta di due proposte normative di grande importanza e valore perché rendono finalmente vincolanti per gli Stati membri del’Unione Europea alcuni degli obiettivi delle Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030” e segnano un primo passo verso la transizione agroecologica dell’agricoltura europea. In particolare la Coalizione #CambiamoAgricoltura sottolinea, per quanto concerne la normativa sull’utilizzo dei pesticidi, il passaggio chiave da Direttiva a Regolamento. Questa differenza rende il testo e i target in esso contenuti vincolanti per gli Stati Membri. “Per questo l’obbligo della riduzione del 50% dell’uso e del rischio di tutti i pesticidi e la riduzione del 50% dei principi attivi più pericolosi entro il 2030 è particolarmente importante” sottolineano le Associazioni della Coalizione”. Anche la proposta di legge comunitaria sul ripristino della natura avrà ricadute sul paesaggio agricolo europeo. Il testo presentato dalla Commissione UE prevede, infatti, all’articolo 9 il “ripristino degli ecosistemi agricoli” con l’impegno degli Stati membri a mettere in atto le misure di ripristino necessarie per migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli, nonché all’articolo 8 l’impegno degli Stati Membri ad arrestare e invertire il declino degli impollinatori entro il 2030. Gli Stati membri dovranno garantire una tendenza all’aumento a livello nazionale di alcuni importanti indicatori negli ecosistemi agricoli come l’indice delle farfalle dei prati, lo stock di carbonio organico nei suoli coltivati e la quota di terreno agricolo con caratteristiche paesaggistiche ad alta diversità. La proposta di legge della Commissione esplicita che le norme ambientali della nuova PAC, in particolare la BCAA 8 della condizionalità che prevede la destinazione del 4% delle aree agricole a seminativi per la tutela della biodiversità, saranno uno strumento fondamentale per l’attuazione di questa nuova normativa europea per il ripristino della natura. Ed è proprio su queste norme che le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura lanciano il primo campanello d’allarme sulla tenuta degli obiettivi delle proposte della Commissione durante l’iter di approvazione che vedrà il passaggio in Parlamento e Consiglio Europeo. Infatti, proprio la scorsa settimana, il Commissario Europeo all’agricoltura, sostenuto da 16 stati membri, tra cui l’Italia, ha proposto una deroga proprio a questa norma della condizionalità anche per 2023. “Le proposte della Commissione, oltre ai tanti lati positivi, presentano ancora delle lacune da sanare!”, affermano le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura. Prima tra queste il metodo di calcolo previsto dal Regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari che lascia troppi margini di discrezionalità nella valutazione della riduzione effettiva dell’uso dei pesticidi, nonché le numerose possibilità di deroghe ancora offerte agli Stati Membri. “Si apre ora il percorso più arduo” dichiarano le Associazioni “le potenti lobby agricole, con il pretesto della guerra in Ucraina, hanno cercato di fermare queste proposte fino all’ultimo giorno e continueranno ad ostacolarne il futuro iter legislativo”, che dopo la presentazione congiunta si dividerà in due percorsi paralleli.

La Coalizione #CambiamoAgricoltura auspica, al contrario, che il voto del Parlamento europeo e la discussione nel Consiglio UE, non solo possano confermare quanto proposto dalla Commissione ma possano rafforzare queste due importanti normative europee eliminando le debolezze e incongruenze. Le Associazioni chiedono che il Governo italiano si faccia garante delle due proposte della Commissione, senza ambiguità, e che si impegni per una loro rapida definitiva approvazione ed attuazione coerente a livello nazionale. Impegno che deve riflettersi fin da subito sui processi decisionali in atto ad iniziare dal necessario adeguamento del Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022, che il Ministro Patuanelli si è impegnato a presentare alla Commissione UE entro il mese di luglio, con modifiche sostanziali al fine di rendere il documento di programmazione della nuova PAC funzionale all’attuazione di queste nuove normative europee. Ad iniziare dall’introduzione di un eco-schema sul mantenimento delle aree per la biodiversità il paesaggio, nonché la revisione della posizione favorevole del nostro Governo al rinvio dell’attuazione delle norme ambientali della nuova PAC. Allo stesso tempo si sollecitano i tre Ministeri (MIPAAF, MITE e Salute) competenti nella redazione del Piano di Azione Nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, scaduto in Italia dal febbraio 2019, a riprendere l’iter per l’adozione di un documento aggiornato con gli impegni vincolanti stabiliti dal Regolamento UE pesticidi proposto dalla Commissione UE, per il quale non esistono oggi più alibi per un ulteriore rinvio. “Ci aspettiamo un segnale di attenzione da parte del Ministro Patuanelli ad iniziare da quanto ci dirà nella prevista riunione del tavolo “politico” con alcuni Presidenti delle Associazioni ambientaliste e dell’agricoltura biologica del prossimo 5 luglio. L’agricoltura Italiana ha tutte le potenzialità per compiere un cambio di rotta verso il modello agroecologico e non possiamo perdere questa occasione” concludono le Associazioni della Coalizione #CambiamoAgricoltura. 

CambiamoAgricoltura è una coalizione nata nel 2017 per chiedere una riforma della PAC che tuteli tutti gli agricoltori, I cittadini e l’ambiente. Aderiscono alla Coalizione oltre 90 sigle della società civile ed è coordinata da un gruppo di lavoro che comprende le maggiori associazioni del mondo ambientalista, consumerista e del biologico italiane che aderiscono ad organizzazioni europee (Associazione Consumatori ACU, AIDA, AIAB, AIAPP, Associazione Italiana Biodinamica, CIWF Italia Onlus, FederBio, ISDE Medici per l’Ambiente, Legambiente, Lipu, Pro Natura, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia e WWF Italia). E’ inoltre supportata dal prezioso contributo di Fondazione Cariplo.