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Ecco i vincitori del concorso fotografico di WWF SUB.

Foto vincitrici – https://www.dropbox.com/sh/g1k2g2nv3s47rn6/AAA1ASbAtxSvjJaojG5x1aHJa?dl=0%20.

Roma, 16 gennaio 2021Durante la Campagna GenerAzione Mare dell’estate 2020, WWF S.U.B (Save Underwater Biodiversity, la community del WWF dedicata alla tutela della biodiversità marina che comprende amanti del mare, subacquei e diving), ha lanciato il concorso fotografico ‘Mediterraneo, un mare da scoprire’ patrocinato dall’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee e organizzato con la collaborazione dell’Acquario di Genova, della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee – FIPSAS e dell’associazione 5 Terre Academy. Ora la giuria ha decretato i vincitori, premiati con il “celebre” Pandino di cartapesta che il WWF consegna ai suoi partner e testimoni più attenti alle tematiche ambientali e la pubblicazione delle foto sulla rivista Panda digitale. Il concorso è stata una perfetta occasione per scoprire e far conoscere la grande biodiversità marina che il Mare Nostrum ha da offrire, e sensibilizzare il pubblico in merito alle minacce, provocate dai nostri impatti, che la mettono in pericolo. Tre i grandi temi che hanno ispirato i diving, i subacquei e gli apneisti che hanno partecipato nelle diverse categorie di professionisti e amatori: 

– il Mare e il suo ambiente – nelle sue accezioni positive e negative; 

– la grande bellezza – il fascino degli animali marini 

– le specie rare e aliene – le specie meno avvistate del Mare Nostrum.

Nella categoria professionisti, è Alfredo Milazzo a vincere con tre bellissimi scatti. La sua foto di una Murena intrappolata in una rete nella Riserva Marina del Plemmirio (SR), immagine testimonianza del bycatch, o cattura accidentale, problema che purtroppo coinvolge molte specie del Mediterraneo, è quella che per la giuria rappresenta meglio “Il Mare e il suo Ambiente”. La foto di un Riccio reale (Sphaerechinus granularis) che sembra “fare a gara con il sole”, fotografato a Scilla, esprime “La grande bellezza” degli animali; mentre per il tema “Le specie rare e aliene” Alfredo Milazzo vince con la foto di una Murena orientale (Enchelycore anatina), fotografata nella Riserva Marina del Plemmirio, a una profondità di 15 metri. Si tratta di una specie subtropicale ampiamente diffusa nelle acque dell’Atlantico orientale, ma relativamente pochi avvistamenti sono stati registrati nel Mediterraneo. Fra gli amatori, gli scatti vincitori a pari merito per il tema “Il Mare e il suo Ambiente” sono il sub circondato da un banco di sardine fotografato al sito di immersione “L’Isola” (Livorno) da Matteo Lascar e il Polpo comune (Octopus vulgaris) di Marta Panero. Il polpo è una delle specie che deve fare i conti con i drammatici impatti della plastica: nella foto un’esca di fondo è proprio all’entrata della sua tana. Marta Panero si aggiudica il primo posto anche per gli scatti amatoriali sul tema “Specie rare e aliene”, per aver immortalato a Capo Noli (Savona, Liguria), il raro momento in cui l’opercolo di una conchiglia è chiuso. Vince per “La grande bellezza” (categoria amatori) la murena comune (Muraena helena) nella sua tana, circondata da talli di Caulerpa racemosa immortalata a Capo Calvo (Isola d’Elba) da Alessandra Puccini. Questi scatti selezionati dalla Giuria saranno esposti sia virtualmente che realmente attraverso collaborazioni con i media partner, in mostre dedicate e in fiere della subacquea. D La seconda edizione del concorso verrà lanciata la prossima estate. 

Scheda di approfondimento. 

PROFESSIONISTI

Il Mare e il suo AmbienteAlfredo Milazzo. Murena intrappolata in una rete – Riserva Marina del Plemmirio (SR) (Lingua del Gigante), 33 metri.

La rete è stata calata da pescatori di frodo nella Riserva Marina del Plemmirio, in zona A – un’area di riserva integrale in cui sono vietate tutte le attività che possono recare danno o disturbo all’ambiente marino. Nella rete, sono stati trovati intrappolati anche numerosi pesci, di cui alcuni – insieme a un’aragosta, un polpo e una seppia – sono riusciti a liberarsi. Così come la murena nella foto. Questa foto è una testimonianza del bycatch, o cattura accidentale, che coinvolge, purtroppo, molte specie del nostro Mediterraneo.

La Grande BellezzaAlfredo Milazzo. Riccio reale (Sphaerechinus granularis) – Scilla, 6 metri.

