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WWF: PERDITA GRAVISSIMA CHE COMPLICA ANCORA DI PIÙ CONSERVAZIONE. “FONDAMENTALE RIVEDERE I PROTOCOLLI E CONVOCARE STATI GENERALI”. Roma, 19 aprile 2018

Apprendiamo con sconcerto la notizia della morte di un esemplare maschio di Orso bruno marsicano (sottospecie appenninica di orso bruno) durante un’operazione di cattura eseguita dal personale addetto dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Attendiamo i risultati delle analisi che saranno condotte sull’animale, nella speranza che possano chiarire meglio le dinamiche di quanto accaduto, ma di certo che ci si trova davanti ad una perdita gravissima, considerato che si tratta di una sottospecie in via d’estinzione che conta ormai solo 50 individui o poco più. Visti i recenti casi simili (ad esempio l’orsa Daniza in Trentino), per il WWF è fondamentale rivedere i protocolli operativi sulla cattura di orsi, affinché garantiscano standard di sicurezza maggiormente cautelativi per la salute degli animali. Nel frattempo il WWF chiede al Parco di sospendere o ridurre solo ai casi inevitabili la cattura e la sedazione degli orsi. Prima di sottoporre gli animali ad un rischioso stress e ai pericoli collegati alla cattura, occorrerebbe, infatti, mettere in atto strategie rivolte alle comunità locali affinché modifichino quelle attività e quei comportamenti (come lasciare fonti di cibo accessibili agli orsi o avere cani non al guinzaglio in aree dove è segnalata la presenza dell’orso) in gran parte responsabili dei comportamenti confidenti da parte di questi animali. Il WWF, dopo i fatti di Villavallelonga (AQ) e di Predera (TN), aveva chiesto al Ministero dell’Ambiente di convocare un summit per l’Orso bruno, finalizzato ad analizzare i casi accaduti e verificare la possibilità di rivedere le modalità di gestione delle interazioni tra uomo e plantigrado, affrontando in quest’occasione anche la revisione dei protocolli da adottare in situazioni di orsi confidenti (per orsi confidenti e/o problematici si intendono quegli animali che provocano danni o sono protagonisti di interazioni tra uomo e orso con una frequenza tale da creare problemi economici e sociali al punto da richiedere un immediato intervento gestionale risolutivo). Dopo quest’ulteriore drammatico evento il WWF torna a sollecitare le istituzioni affinché siano messi in piedi tutti i meccanismi necessari ad azzerare la perdita di individui di Orso bruno marsicano, una sottospecie unica al mondo, il cui futuro è minacciato.

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Roma, 18 aprile 2018 – Domani i ministri dell’Energia della UE si incontrano informalmente a Sofia, in Bulgaria. All’ordine del giorno la quantificazione del target di energia rinnovabile al 2030 e la quantificazione e la natura (vincolante/indicativa) del target di efficienza energetica. “Perché la UE sia davvero in linea con l’Accordo di Parigi, servono obiettivi più ambiziosi al 2030, a chiederlo sono anche molte utility elettriche, oltre che il Parlamento Europeo. I leader europei hanno deciso di avere una strategia climatica a lungo termine per raggiungere gli obiettivi di Parigi, sapendo benissimo che le strategie a lungo termine servono proprio a determinare traiettorie e obiettivi a breve e medio periodo coerenti con l’obiettivo finale”. Dichiara la responsabile Energia e Clima del WWF Italia, Mariagrazia MIdulla che aggiunge: “Chiediamo che l’Italia nella riunione di domani sostenga almeno il 35% di aumento al 2030 sia per l’efficienza energetica che per le energie rinnovabili. Il nostro Paese deve ritrovare un posto tra chi vede nell’Unione Europea un luogo di azione collettiva per obiettivi e visioni ambiziose”.

Maggiori informazioni. Attualmente sono in corso i negoziati del cosiddetto discussioni di trilogo (il trilogo è un tipo di incontro adoperato nella procedura legislativa dell’UE), tra il Consiglio e il Parlamento dell’UE per definire le direttive sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica e i relativi obiettivi 2030. Gli obiettivi iniziali del 27% di aumento energie rinnovabili e del 30% di efficienza erano stati approvati dai capi di Stato della UE prima che fosse firmato l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. Mentre il Parlamento europeo sostiene il +35% per entrambi gli obiettivi, il Consiglio della UE si è attenuto agli obiettivi iniziali. Ciò significa che il Consiglio non è in linea con gli impegni climatici sottoscritti con l’accordo di Parigi. Tuttavia, alcuni Stati membri, come Svezia e Francia, stanno ora sostenendo obiettivi più elevati. Inoltre, il mese scorso i capi di Stato e di governo dell’UE hanno chiesto una strategia climatica a lungo termine della UE, in linea con l’accordo di Parigi, che dovrà essere presentata all’inizio del 2019. L’incontro a Sofia rappresenta un’opportunità per gli Stati membri della UE di imprimere una spinta di coerenza tra il sostegno della Unione Europea all’Accordo di Parigi e gli obiettivi interni dell’Europa.

