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INDIVIDUARE E PUNIRE I CRIMINALI E ACCELERARE L’APPROVAZIONE DEL PIANO LUPO – Roma, 14 novembre 2018

Siamo di fronte ad all’ennesimo ignobile atto di bracconaggio sul lupo in Piemonte. Una testa di lupo mozzata e legata ad un cartello stradale è stata rinvenuta da un passante lungo la strada provinciale 1, tra Lanzo e Germagnano, nel torinese. I resti del giovane lupo sono stati recuperati dalla ASL di competenza e sono stati trasportati all’Ospedale Veterinario Universitario di Grugliasco, dove saranno effettuate analisi necroscopiche più approfondite. Non si tratta del primo episodio di questo genere in Piemonte, dove già nel 2015 una testa mozzata di lupo era stata esposta in località Nasagò, nel comune di Ormea, con modalità simili. Visto il susseguirsi di episodi di questo tipo, in Piemonte ma anche in altre regioni italiane, il WWF chiede che ci sia una rapida intervento dei Carabinieri forestali e che la Procura attivi tutte le procedure necessarie per perseguire e punire i responsabili di questo vero e proprio scempio contro la natura. Al gravissimo atto di bracconaggio si aggiunge, in questo caso, l’ostentazione del macabro trofeo: queste tristi immagini riportano indietro di più di mezzo secolo, quando negli anni ‘50 e ‘60 il lupo veniva cacciato con ogni mezzo e le carcasse erano esposte pubblicamente nei paesi. Oggi però, a differenza di allora, il lupo è una specie protetta da normative nazionali e direttive europee. L’accanimento contro questa specie, vittima ogni anno di circa 300 episodi di bracconaggio nel nostro paese, e la sicurezza dell’impunità che si cela dietro l’ostentazione pubblica di questi crimini, evidenziano come la situazione sia divenuta ormai insostenibile. Il WWF rivolge, quindi, l’ennesimo appello alla Conferenza Stato-Regioni affinché venga approvato al più presto, ovviamente con lo stralcio del capitolo relativo agli abbattimenti legali, il Piano di Conservazione e Gestione del lupo in Italia, che contiene anche importanti misure contro il bracconaggio.

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Mediterraneo, il mare più sfruttato al mondo. Roma, 13 novembre 2018

Con il voto di oggi sul Piano di gestione della pesca per l’Adriatico, il Parlamento europeo ha perso l’opportunità di aiutare gli stock ittici di quest’area a riprendersi da una pesca eccessiva, mancando quindi l’opportunità di garantire un futuro sostenibile per la regione più sovrasfruttata del mondo. Il WWF invita la Commissione europea a ritirare la sua proposta originaria e presentare un nuovo piano di gestione. Al termine di un ciclo di negoziazioni di un anno, il Parlamento ha votato per mantenere, in un’area che comprende le acque di Italia, Croazia e Slovenia, un modello di gestione della pesca che non modifica lo status – quo, nonostante la pesca in Adriatico sia in grave crisi. Il Piano prevede una magra riduzione del 4% delle catture di sardine e acciughe tra il 2020 e il 2022; un valore di riduzione addirittura inferiore rispetto a quello del 5% adottato un mese fa dalle Nazioni Unite come misura di emergenza da applicare a livello internazionale per evitare il collasso di questi stock ittici: il Piano d’Azione votato oggi rende quindi inefficaci gli sforzi del Parlamento e fa perdere tempo prezioso. Entrambi questi valori sono comunque lontani dalle raccomandazioni scientifiche che indicano la necessità di ridurre immediatamente le catture di queste specie rispettivamente del 10% e del 25%, a dimostrazione di quanto l’impegno del Parlamento europeo sia lontano dall’obiettivo finale. Il piano di gestione della pesca per il Mare Adriatico è stato inizialmente proposto a febbraio 2017 per fornire uno strumento di governance a lungo termine per gestire in maniera sostenibile gli stock ittici e per ridurre l’impatto delle attività di pesca sull’ambiente marino. Invece oggi, per una manciata di voti, i deputati hanno respinto l’introduzione di un regime di gestione più efficiente che avrebbe portato un approccio innovativo alla gestione della pesca in Adriatico e prodotto benefici per il sistema ecologico e socioeconomico della regione. Nel piano, così come adottato dal Parlamento, non compare nemmeno una misura per limitare l’impatto delle attività di pesca sull’ambiente marino. Giulia Prato, responsabile mare WWF Italia, ha dichiarato: “Per il Parlamento europeo questa poteva essere l’occasione per promuovere il recupero dell’ambiente marino Mediterraneo, la regione più sfruttata al mondo. Questo risultato estremamente deludente ci indica che i deputati europei sono più preoccupati di garantire i profitti a breve termine dell’industria piuttosto che seguire il parere scientifico volto a garantire la sostenibilità degli stock ittici, a ridurre gli impatti negativi della pesca sull’ambiente e a produrre vantaggi socioeconomici nella regione mediterranea. La Commissione europea dovrebbe ora ritirare completamente questo piano, poiché non ha senso discutere misure che non apportano alcuna prospettiva positiva per la sostenibilità della regione e dei suoi pescatori”. Poiché il piano verrebbe applicato solo fino al 2022, molto probabilmente ci sarà bisogno di negoziare e adottare un nuovo piano pluriennale entro i prossimi due anni per impedire che il Mare Adriatico sia di nuovo governato da quadri legislativi diversi e contraddittori. Il WWF si augura che il nuovo Parlamento europeo, che nascerà nel 2019, sia molto più ambizioso e riconosca l’importanza di promuovere pratiche sostenibili per avere un mare in salute e garantire la prosperità delle comunità di pesca.

NOTE 

  • Oltre il 90% degli stock ittici mediterranei analizzati è sovrasfruttato (Comitato tecnico economico scientifico per la pesca – STECF), rendendo il Mare Nostrum la regione più sovrasfruttata in tutto il mondo. La situazione non è diversa per le acciughe e le sardine del mare Adriatico, i cui stock sono ad alto rischio di collasso.
  • Nell’ottobre 2018, la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (GFCM) delle Nazioni Unite ha dovuto adottare misure di emergenza per gli anni 2019-2021 per evitare il collasso degli stock. Queste misure di emergenza erano in realtà più ambiziose (riduzione del 5% delle catture annue e chiusure di alcune aree di pesca) rispetto al piano adottato dalla sessione plenaria del Parlamento europeo (riduzione annua delle catture del solo 4%).

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