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OZZY, OLLY E OLAF OGGI SONO STATI INANELLATI E MUNITI DI GPS. I NOMI SCELTI CON UN SONDAGGIO TRA I BAMBINE I BAMBINI DEI PANDA CLUB – Roma, 18 giugno 2018

Cartella con foto dei piccoli di falco pescatore di Orbetello

https://www.dropbox.com/sh/q6n0mhf7v7o6877/AACkAcFfWj04D0sQOu5mLQnAa?dl=0.

Qui foto del nido e dei genitori dei piccoli

https://www.dropbox.com/sh/cjrfwxubajw7k2y/AACJrpLZOa7sbYwu3w4VQQvYa?dl=0.

Dalla Natura continuano ad arrivare buone notizie. I tre piccoli di falco pescatore nati nell’Oasi del WWF di Orbetello nei primi giorni di maggio sono stati oggi oggetto di un’operazione importante quanto delicata. Sono stati, infatti, sottoposti a controlli medici oltre che all’operazione di inanellamento (una vera e propria carta d’identità) e all’applicazione di un trasmettitore GPS che permetterà di seguirne gli spostamenti. L’operazione è stata condotta dal personale dell’Oasi di Orbetello insieme ai ricercatori dell’Ispra e agli esperti del progetto Falco pescatore, tra cui Giampiero Sammuri, che è stato l’ideatore del progetto Falco pescatore nel Parco regionale della Maremma e oggi è presidente di Federparchi. Il progetto “Osprey”, partito nel 2006, che ha consentito la ricostituzione di una popolazione nidificante di questa specie in Italia, ha registrato le prime nidificazioni italiane nel parco regionale della Maremma nel 2011. I tre piccoli falchi pescatore si chiamano OzzyOlly e Olaf: i nomi sono stati scelti, attraverso un sondaggio, dalle bambine e dai bambini dei Panda Club, i circoli nelle scuole del WWF. “Siamo tutti felicissimi” ha dichiarato la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che non riesce a trattenere la gioia per la riuscita di un progetto che inserisce le oasi toscane del WWF tra i siti di nidificazione in Italia per il falco pescatore. “Con le operazioni di oggi saremo in grado di monitorare con precisione Ozzy, Olly e Olaf. Non solo potremo conoscere e studiare in modo approfondito i loro spostamenti e i loro comportamenti ma sarà possibile anche stabilire con precisione eventuali attacchi da parte dei bracconieri: il falco pescatore, infatti, è una specie in grande difficoltà nel Mediterraneo e che in Italia fino a pochi anni fa era praticamente scomparsa”. Continua la leader dell’Associazione del Panda che aggiunge: “Proprio per far conoscere questa specie abbiamo deciso di coinvolgere i bambini nella scelta dei nomi con l’obiettivo di far crescere la curiosità nel mondo della scuola non solo sui falchi pescatori ma anche su tutti gli altri uccelli e gli altri animali migratori, che sono spesso oggetto di bracconaggio”. “Quello di quest’anno è solo il primo passo dell’impegno del WWF per il falco pescatore – conclude Donatella Bianchi –. Per l’anno prossimo stiamo lavorando con i capofila del progetto e la Regione Toscana per attrezzare i nidi con alcune camera trap in modo da riuscire a seguire in tempo reale, all’interno del centro visita dell’Oasi WWF, le fasi di nidificazione e i primi momenti di vita”.

Qui un breve racconto dedicato da Elisabetta Dami, scrittrice autrice di libri per ragazzi, consigliere del Consiglio Nazionale del WWF italiana, nota per essere la creatrice del personaggio Geronimo Stilton dedicato al falco pescatore in occasione della nascita di Ozzy, Olly e Olaf. http://www.wwf.it/news/notizie/?40381/La-felicit-e-unala-nel-vento

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a Pederobba

Finalmente a distanza di qualche mese dall’autorizzazione della Provincia concessa al Cementificio Rossi cementiera di Pederobba di utilizzare quale combustibile le plastiche, verrà presentata l’indagine epidemiologica dell’ULSS 2 effettuata dopo che l’Amministrazione Comunale di Pederobba ha abortito l’indagine modello caso-controllo del Prof. Crosignani. Sarà interessante comprendere i dati che saranno esposti e soprattutto se sono state valutate correlazioni con la fonte emissiva del cementificio. Auspichiamo una presenza di tutta la Cittadinanza dei 10 Comuni e oltre interessati dalle emissioni.