La foto ritrae un riccio reale, o riccio regina (Sphaerechinus granularis), “ancorato” al fondale roccioso. Questa specie, un Echinoderma, è diffusa nel Mediterraneo e nell’Atlantico, e vive sui fondali rocciosi e le praterie di posidonia, in genere fino ai 30 metri – ma è stato osservato anche fino a 100 metri di profondità. Le sue spine in genere sono tra il marrone e il viola, con le punte bianche bene in evidenza. Questo riccio, nella sua posizione, sembra “fare a gara con il sole”.

Le Specie Rare e AlieneAlfredo Milazzo. Murena orientale (Enchelycore anatina) – Riserva Marina del Plemmirio, 15 metri.

La foto ritrae una murena orientale (Enchelycore anatina) avvistata nella Riserva Marina del Plemmirio, nel Mar Ionio. L’esemplare nella foto è un giovane, non più lungo di 30 centimetri. Dal caratteristico colore giallo acceso, i suoi denti sono trasparenti. Come le altre murene, è un predatore “sedentario” che aspetta le sue prede nascosto nelle cavità del fondale. Questa specie subtropicale è ampiamente diffusa nelle acque dell’Atlantico orientale, ma relativamente pochi avvistamenti sono stati registrati nel Mediterraneo. Osservata per la prima volta nel 1980 in acque israeliane, è stata registrata nel mar Ionio per la prima volta solo nel 2012. 

AMATORI

Il Mare e il suo AmbienteMarta Panero. Polpo comune (Octopus vulgaris) – Capo Noli, 5 metri.

L’immagine si compone di due elementi: il polpo e la plastica. Il polpo è diffuso in tutto il Mediterraneo e vive nelle cavità dei fondali rocciosi, nascondendosi anche in aperture molto strette – come nel caso di questa foto. Il polpo è un animale particolarmente complesso, con i suoi tre cuori (uno principale, gli altri due vicino alle branchie) e un set di neuroni per ogni tentacolo che controlla ciascun “braccio” in modo indipendente. Specie intelligente, hanno un genoma più ampio di quello umano con 33.000 geni codificanti.Anche questa specie, come molte altre, deve fare i conti con i drammatici impatti della plastica, una delle minacce principali del nostro mare. Nella foto è ben evidente un’esca di fondo, proprio all’entrata della tana del polpo. Nel Mediterraneo, ogni anno, finiscono 570mila tonnellate di plastica da diverse fonti – e la pesca ricreativa è una di queste.

Matteo Lascar – Diver con gruppo di sardine (Sardina pilchardus) – sito di immersione “L’Isola” (Livorno), 30,5 metri

Nella foto è ritratto un sub circondato da un banco di sardine. La sardina (Sardina pilchardus) è una specie gregaria che, in ogni stadio vitale, forma banchi di notevoli dimensioni, fitti e ordinati, che rimangono in profondità durante il giorno per risalire in superficie la notte per nutrirsi. In alto Adriatico, la sardina è un importante specie commerciale e questo stock è attualmente considerato sovrasfruttato. Uno dei problemi principali di questo stock è la cattura di forme postlarvali, commercialmente note come bianchetto, illegale nell’Unione Europea.

La Grande BellezzaAlessandra Puccini. Murena comune (Muraena helena) e Caulerpa racemosa – Capo Calvo (Isola d’Elba), 15,6 metri.

Nella foto si può vedere una murena comune (Muraena helena) nella sua tana, circondata da talli di Caulerpa racemosa.

La murena comune, o murena mediterranea, è una specie solitaria e territoriale, che in genere si trova in cavità e anfratti dei fondali rocciosi. Trascorre le ore diurne della sua tana, per poi uscire a cacciare la notte grazie al suo olfatto molto sviluppato. Questa specie è comunemente osservata con la bocca aperta, ma non è segno di aggressività – questa posizione facilita infatti la respirazione. Di fianco alla tana della murena, sono visibili di talli di Caulerpa racemosa, un’alga verde ampiamente diffusa nelle regioni tropicali e temperato-calde. Nel Mediterraneo, però, questa specie è invasiva – e osservata per la prima volta nel 1991 in Libia (Caulerpa racemosa var. Cylindracea). Nel nostro mare, popolazioni di questa specie sviluppatesi recentemente si trovano vicino ai porti, suggerendo una sua introduzione tramite traffico navale. Questa foto mostra la convivenza tra specie native e specie invasive nell’ecosistema marino.

Le Specie Rare e AlieneMarta Panero. Opercolo di una conchiglia – Capo Noli, 7 metri.

