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A TORINO UN CENTINAIO DI VOLONTARI HANNO PULITO OLTRE  25MILA METRI QUADRI DI SPONDE DEL FIUME PO. TANTI ANCHE GLI EVENTI LOCALI. Nella Giornata Internazionale dei Fiumi gli eventi di Ri-Party-Amo, progetto nato dalla collaborazione fra WWF Italia, Intesa Sanpaolo e Jova Beach Party. Nuovo report Fiumi del WWF: circa l’80% di tutta la plastica presente negli oceani proviene dai fiumi. Solo il 43% dei corsi d’acqua italiani è in un “buono stato ecologico”. Oggi anche molti altri appuntamenti locali, che in tutta Italia hanno ripulito circa 250.000 mq di margini grazie alla collaborazione di più di 500 volontari. Roma, 25 settembre 2022

Link al report WWF “Fiumi, la minaccia arriva da insetticidi e plastica”https://www.dropbox.com/s/u9813pdemve2k7o/Report%20Stato%20dei%20Fiumi%20e%20focus%20plastica_v04.pdf?dl=0.  

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/myi5bck6dh8xp1n/AADi0bZzw9CJLsLFxBLPkhvZa?dl=0.

Link alla piattaforma For Funding di Intesa Sanpaolo

https://www.forfunding.intesasanpaolo.com/DonationPlatform-ISP/nav/organizzazione/WWF%20Italia.

Circa cento volontari si sono riuniti oggi (domenica 25 settembre), nella Giornata internazionale dei fiumi, in diversi appuntamenti dedicati alla pulizia di fiumi e laghi di Ri-Party-Amo, il progetto nazionale ambientale concreto e ambizioso nato dalla collaborazione tra WWF Italia, Intesa Sanpaolo e Jova Beach Party. Declinato in tre macroaree di intervento dedicate alla pulizia delle spiagge, fiumi e laghi, a progetti di ripristino naturale e ad attività di educazione, Ri-Party-Amo ha l’obiettivo di rendere i giovani, scuole, famiglie, aziende e intere comunità protagonisti della salvaguardia e del restauro della natura d’Italia. Nel concreto, il progetto prevede la pulizia di 20 milioni di metri quadri spiagge, laghi, fiumi e fondali; la realizzazione di 8 macro-azioni di ripristino degli habitat; l’organizzazione di 8 incontri nelle università italiane con workshop on field e un progetto didattico dedicato alle scuole primarie e secondarie, iniziative capaci di coinvolgere circa 100.000 studenti. La realizzazione di Ri-Party-Amo è possibile grazie alla grande campagna di raccolta fondi attiva su For Funding, la piattaforma di crowdfunding di Intesa Sanpaolo (ForFunding.it/Ripartyamo), con cui sono stati donati ad oggi più di 3 milioni di euro. Tra tutti coloro che avranno contribuito alla raccolta, 4.000 persone avranno la possibilità di partecipare a due esclusivi concerti che Jovanotti terrà all’Atlantico di Roma e all’Alcatraz di Milano, il 12 e il 14 novembre.