proiezione

CARTELLA MULTIMEDIALE CON LE FOTO DELLA MOSTRA CON I RIFIUTI DELLE SPIAGGE

https://www.dropbox.com/sh/1qupg08pwv45r5d/AACt4Iu4ClG-igl7ZTH0qBiMa?dl=0

Questa mattina i volontari del WWF hanno allestito nel centro di Pescara la mostra “Il mare del futuro?”, una esposizione del tutto particolare frutto della raccolta simbolica di materiale spiaggiato lungo il litorale abruzzese. L’iniziativa, che ha il patrocinio della Regione Abruzzo Settore Ambiente e del Comune di Pescara, è all’interno delle azioni del progetto #GenerAzioneMare che il WWF Italia ha lanciato lo scorso anno per la difesa delle coste e dei mari italiani. “L’Italia è al centro del Mar Mediterraneo, un mare piccolo rispetto agli Oceani, appena l’1% dei mari del mondo, ricco di biodiversità, ma con un’impronta umana insostenibile per l’inquinamento da plastica: nel bacino del Mediterraneo si concentra infatti il 7% della microplastica globale”. Ha dichiarato all’apertura della mostra di Pescara il vicepresidente del WWF Italia Dante Caserta, che ha aggiunto: “Il Mare nostrum si sta trasformando in un mare di plastica e l’impatto sulle specie marine e sulla salute umana è enorme come abbiamo testimoniato nel nuovo report “Mediterraneo in trappola: salvare il mare dalla plastica” lanciato dal WWF Italia nelle scorse settimane. Non possiamo permettere che il Mediterraneo soffochi nella plastica: i danni che stiamo facendo al mare si stanno ripercuotendo su noi stessi”. In Europa viene prodotto ogni anno un enorme quantitativo di rifiuti plastici: ben 27 milioni di tonnellate di cui solo un terzo è riciclato! La metà di quelli prodotti in Italia, Francia e Spagna finisce ancora in discarica mentre una percentuale consistente è abbandonata nell’ambiente. Il risultato è che centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti invadono il Mar Mediterraneo alterando pericolosamente gli equilibri ecosistemici e la biodiversità marina. Lungo le coste mediterranee vivono 150 milioni di persone che producono tra i maggiori quantitativi di rifiuti solidi urbani procapite al mondo (208/760 kg/anno). E con la stagione turistica si genera un aumento del 40% dell’inquinamento da plastica. I rifiuti plastici sono trasportati dai grandi fiumi come il Nilo, l’Ebro, il Rodano, il Po che sfociano in mare dopo aver attraversato aree densamente popolate. La plastica rappresenta oggi il 95% dei rifiuti in mare aperto, sui fondali e sulle spiagge del Mediterraneo e proviene in ordine da Turchia, Spagna, Italia, Egitto e Francia. Tra le radici profonde dell’inquinamento da plastica ci sono ritardi e lacune nella gestione dei rifiuti nella gran parte dei Paesi del Mediterraneo. Le microplastiche, frammenti più piccoli e insidiosi, raggiungono nel Mar Mediterraneo concentrazioni record di 1,25 milioni di frammenti per chilometro quadrato, quasi 4 volte superiori a quelle registrate nell’Isola di plastica dell’Oceano Pacifico settentrionale. Questi frammenti piccolissimi, presenti anche in moltissimi detergenti, entrano nella catena alimentare minacciando così un gran numero di specie animali e mettendo a rischio anche la salute umana.

Le macroplastiche invece feriscono, strangolano e causano spesso la morte di animali come tartarughe e uccelli marini: un grave pericolo per le 134 specie tra pesci, uccelli, tartarughe e mammiferi marini che vivono nel Mar Mediterraneo. Nello stomaco di tutte le specie di tartarughe presenti nel bacino si ritrova la plastica con il caso limite di un individuo in cui sono stati trovati ben 150 diversi frammenti! La plastica galleggiante, inoltre, è una vera e propria spugna che assorbe i contaminanti marini, come pesticidi e ftalati, che poi rilascia nello stomaco degli organismi che la ingeriscono. Ogni singolo frammento di plastica può essere colonizzato da alghe, microrganismi e batteri, anche pericolosi come i vibrioni, tanto da creare un vero e proprio nuovo ecosistema chiamato plastisfera: il 78% di questi contaminanti è tossico, persistente e si accumula nei tessuti animali. Tanti i cittadini che hanno che si sono fermati in piazza Primo Maggio per firmare la petizione #NoPlasticSpecies “Salviamo gli oceani dalla plastica” con la quale il WWF chiede al Governo e al Parlamento di rafforzare l’impegno dell’Italia per la riduzione della produzione e del consumo di plastiche. L’iniziativa di Pescara si inserisce nel Tour ‘Spiagge plastic-free’ del WWF Italia, per liberare le spiagge italiane dalla plastica, che continuerà fino alla fine di giugno. Per iscriversi basta scegliere la spiaggia sulla Mappa e inviare la propria adesione, tutto sul sito wwf.it/plasticfree. Ai primi 10 iscritti per ciascun evento organizzato dal WWF verrà consegnato il kit volontari (berretto, pettorina, volantini con le soluzioni possibili per ridurre la plastica nella vita quotidiana. Roma, 16 giugno 2018