La rarità della foto è rappresentata dall’opercolo chiuso della conchiglia. L’opercolo è una struttura calcarea o cornea che caratterizza molte – ma non tutte – lumache marine, gasteropodi (una classe di Molluschi). Attaccata al piede dell’animale, quest’ultimo usato per il movimento, questa struttura è usata come difesa da possibili predatori, chiudendo l’apertura della conchiglia e “sigillando” così l’animale all’interno. Sebbene alcuni opercoli siano quasi traslucidi e di colore giallo-marrone, molti possono essere complessi e più colorati – possono avere una struttura concentrica, embricata, spirale, multispirale e altre ancora.

IL WWF SI CONGRATULA CON LA MAGISTRATURA E LE FORZE DI POLIZIA. Roma, 15 gennaio 2021 

Il WWF Italia esprime la propria soddisfazione per la importante operazione, denominata “Waste Water” portata a termine dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Catanzaro, dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Catanzaro e dalla Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme, Salvatore Curcio e dal Sostituto Procuratore Marica Brucci. Le indagini hanno consentito di portare alla luce un vasto e organizzato sistema di smaltimento illecito di rifiuti speciali industriali, consistenti in scarti della lavorazione del biodiesel che venivano sversati, in maniera diretta e senza alcun tipo di depurazione, nei terreni e nei torrenti andando a finire nel mare del Golfo di Santa Eufemia. È stato inoltre accertato che queste illecite attività, che andavano avanti fin dal 2012, hanno portato ad un vero e proprio inquinamento diffuso dell’ecosistema con concentrazioni di sostanze tossiche del 90-100% nelle acque del Torrente Turrina e con la presenza, nei terreni vicini allo stabilimento, di reflui industriali con elevate soglie di concentrazione di idrocarburi pesanti, nonché di alluminio, ferro e manganese. Quello che emerge dalle indagini è assurdo, incomprensibile e inaccettabile e ho già dato mandato all’ufficio legale di lavorare per chiedere che la nostra associazione sia riconosciuta ‘parte offesa’, al fine di potere presentare la costituzione di parte civile nel futuro processo. Ringraziamo la magistratura e le forze dell’ordine che ancora una volta hanno dimostrato competenza, professionalità e passione nella difesa dell’ambiente e della salute. Il WWF Italia che da sempre è impegnato con le proprie Guardie Volontarie e gli avvocati del Panda, a cui va un grande grazie, nella difesa della legalità e dell’ambiente, continuerà con forza la propria attività di aiuto e supporto alle istituzioni contro i crimini ambientali, come sta facendo anche con il progetto europeo Life SWiPE che punta a supportare le Autorità nelle azioni di contrasto ai reati contro la fauna selvatica”dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi.

coordinamento

Il cosiddetto «decreto Bersani» del 1999, emendato nel 2019, in attuazione di una direttiva europea del 1992, ha introdotto in Italia la liberalizzazione del mercato dell’energia, che fin dalla nazionalizzazione del 1962 era di fatto monopolistico, fissando per il 1° aprile 2029 la scadenza delle concessioni per le grandi derivazioni idroelettriche rilasciate a suo tempo a ENEL. Lo stesso decreto ha inoltre previsto un nuovo metodo per aggiudicare le utenze idriche al momento della scadenza improntato ai principi della concorrenza. In previsione di tale importante scadenza, si sta costituendo un Coordinamento “Grande Idroelettrico Arco Alpino” con l’obiettivo di stimolare in modo trasversale la discussione e vigilare sul processo di rinnovo delle concessioni relative alle grandi derivazioni. In particolare, il Coordinamento vuole indirizzare l’attenzione sulla necessità di agire per mettere in primo piano la tutela dell’ambiente e il superamento delle asimmetrie tra le diverse Regioni; la possibilità di scelta dei territori e la distribuzione degli oneri e dei benefici che le concessioni idroelettriche hanno storicamente portato. Nel bellunese hanno finora aderito Free Rivers, Italia Nostra sez. Belluno e Comitato Peraltrestrade. Si allega comunicato stampa.

corso

Roma, 14.01.2021 – Esprimendo la nostra preoccupazione per una situazione governativa così difficile che colpisce proprio il settore dell’Agricoltura, accogliamo con grande soddisfazione i pareri condizionati votati ieri dalla Commissione Agricoltura della Camera ai decreti del Ministero dell’Agricoltura, che tentavano di forzare un’apertura illegittima agli OGM “vecchi” e “nuovi” (le New Breeding Techniques – NBT) e di negare la possibilità per gli agricoltori di svolgere attività quali il reimpiego delle sementi o lo scambio di parte del raccolto come sementi o materiale di moltiplicazione. Grazie all’apertura al dialogo con le organizzazioni agricole biologiche e contadine, le associazioni di tutela ambientale e dei consumatori da parte dei relatori incaricati, e al sostegno dei membri della Commissione Agricoltura della Camera, questo tentativo è stato per il momento sventato. La brutta pagina del parere espresso dalla Commissione Agricoltura del Senato è, così, superata. Il futuro ministro dell’Agricoltura sarà chiamato a rispettare i vincoli posti dai pareri espressi alla Camera. In tutti si chiede, infatti, il rispetto della sentenza della Corte europea di Giustizia che ha stabilito che alle NBT si applicano senza eccezioni o deroghe le norme oggi esistenti per gli OGM, unitamente allo stralcio dei riferimenti relativi agli OGM nei decreti in esame, a conferma della natura di Paese libero da OGM dell’Italia. Ci impegniamo comunque a monitorare le decisioni del Mipaaf, affinchè sia rispettata la volontà democratica espressa alla Camera.