LE PULIZIE DI FIUMI E LAGHI – Nelle attività odierne, dedicate al primo filone “Puliamo l’Italia”, i circa cento volontari presenti hanno ripulito dai rifiuti circa 25mila metri quadri totali di sponde del fiume Po a Torino. Più di 120 sacchi di rifiuti raccolti per circa 7200 kg di spazzatura abbandonata nelle aree ripulite. Fra i rifiuti recuperati anche pneumatici, macerie, elettrodomestici, giocattoli a batteria, rottami e tantissima plastica. A Torino, l’attività di pulizia ha interessato le sponde del fiume Po all’interno dell’area del Parco del Meisino. La pulizia del fiume ha riguardato le sponde e le acque del fiume grazie alla collaborazione di volontari e alla partecipazione del gruppo Kajak “Orcokayak”. Il team di canoisti, nella zona di S. Mauro Torinese, ha esplorato il fiume in kajak portando dei volontari che hanno raccolto rifiuti dalle acque durante il percorso. L’attività è continuata con la pulizia dei margini andando a recuperare le microplastiche dai sedimenti. Le pulizie previste a Sirmione (BS) sulle sponde del lago di Garda e del fossato del Castello Scaligero e del fiume sul Delta del Po a Papozze (RO) in programma per oggi sono state posticipate ad altra data a causa delle previsioni meteo avverse. La giornata ha anche registrato numerosi eventi di pulizia locale che hanno raggiunto circa 250.000 mq di margini ripuliti, il tutto grazie alla collaborazione di più di 500 volontari presenti. Le pulizie sono state diffuse e hanno interessato in Abruzzo il Parco Fluviale del Vezzola, ad Aosta il Torrente Evancon, in Basilicata il Parco Fluviale Basento, la Foce del Fiume Sinni e Fiume Terra, in Emilia Romagna il Torrente Enza e il Torrente Conca, oltre che le scogliere di Misano Adriatico. In Lombardia le attività di pulizia si sono svolte alla Riserva Naturale Regionale Isola Boschina nella zona di Ostiglia, il Fiume Lambro nei pressi di S. Giuliano Milanese, a Limbiate sul Torrente Cisnara e a Lecco sull’Adda. A Trento l’attività si svolta sull’Adige e in Veneto sul Fiume Tesina. Le pulizie locali proseguiranno con un calendario continuativo. Il 2 ottobre saranno previsti ulteriori eventi locali che coinvolgeranno oltre 300 volontari con l’obiettivo di ripulire più di 150.000 mq di spiagge, fiumi e fondali. Saranno ripuliti, in Calabria il Parco Fluviale del Vergari nei perssi di Mesoraca e il Fiume Fullone a San Marco Argentano, in Campania il Fiume Sabato, il Sele e la spiaggia delle Torri di Federico II a Capua, in Friuli Venezia Giulia il Fiume Tagliamento, nel Lazio l’Area marina protetta Capovento, Riviera di Ulisse a Sperlonga, in Sardegna il Rio Santa Lucia e in Sicilia il Fiume Magazzolo, la Foce del Fiume Modione e il Fiume Ippari. Il WWF Italia ha coordinato le azioni diffondendo dati e informazioni scientifiche sul tema dell’inquinamento da plastica nei nostri mari, rendendo così le persone più consapevoli e attente sulle quantità, la composizione e le fonti dei rifiuti marini.

LINK Eventi Locali https://www.dropbox.com/s/yl11pt0ckjwypzs/Ri-Party-Amo_Eventi%20locali.pdf?dl=0.

I FIUMI E LE MINACCE – Ogni anno entrano nel Mediterraneo circa 230 mila tonnellate di rifiuti di plastica. Di queste, circa 30mila arrivano dai fiumi che, in molti casi, sono dei veri e propri affluenti di plastica. A raccontarlo il nuovo report WWF “Fiumi, la minaccia arriva da insetticidi e plastica”, pubblicato proprio oggi in occasione della Giornata internazionale di  fiumi. In Italia solo il 43% dei corsi d’acqua è in un “buono stato ecologico”, come richiesto nella Direttiva Quadro Acque (2000/60/CE). Nell’ultimo secolo, la costruzione di dighe e di traverse, il prelievo di sedimenti dai fiumi, le grandi derivazioni e più in generale gli interventi di artificializzazione in alveo e nelle aree attigue hanno profondamente modificato l’assetto dei corsi d’acqua. L’alveo dei fiumi si è inciso e abbassato da 3 a 5 metri, ristretto anche per più del 50%, e modificato nella stessa forma, passata ad esempio da una serie di canali intrecciati a un solo canale singolo, o da un canale sinuoso a uno rettilineo. Le conseguenze delle alterazioni del regime idrologico e del trasporto di sedimenti sono state altrettanto profonde. Le principali minacce alla “salute” dei fiumi sono gli interventi idraulici e i prelievi idrici, assieme all’inquinamento diffuso (per il 50% da fonte agro-zootecnica) e a quello puntuale (per il 27% da scarichi). Nelle nostre acque sono state trovate 299 sostanze inquinanti su 426 ricercate; insetticidi quelle più diffuse. ISPRA (2018) ha raccolto dati da indagini che hanno riguardato 4775 punti di campionamento e 16.962 campioni; nelle acque superficiali sono stati trovati pesticidi nel 77,3% dei 1.980 punti di monitoraggio, in quelle sotterranee nel 32,2% dei 2795 punti. Le sostanze più rinvenute sopra il limite sono gli erbicidi e i fungicidi. Inoltre la biodiversità dei fiumi è messa in crisi, oltre che da tutte le pressioni sopra elencate, anche dall’enorme diffusione di specie aliene di fauna e flora; tra queste ci sono il Siluro, un pesce che sul Po raggiunge i 2,7m, il gambero rosso della Louisiana, la nutria, la Zucchina americana e purtroppo molte altre specie. Ma c’è un’altra grave minaccia che è quella rappresentata dall’inquinamento da plastiche e, soprattutto, da microplastiche. Nel 2017 è stato presentato un rapporto che presentava analisi in tutto il mondo, sulla presenza di microparticelle di plastica nelle acque e nell’aria, che per le loro ridotte dimensioni entrano nelle catene alimentari. Le microparticelle sono prodotte col lavaggio degli indumenti sintetici, con l’usura di pneumatici, col deterioramento delle vernici, con il lavaggio di prodotti estetici, ma microplastiche si formano anche con il deterioramento della plastica in natura. Circa l’80% di tutta la plastica presente negli oceani proviene dai fiumi, il restante 20% circa proviene da reti da pesca, funi e imbarcazioni, creando conseguentemente numerosi problemi e l’enorme aumento delle microplastiche nelle acque di tutto il mondo. 