ALLARME DEL WWF: SALVIAMOLE, ANCHE DALLA PLASTICA. Col progetto ACTION TURTLE TEAM lanciata oggi una campagna di donazione per sostenere concretamente le ‘staffette’ di pronto intervento.

www.wwf.it/actionturtleteamRoma, 15 giugno 2018 – Qui la cartella multimediale con FOTO E VIDEOhttps://www.dropbox.com/sh/nnajj63g0dlpyhe/AACU_1LCB2WBta8_FaxhtQpXa?dl=0.

Sos tartaruga: non solo reti e ami, eliche e spiagge invase dal cemento: la plastica è un altro nemico che soffoca le tartarughe marine e per salvare gli animali in difficoltà recuperati dal mare e destinati ai Centri di recupero ogni minuto è prezioso. Uno studio* eseguito su oltre 560 tartarughe marine Caretta caretta che vivono nel Mediterraneo centrale ha mostrato la presenza di frammenti e resti di plastica nell’80% degli animali. Alcuni esemplari avevano ingerito fino a 170 frammenti. La presenza di plastica sulle spiagge può compromettere anche le nidificazioni: la sabbia in cui mamma tartaruga depone le sue uova, in presenza di frammenti di plastica non mantiene la stessa umidità e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e la schiusa. L’ultimo report del WWF “Mediterraneo in trappola” ha evidenziato come il Mare Nostrum sia un bacino, semichiuso e piccolo, con le più elevate concentrazioni 7%, di microplastica presente negli oceani del pianeta. Il WWF ha anche lanciato in Italia una Petizione con 4 richieste per liberare l’ambiente dall’invasione della plastica: wwf.it/noplasticspecies. La plastica in mare si aggiunge ad altri rischi per le tartarughe: resta infatti alta anche l’allerta per la pesca accidentale e l’impatto con le imbarcazioni, oltre all’invasione di cemento sui lidi sabbiosi e il cambiamento climatico. La mortalità per queste specie nel Mediterraneo è stimata intorno ai 40.000 individui, un dato che segnala l’urgenza di salvaguardia per questi animali che ogni 16 giugno vengono festeggiati con una Giornata Mondiale in onore di Archie Carr, grande studioso di tartarughe nato appunto in questa data.

LE STAFFETTE DI ‘SOCCORSO TARTARUGHE’. Una volta trovato un esemplare in difficoltà fondamentali sono il tempo e le modalità di recupero con cui agiscono le staffette di salvataggio del WWF e dei partners con cui collabora. Grazie alle decine di volontari, pescatori ‘alleati’, veterinari, esperti e anche semplici cittadini vengono recuperate circa 900 esemplari di tartaruga marina all’anno nei 7 Centri di recupero, alcuni dei quali gestiti anche dal WWF: La rete dei Centri WWF comprende quello dell’Oasi di Policoro, il Centro di Molfetta, quello di Lampedusa e le collaborazioni con il Centro dell’Area marina protetta di Torre Guaceto, dell’Area marina Protetta delle Egadi (Favignana) , a Capo Rizzuto e Rovigo..  Il Team di pronto intervento messo in campo dal WWF ha però costante bisogno di aiuto: per questo è stata lanciata oggi una Campagna di donazione regolare per il progetto ACTION TURTLE TEAM sul sito wwf.it/actionturtleteam: ogni donazione non sarà ‘simbolica’ ma aiuterà concretamente a mantenere reattiva tutta la ‘filiera’ di salvataggio: dai mezzi di trasporto al carburante necessario per trasferire gli esemplari in difficoltà, dalle vasche da trasporto a quelle di degenza, compresi chili di sale per rendere compatibile la loro acqua, dal cibo per le tartarughe (piccoli pesci) agli strumenti per le operazioni veterinarie e poi apparecchi di radiologia per controllare lo stato di salute degli animali. Per garantire il massimo benessere di ogni animale la spesa per ciascun esemplare ricoverato è in media 20 euro al giorno, che si traduce in 5-6000 euro all’anno. “Abbiamo invaso il Pianeta Blu con gli scarti dei nostri ‘stili di vita’ rendendo la vita di cetacei, tartarughe marine e altri animali sempre più difficile. Il minimo che possiamo fare è non solo cambiare le nostre abitudini, ma anche prenderci cura e restituire la libertà agli animali intrappolati, impigliati negli ami o nelle reti, soffocati e malati per colpa della nostra insostenibilità”, dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: “È fondamentale l’aiuto di tutti per proteggere queste specie che abitano il mare prima ancora dell’Homo sapiens perché il futuro dei mari dipende anche dal buono stato di salute degli esseri viventi che lo popolano”. La tutela delle tartarughe marine non si ferma qui: il WWF è già pronto per la stagione delle nidificazioni che hanno già preso il via (quelle segnalate ovviamente) con il primo nido deposto il 2 giugno accanto in un tratto di spiaggia di Siculiana, accanto all’Oasi WWF di Torre Salsa, in Sicilia. Per il monitoraggio costante del nido è stata anche attivata una webcam: la schiusa dovrebbe avvenire tra la fine di luglio e agosto. Il secondo è stato segnalato il 9 giugno da un volontario WWF in un’area molto ‘settentrionale’ per la specie, Rimigliano, lungo la costa livornese. Il monitoraggio messo in campo dal WWF questa estate coprirà i lidi di 7 regioni: Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglia, Toscana, Veneto, e Friuli con centinaia di attivisti. Il monitoraggio quest’anno prevede anche la sorveglianza di eventuali tracce persino con i droni, grazie al progetto Euroturtles in Sicilia, Basilicata e Puglia. Lo scorso anno 152 volontari WWF hanno percorso a piedi tra i 1500 e i 2000 km di spiagge, in circa 1700 km di monitoraggio, hanno trascorso sui nidi complessivamente più di 1000 ore in attesa delle schiuse, e hanno accompagnato verso il mare circa 364 piccoli di tartaruga Caretta caretta.