 

Una vittoria storica per l’ultima grande foresta primordiale (mai toccata dall’uomo) europea. Ora il WWF chiede al ministro dell’Ambiente polacco ad applicare subito la sentenza. Roma, 18 aprile 2018Cartella con immagini della foresta di Biolowieza. https://www.dropbox.com/sh/8vdkjiuqx72mwh6/AAACOV71OeX30nob3gc8-1DPa?dl=0&utm_campaign=Amur&utm_term=Cartella%20con%20immagini%20della%20fore&utm_medium=email&utm_source=directmailmac

La Corte di Giustizia europea dell’Unione europea ha emesso una sentenza definitiva in cui conferma che era illegale aumentare il disboscamento nella foresta di Białowieża in Polonia. Per il WWF la decisione del tribunale è un fatto estremamente positivo. “La sentenza rappresenta una chiara vittoria per la fauna selvatica europea. La natura non può essere ignorata e nemmeno la legge dell’UE. Ora il ministro dell’Ambiente polacco Kowalczyk deve ritirare le decisioni che hanno dato il via libera ad una intensa opera di disboscamento. Il suo compito è quello di proteggere la fauna selvatica di Białowieża e garantirne la sopravvivenza per le generazioni future”Questo il commento di Andreas Baumueller a Capo del settore Risorse Naturali presso l’Ufficio delle politiche europee del WWF. “È una grande vittoria per il popolo polacco che considera la foresta di Białowieża una parte intrinseca del proprio patrimonio nazionale. Ma non basta perché le azioni e le violazioni delle normative che hanno portato alla sentenza devono essere uno stimolo ad andare oltre: il parco nazionale di Białowieża deve essere esteso per proteggere una delle ultime foreste naturali in Europa”spiega Dariusz Gatkowski, specialista in biodiversità al WWF-Polonia, che aggiunge: “La sentenza arrivata ieri, alla vigilia della Giornata mondiale dei World Heritage Sites, dimostra che dobbiamo continuamente lavorare per garantire che i leader politici e la società nel suo complesso agiscano per proteggere il patrimonio naturale del nostro Pianeta che sostiene la nostra vita, il pianeta e la sua fauna selvatica”. Nel febbraio 2018, l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione europea ha emesso un parere in cui ha confermato che il disboscamento della foresta era illegale. La foresta di Bialowieża è protetta dalle direttive sulla natura dell’UE ed è stata classificata sia come patrimonio mondiale dell’UNESCO sia come sito UE Natura 2000 a causa dei suoi processi naturali non modificati dall’uomo e della stupefacente biodiversità. Questa ultima grande foresta primordiale europea ospita la più grande popolazione di bisonti europei ed è abitata da linci, lupi e alberi secolari. Nonostante ciò, Jan Szyszko (ex ministro dell’Ambiente polacco) aveva deciso di consentire il disboscamento su scala industriale, triplicando la quantità di tagli permessi nel distretto forestale di Białowieża nel 2016, una decisione che è stata ora dichiarata in violazione delle leggi sulla natura dell’UE. Il WWF invita, quindi, l’attuale ministro polacco per l’Ambiente Henryk Kowalczyk ad applicare immediatamente la sentenza. La decisione è un chiaro segnale per tutti i responsabili delle decisioni che l’apertura di siti del patrimonio mondiale per attività distruttive e insostenibili non è accettabile, per le persone, le istituzioni e il pianeta e che le leggi dell’UE che proteggono questi siti non possono essere ignorate.

puntata Report lu.16.4.2018

articolo La Tribuna di TV

Pic-nic contro la Pedemontana: il comitato non firma la resa. Vedelago – Stretta una nuova alleanza tra le associazioni che combattono le opere impattanti sul territorio – di Enzo Favero – 16 aprile 2018.

VEDELAGO – Si sono ritrovati a Villa Emo, causa l’incertezza delle condizioni atmosferiche. E lì hanno discusso di come proseguire la lotta contro la Pedemontana Veneta. Anche se le ruspe sono tornate al lavoro e i cantieri riaperti, il Comitato No Pedemontana di Treviso non rinuncia alla lotta contro una infrastruttura che considera devastante per il territorio. E a questo nuovo appuntamento con il Comitato No Pedemontana di Treviso di ieri pomeriggio a Villa Emo, tra festa e dibattiti, si sono ritrovati alcune decine di attivisti, rinforzati poi dall’arrivo verso le 15 dei rappresentanti dei vari comitati e associazioni che si occupano della salvaguardia del territorio. I duri e puri si sono ritrovati per la festa alle 13, sotto il porticato del borgo di Villa Emo, in programma c’era appunto il pic-nic autogestito nel senso che si erano portati beveraggio e vettovagliamento da casa da dividere in compagnia. Un pic-nic in attesa che dopo un paio d’ore arrivassero gli attivisti dei vari comitati ed associazioni e discutere su quali altre iniziative mettere in campo e come continuare a sensibilizzare la popolazione contro un’opera che ora sta procedendo. Quindi avanti con le manifestazioni e con i sit-in contro la Pedemontana Veneta, nel Trevigiano come nel Vicentino. Dal dibattito tenuto ieri pomeriggio nei pressi di Villa Emo è emersa infatti la volontà di proseguire la lotta contro tutto ciò che è considerato devastante per il territorio, a cominciare appunto dalla Pedemontana Veneta per proseguire con altre opere, siano cave o impianti industriali ritenuti fonte di inquinamento. Perché l’altro tema sul tappeto ieri era quello dell’inquinamento, soprattutto, ma non solo, di polveri sottili e sottilissime. Tanto che, vista la penuria di centraline di rilevamento nel territorio, ieri alla gente intervenuta alla manifestazione è stato anche illustrato un progetto di autocostruzione di centraline per misurare i tassi di inquinamento da PM 10, PM 5 e PM 2,5, elaborato dal gruppo HackLab.