I PROSSIMI APPUNTAMENTI DI RI-PARTY-AMO – Continua il calendario di appuntamenti di pulizie nazionali e locali che si svolgeranno, in contemporanea, in tutto il territorio nazionale in un vero e proprio di “tour di pulizie” che durerà per un intero anno. Per partecipare alla grande mobilitazione all’insegna della tutela dell’ambiente e verificare location e date in continuo aggiornamento, è possibile iscriversi agli eventi di pulizia “Puliamo l’Italia” sul sito: wwf.it/ripartyamo

Terra Nostra

Sutera (CL): bruciata una vasta area coperta da vincolo paesaggistico e idrogeologico. Intervengono i Carabinieri e il Corpo Forestale della Regione siciliana. L’uomo denunciato per incendio boschivo.

Qui il video dell’incendiario realizzato dalle Guardie WWF – https://www.youtube.com/watch?v=pH7fS1Xx7aY.

Roma, 24 settembre 2022 – Nei giorni scorsi nelle campagne del Nisseno, tra Sutera e Mussomeli, durante un servizio di vigilanza ambientale ed antibracconaggio le Guardie volontarie del WWF in servizio presso il Nucleo provinciale di Caltanissetta hanno scoperto un uomo che appiccava il fuoco in una zona di macchia nei pressi di un torrente, causando un vasto incendio. Le Guardie WWF sono intervenute immediatamente riuscendo a filmare l’incendiario e a documentare in dettaglio tutte le fasi dell’azione criminale: nelle immagini si vede chiaramente l’uomo che, con un forcone, preleva della paglia secca, la brucia e la sparge sul terreno. Grazie a questa tecnica e alla presenza del vento, si crea il fenomeno del cosiddetto “spotting” e le fiamme si diffondono sempre di più, aggredendo una vasta area coperta da vincolo paesaggistico, idrogeologico e di rilevante valore ecologico-ambientale. Il video documenta anche l’intervento di una squadra antincendio del Corpo Forestale della Regione Siciliana, chiamata dal WWF per domare le fiamme. Appena arriva la squadra antincendio l’uomo cambia immediatamente atteggiamento, cercando di spegnere il fuoco con delle frasche verdi: un espediente per allontanare da sé le gravi responsabilità dell’incendio, che però sono testimoniate in maniera inoppugnabile dal video. Così, poco dopo, giungono i Carabinieri della Compagnia di Mussomeli allertati dalle Guardie WWF, che identificano l’uomo – un pensionato del posto – e sequestrano il forcone ed un accendino. Condotto in caserma, il pensionato di Mussomeli è stato denunciato per il reato di incendio boschivo ed altri illeciti- Fino al 15 ottobre in tutta la Regione è stato dichiarato il periodo di emergenza incendi in cui è vietata qualsiasi accensione di fuochi. La Procura della Repubblica di Caltanissetta ha già aperto un fascicolo a suo carico; qualora fosse ritenuto colpevole, l’uomo rischierebbe la reclusione da quattro a dieci anni. “Gli incendi dolosi sono una vera e propria piaga in Sicilia – denuncia Ennio Bonfanti, coordinatore regionale delle Guardie WWF – perché piromani ed incendiari agiscono nell’impunità, ben consapevoli della quasi totale assenza di controllo del territorio. Le leggi e le norme per contrastare gli incendi boschivi ci sono e sarebbero efficaci, ma troppo spesso rimangono inattuate perché nelle campagne non c’è nessuna reale presenza dello Stato. Così, vasti territori – soprattutto nell’entroterra siciliano – restano in balia delle agromafie e delle zoomafie. Ringraziamo, per il loro fondamentale intervento, il servizio antincendio dell’Ispettorato Forestale di Caltanissetta e l’Arma dei Carabinieri di Mussomeli”.