*Comunicato stampa per conto di: Acu; Aiab; Altragricoltura Bio; Ari; Asci; Ass. Agr. Biodinamica; Civiltà Contadina; Coord. Zero OGM; Crocevia; Deafal; Égalité; European Consumers; European Coordination Via Campesina; Fair Watch; FederBio; Firab; Greenpeace; Isde; Legambiente; Lipu; Navdanya; Pro Natura; Slow Food; Terra!; Unaapi; Wwf.

ORA SERVE UNA RAPIDA APPROVAZIONE DEL PARLAMENTO. Roma, 13 gennaio 2021

Positiva la presenza nel testo approvato al Senato di un marchio che consentirà ai consumatori di identificare i prodotti delle filiere biologiche 100% italiane.

Dopo oltre due anni di stallo è stata finalmente approvato in Commissione Agricoltura del Senato il testo della Legge sulle “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, votato all’unanimità con l’inserimento di alcune modifiche che però non stravolgono il testo già approvato alla Camera ma costringono ad un ulteriore passaggio parlamentare per la sua definitiva approvazione. Il WWF esprime soddisfazione per il voto della Commissione Agricoltura del Senato ed auspica che la discussione finale della proposta di Legge venga al più presto fissata nel calendario della Camera per l’approvazione definitiva, indispensabile per raggiungere gli obiettivi del green deal europeo per l’agricoltura indicati nelle Strategie Farm to Fork e Biodiversità 2030. Le modifiche introdotte al Senato completano positivamente l’articolo sulle sementi relativamente al materiale riproduttivo eterogeneo biologico secondo quanto previsto dal regolamento (UE) 2018/848, ed inseriscono la delega al Governo per la revisione e razionalizzazione della normativa per rafforzare il sistema dei controlli per garantire una sempre maggiore trasparenza e sicurezza per i consumatori. L’Italia è oggi ai primi posti in Europa per superficie agricola utilizzata certificata in biologico, con il 15,8% della SAU, non distante dall’obiettivo del 25% entro il 2030 indicato dalla Commissione Europea per tutti i paesi membri dell’Unione. Il WWF ritiene che l’Italia debba scommettere sull’agroecologia e puntare ad una maggiore crescita del biologico per raggiungere nel 2030 il traguardo, ambizioso ma realistico, del 40% di SAU certificata. Il biologico e il biodinamico rappresentano oggi i modelli di agroecologia più avanzati per le produzioni agroalimentari sostenibili e di qualità. Il “Made in Italy” per essere competitivo nel mercato internazionale deve investire sul biologico ed è per questo positiva la presenza nel testo approvato al Senato di un marchio che consentirà ai consumatori di identificare i prodotti delle filiere biologiche 100% italiane.

Un nuovo studio globale del WWF analizza la situazione della deforestazione nelle aree critiche dei tropici e sub-tropici e indica la strada da seguire per fermare la perdita di foreste.

Roma, 13 gennaio 2021

Cartella – https://www.dropbox.com/sh/gfiua2kfujsudca/AAAE-jbp2QIXmBXj2Guz6NjXa?dl=0.