*Biases and best approaches for assessing debris ingestion in sea turtles, with a case study in the Mediterranean” – P. Casale, D. Freggi, V. Paduano, M. Oliviero – Marine Pollution Bulletin 2016.

 

APPRODA IN ABRUZZO LA CAMPAGNA WWF “PLASTIC FREE” – Roma, 15 giugno 2018

La campagna “Plastic Free” lanciata dal WWF Italia per salvare il mare dalla plastica approda in Abruzzo. Domani sabato 16 giugno, dalle ore 10 a Pescara in piazza Primo Maggio, sarà possibile visitare la mostra “Il mare del futuro?”, una mostra del tutto particolare frutto della raccolta simbolica di materiale spiaggiato lungo il litorale abruzzese. L’iniziativa, che ha il patrocinio della Regione Abruzzo Settore Ambiente e del Comune di Pescara fa parte delle azioni del progetto #GenerAzioneMare che il WWF Italia ha lanciato per la difesa delle coste e dei mari italiani. “Le nostre spiagge sono invase da migliaia di tonnellate di rifiuti che non sono altro che quanto noi stessi buttiamo nelle nostre strade, nei fiumi o direttamente nel mare – dichiara Luciano Di Tizio, delegato del WWF Abruzzo -. Una quantità enorme di materiali che crea un disastro ecologico senza precedenti e rispetto al quale sono necessarie azioni straordinarie e urgenti”. Il problema dei rifiuti di plastica in mare è ormai una vera e propria piaga. Ogni anno finiscono negli oceani del nostro Pianeta tra i 10 e 20 milioni di tonnellate di plastica. L’Europa è il secondo produttore di plastica al mondo dopo la Cina e riversa in mare ogni anno tra le 150/500 mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70/130 mila tonnellate di microplastiche. Il Mediterraneo è classificato come la sesta zona di accumulo di rifiuti plastici al mondo: nel Mare Nostrum, che rappresenta solo l’1% delle acque mondiali, si concentra il 7% della microplastica globale. Nel corso della mattinata sarà possibile firmare la petizione #NoPlasticSpecies “Salviamo gli oceani dalla plastica” con la quale il WWF chiede al Governo e al Parlamento di rafforzare l’impegno dell’Italia per la riduzione della produzione e del consumo di plastiche. L’iniziativa di Pescara si inserisce nel Tour ‘Spiagge plastic-free’ del WWF Italia, per liberare le spiagge italiane dalla plastica, che continuerà fino alla fine di giugno. Per iscriversi basta scegliere la spiaggia sulla Mappa e inviare la propria adesione, tutto sul sito wwf.it/plasticfree. Ai primi 10 iscritti per ciascun evento organizzato dal WWF verrà consegnato il kit volontari (berretto, pettorina, volantini con le soluzioni possibili per ridurre la plastica nella vita quotidiana).