Domenica 25 settembre World Rivers Day. UNA BUONA NOTIZIA DAL MONITORAGGIO NAZIONALE FINANZIATO DAL WWF. Ma la specie resta in pericolo, in Italia si stima la presenza di 800-1000 individui. Roma, 23 settembre 2022

Immagini – https://www.dropbox.com/scl/fo/kat6bh104o8gm6xwz0usu/h?dl=0&rlkey=7nck0g7o4ca1kj97fdvt22gyu.

Un nuovo nucleo di lontra è stato scoperto lungo il fiume Garigliano, e parte dei suoi maggiori affluenti (provincia di Frosinone) nell’ambito di un progetto per il censimento della lontra promosso e finanziato dal WWF Italia. Il progetto si concentra nelle regioni dove ancora questo raro mustelide risulta ancora assente o con scarsi segnali di presenza da monitorare (Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Marche, Umbria e appunto Lazio) o è riapparso solo recentemente (Friuli Venezia Giulia, Trentino- Alto Adige). La scoperta è stata fatta questa estate dal biologo Simone Giovacchini, responsabile dei censimenti nel Lazio. Il WWF ne dà notizia in vista del World Rivers Day, la Giornata Mondiale dei fiumi che si celebra domenica 25 settembre. Si tratta della prima segnalazione della specie dal 2000, anno in cui è stata dichiarata estinta nella regione. Questo monitoraggio arriva a circa 40 anni dal precedente e ad oltre 10 dal Piano di Conservazione per la lontra (PACLO) curato da ISPRA. Per farlo, il WWF ha attivato il prezioso supporto scientifico dell’Università del Molise, che vanta alcuni dei maggiori esperti mondiali sulla specie come la professoressa Anna Loy, con cui è stato redatto un protocollo standardizzato raccomandato dall’Otter Specialist Group dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura). Il censimento è coordinato da referenti regionali che stanno controllando i siti selezionati a scala nazionale all’interno di celle di griglia di 10x10km, anche con il supporto di volontari e appassionati. Obiettivo dell’indagine è quello di raccogliere informazioni aggiornate sulla presenza della specie nelle aree periferiche all’areale attuale, concentrato nel centro-meridione, ma anche sui fattori di disturbo antropico che limitano le possibilità di espansione. La lontra euroasiatica (Lutra lutra), che per sopravvivere ha bisogno di habitat fluviali integri e in buona salute, è ancora oggi una delle specie più rare del nostro Paese. Dopo aver rischiato, nel secolo scorso, l’estinzione in Italia, da qualche anno è in lenta ma costante ripresa. Grazie anche alle politiche nazionali ed europee di conservazione, di cui il WWF è stato protagonista, si è assistito alla riunificazione dei due nuclei meridionali – gli unici vitali del Paese – alla ripresa in alcune regioni confinanti e al timido ritorno nell’area alpina, legato all’espansione della specie da Austria e Slovenia e a qualche segnale nel versante francese/ligure. Nonostante questo, la popolazione italiana di lontra è ancora oggi tra le più minacciate e isolate d’Europa, essendo ancora assente in gran parte del suo areale storico, soprattutto nelle regioni centrali e settentrionali della penisola. In Italia si stimano tra gli 800 e i 1000 individui di lontra, un numero ancora ben al di sotto del limite vitale minimo. Il WWF in Italia è stato il primo a dare l’allarme sullo stato della lontra negli anni ’80, dando vita al Gruppo Lontra Italia e coordinando il primo e unico monitoraggio nazionale dalla primavera del 1984 all’autunno del 1985, in cui emerse che solo il 6% dei 1300 siti monitorati erano effettivamente occupati dalla specie. Infine il Manifesto del Gruppo Lontra Italia, sottoscritto nel 1993, che portò a identificare, tra le altre cose una serie di centri Lontra tra cui quello dell’Oasi WWF di Penne. Proprio le Oasi del WWF sono state un’azione fondamentale per la conservazione della specie, come quelle di Serre-Persano, Grotte del Bussento e Lago di Conza in Campania, Pantano di Pignola e Policoro in Basilicata, Cascate del Verde in Abruzzo, e il sostegno alla realizzazione di importanti aree protette come il parco nazionale del Cilento-Vallo di Diano e Monti Alburni. La lontra, saperne di più –https://www.wwf.it/specie-e-habitat/specie/lontra/.