Circa due terzi della deforestazione globale, tra il 2000 e il 2018, sono avvenuti in aree tropicali e sub-tropicali. A confermarlo il nuovo studio globale pubblicato dal WWF dal titolo: “Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia”, che identifica e analizza i 24 principali fronti di deforestazione concentrati in 29 Paesi di Asia, America Latina e Africa, e che custodiscono una superficie forestale di 377 milioni di ettari (circa un quinto della superficie forestale totale ricompresa nei paesi delle zone tropicale e sub-tropicale). 8000 anni fa, circa la metà della superficie terrestre era occupata da foreste. Oggi quest’area si è ridotta al 30% e la deforestazione continua a ritmi vertiginosi, soprattutto nei luoghi che ospitano alcune delle comunità umane più vulnerabili al mondo e dove si concentra una elevata biodiversità in pericolo. Tra il 2004 e il 2017 oltre il 10% della superficie forestale entro i confini dei 24 fronti di deforestazione è andato perduto, si tratta di circa 43 milioni di ettari (ndr, l’Italia è grande circa 30 milioni di ettari); mentre quasi la metà della foresta ancora in piedi – circa il 45% – ha subito frammentazioni. Solo nel Cerrado brasiliano, che ospita il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta, ad esempio, i terreni sono stati rapidamente deforestati per l’allevamento del bestiame e la produzione di soia con la conseguente perdita di un terzo (il 32,8%) della sua superficie forestale tra il 2004 e il 2017. Per ognuno dei 24 fronti analizzati, il WWF ha definito e stimato l’andamento delle cause che guidano la cancellazione degli ecosistemi naturali terrestri e valutato le risposte messe in campo da governi e altri soggetti, analizzandone l’efficacia, ma ha anche evidenziato come l’influenza dei diversi fattori e attori tende a cambiare nel tempo e a variare da una regione all’altra, soprattutto a seconda dei cambiamenti politici e della domanda del mercato. L’agricoltura che soddisfa la domanda del mercato rimane la prima causa di deforestazione, soprattutto in America Latina e in Asia (dove predominano l’espansione delle coltivazioni arboree e dell’agricoltura legata sia alla domanda mondiale che ai mercati interni), mentre aumenta la pressione dei piccoli coltivatori, specialmente in Africa. L’estrazione del legname (sia in forma legale che illegale) ha generalmente ridotto la sua importanza come motore primario del degrado e della perdita di foreste, nonostante spesso preceda la deforestazione per altri scopi e rimanga un fattore significativo in alcuni Paesi. La deforestazione si accompagna spesso alla crescente espansione delle reti stradali, che collegano le zone di sfruttamento a quelle adibite all’esportazione e al rifornimento dei mercati interni. Ma i fronti si espandono anche a causa della pressione delle operazioni minerarie non industriali e dell’aumento degli insediamenti umani all’interno degli ecosistemi naturali. Ulteriori pressioni sulle foreste nascono poi dall’accaparramento di terreni di proprietà pubblica, guidato dalla speculazione, approfittando delle incertezze delle proprietà e di una governance nazionale debole. 

Infografiche – https://www.dropbox.com/sh/37gs0nuzn29961c/AAAFWKQA98a4La0rnabMXVQ2a?dl=0.

Lo studio ha mostrato che:

–    Le risposte basate su interventi territoriali nonostante abbiano contribuito ad arrestare la deforestazione, non hanno potuto evitare il trasferimento delle pressioni su altri ecosistemi, come savane e prateria. Le misure non territoriali ma che riguardano la produzione di materie prime o intere filiere produttive non raggiungono ancora un livello di diffusione capace di modificare la situazione, soprattutto a causa della limitata partecipazione di chi è posto all’inizio delle catene. 

–    Queste risposte, applicate singolarmente, non bastano a sconfiggere la deforestazione. Progressi si sono registrati dove due o più risposte sono state utilizzate in combinazione. 

–    Non esistono ancora “silver bullets”. Le sfide principali riguardano l’adattamento delle risposte allo specifico contesto e la prevenzione dell’insorgenza di nuove impreviste minacce, frutto degli effetti delle risposte. Occorre trovare un equilibrio tra rigore e inclusività: le economie illegali e quelle sommerse, infatti, continuano a minare gli sforzi di sostenibilità.

Il report “Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia” (https://www.dropbox.com/s/d1c9emb4xg463p5/Deforestatio%20Fronts%20Summary%20ITA.pdf?dl=0), rileva anche l’importanza del ruolo dei cittadini, che non posso ignorare il rapporto tra i loro comportamenti e la deforestazione. Vanno ridotti i consumi di carne e di prodotti contenenti le materie prime incriminate, (es. soia, olio di palma), e preferiti quelli che dimostrano in etichetta una provenienza estranea alla deforestazione. È urgente che anche i governi dei paesi importatori introducano regole che impediscano l’importazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti legati alla deforestazione. Con la campagna #Together4Forests, più di un milione di persone in Europa hanno già chiesto una nuova e ambiziosa legge dell’UE per tenere i prodotti legati alla deforestazione e alla distruzione della natura fuori dal mercato europeo e garantire che la produzione di questi prodotti non porti a violazioni dei diritti umani, compresi i quelli delle popolazioni indigene e delle comunità locali. Il nuovo studio del WWF chiede una serie di azioni urgenti da parte dei governi, delle imprese e delle autorità di regolamentazione, tra cui: 

•    Assicurare i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali affinché possano trarre sostentamento dei propri territori e rafforzare il loro ruolo nella gestione delle foreste;

•    Assicurare la conservazione delle aree ricche di biodiversità; 

•    Garantire che i prodotti provenienti dallo sfruttamento degli ecosistemi forestali siano sostenibili e frutto di attività lecite.;

•    Assicurare che le filiere di approvvigionamento delle aziende siano il più possibile sostenibili e incoraggiare un maggior numero di aziende e istituzioni finanziarie a impegnarsi per un obiettivo “zero deforestation”;

•    Creare politiche e leggi che garantiscano che tutti i prodotti forestali importati – ma anche gli strumenti finanziari – siano liberi dalla deforestazione e dalla conversione dell’ecosistema, e che rispettino i diritti umani.