“IL FUTURO DEL PIANETA E DEI GIOVANI SIA PROTAGONISTA NEL PROSSIMO PARLAMENTO”. Il 23 settembre sciopero globale per il clima, in Italia prima delle elezioni, WWF YOUng in piazza con i Fridays For Future per ribadire #PeopleNotProfit e #AgendaClimatica. Roma, 22 settembre 2022

A pochi giorni dalle elezioni politiche, la community WWF YOUng scende in piazza insieme ai Fridays For Future per sottolineare l’importanza di accelerare la lotta contro il riscaldamento globale e aiutare concretamente le comunità più vulnerabili a far fronte all’impatto della crisi climatica. In Italia, la scadenza si svolge alla vigilia delle elezioni, quindi i giovani chiedono di stabilire un’agenda climatica per la legislatura entrante, ribadendo gli hashtag #PeopleNotProfit e #AgendaClimatica. Molti tra i giovanissimi non potranno votare, eppure il futuro appartiene a loro, e chiedono che il proprio diritto a un futuro prospero su un pianeta vivibile venga rispettato. È fondamentale che il nuovo Parlamento ascolti e capisca. Dopo l’importante partecipazione negli ultimi scioperi, in particolare a Roma il 25 marzo, la community WWF YOUng si troverà coinvolta a livello locale, aiutando nell’organizzazione della marcia e partecipando attivamente ai cortei.

I temi del WWF in vista delle elezioni. La community giovane aderisce agli appelli lanciati dal WWF al governo in vista delle elezioni politiche. In particolare, ribadisce l’importanza di trattare in modo integrato i problemi economici con quelli ambientali per attuare la transizione, dare un impulso senza precedenti al risparmio e all’efficienza energetica, porsi l’obiettivo di approvvigionarsi al 100% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2035, approvare una legge sul clima e un codice della natura che riorganizzi tutte le normative a tutela della biodiversità, nonché di una legge sul consumo del suolo. I prossimi 5 anni saranno cruciali per contrastare la crisi ambientale in atto. La legislatura entrante è quella più vicina che mai agli obiettivi fissati al 2030, bisogna agire bene, e subito: questo è il messaggio che il WWF YOUng intende portare nelle piazze accanto all’agenda climatica dei FFF, assieme a un programma ricco di contenuti scientifici e di proposte attuabili, come si può leggere nel dossier del WWF pubblicato in vista delle elezioni.

DOMENICA 25 SETTEMBRE ORE 10 GIORNATA INTERNAZIONALE DEI FIUMI. Ri-Party-Amo: Pulizia dei fiumi e laghi a Torino e Sirmione. Prosegue l’iniziativa nata dalla collaborazione tra WWF, Intesa Sanpaolo e Jova Beach Party per pulire 20 milioni di metri quadri di coste, spiagge e fondali d’Italia. Centinaia di volontari puliranno le coste, acque e fondali di importanti corsi d’acqua. Appuntamento per i giornalisti al meeting point di Torino presso l’area parcheggio Viale Michelotti incrocio via Nietzsche. Roma, 22 settembre 2022

Domenica 25 settembre in occasione della Giornata Internazionale dei Fiumi, proseguiranno gli appuntamenti di pulizia di Ri-Party-Amo, il progetto nazionale ambientale concreto e ambizioso nato dalla collaborazione tra WWF Italia, Intesa Sanpaolo e il Jova Beach Party. Il progetto è declinato in tre macroaree di intervento (Pulizie- Rinaturazione- Formazione) tutte con l’obiettivo di rendere i giovani, scuole, famiglie, aziende e intere comunità, protagonisti della salvaguardia e del restauro della natura d’Italia. Sarà una giornata all’insegna del volontariato impegnato nel rendere l’Italia più bella e pulita. Le attività del 25 settembre, dedicate al filone “Puliamo l’Italia”, coinvolgeranno centinaia di volontari che saranno impegnati in 3 eventi sul territorio dedicati alla pulizia dei margini di fiumi e laghi e fondali.  Le attività saranno coordinate dal WWF Italia, che diffonderà dati e informazioni scientifiche sul tema dell’inquinamento da plastica nei nostri mari e fiumi, rendendo così le persone più consapevoli e attente sulle quantità, la composizione e le fonti dei rifiuti marini.

APPUNTAMENTO STAMPA – L’appuntamento per i giornalisti è domenica 25 settembre alle ore 10,00 a Torino presso l’area parcheggio Viale Michelotti incrocio via Nietzsche. La pulizia riguarderà sponde e acque del fiume Po grazie alla collaborazione di volontari e alla partecipazione del gruppo Kajak “Orcokayak”.

ALTRI APPUNTAMENTI DOMENICA 25 SETTEMBRE

Sirmione (BS): a Sirmione l’appuntamento per la pulizia del Lago di Garda è alle ore 10.00 presso Viale Guglielmo Marconi 8 (registrazioni volontari dalle ore 8.30 alle ore 10.00). Alcuni sub puliranno i fondali del fossato del Castello Scaligero. 

Rovigo la pulizia del delta del Po in programma a Papozze (RO) è stata posticipata ad altra data da definire a causa delle previsioni meteo avverse.

È necessario confermare la propria presenza entro venerdì 23 settembre con l’ufficio stampa del WWF Italia.

Ufficio stampa WWF Italiamail ufficiostampa@wwf.it

Giulia Ciarlariello |mail g.ciarlariello@wwf.it | tel +39 334 615 1811

Lucio Biancatelli |mail l.biancatelli@wwf.it | tel +39 329 831 5718

CLIMA, LA DRAMMATICA ALTALENA SICCITA’/ALLUVIONI È IL CONTO CHE TAGHIAMO AL CLIMATE CHANGE, DUE FACCE DELLA STESSA MEDAGLIA. CONSUMO DI SUOLO E URBANIZZAZIONE ALLA BASE DELLA “TEMPESTA PERFETTA”. Intanto il Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico è fermo dal 2017. Roma, 21 settembre 2022

Cartella fiumi – https://www.dropbox.com/scl/fo/txp1s5ddrgelncblqjnz6/h?dl=0&rlkey=qtbw5hfbxmmj1gizsegwoy7tk.

L’appuntamento per i giornalisti domenica 25 settembre a Torino, Rovigo e Sirmionehttps://app.emailchef.com/viewonline/@f*025j2F7ib38j2f2S1*3=0*82f6f0e4b4f8b*6,3*8efr2fbs9d3a9ffs0d1f9*f=0*5-217*b-8.

I tragici fatti di questi giorni che hanno colpito le Marche hanno riportato l’attenzione sulla crisi climatica in atto e sulla estrema vulnerabilità del nostro territorio, martoriato da decenni di cattiva gestione. Siamo improvvisamente passati dall’emergenza siccità a quelle alluvioni. Ma sono due facce della stessa medaglia. Gli oltre 400 millimetri di pioggia caduti su quella regione in poche ore non devono farci dimenticare la siccità peggiore degli ultimi 70 anni. Ma questa altalena tra fenomeni estremi rispecchia la prevista evoluzione del cambiamento climatico nella regione mediterranea che è – e sarà sempre più – interessata da drammatiche ondate di calore alternate a precipitazioni intense, concentrate in breve tempo. Ma non possiamo dare la colpa di ciò che è successo al solo cambiamento climatico. Negli ultimi anni abbiamo fatto di tutto per costruire una ‘tempesta perfetta’, canalizzando in maniera eccessiva gli alvei fluviali, impermeabilizzando con cemento e asfalto (ovvero “consumando”) il suolo a ritmi altissimi. Negli ultimi 50 anni circa 2000 km2 di aree di esondazione naturali hanno subito varie forme di urbanizzazione con trasformazioni più intense lungo le sponde dei fiumi, dal 3,56% al 25,7%. In ogni regione abbiamo costretto i corsi d’acqua in alvei ristretti e ridotte le zone di esondazione naturale, ormai totalmente insufficienti a contenere le piene. Il consumo di suolo non si è mai fermato, come evidenziato anche dall’ISPRA: entro i 150 metri dai corpi idrici a livello nazionale abbiamo consumato l’8,3% di suolo, un dato salito tra il 2020 e il 2021 dello 0,27%. Solo negli ultimi due anni (tra l’altro caratterizzati da un rallentamento dell’economia dovuto alla pandemia, il consumo di suolo è aumentato del 34%. Dobbiamo anche ricordare che la scomparsa del suolo, importante sink di carbonio, accelera il cambiamento climatico. Si è detto che una delle cause del disastro è la mancanza di “pulizia dei fiumi”. È vero solo in parte. Il bacino del Misa, piccolo e stretto, è molto sensibile e vulnerabile a questi eventi e, come è accaduto per gran parte del reticolo idrografico minore, non è stato gestito adeguatamente. Ma anche se l’alveo fosse stato pulito la quantità d’acqua rovesciata in così poco tempo su quei territori sarebbe comunque esondata. È importante anche considerare la modalità con cui si realizza la cosiddetta “manutenzione idraulica” dei fiumi: questa è spesso legata al meccanismo perverso della convenienza economica che favorisce principalmente interventi capaci di “autofinanziarsi” attraverso, ad esempio, la vendita del materiale estratto (sabbie o ghiaie) dagli alvei o legna nel caso del taglio degli alberi dalle sponde. Una logica che porta a interventi sbagliati. La crisi climatica amplifica e mette in evidenza tutti gli errori che abbiamo perpetuato nella gestione dei territori: distruzione degli ambienti ripariali, modifiche idrauliche dei corsi d’acqua con aumento della loro capacità erosiva, alterazione dell’equilibrio del trasporto solido portando spesso ad un aumento del rischio idrogeologico e della perdita di importanti servizi ecosistemici. Tornando al fiume Misa, è difficile comprendere come opere previste da decine di anni, come le casse di laminazione, che avrebbero potuto ridurre drasticamente il rischio idrogeologico, con risorse economiche disponibili fin dal 2014, non siano state realizzate. Non è servito l’evento disastroso del 2014 per smuovere le istituzioni. L’area è stata identificata dalla regione Marche a rischio idrogeologico molto elevato (R4) nel Piano di assetto idrogeologico regionale. Eppure parte degli abitati ricadono nelle aree a maggior rischio idrogeologico.  Chi ha permesso tutto questo? Altre 11 persone hanno perso la vita e, nonostante le indagini c’è il rischio che anche questa volta non pagherà nessuno e si continuerà a non fare ciò di cui abbiamo bisogno. “Il WWF – sottolinea Andrea Agapito Ludovici, Responsabile Acque WWF Italia – ha invocato più volte la necessità di una regia unitaria in capo alle Autorità di distretto che dovrebbe coordinare, programmare e attuare le azioni prioritarie nel bacino idrografico ed eventualmente esercitare poteri sostitutivi quando gli enti locali si rivelano inefficienti. Al livello nazionale, la politica di adattamento ai cambiamenti climatici, ancora mai avviata realmente, deve promuovere una diffusa rinaturalizzazione capace di ‘liberare’ lo spazio dei fiumi, recuperando gli indispensabili servizi ecosistemici capaci di rispondere ai prolungati periodi di siccità e alle precipitazioni intense. Il Piano Nazionale di adattamento ai Cambiamenti Climatici è fermo dal 2017 e dovrebbe finalmente essere approvato e reso operativo. Infine, dobbiamo dare seguito agli impegni presi in sede internazionale, iniziando ad applicare a pieno le direttive quadro Acque (2000/60/CE) e Alluvioni (2007/60/CE) e la Strategia Europea per la biodiversità che prevede che vengano riqualificati, recuperandone la continuità ecologica, 25.000 km di fiumi in Europa”.