Il report suggerisce inoltre azioni correttive come: supportare l’utilizzo di mezzi di sussistenza alternativi; finanziamenti accessibili per le produzioni sostenibili; promuovere partnership basate sul concetto di Valore Condiviso; evitare il trasferimento delle pressioni su altri ecosistemi; migliorare l’integrazione tra biodiversità, agricoltura e selvicoltura a livello governativo e introdurre sistemi di Early Worning. Mentre fra le proposte di innovazione ci sono il monitoraggio automatizzato delle foreste; sistemi di tracciamento per l’attribuzione delle emissioni a specifiche aziende/materie prime; una pianificazione territoriale ottimizzata con risposte adeguate al contesto e l’introduzione di forme d’incentivi per mantenere le foreste piuttosto che trasformarle. In molte aree la deforestazione è un fattore determinante nel provocare un aumento delle temperature, ed è per questo che il WWF chiede che il blocco della deforestazione sia riconosciuto anche come strategia per la lotta al cambiamento climatico. I leader mondiali quest’anno dovranno prendere decisioni cruciali su ambiente e clima, per questo il WWF rinnova la richiesta di un nuovo patto (un New Deal for Nature and People), che avvii la ripresa della natura e definisca il percorso per un vero sviluppo sostenibile, una società equa – che rafforzi (nature positive) piuttosto che distrugga la natura – e un’economia che non produca arricchimento di carbonio nell’atmosfera (carbon neutrality). Tra gli altri obiettivi, il WWF chiede di porre fine alla perdita di ecosistemi naturali come le foreste e di dimezzare gli impatti negativi determinati dalla produzione e dai nostri consumi. La crisi che stiamo vivendo può diventare un grido d’allarme per fermare la perdita della natura e salvaguardare le foreste, una delle risorse naturali più preziose del nostro mondo.

LAVORIAMO SULLA COESISTENZA E LA SENSIBILIZZAZIONE DEI CITTADINI. Roma, 11 gennaio 2020

Ancora un caso di lupo ucciso e brutalizzato, questa volta è avvenuto nel Parco Nazionale del Gargano, nei pressi del Lago di Varano. L’animale è stato trovato impiccato ad un albero. “Purtroppo non è il primo caso di accanimento nei confronti del lupo, la cui presenza sul territorio è sintomo di ecosistemi in salute oltre che essere garanzia del controllo della presenza di ungulati come i cinghiali – dichiara Marco Galaverni, direttore scientifico del WWF Italia -. È necessario un salto culturale, perché questi atteggiamenti sono frutto di ignoranza e pregiudizi duri a morire. Come WWF continueremo a lavorare sul doppio binario della coesistenza tra comunità umane e grandi carnivori e dell’informazione e sensibilizzazione, in particolare in quelle aree che insistono in territori dove il lupo è ritornato dopo decenni di assenza, come le aree suburbane e quelle costiere”. “In un pianeta sconvolto da una grave crisi ecologica, di cui la pandemia è solo la punta dell’iceberg, ogni atto di crudeltà verso la natura e gli altri animali acquista un significato ancora più profondo – aggiunge Isabella Pratesi, direttore del programma di Conservazione del WWF Italia -. La transizione ecologica di cui abbiamo bisogno passa dalla consapevolezza di quanto importanti siano le foreste, i lupi, le balene, gli oceani. Ogni specie ogni habitat ha un ruolo cruciale per il pianeta e per le nostre esistenze. Dobbiamo combattere l’ignoranza per creare le condizioni del cambiamento, iniziando da chi pensa di farsi del bene uccidendo i lupi”. L’episodio segue di poche ore quello avvenuto nel Cadore, dove un uomo ha inseguito in macchina dei lupi cercando di sfiancarli.

Dopo il voto al Senato un vasto fronte di associazioni si mobilita in vista del voto del 13 gennaio in Commissione Agricoltura della Camera.