DOMENICA 25 SETTEMBRE E’ IL WORLD RIVERS DAY- GLI APPUNTAMENTI WWF CON RI-PARTY-AMO

Nell’ambito di Ri-Party-Amo, l’iniziativa nata dalla collaborazione tra WWF, Intesa Sanpaolo e Jova Beach Party, domenica 25 (World Rivers Day) sono 3 gli appuntamenti principali per giornate di pulizia delle sponde di fiumi…

TORINO – Alle ore 10 presso l’area parcheggio Viale Michelotti incrocio via Nietzsche  

La pulizia del fiume Po riguarderà sponde e acque del fiume grazie alla collaborazione di volontari e alla partecipazione del gruppo Kajak “Orcokayak”.

ROVIGO – A Papozze (RO) l’appuntamento per la pulizia delle rive del Delta del Po è alle ore 10 presso Via Delta del Po 6 (registrazioni volontari dalle ore 8.30).

SIRMIONE (BS) – A Sirmione l’appuntamento per la pulizia delle sponde del Lago di Garda è alle ore 10 presso Viale Guglielmo Marconi 8 (registrazioni volontari dalle ore 8.30).

VOTATE CHI PUNTA IN MODO CHIARO SULLA LOTTA ALLA CRISI CLIMATICA E LA TRANSIZIONE ENERGETICA PER USCIRE DALLA TRAPPOLA DEL CARO BOLLETTE E DELLE CATASTROFI CLIMATICHE

Roma, 21 settembre 2022 – Gli effetti del riscaldamento globale sono in atto e comportano già insicurezza, sofferenze e perdite per i cittadini del nostro Paese: la crisi climatica, dunque, non è un rischio futuro che si può accantonare in attesa di aver risolto tutti gli altri problemi, ma deve essere un asse portante delle politiche nazionali. In parallelo, la transizione energetica, basata sulle fonti rinnovabili, il risparmio e l’efficienza energetica, offre il set di soluzioni necessarie per affrontare anche l’emergenza energetica oggi, uscendo dalle logiche che l’hanno determinata. Gli elettori, quindi, tengano conto degli impegni assunti dai singoli candidati e dai partiti su entrambe le questioni, molto intrecciate: questo l’appello di Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia che arriva dopo numerose analisi indipendenti sui programmi elettorali e proposte da parte delle associazioni. La crisi energetica è stata la vera protagonista della campagna elettorale che sta per concludersi. Eppure il dibattito è stato confuso e spesso inquinato da elementi che hanno falsato e strumentalizzato un problema grave e reale, senza indicare soluzioni valide e compatibili con un modello energetico realmente sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico. Il dibattito è ruotato intorno a singole infrastrutture o “ricette” sempre nell’ambito del perpetuarsi dell’uso dei combustibili fossili, alla radice dei problemi che stiamo affrontando, quando non addirittura su presunte soluzioni non ancora disponibili e verificabili (per esempio il nucleare di quarta generazione e la fusione nucleare). Eppure, è talmente chiaro che la vera soluzione è puntare sulle energie rinnovabili che nessun programma ha potuto non nominare: starà agli elettori, però, capire chi davvero vuole puntare, oltre che su efficienza/risparmio energetico, sulle fonti rinnovabili, le più economiche, veloci da istallare e non dipendenti da combustibili importati, quindi garanzia di indipendenza e sicurezza energetica. Oggi usiamo ben al di sotto del 100% i tre rigassificatori esistenti, dal momento che il gas liquido è poco e ha prezzi altissimi. Chi oggi polarizza il dibattito sulle infrastrutture per il gas, quindi, vuole solo creare cambiali per il futuro e continuare con il sistema che ha consentito, prodotto e promosso speculazione e crisi energetica. È necessaria una spinta vera e straordinaria per le rinnovabili, risparmiare gas ed energia, applicare in modo sistematico l’efficienza energetica; se poi si saprà sfruttare appieno le infrastrutture per il gas già esistenti, non ci sarà bisogno di reperirne altre. Invece si parla solo di nuovi rigassificatori. Anche il nucleare a fissione, escluso da ben due referendum popolari, come quello a fusione (che arriverà tra decenni, se mai arriverà) è solo un modo per rinviare l’uscita dal gas e dagli altri combustibili fossili: è saggio investire le risorse che abbiamo in una rapida fuoriuscita dalle fonti fossili, partendo anche dall’eliminazione e rimodulazione di tutti i sussidi ambientalmente dannosi, tema totalmente dimenticato in questa campagna elettorale. Parlare poi di “produzione nazionale” del gas è solo propaganda. La disponibilità estraibile è, anche nella più rosea delle ipotesi, molto limitata: i dati MITE infatti parlano di riserve per circa 120 miliardi di metri cubi (anche considerando le riserve praticamente impossibili da estrarre per ragioni economiche ed energetiche) a fronte di un consumo annuo di quasi 76 miliardi di m3. Quindi se pure si riuscisse a estrarre tutto il gas nazionale – ipotesi che definire ottimista è riduttivo – non solo ci consentirebbe di coprire appena un anno e mezzo dei nostri consumi ma certo non ci aiuterebbe a far fronte all’emergenza. Per ragioni tecniche connesse ai tempi di messa in produzione degli impianti, se mai arriverà, quel gas l’avremo tra anni. Lo stesso per i rigassificatori che di sicuro non serviranno per il prossimo inverno. Inoltre, a meno che non si vogliano nazionalizzare i pozzi in Italia, il gas sarebbe comunque di chi lo estrae e che lo venderebbe ai prezzi di mercato, non certo a prezzo politico: si potranno trovare strumenti per abbattere il costo delle bollette solo trasferendo i costi sul debito pubblico. Sul clima, occorre verificare chi si impegna davvero ad abbattere in beve tempo le emissioni climalteranti, anche attraverso un nuovo Piano nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC), e ad approvare in tempi brevi una legge sul clima che incardini la questione nelle scelte politiche e crei un dialogo continuo con la comunità scientifica: l’Italia è uno dei pochi Paesi in Europa a non avere una normativa come questa. È indispensabile, inoltre, procedere all’approvazione e all’attuazione di un Piano nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico, strumento necessario per affrontare le conseguenze della crisi climatica già in atto. Così come procedere con l’approvazione dei decreti attuativi della RED II su aree idonee per le fonti rinnovabili, accelerare su norme attuative ARERA e incentivi per le comunità energetiche rinnovabili e potenziare la commissione VIA nazionale e gli uffici delle regioni per velocizzare gli iter autorizzativi degli impianti a fonti rinnovabili. Insomma, oggi la salvaguardia del clima, la transizione energetica e l’interesse nazionale (non solo europeo) coincidono: Greenpeace, Legambiente e WWF invitano i cittadini a esigere che, prima e dopo le elezioni, questa sia la scelta da compiere.

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