“L’Approvazione dei decreti sulle New Breeding Techniques (NBT) costituirebbe un grave attacco alla nostra filiera agroalimentare, al principio di precauzione, ai diritti dei contadini, nonché la violazione della sentenza della Corte Europea di Giustizia che equipara nuovi e vecchi OGM”. Roma, 11 gennaio 2020

È atteso per il 13 gennaio il parere della Commissione Agricoltura della Camera dei 4 decreti proposti dal Ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, che con il pretesto dell’aggiornamento delle misure fitosanitarie, riorganizza il sistema sementiero nazionale, apre la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) e dei cosiddetti “nuovi” OGM (ottenuti tramite le New Breeding Techniques – NBT). Già lo scorso 28 dicembre, in sordina e con una seduta a ranghi ridotti per le festività, la Commissione Agricoltura del Senato ha espresso parere favorevole sui 4 decreti, che permettono di fatto la sperimentazione in campo non tracciabile di varietà di sementi e materiale di moltiplicazione ottenuti con le “nuove tecniche di miglioramento genetico” (NBT) che, come ha confermato la sentenza del 2018 della Corte Europea di Giustizia, sono a tutti gli effetti OGM e come tali devono sottostare alle normative europee esistenti in materia. Se la Commissione Agricoltura della Camera prenderà la stessa decisione di quella del Senato, DOP, IGP, vini di qualità, produzione biologica, prodotti dei territori, varietà locali e tradizionali potranno essere contaminate da prodotti ottenuti con le nuove tecniche di genome editing (NBT) che non saranno etichettati come OGM e quindi saranno irriconoscibili per i consumatori. Ne risulterà che coloro che vorranno prodotti “GMO-free” garantiti, per esempio nell’export, rifiuteranno anche i prodotti etichettati come “non-OGM” per mancanza di certezze. Chi pagherà i danni? Di fatto, con questi decreti, le sanzioni per il rilascio ambientale di OGM sono esigue e, oltre a non avere funzione deterrente, aprono alla possibilità immediata di sperimentazione in pieno campo. In realtà, ci sarebbe l’obbligo di adeguare la normativa soltanto se si prevedesse di accettare la coltivazione di varietà OGM, cosa che la legislazione italiana attuale esclude esplicitamente. Scelta che si estende alle nuove tecniche di correzione del genoma, in inglese genome editing, grazie alla sentenza esecutiva della Corte europea di Giustizia che nel 2018 ha stabilito che “Gli organismi ottenuti mediante tecniche o metodi di mutagenesi devono essere considerati come OGM ai sensi dell’articolo 2, punto 2, della direttiva 2001/18…”. La definizione di OGM nel Protocollo di Cartagena – lo stesso che introduce il Principio di precauzione garante della tutela della nostra salute, del nostro ambiente e della biodiversità – si basa su chiari e inconfutabili criteri. Tutte le nuove tecniche di genome editing prevedono l’introduzione di segmenti di genoma e producono organismi modificati che soddisfano tali criteri. Tuttavia, queste tecniche comportano spesso anche mutazioni indesiderate (off target), rese sempre più evidenti e documentate dalla letteratura scientifica. Infine, i protocolli di genome editing coinvolgono normalmente le stesse tecniche base dei “vecchi” OGM, responsabili di delezioni e riarrangiamenti non voluti. È grave inoltre che – surrettiziamente e alla chetichella – i decreti proposti aboliscano, insieme al diritto alla risemina, i diritti propri del sistema sementiero contadino, violando così l’articolo 9 del Trattato internazionale sulle risorse fitogenetiche e per l’alimentazione e l’agricoltura (ITPGRFA). L’articolo stabilisce che “nessuna disposizione del presente articolo comporta una limitazione del diritto degli agricoltori di conservare, utilizzare, scambiare e vendere sementi o materiale di moltiplicazione”. Per tutti questi motivi un fronte sempre più ampio di associazioni ambientaliste, organizzazioni dell’agricoltura biologica e contadina, e associazioni di consumatori, denuncia il tentativo del Governo di aprire a nuovi e vecchi OGM solo per favorire un ristrettissimo numero di imprese, la maggior parte grandi multinazionali, che vogliono ottenere il controllo delle filiere agroalimentari ed intendono mettere agricoltori e consumatori davanti al fatto compiuto, con prodotti brevettati, non tracciabili e privi di certezze qualitative, violando il Principio di precauzione posto a garanzia della salute, dell’ambiente e della biodiversità, per di più in assenza di qualunque analisi d’impatto sul sistema agricolo nazionale. In vista del voto della Commissione agricoltura della Camera le Associazioni lanciano un appello ai decisori politici: “da due decenni siamo mobilitati per tenere i nostri campi liberi da OGM, mantenere in capo alle aziende la possibilità di produrre le proprie sementi e dare impulso al nostro sistema agricolo. Contrasteremo in ogni sede anche questo maldestro e subdolo attacco alla nostra filiera agroalimentare, la cui competitività deriva da ciò che la biodiversità coltivata è in grado di esprimere; chiediamo l’immediata esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia Europea sulla natura OGM dei mutanti NBT ed il pieno rispetto del Trattato sulle risorse genetiche (ITPGRFA) e ci appelliamo ai deputati della Commissione Agricoltura affinché si esprimano contro i decreti, in quanto privi di qualsiasi reale o urgente motivazione. La discussione su scelte strategiche come quelle sugli OGM e NBT deve incardinarsi su tavoli trasparenti e partecipati, e al riparo dalle ingerenze delle lobby biotech”.

*Comunicato stampa inviato dall’Ufficio Stampa del WWF per conto di: Acu; Aiab; Altragricoltura Bio; Ari; Ass. Agr. Biodinamica; Civiltà Contadina; Coord. Zero OGM; Crocevia; Deafal; Égalité; European Consumers; European Coordination Via Campesina; Fair Watch; FederBio; Firab; Greenpeace; Isde; Legambiente; Lipu; Navdanya; Pro Natura; Slow Food; Terra!; Unaapi; WWF Italia.

LE ASSOCIAZIONI ANIMALISTE E AMBIENTALISTE TREVIGIANE CHIEDONO UN INCONTRO URGENTE CON IL PRESIDENTE ZAIA – lu.11.1.2021

“Siamo felici che per il funzionamento dei centri di recupero cura e custodia degli animali selvatici feriti, la Regione Veneto abbia stanziato il doppio della cifra dello scorso anno, come affermato dall’Assessore Corazzari, il problema è che, almeno a Treviso, quei fondi rischiano di non essere spesi perché non è assicurato il servizio di recupero degli animali selvatici feriti, lasciato irresponsabilmente nelle mani dei cittadini.” Con queste parole le associazioni animaliste e ambientaliste trevigiane – LAC, LAV, LEIDAA, LIPU, OIPA, Progetto Riccio Europeo e WWF, rispondono all’affermazione dell’assessore regionale alla caccia e pesca, secondo il quale non vi sarebbe stata alcuna interruzione nel servizio di recupero degli animali selvatici. A dimostrazione di quanto affermato dalle associazioni, c’è una mail inviata dal Settore Protezione Civile, Attività produttive e Polizia Provinciale della Provincia di Treviso, che riporta testualmente che dal 1 gennaio 2021 il servizio di recupero della fauna selvatica in difficoltà del centro Regionale di Treviso è sospeso. Previo appuntamento telefonico al numero 320.4320671 dalle ore 9.00 alle ore 11.00 è possibile consegnare gli animali in difficoltà presso la sede del suddetto centro in Via Cal di Breda 132 Treviso. E’ evidente quindi che nessuno mai interverrà per recuperare un animale selvatico ferito – sia esso un pettirosso oppure una volpe – ma dovranno essere i cittadini a farlo. “A questo punto chiediamo all’Assessore Corazzari come dovranno agire i cittadini – insistono le associazioni – utilizzando mezzi propri? E come dovranno comportarsi rispetto alle restrizioni Covid? E rispetto all’emergenza Aviaria?” E tutto ciò lo potranno fare solo dopo avere fissato un appuntamento telefonando tra le 09.00 e le 11.00. Ma se il pettirosso o la volpe di cui sopra viene recuperato alle 12.00, dovrà rimanere in custodia dallo stesso cittadino fino alle 09.00 del giorno successivo quando, dopo l’agognata telefonata e sperando che sia ancora vivo, finalmente potrà essere portato a destinazione. E’ evidente a chiunque che quello organizzato dalla provincia di Treviso non è affatto un servizio di recupero della fauna selvatica ferita. Lasciare nelle mani dei cittadini l’onere di recuperare e trasportare un animale ferito, può comportare dei rischi per le persone, non si comprende per quale motivo la Regione abbia deciso di operare in tal senso, nonostante i fondi a disposizione del centro trevigiano siano stati raddoppiati, come affermato dall’assessore Corazzari. “Abbiamo quindi richiesto un incontro urgente con il Presidente Regionale Luca Zaia – concludono le associazioni – avremo così modo di metterlo al corrente delle tante chiamate ricevute dai cittadini che dopo aver trovato animali selvatici in difficoltà, non sono riusciti a mettersi in contatto con il centro di recupero di Treviso, anche negli orari indicati dall’amministrazione. Il nostro unico interesse ora, è che il servizio sia ripristinato quanto prima, dando risposte concrete ai cittadini 24 ore al giorno per 7 giorni la settimana, a garanzia delle cure e della riabilitazione degli animali e per scongiurare inutili rischi all’incolumità dei cittadini.”